mercoledì 20 settembre 2017

Forza Catalogna!

       Gli Stati nazionali sono un tragico inganno. Se ne stanno accorgendo - ovviamente a loro spese - anche i Catalani. Centralismo, tasse, burocrazia, etc. Immigrazione indiscriminata ammessa, secessione suffragata da vasto consenso popolare, no. La base del più democratico dei principi...
       Le comunità nazionali possono sforzarsi di garantire un governo maggiormente gestito dal basso e più rispettoso delle identità. Con prospettive di crescita in varie direzioni...

                     Piero Visani



Minima immoralia

       E' bello sentirsi fare la morale da soggetti individualmente e anche familisticamente parecchio chiacchierati. E' bello sapere che verranno a dare la caccia ai tuoi contanti, nel caso - in fondo abbastanza improbabile, nell'Italia attuale - che tu ne abbia ancora nascosti da qualche parte e non siano 30 o 40 euro.
       E' bello sapere che chi è riuscito a svuotare di contanti e anche di altri valori un discreto numero di banche non sia sazio, ma ora punti anche ai patrimoni privati. Ovviamente per "contrasto anti-evasione". E per cosa, se no?
       E' tuttavia altamente lodevole che, dopo aver occultato per anni i propri progetti dietro infingimenti di comodo, ora la caccia al denaro altrui si faccia dichiarata ed esplicita. E' un atto di coraggio. Manifestarsi per quello che si è, è sempre un atto di coraggio. Chapeau!

                           Piero Visani


P.S.: l'immagine ritrae dei boschi. 



lunedì 18 settembre 2017

Ritorni

       Ogni singola pietra di quel paesino mi ricorda qualcosa, perché ci passai le mie vacanze estive dal 1956 fino al 1964 almeno. Non ho ricordi particolari, in positivo o in negativo, ma ho molti ricordi in assoluto e la mia natura speculativa mi induce sempre a chiedermi per quale ragione si ritorna in un luogo e non in un altro. Uno dei miei quesiti costanti è quello sui percorsi esistenziali, su cosa stia loro dietro e a quali (eventuali) vite precedenti ciò afferisca.

                        Piero Visani



Riletture - "Fight Club"

       Per esigenze di lavoro, mi sono riletto Fight Club, di Chuck Palahniuk (Oscar Mondadori, Milano 2013). Scritto nel personalissimo stile dell'Autore, è comunque un'autentica miniera di spunti di contestazione nei riguardi della società capitalistica e del suo inesistente substrato etico.
       Resta abbastanza singolare, per me, notare come certi libri (da cui, per di più, come in questo caso è stato tratto un film celeberrimo) passino sul pubblico senza lasciare particolarmente tracce, nel senso che paiono determinare uno stimolo di coscienza pari - come entità - a quella che potrebbe dare uno spazzolino da denti azionato a pile. Poi tutto torna come prima. Forza dell'abitudine, conformismo, rassegnazione? Mah...

               Piero Visani




Battaglia di Antietam, 17 settembre 1862

      La prima invasione confederata del Nord, che negli intendimenti del governo sudista avrebbe dovuto indurre Gran Bretagna e Francia a prendere in maniera più decisa le parti della Confederazione e magari addirittura intervenire nel conflitto a fianco ad essa, venne bloccata ad Antietam, nel Maryland, il 17 settembre 1862, e si risolse di fatto in uno stallo, che tuttavia impedì al generale Lee di procedere ulteriormente nella sua avanzata verso Nord e lo costrinse a ritirarsi in Virginia, da dove aveva lanciato la sua offensiva.
       La battaglia è passata alla storia della Guerra Civile americana come "the bloodiest single day", vale a dire come lo scontro armato - combattuto nell'arco di un solo giorno - in cui si registrarono le perdite più gravi.
       In effetti, gli unionisti ebbero un totale di 12.410 perdite, di cui 2.108 morti, pari al 25% del totale degli effettivi.
       I confederati ebbero 10.316 perdite, di cui 1.546 morti, pari a ben il 31% del totale degli effettivi.
       A ciò si deve aggiungere che, nelle settimane immediatamente successive allo scontro, altri 1.910 unionisti e 1.550 confederati morirono a seguito delle ferite riportate in combattimento, mentre 225 unionisti e 306 confederati, inizialmente considerati "dispersi", vennero ufficialmente accertati come morti.
       Di fatto, la battaglia di Antietam (che nel Sud in genere è nota come battaglia di Sharpsburg) vide la morte di ben 7.650 soldati americani, il che equivale a dire che essa rappresenta lo scontro più sanguinoso, in termini di mortalità dei combattenti in esso impegnati, di tutta la storia militare americana. Ovviamente vi sono state battaglie più sanguinose di Antietam - nell'ordine Gettysburg, Chickamauga, Chancellorsville e Spotsylvania Courthouse - ma tutte durarono più di un giorno, mentre Antietam fu un autentico massacro esauritosi in meno di 24 ore.
       Per letture ulteriori sulla battaglia, mi permetto di consigliare, oltre al fondamentale saggio di Raimondo LURAGHI, Storia della guerra civile americana, Einaudi, Torino 1966, che dedica ad Antietam tutto l'XI Capitolo, Norman S. STEVENS, Antietam 1862. Il giorno più sanguinoso della Guerra Civile, traduzione italiana, Edizioni del Prado, Madrid 1999; e il fondamentale Stephen W. SEARS, Landscape Turned Red. The Battle of Antietam, Popular Library, New York 1985, che ne esamina ogni possibile dettaglio.

                              Piero Visani










venerdì 15 settembre 2017

Gli anni che verranno

       Ogni volta che, in questa "espressione geografica", si parla di provvedimenti liberticidi, il borghese nostrano - moderato e demente (è una tautologia...) - sorride, sghignazza, lancia anatemi a carico di chi si avventa in previsioni varie. Esperto di politica internazionale grazie a "Risiko" e di economia grazie a "Monopoli", nutre solide certezze, tutte smentite dai fatti, ma di cui non si è accorto (per la precisione, né delle certezze né tanto meno dei fatti...).
       Un tempo, la sola idea del sequestro dei conti bancari anche per motivazioni debolissime e non confortate da una sentenza della magistratura, era ipotesi assolutamente impensabile. Ora è pratica quotidiana.
       Un tempo, passare alla difesa l'onere della prova era cosa assolutamente impensabile, su questioni fiscali aut similia. Ora è pratica quotidiana.
       Un tempo, i controlli su tutto e tutti - meno i "migranti", ovviamente - erano opzione da Stato totalitario, ora sono prassi quotidiana.
       Un tempo, la sola ipotesi di sequestrare case private e alloggi sfitti per ospitare "risorse" avrebbe provocato una levata di scudi. Ora accadrà a breve.
        Quindi sentirsi ridere in faccia quando si sostiene - come fa chi scrive - che in futuro sarà vietato l'espatrio dei giovani, in particolare di quelli acculturati, può essere accettabile (dopo tutto risus abundat in ore stultorum...), ma non cambia il fatto che questo divieto sarà applicato, come quello all'uso di contanti e come tanti altri. La democrazia totalitaria, infatti, si basa esclusivamente su DIVIETI, tutti imposti per il nostro bene...
       La deriva totalitaria di questa democrazia-farsa è pienamente in atto e si accentuerà giorno dopo giorno. Per ora siamo ai reati d'opinione e a quelli fiscali, ma il resto sta arrivando pian piano. Sotto il profilo della democrazia totalitaria, del resto, l'Italia è ormai considerata un Paese laboratorio e anche Mutti Merkel - che sicuramente sente fremiti profondi quando può occuparsi delle "vite degli altri", come faceva con profitto quando era saldamente radicata nelle strutture della DDR, noto fenomeno di liberalismo politico... - ritengo che guardi con interesse a un Paese dove gli sviluppi futuri dell'Eurolager (vale a dire la trasformazione del medesimo in un lager tout court, secondo le note inclinazioni del popolo ispiratore...) vengono svolti con un certo anticipo rispetto al resto dell'universo concentrazionario europeo.
       Non ho altri commenti da fare, per ora. Per rimanere in metafora potrei dire: "Io mi sto preparando, è questa la novità", ma mi ci sto preparando da una vita, per cui...

                                Piero Visani


giovedì 14 settembre 2017

I diritti di sudditanza

       Vado a denunciare un furtarello subito da mia madre. Mi guardano come dire: "ma perché vieni a romperci?". Mi indicano, con aria scocciata, un modulo da compilare. Lo compilo in fretta, so ancora scrivere. Mi guardano come un alieno (un alieno alfabeta...). Mi strappano quasi il modulo di mano e lo gettano in un contenitore dove ce ne saranno altri cento. Non una parola, un segno, un'indicazione. Chiedo: "è tutto?". Non c'è risposta, solo uno sguardo eloquente che mi invita a togliermi rapidamente dai piedi. Eseguo, dopo tutto è un Paese libero e democratico, e lo Stato è amico...
      Ricordo, parecchio tempo fa, reduce da un'esperienza in Svizzera dove la polizia mi aveva suonato al campanello e invitato - neppure troppo gentilmente - a non fare docce dopo le 22.30 perché i vicini avevano protestato, una mia visita analoga presso i vigili urbani di un Comune del Torinese per protestare contro un cane che abbaiava ininterrottamente tutta la notte. Mi risero in faccia e mi dissero che avevano cose molto più importanti di cui occuparsi. Siccome poi la giunta di quel Comune venne sciolta per mafia, mi immagino che stessero indagando... O almeno lo spero.
      Ricordo poi che, a seguito di un'aggressione subita da mia moglie davanti a un supermercato da parte di alcune "risorse", mi venne detto dalle forze dell'ordine (perdonate l'eufemismo...) che i poveretti stavano solo esercitando il loro "diritto alla sopravvivenza" e che io dunque evitassi di rompere le scatole (testuale...).
      Non mi sorprendo, quindi, che le denunce della madre della ragazza uccisa nel Salento, siano cadute nel vuoto più assoluto. Allo Stato italiano interessa qualcosa di noi sudditi/schiavi? Nulla di nulla. Ovvio, interessiamo se si tratta di multe, ammende, imposizioni fiscali, balzelli vari e cose da pagare, per il resto siamo quantité négligeable. Manco ci vede e sa chi siamo. Poveri cristi da spremere. Gente che deve pagare e tacere. Se abbiamo diritti di sudditanza (non mi faccio più fregare a chiamarli di cittadinanza...), essi consistono nel tacere, pagare e subire sodomie, per ora metaforiche, ma non è detto che in futuro...
       Tempo fa, insieme ad un'amica amante di zingarate, avrei voluto che lei andasse in un posto di polizia a dichiarare di aver "perso due figli". La scommessa era che - come in "Amico fragile", di Fabrizio De Andrè - i baldi tutori dell'ordine le avrebbero risposto: "Signora, lei è una donna molto distratta"... Poi, pensandoci su, abbiamo preferito evitare di incorrere in guai e siamo tornati a goderci i nostri diritti di sudditanza/schiavitù: tacere, pagare, subire e ringraziare per le varie sodomie subite. Quanto è bello vivere nel "migliore dei mondi possibili". Viva l'Italia!!

                     Piero Visani