giovedì 31 dicembre 2015

Il mio 2016

       Detesto i riti di distrazione di massa, come le festività natalizie. In realtà, detesto tutti i riti, dal profondo, ma ne comprendo bene l'intima valenza per le menti più deboli, quelle che hanno bisogno di imitare per sembrare (dire essere, riferito ai loro comportamenti, mi pare eccessivamente benevolo...).
       Non penso che il 2016 sarà migliore del 2015. Con tutta probabilità potrà essere anche peggiore. Abbiamo trovato alcuni "pifferai di Hamelin" e molti di noi li seguono convintamente, e faranno ovviamente la fine di sempre, la fine riservata ai bambini creduloni...
       Non ho mai riposto speranze in nulla: sono un pessimista della ragione, ma un ottimista della volontà. Vado avanti tranquillo. Vedo talmente schifo e orrore, intorno a me, che vederne di più o di meno mi lascia del tutto indifferente. Non sono assuefatto, sono totalmente distaccato.
       Me ne sto da parte, nel mio "splendido isolamento", a farmi i fatti miei. Scrivo perché credo nel valore pedagogico dello scrivere. Tutto ciò che ho letto di bello ha profondamente influenzato la mia natura e la mia cultura, ergo scrivo perché potrei magari influenzare metapoliticamente alcuni miei lettori, auspicabilmente giovani, e indirizzarli verso il Bello, invece che verso l'orrore cosmico in cui siamo immersi, malamente mascherato da "politicamente corretto".
       Stiamo andando verso anni decisivi - lo so bene: "io mi sto preparando, è questa la verità" (non posso scrivere, come nella canzone di Dalla, che "è questa la novità", perché mi sto preparando da sempre).
       Non credendo a visioni salvifiche, sto pensando principalmente a me stesso e alla mia famiglia. La mia misantropia è fortissima e viene più spesso confermata che smentita. Più che mai, mi sento un alieno che vorrebbe tornare a casa, su un pianeta meno immondo di questo, ma alle mie telefonate non risponde da tempo più alcuno. E così ho deciso: mi costruirò un'astronave. Ho già iniziato a farlo.

                        Piero Visani





              

martedì 29 dicembre 2015

Gong - oh

Convinto come sono - nietzscheanamente - "che la vita senza la musica sarebbe un errore", i miei spostamenti in auto, anche quelli brevi, sono sempre accompagnati da musica, a volta mai ascoltata, a volte sentita ripetutamente, non per provocare sfinimento, ma per entrare massicciamente nei dettagli, visto che analizzo tutto in forma semiologica, evitando di farmi sfuggire qualsiasi particolare, in quanto dal particolare, da un singolo particolare, si può arrivare al generale. E a me è spesso successo...
       Oggi ascoltavo, tra le varie cose, la non conosciutissima "Gong-oh" di Paolo Conte e mi sono accorto, con un'illuminazione improvvisa, che si adatta benissimo a una persona che conosco:

"Gong-oh, spirito lontano, 
vieni nella notte blu 
a far di me in mano tua un giocattolo… 

Sto lavorando, è tardi e adesso arrivi tu, 
conversiamo… come faccio? Vuoi tu dirmelo? 
C'era una volta un bel linguaggio che mai più
ho parlato, non ti spiace ricordarmelo?… 

Ci manca il pubblico, va bene, ma io e te 
siam due grandi artisti e insieme 
diam spettacolo, del tutto illogico, 
sillabico è per me… 
e sensuale, invisibile, teorico… 


È quasi l'alba… e fuori rosa adesso è il blu… 
che silenzio.. un po'di sonno è un'elemosina, 
ho fatto tutto quello che hai voluto tu, 
in un grande viaggio indietro, un incantesimo…

Gong-oh, tornerai, tu, Gong-oh? 
Perché quando arrivi tu 
io rotolo, mi srotolo e mi arrotolo…!"




   
    Denso di sinestesie, è un testo che si adatta perfettamente all'incontro tra due personalità effervescenti e alle implicazioni che una dinamica relazionale accende. E' una sorta di ritratto in musica, una musica leggera, prossima al jazz più lieve. Ma anche questa è una sorta di sinestesia: coprire la profondità della psiche con una sequenza di suoni leggeri e allegri, accentuando, non alleviando, il senso di profondità del tutto.

                                  Piero Visani

lunedì 28 dicembre 2015

After the past, darkly


       Una volta una persona si offese - e molto - perché le avevo dedicato "Canzone per un'amica", di Guccini, brano considerato terribilmente portasfiga. Io mi limitai a ritenerlo un gesto assolutamente perfido, ma non anodino, anzi coinvolgente: all'epoca viaggiavo moltissimo in auto...


                       Piero Visani

Suggerimento per la comunicazione renziana


       "NON piove, ergo governo NON ladro"...
       Oggi mi è stato fatto notare - molto simpaticamente, invero - che scriverei in forma criptica e allora ho deciso di "riscattarmi" tutto in una volta. Chissà, qualcuno tra gli esegeti più attenti potrebbe anche prenderlo come un tentativo di (tardiva, molto tardiva) "captatio benevolentiae"...

                           Piero Visani


Blog "Sympathy for the Devil": Classifica dei post più letti (21 Novembre - 20 Dicembre 2015)

       Il periodo in esame è risultato relativamente tranquillo e le visualizzazioni sono salite a circa 66.100
      La classifica generale dei post maggiormente letti ha subito scarsissimi mutamenti di vertice, evidenziati qui di seguito. Inoltre, non ci sono stati mutamenti di piazzamento nelle prime 15 posizioni della graduatoria, il che è sicuramente inusuale ed è infatti la prima volta che accade da quando esiste questa classifica:

  1. It's just like starting over, 570 (=) - 11/12/2012
  2. Non sarà il canto delle sirene, 457 (+14) - 06/08/2014
  3. Non, je ne regrette rien, 256 (+4) - 29/12/2012
  4. Carlo Fecia di Cossato, 228 (+2) - 25/08/2015
  5. Un'evidente discrasia (in margine ai fatti di Parigi), 196 (=) - 8/1/2015
  6. Storia della Guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 191 (+14) - 19/10/2013
  7. Quantum mutatus ab illo!, 171 (=) - 20/05/2013
  8. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 147 (+3) - 29/01/2014
  9. JFK e lo "zio Adolf", 141 (+1) - 17.05.2013
  10. Isbuschenskij, 140 (=) - 23/08/2013
  11. Umberto Visani, "Ubique", 130 (+1) - 19/04/2013
  12. L'amore bugiardo - "Gone Girl", 126 (+1) - 28/12/2014
  13. Tamburi lontani, 125 (=) - 9/1/2015
  14. Richard: sensi, desiderio e piacere, 121 (=) - 19/06/2015
  15. Le donne accoglienti, 118 (+3) - 15/03/2013
N.B.: I titoli in colore blu indicano che il post è progredito nella classifica generale; i titoli in colore rosso che il post è una new entry ai vertici della classifica (prime 10-15 posizioni), dove prima non era presente.

      Nel corso di un mese che ha visto le visualizzazioni disperdersi su un gran numero di post diversi (com'è testimoniato dalla crescita delle visualizzazioni stesse), vi sono solo due progressioni modeste da sottolineare: quella di Non sarà il canto delle sirene, piccolo racconto autobiografico salito ormai a 457 visualizzazioni e sempre più saldamente al secondo posto della classifica generale; e quella di Storia della Guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, con 191 visualizzazioni (anch'esso +14 rispetto al mese precedente). Per una volta, invece, non si sono registrati ingressi al vertice della classifica di nuovi post.       

        Per quanto concerne invece i post che sono emersi - per numero di visualizzazioni - nel corso del mese, i primi tre sono risultati, nell'ordine: Il nemico dentro le porte (con 40 visualizzazioni), I mercati (con 38) e  Vite parallele (con 36 visualizzazioni).

       Per finire, le visualizzazioni sono salite in totale a circa 66.200 e i post a 2.153, il che ha fatto scendere a 30,8 il numero medio di visualizzazioni per post.

       Nel complesso, un mese tranquillo, condizionato come il precedente dal fatto che non sono usciti molti post perché non ho potuto dedicare grande attenzione al blog.

                                                   Piero Visani







sabato 26 dicembre 2015

Sogni neppure tanto proibiti


       L'ideale politico - ormai prossimo a realizzazione - di Angela Merkel e dell'E-URSS: "Hallo, Lenin!". Il titolo c'è già ed è facile. Basta trovare protagonisti e deuteragonisti. Per le comparse per la fuga di massa finale, confido in un cameo...

                                            Piero Visani



Battaglia di Trenton (26 dicembre 1776)



       Deciso a sollevare il morale delle sue truppe, scosso dagli insuccessi e da un inverno particolarmente rigido, nella notte fra Natale e Santo Stefano del 1776, George Washington, comandante in capo dell'esercito americano, decise di attraversare con mossa audace il fiume Delaware, in buona misura ghiacciato, e di attaccare la cittadina di Trenton, nel New Jersey, dove era acquartierato un distaccamento di truppe dell'Assia, vale a dire di soldati tedeschi reclutati "ad hoc" dal governo britannico, sempre a corto di truppe da inviare in Nordamerica per combattere la rivolta dei coloni americani contro le forze di Sua Maestà.

        Complice l'atmosfera natalizia, le misure di prevenzione adottate dai soldati dell'Assia contro possibili incursioni si erano fortemente allentate, per cui essi furono totalmente sorpresi dall'attacco americano e, dopo una breve resistenza, capitolarono in blocco.
        L'evento in sé fu poca cosa, sotto il profilo militare, ma ebbe una notevolissima importanza nel rinforzare il morale dell'esercito continentale e nel convincere i suoi membri che i britannici e i loro alleati tedeschi non erano imbattibili.
      L'immagine riprodotta mostra il ferimento del comandante delle truppe dell'Assia, colonnello Johan Rall. Tale evento contribuì ad abbattere ulteriormente il morale dei soldati assiani, ma molto più decisivo fu il fatto che essi si lasciarono colpevolmente coinvolgere dal clima natalizio. Mai lasciare vantaggi di questo genere, a nessun tipo di nemico.

                                  Piero Visani




                                       

venerdì 25 dicembre 2015

"Crippled inside"


"Marcio dentro", libera traduzione da testo e musica di John Lennon.
In margine ai "riti" natalizi:
Puoi lucidare le tue scarpe e vestirti elegante
pettinarti i capelli e apparire attraente
puoi nascondere la tua faccia dietro un sorriso
ma una cosa non puoi nascondere è quanto sei marcio dentro
puoi indossare una maschera o dipingerti la faccia
puoi persino considerarti parte della razza umana
puoi metterti un colletto e una cravatta
ma una cosa non puoi nascondere quanto sei marcio dentro
Come tu sai
un gatto ha nove vite, tesoro
nove vite tutte per lui
tu ne hai una soltanto
e una vita da cani non è affatto allegra
mamma mia dai un'occhiata fuori
puoi andare in chiesa
e cantare inni
puoi giudicare me dal colore della mia pelle
puoi vivere nelle menzogne finché muori
Il finale, in particolare, è auspicabile...
  
                                 Piero Visani                   

Nuovi totalitarismi


       Siamo sempre più avviati verso la realizzazione di una società di tipo organicistico, in cui chi sta sopra (per grazia ricevuta...?) DEVE stare sopra e chi sta sotto (perché perseguitato dalla sfiga...?) DEVE stare sotto.
       Nessuna mobilità sociale è possibile, a meno che per cooptazione, cioè dopo aver ampiamente dimostrato che si condividono le idee degli ottimati.
       Virulento è poi l'attacco scatenato contro qualsiasi forma di pensiero critico: tutti devono fare i ragionieri, i tecnici o studiare cose pratiche, e possibilmente non perdere tempo a soffermarsi su sofismi teorici o a leggere libri. Ci sono già quelli che sanno tutto, gli altri possono prepararsi ad una vita "felice", a tre euro di salario lordo l'ora.
       Qualsiasi forma di pensiero alternativo deve essere stroncata e la stroncatura avverrà non bloccando il dissenso, ma spegnendo e sopprimendo la cultura "tout court" e il senso critico, e limitando ogni decisione ad approvazioni "per acclamazione".
       Tutti i totalitarismi sono nati così, ma erano quelli orrendi, nazisti e comunisti. Il totalitarismo democratico è bello...

                                 Piero Visani

giovedì 24 dicembre 2015

Titoli...


       Ma siamo sicuri che Hannah Arendt, se avesse scritto uno dei suoi libri più celebri la notte di Natale, avrebbe avuto il coraggio di intitolarlo "La banalità del Male", o si sarebbe sentita confortata nelle sue scelte?

                    Piero Visani

La democrazia


       Più la guardo, più la subisco, più capisco che è un concetto "a geometria variabile", sintetizzabile nei termini che seguono: 
       "Quello che faccio io va bene ed è altamente elogiabile, quello che fai tu è un orrore, un abominio teorico e pratico". 
       A me questa cosa fa ridere, la trovo divertentissima: mi sembra di leggere "I Promessi Sposi" insieme a milioni di persone ed essere solo io, con pochissimi altri, a individuare Don Rodrigo, il Griso e i "bravi", mentre tutti non li riconoscono e magari confondono don Abbondio con Fra Cristoforo.
       E allora propongo, per la democrazia, la stessa "chiusa" che il Manzoni dedica a Donna Prassede: "quando si è detto che è morta, si è detto tutto..."

                                       Piero Visani

Banana Republic


       Incapace di recuperare due marò, mandati tra l'altro a fare ciò che non avrebbero dovuto fare, nella veste più errata.
       Capace di graziare un agente della CIA responsabile di un atto illegale come una "extraordinary rendition".
       E' proprio vero che a Natale sono tutti più "buoni"...

                                        Piero Visani

Pranzi natalizi


       Sono stato invitato a uno di quegli stucchevoli pranzi natalizi, che si fanno a livello lavorativo non si sa bene perché. Ho promesso a me stesso di fare il buono, ma il menù era a base di cipolla e aglio...
       A volte - ma raramente - non riesco davvero a mantenere le promesse... Ero disponibile a ingozzarmi di melassa, ma di cipolla e aglio, mai!!!

                              Piero Visani

mercoledì 23 dicembre 2015

Delicatezza




       Una mia collaboratrice, che anno dopo anno mi gratifica di bei regali di Natale, quest'anno ha scelto per me un bel libro sulla Guerra Civile americana. Certe attenzioni mi parlano dell'interiorità di una persona molto più di mille altre cose. Amo queste delicatezze, colpiscono positivamente il mio animo. Ci sono rapporti a distanza che sono più ricchi di distratte frequentazioni quotidiane.
       Amo questa profondità, detesto la superficialità.

                          Piero Visani




I "diritti umani" e il mondo delle merci


       Favorevole com'è alla "raccolta differenziata", il mondo delle merci fa sì che, se uno è un manager di grido, ha diritto a una robustissima buonuscita e a una caduta in piedi; se è un commesso di supermarket, finirà direttamente nei cassonetti posti sul retro del medesimo, dove in linea teorica potrebbe anche venire sbranato da quella sempre più nutrita "corte dei miracoli" che si affolla intorno a tali cassonetti (per i torinesi, suggerirei come punto di osservazione - tra i tanti possibili - il MacDonald all'inizio di Corso Giulio Cesare, arrivando dall'autostrada Milano-Torino).
       Non vedo mai economisti "laureati" (cioè con tanto di corona di alloro a premiare la loro rilevanza dottrinale e sociale) a seguire queste operazioni, e tanto meno politici. Ma non c'è nulla di meglio che vedere in azione, nelle sue peggiori bassezze, "il migliore dei mondi possibile, o comunque il meno peggio". E' orrore puro allo stato pratico, quello che per altro ispira abitualmente, ma, se uno le vede, è meglio, perché supporta anche parecchio sul piano concettuale. Ti vengo in mente - se ti resta voglia di ridere e ami l'osservazione "sul campo" - certe teorie sulla "società affluente" (affluente ai cassonetti...?]. Come sono ben riscaldate, d'inverno, le università...

                            Piero Visani

lunedì 21 dicembre 2015

"Stiamo solo obbedendo agli ordini"


       Spero di trovare il tempo, durante la pausa natalizia, per scrivere qualche "medaglione" politicamente non orientato su questa sesquipedale stronzata, che i "birri" di tutti i tempi e tutti i colori ci buttano quotidianamente in faccia.
       La ragione: "sto solo obbedendo a un fortissimo impulso interiore"...

                                       Piero Visani

La congiura degli eguali


       Leggere la dichiarazione di un ex-presidente del Consiglio ed ex-leader del Centrodestra secondo cui l'80% dei deputati grillini è composta da "buoni a nulla" in quanto, prima di essere eletti, guadagnavano "ventimila euro l'anno", è una di quelle cose che ti fa capire perché:
1) se senti parlare di destra ti arrabbi;
2) vedere giudicate delle persone in base ai loro guadagni è il classico abominio liberal-capitalistico, per cui più sei ricco e pescecane, più sei stimabile, ti fa orrore;
3) se costoro guadagnavano tali cifre anche durante il "bellissimo" ventennio berlusconiano, forse la liberalizzazione promessa dal centrodestra non è poi proprio riuscita...
4) Siamo sempre e soltanto all'AVERE, l'unico valore del mondo del denaro, della finanza, del profitto. Insomma, la più credibile delle alternative a un mondo che è GIA' così...
       Magari - ti viene da pensare - una parte di quei baldi giovinotti non ha passato una parte cospicua del proprio tempo a leccare le terga di Craxi e del Psi. Così, tanto per azzardare un'ipotesi...

                                   Piero Visani

Previsione


       Tempo pochi anni e l'emigrazione dalla UE sarà vietata. Ho scritto EMIGRAZIONE, non IMMIGRAZIONE. Il "suddito-schiavo" di questo merdaio non potrà più lasciarlo liberamente (salvo che decida di suicidarsi...), mentre ovviamente vi potrà entrare chiunque.
       Nel formulare una previsione del genere, so bene che sarò oggetto di ogni tipo di (facili) ironie. Siccome sono abituato a subirle fin dall'adolescenza, non me ne importa alcunché. A meno che non intendiate che si potrà lasciare l'Eurolager sui barconi o valicando molti dei muri che si stanno erigendo qua e là. E' bene infatti ricordarsi che la funzione dei muri è duplice: valgono verso l'interno ma anche verso l'esterno. Si costruiscono una volta sola, magari con qualche scusa, e poi li si fa funzionare in tutte le direzioni...
       I futuri Vopos si stanno già esercitando al tiro a segno; hanno come capo un'ex appassionata esaltatrice della DDR e a loro non interessa nulla delle motivazioni, ma solo del tiro a segno, sport che amano appassionatamente. Loro - come sono soliti affermare sotto tutti i regimi - "si limitano ad obbedire agli ordini". Quando si dice avere una coscienza...

                           Piero Visani

domenica 20 dicembre 2015

Attualità


       Scritta l'anno scorso, il 21 dicembre, e più valida che mai:
       "Ormai è come se avessimo davanti un gruppo di persone che ci vuole miserabili, servi e infine morti. Credo che sia necessario capirsi: o noi, o loro. Molto chiaro, molto semplice. Non è questione di partiti, di politica, di destra o sinistra. Ma di mera sopravvivenza. Quando lo capiremo, avremo fatto una fondamentale acquisizione di consapevolezza. Anche perché, se ti sparano muori subito, se ti colpiscono organi vitali; tuttavia, se ti impongono un'agonia che dura anni, muori egualmente, in mezzo ad atroci dolori... La seconda soluzione non è migliore della prima, è solo cara ai masochisti".

                         Piero Visani

Un sentito ringraziamento


       Ai non troppi clienti delle mie società. Quando sentono arrivare le festività di fine anno, mi saturano di lavoro, facendomi contento in molti modi. Non rimane loro che ricordare che anche d'estate potrebbero comportarsi analogamente, visto che ormai - come lavoratore autonomo - le vacanze sono solo il bel ricordo di tempi passati, prima dell'avvento della tirannide fiscal-democratica. Tuttavia, ho il pregio di avere una grande capacità di adattamento, dagli errori agli orrori. Sono qua, sempre pronto.

                           Piero Visani

venerdì 18 dicembre 2015

Disperazione vera


       Non so se avete mai notato le reazioni, assolutamente sopra le righe, di coloro che vincono somme di una certa entità (ma neppure altissime) ai vari quiz che si tengono in televisione, in specie sulle reti Mediaset. Basta una vincita di ventimila euro a dare luogo a reazioni di autentico entusiasmo, spesso accompagnate, dopo qualche minuto, da un effluvio di lacrime.
       A mio parere, si tratta di attestazioni di disperazione vera, di gente che non ha più una speranza, una certezza, una qualche voglia di futuro che non sia insediata da un presente senza un lavoro per sé, senza una condizione analoga per i propri figli, avvilita e vinta in tutto, la quale, di fronte a una vittoria insperata, o talora fortemente voluta, di colpo dà sfogo alle proprie frustrazioni, e trasforma la propria disperazione più nera in una qualche forma di reazione scomposta, come se venisse bruscamente tolto il coperchio alla pentola in cui cova il suo più totale avvilimento.
       La gioia è breve e intensa, ma dopo poco emerge tutta la rabbia covata per la mancanza di denaro, per la necessità di pagare solo tasse e balzelli vari alla "casta", per il tanto, troppo dolore patito. Non è un bello spettacolo vedere un italiano medio vincere un quiz. Si capisce l'abisso in cui siamo sempre più immersi.

                     Piero Visani

Estetismi


       Commentando, a ostilità terminate, il senso della sua partecipazione alla Guerra Civile americana (1861-1865), il generale Nathan Bedford Forrest, il celeberrimo "Mago della sella", affermò: "Ho comprato un biglietto intero e ho combattuto e ho perso come qualsiasi altro; certamente tutto quello che ho potuto".
      L'orgogliosa rivendicazione mi ha fatto venire in mente - "si parva licet componere magnis" - la celebre affermazione del calciatore nordirlandese George Best: "ho speso un mucchio di soldi per alcol, donne e auto veloci. Tutto il resto l'ho sperperato".
       Questo stile di vita mi è sempre piaciuto: probabilmente non porta da nessuna parte, ma porta alla più completa affermazione di sé, della propria identità. La mia non è moderata. C'è chi guarda ai risultati (e fa bene, per carità!) e chi guarda all'autosoddisfazione delle proprie pulsioni interiori, che - tra l'altro - porta sempre alla riprovazione dei borghesi, cosa cui tengo moltissimo.

                      Piero Visani




                          

giovedì 17 dicembre 2015

Natale 1966

       Aosta, ultimi giorni di dicembre del 1966. Come in occasione di tanti altri Natali, sono a casa dei miei nonni, nel capoluogo valdostano. Una casa grande, ma ormai vuota. Mio nonno materno, Pietro Rosset, è morto ormai da qualche anno, di cancro alla prostata, dopo una lunga e terribile agonia.
      Dormo nella sua stanza, dove trascorse un periodo straziante, e dove pian piano vidi disegnarsi sul suo volto le stimmate della morte. Quando morì, qualche anno prima, ricordo che quel segnale mi colpì moltissimo e suscitò in me un fascino per la morte che non si è mai più spento.
       Vidi quella trasformazione anche sul volto di mio padre, negli ultimi mesi del 2000, nonostante le facezie dei medici sulle sue condizioni di salute e, quando lo salutai per l'ultima volta, il 7 marzo 2001, esattamente meno di 24 ore prima che morisse, sapevamo entrambi benissimo che era giunto il  nostro pas des adieux (e devo dire che lui fu straordinariamente sobrio e dignitoso, come si addiceva ad un uomo che non era nato con la mia cultura, ma se ne era fatto progressivamente e positivamente influenzare).
       Nel 1966, per contro, mio padre stava ancora benissimo ed era arrivato all'ultimo momento ad Aosta, distratto come sempre da impegni di lavoro. Nella notte di Natale, nello spacchettare i doni, ricordo che trovai le circa 1.400 pagine di Storia della Guerra Civile americana di Raimondo Luraghi, edito da Einaudi.
       Non ricordo con precisione chi mi regalò quel libro, penso uno dei miei parenti valdostani, ma ricordo che ne fui molto felice e che mi immersi fin dalla notte di Natale nella lettura.
      Scritto divinamente bene, quel librò mi rapì e ampliò un amore - quello per la Guerra Civile americana - che già nutrivo, specialmente grazie a qualche film, come il celebre Soldati a cavallo di John Ford.
       In quella notte gelida tra il 24 e il 25 dicembre, penso che lessi in un fiato quasi 400 pagine, dormendo poco o nulla, come ho sempre cercato di fare. La stanza era abbastanza fredda e il clima al suo interno era reso ancora più gelido dal fatto che il lettone ove dormivo era quello dove mio nonno aveva chiuso i suoi giorni e dove l'avevo salutato per l'ultima volta, quando il suo viso non era ormai altro che un teschio.
      Tuttavia, una vicenda di dolore familiare mi introdusse più facilmente a una vicenda storica tragica e al tempo stesso grandiosa, e Luraghi - che poi ebbi modo di conoscere personalmente - mi introdusse con la sua penna magistrale a una serie di vicende che avrei largamente approfondito in seguito, con varie esperienze nel Vecchio Sud e sui campi di battaglia della Guerra Civile.
       Dalle sue pagine, usciva l'immagine di una società molto tradizionale, spesso articolata su strutture e rituali che davvero non mi corrispondevano, ma all'interno della quale vivevano e si erano esplicati appieno alcuni spiriti ribelli, assolutamente affini al mio. Mi sapevo già di indole ribelle, a sedici anni, ma l'incontro con i "Johnny Reb" ha segnato in positivo la mia vita e, da allora, li ho sempre amati, così come ho sempre amato la loro fantastica bandiera da combattimento.
        Nel giro di poche, gelide notti, lessi tutta l'opera e ricordo che verso le 4 tiravo silenziosamente su una parte minima delle persiane per guardare la fissità notturna di Aosta, immersa in un silenzio spettrale, per una volta ulteriormente ampliato dal candore ovattato di una forte nevicata.
      E' un Natale che ricordo, un Natale di passione e di passioni, ed era bello, a sera, chiudersi nel silenzio di quella stanza per immaginare "innumeri altre vite". Sognavo la mia come non meno gloriosa di quella degli uomini di cui leggevo le vicende. Non è stata così, anzi è stata molto diversa da così, ma leggere di uomini grandi mi ha impedito di mescolarmi troppo con i tanti uomini piccoli che ho conosciuto successivamente.

                             Piero Visani





mercoledì 16 dicembre 2015

Una testimonianza personale


       Durante i miei 19 anni come consulente della Difesa, ho scoperto a mie spese che lo slogan "soldati di pace" era uno dei più amati dagli uomini in uniforme: ai carrieristi (non pochi) serviva per imboccare autostrade privilegiate verso gli alti gradi; a quelli che ti dicevano in privato "lei ha ragione"(non pochi nemmeno quelli) serviva per smentirti in pubblico quando poteva loro giovare farlo...
       Un bell'ambientino...

                        Piero Visani

"Soldati di pace"


       Circa 450 soldati italiani proteggeranno la diga di Mosul; tuttavia non combatteranno. Un bell'invito per eventuali aggressori. In caso di attacco, nessuno si difenderà.
      Esempio paradigmatico del fatto che in Italia tutto ruota intorno a FUNZIONE e FINZIONE. Se ci pensate un po' su, vale anche per le banche: ci depositi i soldi perché quella è una delle loro FUNZIONI; non li trovi più, perché le banche sono una FINZIONE escogitata a tuo danno.
       Volendo si può continuare ad infinito. Gli esempi possibili si sprecano...

                              Piero Visani

Scelte


       La deliberata seminagione di dolore e sofferenza, la privazione del futuro, equivalgono a una seminagione di morte. Quest'ultima non si vede subito, ma il grido di dolore che sale da questo Paese è già molto forte. Ci sono ancora molte cose da perdere, per alcuni, ma per altri non ve ne sono più. Si addensano nubi nere.

                      Piero Visani

Rebels


       John Hunt Morgan, celebre comandante di cavalleria confederata. L'uomo che si spinse più a nord di tutti, al comando di "soldati in grigio", fin dentro l'Ohio.

                         Piero Visani




Miracoli italiani


       Aumenta il gettito fiscale, aumenta il debito pubblico, aumentano i suicidi. In pratica, le politiche di austerità servono ad aumentare il debito pubblico e i suicidi, spesso frutto dell'incremento del gettito fiscale.
       Vedo trasmissioni seriose su economia, questioni bancarie, etc., e mi chiedo come si possa parlare seriamente di un disastro di tale entità. "Vai avanti tu, che a me scappa da ridere"...
       L'enorme divario che si sta creando tra chi HA e chi NON HA non porterà nulla di buono. Incredibile l'assoluta cecità con cui non ci si pone questo problema, che è "la madre di tutti i problemi".
       Banche e denaro elette a divinità incontestabili, a Moloch da alimentare incessantemente. Nessun altro valore. Una società "sana", non c'è che dire...

                           Piero Visani

Epitaffio per gli europei


       "Je ne vous garde pas rancune, je vous plains". Non tutti volano a queste altezze, ma ricordarli è un punto d'onore, in un mondo di piccoli vermi venduti.


                    Piero Visani



lunedì 14 dicembre 2015

Quel che resta del giorno

       Ci fu un tempo in cui la mia vita era una vita, con le sue gioie (invero non molte) e i suoi dolori: progetti, speranze, battaglie. Cose che andavano bene e altre che andavano male, il tutto in una dinamica complessivamente in movimento. Nulla era facile, ma, con le unghie e con i denti, qualcosa si portava a casa; a volte, con un po' di fortuna, anche molto.
       A un certo punto, quel meccanismo difficile, ma in un certo modo ancora gestibile, si è rotto. Per quanto mi riguarda, ciò è avvenuto a partire dalla seconda metà del 2008. Si diventa un bersaglio privilegiato, oggetto di offensive varie, mentre il lavoro si riduce progressivamente, i clienti cercano rifugio all'estero, i mercati si comprimono.
       Ho cercato di lottare, ho combattuto, combatto e combatterò, ma mi sono state sottratte a forza tutte le piccole gioie della vita. Sono un numero di codice fiscale (e sono già fortunato, l'ho avuto molto tardi, mentre mio figlio l'ha avuto alla nascita e dovrà sputare lacrime e sangue per togliersi di dosso il bracciale elettronico riservato dai democratici agli schiavi a vita), non ho altre forme di identità e certo non sono un cittadino. Sono un ricettore terminale di raccomandate di vari enti di Stato, che mi chiedono soldi, soldi e soldi.
       Sto provando l'incubo assoluto della vita nel Leviatano ed è un'esperienza sicuramente formativa, perché così capisci che esso ti priva di gioia di vivere e della possibilità di nutrire emozioni, quali che siano. Sono un bancomat vivente, ma - a differenza di molti miei connazionali - non sono contento di esserlo. Per di più, in questo mio triste "quel che resta del giorno", non sono nemmeno un maggiordomo e neppure un servo, ma un semplice schiavo.
      Molto spesso mi interrogo dove e come possa essere nato tutto questo, e come io riesca a sopportarlo. In realtà, non lo sopporto più, ma gran parte di me è spenta. Non provo più piacere, non provo più gusto per il lavoro, anche perché non lavoro per me, ma per i miei sfruttatori. A me non resta niente, e non solo per balzelli vari, ma perché coloro che sono stati miei clienti per anni sono ovviamente fuggiti il più lontano possibile dall'Italia. E io li capisco benissimo e non li biasimo certo. Faccio il minimo indispensabile a sopravvivere e valuto dove e come fuggire.
       Quello che mi manca terribilmente non è il gusto per la vita, che mi è rimasto, e forte, ma il senso di un'esistenza del genere, assolutamente servile, prima di qualsiasi diritto e satura solo di doveri e di incombenze fiscali da assolvere.
      Non penso più a niente, forse sogno il mio "giorno di ordinaria follia". Non ho più desideri, speranze o ambizioni. Soffro come un cane. Mi tiene in piedi solo una cosa: sono una botte satura di odio. E' la mia nuova linfa vitale, cui attingo abbondantemente in ogni momento della giornata.

                         Piero Visani




Guerre civili


       Ripensando a quanto scritto e detto in questi giorni, mi verrebbe da commentare "una guerre civile peut en cacher une autre"...
       "La grande bouffe" che ha consentito l'esito delle amministrative francesi di ieri, dovrà trovare molte nuove clientele - e dunque molte nuove risorse - per poter sperare di resistere ancora un po'. E le risorse, al momento, paiono latitare parecchio.
       Ma la luce che illumina il quadro politico è tanta: Destra e Sinistra non hanno più alcun significato, non sono più categorie politiche: ci sono solo "percettori" contro "produttori", "beati possidentes" contro "underdog".
      Durerà ancora un po', certamente, ma la resa dei conti si avvicina sorridente e serena, nella sua feroce determinazione.
      Storicamente parlando, una delle difficoltà maggiori che ha un ricco e privilegiato è riuscire realmente a comprende la condizione in cui versano i poveri. Visto che sono i ricchi ad evocarle, le guerre civili, (si vedano le parole di Valls), perché i poveri non cominciano a fare una serena riflessione in materia? Ne scaturirebbero utili indicazioni. Un primo spunto: come mai le guerre civili fanno tanta paura ad alcuni, al punto da evocarne deliberatamente e provocatoriamente lo spettro? Forse che costoro hanno qualcosa (o molto...) da perdere e gli altri nulla, a parte le loro catene?
       Abbiamo di fronte un futuro certamente interessante e occorre riempire gli animi di un carburante molto importante, la cui peculiarità prima consiste nell'accendere i cuori.

                     Piero Visani

Così in alto, così in basso...


       Nella costruzione del suo "sistema di distruzione degli europei", l'UE non ha ovviamente operato sul nulla. Nel momento in cui ha distrutto le esistenze di classi intere, si è preoccupata di costruirsi anche solidarietà, ovviamente interessate.
       La situazione che si è evidenziata plasticamente ieri in Francia, esiste anche in Italia, perché credo nessuno voterebbe a cuor leggero il PD (e tanto meno il Centrodestra) se non avesse solidi motivi per farlo. Una parte consistente della popolazione italiana vive di elargizioni pubbliche, difficile pensare che vi rinunci a cuor leggero.
       Quello che emerge con sempre maggiore chiarezza è l'esistenza di un formidabile scontro sociale, dove i "beati possidentes" si oppongono - per naturale divergenza di interessi - agli "underdog", visto che i primi hanno tutto da guadagnare dal sistema esistente, mentre i secondi hanno già perso tutto, o quasi.
      Guardare alla situazione come a un formidabile scontro sociale lascia emergere alcune considerazioni:
1) in Francia, nessuno voterebbe per Hollande o tanto meno per Sarkozy, se non ne traesse benefici immediati. I loro governi sono stati talmente deficitari da non consentire alcun tipo di ipotesi altra;
2) prendersela esclusivamente con gli immigrati è un grave errore prospettico;
3) le linee di conflitto sono assolutamente nuove e riguardano l'alto e il basso della società. E' appena iniziato uno scontro sociale di dimensioni epocali. Capire la natura del conflitto in cui si è immersi è il metodo migliore per combatterlo con le giuste armi. La fiscalità di rapina di cui sono oggetto certi ceti e le omissioni di cui sono invece protagonisti altri dimostra che questa guerra sociale è appena agli inizi. Sarà lunga e dura, ma più economico-sociale che meramente politica.

                         Piero Visani

In Francia


       A mio personale parere, il risultato delle amministrative francesi è estremamente positivo: si conferma la natura mafiosa e bloccata del sistema. Dal momento che l'economia e il problema dell'immigrazione NON miglioreranno, il futuro si prospetta estremamente interessante. Non tutto il Paese sarà sempre affine al XVI Arrondissement parigino.
       Con le scelte economiche della UE attuali, o suicidi o poco altro...

                                Piero Visani

domenica 13 dicembre 2015

Fredericksburg (13 dicembre 1862)


       La disperazione, il tormento e l'orgoglio dei georgiani della brigata confederata Cobb, formata in prevalenza da soldati di origine irlandese, dopo il fallito attacco della "Irish Brigade" unionista alle loro linee, poco dopo le ore 13 del 13 dicembre 1862, a Fredericksburg, in Virginia.
        La "Irish Brigade" perse - nel disperato attacco condotto allo scoperto contro i confederati, ben trincerati sulle alture alle spalle della cittadina virginiana - ben il 41% del propri circa 1.200 effettivi. Nessun attacco di fanteria allo scoperto era più possibile contro la potenza di fuoco di un esercito al riparo di installazioni difensive anche modeste, all'inizio degli anni Sessanta dell'Ottocento.
       Da veri irlandesi, nessuno cessò di sparare, da una parte e dall'altra, ma la morte non era solo sul campo, bensì pure nei cuori. Alla fine dell'attacco, gli irlandesi della brigata georgiana Cobb resero omaggio al coraggio dei loro compatrioti in divisa unionista con un ultimo urrà. E' una storia vera e testimoniata dai protagonisti, non una ricostruzione romanzata.
(Dal film "Gods and Generals").

                                             Piero Visani
      


                             

"E un errore ho commesso, un errore di"... insipienza


      Sulle pagine di FB ho sempre preso posizioni nette, come ho costantemente fatto in vita mia. A nessuno, di tutto quello che scrivevo, è mai interessato - giustamente - più di tanto: se era d'accordo, magari approvava; se non lo era, passava altrove.
       Un (cattivo) giorno, ho scritto che amavo molto - per me, non per il genere umano - l'omeopatia, ed è stata la fine: prese per i fondelli di tutti i generi, ironie più o meno pesanti, e anche consigli su come curarmi.
       Non so se, dichiarandomi anti-animalista, negazionista o qualcos'altro di particolarmente "scorretto", avrei goduto di sorte peggiore. Posso aggiungere che ho fatto cose molto particolari, in vita mia, non escluso un lungo e articolato sforzo per convincere una "lella" a provare piaceri diversi... Non pensavo che l'omeopatia fosse, se non la peggiore, certo la più riprovevole. Se dovessi spendere tante energie per sfottere quanti pensano che l'Italia sia una democrazia, un Paese libero, governato da una classe politica equa e lungimirante, e con una tassazione equilibrata, non avrei un attimo di tempo nelle 24 ore.
       Ho solo scritto che l'omeopatia piace a me, per ragioni di un certo tipo, e che ho trovato che mi fa bene. L'ho prescritta ad altri? No. Sono un coglione? Sì. Ma - credetemi - lo sapevo già. Infatti evito qualsiasi tipo di contatto con la "genialità" dominante, per non contaminarla. In una parola, sono assolutamente coglione, ma buono. E soprattutto non do consigli...


                                       Piero Visani
   

Cassandre


       Il premier francese Valls dice che, se dovesse vincere il Front National alle elezioni amministrative, ci sarà "la guerra civile".
       Piccola domanda ingenua: ma con le scelte economiche e politiche che sta facendo l'esecutivo da lui presieduto, dove crede si arriverà, neppure troppo in là nel tempo? E' vero che, nel suo Paese come nel nostro, ci sono molti suicidi, ed è vero che la devirilizzazione voluta dell'Europa e dello spirito europeo proprio a questo mirava, ma sperare che TUTTI si suicidino è forse soverchiamente ottimistico... Finirà male, malissimo. Per tutti, non solo per noi. Il che non è un augurio, ma una mera constatazione.

                    Piero Visani

sabato 12 dicembre 2015

Convergenze


       E' stata il punto di partenza della mia amicizia con il mio omeopata. Si scoprono affinità e si procede verso vari tipi di approfondimento, in una logica assolutamente olistica. Non mi sono annoiato (cosa che mi capita spesso) e non ho sentito banalità (cosa che mi capita quasi sempre). Un approccio "diverso" richiede - direi addirittura impone - interpreti "diversi", non stancamente prevedibili...

                               Piero Visani




venerdì 11 dicembre 2015

Blog "Sympathy for the Devil" - Terzo genetliaco

      Esattamente tre anni fa, nasceva questo blog. Non starò a ripetere le motivazioni della sua genesi e il suo successivo sviluppo, ma oggi, dopo 2.120 post e circa 65.500 visualizzazioni, posso dirmi assolutamente soddisfatto della sua evoluzione.
       E' un blog di varia (dis)umanità e mi ha consentito di mettere insieme materiale per pubblicare almeno quattro libri, di cui uno sulla storia della guerra e varie altre questioni militari (la passione profonda della mia vita); uno di racconti più o meno autobiografici; uno di politica e ideologia; e uno infine dedicato a gusti e disgusti personali.
       Li pubblicherò? Non so. With a little help from my friends di quest'Italia orribile, passo le mie giornate a cercare di tenere in piedi un'attività autonoma che loro vorrebbero vedere chiusa al più presto. Non ho guadagni. Mi limito a trasferire denaro da qualche cliente residuo al Moloch statale e ai suoi succedanei a livello locale. Non mi resta in mano praticamente nulla. Da suddito di uno Stato bastardo, ho l'unico compito di alimentarne classe politica, burocrazia e clientele. Non avrò pensioni e dunque dovrò lavorare usque ad mortem, scelta che ho fatto consapevolmente, molti anni fa, perché ritengo che la disperazione renda dannatamente lucidi e anche molto coraggiosi...
       Non ho altro da dire. Sono molto soddisfatto del blog. Sapevo di essere molto bravo a scrivere e il consenso raccolto dal blog stesso non ha fatto che confermarmelo. Ma non cercavo il successo. A tutt'oggi, cerco solo la fuga. Sono profondamente disgustato dal genere "umano" e tale resto. Vedo solo "buoni" autodenominatisi tali che cercano di uccidermi e di togliere ogni minima stilla di gioia alla mia vita, e mi chiedo che cosa mai potrebbe succedermi se questi "buoni" fossero cattivi... Tuttavia, il blog ha l'incommensurabile merito di avermi fatto conoscere alcune persone di valore, in vari campi, con cui ho sviluppato empatie profonde. Basterebbe questo a giustificarne l'esistenza, per decenni.
      Quanto al blog, qualunque cosa mi riservi il futuro (e non sono né ottimista né pessimista, solo lucido), al momento buono gli riserverò un'invocazione à la Paolo Conte: "Vieni, vieni via con me"...

                                  Piero Visani


giovedì 10 dicembre 2015

Il trionfo della sensibilità


       Difendere l'esistente è assolutamente legittimo. E' una forma di comprensibile conservatorismo che sarebbe tanto più stimabile quanto più ammettesse la sua natura scopertamente conservatrice, quando non reazionaria.
       Mi chiedo tuttavia come si possa dare prova di totale cinismo quando, dopo aver giustamente deprecato la morte in mare di poveri migranti, le migliaia di suicidi che stanno avendo luogo in Italia possano essere liquidati moralisticamente come forme di "incauto acquisto" (se avessi avuto un consulente onesto, o un'assicurazione, non ti sarebbe mai capitato: volevi guadagnare troppo, eh...?), di depressione o di soverchia attenzione al valore del denaro.
       Tutte contestazioni legittime, per carità, ma che forse NON colgono l'ESSENZA del problema: non siamo tutti uguali, di fronte alla morte? Ci sono morti di prima classe (i migranti) e morti di seconda e anche terza (i suicidi, gli italiani strangolati dal fisco e dalle banche)? Ma perché siete così attaccati al denaro, piccoli miserabili borghesucci? Non guadagnate più a sufficienza perché non avete più un mercato? E cercatevelo, che diamine? Non potete cercarlo perché non avete le giuste conoscenze? E trovatevele, caspita, come abbiamo fatto noi andando più volte alla Leopolda o in posti analoghi. Le aziende con cui lavoravate sono fuggite tutte all'estero causa fiscalità folle italica? E andateci anche voi, toglietevi dai piedi e, se proprio non trovate altre soluzioni, suicidatevi pure!
       Con queste premesse, c'è davvero da sorprendersi se alcuni soggetti, armati di tutto punto e dalle intenzioni palesemente aggressive, dicano che "Allah è onnipotente e misericordioso"? A mio parere, stanti i ragionamenti di cui sopra, Allah è sicuramente molto ma molto più misericordioso di certi nostri connazionali, i quali - palesemente - ci vogliono morti. Se è per questo, per quanto mi riguarda non ho difficoltà a scrivere che non sono soli...

                                    Piero Visani