mercoledì 30 settembre 2015

E tutti i dubbi tuoi...

       A volte, leggendo commenti di lettori a cose che scrivo, notando la sopravvalutazione di alcune e la sottovalutazione di altre, mi sento confermato nella mia teoria per cui l'unica possibilità che un autore ha, per quanto modesto egli sia, è quella di scrivere per se stesso, perché i rischi di fraintendimenti e incomprensioni sono all'ordine del giorno da parte di chi ha la benevolenza di leggermi, e di tutto questo chi scrive soffre. Soffre nel sentirsi incompreso, o frainteso, e soffre ancor più sentendo che la sua parola e il suo pensiero sono vani.
       Queste considerazioni mi frullano in testa da qualche giorno e mi hanno indotto a ridurre drasticamente i miei interventi, come riflessione sull'inutilità dello scrivere. Naturalmente, tale inutilità non esiste, ma occorre fare i conti con le proprie personali sensazioni e fermarsi a riflettere.
      Lo scrivere, del resto, è attività assolutamente inutile: non mi ha mai giovato come autore, non ha mai persuaso alcuno sul piano politico-culturale, non ha mai indotto una donna che mi piacesse a volermi bene, a prendermi anche solo in considerazione come uomo. Lo scrivere è una sorta di fredda vocazione al massacro.
       Se resto attaccato alla pratica dello scrivere, è perché serve a me, perché mi fa bene, mi dà gioia, è probabilmente terapeutica. E' una pratica in fondo solipsistica e io, ormai, solo la solitudine cerco: la solitudine, la riflessione, il piacere e infine il dialogo con chi si dimostri anche solo vagamente affine alla mia visione del mondo. Non ho altre esigenze, ambizioni o speranze, se non quella di dialogare con qualcuno con cui cercare di capirsi, senza intavolare l'ennesimo e autoreferenziale dialogo tra sordi. Non nutro molte speranze in tal senso, ma la pervicacia è una delle mie poche doti.

                               Piero Visani




Le parti


       Credo che faremmo un bellissimo passo in avanti se la smettessimo di parlare di parti "giuste" e parti "sbagliate". E' una distinzione che va bene fino ai 5-6 anni di età, poi in genere si matura...
       Aggiungo che, se per tutta la vita avessi seguito - come in effetti ho seguito - parti definite "sbagliate", sarei molto contento di sentirle definire tali da soggetti per i quali non abbondo di stima.
       La parte che scelgo io è la mia. Non è giusta né sbagliata. E' quella che piaceva e piace a me. Se a qualcuno pare sbagliata, liberissimo di farlo e dirlo. Il problema vero è che io - esattamente come costoro, peraltro - non mi sono mai posto il problema se tale parte fosse giusta o sbagliata, ma semplicemente se mi piacesse o meno, se fosse conforme alla mia visione del mondo (e ai miei interessi, se ne avessi...) oppure no.
       Se poi è uno è un analfabeta mentale e culturale, allora vedrà parti giuste e parti sbagliate. Io non riesco a vederle. Sarò cieco. Io mi limito a vedere la parte che piace a me, così come vedo quelle che non mi piacciono. Definire la mia "giusta" e le altrui "sbagliate" lo trovo demenziale e vagamente "cheap".

                  Piero Visani

lunedì 28 settembre 2015

"Cinegiornale Luce" (o...buio?)


       "Nella giornata di ieri, un fermo e determinato blitz dei nostri reparti ha colto sul fatto, nel paese di Castellinaldo d'Alba (CN), un gruppo di vegliardi - per di più autoctoni... - intenti a vendemmiare su terre che essi affermano (non sappiamo quanto attendibilmente) essere di loro proprietà.
      Trattandosi PALESEMENTE di "lavoro nero", organizzato con i metodi del più turpe caporalato, i pericolosi vegliardi erano stati da tempo attenzionati dai nostri servizi di informazione e così, una volta che tale nucleo eversivo si è riunito, siamo intervenuti con un celere blitz, portato vittoriosamente a termine.
       Non essendosi rinvenuta la presenza di migranti, rom, elementi politici, etc. era del tutto chiaro che i soggetti presenti sul posto erano NATURALMENTE colpevoli, per cui si è proceduto con la giusta severità, la stessa di cui si dà prova quando il reato commesso non è da sanzionare per un importo di 19.500 euro ma di 4 o 5 milioni di euro, o quando nella perpetrazione del medesimo sono coinvolti soggetti appartenenti alle categorie testé citate.
      Ripristinata la legalità, i nostri reparti hanno fatto ritorno alle loro sedi, stanchi ma soddisfatti di aver compiuto anche questa volta il loro dovere con fede incrollabile".

                          Piero Visani

domenica 27 settembre 2015

Sempre amata


"La rupture avec le désordre établi" (Emmanuel Mounier). Me ne innamorai in gioventù e, sia pure a modo mio, tuttora la amo parecchio.

                   Piero Visani

Catalogne


       Come ho già scritto ieri, la speranza insita nella nascita di piccole patrie è - tra le altre - quella di avere la propria esistenza non MARTORIATA, come dimostra l'esempio della cartella esattoriale fatta pervenire dai "volonterosi carnefici" a una famiglia che ancora ATTENDEVA il risarcimento dovutole per la morte del padre, dalle follie dello Stato centralista.
       Siccome viviamo nel "migliore dei sistemi possibili", tutto ciò che può servire a destabilizzare tale sistema assolutamente folle a me è gradito, dalla Catalogna al Medio e Lontano Oriente. Così come capisco il conservatorismo degli "amici di Equitalia". Dopo tutto, sono secoli che esistono gli adoratori di Dracula.

                     Piero Visani

sabato 26 settembre 2015

I "salti nel buio"

        La teoria dei "salti nel buio" è una delle cose che mi diverte di più: portata avanti da conservatori pingui e satolli, di quelli che a 45 anni ne dimostrano già 95, mentalmente parlando, è in questi giorni ritornata all'onore delle cronache a seguito delle elezioni di domani in Catalogna, che potrebbero e dovrebbero accelerare la marcia di questa regione verso l'indipendenza.
       Come per la Scozia, anche nel caso catalano i media italiani mettono in guardia sul "salto nel buio". Vorrei unirmi a loro, ma con intenti diversi, e dire ai catalani: "Fate il salto nel buio e mettetevi in salvo, fin che siete in tempo. Noi italiani nel buio ci siamo già da molti anni, e pure senza saltare...!"
        In un Paese dove si può morire per incidente sul lavoro, vedersi sentenziato un risarcimento, NON vederselo pagare dallo Stato e, per soprammercato, vedersi pure arrivare una megacartella di Equitalia per imposte non pagate, probabilmente perché una famiglia era rimasta senza il sostegno economico dell'unico soggetto che in essa lavorasse, sentire una corte di pingui stolti che esorta la Catalogna a non fare "salti nel buio", è molto più di una provocazione, è un'offesa.
       Se costoro non fossero - come spesso e volentieri sono - dei "mantenuti di Stato", forse dedicherebbero un attimo di più di attenzione alla condizione di chi nel buio è già precipitato da tempo, senza neppure poter indire un referendum, ma semplicemente perché ce l'hanno buttato - scientemente - i "padroni del vapore", i quali, fregandosene bellamente di ciò che accade qui, dall'alto delle loro ricche prebende mensili, sono però preoccupatissimi per il futuro della Catalogna e, soprattutto, per il fatto che ai catalani sia ancora concesso di votare per decidere del loro destino.
       In qualunque Paese del mondo, questo sconcio sarebbe deprecato dai più. In Italia, è oggetto di dotte analisi, perché, se i popoli si staccano dallo Stato centralista con decisioni dal basso, viene messo in contestazione un sistema che vive solo se può precipitare tutti nel buio, tutti meno la casta che lo governa, la quale ha bisogno di non perdere nemmeno un suddito, se intende perpetuarsi nel tempo e continuare a vivere sulle spalle del popolo lavoratore.
       Viva i "salti nel buio", quindi, che siano in Catalogna, in Scozia o altrove! Sono uno dei pochissimi modi che ci sono rimasti per sperare di avere un futuro. Un futuro non buio, ma illuminato da una fiaccola di speranza. Quando non c'è nulla da conservare, se non che i privilegi di una casta di schiavisti, quelli che essa chiama "salti nel buio" altro non sono che "balzi speranzosi verso la luce". Facciamoli!!

                      Piero Visani


                                      



Storytelling

       Pensate quale progresso potrebbe compiere la comunicazione della Destra italiana se, invece di andare sempre al rimorchio degli altri, limitandosi alla critica, passasse infine a creare narrazioni, a darsi uno storytelling, a creare storie credibili nel quale l'opinione pubblica potesse riconoscersi. Altro che fondazioni per operazioni individuali e immobiliari! Una fucina di storie. Credete che tra noi autoctoni, nuovi underdog e schiavi, le storie commoventi possano mancare?
Un po' di fantasia non meramente appropriativa, suvvia...!

                      Piero Visani







Razzismo alla rovescia


       La notizia di cui sotto chiarisce molto bene che siamo ormai vittime di un razzismo alla rovescia che colpisce tutti coloro che non solo non condividono ideologicamente il "pensiero unico", ma non lo condividono neppure fattualmente.
       Ad esempio, nell'Europa del pacifismo, A CHE SERVE UN MILITARE? Quali diritti ha? E' ovvio che è un cittadino di serie B, per di più in zona retrocessione, cioè ormai vicino alla serie C.
      Del resto, a cosa servono i militari, in Europa, se non che a fare gli "ascari" degli americani?
       Certi risultati non si raggiungono solo per colpa di certe culture, ma perché la passiva accettazione di quelle culture ha progressivamente trasformato la FUNZIONE militare in FINZIONE militare. Se svanisce la sovranità - e la sovranità europea è svanita dal 1945 - l'interrogativo legittimo è: che ce ne facciamo dei militari? Per operazioni tipo "Mare Nostrum"? Per le esigenze attuali credo che basti l'apparato di polizia, anche perché le necessità degli Stati europei del futuro saranno sempre più di polizia, nel senso di reprimere gli autoctoni a vantaggio dei migranti.
       Occorre che chi ancora svolge determinate professioni, frutto di un periodo in cui gli Stati erano sovrani, si renda conto delle nuove situazioni e ne prenda atto.
       Non ci sono alternative, in quanto con questo stato di cose occorrerebbe rompere brutalmente, rifiutandone radicalmente la cultura che lo ispira. Invece gli europei hanno eserciti fatti - come nel caso italico - di "soldati di pace", cioè di ossimori viventi, e naturalmente si apprestano, come tutto il Vecchio Continente, a "riposare in pace", presto, molto presto. Siamo malati terminali e, siccome nessuno ce lo dice, quando lo scopriamo a nostre spese un po' ci sorprende e molto ci dà fastidio. Ma servitù e schiavitù sono già ben presenti nelle nostre esistenze ormai burocratizzate e fiscalizzate (nel senso che esistiamo solo come soggetti pagatori dei Moloch burocratici). La fine ultima arriverà a breve. Senza particolari rimpianti, come accade ai suicidi. Magari qualche super-ingenuo si chiederà perché e a lui consiglierei un breve ripasso delle fenomenologie di "ascesa e declino", tutte tristemente uguali a se stesse.

                   Piero Visani

giovedì 24 settembre 2015

L'uomo senza qualità


       Chiunque abbia frequentato - per sua personale insipienza, sia chiaro - le sedi dei partiti del Centrodestra italico sa bene che il problema principale è di natura lombrosian-antropologica e che Maurizio Crozza, nel rappresentare provocatoriamente la figura di Antonio Razzi è stato molto signore, pieno di "aurea levitas". L'originale, a vederlo interpretare la sua caricatura, pare anche persona di spirito, per cui non me la prenderei con lui.
       Preferisco parlare di quelli che di spirito non sono affatto e che hanno ridotto la concezione della politica a leccare terga e corrompere/farsi corrompere.
       Il "mercato dei buoi" cui assistiamo in questi giorni per correre in soccorso a Renzi, magari tramite Verdini, sta solo ad indicare che il criterio dominante nei partiti del Centrodestra è la meritocrazia: alla rovescia, ovviamente. Non che non esistano le eccezioni, per carità, ma i più sono una caricatura di Crozza che fa la caricatura di Razzi e, per un vitalizio e qualsiasi altra somma ad esso connessa, farebbero qualunque cosa.
      La constatazione non mi preoccupa minimamente, non sono moralista e non mi interesso di "politique politicienne". Mi dà solo un po' fastidio averne visto alcuni aprire e chiudere convegni culturali con la stessa grazia con cui si chiudono le stalle (del resto costoro pensano che gli intellettuali siano delle bestie e dunque va dato loro merito, nel caso di specie, di essere stati per una volta autentici e sinceri) e mi dà ancora più fastidio aver sentito alcuni di loro commemorare eroi veri, magari arrivando fino all'esibizione di comodo della falsa lacrimuccia.
       In Italia si ama molto questo tipo di comportamenti. Io infatti sono apolide e alieno.

                                                 Piero Visani

La costruzione di... una squadra


       Credo che tutti gli juventini abbiano in mente la partita Juventus-Parma di parecchi anni fa, debutto ufficiale della Juventus di Antonio Conte, quella che, dopo le esperienze in calando di Ranieri, Ferrara e Del Neri, usciva da un "brillante" settimo posto...: un calcio di straordinaria aggressività, a ritmi notevolissimi. Un calcio moderno.
      Chi abbia visto la Juventus di ieri sera contro il Frosinone, avrà compreso la lungimiranza della dirigenza juventina, che ha lasciato andare un signor allenatore per non spendere soldi e poi spendere circa 150 milioni di euro l'anno dopo per metterla in mano ad Allegri, allenatore la cui competenza è chiarita dal fatto che, quando fece in modo che Andrea Pirlo venisse venduto dal Milan, in quanto lo riteneva finito, consegnò alla Juventus un campione che le ha fatto vincere quattro scudetti consecutivi...
       Quest'anno, fin dall'inizio, si vede quanto conti la mano di un allenatore per la costruzione di una squadra e del suo spirito. Non aggiungo altro, non serve. La "Vecchia Signora" sta diventando la "Patetica"...

                Piero Visani

La "guerra senza morti"

       Che questo insieme di orrori, di situazioni verminose, di conti da pagare con soldi che (ai più, non a tutti...) non bastano mai possa essere considerato una vita, o qualcosa di vagamente assimilabile a una vita, è cosa condivisibile soltanto da individui talmente pervasi nel profondo da pulsioni masochistiche da essere disposti ad accettare qualsiasi forma di degradazione a loro carico.
        Come chiunque abbia un certo numero di anni sa bene, il piacere è stato da tempo sostituito dalla virtù, la nostra, sull'esercizio della quale campa allegramente una ristretta categoria di criminali politici e no. Costoro sono costantemente pronti a farci la morale, ma per loro vantano invece qualsiasi forma di privilegio. Alla virtù pagano un quotidiano tributo dialettico, ma della vita conoscono solo vizi, crimini e la più totale immoralità, anche se il gigantesco apparato mistificatorio cui ricorrono convince i più ingenui che le loro intenzioni siano buone, molto buone, volte al "bene comune"...
       Tuttavia, pensare che questa condizione di terribile costrizione individuale, psicologica ed economica possa durare in eterno, o anche solo a lungo, senza provocare conseguenze anche gravi, per non dire gravissime, è una pia illusione. Per constatarlo, è sufficiente guardarsi intorno, nella vita quotidiana: facilità all'insulto, all'alterco, scomparsa di qualsiasi forma di buona educazione o gentilezza, sostituite da una forte propensione alle litigiosità, allo scontro fisico, alla violenza privata.
       Come tutte le società pronte all'esplosione (o all'implosione, o ad entrambe?), la situazione di coloro che hanno la ventura di farne parte peggiora giorno dopo giorno e il disegno di farle degenerare in questo modo è terribilmente lucido, perché un deterioramento progressivo è assai più difficile da percepire di uno immediato, rapido, fortemente scandito.
      Tutto peggiora costantemente, mentre qualche piccolo imbonitore di turno usa tutte le armi di distrazione di massa di cui dispone per farci credere che invece la situazione migliori. La pia illusione di coloro che, tra noi, ancora si illudono, dura forse lo spazio di un telegiornale o di un discorso mal pronunciato, poi la realtà ritorna a imporre la propria legge ed è una legge dura, durissima.
       Quando, per pura ignavia, si lasciano formare queste situazioni, poi cercare di uscirne è ogni giorno più oneroso. I grandi mezzi di comunicazione di massa parlano di "venti di guerra", certo per prepararci all'evenienza, ma la "guerra di tutti contro tutti" è già iniziata da tempo, mentre la "guerra per bande" ha ormai sostituito i conflitti di tipo tradizionale. Come il Titanic, andiamo passivamente incontro al nostro iceberg e l'impatto con esso sarà tremendamente duro. Ci promettono che sarà "una guerra senza morti", la classica guerra "post-eroica", ma di sangue e di morti già siamo pieni, senza vantaggio alcuno per noi, poveri schiavi sempre più sfruttati, e potremo uscirne solo con una fuga in avanti, non certo con una all'indietro.

                                                     Piero Visani

mercoledì 23 settembre 2015

Della guerra


       Se Carl von Clausewitz (1780-1831), il grande teorico prussiano della guerra, fosse ancora in vita, sono certo che, nel seguire la vicenda governo USA - Volkswagen, avrebbe constatato con soddisfazione quanto corretta sia ancora oggi la sua celebre definizione per cui "la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi".
       Forse sarebbe ancora più soddisfatto nel constatare che, anche se si aggiungesse l'aggettivo "economica" alla parola "guerra", la sua celeberrima frase non cambierebbe di significato, anche perché, essendosi modificata molto, in questi quasi due secoli, la natura del conflitto, sono ovviamente mutati i mezzi con cui proseguire la politica. Semmai, si sono fatti infinitamente più sofisticati i modi per comunicarla, al punto da assurgere addirittura al ruolo di nuova dimensione della conflittualità.

       Nel mondo del "buonismo", c'è solo guerra, senza esclusione di colpi...

                             Piero Visani


martedì 22 settembre 2015

Blog "Sympathy for the Devil": Classifica dei post più letti (21 Agosto - 20 Settembre 2015)

       Il periodo in esame ha visto un significativo incremento delle visualizzazioni, che sono salite a 61.500.
      La classifica generale dei post maggiormente letti ha subito significativi mutamenti di vertice, qui evidenziati:
  1. It's just like starting over, 569 (=) - 11/12/2012
  2. Non sarà il canto delle sirene, 312 (+52) - 06/08/2014 
  3. Non, je ne regrette rien, 244 (+4) - 29/12/2012
  4. Carlo Fecia di Cossato, 210 (+210) - 25/08/2015
  5. Un'evidente discrasia (in margine ai fatti di Parigi), 196 (=) - 8/1/2015
  6. Quantum mutatus ab illo!, 170 (=) - 20/05/2013
  7. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 144 (+11) - 29/01/2014
  8. Storia della Guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 140 (+33) - 19/10/2013
  9. JFK e lo "zio Adolf", 139 (+60) - 17.05.2013
  10. Isbuschenskij, 139 (+49) - 23/08/2013
  11. Umberto Visani, "Ubique", 127 (=) - 19/04/2013
  12. Tamburi lontani, 124 (=) - 9/1/2015
  13. Richard: sensi, desiderio e piacere, 120 (=) - 19/06/2015
  14. Le donne accoglienti, 112 (+3) - 15/03/2013
N.B.: I titoli in colore blu indicano che il post è progredito nella classifica generale; i titoli in colore rosso che il post è una new entry ai vertici della classifica (prime 10-15 posizioni), dove prima non era presente.

       Il mese in oggetto ha visto soprattutto l'irruzione al quarto posto nella classifica generale del post Carlo Fecia di Cossato, che ha battuto due record in una volta sola: il primo è stato quello delle visualizzazioni in un solo mese (ben 210) e il secondo è stato quello della scalata della classifica, visto che è salito di primo acchito addirittura al quarto posto.
       Davanti a lui è continuata, a ritmo solo leggermente rallentato, l'irresistibile ascesa del post Non sarà il canto delle sirene, che ha mantenuto un ritmo notevolissimo di visualizzazioni mensili (+52) ed è passato al secondo posto della classifica generale.
      Da sottolineare anche la cospicua crescita dei post JFK e lo "zio Adolf" (+60 visualizzazioni), Isbuschenskij (+49 visualizzazioni) e Storia della Guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande (+33 visualizzazioni), tre post che hanno naturalmente migliorato le loro posizioni ai vertici della classifica.
        Un mese, quindi, di grande mobilità nella graduatoria e dove, sulla sola scala mensile, a parte il già citato exploit del post Carlo Fecia di Cossato (+210 visualizzazioni), si devono segnalare anche i buoni risultati di Kàera'hul - Recensione (43 visualizzazioni) e di Carpe diem...o dell'antiparlamentarismo (41 visualizzazioni).     

       Per finire, le visualizzazioni sono salite in totale a circa 61.500 e i post a 1.947, il che ha fatto rimanere stabile a 31,5 il numero medio di visualizzazioni a post.


                                              Piero Visani




Mister Italia...


       Sono troppo vecchio per essere fatto "Mister Italia". Però so che nel 1942 c'era la guerra e avrei potuto difendermi (e attaccare...). Ora invece, in questo periodo di "assoluta felicità", non mi rimane altro che la morte per asfissia politica, culturale, sociale e fiscale.
       Come sono felice!

                         Piero Visani

Avvertimenti


       Lo stile tipico del "colpirne uno per educarne cento" attraversa varie famiglie di pensiero e di azione, non escluse quelle istituzionali, le quali spesso hanno vestito pudicamente tali pratiche sotto la definizione di "esercizio degli 'arcana imperii'".
       Non mi risulta però che questo tipo di condotta fosse e sia proprio di regimi ispirati - almeno formalmente, molto formalmente... - a principi liberal-democratici. Per non parlare del fatto che spesso, in questo Paese, quando incomincia a spirare un certo vento, molte "banderuole" ne prendono passivamente atto: c'è il mutuo da pagare, la famiglia da mantenere, la carrieruzza da fare.
       A ciò si aggiunga la deriva privatistica di quelli che un tempo erano i poteri statali, trasformati in punti di aggregazione di bande diverse, e si riuscirà facilmente a comprendere per quale ragione in Italia, se appartieni - che so? - alla famiglia Casamonica (ma potrei citarne molte altre, decisamente più blasonate e rispettabili, almeno a parole, esclusivamente a parole...) ti chiamano addirittura in televisione e ti lasciano dire le più proterve castronerie (quando proprio non ti inducono a farlo), mentre, se sei uno scrittore come Erri De Luca, devi stare attento a misurare le parole e, sia che tu lo faccia o no, è sempre "istigazione a delinquere".
       Nel caso di specie, a costo di andare apparentemente controcorrente, dirò che la magistratura torinese ha fatto benissimo a condannare lo scrittore per un reato di opinione, in quanto quest'ultimo sarà il più diffuso dei prossimi anni. Tutti verremo progressivamente messi a tacere per reato d'opinione, mentre si consoliderà e diventerà "koiné" la vulgata corrente.
       Sotto questo profilo, la magistratura torinese è un'antesignana di tutta la magistratura italiana, la quale, essendo brillantissima a non vedere (o a far finta di non vedere) i reati veri, si preoccupa di evitare di accrescere la dimensione criminosa e crimonogena stroncando sul nascere il reato di "istigazione a delinquere". Peccato che, se con l'aiuto di buoni avvocati e ricchi patrimoni superi quella fase, dopo ti è consentito tutto e diventi uno dei tanti, rispettatissimi "Don Raffaé" di questo beneamato Paese. Perché l'"istigazione a delinquere" è un reato grave. Il delinquere "tout court", invece, è un mero accidente della Storia e gli "uomini di rispetto" notoriamente non commettono reati. Mai. Al massimo errori...

                 Piero Visani

lunedì 21 settembre 2015

Deriva autoritaria


       "Sovrano è colui che decide sullo stato di eccezione": così recitava il celebre passo di Carl Schmitt. Oggi, in teoria, avremmo parecchie occasioni per decidere sulle situazioni ordinarie e su quelle non ordinarie, ma tutto è organizzato in modo per cui tutti quelli che un tempo furono cittadini non possano esercitare tale diritto e divengano sudditi, mentre la gestione della politica è basata su una serie di colpi di mano, veri e propri "stati di eccezione", in cui essi sono oggetto di decisioni che vengono prese altrove e sulle quali non hanno alcun diritto di controllo, oppure partecipano a riti collettivi (ad esempio quelli elettorali), dove il consenso e le maggioranze vengono ottenuti a colpi di persuasione palese ed occulta, evidenziazione di presunti (ma inesistenti) "stati di necessità" e anche di prevedibilissimi brogli.
Ormai la condizione del cittadino europeo è una delle più "divertenti": le armi di distrazione di massa lo persuadono quotidianamente di vivere nel migliore dei mondi possibili, mentre, a livello pratico, pezzi della sua libertà e sovranità vengono perduti ogni giorno e ancora di più saranno perduti in futuro.
       L'UE è il "Grande Fratello" autoritario e, non avendo una struttura politica, non è nemmeno contestabile per via elettorale, dal momento che il Parlamento Europeo, tra le tante farse di cui siamo circondati, è la più farsa delle farse.
       Su questo sfondo si inserisce prepotente la scelta di privare un continente e una popolazione di una cultura storica, grazie alla quale ci si sarebbe potuti ricordare che le derive autoritarie avvengono per colpi di mano, creazione di presunti "stati di necessità" e "spostamenti progressivi del potere". Ora, di colpi di mano a nostro carico siamo quotidianamente pieni; l'emigrazione di massa verso il Vecchio Continente rappresenta l'esempio più evidente di come sia facile creare uno "stato di necessità", specie se si fa nulla per contenerlo; mentre il suddito non totalmente beota e lobotomizzato dalle televisioni potrebbe chiedersi se "gli spostamenti progressivi del potere" siano a favore delle classi dominanti o a favore suo. Basterebbe che mettesse a confronto le proprie condizioni economiche medie con quelle di chi governa in nome suo (spesso - come nel caso italiano - senza nemmeno essere stato eletto ma a seguito di colpi di Stato) per comprendere la risposta.
       In definitiva, il suddito medio europeo vive immerso in continui "stati di eccezione" e - se avesse letto Carl Schmitt, cosa sempre auspicabile, visto il livello eccelso di questo grande politologo e giurista - si chiederebbe se lui ha capacità di "decidere sullo stato di eccezione" e quindi di essere "sovrano". A quel punto - come tutti noi - verrebbe preso da irrefrenabile, per quanto amara, ilarità, e cercherebbe - come tutti noi - una via di fuga. "Spes ultima dea".

                               Piero Visani

Le minoranze "bulgare"


      Ci fu un tempo in cui, nei Paesi socialisti, come la Bulgaria, la lista del partito comunista locale era solita raccogliere il 99,9% dei consensi.
       Che dilettanti, che gente senza mestiere né futuro. Ora i democratici - che di furti e nefandezze varie ne sanno più di tutti gli altri - comprano i leader, comprano i partiti e le loro clientele, organizzano elezioni in cui la maggioranza degli elettori non vota e la minoranza votante viene ripartita con oculatezza, di modo che la maggioranza dei consensi minoritari vada sempre al leader e al partito comprati, presentati - grazie al bombardamento mediatico condotto con amplissimo dispiego dell'intera panoplia delle armi di distrazione di massa - come l'"unica soluzione possibile", quella cui "necessariamente" acconciarsi.
       Di norma, non ho mai fatto "di necessità virtù", semmai "di necessità vizio", che suona anche molto meglio, però quello che mi fastidia dei manipolatori di massa non è che manipolino - quello accade da che mondo è mondo - ma che si presentino come dei "santi laici" e dei detentori di "pubbliche virtù". Quello per me è stomachevole.
       Al tempo stesso cerco di imparare, perché un potere che riesce a trasformare il guano in gelato al cioccolato e a dire al popolo che gli fa pure bene, inducendolo a mangiarlo, non è un potere da sottovalutare: questa è gente seria, che sa quel che fa e che vuole seminare la "dolce morte", senza neppure rischiare troppo.
       Comprare un leader - di qualunque colore finga di ammantarsi - non è difficile. Fare fesso un intero popolo, inducendolo a un suicidio guidato e condiviso, è tecnicamente un capolavoro. E naturalmente cresce la schiera di coloro che, pensando di ricavarne personalmente qualche euro, presentano il tutto come la migliore delle soluzioni possibili. Questi soggetti li trovo vagamente repellenti, ma forse la cosa è dovuta al fatto che, se uno è criminale e non ha il coraggio di presentarsi come tale, a me non piace.
        Un mio caro amico direbbe "non esistono più quei bei criminali di una volta!". Ora - forse non a caso... - vanno di moda le sodomie di massa. E dire che, se uno non è incline a quel tipo di sessualità (peraltro a mio modo di vedere assolutamente rispettabile), non è che si diverta poi moltissimo.
       Ma è bello vedere che, nelle elezioni democratiche, vince sempre la "Serena Williams" di turno. Alle "Roberta Vinci" è concesso solo di partecipare e di perdere. E' questa generosità che mi stupisce...

                                               Piero Visani

sabato 19 settembre 2015

Maitresses à penser


       Ne abbiamo una nuova, Simona Ventura. Per mia fortuna, sono notoriamente ignorante e inadatto a qualsiasi lavoro intellettuale.
       Una delle maggiori disgrazie della democrazia plebiscitaria è che tutti si sentono autorizzati a dire la loro su tutto, anche e soprattutto su ciò di cui hanno competenza zero.
       E' una tragedia che ci sta devastando, ma, al tempo stesso, è un naturale prolungamento del pensiero democratico: non tutti gli uomini, infatti, sono uguali e tanto meno lo sono le loro opinioni. Uguali dovrebbero essere solo le opportunità di partenza e, in quelle, la quasi totalità di noi è battuta - che so? - da un Lapo Elkann. Una constatazione del genere mi conforta moltissimo sul fatto che quello in cui vivo è "il migliore dei sistemi possibili": è vero, lo è per il suicidio, fenomeno non a caso in aumento.

                    Piero Visani

venerdì 18 settembre 2015

Stile


       Non è affatto vietato cambiare le proprie idee. E' del tutto lecito che esse evolvano nelle più diverse direzioni. Il problema è, per l'appunto, che queste direzioni possono - e direi devono - essere diverse. Di conseguenza, non è che chi è evoluto (o involuto, perché no?) nella mia stessa direzione sia un genio e chi è evoluto (o involuto, perché no?) in un'altra è un perfetto idiota.
       "Panta rei" ("Tutto scorre") diceva il filoso greco Eraclito, e ritengo avesse ragione. La questione evidente è che, se uno scorre in una direzione e uno in un'altra, non è che uno è diventato un cretino e l'altro no. Come minimo, potremmo esserlo diventati tutti e due, o nessuno...
       Il manicheismo non mi piace granché: ho le mie idee, ma non le considero (non pubblicamente, almeno) le migliori del mondo.
       Terribili, in particolare, mi paiono i "regolamenti di conti" interni, che esistono dalla notte dei tempi: esistevano quando ero nella ND, esistevano quando ho fatto un po' di politica.
       Nessuno - credo, spero - è depositario della verità. Ciascuno scrive cose conformi alla propria visione del mondo. Alcuni gradiscono, altri meno, altri non gradiscono proprio, e tuttavia, se dovessi soffermarmi su tutte le cose che non gradisco che leggo su FB, non lavorerei più.
       Anche su siti di amici appaiono talvolta cose che non condivido, ma non credo ci sia un obbligo a condividere tutto. Per non parlare poi del livore che viene riservato a certi soggetti, con in testa Diego Fusaro, che probabilmente - agli occhi di molti - ha il torto di andare troppo spesso in televisione (sindrome da lieve invidia...).
       Lo conosco fin da bambino, perché era compagno di scuola di mio figlio. Gran parte delle cose che scrive le condivido, altre no, ma il linciaggio cui viene sovente sottoposto davvero non lo capisco. E mi capita di chiedermi - nel mio naturale "cattivismo": è veramente la prima persona cui, in questo disgraziatissimo Paese, applichereste le legge di Lynch? Mi auguro di no, perché a quel punto mi verrebbero davvero "certi piccolissimi sospetti" sulle più diverse strade che possono portare alla conservazione dell'esistente...

                           Piero Visani

Le "gioie" del capitalismo

       Ufficio XY.
       Località imprecisata.
       La tranquilla ma in fondo operosa routine lavorativa del medesimo viene rotta da un gruppetto di nuovi assunti a 300 euro mese.
       I dipendenti e i collaboratori esterni più avveduti tremano. Una concorrenza di questo tipo è palesemente insostenibile e può segnare, per tutti, la fine del proprio rapporto di lavoro, comunque strutturato.
       Si erge la prima linea di difesa: abbiamo anni di esperienza, maturata sul "campo", sarà quella a salvarci. Per qualche giorno, sì. Dopo, però, il responsabile dell'amministrazione comincia a far capire a tutti i "vecchi" che i "nuovi", grazie al Jobs Act, costano all'azienda 300 euro al mese, dunque circa un quinto di tutti gli altri componenti della forza lavoro. Questi ultimi rivendicano le loro superiori capacità operative, ma il direttore amministrativo - è un bocconiano, dunque di che stupirsi? - è inequivocabile: "che mi importa se lavorativamente valgono poco, all'azienda costano 300 euro l'uno, voi molto di più!". E quello - notoriamente - gli basta: i carnefici esistono solo in politica e in guerra...
       Un ingenuo fa riferimento alla qualità del lavoro prodotto da soggetti esperti e collaudati, ma la risposta che riceve è non meno inequivocabile: "chi se ne frega della qualità del lavoro, oggi non interessa più a nessuno".
       Sconcerto, sconforto, e poi il diffondersi della certezza che molto presto occorrerà cercarsi un nuovo posto di lavoro, dove - nella fortunata eventualità che lo si riesca a trovare - ovviamente verrà detto ai malcapitati aspiranti al medesimo che non hanno esperienza specifica e che dunque non devono avere pretese economiche, ma accontentarsi delle cifre da fame che vengono loro offerte.
       Stanno ritornando - ammesso e non concesso che siano mai cambiati davvero - i tempi dei "padroni delle ferriere", dove il lavoro e lo schiavismo economico tendono a confondersi, dove nessuna competenza vale alcunché, perché occorre fare spazio solo a un esercito di disperati ridotti alla fame o a un gruppo di cretini raccomandati in quanto nati da "nobili lombi".
       Sono le "gioie" del sistema economico che, abbinato alla democrazia liberale, è il "migliore dei sistemi possibili". Lo è, lo è davvero: in effetti, se nasci nella parte "giusta" ed elevata della scala sociale (o di quella criminale, in quanto esiste una perfetta osmosi tra le due...) puoi stare tranquillo. Viva la libertà che ti deriva da un ricco introito di 300 euro al mese...

                                 Piero Visani

giovedì 17 settembre 2015

"Nessuno resti indietro"


       Una delle sfide più cruciali degli anni che verranno non è di tipo politico e neppure economico, ma etico-antropologico.
       E' abbastanza chiaro che, in campo politico, il capitalismo di rapina - quello dei salari da qualche centesimo di euro l'ora - potrà proseguire indisturbato la sua corsa, palesemente intesa a creare un esercito di miserabili tra i quali reclutare "ad libitum" i propri adepti. Non meno chiaro è che, in campo economico, le condizioni della maggior parte della gente saranno sempre più difficili, perché essa sarà chiamata a contribuire, più che mai, all' "accumulazione non più primitiva" della finanza e del capitale di rapina.
        Nulla di buono si prefigura quindi sotto questi profili, così come nulla di buono può arrivare da un mondo politico che, nel peggiore dei casi, è totalmente infeudato a quel tipo di capitalismo e, nel migliore, non ne comprende minimamente modalità d'azione e stili di comportamento, per cui finisce spesso per assumere le caratteristiche dell'"utile idiota" da invitare dappertutto e al quale far fare la figura dell'"uomo nero" (e sempre più spesso anche rosso, visto che ora va molto di moda il "rosso relativo", quello che di rosso non ha più niente, a parte il nome...), il soggetto da evitare in quanto fa orrore.
       E, in effetti, quella tipologia antropologica FA davvero orrore, nel senso che è assolutamente strumentale alle esigenze del potere, è quella che lo legittima, quella che induce il cittadino medio (un po' moderato, tantissimo insipiente) a dare il proprio voto ai ladri per paura (una paura ovviamente indotta) di finire per darlo a quelli che gli vengono indicati come potenziali assassini, e che tali naturalmente non sono, ma nulla fanno per "ripulire" la loro immagine o per dargli un senso che non sia quello di una comparsata (ai limiti dell'intrusione) in un teatro allestito e gestito da altri, dove sfugge loro persino il fatto di essere semplici "maschere di una pessima commedia dell'arte".
Non ho certo soluzioni generali da proporre. Quello che faccio, nel mio piccolo, è cercare di lavorare e collaborare con chi la pensa come me. Lo faccio da qualche anno a questa parte e, se non ho certo cambiato la vita di alcuno e tanto meno la mia, ho conosciuto persone con cui nutro bei legami di amicizia, molto superiori alle stracche solidarietà familiari, parentali, professionali.
       Non è certamente una solidarietà assoluta, tanto meno è un modo per cambiare il mondo. E' semplicemente una soluzione per lenire i dolori, le solitudini, le sofferenze comuni. Nel tramonto delle bandiere nazionali e nell'avvio di una planetaria "guerra per bande", anche questa è la piccola creazione di una banda, una "band of brothers" alla Enrico V. Io la pratico nel mio piccolo ambito di lavoro e devo dire che funziona. Non ha regole particolari, nasce da pulsioni interiori e da una naturale convergenza, e aiuta spesso a lenire le difficoltà di una vita tutta impegnata a evitare di essere strangolati dal fiscalcapitalismo di rapina. E' il massimo dell'ingenuità, ma non privo di un tocco di saggezza e di perdurante volontà di resistenza, anche perché non è per nulla tenero con chi afferma di avere in teoria una determinata etica e poi la smentisce quotidianamente nei fatti...

                                        Piero Visani

mercoledì 16 settembre 2015

Il pensiero unico

       Sono indietro, sono indietro, sono dannatamente indietro! Ci penso ogni giorno e ne attribuisco le cause all'età, ormai sempre più avanzata. Tuttavia, cerco pure di pensare ancora con la mia testa e mi accorgo che è proprio quello che non va.
       Ho delle idee di un certo tipo? Non vanno bene. Ho una mia visione del mondo? Fa ribrezzo. Sono l'assoluto Nulla!
       Un tempo si diceva che il "totalitarismo dolce", l'essenza della democrazia plebiscitaria, ti consentisse di dire tutto, salvo operare la piccola precauzione per cui potevi - sì - dire tutto, ma esso faceva in modo, togliendoti ogni possibilità di amplificazione del tuo pensiero, che nessuno ti ascoltasse.
      Ora questa scelta deve essere apparsa - ai "sinceri democratici" - eccessivamente libertaria, nel senso che ora ti viene chiesto di adeguarti a un modello, altrimenti non sei Nulla e non hai legittimità. Non pensi che quello in cui vivi sia "il migliore dei mondi possibili"; ritieni che l'UE sia una nuova forma di "democrazia guidata"; non fai salti di gioia per un'immigrazione che pare ormai diventata una forma di invasione? Le tue non sono idee, sono COMPORTAMENTI sbagliati e, come tali, devono essere repressi.
       L'ora dei "manicomi di Stato" di marca sovietica si avvicina a grandi passi e so già che prima o poi ci finirò, però mi sorge spontaneo un interrogativo: ma anche in Corea del Nord si ha pieno diritto di cittadinanza se si ragiona come Kim Jong-un, o sbaglio? Vorremmo imitarla?
     Non parliamo poi dei consigli su come "dovrei essere": sei di destra? Sappi che c'è una destra "civile" - quella che piace a noi - e una "incivile" - quella di cui fai parte tu. Adeguati in fretta! Sei al di là della destra e della sinistra? Sei un "rosso-bruno", un "nazimaoista"! Al rogo, al rogo, in nome ovviamente della libertà, della civiltà e della democrazia.
       Quindi fai in fretta a diventare come ti è richiesto, altrimenti NON SARAI LIBERO E "CIVILE".
        In una parola - come è stato sinteticamente espresso da Matteo Renzi - devi scegliere tra essere  tra un uomo o una bestia. E naturalmente, di fronte a un interrogativo formulato da lui e in questi termini, senza nemmeno le finezze concettuali di un Ernesto Galli della Loggia, la scelta diventa immediata e facilissima: se "quello è un uomo", sarò per sempre una bestia...!

                                      Piero Visani

martedì 15 settembre 2015

Centrodestra di lotta e di (sotto)governo


       Leggo sulla stampa quotidiana di nomine incredibili (e impresentabili) della coalizione di Centrodestra in Liguria, più qualcuna intesa a mantenere anche ottimi rapporti con il PD di Renzi...
       Mi vengono in mente tutte le critiche che mi si rovesciano addosso ogni volta che mi dichiaro in favore dell'astensionismo e ribadisco: il mio totale disgusto nei riguardi del Centrodestra è di carattere etico ed estetico. Se devo votare per dei "révenants" da tutti i tipi di corruttele, o per i soggetti politici che li nominano, preferisco lasciar perdere.

       Ancora più divertente trovo quando mi si dice che oggi, per cambiare, ci vogliono maggioranze che scrivano nuove leggi. Chi le scriverà? Il quadrinomio Toti-Maroni-Berlusconi-Salvini? Suvvia, è gente che rivaluta e legittima Mr. Bean. Non è facile - credetemi - non è facile riuscire a farlo, ma loro ci provano e ci riescono agevolmente, tanto credono nelle politiche di alternativa alla Sinistra. Alternativa di comportamenti, "ça va sans dire"...
       Che pena!

                                Piero Visani

I salti nel buio


       Una delle cose che mi divertono di più, del pensiero moderato-conservatore, è il riferimento ai "salti nel buio". Capisco bene che chi si è trovato "sistemato" dalla nascita, o - più facilmente - abbia passato gran parte della propria vita lavorativa e relazionale a cercare di "sistemarsi", abbia preoccupazioni del genere, che considero assolutamente legittime. I "beati possidentes", proprio in quanto tali, hanno assoluto diritto a preoccuparsi in via prioritaria di ciò che possiedono e a cercare di difenderlo a spada tratta. Non sarò certo io a criticarli.
      Il problema nasce quando chiedono a me, e a tanti come me - "underdog" magari per vocazione, oppure per scelta, oppure come conseguenza delle circostanze o di quant'altro - di seguirli sulla loro strada.
       Spiacente, non è possibile. Il perché è semplice: nel buio ci siamo già saltati da tempo e - molto spesso - una "spintarella" in tale direzione ce l'hanno già data i nostri "amici" moderati e conservatori. Ergo, di che cosa dovremmo avere paura, di un'esperienza che abbiamo già fatto e che conosciamo benissimo? Direi proprio di no. Abbiamo un legittimo desiderio di tornare alla luce? Può darsi: alcuni sì, altri no.
       Quel che è certo è che l'esperienza del "salto nel buio" l'abbiamo già fatta. Comprendiamo le paure di chi non l'ha fatta, non intende farla e vorrebbe circoscriverla solo a noi. Noi, dal buio, proviamo a cercare un po' di luce, e questa moderati e conservatori NON ce la daranno mai, a meno che non diamo prova di "ragionevolezza", vale a dire che cominciamo a pensare e a comportarci come loro. Impossibile, le due condizioni (e le due mentalità) sono troppo diverse: da disperati, da meramente curiosi o da desiderosi di cambiare la nostra condizione, ci attrae inevitabilmente l'AVVENTURA. Non ritengo sia una colpa, è una semplice differenza di condizioni di partenza, di mentalità, di atteggiamento nei riguardi della vita. Non ci sono polemiche e neppure contestazioni. Per quanto mi riguarda, sono nato borghese e in fondo in tale condizione sono sempre più o meno rimasto, ma quell'universo ideologico di riferimento non mi è mai piaciuto, non è mai stato il mio. Tutto qui. Resto un formidabile adoratore del buio (qualcuno in vena di grande umorismo potrebbe dire: "forse perché è nero"...) e dei salti a capofitto dentro di esso.
       Paura, eh...

                      Piero Visani

lunedì 14 settembre 2015

Pensa la sfiga... e pensa la gioia!




        Pensa la sfiga di essere nata in un Paese di guano, di avere scelto uno sport che ti piaceva, ma dove le strutture federali cercavano in ogni modo di metterti il bastone tra le ruote, per renderti provinciale come sono loro. Pensa le spese sostenute per andare all'estero, per trovarti degli allenatori all'altezza, per sentirti criticare in patria.
       Pensa alla gioia, con i primi guadagni, di potertene andare ad abitare all'estero, di potertene fregare di tutti quelli che ti avevano ostacolato.
       Pensa alla gioia di quando, diventata una delle prime 30 giocatrici del mondo, ti sei costruita un patrimonio sufficiente per situare la tua residenza fiscale in uno di quei luoghi che i creatori di inferni chiamano "paradisi", in quanto non ci sono loro a fotterti tutto ciò che guadagni.
       Pensa la gioia di potertene fregare di tutto, tornando a casa solo per visitare la famiglia e per fare passerella di fronte agli sguardi invidiosi di tutti quelli che, in vita loro, non passeranno nemmeno il primo turno al torneo sociale del loro club e pure pontificano sul fatto che "cerchi di non pagare le tasse" a quello Stato di guano che li mantiene tutti a fare un cazzo.
       Pensa infine la gioia infinita di aver vinto milioni di euro agli U.S. Open, di doverti sottoporre ai riti del selfie con la controfigura di Mr. Bean e alla gioia assoluta di pensare che, di quei soldi che ti hanno appena conferito sotto forma di assegno, neppure un dollaro, se hai preso le opportune precauzioni, finirà nelle tasche di tutti coloro che sono prosperati e hanno distrutto un Paese per il solo gusto di arraffare tutto.
       Pensa alla gioia, amica mia, e goditela tutta, tu che puoi.
       Fottere gli Stati, le politiche e le burocrazie che ci prosperano sopra a spese nostre, facendoci pure la morale un giorno sì e l'altro anche, è una soddisfazione che vale non un vita, ma molte vite. Goditela tutta!

                         Piero Visani

Riflessioni mattutine


       Quando vedi alcuni membri della classe dirigente esporre bandiere tricolori accuratamente esibite al contrario, ti accorgi di quanto avesse ragione Samuel Johnson quando scrisse (1774) che "il patriottismo è l'ultimo rifugio delle canaglie"...
      Non era una considerazione di carattere generale, ma un riferimento agli espedienti cui fanno riferimento le classi dirigenti che non hanno più alcunché da dire, che sono totalmente delegittimate e cercano qualche modesto espediente per piacere alle folle.

                                 Piero Visani

domenica 13 settembre 2015

"Kàera'hul" - Recensione

       La scrittura di genere è una delle più difficili. Essa abbonda infatti di topoi, vale a dire di strutture convenzionali, di luoghi comuni, nelle quali è facile immergersi e rimanere prigionieri. Un caso esemplare al riguardo è la letteratura pornografica, che non riesce a diventare erotica se non si distacca dalla descrizione dell'atto sessuale - in sé assai banale, ad onta di tutte le variabili possibili - e non si solleva ad altri livelli, più complessi (dallo psicologico al relazionale), che sono componenti fondamentali della sessualità.
       Nel caso di Kàera'hul. Tomo del Cavaliere (Eretica Edizioni, Buccino (SA), 2015), di Alexander Vankenbach, il pericolo era quello di incorrere in tutti i topoi di una forma letteraria che potrebbe essere quella della heroic fantasy, che di tali topoi abbonda, non escluso il ricorso a un linguaggio simil-arcaico.
       Mi sono accostato con questo timore al romanzo di Vankenbach, ma, dopo poche pagine, ho capito che l'Autore non era incorso in quel rischio, pur rispettando tutte le peculiarità di quel tipo di letteratura. Ho infatti letto il libro tutto di un fiato, e l'ho fatto per due motivi: il primo è che la capacità di costruzione di una trama, da parte dell'Autore, è decisamente positiva, per cui, dopo poche pagine, mi sono ritrovato al centro di una vicenda che, per quanto di impostazione sostanzialmente tradizionale, mi aveva "preso" e mi aveva indotto ad andare avanti cercando di capirne e conoscerne gli sviluppi, nel classico tentativo di "vedere come andrà a finire", che di un autore evidenzia sempre la sua capacità di costruire una storia, di sviluppare una narrazione in forma sicuramente accattivante per il lettore, tanto più per un lettore come me, non particolarmente attratto da questo tipo di tematiche.
      Più importante ancora del primo motivo si è rivelato tuttavia, ai miei occhi di lettore professionale e sicuramente esperto di libri (non foss'altro che per ragioni anagrafiche), il secondo, vale a dire la capacità dell'Autore di rinunciare a costruire - come è tipico di questo genere - una storia fatta solo di certezze, ma di cospargerla di dubbi, di ipotesi alternative a una lettura in fondo scontata e dunque tranquillizzante, per invitare prima di tutto il lettore a dubitare delle proprie certezze, a chiedersi se una visione manichea del mondo, per quanto consolatoria, sia davvero l'unica e soprattutto la migliore possibile.
      Vankenbach compie, a questo riguardo, un piccolo miracolo e, nella parte finale, trasforma un'opera di genere in un'opera di dubbio, di analisi autocritica di sé e delle proprie motivazioni, di lettura scettica delle ipotesi possibili, confessando che il protagonista è tormentato da un dubbio: "chi fu davvero nel giusto?", negli sviluppi della vicenda. Questo è un autentico colpo d'ala, rispetto al dichiarato e spesso un po' statico manicheismo di molti scrittori, e dimostra un notevole travaglio interiore, che è quanto di meglio si possa chiedere a un Autore e che potrà magari indurlo a cercare di risolvere i suoi dubbi - che sono anche i nostri - in un'opera successiva.

                                     Piero Visani





Jeremy Corbyn


       Si può essere d'accordo o meno con le idee del nuovo leader laburista inglese, però, ai miei occhi, quest'uomo ha due aspetti interessanti:
1) non fa parte della "Gauche caviar", cioè quelli che parlano al loro elettorato dopo aver cenato alla "Tour d'argent" o in qualche ristorante analogo. E fanno talmente orrore che rivalutano, ai miei occhi, persino i politici di centrodestra (che è come dire l'orrore degli orrori).
2) Ha delle idee, sicuramente discutibili e in buona parte a me non gradite, ma sono idee, non surrogati criptotlantici, criptosionisti e finto-popolari. Non è uno pseudo socialista, parrebbe un socialista vero. Non che io faccia i salti di gioia per questo, ma gli originali sono sempre meglio delle fotocopie fatte senza toner...
       L'Europa, per un disperato tentativo di tornare agli onori del mondo, ha bisogno di politici che dicano quello che piace a loro, non agli USA, alla Nato. a Israele, al FMI, alla Banca Mondiale, alla Trilaterale e via discorrendo. Gente che faccia il proprio mestiere, avendo idee proprie, non altrui, anche se possono piacere o meno. Non a caso, una figura orribile come Tony Blair si è speso molto (ma si potrebbe anche dire "ha speso molto"...) per fermare Corbyn. Il fatto che non ci sia riuscito dimostra quale prestigio questo deplorevole soggetto conservi nel Regno Unito e in quello che fu il suo partito.
       Solo il giorno in cui potrà avere una propria metapolitica, l'Europa potrà sperare di riavere una propria politica. Non a caso, il fuoco ad alzo zero contro Corbyn è già iniziato e gli si è ovviamente dato del "populista". Oggi, se non stai dalla parte degli affamatori e distruttori del Vecchio Continente, sei "populista". Lieto di esserlo, anche con Corbyn!

                              Piero Visani

sabato 12 settembre 2015

Politiche e metapolitiche calcistiche

       Avere un allenatore come Massimiliano Allegri, uno che sostiene - nel 2015...! - che "il calcio è un gioco, dove contano estro e talento", senza citare minimamente organizzazione, intensità, velocità, precisione nei passaggi e nella circolazione della palla, è come avere una buona auto e affidarla a un non-patentato (non ho scritto neopatentato...).
       Un gioco totalmente privo di idee, intensità zero, tattica zero, velocità meno di zero.  Se uno avesse qualcosa, in testa, forse si chiederebbe perché il Chievo pare una squadra, molto ben organizzata, e la Juve no, nonostante i 134 milioni di euro investiti per la campagna acquisti.
       Sono un grande ammiratore di Antonio Conte e dei suoi "stati di allucinazione", che oggi sono indispensabili per fare cose serie, in qualsiasi campo. Non è che la sua prima Juve fosse satura di campioni, ma il progetto di gioco, quello c'era, innegabilmente, e l'intensità e la corsa erano ai limiti del parossismo. Quello serve oggi in ogni attività che intenda essere moderna.
      Concediamo pure ad Allegri tutte le attenuanti del caso, ma la squadra non esiste, il progetto di gioco neppure e della tenuta fisica non parlo, perché è inesistente.
      Ai tifosi viene chiesta pazienza, ed è giusto: con un allenatore così, di pazienza ce ne vorrà infinita... Per fortuna, i risultati negativi segnano spesso il destino degli allenatori, ergo non c'è che sa sperare che si accumulino...

                   Piero Visani





La vittoria ha molti padri, la sconfitta è orfana


       La reazione del mondo politico nazionale alla straordinaria impresa delle due tenniste italiane agli Open USA di tennis mi ha ricordato il vecchio adagio che dà il titolo a questo intervento.
      Non ho mai vinto niente e sono quindi il più orfano degli orfani, anzi direi che sono addirittura un "senza famiglia". Tuttavia, se per qualche follia del destino dovessi vincere qualcosa, mi piace pensare al trattamento che riserverei ai "molti padri", stante anche la mia naturale propensione a mandare a quel Paese (e anche altrove...) coloro che mi annoiano o che cercano di sfruttarmi. Sorrido...

                                     Piero Visani

Piccolo concorso senza premi


       Dicesi "gufo" colui che cerca di augurare insuccessi agli altri, in modo da poter capitalizzare sulle loro sfortune.
      Raccolgo proposte - avendo sentito di viaggi intercontinentali per capitalizzare su successi altrui - su come dicesi invece piccolo piazzista toscano alla ricerca di facili "photo opportunities"...
     Di qualunque definizione, ovviamente garbata, il destinatario - poiché gli è tipico - "se ne farà una ragione".
     A me, visto il mezzo di trasporto scelto, era venuto in mente (avendo letto un altro commento), "STINGER", ma ammetto che non era una definizione granché garbata, anzi era più che altro un'immediata associazione di idee...

                             Piero Visani

venerdì 11 settembre 2015

La zavorra


       Sulla scia della comprensibile soddisfazione per un grandioso successo tennistico nazionale, ricordiamoci che il tennis è uno sport molto individuale (io odio addirittura giocare in doppio, il campo mi pare inutilmente affollato...) e che un atleta italiano di sport individuali scende in campo, specie a migliaia di chilometri da casa senza:
a) il sistema politico
b) la burocrazia
c) i sindacati
d) il Vaticano
e) Equitalia (non a caso tutti quelli al top hanno residenza fiscale all'estero...)
f) e tutto ciò che di verminosamente italico vi viene in mente.

       Volete dirmi che, alleggeriti di questo osceno fardello, un italiano di classe non possa giocarsela, anche a tennis, con i migliori del mondo?
       Il problema nostro, signori miei, è la zavorra dei mediocri, di quelli che, non essendo capaci di fare altro, per doti naturali, che andare a mendicare, hanno costruito un sistema egalitario dove NESSUNO possa eccellere e tutti facciano schifo come loro. 
       Per fortuna, spesso si riesce a smentirli...

                                          Piero Visani

"Washington Consensus"


       Non esiste solo in economia, ma anche in politica e l'acronimo che lo caratterizza (WC) ne indica gli effetti...
       Alcuni esempi: l'Iraq di Saddam Hussein venne utilizzato da Washington per contenere la spinta rivoluzionaria dell'Iran khomeinista, in una guerra durata otto anni (1980-1988) e sviluppatasi come un gigantesco massacro.
       Appena terminata, una serie di presunti fraintendimenti tra padrone e servo portò il rais ad attaccare il Kuwait, operazione cui si sentiva evidentemente autorizzato. Tale invece non era e così scoppiò la Guerra del Golfo (1990-91).
       La "brillante" gestione americana delle conseguenze del conflitto portò a una feroce guerra asimmetrica, che trovò il suo culmine nell'invasione americana del 2003 e nei conflitti successivi, da cui è nato lo Stato Islamico, meglio noto da noi come ISIS.
       Stessa cosa in Afghanistan. Dapprima Osama bin Laden venne usato come uomo degli americani contro l'URSS ormai prossima al collasso e poi, una volta cacciati i russi, Osama si mise in proprio, con le conseguenze ben note. E oggi l'Afghanistan è un'altra delle tante aree "stabilizzate" dalla politica USA. (E, per i più politicamente raffinati, "il papavero resta sempre un fiore", di pronto consumo anche su mercati molto lontani...).
       Esattamente come a livello economico, esiste quindi un "Washington Consensus" con cui si può essere d'accordo - cioè sottomessi - oppure no. Nel primo caso si diventa schiavi della Casa Bianca, nel secondo del Fondo Monetario internazionale e della Banca Mondiale. Nei due casi, di entrambi, come "Arlecchino servitore di due padroni" (o di uno solo...?).
       Insomma, la sigla (WC) esprime al meglio i contenuti di queste politiche, e dove occorrerebbe destinarle... E non per gioco, ma per non morire.

                                             Piero Visani

Padrone di niente, servo di nessuno

       La mia personale serenità - dire felicità è forse usare una parola grossa - ha avuto inizio quando ho deliberatamente cessato di od è parso evidente che non potevo più essere utile ad alcuno, uomo o soprattutto donna che fosse...
       A quel punto, la mia vita si è svuotata di presenze interessate, di quelle che ti cercano perché sei X, Y o Z; di quelle che vogliono da te qualcosa, ovviamente in cambio di niente; di quelle che sarebbero anche disposte a pagare, ma non più di tanto...; di quelle che ti usano e poi ovviamente ti buttano via.
      La mia rete relazionale si è sicuramente impoverita, ma sono uomo solitario e dedito soprattutto al lavoro, la lettura, lo studio, nonché con evidenti problemi relazionali, perché non voglio mai essere come vorrebbero che fossi.
       Il risultato è fatto di lunghi silenzi, ma anche di molta serenità, e della gioia di aver circoscritto i miei rapporti solo alle persone che contano davvero e di cui sono certo che non vogliono nulla da me, al di là del reciproco e gioioso sostegno.
      Sono anche sparite le ferite che mi portavo addosso e perfino le cicatrici. Sono diventato Nessuno e Niente. Consapevolmente, deliberatamente. Ma prenderne virilmente atto ti sottrae a tutti quei penosi giochetti con cui, quando non servi più a qualcuno, Nessuno e Niente cercano di farti sentire. Tuttavia, vorrei precisare che io non sono Nessuno e Niente per me e per chi tiene veramente a me. Lo sono per il mercato borghese. E mi auguro vivamente di aver reso l'idea.

                                           Piero Visani