venerdì 30 ottobre 2015

Spogliatoi


       Da ragazzino, ho giocato qualche anno a calcio dilettantistico come portiere. Quando le cose non andavano bene (parlo della fine degli anni Sessanta), gli anziani della squadra erano soliti redimere chi aveva sbagliato a suon di legnate, neanche tanto leggere. Ricordo che le mie prestazioni, nelle partite successive, tendevano inevitabilmente a migliorare...
       Sono rimasto un grande fautore del ruolo formativo dei calcioni, prima agli avversari, poi anche ai compagni.
      In epoca più recente - e per di più a livello professionistico - è noto il trattamento a suon di scarpate con cui il mitico Alex Ferguson si liberò della fastidiosa presenza di un "fighetto" come David Beckham. E siccome il buon Sir Alex si era formato le mani nei cantieri navali di Glasgow, mi immagino che il dolce David abbia potuto apprezzare...
     Personalmente, visto che giocavano nella stessa squadra, fossi stato Ferguson avrei affidato il molle David alle amorevoli cure di un'eccelsa figura della legnata formativa, l'irlandese Roy Keane, l'uomo che attese anni per vendicarsi di chi gli aveva spaccato una gamba, poi restituì con gli interessi (interessi usurari, ovviamente...).
       Sono sicuro che queste parole susciteranno gli scandalizzati "oh!" dei seguaci dell'educazione morbida, ma è ovvio che il trattamento che suggerisco si riferisce alle capacità di percezione e comprensione di calciatori, non di esseri umani.

                               Piero Visani


Le passanti - 2


       Per decenni, ho vissuto questa canzone con rimpianto. Poi ho pensato che, se non avevano voluto trattenersi, avranno avuto i loro buoni motivi. E, se io ho perso loro, loro hanno perso me.
       Invecchiando, mi è fortemente cresciuta l'autostima e chi butta via le occasioni della vita è solo una "petite bourgeoise".

                 Piero Visani



giovedì 29 ottobre 2015

Addendum a "La ripresa"

       E' possibile che quelli del PD, frequentando ovviamente solo i ristoranti di Cracco, Oldani, Cannavacciuolo, Crippa e "compagnia cucinante" - e non ovviamente i supermercati, ormai troppo "cheap" per un'autentica "Sinistra del Capitale" o "Gauche caviar" che dir si voglia - non conoscano davvero queste vicende e magari le ritengano inventate dai "populisti". Vorrei precisare che non mi ritengo affatto un "populista"... Se poi qualcuno mi conosce di persona, credo che sarebbe colto da irrefrenabile ilarità...
                          
              Piero Visani

La "ripresa"


      Il solito supermercato frequentato da mia moglie. L'ennesima anziana colta sul fatto a rubare qualche cosa da mangiare. L'anziana diventa rossa come una bambina timida e poi piange: dignitosamente, ma piange. I clienti in fila alle casse organizzano una rapida colletta, cui partecipano anche le cassiere e addirittura gli uomini della vigilanza interna. I commenti "benevoli" su governi e classe politica si sprecano. L'odio sprizza da tutti i pori. Ne passasse uno per caso di qui, di governanti, magari ci scapperebbe un nuovo e pregevolissimo "caso Prina"...
       Non è per niente bello, del resto, vedere una signora di oltre ottant'anni piangere, per cieca disperazione.
       Mia moglie me lo racconta, con accenti commossi, e mi vengono in mente quei simpatici borghesi che, dall'alto dei loro redditi non sempre onestamente guadagnati, parlano di ristoranti "tutti pieni". E chi ne dubita? Esiste una casta, in questo paese, nel caso non lo sapeste, miei cari illetterati ignoranti, e, del resto, i ristoranti d'élite raramente hanno 150 coperti, per cui non è poi così difficile riempirli...
       Il Louis Antoine de Saint-Just che c'è in me - aristocratico elitario, dunque PER NULLA borghese e amante dei valori della borghesia - sorride: le grandi ingiustizie danno luogo, talvolta, a terribili catarsi e pensare di far fallire qualche pasto di grassi maiali è un fantastico motore di lavoro e impegno quotidiani.

                            Piero Visani



mercoledì 28 ottobre 2015

"Dai, dai, dai!"


       Vedere un allenatore (si fa per dire...) che come unico dettame tattico, nell'era delle lavagne elettroniche, ha un'esortazione sempiterna - quella citata nel titolo - è una cosa che allarga il cuore: qualunque dilettante, quindi, può allenare la Juventus. Gli esiti non saranno peggiori di quelli ottenuti dall'allenatore (si fa per dire...) in carica.

                 Piero Visani

L'angelo custode... laico


       Non sono interessato alla religione e tanto meno sono credente, però anche avere un "angelo custode laico", un pezzo di guano che ti dice mattino, pomeriggio e sera che cosa devi fare, e come, è una cosa che mi infastidisce fisicamente, prima ancora che mentalmente. Capisco che io venga considerato dai fautori del "politicamente corretto" un deviato e un deviante, però leggere tutti i giorni che cosa mi fa bene e che cosa no mi sta facendo leggermente innervosire.
      Non amo i consigli, tanto meno quelli "buoni". Vorrei vivere la mia vita senza infastidire alcuno, ma anche senza che me la disegnasse il mio "angelo custode laico". Ho già declinato da tenerissima età quello religioso, ma il troppo stroppia. E che diamine!
       Potrei indicare dove tutti i fattori delle "correttezze" (politiche, filosofiche, etiche, alimentari, etc. etc.) possono mettersi i loro consigli, ma è talmente evidente che non insisto... E poi - domanda di rilevanza non trascurabile - ma questi "buoni consigli" qualcuno ve li ha chiesti? Ad esempio come liberarsi dallo Stato e dal fisco, nessuno ce lo consiglia mai. Quello sarebbe un consiglio da me molto bene accetto. Ovviamente ho le mie idee molto precise in merito, ma non le diffondo più di tanto, perché non sono proprio del tutto fesso...

                         Piero Visani

martedì 27 ottobre 2015

Il predatore "sindacalizzato"

       Non esistono più i bei predatori di una volta! Quelli che sceglievano una vita totalmente al di fuori di qualsiasi convenzione o legge, e se ne assumevano onori e oneri.
       No, ora esiste il predatore "sindacalizzato", con una mentalità da ex-Triplice sindacale + UGL, il quale vuole sì svolgere la sua "nobile" attività, ma contornata da solide garanzie.
        Già c'è il problema dell'orario: come fa un predatore a fare "dalle 9 alle 17"? Sarebbe bello, ma è impossibile. Però lo si può trasformare "dalle 21 alle 5", e diventa decisamente più praticabile. Si prende servizio al calare della sera e, all'albeggiare, inevitabilmente si "stacca", caschi il mondo.
       Dalle 21 alle 5, del resto, è più facile fare il predatore: le città progressivamente si svuotano e la gente - quei coglioni che ancora hanno la cattiva abitudine di lavorare - vanno a dormire, perché devono recuperare le energie spese durante il giorno.
     Per il predatore, per contro, inizia l'orario di lavoro. Occorre scegliere con cura le vittime, le loro abitazioni, i loro beni. Occorre entrare nelle proprietà altrui e dare inizio alla "festa mobile", rubando, picchiando, distruggendo.
       Sfortunatamente, anche ai predatori possono capitare gli incidenti sul lavoro, ad esempio una vittima che si rifiuta di essere pacifico agnello sacrificale e lascia che i suoi cani facciano il loro dovere, perché la sera li fa giustamente mangiar poco...; oppure addirittura - inaudito, inaudito! - possiede un'arma e decide di farne uso per proteggere se stesso, i propri cari, il patrimonio (piccolo o grande che sia) messo insieme in una vita di lavoro. Ed ecco allora il predatore "sindacalizzato" che chiede il supporto dell'INAIL per rimediare ad eventuali infortuni rimediati nel corso dell'orario di lavoro e naturalmente non esita a fare ricorso alla magistratura del lavoro e anche a quella ordinaria nel caso le vittime da lui prescelte non l'abbiano aiutato nel corso dell'assolvimento dei suoi doveri e abbiano in qualche modo cercato di ostacolare l'esercizio della sua attività.
       Ma come, volevo solo rubare qualche migliaio di euro e mi hai sparato contro? Ma come, lasci liberi la notte in giardino dobermann e pitbull? Ma ti rendi conto di quello che stai facendo, ma come fai a dare un valore economico alla tua vita?
       Sappi però che io non sono un predatore normale, ma un "predatore sindacalizzato", per cui, se per caso hai avuto la pessima idea di reagire e - non sia mai! - di farmi in qualche modo del male, io farò immediato ricorso al sistema di tutele che uno Stato che preferisce di gran lunga ME a TE, ha messo insieme per evitarmi queste spiacevolissime evenienze.
       E' vero, ho tentato di rubare a casa tua o di farti del male, ma sono un predatore "sindacalizzato" e ora attivo il sistema di tutele a mio favore. Preparati a pagare onerosissimi risarcimenti e ricordati che una concezione materiale dell'esistenza non porta da nessuna parte. I soldi tuoi - non dimenticarlo mai - sono anche miei e la vita è un bene preziosissimo, specie se è la MIA. Se è la TUA, come vittima, invece non conta nulla per nessuno, perché io sono fondamentalmente di ideologia EGALITARIA... Crepa e taci, coglione!

                              Piero Visani






Contributo intellettuale - 2


       Secondo l'OMSM (Organizzazione Mondiale della Sanità Mentale) pare che avere certe classi politiche e burocratiche NUOCCIA (congiuntivo di "nuoce"...) GRAVEMENTE ALLA SALUTE.
       E diffondetelo, questo documento, suvvia! Bando alle timidezze interessate! Scrivetelo sulle schede elettorali, sui certificati dell'anagrafe, sugli ingressi di tutte le sedi istituzionali, sui passaporti e dovunque esista una qualche forma di Stato del cavolo, dietro la quale si nascondano innumerevoli vampiri!

                    Piero Visani

Contributo intellettuale


       Voglio aggiungermi ai densi contributi intellettuali di queste ultime ore, soprattutto a livello di salute...
       Se non avessi passato gran parte della mia vita a:
1) pagare le tasse per mantenere politici nullafacenti e ladri, e relative burocrazie;
2) se avessi avuto soldi da spendere per fatti miei, e non per mantenere loro e i loro clienti
3) mi sarei fatto i cavoli miei e sarei vissuto libero.
       Invece sono schiavo e mi dicono pure che DOVREI non mangiare carne, etc. etc.
       Quando, nella democrazia totalitaria di questi anni, passeremo dal DOVREI-DEBBO, al POSSO, mi sentirò un po' più libero. Ma credo che passerà molto tempo. Oggi tutti paiono aver bisogno di "consigli per gli acquisti", onde comprare vite deprivate di qualsiasi libertà e conformi a canoni da Corea del Nord (ma declinati - occorre riconoscerlo - con maggiore astuzia).
       Come tutti i condannati a morte da eccesso di presunta (molto presunta...) libertà, esprimo un ultimo desiderio: ingozzarmi e ingozzare i miei "volonterosi custodi" (ma "chi custodisce i custodi?", vecchio e fondamentale interrogativo dei tempi del liceo) di carne, in modo da poter almeno scegliermi il modo di morire. L'ultima libertà che mi rimane.

                          Piero Visani

"Quegli occhi allegri da italiano in gita"


       Avete notato Renzi nella visita alla metropolitana di Lima? Già si muove come Alberto Sordi in certi suoi film, ma ora aveva anche l'espressione degli italiani quando escono dalle mura nazionali e si confrontano con il mondo. Di norma, gli italiani non lo fanno: si sbattono in qualche resort più o meno di lusso, circondato da alte mura e guardie armate, e fanno vita di mare come farebbero a Cesenatico, o visitano Machu Picchu con meno partecipazione di quanta ne avrebbero nel visitare l'Expo, ma il momento di divertimento supremo - per gli osservatori esterni, non certo per i nostri compatrioti - si raggiunge quando, casualmente o perché condotti a farlo, gli italioti si accorgono che il mondo circostante non è abitato da soggetti con l'anello al naso.
       Il popolo italiano, infatti, nel suo intimo è tremendamente razzista: chi sono i Rumeni? Ladri, zingari e badanti. E i Peruviani? Badanti, contadini poverissimi e infermiere.
       Poi, per caso, si accorgono che il mondo, fuori della loro amata fogna nazionale, sta andando avanti, che tutto si muove, che sorgono metropolitane là ove prima non c'era niente, mentre quella di Roma è sempre guasta. Allora, per qualche fuggevole minuto, inalberano la faccia di Renzi ieri e - come lui - profferiscono qualche sciocchezza di rito, ansiosi di ritornare tra le confortevoli mura del loro resort. Poi, dopo una settimana, torneranno tra le mura del loro Paese, che sono assai meno confortevoli e che impediscono loro di guardarsi intorno. Ma lo faranno contenti, poiché sono figli di un'ideologia senza precedenti: il razzismo masochista, nel senso che sono dei PEGGIORI convinti di essere MIGLIORI. E - nelle lunghe pause di tranquillità tra un finto lavoro e un altro, tra una vacanza di Natale e una di Pasqua, quando non dovranno parlare del "Grande Fratello", del campionato di calcio o del Festival di Sanremo (quello dei cantanti, non quello dei dipendenti del locale Comune...), passeranno il loro tempo a raccontarsi come si mangia male, in giro per il mondo, e come la qualità della vita, fuori dai patrii confini, sia bassa.
       "Quos perdere vult, deus dementat", e noi siamo da tempo persi e dementi, collettivamente parlando.

                   Piero Visani

sabato 24 ottobre 2015

Competenze


       Quando mia madre, due estati fa, venne aggredita e derubata in casa, per fortuna di pochi denari, la sua difficoltà nel fare una ricostruzione credibile dell'evento (aveva all'epoca 92 anni e mezzo, ed era comprensibilmente ancora spaventata e stressata) portò uno scocciato agente di polizia a suggerire di "rinunciare" alla denuncia, con l'incoraggiante commento che "tanto nessuno avrebbe fatto niente"...
       Le chiesi di memorizzare le dichiarazioni e l'atteggiamento dell'addetto alla "sicurezza" (il nostro è un Paese di eufemisti faceti...), nel caso le fossero pervenute ingiunzioni di pagamento di varia natura da parte di istituzioni dello Stato.
       Se sono un cittadino, ho doveri e anche diritti. Se ho soli doveri, sono un suddito.
       La mia famiglia materna è sempre stata monarchica e mia nonna materna, quando i miei cugini ed io eravamo bambini, era solita far tacere i nostri strepiti infantili con un reboante: "qu'est-ce que c'est ça? Une république?", intendendo con quest'ultimo termine il massimo del disdoro.
       Mia madre lo ha imparato a sue spese, che cosa sia una "république" e ora sarà attenta come lo Stato repubblicano all'assolvimento dei suoi doveri...

                              Piero Visani

Il mestiere di vivere


       Non l'ho mai imparato, e ora è tardi. Ma credo che una delle pochissime cose che mi porterò con soddisfazione nella tomba, e che lascerò come legato intangibile a mio figlio, sarà di non averlo voluto mai imparare.
       La cosa mi è valsa molte critiche, di diversa origine e provenienza, ma volevo essere me stesso, sempre e comunque, e credo di esservi riuscito.
       Non passerò alla posterità in alcun modo, e tanto meno godrò di "buona stampa". Verrò liquidato in silenzio e me ne sono già fatto una ragione.
     Porterò con me la mia personalità, augurandomi che possa rimanere intatta, estranea come sempre a qualsiasi tipo di compromesso. Se lo farà - come credo - sono certo che riuscirò a vivere "innumeri altre vite", magari più divertenti e meno disumane di questa.
      Mi conserverò integro, sperando che cambino gli "umani". Ciascuno coltiva accuratamente le proprie illusioni...

                        Piero Visani

venerdì 23 ottobre 2015

Notti di lavoro

       Probabilmente le più belle.
       Silenzio quasi assoluto, a parte qualche rara auto e gli animali che popolano il mio giardino.
       Tutto il tempo di lavorare, ma il tempo di lavoro è solo un mainstream sul quale vanno a inserirsi tutte le riflessioni "altre".
       Ci sono infatti lavori che non richiedono una particolare partecipazione personale, ma solo mestiere. E così la mente corre, per ogni dove.
       Un tempo sarebbe corsa a progetti, strategie, piani. Poi si sono rivelati del tutto inutili e ora corre a ricordare momenti di vita vissuta, felicità vicine, tristezze e insoddisfazioni lontane.
       Da tempo conduco una vita essenzialmente "testimoniale" e ne sono del tutto consapevole. Del resto, che altro potrei fare? La domanda che mi assilla costantemente è: "che ci sto a fare qui?", e non trovo risposte convincenti.
         I miei pensieri corrono dietro a ipotesi, a "what if scenarios": "cosa sarebbe successo, se...?" Ma non è successo nulla e ora penso soprattutto a vivere, a cercare di godermi con gioia il tempo che mi resta. Avrei voglia di fare infinite cose, ma non sopporto più il mondo che mi circonda. Scrivo dunque qui, nel silenzio della notte, contento del fatto che qualcuno mi ascolta e ben deciso a non farmi prendere dalla disperazione.
       Combatto. Non vincerò né sopravviverò, ma combatto.
       Sono finito in questo incubo, in cui non c'entravo e non c'entro niente. Ma non posso dire di essere solo, e questo mi conforta. Sto costruendo nuovi stili di vita, tutti miei. La mia fuga dal mondo prosegue, ma da un po' di tempo ho un'Arca, tutta mia.

                                Piero Visani





giovedì 22 ottobre 2015

Volti

       Un volto - a volte - vale più di mille parole e teorie fumose.
       La dialettica è molto bella, le botte un po' meno.

       Le teorie sulla "minimum force" sono state elaborate, a livello teorico, da soggetti che potevano godere di robuste scorte in tutti i momenti della loro vita, o da gente che, per sua fortuna, non aveva mai avuto a che fare con individui che di umano hanno solo le apparenze esterne.
       Nella pratica, nella realtà di fasi di concitazione estrema e adrenalina assoluta, non si va tanto per il sottile. Si spara per autodifesa e spesso - e questo è il bello dell'umano genere - si spara perché una situazione che inizialmente pareva a proprio sfavore, magari si è rivoltata a nostro vantaggio e scatena istinti che per alcuni sono "i peggiori" e per altri semplicemente normali.
       Mi permetto di suggerire, in materia, la lettura di un saggio come quello di Dave Grossman, On Combat. Psicologia e filosofia del combattimento in guerra e in pace, Edizioni Libreria Militare, Milano 2009. Questo testo smonta con tranquillità tutte le amenità che vengono profferite sul tema da chi le sue battaglie più aspre le ha combattute a "Risiko", e descrive con estrema accuratezza che cosa sia davvero uno scontro a fuoco.
       Come in tutte le cose di questo mondo, se si intende evitarlo, meglio non cercare guai. Se si preferisce ricercarlo, ricordarsi della perenne validità del terzo principio della dinamica.
       Escludo la competenza, nel settore, dei legulei. Categoria stimabilissima, per quanto mi riguarda, ma che ne ha altre, di competenze. Ci si faccia raccontare da combattenti veri - non dagli estensori delle Convenzioni internazionali di Ginevra - che cosa accade quando si prendono prigionieri dopo un combattimento molto aspro, e quanti ne sopravvivono...
       Non è prendendoci in giro reciprocamente che cambieremo la realtà. Al massimo - come sta accadendo da tempo nelle società occidentali - ne inventeremo una virtuale, dove il "non vedere" favorisce la narrazione di favole. La foto di cui sotto dimostra che le favole possono avere molti volti e che il primo da evidenziare, in una società che intenda sopravvivere, è quello delle vittime.
       Il resto è il simpatico e sempiterno onanismo giuridico, che infatti - come tutti i tipi di onanismo - si pratica da soli, nella tranquillità di una propria stanza, possibilmente confortevole. Non sulla pubblica via. O no?
       E la concretezza del rapporto con la realtà di questi soggetti è la medesima che ha un onanista sessuale con il proprio partner: vogliamo dire cartaceo/videatica...?

                                 Piero Visani


Adry Balestra
14 ore fa
Io dopo la trasmissione di r4 mi chiedo???
Come si fa a dire che il pensionato di vaprio non doveva sparare??? Ha fatto bene .
Noi non avevamo armi e ci hanno fatto a pezzi. Grazie stato.
Questo è come mi hanno ridotto

mercoledì 21 ottobre 2015

Napoleonica - 16


       Ogni volta che vedo giocare la Juventus di Allegri capisco che, se lui è un allenatore di calcio, io - come stratega - sono Napoleone Buonaparte...

                     Piero Visani

Armi da fuoco


       Serata televisiva sull'utilizzo (improprio) delle armi da fuoco. L'ennesima dimostrazione di come, in Italia, lo sbagliare nemico sia un'attività molto diffusa e praticata. Tutti a prendersela con i malviventi davanti, da riempire di piombo. Silenzio reticente su quelli collocati dietro, ai quadri comandi. Il piombo, a questo proposito, pare fondersi, direi liquefarsi...
       Suvvia, facciamoci del male.

                       Piero Visani

L' "arroseur arrosé"


       Vedere il primo ministro israeliano costretto a correre a Berlino per avere detto una verità storica, che purtroppo per lui non collima con le esigenze di una consolidata "industria", è uno spasso impagabile.
       C'è da augurarsi che il povero Bengi, dopo aver respinto fermamente le accuse di negazionismo, riesca almeno a scampare la galera tedesca.
       La "costruzione di realtà", come tutte le opere edilizie, è spesso materia complessa e può succedere che da "muratori" (non liberi...) si finisca "murati".

                                Piero Visani

Ladri


       E' vero che il tizio che aiuta i ladri a rubargli in casa per non passare per razzista è un'invenzione internettiana. Ma un popolo che si fa governare da ladri patentati, che elegge, di cui è contento e che torna regolarmente ad eleggere le sempre più rare volte in cui lo fanno votare, siamo sicuri che sia anche lui un'invenzione internettiana, o solo un'accolita di coglioni senza domani...?
       Passare per razzista fa comprensibilmente paura, ma come mai ESSERE coglione totale no?

                             Piero Visani

Blog "Sympathy for the Devil": Classifica dei post più letti (21 settembre - 20 Ottobre 2015)

       Il periodo in esame è risultato relativamente tranquillo e le visualizzazioni sono salite a circa 62.800.
      La classifica generale dei post maggiormente letti ha subito scarsissimi mutamenti di vertice, qui evidenziati:
  1. It's just like starting over, 569 (=) - 11/12/2012
  2. Non sarà il canto delle sirene, 364 (+52) - 06/08/2014 
  3. Non, je ne regrette rien, 246 (+2) - 29/12/2012
  4. Carlo Fecia di Cossato, 223 (+13) - 25/08/2015
  5. Un'evidente discrasia (in margine ai fatti di Parigi), 196 (=) - 8/1/2015
  6. Quantum mutatus ab illo!, 171 (+1) - 20/05/2013
  7. Storia della Guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 149 (+9) - 19/10/2013
  8. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 144 (=) - 29/01/2014
  9. JFK e lo "zio Adolf", 139 (=) - 17.05.2013
  10. Isbuschenskij, 139 (=) - 23/08/2013
  11. Umberto Visani, "Ubique", 129 (+2) - 19/04/2013
  12. Tamburi lontani, 124 (=) - 9/1/2015
  13. Richard: sensi, desiderio e piacere, 121 (+1) - 19/06/2015
  14. Le donne accoglienti, 113 (+1) - 15/03/2013
N.B.: I titoli in colore blu indicano che il post è progredito nella classifica generale; i titoli in colore rosso che il post è una new entry ai vertici della classifica (prime 10-15 posizioni), dove prima non era presente.

       Da sottolineare soprattutto l'incessante ritmo di progressione di Non sarà il canto delle sirene, piccolo racconto autobiografico salito ormai a 364 visualizzazioni e sempre più saldamente al secondo posto della classifica generale, ben davanti al terzo. A questo post giova il fatto di essere ben inserito in Google+ e soprattutto di comparire nella prima pagina di Google, quando qualcuno ricerca la ben nota canzone di Francesco De Gregori.
       Il solo post delle prime posizioni della classifica generale a migliorare la propria graduatoria è stato Storia della Guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, salito al settimo posto, con 149 visualizzazioni, superando L'elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, rimasto fermo a 144.
   
        Per quanto concerne invece i post che sono emersi - per numero di visualizzazioni - nel corso del mese, i primi tre sono risultati, nell'ordine: Stereotipi: la dark lady, con 38 visualizzazioni; Sopravvissuto - The Martian: Pseudorecensione (con 35 visualizzazioni) e Il (Gran) Paradiso può attendere (con 31).

       Per finire, le visualizzazioni sono salite in totale a circa 62.800 e i post a 2.002, il che ha fatto scendere a 31,4 il numero medio di visualizzazioni a post.

       Nel complesso, un mese tranquillo, condizionato dal fatto che non sono usciti molti post.

                                                   Piero Visani






La civiltà dello zapping


       Ennesima puntata della medesima, questa volta relativa al pensionato di Vaprio d'Adda.
       La concezione della politica, in Italia, è talmente "alta" per cui si interviene per una sera o due sul tema, per difendersi (Pd) o per lanciare stolidi attacchi (Centrodestra), dopo di che tutto ritorna come prima.
       Interventi di lungo periodo, politiche e metapolitiche serie: nulla di nulla.
      Si depreca l'orientamento della magistratura, dimenticando che la magistratura, in ogni caso, applica le leggi e che bisognerebbe per l'appunto modificare le leggi, per sperare che si modifichino i comportamenti della magistratura.
       Se uno obbietta questo, allora gli si dice che i concorsi li vincono solo quelli di sinistra, e anche questo non è vero, se nel centrodestra non si occupassero solo di sottogoverno e della formazione di modelli (nel senso di cloni) e "modelle" (nel senso di... amo gli eufemismi, talvolta...).
       Il problema vero è che non si approfondisce mai nulla, a scuola come nella vita, dove il livello di profondità concettuale è quello tipico dei quiz delle televisioni berlusconiane. Ma, se non si interviene in profondità sulla società, non cambierà mai niente, perché sono le mentalità che debbono cambiare, prima che cambi la politica.
       Guardate il Movimento 5 Stelle. Complessivamente, paiono studenti in gita scolastica. Sanno nulla di nulla, tendono a spararle grosse e - OGNI VOLTA CHE SERVE (e qui si dimostra tutto il valore della metapolitica) - su di essi si esercita il "richiamo della foresta sinistroide", cioè della metapolitica in cui sono cresciuti, per cui cominciano a ripetere le solite geremiadi su statalismo, pace, redditi di cittadinanza, etc., etc. Superficiali al punto da neppure rendersi conto che, al vertice del movimento, qualcuno non è proprio così estraneo ai meccanismi della politica e della finanza internazionali...
       Ma è frutto della sempiterna capacità di attrazione della cultura dello zapping: approfondimento zero, attenzione costante meno di zero, svolazzi da un tema all'altro come libellule, in modo da essere SEMPRE al punto di partenza: lo zero. Pensare che, su questo sfondo, qualcosa possa cambiare, è assolutamente risibile. Prima deve cambiare la mentalità e occorre lavorare duramente per farlo.

                                            Piero Visani

domenica 18 ottobre 2015

Il (Gran) Paradiso non può attendere

        Domenica molto fredda (3 gradi a Valnontey), 5-6 a Cogne. Appena due giorni dopo un'abbondante nevicata che ha imbiancato il Prato di Sant'Orso. Conseguenza: nessuno in Paese, a parte qualche turista coraggioso e una comitiva di... giapponesi, provenienti in pullman da Ginevra.
       Cogne è deserta, ma uno splendido ristorante come "Lou Ressignon" è sempre pieno di appassionati dell'enogastronomia, che i proprietari - i fratelli Allera - sanno come coccolare e fare contenti.
       L'aria è gelida ma purissima, molto migliore di quella che si respira in estate, quando il turismo di massa sfiora anche questo delizioso centro montano, inquinandone l'atmosfera con il suo gusto per l'iterazione dell'ovvietà.
       Ogni volta che torno in Val d'Aosta, mi accorgo che essa è la mia "piccola Patria". Troppi ricordi mi legano ad essa: i nonni materni e tutti i parenti; le loro case di Aosta; le gite in tutti i più oscuri meandri della valle, a partire da quando avevo 3-4 anni; le feste di Natale e le vacanze estive; le gioiose scorribande con mia cugina Annamaria, purtroppo scomparsa prematuramente qualche anno fa; il patois, che mia nonna parlava spesso e al quale ricorreva quando - raramente - la facevo arrabbiare; l'enorme numero di film di guerra visti insieme a mio zio Walter, che in qualche misura ha contribuito alla mia formazione; il negozio di abbigliamento di mia zia Ines nel cuore di Aosta, dove credo di aver sviluppato al massimo la mia sensibilità per l'estetica e per tutto ciò che attiene al vestire; l'ammaestramento ideologico di mio zio, Emilio Chantel, ateo convinto e feroce mangiapreti, che mi insegnò l'importanza di pensare sempre e soltanto con la mia testa, fino alla sua prematura scomparsa; gli splendidi soldatini Britains che era solito regalarmi ad ogni compleanno, lui che era stato valoroso ufficiale degli Alpini e che credo vedesse in me qualche talento, stante l'attenzione con cui mi seguiva.
      Poi - da grande - le vacanze tra Pré Saint Didier e Courmayeur; la lunga opera di formazione di Umberto; le escursioni ai rifugi, le lunghissime pedalate in Val Ferret, le interminabili ore dedicate al tennis, le serate al ristorante, al cinema, in pizzeria.
      Infine, lo spostamento a Cogne, complice un certo disgusto per l'orientamento sgradevolmente "mondano" (in senso lato...) assunto da Courmayeur.
       Credo che, sebbene io la frequenti sempre meno, la Valle d'Aosta rimanga, per certi versi, la mia petite Patrie. Ne sento le radici, anche se personalmente farei forse a meno di averne, di radici. Ma la Vallée è lì, e mi guarda. Credo che si chieda chi sono, esattamente come io mi chiedo chi sia lei. Ma ci unisce il nostro bizzarro rifiuto di ogni obbligo, di ogni costrizione, di ogni "politicamente corretto" e banale. Siamo spesso molto ruvidi, la Valle e io, perché siamo entrambi dei montanari: lei per elezione, io per scelta, perché mi piace salire verso l'alto, non per raggiungere chissà quali vette, ma semplicemente per sfuggire alle banalità del fondovalle.
       In definitiva, la Valle d'Aosta è un pezzo importante della mia vita, del mio modo di essere, anche se - ma mi è successo in moltissimi altri casi - non ci siamo mai davvero del tutto intesi, lei e io. Ma è stato amore e - come in tutti i casi del genere - "è stato meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati". E poi, ci siamo davvero lasciati?

                                        Piero Visani




      

sabato 17 ottobre 2015

2.000 post


       Tanti ne ho scritti sul mio blog "Sympathy for the Devil", dall'11 dicembre 2013 ad oggi. Questo è esattamente il numero duemila. Una persona che, a un certo punto, cominciò ad accusarmi di "grafomania", sarà contenta. Ho confermato la fondatezza delle sue "accuse". Siccome sono uomo di classe, da tempo ho smesso di soffermarmi sulla fondatezza delle mie... Scrivo e basta, in tutta sincerità, senza guardare più indietro.
       Vivo e lascio morire, come sempre.

                          Piero Visani


                

Roswell


       Bella e partecipata conferenza su uno dei temi più classici dell'ufologia. Pubblico numeroso e qualificato - tra cui ho identificato, rigorosamente in ordine alfabetico, Dario Arrigotti e figlio, Paolo Battistel, Roberto Crudelini, Pensologo Livio Cepollina, Enrica Perucchietti, Lorenzo Simone, Manuela Trada e sicuramente molti altri, con i quali mi scuso preventivamente per l'involontaria omissione -.
       A fine conferenza, nutrito scambio di domande e risposte, in merito a varie questioni relative alla vicenda. Molti sono i temi toccati e chi scrive solleva quello della riflessione sul susseguirsi, in caso di eventi del genere, di smentite ufficiali. Di qui l'importanza del fatto che - a Roswell - prima delle SMENTITE ufficiali c'è stata un'esplicita AMMISSIONE ufficiale, che è quella che getta sull'evento una luce assolutamente ineguagliabile, e tuttora ineguagliata.
       Presto un nuovo appuntamento sul tema, nell'ambito del Festival torinese organizzato dalla rivista "Mistero" e dal relativo programma televisivo di Italia 1.
       Un grande grazie a tutti i partecipanti!
      Avrei molta voglia di sollecitare mio figlio a trattare del celeberrimo caso, direi secondo in ordine di importanza rispetto a Roswell, della Rendlesham Forest. Varrebbe davvero la pena di parlarne. Se non lo farà lui, magari prima o poi lo farò io...

                             Piero Visani

giovedì 15 ottobre 2015

Mini - schmittiana

      Ritornare in auto a casa, sotto una serie di temporali molto forti, che si susseguono con intensità crescente, consente di verificare che la maggior parte degli automobilisti, quanto meno di quelli torinesi, non ama la decisione.
       Recita infatti il celebre detto di Carl Schmitt, il grande giurista e politologo germanico: "Sovrano è colui che decide sullo stato di eccezione".
      E io, povero automobilista alle prese con la pioggia scrosciante e soprattutto con l'umana coglioneria, sono costretto a constatare che di soggetti sovrani, sulle strade che dal centro di Torino conducono a Moncalieri e poi a Revigliasco, ce ne sono davvero pochi, per non dire pochissimi.
       Gli altri, massa di pecore paurose, continuamente costretti a fare i conti con "stati di eccezione" (pioggia battente, folate di vento, pozzanghere enormi da tombini mai svuotati, semafori che vanno in tilt etc. etc.), non solo non decidono, ma non mostrano alcuna attitudine alla sovranità. Procedono a 10 allora, con lo sguardo ebete (quello l'avevano già, ma magari un po' si accentua...) e, se la pioggia tende a trasformarsi in grandine, rallentano ulteriormente, con il rischio di trasformare l'auto nel bersaglio di una Gatling.
       Do fondo a tutto il mio patrimonio di imprecazioni e bestemmie (chiedo scusa ai cattolici, ma vinsi ben due competizioni in materia quando ero liceale al "d'Azeglio", contro avversari alquanto provveduti), ma soprattutto do prova di un altissimo livello di ricerca della sovranità, per cui, continuamente confrontato da "stati di eccezione", schizzo con la mia auto in mezzo a questi interdetti con propensione al servaggio, fino a che non mi libero dalle spire di quest'idra e posso sfogare la mia mai spenta propensione alla guida veloce sulle strade della collina.
       Credo che l'uomo sia sempre - in definitiva - ciò che vuole essere. Io voglio essere sovrano e - schmittianamente - decido su ogni possibile stato di eccezione. Non mi faccio condizionare dagli eventi, quali che siano. Per me, tra teoria e pratica non c'è grande differenza; se possibile non ce ne dovrebbe essere alcuna. Adoro la volontà di potenza.

                             Piero Visani


                       

Temporale

       Periferia torinese.
       In attesa di un incontro di lavoro.
       Come largamente anticipato dalle previsioni del tempo, dopo una leggere pioggerella si è scatenata una serie di temporali, ciascuno più violento di quello che l'ha preceduto.
       E' pomeriggio, ma il cielo è talmente nero e denso di nubi che sembra sera, quasi notte.
       E' bello vedere le vie che si svuotano, la gente che abbandona rapidamente i giardini dove si era avventurata - forse con soverchio ottimismo - per una passeggiata.
         Tutto è silenzio, pioggia, autunno, con cromatismi naturali il cui fascino, su di me, è totale.
       Amo la pioggia, non solo perché è lustrale ma perché, specie quando è fitta, tende a schiacciare l'uomo verso il terreno, senza per questo renderlo tellurico, anzi inducendolo a fare i conti con se stesso e, contemporaneamente, ad andare oltre, oltre sé, come spinto da uno stimolo esteriore che si fa interiore.
      Sono sensazioni che provo fin da quando avevo sei-sette anni, e non mi hanno mai abbandonato. Non per nulla amo molto Paesi come la Scozia, l'Irlanda e l'Inghilterra, dove la pioggia è dolce compagna di molti giorni. 
       Adoro il progressivo oscurarsi delle luci intorno a me, l'avvento di una densa penombra che favorisce ciò che so fare meglio, soffermarmi a riflettere, ad analizzarmi. Ho pure la mia personale colonna sonora per tutto questo: Paint it black, dei Rolling Stones.

                                                                      Piero Visani


                                                     

mercoledì 14 ottobre 2015

Regolamenti di conti...


       Noto con un certo divertimento che i regolamenti di conti, a destra, sono quasi tutti regolamenti di contanti, di quelli percepiti e di quelli non percepiti.
      Ho avuto la fortuna di lavorare al 99,9% - in ambito istituzionale - per governi di centrosinistra - dove qualche soggetto conosceva o la pratica democristiana del Manuale Cencelli o quella gramsciana dell'egemonia.
       A destra, a parte i quattro soldi presi dal "Secolo d'Italia" per i miei editoriali o da "Linea" per i miei articoli, non ho mai visto una lira o un euro.
      Trovo dunque divertenti questi - sovente rabbiosi - regolamenti di conti e mi urta vagamente sentire i cosiddetti "intellettuali di destra" raffigurati come soggetti perennemente alla ricerca di prebende.
       Lo saranno anche stati, ma vorrei precisare che a me non manca niente, perché nessuno mi ha mai offerto niente. In 19 anni passati come consulente della Difesa, ho avuto a che fare con molti esponenti politici del centrosinistra. Per il centrodestra non sono mai esistito e, malgrado ciò, ho sempre messo insieme il pranzo (che di regola non faccio) con la cena, e magari sono riuscito pure a fare parecchie altre cose. Senza leccare le terga di alcuno, né a sinistra né a destra.
       Personalmente, penso che si sia trattato, nel caso della destra, di una presa di distanze di natura antropologico-lombrosiana, prima ancora che ideologica, e, siccome è stata reciproca, è chiaro che non ero solo io a considerare "mostri" loro, ma anche viceversa. Ergo non ci sono conti da regolare. Non ho scontrini di alcun tipo. Manteniamo pure le distanze di sicurezza: l'obbrobrio è reciproco.

                      Piero Visani

"Five Star...General"


      Non ci trovo nulla di strano nel comportamento del M5S sullo "ius soli": si sa chi sono in alto, quale ruolo sono destinati a svolgere e a quali (co)mandanti rispondono. E' un'attività che ha una sua logica e mantiene ben oliati flussi di finanziamento. La svolse già a suo tempo, "mutatis mutandis", il Partito radicale.
       Si sa chi sono in basso e a quali pulsioni rispondono, magari ignorando del tutto chi siano i veri mandanti dei vertici.
       Di che stupirsi, dunque?

                            Piero Visani

Democrazia applicata


       Leggo con assoluto divertimento sul "Corriere della Sera" di oggi che, dal momento che il fenomeno del negazionismo è in forte crescita, specialmente in rete (e sarebbe utile chiedersi come mai, nevvero...?), si è deciso di vietarlo e di trasformarlo in un reato.
       Ah, quanto è carina e quanto si prende sul serio la democrazia totalitario-plebiscitaria! Voltaire avrebbe commentato: "mi batterò fino alla morte (tua...) affinché tu sia obbligato a pensarla come me".
Ma i "democratici" si guardano mai allo specchio e - nel caso lo facciano - cosa vedono...? "Shitty faces or something else?".
        Già oggi una delle peggiori accuse che possano toccare a chi si occupa di revisione storica è quella di "complottista", anche se si riferisce - che so? - ad un evento su cui in moltissimi nutrono dubbi, tipo l'11 settembre.
       Il problema - non secondario - è che, se non si può più mettere in dubbio nulla, io sarò magari un "complottista", ma chi mi impedisce di farlo è un "complottatore totalitario".
       Se chi mi accusa di "complottismo" è d'accordo nell'accettare la seconda definizione, quella che gli spetta di diritto, possiamo aprire un interessante tavolo di dialogo, poiché ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. Ma fare i libertari con le idee di Kim Jong-un, suvvia, risparmiatecelo...! Grazie.

                                  Piero Visani

martedì 13 ottobre 2015

Torino in macchina una sera che piove

       Dove scoprimmo che eravamo affini? In realtà, lo sapevamo già, ma eravamo incerti tra fisico e spirito, e a noi piacevano e interessavano entrambe.
       Cadeva una pioggerella leggera, su piazza Maria Teresa, assolutamente deserta, in quella sera di un umido lunedì. Le parole si accumulavano le une sulle altre, ma non stavamo dialogando, ci stavamo studiando, molto attentamente.
       Mille scintille erano già scattate, ma a noi ne interessava una più di altre, perché eravamo stanchi di piccole e mefitiche banalità borghesi. Volevamo sapere, volevamo capire. La solitudine di quella sera ci aiutò.
       Nulla ci disturbava: non il traffico, alquanto scarso; non la pioggia, appena accennata; non il freddo di una lenta serata di inizio autunno.
       Torino era splendida, quella sera, ed era facile, per entrambi, accorgercene. Eravamo stati qualcosa, fino a quel momento, ma credo ci avesse colto il desiderio di scoprire subito se avessimo potuto essere altro.
       La nostra concezione olistica ci guidava. La serata, dopo la cena, avrebbe potuto concludersi nella maniera più naturale e, in fondo banale, ma poi, di colpo, una parola, una sola parola, ci fece scambiare un profondissimo sguardo di intesa, che mi fece caracollare, per un attimo, tra Johan Huizinga e Roger Caillois. Lei capì un attimo prima di quanto non fossi riuscito a farlo io e fece - con naturalezza e senza supponenza - una proposta che mi colse totalmente di sorpresa.
       Sorrido ancora adesso di quelle parole pronunciate in tono quasi dimesso, a basso profilo, perché il loro contenuto, a differenza della modalità con cui venivano profferiti i suoni, era assolutamente iconoclastico. Ma spesso a un estremo coraggio si abbina un tocco di vezzosa timidezza.
       Non mi sono mai del tutto ripreso da quella sorpresa; vaga ancora nel mio animo; è stato uno dei rari casi in cui mi sono sentito totalmente spiazzato e felice, e, in fondo, lo sono piacevolmente ancora. Per nulla casualmente - credo - dal CD della mia auto uscivano sommesse, ma certamente udibili, le note fortemente ritmate de Il nastro rosa.
       Non è difficile essere felici, se ci si comprende appieno; non è difficile esserlo, se si ha il coraggio di osare.

                                 Piero Visani





Precisazione doverosa


       E' del tutto evidente che, in Italia, gli autoctoni non hanno certo bisogno della sanzione odierna per sentirsi appaiati ai non nazionali. Credo che sia infatti più che evidente la nostra natura di discriminati e di cittadini oggetti di una forma razzistica a nostro carico che solo chi è stolto - o fortemente in malafede - può chiamare "razzismo alla rovescia".
       Non accettiamo questi comodi éscamotages semantici: il razzismo è uno solo ed è a nostro carico. Infatti viviamo in un Paese fortemente razzista a carico di chi NON è delinquente, violatore di tutti i tipi di legge, non allineato con il pensiero unico, non immigrato, non appartenente alla casta, etc., etc.
       Gli esempi si sprecano, a cominciare dal campo fiscale, dove ai nazionali toccano oneri di cui i migranti neppure conoscono - beati loro! - l'esistenza.
       Ma ovviamente occorre prendere atto del fatto che l'autoctono che accetta discriminazioni a proprio carico non ha chiaro il concetto di cittadinanza, ma solo quello di servaggio. E infatti siamo un popolo di servi.

                         Piero Visani

Né sangue né suolo


       Liquidatori fallimentari al lavoro. Del resto, l'ideologia del "melting pot" è praticamente la struttura concettuale portante dei nostri attuali padroni politici ed economici, per cui farla propria non è così sorprendente. Va detto - ma questo con il PD è come sparare sulla Croce Rossa - che l'ideologia della Sinistra internazionalista dovrebbe essere un po' diversa dal capitalismo globalizzatore. Ma è chiedere troppo, specie quando si studia tutto (cioè niente) sulle slides... E comunque, che un popolo di cialtroni abbia un governo di affini non mi pare affatto sorprendente, anzi.

                           Piero Visani

lunedì 12 ottobre 2015

La curiosità

       Non mi fa difetto. Sono naturalmente curioso. Se c'è scritto, da qualsiasi parte, "Non aprite quella porta", io sono immediatamente spinto ad aprirla.
       Non ho mai fatto esperienze particolarmente negative; semmai ne ho fatte - grazie alla curiosità - di particolarmente positive. Il problema vero è incontrare soggetti che siano realmente curiosi, almeno quanto lo sono io. Il più delle volte, infatti, spunta fuori da qualche parte la classica causa impediente e si ritorna ad affondare nella noia. Tuttavia, i soggetti curiosi, coloro che sono naturalmente dei pathfinders, finiscono sempre per trovarsi e per divertirsi un mondo insieme. Tutto il resto è noia.

                         Piero Visani




Garanzie


       Poiché le affermazioni dei governi, di tutti i governi, sono sicuramente vere (genere: "non c'è crisi", "la disoccupazione è in diminuzione", "la tassazione è bassa", etc. etc.), non c'è dubbio che i rilievi dei ricercatori e dei privati cittadini sono sicuramente falsi.
        E' bello vivere nelle certezze, perché è bella la vita dei sodomizzati, anche se mai quanto quella dei sodomiti.

                  Piero Visani





La battaglia di Auerstaedt (14 ottobre 1806)


       Nello stesso giorno in cui Napoleone trionfava a Jena, il migliore dei suoi subordinati, il Maresciallo Davout, colse un'importantissima vittoria ad Auerstaedt, contro il grosso dell'esercito prussiano.
       Costretto a combattere in netta inferiorità numerica, la sua glaciale freddezza (che lo rendeva spesso inviso a subordinati e colleghi, per l'algore che emanava dai suoi comportamenti) e la notevole sagacia tattica gli consentirono di cogliere una vittoria che confermò quello che molti già sapevano: il nobile Davout (la corretta lezione del suo nome era infatti d'Avout, ma lo aveva "politicamente corretto" durante la Rivoluzione francese) era il migliore dei marescialli dell'Impero: meno personalmente audace di un Murat, un Ney o un Lannes, aveva però una brillante capacità strategica e tattica, ed era l'unico dei marescialli che sapesse agire in piena autonomia, anche senza giovarsi delle direttive di Napoleone.
       Ai fini della sconfitta della Prussia nella campagna del 1806, la vittoria di Auerstaedt fu superiore, per importanza, a quella di Jena.

                            Piero Visani



domenica 11 ottobre 2015

Stereotipi: la dark lady

       La dark lady non ha necessariamente lo sguardo torbido, può averlo angelico (o angelicato...). Non deve essere necessariamente vestita di nero. Può avere l'aria innocente, ma con un qualcosa, nell'angolo degli occhi, che ti ricorderà sempre che sarà lei - e solo lei - a stabilire dove e come si determinerà il punto di giunzione tra eros e thanatos.
       In quanto depositaria dell'eros, sarà lei in genere a condurre il gioco dell'amore; in quando dispensatrice della thanatos, sarà lei a decidere quando sarà venuta la tua ora.
       A volte, nel corso di una vita, se ne incontra qualche esemplare: le più terribili sono quelle che lo sono inconsapevolmente, le migliori quelle che lo sono consapevolmente, perché Eros e Thanatos non sono mai ambiti amatoriali.
       Anche se non si sopravvive, incontrarne una può essere divertente; se si sopravvive, può essere istruttivo, ma quel che è certo è che le dark ladies consapevoli di esserlo sono pochissime e di altissimo livello. Le altre, al più, sono volonterose aspiranti, che confondono lo stereotipo con la realtà e che non studiano abbastanza la parte per andare, per l'appunto, molto al di là dello stereotipo, che è quello che dovrebbero fare e che raramente sanno fare. E' raro che l'"eterno femminino" trovi adeguate interpreti femminili. La cosa vale anche per molti altri stereotipi di genere, ergo non datemi del maschilista. Semmai, è una questione di classe, di grandissima classe, e in genere se ne trova in giro sempre meno, sommersa da un oceano di patetiche banalità.

                                    Piero Visani




sabato 10 ottobre 2015

Battaglie impossibili

       A volte ci si immerge in uno scontro senza rendersi bene conto della posta in palio.
       A volte un nemico astuto ti attira in una trappola e lo fa con tale maestria che, quando ti accorgi dell'inganno, è già tardi.
      A quel punto, però, perché tirarsi indietro? Per quale ragione fuggire? Quando la situazione è disperata ed è lo stesso nemico a cercare di indurti alla ritirata, a lasciarti delle vie di fuga perché tu ti possa ritirare in buon ordine e non farti mai più vedere oppure accettare passivamente la condizione di servaggio cui eri stato predestinato, non c'è nulla di meglio, per il guerriero esistenziale, che decidere di alzare la posta e non andare indietro, ma avanti. Il rischio è altissimo, ma il tuo atteggiamento disorienta almeno in parte il nemico e rompe i suoi giochi. Il nemico si aspettava che adottassi un comportamento A, perché quello avrebbe confermato la sua assoluta primazia, e invece tu decidi di fare Z, perché quello non ti salverà dalla sconfitta, ma ti inciderà nella memoria, tua e sua.
       Avresti voluto uscire di scena come uno stupidotto qualunque, uno di quei cicisbei borghesi che adornano i salotti delle (presunte, molto presunte...) gran dame? No, mai, ti sei giocato la tua partita. Era perdente, certo, fin dall'inizio, e neppure speravi di rovesciarla, ma giocarla ti faceva un gran bene, perché giocavi fuori dagli schemi del nemico e potevi anche tu fare molto danno, non meno, e forse più, di quello che era stato deciso di fare a te.
      Così, il tuo amore per la guerra e la storia militare ti ha fatto ricordare che "dopo una battaglia impossibile vinta, non c'è niente di meglio che una battaglia impossibile persa", cosparsa di vittime che, se ti fossi ritirato subito, non avresti mai potuto infliggere al tuo nemico. Hai il cuore che sanguina, nell'allontanarti dal campo di battaglia, ma la tua spada sanguina ancora di più, e non è solo sangue tuo...

                         Piero Visani





Il necessario e il superfluo

      Di tutte le cose che, nella vita, né uomini né donne mi hanno mai chiesto, ci sono sicuramente attestati di intelligenza e cultura. Sapendo di non poterli fornire e sapendo ancor meglio che, nel caso in cui li avessi forniti, per me non sarebbero valsi, perché per me non sono mai valsi (so bene il perché, ma è inutile parlarne), a un certo punto sono scomparso, andando a vivere in cima a un colle, dove sono tuttora.
       Detesto infatti le falsità tipiche della società borghese, quelle per cui:

1) sei se hai;
2) sei se fai quello che ti chiedono e/o dicono di fare.

       Ho cumulato così una pessima fama, alla quale sono affezionatissimo. Mi tiene lontano da chi mi vorrebbe conforme a un canone, il suo. Sfortunatamente, resto molto affezionato al mio. E la banalità dei canoni, comunque strutturati, mi annoia a morte, direi atrocemente.

                        Piero Visani