sabato 30 maggio 2015

Cassandra Crossing

       Non c'è niente di peggio, nella vita, che avere una visione strategica e magari, di tanto in tanto, intuire certi possibili esiti prima di altri. Ci si vota all'isolamento e soprattutto alla denigrazione, e si capisce in fretta che è meglio tacere, anche perché, in un mondo di autoreferenzialità assoluta, la comunicazione è diventata esclusivamente unilaterale e ha perso ogni connotato di bilateralità o multilateralità.
       Meglio tacere, dunque, oppure scegliersi pochi interlocutori privilegiati, che amino parlare e anche ascoltare, per un arricchimento reciproco. 
       La dialettica civile, tra soggetti che sanno ancora dialogare, questa sconosciuta...

                                         Piero Visani




venerdì 29 maggio 2015

Dalla "Commedia" alla "tragedia" degli equivoci

       Sia chiaro, un riferimento shakesperiano è decisamente "troppa grazia" rispetto alla squallore assoluto che si va a trattare, ma esso descrive bene la situazione tipica degli ultimi giorni di campagna elettorale, quando gente che ha governato per anche troppo tempo giura e spergiura che, se tornerà al potere, si comporterà in modo radicalmente diverso da quanto aveva fatto in passato, raccontando così l'ennesima menzogna a un pubblico evidentemente incline a credere a tutte le "balle spaziali" che gli vengono dette.
       Si agitano le minacce di ruspe mai viste in azione quando i "ruspanti" stavano al governo e si nota, per contro, la totale mancanza di leggi (non la applicazione, ma proprio l'inesistenza delle medesime) su temi che, quando costoro erano al potere, avrebbero potuto tranquillamente sollevare e trasformare in provvedimenti legislativi, se solo ne avessero avuto il coraggio. E si dimentica - suprema omissione...! - le non poche cooperative create ad imitazione di quelle "rosse", di cui hanno brillantemente condiviso tutti gli intenti, compresi quelli "sociali", visto che sono state utilizzate a iosa per trasformare i fondi europei in patrimoni privati (una definizione alquanto singolare di "sociale", quella di arricchimento tramite fonti pubbliche, ma credo ampiamente condivisa dalla maggioranza degli italiani, a quel che vedo...).
       La "commedia degli errori" si trasforma così in farsa, se vista (e talvolta "goduta") da dentro, mentre diventa una straordinaria "tragedia degli errori" per un popolo che, nella sua insipienza, riesce sempre e solo a dare fiducia a chi lo ha costantemente gabbato (con reciproca soddisfazione, parrebbe...).
       Il che - devo dire - non mi sorprende per nulla: privi di qualsiasi etica, anche spicciola, come siamo, ovviamente non possiamo che dare fiducia ai truffatori, di piccolo e grande cabotaggio, perché sono quelli che interpretano al meglio il carattere nazionale.
       Dunque avanti così, con varie forme di "peggio" che si alternano a scadenza regolare. Il "meglio" (che non ha assolutamente nulla a che vedere con il "meno peggio", tengo a precisare) può attendere. E direi che attenderà molto a lungo...

                                    Piero Visani

I blog della società che dirigo

       La comunicazione è una delle componenti fondamentali della società contemporanea. Mi permetto quindi di fare un po' di pubblicità ai siti e blog della società che dirigo.

Gruppo Orbis
E' la società che funge da contenitore per tutto il resto, specializzata in ricerche di mercato, studi di varia natura e - da qualche anno - anche trading e intermediazione nazionale e internazionale. 
L'indirizzo del sito è

Gruppo Orbis

 Il relativo blog è: Gruppo Orbis - Il Blog



ASER - Associazione Studi & Ricerche
E' la business unit che si occupa di ghostwtiting accademico: tesine, tesi di laurea triennale e magistrale, tesi di dottorato; ricerche bibliografiche, documentarie e archivistiche.
L'indirizzo del sito è:


Il relativo blog è:

ASER - Tesi di laurea



Found In Translation
E' la business unit che si occupa di traduzioni e interpretariato da e per qualsiasi combinazione linguistica.
L'indirizzo del sito è:

Found In Translation

Il relativo blog è:

Found In Translation - Traduzioni




AlterEgo Agency
E' la business unit che si occupa di ghostwriting, speechwriting e storytelling, a tutti i livelli.
L'indirizzo del sito è:

AlterEgo Agency - Agenzia di Ghostwriting

Il relativo blog è:

AlterEgo Ghostwriting




Crocevia Formazione
E' la business unit che si occupa di formazione in presenza e a distanza, nonché di sintesi di testi universitari.
L'indirizzo del sito è:

Crocevia Formazione

Il relativo blog è:

Crocevia Formazione
















giovedì 28 maggio 2015

Il poeta

       Da "ghostwriter" e "speechwriter" professionista, sono consapevole degli sforzi che si fanno per arricchire scritti e discorsi dei propri clienti, così come sono consapevole che ci sono clienti realmente difficili, per mancanza di cultura di base.
       Ora che ho appreso che tale Friedrich Nietzsche - soggetto di fama medio-bassa, anzi più bassa che media, nella cultura europea - era "un poeta, anzi non proprio un poeta, ma.... [silenzio, il "silenzio dei colpevoli" di ignoranza..."], sono professionalmente solidale con gli "speechwriter" del presidente del Consiglio. Parafrasando Shakespeare, si potrebbe dire: "tanta fatica per nulla..." o per "il nulla"...
       Un consiglio, infine, a chi voglia fare rapida carriera universitaria: un breve ma denso saggio su "Nietzsche poeta": andrà subito in cattedra! Ho già un titolo anche per il mercato internazionale:

"Friedrich Nietzsche's Selected Poems".

                                  Piero Visani



mercoledì 27 maggio 2015

Pensierino della sera (notte)

"Nothing really matters
Anyone can see
Nothing really matters, nothing really matters to me.
Anyway the wind blows..."

E - ovviamente - 

"The answer, my friend, is blowing in the wind,
the answer is blowing in the wind
".

                              Piero Visani (con il fondamentale supporto dei Queen e di Bob Dylan)

Il silenzio degli innocenti

       Uno dei più gravi problemi della comunicazione è che essa, nel momento in cui viene lanciata, naviga in mare aperto e procelloso, direi preda dei venti, alla lettera. Tu volevi dire A e viene capito esattamente Z. A quel punto, meglio una bella corsa per tenersi in forma, nel perdurante convincimento di essere - per tua fortuna - un portatore di dubbio, mai di verità.

                                          Piero Visani

Smorfie

       Non so se avete mai notato la smorfia di disgusto che si disegna sui volti di centinaia di "sinceri democratici" quando profferiscono le parole "populismo" o "populista". Uno si aspetterebbe che la medesima espressione si disegnasse sui loro visi al risuonare di termini come "oligarchia, oligarchico, fiscalità insopportabile, suicidi da disperazione" etc., etc. Invece no, niente di tutto questo: il nemico del popolo - da loro tanto amato - è l'indicibile "populismo", la degenerazione di tutte le degenerazioni possibili immaginabili.
      La "Gauche caviar" è imbattibile, da questo punto di vista, ma anche il Centro non è da meno. La nostalgia per l'"Ancien Régime" è evidentissima, in entrambi, come pure il fastidio per questo popolo che non capisce e non vuol capire quanto migliori siano le oligarchie del potere e del denaro, basate su sagge figure di "ottimati", gente che si riempie le tasche di soldi e al popolo lascia una "sana" alternativa tra povertà e disperazione.
       Il meglio poi si tocca quando al popolo negano - come nel caso delle pensioni - diritti bene o male acquisiti, riconosciuti come legittimi da una sentenza della Suprema Corte. Lì allora si tocca il momento culminante, quello dell'"octroi", cioè della concessione, della pseudo-regalia lasciata cadere dall'alto, con massima degnazione, affinché i sudditi possano accontentarsi di qualche briciola rispetto alla legittima pagnotta che spetterebbe loro.
     E, dal momento che siamo al terzo governo non supportato da suffragio popolare ed eletto da un parlamento frutto di un sistema elettorale già dichiarato incostituzionale, qualcuno crede ancora che, quando si scriverà la storia di questi tempi agri, questa la chiameranno "democrazia"? Suvvia, un po' di serietà, comunque la si pensi.

                                            Piero Visani

lunedì 25 maggio 2015

Il problema dell'offerta politica


       Certamente quella di ieri non è stata una giornata propriamente positiva per i fautori dell'Eurolager, che hanno subito significative sconfitte in vari Paesi. Detto del risultato, occorre tuttavia chiedersi che cosa verrà dopo, perché di cialtronismi e inconsistenze varie noi italiani possiamo essere docenti, più che discenti.
       Dai tempi de "L'Uomo qualunque", l'Italia è stata ricca di movimenti che avrebbero dovuto spaccare il mondo e, al più, hanno riscosso il vitalizio.
       Al momento, il campo è dominato dalla Lega di Salvini, classico movimento reazionario la cui credibilità (ai miei occhi modestissima) è minata dal fatto che, nei lunghi periodi in cui è stato al governo, ha votato in favore di tutto ciò cui ora si proclama contrario, e dal M5S, di cui per carità di patria dirò nulla, stante la sua manifesta inconsistenza.
       Sussiste dunque un problema - grave - di offerta politica e un problema - ancora più grave - di volontà di cambiamento. Da noi, più che altro, si vorrebbe continuare come sempre, con qualcuno che ci garantisca, con pochissimo lavoro, uno "stipendio di cittadinanza" (anche relativamente modesto) e lunghi, lunghissimi periodi di "vacanza", nel significato originale di "assenza" (la cosa che in assoluto amiamo di più, dato che "faticammo a fatica'": una "bella vita" in cui a settembre, dopo esserci raccontati le vacanze estive e i loro esiti, cominciamo a parlare di quelle natalizie, per poi transitare a quelle pasquali e successivamente rinviare tutto al settembre successivo, visto che ci sono le ferie estive...).
       Il problema resta, una volta di più, esclusivamente metapolitico: se non si interviene sulla "cultura" di base di un popolo, avremo - come del resto quasi sempre abbiamo avuto - l'ennesima rifrittura della nostra "cultura dell'irresponsabilità" e il solito risultato per cui, dopo 5 giorni che ci sono un partito e un governo "nuovi", sono del tutto indistinguibili dai vecchi e (non) fanno esattamente le stesse cose. Qui da noi si chiama il tutto "politica" ed è alla radice del nostro crescente benessere collettivo...

                               Piero Visani

L'arditismo



       L'arditismo è stato una delle forme di guerra più confacenti al carattere nazionale, in quanto non vincolata da gerarchie, burocrazie e tradizionalismi, ma innovativa, individualista, basata sull'iniziativa personale.
       In Italia, se si riesce a operare "uti singuli" e al di fuori delle burocrazie, dove di norma si addensano tutti i lavativi e gli imboscati, si ottengono risultati decisamente migliori: la Prima Guerra Mondiale ne fu un esempio e la Seconda una conferma.
       Purtroppo, nessuno ne ha mai tenuto conto, a livello politico e strategico, anche perché la "leadership by doing" da noi è concetto assolutamente ignoto, cui si preferiscono i cattivi esempi e, nel "migliore" dei casi, "l'armiamoci e partite". Per contro, puntare sul carattere nazionale per ottenere i risultati migliori sarebbe una strategia vincente, ma da noi - si sa - i parametri sono sempre tarati sugli ultimi, nel senso dei peggiori, perché quella è la nostra "meritocrazia", la nostra peculiare interpretazione del "nessuno resti indietro"... Così, non solo non restano indietro, ma passano addirittura davanti, in testa, e i risultati si vedono...

                                 Piero Visani


domenica 24 maggio 2015

The Mosquito

       La citazione di ieri sul verso "No me moleste mosquito" era tratta - come forse non tutti sanno - dalla canzone "The Mosquito", dei Doors. Essa ha un testo piano, che suona così:
"The Mosquito"
No me moleste mosquito
No me moleste mosquito
No me moleste mosquito
Why don't you go home?
No me moleste mosquito
Let me eat my burrito
No me moleste mosquito
Why don't you go home?
      Agli amici che - come Fra Galdini di ritorno (o di andata...) - nei prossimi giorni andranno alla "cerca delle noci" (anche in buona fede, per carità, non discuto), mi permetto di rivolgere l'invito con cui essi concludono le due strofe, ripetute ossessivamente (come le richieste, ahimè).

                               Piero Visani

sabato 23 maggio 2015

La bambina

       Una sera d'inverno, sul finire degli anni Sessanta. La bambina è vestita abbastanza pesante, seduta su un divano, o forse sul suo lettino. La postura è molto peculiare, tipica di chi dedica molto tempo e molta attenzione alla lettura. In realtà, la piccola potrà avere forse quattro anni e, per quanto precoce, sicuramente non sa ancora leggere; tuttavia, sfoglia con attenzione un libro, probabilmente per guardarne le figure.
       E' intenta, assorta. Qualcosa, presente nel suo animo fin dalla nascita, le fa vedere le cose più lucidamente di altri che pure hanno molti più anni di lei e, dentro quel corpicino appena abbozzato, alberga una mente vivida, attenta a tutto ciò che le accade intorno e a tutte le forti emozioni che si sviluppano dentro di sé.
       Sta guardando le figure con grande attenzione, assorta nei suoi pensieri, che in parte sono infantili e in parte sono già da adulta, da persona che è consapevole di avere una propria sfera e desidera difenderla da possibili intromissioni..
       Qualcuno le si avvicina, forse di soppiatto, e la fotografa senza averle chiesto il permesso, violando la sua privatezza, la sua dimensione identitaria. Gli scatti devono essere numerosi, perché lo sguardo della bambina non è di sorpresa, ma di fastidio profondo.
       Una delle foto fissa sulla pellicola uno sguardo carico di fastidio e dominato da un interrogativo: "perché stai violando la mia privacy, per quale ragione lo fai? Perché mi disturbi, perché non mi lasci in pace?".
       Lo sguardo è severo, carico di irritazione e rimprovero per un senso di intimità violata, e l'osservatore esterno è colpito dalla tristezza e al tempo stesso dalla rabbia che traspaiono da quegli occhi, che sono molto di più che inquisitori, sono la più inappellabile delle condanne.
       In verità, la piccola è un leone in gabbia e, molto più matura della sua età, deplora e in fondo disprezza chi la sta sottoponendo a quel trattamento, perché ella sa che "così non si fa!".
       Ho visto questa foto forse mezzo secolo dopo che è stata scattata e ho riconosciuto subito quegli occhi, sono stato oggetto di quegli sguardi, talvolta addirittura di quella stessa riprovazione. Ho capito in breve che quella bambina - ora non più tale - appartiene alla ristretta categoria degli (un)happy few, di coloro che sanno e capiscono molto, molto di più dei loro simili, e sono immersi nelle miserie del mondo chiedendosi spesso come potervi sfuggire. Conosco la loro tristezza, che è la mia. Condivido la loro furia silente, che ugualmente mi appartiene. Cerco di portare loro gioia, come loro ne portano a me, perché apparteniamo alla medesima genia e ci riconosciamo in fretta come alieni. Siamo viandanti nel deserto del mondo, che vorremmo fosse molto diverso da come è. Siamo "fratelli nella notte", timidi e al tempo stesso solidi portatori di luce. Ci riconosciamo subito e, se siamo intelligenti, ci consoliamo a vicenda. E' tutto quello che possiamo fare. Siamo consapevoli abitatori dell'orrore, in mezzo a tanti inconsapevoli. Questo è il nostro inscindibile vincolo.

                            Piero Visani




Welfare State


       A cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta, quando venne definito e organizzato l'attuale modello di "Stato sociale" (e solo il pronunciare l'aggettivo, relativamente alla situazione italiana odierna, mi coglie un'irrefrenabile ilarità), mio padre - che non era certo ricco o di destra, ma aveva una profondissima conoscenza del mondo del lavoro, visto che aveva cominciato a lavorare a soli 14 anni - era solito scuotere tristemente il capo e sostenere che, con quel tipo di legislazione, saremmo andati avanti una generazione o due, poi il sistema sarebbe imploso. Lo conferma oggi il Censis, con le sue fosche ma realistiche previsioni sul futuro pensionistico della "generazione dei mille euro".
       All'epoca, il problema mi interessava poco o punto, visto che sono sempre stato intriso di spirito imprenditoriale e il lavoro dipendente mi terrorizzava.
       Oggi, dopo aver visto quello che ho visto - cioè il totale fallimento di un sistema - sono contento di aver fatto le scelte che ho fatto, ma soprattutto voglio tributare un omaggio postumo a mio padre, che era un uomo profondamente buono, ma di cui, narciso e arrogante come sono, non ho mai apprezzato le doti intellettuali.
       Aveva capito tutto, fin dall'inizio, e mi fa piacere dirglielo: una generazione e mezza ha (vagamente) ballato, le successive sconteranno a lungo quella pseudo-danza.
       Grazie papà di avermi lasciato fare tutto, ma proprio tutto, di testa mia. Mi hai salvato.

                                        Piero Visani

venerdì 22 maggio 2015

Totem e tabù - La classifica


       Dovendo scegliere tra due di questi, il Comune di Torino, dopo quanto accaduto al locale canile dell'ENPA, è riuscito a scegliere - a dimostrazione della "sapienza" del PD - quello "gitano", senza neanche riflettere sul fatto che persino Berlusconi si è dotato di un Dudù...
       Risultato: centinaia di migliaia di mail di protesta e valanghe di "guano" a carico della giunta Fassino, la quale è dovuta correre immediatamente ai ripari, chiedendo alla prefettura "linea dura" contro "gli zingari", ridiventati tali nel momento in cui sia possibile ipotizzare che le loro "bravate" possano togliere voti, e molti...
       E dire che, finché aveva potuto, il Comune di Torino, in complicità con il quotidiano locale, aveva cercato di passare il tutto sotto silenzio.
       Gli è andata male, molto. Hanno scelto il tabù sbagliato, per una volta...
       Complimenti al loro senso tattico e alla "sapienza" dei loro comunicatori.

                              Piero Visani

Dubbio amletico


       In guerra si distrugge sempre, mediamente. Se uno è mediamente intelligente, e il suo pubblico è un po' più sciocco e credulone della media (o fa finta di esserlo...), chiamerà le distruzioni - sue e dei suoi amici - "danni collaterali" e gli attacchi in cui muoiono un "terrorista" e venti civili li definirà "attacchi di precisione chirurgica".

       A parte questo, lo sdegno cultural-artistico-archeologico per la distruzione di Palmira da parte di chi sta saldamente schierato tra le file dei distruttori di Montecassino e Dresda, appare quanto meno sospetto. A meno che - questa la mia impressione - i distruttori di oggi non siano buoni allievi dei maestri distruttori di ieri. Lo stile - occorre riconoscerlo - è il medesimo.

                           Piero Visani

Format

       Il format è sempre lo stesso, come in quei serial televisivi che maggiormente cercano di accentuare la loro riconoscibilità per venire incontro ai gusti (non propriamente rarefatti) del grande pubblico:

Parte 1 (La richiesta)
       Arriva la richiesta da uno Stato estero, alla quale i responsabili della nostra "sicurezza" (?) si sentono immediatamente necessitati di rispondere perché proviene da "La voce del padrone" (caso del rapimento dell'imam di viale Jenner a Milano), che deve essere assolutamente soddisfatta perché giova alla carriera; oppure arriva da un potentato orientale con grande liquidità e disponibilità a impiegarla generosamente (caso Shalabayeva); oppure arriva da un Paese che si pretende impegnato nella lotta contro il "feroce Saladino" dell'ISIS (caso Touil), ciò che consente di fare bella figura a basso costo con l'opinione pubblica nazionale, più disorientata che mai.


Parte 2 (L'esecuzione)
       Scatta il blitz. C'è un "criminale" da assicurare alla giustizia e occorre mostrare la "faccia feroce". Se qualcuno, in questo sfortunato Paese, amasse la "pubblicità comparativa", potrebbe chiedersi come mai tanto zelo non sia mai stato esibito per la liberazione di Latorre e Girone. Ma qui da noi - fortunatamente per chi ci governa - non ci si paragona mai con il resto del mondo. Ci bastano le magliette con la scritta "Italians do it better": dopo tutto, esse mica specificano cosa gli italiani facciano meglio degli altri...

Parte 3 (La rivendicazione)
       Scattano i proclami. Mezzo governo si complimenta con gli esecutori delle infallibili e molto professionali operazioni, mentre i media celebrano il trionfo del sistema di "sicurezza" e dell'apparato repressivo italico.

Parte 4 (Contrordine compagni!)
       Semplici verifiche consentono di constatare che l'imam di viale Jenner era al più un sospettabile, che la signora Shabalayeva forse è stata venduta a caro prezzo al Kazakistan (mentre altri Paesi hanno rifiutato l'immonda transazione...), e che il buon Touil nei giorni del massacro di Tunisi era a scuola (con tanto di testimoni e di firme di presenza) e che forse certe operazioni ordinate da un "Half-ano" hanno la tendenza a concludersi in un "All-guano". Ma tant'è, dopo tutto la materia e i relativi "organi" interessati sono i medesimi...

Parte 5 ("The sound of silence")
       Su tutta la brillante figura rimediata, con la complicità dei media nazionali, cala una densa coltre di silenzio. Alla prossima!
       Viva la "sicurezza" in salsa italica, format di sicuro (in)successo eppure molto popolare!!!

                       Piero Visani

giovedì 21 maggio 2015

Vecchiaia

       Leggo continue riflessioni di amici - da me molto stimati - sul tema della vecchiaia, che evidentemente, per persone della mia età, è un argomento di grande attualità.
       Con tutto il rispetto per gli illustri amici, devo dire che proprio non le capisco e tanto meno le condivido. Questi toni da laudatores temporis acti mi sono del tutto estranei e, se anche so bene di avere alle mie spalle molta più strada di quanta non ne abbia davanti a me, la cosa mi è di stimolo, più che di rammarico. Penso alle infinite cose che ho ancora da fare e mi prende una grande urgenza di farle. Ho fame di vita, più che mai, e, se questo può provocare in qualcuno riflessioni di compatimento, gliele lascio fare. Quanto agli sguardi, di compatimento, quelli cerco di evitarli con la massima cura del fisico e dell'estetica.
       C'è tuttavia una cosa che davvero non capisco, vale a dire la ragione per cui la vecchiaia - o come la si voglia chiamare - debba essere considerata una malattia. Non me ne sento affetto: da giovane, non ero giovanilista; da anziano, non sono "senilista". Mi sembra di avere ancora tutto da fare e nulla mi pesa particolarmente sulle spalle, anzi sono lieto della grande esperienza che sostiene e dirige i miei atti.
       Ma non ho perso la mia voglia di sognare, non ho perso la mia voglia di fare, non ho perso la mia brama di illusioni o di passioni. Non sono facile agli entusiasmi, perché non lo sono mai stato, ma sono tuttora molto incline ai progetti, tanto più se ardui e complessi.
       Non ho rimpianti, perché ho sempre fatto tutto quello che volevo e potevo fare. Sono sempre io, sono ancora io, sempre pronto a partire e ripartire. Non invidio i giovani. Se lo desiderano, cerco di trasmettere loro la mia esperienza. Se non lo desiderano, li lascio vivere la loro vita, con successi e insuccessi.
       Non ho paura della morte, perché la morte fa parte della vita. Le vado incontro tranquillo e sereno, del tutto estraneo a qualsiasi forma di religiosità, sviluppando sempre nuovi interessi e progetti. Non sono mai stanco, o scettico, o dubbioso. Talvolta sono deluso - questo sì - ma solo perché ho incontrato dei "morti viventi" e l'incontro con costoro - notoriamente - non è mai dei più piacevoli.
       Non sono pentito di nulla, e continuo a piacermi moltissimo. Se risulto ridicolo, non mi preoccupo. A mio parere, può essere meglio risultare ridicolo che banale. L'élan vital non va in pensione e questa è una enorme fortuna.

                           Piero Visani







Blog "Sympathy for the Devil" - Classifica dei post più letti (21 Aprile - 20 Maggio 2015)

       Il periodo 21 Aprile - 20 Maggio è stato assolutamente tranquillo, anche se le visualizzazioni hanno superato le 53.300. Questa impressione è confermata dai mutamenti davvero modesti che si sono avuti al vertice della classifica dei post maggiormente visualizzati dal pubblico:
  1. It's just like starting over, 569 (=) - 11/12/2012
  2. Non, je ne regrette rien, 230 (+3) - 29/12/2012
  3. Un'evidente discrasia (in margine ai fatti di Parigi), 192 (+1) - 8/1/2015
  4. Quantum mutatus ab illo!, 169 (+2) - 20/05/2013
  5. Tamburi lontani, 121 (+2) - 9/1/2015
  6. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 119 (=) - 29/01/2014
  7. Non sarà il canto delle sirene, 112 (+16) - 06/08/2014
  8. La rivolta di Pasqua (Dublino, 1916), 102 (+2) - 31/03/2013
  9. Umberto Visani, "Ubique", 102 (+1) - 19/04/2013
  10. Le donne accoglienti, 98 (+2) - 15/03/2013
  11. Gli aggiustamenti "borghesi", 97 (=) - 05/02/2014
  12. American Sniper, 93 (+1) - 05/01/2015
  13. La verità è sempre rivoluzionaria, 93 (+1) - 21/03/2013
  14. Storia della guerra - 19: L'ascesa dell'impero napoleonico, 91 (+2), 31/10/2013
  15. Storia della guerra - 16: La guerra franco-indiana, 90 (+1), 23/10/2013

       Gli aspetti più rilevanti del mese testé concluso sono state le modifiche registrate al vertice della classifica, con ben 3 post che hanno scavalcato chi stava loro davanti in graduatoria e uno - Non sarà il canto delle sirene - che di posizioni ne ha scalate ben tre, passando in un colpo solo dal decimo al settimo posto, grazie a 16 visualizzazioni in più, che sono andate ad aggiungersi alle 12 in più fatte registrare nel mese precedente, che hanno portato questo post ai massimi vertici della classifica. Frutto probabilmente del fatto che è un post di taglio autobiografico che ha incontrato l'interesse dei lettori.
       Da segnalare, inoltre, due new entry connesse alla Storia della guerra, ma si trattava di post che già erano nella parte più alta della classifica e che ho voluto segnalare in quanto hanno superato la soglia delle 90 visualizzazioni.

       Per quanto attiene ai soli post del mese in oggetto, i tre più letti sono stati:
  1. Siam pronti alla vita - Racconto pseudo-ucronico (38 visualizzazioni)
  2. L'identità italiana (37 visualizzazioni)
  3. The Bonnie Blue Flag (31 visualizzazioni)
      Per finire, le visualizzazioni sono salite a circa 53.300 e i post a 1711, il che ha mantenuto stabili a 31,1 le visualizzazioni per post, come nel mese precedente.
       Occorre infine tenere conto che l'uscita di non pochi post su Facebook, e la pubblicazione di qualche altro su vari siti o blog amici, non consente ovviamente di valutare il numero totale reale delle visualizzazioni, anche se è innegabile che potenzia le capacità complessive di impatto del blog stesso. 
       Come già accaduto il mese, mi permetto di esortare i lettori che gradiscono questo blog a segnalarlo ad amici e conoscenti, per farne crescere il pubblico e le capacità di impatto. Grazie.

                                Piero Visani








Eyes Right!!

       A quanto pare ci vedo. I miei problemi derivavano da un'ipercorrezione delle lenti. Il calo della miopia, dovuto a una splendida maturità, mi ha creato problemi, ora risolti grazie al brillante intervento di mio cognato, oculista di valore.
       Mi sorprendo sempre quando, nel corso di una visita oculistica, grazie a accurate correzioni, "I can see quite clearly now", direbbe George Harrison. Di norma, infatti, io vivo immerso in una fog of war che, praticata tanto a lungo, è diventata uno status mentale, prima ancora che una condizione fisica. Da quando ho messo i miei primi occhiali, all'età di dieci anni, con gli occhi lesi da troppe letture febbrili, ho sempre guardato alla realtà con occhi da miope ("lo sappiamo bene!", direbbero i miei nemici...) e a tale condizione mi sono progressivamente affezionato, nel senso che non vedo più nulla con particolare chiarezza, ma come in una nebbia che mi si raccoglie intorno, simile a una coltre di ovatta.
       Dirò di più: non sono nemmeno certo di voler vedere con chiarezza. Da un lato, ciò mi filtra molti orrori e volgarità estetiche; dall'altro, stimola la mia sensibilità, le mie aspirazioni interpretative, il mio modo di accostarmi al reale. Così, un po' vedo e un po' immagino, e ciò che immagino è spesso assai più gradevole di ciò che vedo.
       Ho cercato spesso di spiegare tale dicotomia, ma quasi sempre invano. Oggi ti ascoltano in pochi, pochissimi, e tutti corrono dietro a una "cultura del fare" di cui capisco poco e condivido meno. Gli squarci di bellezza e di intensità empatico-emotiva presenti all'interno di un dialogo vero paiono ormai preclusi ai più, salvo rarissime eccezioni. Ad esse mi dedico, in quanto, nel mio ormai lungo cammino nel mondo, ho compreso che occorre cercare e porsi in relazione solo con chi condivide un certo tipo di visione della vita e delle cose. Tutto il resto è inutile sofferenza. Bisogna cercarsi, tra simili, e "fare squadra", perché l'obiettivo è comune.
      Nel mio caso, cerco persone inutili, come me, che non vogliano avere, ma essere. Non a caso, sebbene io abbia più ferite di un bersaglio statico crivellato di colpi, posso dire che queste persone comunque si trovano. A quel punto, non serve neppure più vedere con gli occhi normali, bastano gli occhi della mente. Quanto alle altre persone - quelle utili - avranno sicuramente cercato di vendermi le loro valigie, piene di merci e/o di bugie e/o di nevrosi. Bene. Libero mercato. A me i loro prodotti non piacciono e, a differenza di quello che ho fatto per tanto, troppo tempo, da qualche anno a questa parte mi astengo del tutto dall'acquistarli.

                                      Piero Visani




mercoledì 20 maggio 2015

Riflessione sulle fonti (di reddito)


       Una delle ragioni per cui, dal 1996, non mi sono mai più occupato di politica, se non come svagato commentatore privo di lettori, è stata la lucida constatazione che i miei connazionali ed io non condividiamo la stessa "polis".

       In effetti, in questo Paese uno può fare l'antifascista, l'anticomunista e l'anti qualsiasi cosa, ma NON può fare l'antistatalista. Abbiamo - è vero - una delle tassazioni più elevate al mondo (in cambio di ben pochi servizi), abbiamo un fisco che "rivaluta", per "liberalità", quello dell'URSS staliniana, ma, se solo uno prova a toccare lo Stato, "il buio scende intorno a lui".
       Buio e gelo.
       Ci sono, sì, le sempiterne tirate contro "Roma ladrona", ma sono soprattutto folklore, perché, quando poi ha inizio la fase dei "conti della serva", l'italiano medio comincia a farne due (di conti) e si chiede: ma come posso seguire i fanatici dell'antistatalismo? Dove andrei a ramingare uno stipendio pubblico, che da noi, nella maggioranza dei casi, E' UN VERO REDDITO DI CITTADINANZA, IL vero reddito di cittadinanza?
       Ovviamente non voglio generalizzare, non si deve farlo mai, ma quanti italiani interpretano lo stipendio pubblico in tal modo? Debbo ricordare certi servizi de "Le Iene"? E' vero, è uno stipendio mediamente basso, esclusi i privilegiati della casta (che peraltro non sono così pochi...), ma qual è l'impegno che richiede in cambio?
       So bene che ci sono migliaia di statali che fanno il loro dovere fino in fondo, così come ci sono non pochi lavativi nel settore privato, ma non è quello che volevo sottolineare.
       Mi premeva evidenziare che, se scrivi contro lo Stato, in Italia ti fai il vuoto intorno. Ho fatto un calcolo partendo dai miei interventi su FB e, se faccio polemica politica, posso arrivare anche a 40 "mi piace", che possono salire a oltre il doppio nel caso di polemica storica.
       Se invece faccio polemica contro lo Stato, è tanto se arrivo a 5. Il perché è semplice: da noi lo Stato è la mamma, la mamma di tutti. E come si fa a rinnegare la propria madre? Noi siamo i suoi bambini, e lei "amorevolmente" ci mantiene, dalla culla alla tomba. Cosa farebbero, in molti, senza la pensioncina della zia o della nonna, cui attingere in caso di difficoltà? Uno potrebbe spiegare che si tratta di un terribile circolo vizioso, ma, più che impossibile, è inutile. A noi, per la precisione a voi, piace vivere così. Evita di affrontare i pericoli del mondo, consente di svolgere un'esistenza di tipo uterino: nessuna conoscenza di ciò che ci circonda, ma nessun pericolo. Così, credendoci ben vivi, siamo morti come popolo e Nazione. Un classico esempio di eterogenesi dei fini: la "certezza" (ahahahaha, questa mi fa proprio ridere, pensando ai "pensionati" del futuro!) del domani in cambio della "cronaca di una morte annunciata" (e procurata).
       Ma - si sa - "de gustibus non disputandum".

                             Piero Visani

martedì 19 maggio 2015

Jukebox personale - 2

       Confesso: ho sempre amato le atmosfere da "sophisticated comedy" e le donne algide (non apparentemente tali, proprio algide...).
       Ho pagato entrambi gli amori: nel primo caso, forse per la "legge del contrappasso", mi sono trovato immerso in varie atmosfere da "complicated tragedy"; nel secondo, ho scoperto a mie spese che l'algore fa molto male, a chi lo deve subire.

                                  Piero Visani


Robbie Williams feat. Nicole Kidman - Something Stupid (Sing When You're Winning, 2001) [Original recording by Carson and Gaile, 1963 & Nancy Sinatra and Fra...
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Jukebox personale

       Le canzoni mi traversano la testa (e talvolta l'anima), in rapida successione. Ricordo che, nel 1988, la prima volta che misi piede negli USA, la prima canzone che sentii in una delle salette dell'aeroporto Kennedy (ero esentato dalle code, in quanto partecipante all'"International Visitor Program") fu "Finché la barca va", di Orietta Berti. Nessuno ci crederà, ma è così.
       Qualche anno dopo (novembre 1993), appena sbarcato all'aeroporto di Mosca, mentre la mia escort (maschio) mi portava in centro, la radio della sua auto trasmetteva "My sweet Lord", di George Harrison, a dimostrazione che il comunismo era davvero finito.
       Mi accorsi subito che il testo, ovviamente facendo violenza alla metrica, era facilmente adattabile alla mia situazione del momento, bastava sostituire la parola "Moscow" a "Lord":

I really want to see you
Really want to be with you
Really want to see you Moscow
But it takes so long, my Moscow.


       In realtà, il viaggio non era stato affatto lungo, da Torino, ma la mia mente è contorta.
       Così, stasera, mi rimbalza nella mente una vecchia canzone di Joan Osborne, "One of us". Il testo è lungi dalla mia visione del mondo, ma la musica, non so perché, mi è cara.

                                               Piero Visani


Reminiscenze serali

       Sulla gioventù, la vita, la morte, l'onore. E' bello pensare che, di tutte le cose che hai fatto, non ce n'è quasi alcuna di cui essere realmente pentito. Così, ci si tiene stretta la propria vita "sbagliata".

                                                  Piero Visani


Vite parallele


       Ogni tanto mi tocca sentire - o leggere - le "tirate buoniste" sul fatto che la vita umana è sacra. Mi chiedo come declinarle insieme e in parallelo all'esultanza che molti di costoro evidenziano quando viene ucciso (o si afferma che venga ucciso) un loro nemico, tipo l'"emiro del petrolio" dell'ISIS.
       Domanda: è sacra solo la vita degli amici (alleati, clienti, ascari, etc., etc.)? Se è così - come a me pare - le "tirate buoniste" potreste risparmiarmele, grazie?


                                  Piero Visani