sabato 5 settembre 2015

"War by Proxy"


       Se il generale Martin Dempsey, attuale "Chairman of the Joint Chiefs of Staff", vale a dire il massimo vertice delle Forze Armate statunitensi, sostiene pubblicamente che l'emergenza migranti durerà ancora un ventennio, si potrebbero fare ipotesi maliziose sulla sua competenza specifica sul tema. Tuttavia, non credo sia necessario. Le centinaia di migliaia di soggetti - a volte realmente disperati, a volte fin troppo attenti a guardarsi intorno e a cercare di capire dove, come e quando saranno chiamati a dare inizio al prossimo atto di questa guerra - che si stanno affacciando in Europa, lungo direttrici di invasione in via di progressivo incremento, dimostrano che non vi è nulla di più facile che sovrapporre intenti politico-strategici a missioni militari di pseudo-stabilizzazione.
       La guerra in Afghanistan del 2001, quella in Iraq del 2003, le "primavere arabe", gli attacchi alla Siria e alla Libia sono frutto di un disegno strategico alquanto lucido, che sarebbe superficiale attribuire a mera insipienza. Ottenuta la destabilizzazione in quelle aree, ora è iniziata la Fase 2, con l'Europa percorsa da masse di soggetti all'interno delle quali è possibile infiltrare di tutto, dagli "agenti in sonno" a quelli immediatamente operativi.
       L'effetto di destabilizzazione ottenuto sulla Vecchia Europa è massiccio e blocca sul nascere potenziali derive pericolose per gli USA.
       Fare previsioni al momento è ozioso: è sufficiente prendere atto dell'effetto massiccio di destabilizzazione che esso ha creato e ancor più creerà. In colonna o in ordine sparso, consapevoli o del tutto inconsapevoli e spinti realmente dalla disperazione, i "proxies" dilagano per l'Europa, più debole e imbelle che mai.
       Ormai siamo in guerra, ma ce ne dovremo rendere conto per gradi. Come tutti coloro che hanno sperato di "uscire dalla Storia" creando una sorta di "Gardaland" europeo per giochetti di Welfare State e tutela per anziani poco o nullafacenti, ovviamente abbiamo largamente sbagliato le previsioni e la Storia, che non è ancora finita, è venuta a cercarci. E non ci perdonerà, anzi sarà assai crudele con noi, adoratori veri di falsi miti buonistici.
      "Si vis bellum, para pacem", si potrebbe dire, invertendo un noto adagio latino. Ecco fatto! Siamo stati splendidi nel riuscirvi! E non ci servirà, nel conflitto già iniziato, prendere il Premio Nobel per la pace: quello si dà solo ai più noti guerrafondai, a condizione che abbiano vinto i conflitti da loro scatenati, e ai defunti. Noi.

                         Piero Visani