domenica 30 novembre 2014

La battaglia di Franklin (30 novembre 1864)

       Nel centocinquantesimo anniversario di questo epico scontro, mi piace ricordarne le linee fondamentali.
       Negli ultimi mesi del 1864, la situazione della Confederazione sudista era ormai quasi disperata, tanto all'Est (Virginia) quanto all'Ovest. Qui le forze nordiste al comando del generale William T. Sherman avevano condotto un attacco in profondità contro Atlanta (Georgia), caratterizzato da distruzioni e violenze a carico della popolazione civile, e avevano occupato quella città, costringendo i sudisti ad abbandonarla (ricordate il finale di Via col vento...?).
       Per contrastare la furia offensiva di Sherman, il comandante sudista di quell'area (il generale John Bell Hood, un texano che recava direttamente sul suo corpo i segni della durezza del conflitto civile), dopo essere stato sconfitto da Sherman negli scontri diretti, decise di operare sulle retrovie nordiste, che si estendevano da Chattanooga (Tennessee) ad Atlanta ed erano particolarmente vulnerabili, a causa delle loro lunghezza. 
       Sherman, tuttavia, aveva ormai in mente un solo obiettivo, quello di tagliare in due la Confederazione arrivando con le sue forze fino al mare, per cui decise di proseguire la sua offensiva da Atlanta in direzione di Savannah (Georgia, uno dei maggiori porti della Confederazione), ben consapevole che un successo del genere sarebbe stato decisivo per le sorti del conflitto, e preferì affidare ai suoi subordinati il compito di affrontare Hood.
       Il comandante confederato - assai provato nel fisico a causa di alcune gravi amputazioni che aveva dovuto subire in seguito a ferite riportate in combattimento - trascorse le prime tre settimane del novembre 1864 nel nord dell'Alabama, ricostruendo e rinforzando le sue truppe e preparandosi a lanciare un'offensiva verso Nord che, nei suoi piani (invero assai ottimistici), avrebbe dovuto tagliare le linee di rifornimento di Sherman e costringerlo a ritornare precipitosamente indietro, interrompendo la sua "marcia verso il mare".
       In linea teorica, il piano di Hood non era infondato, ma egli era del tutto privo delle risorse umane e materiali che avrebbero potuto consentirgli di realizzarlo, dato che, pur compiendo ogni sforzo per mettere insieme una forza adeguata, non era riuscito a raccogliere più di 39.000 uomini, contro i quali i nordisti potevano schierare, in Tennessee, ben 60.000 soldati.
       L'inizio dell'offensiva confederata verso Nord si dimostrò promettente: colti di sorpresa da una mossa che non si attendevano, i comandanti unionisti furono costretti a una rapida ritirata verso settentrione, onde evitare di essere battuti separatamente dai sudisti. Hood tentò pure di accerchiare le forze unioniste, ma fallì, perdendo una grande opportunità di schiacciarle.
      I nordisti (l'Armata dell'Ohio al comando del generale John M. Schofield), dopo essere sfuggiti al tentativo di accerchiamento, si attestarono intorno alla città di Franklin (in Tennessee), dove iniziarono a costruire solidi apprestamenti difensivi, in previsione di un attacco confederato. Il timore di Schofield era soprattutto quello di essere aggirato dalle forze di Hood, poiché egli non pensava che i sudisti sarebbero stati così pazzi da attaccare frontalmente la solida linea difensiva, protetta da trincee, che egli aveva fatto rapidamente costruire.
       Hood, arrivato con le sue truppe di fronte a Franklin intorno alle 13 del 30 novembre 1864, tenne un rapido consiglio di guerra, in cui espresse la sua intenzione di lanciare immediatamente un attacco frontale, in modo da impedire ai nordisti di consolidare le loro posizioni. L'idea parve assurda al comandante della cavalleria, generale Nathan Bedford Forrest, il quale propose invece una manovra di aggiramento, ma Hood fece valere il suo grado per imporre il suo piano.
       E' probabile che egli volesse schiacciare Schofield con un attacco immediato, visto che le forze di quest'ultimo non avevano avuto molto tempo per trincerarsi e, per di più, sarebbero state costrette a combattere con il fiume Harpeth alle spalle. Il generale texano era probabilmente ossessionato dal fatto che gli unionisti erano riusciti a sottrarsi al suo tentativo di accerchiamento del giorno precedente ed era ansioso di cogliere un successo, dopo tante sconfitte.
       L'attacco ebbe inizio intorno alle 16, con al massimo ancora un'ora di luce piena disponibile. Ben 19-20 mila uomini vennero lanciati all'offensiva, ma non si trattava di una forza sufficiente per attraversare circa 3 km di terreno scoperto con il solo sostegno di due batterie di artiglieria e poi piombare addosso a fortificazioni costruite di fretta e certo incomplete, ma comunque in grado di offrire un qualche riparo agli unionisti.



       Avvalendosi del formidabile slancio che aveva sempre caratterizzato i loro attacchi, cercando di scuotere il nemico con migliaia di voci che lanciavano il terribile rebel yell (una specie di ululato che contraddistingueva da anni ogni assalto sudista), i confederati riuscirono ad aprirsi un varco al centro della linea unionista, disposta a semicerchio a protezione della cittadina, ma furono respinti da un contrattacco nordista condotto con la forza della disperazione. Intorno alla Casa Carter, posta al centro di tale linea, ne nacque una mischia di dimensioni epiche, combattuta alla baionetta, ma anche con i calci dei fucili, le pietre, i bastoni e perfino a calci, pugni e morsi, che si concluse solo quando i sudisti furono definitivamente respinti.
       Noto come "la Carica di Pickett del teatro occidentale" del conflitto, l'attacco contro Franklin venne condotto da un numero nettamente superiore di uomini rispetto al celebre evento di Gettysburg (circa 20.000 contro non più di 12.000), ma ebbe lo stesso esito catastrofico e comportò la perdita - tra morti, feriti e dispersi - di circa 6.000 effettivi, compresi 14 generali (di cui 6 uccisi, tra cui il celebre Patrick Cleburne) e ben 55 comandanti di reggimento su un totale di 100 impegnati nell'assalto. Nel complesso, perdite assai più gravi di quelle subite dai confederati a Gettysburg.



       La battaglia di Franklin evidenziò con tragica eloquenza un aspetto che sfuggiva ai comandanti confederati (eccezion fatta per Longstreet) fin dall'inizio del conflitto, vale a dire che le offensive di fanteria condotte da reparti schierati in ordine chiuso, in tipico stile napoleonico, non erano più possibili di fronte alla mortifera efficienza dei fucili e delle artiglierie rigate. E tale impossibilità diventava sempre più evidente man mano che il conflitto si protraeva, in quanto il grande potenziale industriale dell'Unione era in grado di produrre sistemi d'arma sempre più efficienti.
       Nel caso specifico di Franklin, le forze confederate attaccanti dovettero fare i conti, armate solo di fucili ad anima liscia e ad avancarica, con truppe unioniste dotate (sia pure solo parzialmente) di fucili a ripetizione Spencer e Henry, in grado di produrre una cadenza di fuoco di 10 colpi al minuto, considerati giustamente i predecessori del celebre fucile a ripetizione Winchester.
       In definitiva, il disperato attacco di Franklin fu militarmente una totale follia, che condannò a morte sicura uomini di straordinario valore, che avrebbero potuto - se risparmiati - essere ancora molto utili alla Confederazione e alle sue sorti.
       Noi europei, tuttavia, non abbiamo nulla di cui sorprenderci, perché nessun generale delle potenze del Vecchio Continente parve trarre ammaestramento alcuno dalle grandi battaglie della Guerra Civile americana, dal momento che gli stessi assurdi attacchi frontali vennero condotti durante tutta la Grande Guerra, almeno fino al 1917, sia pure non più in ordine chiuso ma in formazione sparsa. E i risultati - ovviamente - furono i medesimi. Un solo, generalizzato e spaventoso, massacro.
         Tuttavia, la battaglia di Franklin è assai meno nota, in Europa e anche negli USA, di quella di Gettysburg ed è forse opportuno conoscerla un po' di più. Per comprendere come l'intelligenza non sia un valore molto diffuso, tra gli uomini, e come il coraggio e la vita di molti vengano spesso sacrificati per coprire l'insipienza di altri.

                                                  Piero Visani




                                    




venerdì 28 novembre 2014

Oblio

       Ci sono notti in cui il sonno pare oblio e ci sarebbero molti stimoli a rifugiarsi nelle braccia di Morfeo, per trovare non tanto consolazione (di cui non ho e non ho mai avuto bisogno), ma comprensione (che a me molto raramente è concessa).
       Sono notti in cui il sonno sarebbe la soluzione migliore, ma sarebbe altresì null'altro che una via di fuga e un "guerriero esistenziale" non fugge. E allora eccomi qui a scrivere, un po' a lavorare, un po' a parlare con me stesso.
        Queste notti, in fondo, sono le notti migliori. La pioggia cade, ma è pioggerella leggera e non provoca grandi rumori. Il silenzio si fa più totale man mano che ci si sprofonda verso il mattino successivo e il traffico si dirada. L'unico rumore esterno - invero inquietante - è quello di una faina, predatore in caccia di qualche gustoso bocconcino notturno.
       Com'è successo in tante notti della mia vita, mi faccio compagnia da me: mi parlo, mi ascolto, mi coprendo. Non è solipsismo, è una forma di autodifesa: sono già talmente grandi le difficoltà da affrontare quotidianamente che rischiare di aggiungervene altre pare addirittura suicida. Non posso permettermi certi lussi: non ora, forse mai. E allora faccio appello a me stesso e ritrovo rapidamente equilibrio, voglia di fare, animus pugnandi.
       La creazione di un sistema di regole e norme è l'esatto contrario della libertà, e inietta inutili dosi di dolore là dove ci potrebbe essere gioia. E gioia io ne conosco già così poca che davvero amerei trovarne, più che perderne. Allora si attivano i miei meccanismi di autodifesa, che sono solidi e parecchio in allerta. Del resto, chi ha provato molto dolore è più preparato, più pronto a reagire di chi ne ha sperimentato meno.
       Quando gli slanci si rivelano inutili, o sottoposti a esame preventivo o successivo, è bene adottare un minimo di cautela, essenzialmente per salvaguardarsi. Conosco bene il problema e so come affrontarlo: come sempre, è una questione di quantità o - come ho scritto qualche giorno fa - di "modica quantità". Non sono incline a farmi carico di oneri che non mi spettano, e neppure mi va di complicarmi una vita che è già abbastanza complicata, per non parlare del fatto che ho una naturale repulsione per esami, voti, correzioni, processi, testimonianze, etc.
       Sono da sempre "al di là del bene e del male", e sono io. E tale rimango, cercando e offrendo rispetto.

                    Piero Visani



Try a little... bitterness

       Capita dai. A me anche abbastanza spesso. Ma - come dice l'esimio premier Renzi - me ne farò una ragione. Del resto, è da quando avevo 10-12 anni che me ne faccio una ragione. Ho una certa esperienza e una solida pratica. E - mai dimenticarlo - sono fortemente e brillantemente egosintonico...

                    Piero Visani


Oh, she may be weary
And young girls they do get weary
Wearing, that same old, shaggy dress, yeah yeah
But when she gets weary
Try, a little tenderness, yeah yeah
Oh man that..........Uh
You know she's waiting
Just, anticipating
For things that she'll never, never, never, never possess, yeah yeah
But while, she's there waiting, without them
Try, a little tenderness
That's all you gotta do
It's not, just sentimental no no no
She has, her grief and care yeah yeah yeah
But, the soft words, they are spoke so gentle yeah
It makes it, easier, easier to bare yeah
You won't regret it no no
Some girls they don't forget it
Love is their only, happiness yeah
But it's all so easy
All you gotta do is try, try a little, tenderness, yeah
All you gotta, do is man, hold her where you want her
Squeeze her, don't tease her, never leave her
Get to her, Just try
Just try a little tenderness, ooh yeah yeah yeah
You got to, know how to love her man, take this advice, man
You've got to, squeeze her, don't tease her, never leave
You've got to, hold her and rub her softly man
Try a little tenderness, ooh yeah yeah yeah
You've got to rub her gentle man, ah, watch it uh, ooh what don't bruise her no no
You've got to love her, tease her, don't squeeze her
Gotta try um nah nah nah, try
Try a little tenderness, yeah, watch her groove
You've gotta to know what to do, man
Take this advice
You gotta love and squeeze
Don't tease my baby
Love her, lord




Torino in macchina una sera che piove

        L'autunno è la mia stagione preferita: pioggia, bruma, atmosfere scure e opache. Il senso di una fine che può venire, che sta venendo, ma anche no, perché tutto - d'autunno, stagione da anime lacerate - può ancora cambiare...
        Torino non è al vertice dei miei "amori urbani", ma, quando non c'è il sole, si trasfigura e assume realmente le caratteristiche di "città magica" che le vengono comunemente attribuite.
       Piove da giorni. Dal CD Loredana Berté canta - con la sua voce inconfondibile - Una sera che piove, canzone che mi ricorda tante, forse troppe cose.
       Dovrei essere triste, e invece sono gaio. E' vero, è stata una giornata di incomprensioni e di qualche accusa di troppo, ma non c'è niente di più divertente che subire un processo (o forse più...?) alle intenzioni.
       In fondo, quanti me ne hanno fatti, nel corso della mia vita? Decine. Da quanti sono uscito assolto? Forse uno, forse nessuno. Di me si processano in genere le intenzioni. Sono talmente "colpevole" che non ho bisogno di commettere crimini, né del cuore né di altro genere. Bastano le intenzioni.
       Come tutte le persone intimamente sincere e oneste, e non ritenute tali, devo spesso cedere il passo a bugiardi di professione; o - peggio ancora - essere paragonato loro. E, se ciò non accade, spesso sono valutato male, molto male. Non mi preoccupa l'esito della valutazione, non sono mai stato valutato granché bene dal "gentil sesso". Mi fa dolere un po' il fraintendimento.
        Tuttavia, sono troppo avanti con gli anni per preoccuparmi di queste cose. Sorrido, scuoto il capo. Guardo la pioggia, la bruma, la magia di Piazza Vittorio. Apro il finestrino e lascio che la pioggia mi bagni, alla ricerca delle sue capacità lustrali, a me tanto care.
        Lo richiudo e lascio la parola alla Berté. Io la accompagno, canticchiando a mezza voce:

Milano in macchina / una sera che piove / 
la radio sempre accesa / brucia la nostra canzone / 
non sappiamo restare / ma sentiamo le cose / 
e la notte, la notte è cattiva / ogni volta ci prende così, ah... 

       Dopo tutto, sono molto intonato...

                                           Piero Visani
*






giovedì 27 novembre 2014

Il moralista


        La "tirata" odierna di Renzi alla Scuola di Polizia Tributaria (bella scuola, chapeau...!!) mi è parsa, oltre che come al solito stupidamente moraleggiante, anche parecchio elusiva (eh sì!) ed anche evasiva (eh sì. Nessuno è senza fallo, anche se - a vedere così - si potrebbe pure nutrire qualche dubbio...).
       Sono certo che avrà dedicato parte del suo autorevole intervento ai casi della Fiat-FCA e a quelli di tutte le grandi aziende italiane che, perfettamente in regola con le leggi, hanno scelto di andare a pagare le tasse in "inferni fiscali" un po' meno atroci del nostro.
       Mi aspettavo che uno degli allievi presenti, almeno uno, glielo facesse notare, come pure qualcuno dei dotti commentatori di stampa. Ma - come diceva il Manzoni di don Abbondio - "il coraggio uno non se lo può dare"...

                    Piero Visani

Le persone intelligenti

       Le persone intelligenti, in vari modi e per strade diverse, non smentiscono mai la loro natura intelligente. Possono suscitare dubbi, ma poi sanno fornire inequivocabili smentite.

                     Piero Visani

Una modica quantità

       Quello attuale - si sa - è un periodo di terribili ristrettezze, durante il quale, in attesa di una fine del medesimo che ancora non si vede, si risparmia su tutto. Ne è derivato un atteggiamento sempre più egoistico e autoreferenziale che personalmente non mi turba affatto, ma che viene troppo spesso celato e/o addirittura negato, mentre per contro dovrebbe essere virilmente (o femminilmente...) ostentato. Viceversa, si mente molto e si bara ancora di più, cercando di buttare fumo negli occhi degli altri e di raccogliere il massimo con il minimo sforzo.
       Sono ben consapevole di tutto questo e la cosa non mi turba più di tanto, però mi affatica e mi snerva, poiché a me - là dove si tratta di comunicare in forma amichevole, non manipolata e diretta - piace la chiarezza di rapporti, non gli infingimenti borghesi.
       Con le persone con le quali si è in relazioni amichevoli - ovviamente ammesso e non concesso che tale amicizia sia vera - la franchezza è di gran lunga preferibile a qualsiasi forma di "modica quantità": di onestà, sincerità, affetto, amore, sesso, e chiunque può aggiungere a questa lista ciò che gli aggrada di più.
       Per indole, sono assolutamente avverso alle "modiche quantità". Semmai, sono un soggetto totalizzante. Ogni volta che incontro i dispensatori (e le dispensatrici...) di "modiche quantità", cerco cortesemente di far cambiare loro opinione. Di norma fallisco, saluto ed esco di scena. Non credo di dovermi scusare, ma posso almeno motivare il mio comportamento: non mi va la "modica quantità" di nessuna cosa. Preferisco un sano "tutto di niente". Ho una mia idea dei rapporti umani, a vari livelli, e tale concezione esclude radicalmente la residualità. Da residuale, tendo ad annoiarmi, e io mi annoio molto facilmente. Il mio interesse per qualcosa o per qualcuno deve essere continuamente stimolato. La "modica quantità" la lascio a quelli/e che si accontentano. Buon per loro.

                                  Piero Visani




mercoledì 26 novembre 2014

Domanda legittima

       Un cliente della società da me diretta, che vive in un altro continente e al quale viene preparata mensilmente un'analisi assai approfondita di quel che accade in Europa, mi fa notare - probabilmente colpito dalle foto che la illustrano - che alcune situazioni della parte meridionale del Vecchio Continente gli fanno pensare alle rovine di una guerra.
       Gli rispondo - con le parole di uno dei "soloni" di Bruxelles, puntualmente riprese dai suoi accoliti - che no, guerre dal 1945 non ne abbiamo più avute (a parte il caso della ex-Jugoslavia e successivi addentellati), e che questo è il "grande merito" dell'UE. Però viviamo come se buona parte di noi fosse stata colpita, in tempo di pace, dagli effetti di un catastrofico conflitto, e gli faccio alcuni piccoli esempi:

  • - un mio amico - imprenditore genovese - ha avuto la fabbrichetta spazzata via due volte in un mese. Non ha più nulla. E, se cerco di spiegargli che IL FATTO CHE GLIEL'ABBIA PORTATA VIA IL BISAGNO, INVECE DI UNA CANNONATA O DI UN MISSILE, mi prende comprensibilmente a pugni.
  • - un mio conoscente, persona che in uniforme ha servito con onore questo Stato, si è visto spossessato di una casa da parte di Equitalia, per una vicenda che dura da vari anni. Esproprio da parte di forza occupante, in tempo di pace. Forse ne riacquisirà il possesso, forse no: dipende da come andrà la guerra...
  • - un mio parente alla lontana, deprivato di ogni possibilità di sostentamento dall'esaurirsi del suo mercato di riferimento e dal gravissimo carico fiscale, dopo averne tentate molte, o forse tutte, per sottrarsi al destino cinico e baro, in un momento forse di sconforto, si è suicidato. Ancora non si sa - visto che il conflitto è appena iniziato - se definirlo "lurido disertore, vigliacco incapace di fare virilmente fronte agli oneri imposti dalla terribile lotta per la vita in cui siamo [siete...] impegnati", oppure "antesignano dei futuri combattenti per la libertà, che con il suo nobile gesto ha anticipato il desiderio di riscatto di tutti gli Europei amanti della fuoriuscita dall'Eurolager". Si vedrà...

       Dopo questi illuminanti esempi, concludo: "Ha ragione, mio caro cliente, questa è proprio una guerra e di perdite - umane e materiali - ne impone tantissime. Che ci stiano mentendo? E consapevolmente?"

                          Piero Visani

La ricerca della felicità


       Un tempo tema dominante a livello mediatico, oggi è scomparso, sostituito da storie di suicidi, fallimenti, senzatetto, disoccupati, libere professioni che scompaiono, povertà diffusa, speranze che si volatilizzano, mancanza di fiducia nel futuro.
        Suggerirei di porci, ma questa volta in termini di domanda, il seguente interrogativo: "CE LO CHIEDE L'EUROPA"?
       Se - come credo - la risposta è affermativa, ritengo di poter dire che STIAMO SBAGLIANDO TUTTO, MA PROPRIO TUTTO. E che, se istigare al suicidio è un reato, commetterlo per istigazione delle "bande Bassotti" di Berlino e Bruxelles, e dei loro "Gauleiter", è pura follia.

                            Piero Visani

martedì 25 novembre 2014

Mors vostra... vita nostra

       Ormai è chiaro che questa vecchia massima latina è diventata il principio ispiratore della casta politica nazionale e delle varie strutture burocratiche che le ruotano intorno. Per ciascuno di noi che viene spremuto, "incravattato" e depredato, risultano alcuni giorni in più di sopravvivenza per loro e, su una popolazione di 60 milioni di abitanti, ammettendo anche un 20% di intoccabili o di scarsamente toccabili, per il resto da mangiare - e parecchio... - ancora resta.
       Tuttavia, il distacco dal Paese reale è sempre più grave e - considerato che, sotto il profilo polemologico, da tempo siamo usciti da un dopoguerra e siamo entrati in un anteguerra - se dovessi suggerire qualcosa a un leader dell'opposizione questo non sarebbe altro che andare a cercare solidarietà all'estero, perché è vero che si corrono rischi molto ma molto gravi (Aldo Moro docet...), ma è vero altresì che si esce dalla cronaca per entrare nella Storia (quella con la S maiuscola).
       Nelle situazioni di anteguerra, uno non vale per quello che è, ma per quello che potrebbe valere; condizione ideale per chi è ancora politicamente marginale, sicuramente privo di finanziamenti adeguati, ma desideroso di seguire strade "politicamente scorrette". E che al responso delle urne crede come si può credere all'autenticità del voto sull'indipendenza scozzese: che cioè sia facilmente manovrabile.
       Su questo sfondo, ragionare da politici è utile, a condizione di essere consapevoli che "parlare alla pancia della gente", quando la pancia stessa comincia ad essere drammaticamente vuota e ancora di più lo sarà in futuro, richiede una visione strategica non miope e la capacità di resistere a tutte le "richieste di mediazione" che vengono da quanti, grazie alla loro "gravitazione al centro medico", si stanno progressivamente riducendo a percentuali da prefisso telefonico, avendo ovviamente cura di tutelare - e molto bene - i loro interessi privati.
       La grande trappola che si prospetta - e che ancor più si prospetterà nei prossimi mesi - è quella della moderazione. Scrivo trappola perché occorre essere moderati nei toni, ma terribilmente radicali e lucidi nelle scelte, anche perché - se continua la deriva attuale - la gente non si spaventerà più di niente, se non delle condizioni in cui sta vivendo.
       Servono lucidità tattica, lucidità strategica e aiuti esterni. "C'est l'argent qui fait la guerre". E di guerra - nelle forme traslate che ha assunto oggi il conflitto - appunto si tratta, ovviamente non a livello nazionale, ma internazionale. Il "grande gioco" è ripreso da tempo. Perché non cercare di parteciparvi, per una volta non da ascari?
       Quel che è certo è che le abituali "strategie della pensione", tipiche della nostra classe politica di qualunque colore, non salveranno più alcuno, forse nemmeno i suoi membri.

                                      Piero Visani

lunedì 24 novembre 2014

L'orgoglio

       L'orgoglio mi ha sempre assistito, nel corso di una vita sostanzialmente "sbagliata" come la mia, almeno stando ai parametri correnti.
       Non ho mai avuto un particolare desiderio di seminare "atti di sottomissione" a destra e a manca, anzi ho cercato di pensare sempre con la mia testa e di non lasciarmi coinvolgere in gesti di captatio benevolentiae. Il risultato non è stato granché positivo, ma, per dirla alla Guccini, "almeno questo è mio".
       In politica e nel mondo del lavoro, la difesa di un mio personale "sacro pomerio", fatto di indisponibilità ad abbassarmi a certe proskynesis, non mi ha portato il benché minimo vantaggio, ma non c'è problema. Era - ed è - una questione di orgoglio.
          In tema di rapporti interpersonali, stesso discorso. Molte volte sono stato sollecitato ad essere "come lei mi voleva". Qualche concessione di troppo, in tal senso, l'ho fatta, quanto più chi me lo chiedeva si avvicinava ad un mio archetipo estetico, più che etico, poiché non sono mai stato realmente capace di scindere nettamente i due piani, per cui certi canoni di bellezza esteriore per me dovrebbero corrispondere - e ahimè non sempre è così - ad altrettanti canoni di bellezza interiore.
       Ne è derivato qualche smarrimento di troppo, ma ho sempre saputo ritrovare la "retta via", non per mie particolari capacità, ma per un formidabile orgoglio. Anche quando il cuore mi avrebbe detto di sottopormi a qualsiasi ricatto, a qualsiasi atto di sottomissione o anche soltanto di mediazione compromissoria, mi sono sempre saputo ricordare che - nelle cose che per me contano - il mio spirito è assolutamente manicheo: "o tutto o nulla!". Accontentarmi di qualcosa feriva il mio orgoglio, e quindi ho sempre lasciato cadere queste offerte di transazioni da modesta mercatura.
       Proprio per questo ho scritto e scrivo spesso di non avere rimpianti. Perché avrei potuto comportarmi diversamente, mediare, magari attendere trangugiando qualche rospo. Ma sarei venuto meno a me stesso, all'immagine che ho di me, cioè alle uniche ricchezze che posseggo. Dunque ho scelto la rottura, invece che la mediazione.
        Ho una mia idea di identità "verticale" che spesso non è condivisa e, quando constato che non lo è, posso scegliere se rinunciarvi o rinunciare ad altro. E allora penso che chi mi ha amato o mi ama davvero non ha mai chiesto nulla di tutto questo, perché sarebbe equivalso a uccidermi. Il mio orgoglio ha avuto il sopravvento e ho proseguito il mio cammino. Solo o in compagnia, al servizio di me stesso e solo di me stesso, non a mezzo servizio di altri. La cosa magari non è piaciuta a questi altri - lo posso capire - ma è molto piaciuta a me. Preferisco essere una persona "odiosa", ma libera, che un gradevole omuncolo borghese. Quando mi vengono richieste patenti di accettabilità, declino cortesemente e proseguo da solo.

                            Piero Visani



Le prese di distanze


       Ritengo molto positivo il fatto che il numero delle persone che va a votare diminuisca di tornata elettorale in tornata elettorale. A mio giudizio, infatti, non votare equivale a rifiutare in blocco l'offerta politica esistente, sul versante della maggioranza come su quello dell'opposizione. L'esempio del Movimento 5 Stelle dimostra quali terribili delusioni possano stare dietro a formazioni politiche fortemente eterodirette (ed eterofinanziate), mentre il buon gusto dovrebbe indurre a tenersi lontani da soggetti che fanno della volgarità e del pressapochismo la loro cifra comunicativa (dire politica appare un insulto alla politica stessa...).
       Oggi ritengo che sia venuto meno il concetto di rappresentanza politica, per cui penso che il modo migliore per far capire che esso non esiste più sia chiamarsi fuori da ogni forma di compromesso con la medesima.
       Occorre - sempre a mio avviso - ritrarsi progressivamente da ogni forma residua di collettivismo, per andare alla ricerca di rappresentatività individuale diretta, e per procedere alla decostruzione dall'interno di qualsiasi forma di vivere in comune come fino ad oggi nota, dato che su tali forme prosperano malfattori e ladri di varia specie.
        Certo - ne sono consapevole - al momento costoro cantano vittoria, e li capisco, ma oggi si vota in ben altri modi: con le gambe (andandosene da questa cloaca a cielo aperto); con il rifiuto delle regole e delle leggi (quali che siano); con la ricerca di nuove forme di aggregazione dal basso che puntino al più totale rifiuto dello Stato, dei suoi condizionamenti, del suo intrinseco totalitarismo; con il non riconoscimento dell'esistenza stessa di uno Stato.
       Dello Stato italiano, io conosco solo la vorace brama dei soldi dei suoi cittadini. Per il resto, non so chi sia e per quale ragione esista, a parte il rovinarci programmaticamente la vita.
       Capisco e rispetto il pensiero di chi lo ritiene riformabile dall'interno. Per quanto mi riguarda, non lo ritengo riformabile neppure dall'esterno. Semmai lo fosse, avrei un soggetto politico mediorientale per il quale tifare.

                    Piero Visani

domenica 23 novembre 2014

Guida personale alla ristorazione in Veneto - 1: Villa Cipriani (Asolo)

       

Ristorante Villa Cipriani - Asolo (TV)

       Primavera 2014. Una sera di pioggia, pioggia fortissima, e vento. Arriviamo ad Asolo poco dopo le 20. La cittadina è quasi deserta. L'atmosfera surreale.
       Lasciamo l'auto abbastanza lontana dal ristorante e attraversiamo la località a piedi, per conoscerla e farla nostra.
       Silenzio, poche anime in giro. Freddo. Voglia di stare vicini.
       Abbiamo una prenotazione e possiamo godere di una situazione che a molti non piace, ma a me sì: il ristorante è assolutamente vuoto, salvo noi.
       Servizio professionale, attento, puntuale.
       Menù alla carta e degustazione. Prezzi non propriamente economici. Carta dei vini sontuosa.
       Scegliamo un menù degustazione, per provare un certo numero di piatti diversi e una splendida bottiglia di vino, un Sauvignon del Collio di altissima qualità.
       La villa è molto bella, anche se qua e là appare bisognosa di restauri (che ora leggo sono stati avviati). Il salone ristorante è ampio e con i tavoli adeguatamente distanziati, illuminato da un gran numero di finestroni, che offrono una splendida vista sui dintorni.
       Il silenzio è totale e il personale di servizio fa di tutto per non romperne l'incanto.
       Il menù, per contro, pur essendo buono non è eccezionale. Tutto curato, nei dettagli, ma con qualche senso di freddezza dovuto a una cucina che appare un po' algida, poco personalizzata, pur se di buon livello.
        Di questi particolari, tuttavia, a noi poco importa. Abbiamo altro cui pensare, e ci va di pensarlo...
       A fine pasto, potremmo anche fare la scelta di chiedere una stanza, ma ci pare un po' squallida, come opzione. Dunque ritorniamo all'auto, dopo aver attraversato il paese in un silenzio quasi spettrale, e cerchiamo - e troviamo... - soluzioni più adatte a noi.
       Un investimento perfetto, anche se elevato, frutto di una serata da ricordare. Grande cautela reciproca nel prepararla. Splendido abbandono - non meno reciproco - nel renderla memorabile.

                        Piero Visani






sabato 22 novembre 2014

Prendila così


       Da un bel videogioco di mio figlio ("Call of Duty - Advanced Warfare): "It was not a mission, it was an initiation"!
       E' bello quando un sergente degli U.S. Ranger ti sintetizza, in 9 parole, che cosa pensi realmente di ciò che conta nella vita...
       Sono diverse le missioni, ma quello che conta davvero è il processo iniziatico: fare, per passare attraverso e, passando, capire. 
       Il privilegio del "guerriero esistenziale".

                                 Piero Visani

venerdì 21 novembre 2014

L'uomo cannone...

"Butterò questo mio
enorme cuore
tra le stelle un giorno,
giuro che lo farò
",

o forse l'ho già fatto? E dove e come sono caduto?
       Non so. Non ricordo, ma giuro che lo rifarò. E' troppo bello farlo. Vale una vita, vale molte vite.

                                   Piero Visani


       

La complessità

       Parole.
       Gesti.
       Sintomatiche sincronie.
       Ricercare per trovare è sicuramente stimolante, ma ricercare e non trovare è defatigante e, alla lunga, del tutto privo di senso.
       A volte la vita crea contiguità da cui potrebbe scaturire tutto, e da cui invece scaturisce niente.
      Sul momento non capisci, oppure capisci benissimo ma fai finta di non capire, per darti un'ultima opportunità.
       Poi, prima o poi, devi fare i conti con te stesso, e li fai.
       Nel farli, è sempre un po' sgradevole pensare che tutto ciò che hai dato non ti tornerà, ma nel contempo il diavoletto che abita permanentemente in te ti induce a chiederti se davvero sei stato tu a perderci. E sempre più forti si fanno due sensazioni: la prima è che non è necessariamente vero che tu abbia perso; anzi, potresti avere vinto, e molto; la seconda - per nulla modesta e onusta di autostima - è che non c'è niente di peggio che perdere tempo con chi non ti apprezza. Meglio dedicarne - e molto - a chi ti valuta diversamente. 
       Tutto molto semplice e lineare.
       E forse è proprio questo il problema: tu - da sempre - adori la complessità.
       Per tua fortuna, sai plasmarla e modularla in infiniti modi. A te è molto gradito, ma non sempre è compreso; anzi, spesso non è minimamente compreso. Ma non rinunceresti mai alla complessità, alla tua natura vagamente criptica. E apprezzi molto chi ha avuto il coraggio di tentare di aprire lo scrigno.


                            Piero Visani



giovedì 20 novembre 2014

La divina Marchesa - 2

       Un sentito omaggio a mia sorella e mio cognato, che tornano da Venezia con uno splendido regalo per me, dedicato a Luisa Casati.
       Sapendomi ammiratore del "divino Marchese", non deve essere certo sfuggito loro che non meno (o forse più...) prediligo le "divine marchese"...
       Infinite grazie!
                                         Piero Visani

Le lodi che non colsi


       Ci fu un tempo in cui una signora mi definì - bontà sua - "il più grande ciclotimico che avesse mai conosciuto".
       Sul momento, ci rimasi male, non per il giudizio in sé, ma per la grave imprecisione del medesimo, frutto non so se di trascuratezza o di notevole incapacità di analisi. Non ne rimasi certo offeso, ma turbato, come mi accade ogni volta - e succede spesso - mi si scambia per un altro.
       Poi, a distanza di anni, ho capito: nell'affermazione di cui sopra, l'accento non doveva (deve...) battere su "ciclotimico", ma su "il più grande...".
      Mi sia dunque permesso un sentito ringraziamento a posteriori. Era una lode sperticata e io - stupidamente - non la colsi.
       Pongo rimedio ora: grazie per "il più grande", ma "ciclotimico" nemmeno un po'. Io sono una persona terribilmente lucida, che vive in forma del tutto distaccata ciò che ad altri pare che io viva in forma marcatamente emotiva. La chiave di tutto è cogliere tale evidente dissociazione/duplicità.
       Gli alti e bassi - se e quando vi sono - potrebbero essere frutto di tutt'altro...

                                   Piero Visani

Under pressure

       Ci sono giornate in cui la pressione esterna è molto forte, e tutte le cose congiurano (o paiono congiurare...) contro di te. Ma le giornate di "guerra dissimulata" - che è la più terribile e perniciosa forma di guerra asimmetrica - sono anche quelle che meglio ci danno la misura di noi.
       Arrivare a sera è come aver com
piuto un percorso di guerra: le ferite sono tante, le delusioni pure. 
       Tuttavia, una fugace occhiata allo specchio mi dice che anche questa è andata e, siccome sono profondamente convinto che "la guerra sia la madre di tutte le cose", mi concedo un breve "riposo del guerriero" e poi mi preparo a ripartire.
       Niente di tutto questo ha senso - lo so bene - ma è quello che ho trovato arrivando in questo mondo, e sarebbe da vigliacchi fuggire.
      Una volta di più, non resta che prepararsi allo scontro di domani, ben sapendo che, se questa è quello che chiamano vita, allora "Viva la muerte!". Non c'è nulla di meglio dello scontro - reale o metaforico - per illudersi di essere vivi o per riuscire a trovare "la prima notte di quiete".

                                      Piero Visani


Blog "Sympathy for the Devil" - Classifica dei post più letti (20 Ottobre - 20 Novembre 2014)


       Il mese in esame è risultato soggetto a dinamiche significative, che ne hanno modificato non pochi assetti. Questa la classifica delle posizioni di vertice al 20 novembre 2014, accompagnate da alcune considerazioni sulle dinamiche che hanno avuto luogo nel blog:
  1. It's just like starting over, 567 (=) - 11/12/2012
  2. Non, je ne regrette rien, 185 (+28) - 29/12/2012
  3. Quantum mutatus ab illo!, 162 (+2) - 20/05/2013
  4. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 114 (=) - 29/01/2014
  5. Umberto Visani, "Ubique", 99 (=) - 19/04/2013
  6. Gli aggiustamenti "borghesi", 94 (=) - 05/02/2014
  7. La rivolta di Pasqua (Dublino, 1916), 90 (+2) - 31/03/2013
  8. Le donne accoglienti, 84 (+2) - 15/03/2013
  9. Isbuschenskij, 78 (=) - 23/08/2013
  10. La verità è sempre rivoluzionaria, 78 (+1) - 21/03/2013
  11. L'istinto di conservazione, 77 (=) - 27/02/2013
  12. JFK e lo "zio Adolf", 71 (+2) - 17/05/2013
  13. Storia della guerra - 16: La guerra franco-indiana, 71 (+2) - 23/10/2013
  14. Toglietemi tutto, ma non il superfluo, 66 (+1) - 12/03/2013
  15. Look away, Dixieland, 65 (=) - 23/01/2013
  16. Storia della guerra - 19: L'ascesa dell'impero napoleonico, 64 (+10) - 31/10/2013
  17. Louis-Antoine de Saint-Just, 63 (=) - 29/04/2014
  18. Umberto Visani,  "Ubique", English Version, 61 (+4) - 21/07/2014
  19. Good bye everybody, I've got to go, 60 (+9) - 11/06/2013
       L'evento più significativo è stato la prosecuzione della progressione del post Non, je ne regrette rien, che ha scavalcato in classifica Quantum mutatus ab illo! grazie a un notevole numero di letture (+28)  e ora è al secondo posto della classifica generale dei post più letti.
       Nelle posizioni retrostanti, le progressioni sono state invece modeste, ma hanno comunque consentito a La guerra franco-indiana di guadagnare una posizione in classifica e a determinare alcune nuove entrate, come L'ascesa dell'impero napoleonico; Umberto Visani, "Ubique", English Version e Good bye everybody, I've got to go.
       Tuttavia, l'aspetto più significativo del mese è stato il grande successo riportato da due post pubblicati in novembre, vale a dire La pensée flottante (con 52 letture) e I duellanti: una storia vera (con 51). Risulta infatti anomalo, per questo blog, una serie di letture concentrate, mentre sono più diffuse quelle protratte nel tempo. Ma ne prendiamo atto con piacere.
       Quanto al numero totale di pagine lette, a circa un mese dal compimento del secondo anno di età di questo blog siamo a circa 43.500, su un totale di 1.456 post, dunque sempre circa 30 letture per post.

                        Piero Visani



martedì 18 novembre 2014

Colpirne una per educarne cento


       Non sono d'accordo con gli atteggiamenti di chiusura "a prescindere", ma se è vero che una studentessa è stata allontanata dalla sua scuola per un reato d'opinione sul tema del ruolo dell'immigrazione nel nostro Paese, allora siamo sempre più su una china pericolosissima.

       Le opinioni "diverse", per quanto discutibili, sono un valore, proprio in quanto "diverse", oppure possono essere oggetto di un intervento educativo, da condursi peraltro con circospezione e delicatezza, perché l'alterità merita sempre rispetto. La semplice repressione, invece, è preoccupante e sa di regime non autoritario, ma totalitario.
       Come sempre, gli italiani si mettono in fila come pecore dietro al regime di turno: prima tutti fascisti, poi tutti antifascisti, poi tutti democristiani, ora tutti "politicamente corretti"...
      Tristezza! E' questa la nostra condanna storica: il conformismo più vile.

                                       Piero Visani

Pranzi, cene... e dopocena


       Sto pensando che sono un benemerito della ristorazione italiana: ho accompagnato un discreto numero di signore nei più titolati ristoranti della Penisola. Mi è venuto in mente che potrei scrivere una guida un po' particolare, dove i locali vengono descritti dapprima in sé e per sé, poi in relazione alle mie accompagnatrici e infine in merito agli "esiti" dell'"investimento" (o della spesa...).
       Mi sa che ci scriverò qualche raccontino, alternando storie di lucrosi investimenti ad ahimè tristi vicende di ingiustificate spese a fondo perso...
      Credo che mi divertirò parecchio, ovviamente nella discrezione più assoluta. Qualche signora potrà riconoscersi, ma resterà una faccenda (o forse un "affaire"...) tra lei e me.
       Il tutto in un clima di simpatica goliardia. "No regrets". Io ci ho provato... 

                                    Piero Visani

lunedì 17 novembre 2014

I duellanti: una storia vera

      Ritengo che ben pochi conoscano François Fournier-Sarlovèze (1773-1827), ufficiale francese di cavalleria (per la precisione degli ussari). La sua fu una carriera caratterizzata da molti alti e bassi, iniziata durante la Rivoluzione, proseguita ai tempi dell'Impero napoleonico e conclusasi durante la Restaurazione.



       Personaggio alquanto controverso, dopo varie vicissitudini divenne amico di un importante comandante di cavalleria, il generale Lasalle (colui che era solito affermare che "un ussaro che a 30 anni non è ancora morto è una nullità"), con il quale condivise il gusto per una vita alquanto sregolata.
        Ancora meno noto è probabilmente il fatto che la sua esistenza fu condizionata da un evento cruciale, tipico del suo carattere litigioso e della sua perenne inclinazione a sfidare a duello chiunque. 
       Nel 1794, infatti, egli provocò un giovane di Strasburgo, lo indusse a sfidarlo a duello e lo uccise. La cosa non piacque ai suoi superiori, per cui il capitano Dupont  d'Etang venne incaricato dal generale Moreau di impedire a Fournier di recarsi a un ballo che si teneva quella sera stessa. Irritato per quanto Dupont gli comunicava, Fournier lo sfidò a duello (un duello con la spada) e lo perse. Tuttavia, quello fu solo il primo di una serie di duelli tra i due che si protrassero per quasi venti anni, con ogni tipo di arma.
       Joseph Conrad prese lo spunto da questa vicenda, assolutamente vera, per il suo racconto Il duello, poi ripreso dal regista Ridley Scott nel celebre film I duellanti (1977).
        Nella pellicola, Fournier-Sarlovèze diventa il tenente Féraud, del 7° Reggimento Ussari (la cui uniforme è presentata nella Figura sotto),


mentre Dupont diventa il tenente d'Hubert, ussaro pure lui, ma del 3° Reggimento (Figura sotto).


       Come si è detto, quindi, la storia del ventennio di ininterrotti duelli è assolutamente vera e ha avuto come uno dei due protagonisti proprio Fournier-Sarlovèze, diventato in seguito generale di divisione e barone dell'Impero.
       Nominato capo di Stato Maggiore della divisione di cavalleria comandata da Lasalle, come quest'ultimo Fournier si distinse nella battaglia di Eylau (8 febbraio 1807) e in quella successiva di Friedland (14 giugno 1807), guidando numerose cariche.
       Promosso al grado di generale di brigata per il valore mostrato sul campo, nel 1808 venne inviato in Spagna e colà si distinse nella difesa della città di Lugo, dove, con soli 1.500 uomini, riuscì a respingere 20.000 assedianti.
       Malgrado questo exploit, Fournier anche in Spagna diede prova di non saper frenare il proprio carattere, visto che prese a sciabolate un aiutante di campo assegnatogli dal ministro della Guerra.
       L'insano gesto gli valse l'immediato collocamento in disponibilità e l'appellativo - peraltro a lui non sgradito - di "peggior soggetto della Grande Armée".
        Richiamato successivamente in servizio, si distinse nella lotta antiguerriglia condotta dai francesi in Spagna, sia per la brutalità dei suoi comportamenti (che gli valsero - da parte spagnola - il soprannome di el Demonio) sia per l'efficacia con cui seppe condurre numerose azioni di controinsurrezione.
       Non dimenticò comunque le sue capacità militari tradizionali e il 5 maggio 1811, nel corso della battaglia di Fuentes de Onoro, al comando di due soli squadroni di cavalleria riuscì a spezzare ben tre quadrati di fanteria inglesi, evento tutt'altro che abituale.
       Nella successiva campagna di Russia, Fournier si distinse nell'avanzata verso Mosca e venne promosso generale di divisione l'11 novembre 1812. Solo pochi giorni dopo, al momento del passaggio della Beresina, Fournier-Sarlovèze ebbe modo di esibire ancora una volta il proprio straordinario coraggio, caricando con soli 800 cavalleggeri della sua brigata (formata da truppe alleate tedesche del Baden e dell'Assia) ben 5.000 cavalieri russi, e mettendoli in fuga al terzo tentativo.
        Nel 1813, Fournier diede buona prova di sé nelle battaglie di Grossbeeren e di Lipsia, ma venne destituito dal servizio il 26 ottobre, dopo un duro scontro verbale con Napoleone, nel corso del quale diede una volta di più prova della propria intemperanza (e imprudenza...).
        Anche se Conrad e soprattutto Ridley Scott lo dipingono come un acceso buonapartista, Fournier non seguì Napoleone durante i Cento Giorni e venne per questo premiato da Luigi XVIII con il titolo di conte. Dei suoi duelli con Dupont non è noto l'esito finale, nonostante le supposizioni avanzate da Conrad e Scott.
           Un caso esemplare di incrocio tra fantasia e realtà.

                               Piero Visani

Omaggio a una donna di genio

       "L’età non può appassirla, né l’abitudine rendere insipida la sua varietà infinita" (W. Shakespeare, "Antonio e Cleopatra").
       Molto giusto, molto vero. Forse lo si apprende solo con il tempo, ma infine lo si apprende ed è felicità vera.

                         Piero Visani

Etica guerriera

         E' assai difficile vivere in un periodo storico in cui la speranza - almeno per quanto mi riguarda - ha perduto qualsiasi tipo di significato. Le giornate si susseguono uguali, le une alle altre, nel sempiterno assolvimento di qualche pagamento.
       C'è un vuoto assoluto, di progetti, potenzialità, opportunità. La decrescita felice è tutto men che felice, oppure lo è solo per coloro che ce l'hanno imposta.
       Lo scoramento assale.
       Però - c'è sempre un però... - questo è il momento in cui uno fa affidamento a ciò che ama di più. A parte le persone, i propri cari, quello che io amo di più è non darmi mai per vinto e continuare a combattere. Siccome non penso nemmeno di essere vivo - perché quella che uno conduce oggi può essere definita vita solo se non si è mai vissuto davvero - sorrido pensando al fatto che, dopo tutto, non ho nulla da perdere e nulla da conservare.
       Sono in una condizione ideale: sono un non uomo cui viene detto che è vivo, e lui finge di crederci. Sono di fatto uno "zombie", un morto vivente.
       A differenza di quello che si potrebbe abitualmente pensare, non soffro più di tanto per una condizione del genere. La trovo tragica - ovviamente - perché tale è, però penso altresì che si tratti di una prova, una sorta di prova iniziatica cui sono sottoposto.
       Ho esaltato per tutta la vita l'etica guerriera e mi è pure costato molto caro a vari livelli, e ora ho il privilegio di poterla sperimentare sulla mia pelle, non più in forma teorica, ma pratica. Dunque sorrido, pensando che non è da tutti avere la possibilità di mettere alla prova la saldezza delle proprie idee.
       Tutto sta crollando intorno a me, ma cercherò di restare in piedi. Lo stile è l'uomo, e questa è una splendida occasione di dimostrare di averne uno. Mi darebbe molto fastidio pensare di non essere stato all'altezza delle mie idee. Non fallire su questo sarebbe (sarà...) la mia vittoria più grande.  

                                  Piero Visani


  

Gruppo Orbis - Traduzioni

       "Found in Translation" (www.foundintranslation.eu; info@foundintranslation.eu) è la business unit del Gruppo Orbis specializzata in traduzioni di elevato livello qualitativo, sia in campo letterario/umanistico/accademico, sia in campo business.
       Dopo essere stati, per alcuni anni, fornitori della Martini & Rossi, da qualche mese siamo diventati fornitori del Gruppo Ferrero, sia a livello nazionale sia a livello internazionale (Ferrero International).
Una conferma che la scelta della qualità del servizio è sempre pagante e viene riconosciuta anche da aziende prestigiose.

                              Piero Visani

Agenzia di interpretariato Torino, agenzia di interpretariato Piemonte, agenzia di interpreti Torino,...
FOUNDINTRANSLATION.EU

domenica 16 novembre 2014

Magnanimità


       Se hai restituito tutto il male che ti è stato fatto a chi ti ha fatto soffrire (magari aggiungendo un minimo di interesse a tasso non usuraio...), è tempo di mostrarsi magnanimi. Tutti hanno diritto di sbagliare, e dovere di pagare...
       Sono pochi i "giochi a somma zero" e neppure mi piacciono granché...

                                    Piero Visani

sabato 15 novembre 2014

Divertenti e noiose

       Nella vita si incontrano persone con le quali si riescono a fare solo cose divertenti, e altre con le quali tutto scivola presto nella più totale delle noie. Molto dipende ovviamente dalla natura dei rapporti che si instaurano: veri e sinceri, o falsi e formali.
       I miei personali rapporti sono regolati dal fatto che, se mi si approccia in maniera circoscritta e professionale, mi atterrò alle norme che regolano quella tipologia di rapporti. Se mi si approccia in maniera ambigua e più o meno allusiva, farò l'unica cosa che si può fare in casi del genere: proverò ad "escalare" e metterò le carte in tavola. A quel punto, qualsiasi tipo di bluff sarà molto più difficile da sostenere. Quando dico "vedo", voglio vedere. Una volta formulata la mia richiesta, si potrà anche lasciare il tavolo da gioco, ma lo si farà per soli tre motivi: per paura, perché si stava bluffando o addirittura perché si stava barando.
       Sono partite un po' sgradevoli da giocare, queste, ma sono anche quelle che offrono maggiore divertimento a livello di risultati, perché scovare un baro in azione è sempre una bella mossa: colto con le mani nel sacco, costui non potrà che sparire, e lo farà.

                                           Piero Visani