sabato 26 maggio 2018

"Il migliore dei mondi possibile"

       Mentre i nostri figli, pur molto qualificati, lavorano per quattro euro l'ora (perché ci vuole flessibilità, se si desidera essere moderni...), la stampa quotidiana e quella periodica ci raccontano del cursus studiorum dei "figli di..." (completare i puntini a scelta...): università prestigiose in giro per il mondo, dove gli studi costano vagonate di soldi; corsi di specializzazione e master di avviamento al lavoro, non propriamente come fattorini o sguatteri; elogi della globalizzazione; viaggi fatti in business class su aerei di linea, non propriamente su tradotte da pendolari. E' l'eguaglianza, ragazzi!
       Sì, per loro è davvero il "migliore dei mondi possibile" ed è talmente "democratico" che non può neppure dire che a te fa schifo, perché sarebbe "invidia sociale". Sei tu che non sei riuscito a "riciclarti", forse perché non avevi "le conoscenze giuste", anzi "la rete relazionale adeguata" o perché - cretino e idealista come eri e sei - avevi scelto di fare "l'esule in patria" (non che ti ci avessero obbligato; no, non sia mai, l'avevi scelto tu...).
      Sono avanti con gli anni, per mia fortuna, ma essere in esilio in certe patrie e rispetto a certe classi dirigenti, è pura estetica esistenziale. Non etica - credetemi - estetica. E senso della Storia: perché dopo l'Ancien Régime, quale che esso possa essere, viene sempre la Rivoluzione e occorre preparare le persone, quale che sia la loro età, a ricordarsi che "non sarà un pranzo di gala". Hoc est in votis.

                    Piero Visani

Diktat

       Chissà cosa avranno pensato Angela e il noto etilista lussemburghese quando si sono sentiti dire, da un soggetto notoriamente malleabile, "non accetto diktat"...
       L'interesse nazionale è salvo.

                         Piero Visani



venerdì 25 maggio 2018

"Near-fascists" e "Near-democrats"

       Nel 1994, in occasione del primo governo Berlusconi, la stampa anglosassone coniò, per Alleanza Nazionale, la definizione di partito "near-fascist", cioè "quasi fascista, vicino al fascismo". Credo che oggi, per illustrare le politiche e i partiti che sostengono l'Eurolager, non sarebbe male coniare la definizione di "near-democrats", cioè di "quasi democratici", vicini alla democrazia (specialmente se fai tutto quello che vogliono loro, e ti adegui in fretta e bene) ma non propriamente democratici, perché - se non ti adegui - si abbatte su di te la mannaia del "sovranismo", "populismo" e - naturalmente - del "neofascismo", la salsa in cui una pseudodemocrazia totalmente fallimentare affonda tutte le sue nefandezze, di ieri, di oggi, di sempre.
       Mi sembra una bella definizione "near-democrats". Quella che costoro meriterebbero davvero è "totalitari tout court", ma vogliamo essere buoni, per ora.

                                 Piero Visani




giovedì 24 maggio 2018

Piero Visani, "Storia della guerra dall'Antichità al Novecento" - Recensione 3

       Non è facile trovare un libro che parli di un argomento all’apparenza ostico e sgradevole come la storia della guerra che si rivela invece piacevolissimo, simpatico, assai godibile nella lettura.
       Lo ha scritto un personaggio poliedrico, storico, scrittore, pubblicista, conferenziere, dotato di una profonda conoscenza militare, Piero Visani. L’autore, ghost writer fra l’altro degli interventi del Presidente Cossiga, ha insegnato al Centro Alti Studi della Difesa e ha pubblicato già altri libri di carattere militare. In questo, pubblicato recentemente da Oaks Editrice (Milano), prende in esame i conflitti e le maniere di combattere sviluppatesi nel corso dei secoli. Il titolo “Storia della Guerra dall’Antichità al Novecento” non tragga in inganno. L’articolazione si svolge in ventisette brevi capitoli, ognuno dei quali tratta un periodo storico diverso (il periodo greco, il mondo romano, l’impero bizantino …) o un argomento specifico (i condottieri, la rivoluzione francese, le guerre coloniali, la guerra navale …).
       E’ quindi una storia divulgativa, scritta in maniera piana ma precisa, con numerosissimi e dotti riferimenti bibliografici per coloro che hanno piacere di approfondire determinati settori.
       Come linea conduttrice viene evidenziata l’immanenza della guerra come fenomeno legato alla natura umana e la considerazione che né religione né filosofia né sistemi politici siano mai riusciti ad evitarla. E’ interessante prendere atto di come i progressi sociali, politici, industriali, etici abbiano variato strategie e modalità di condotta della guerra e delle operazioni.
       E’ quindi un libro agile, colto ma non pedante, istruttivo e pieno di stimoli interessanti. E’ una lettura piacevole per chi vuole mantenersi aggiornato sulla storia ed anche un regalo ideale per giovani universitari che vogliano approfondire la loro conoscenza storica ed avere alla mente il cammino che questa nostra povera umanità ha compiuto negli ultimi millenni.

                                      Giorgio Blais




La migliore della giornata (di oggi)

       Editoriale di Marcello Sorgi su "La Stampa" di oggi. Suggerimento al premier incaricato Giuseppe Conte: dare prova di "consapevolezza che il nuovo mestiere che si è scelto è fondato su una regola non scritta: governare è fare quel che si deve, e non ciò che si vuole".
       Commento mio: è per quello che votiamo liberamente in democrazia: per far quel che si deve, e non ciò che si vuole.
       Domanda ingenua: E chi stabilisce ciò che si deve? I "custodi", i mercati, l'Eurolager. Trasuda di immensa "libertà" questa simpatica visione. Genere, "siete arrivati al governo sulla base di un preciso programma e di maggioritario suffragio popolare al medesimo. Ora dovete fare 'ciò che si deve'".
       Domanda scema: ma se "ciò che si deve" si sapeva già prima, per quale ragione si è consentito che talune forze politiche presentassero un programma basato (solo in parte, non illudiamoci) sul "ciò che si vuole" e a noi poveri schiavi fosse permesso di votarlo nelle solite elezioni farsa? Per essere poi costretti a "fare ciò che si deve"?
      Domanda un po' più seria: in che cosa la democrazia "guidata", anticamera di quella totalitaria, differisce da una dittatura?

                          Piero Visani



La migliore della giornata (di ieri)

       "Abbia a cuore i risparmi delle persone". Come nei casi MPS, Banca Etruria e Banche venete?
       Eccellente "sense of humour"...

                          Piero Visani




         

             

mercoledì 23 maggio 2018

La componente fiscale della "guerra ibrida"

       A pochi minuti dalla convocazione del professor Conte al Quirinale, si evidenzia con forza come la componente fiscale - in una dittatura fiscale come quella italica - possa costituire un fondamentale strumento di "guerra ibrida". Non solo si è costretti a pagare le cervellotiche imposizioni di un sistema che obnubila le pratiche liberticide della DDR ma, nel caso, si può sempre tirare fuori qualche scheletro dall'armadio (magari accuratamente preparato e coltivato da "chi di dovere"). Così, per ricordarvi che è "il migliore dei sistemi possibili"... Ed è vero, per chi lo gestisce è il più "dolce" dei totalitarismi. Per chi lo subisce è - per ora, perché poi peggiorerà parecchio - pura sodomia da espropriazione.

                                               Piero Visani