venerdì 29 aprile 2016

Foreign Affairs...


       Un amico mi chiede perché non ho commentato le vicende romane del Centrodestra. Rispondo: perché non vorrei ripetere per l'ennesima volta l'epitaffio manzoniano su Donna Prassede ("Quando si è detto che è morta, si è detto tutto"), oppure - più correttamente - perché l'interesse sul Niente è niente. Mai votato per quella gente, neppure quando in lista c'ero pure io. Sarebbe stato così squallidamente "cheap"... O forse ero già pentito di essere in lista. Avevo visto troppo, e troppo da vicino...

              Piero Visani

giovedì 28 aprile 2016

à la guerre comme à la guerre


      Chiedo scusa a chi mi legge se non riesco a parlare seriamente dei cialtroni. E' però mia opinione che, se si conferisce loro una patente di serietà, costoro si montino la testa e pensino di essere anche intelligenti, mentre, se li si lascia affogare nella guanosa palude della satira, almeno li si inserisce nella loro reale dimensione: al lettore scegliere se quest'ultima è semplicemente la palude o ciò di cui la medesima ho appena sottolineato essere composta...

                             Piero Visani

Osservatorio geostrategico


       Si segnalano movimenti di truppe italiane verso il Brennero. Lo Stato Maggiore della Difesa, d'accordo con la Presidenza del Consiglio, ha infatti ritenuto inaccettabile che quel valico di importanza fondamentale possa essere chiuso.
      C'è stata, in un primo tempo, una riflessione sull'opportunità che quel valico potesse essere chiuso per bloccare la "marea bruna" che pare essersi formata a seguito dell'esito delle recenti elezioni austriache, ma poi si è deciso che, se è vero che la "marea bruna" può fare paura, non ne fa alcuna la "marea nera" che, passando attraverso il Brennero e a colpi di circa 100 euro al giorno per ciascuno dei suoi componenti, risolleverà le sorti del bilancio dello Stato, impedirà la crisi demografica con il suo forte tasso di natalità e soprattutto aiuterà a pagare le pensioni, specie quelle di reversibilità.
       Dunque l'Esercito italiano si appresta a risalire "con orgogliosa sicurezza" le valli dove è stata scritta la storia della Grande Guerra, nella "incrollabile certezza" di "spezzare le reni" all'Austria e riaprire "manu militari", con la benedizione dell'Unione Europea, un valico che non può essere chiuso, per la difesa della libertà, della democrazia e della libera circolazione delle persone e delle merci.
       C'è - è vero - il rischio di una guerra su due fronti, perché le Forze Armate italiane potrebbero essere chiamate ad intervenire anche in Libia, dove pare si addensino - dopo aver letto l'articolo comparso due giorni fa sul "Corriere della Sera", che illustra con dovizia di particolari la piacevole esistenza che conducono quanti migrano verso l'Italia - centinaia di migliaia di disperati, ma pare che i vertici politici e militari abbiano deciso che tale potenzialmente pericolosa eventualità sarà scongiurata, in quanto, nel quadro dell'operazione "Mare Lorum", la Marina italiana sarà incaricata del trasporto diretto di costoro in Italia, onde poter fornire adeguata "massa critica" alle istituzioni "assistenziali" gestite dallo Stato e dal Vaticano, e spegnere così ogni focolaio di conflitto.
       Tutto sotto controllo, dunque. Vincere! E vinceremo!

                                       Piero Visani

mercoledì 27 aprile 2016

Il perdono

      Ho scritto parecchi post, in queste ultime notti, perché avevo letto qua e là affermazioni relative al perdono che mi avevano in qualche modo infastidito. Li ho tutti cancellati, ma vorrei almeno mantenere vivo un principio: non essendo di cultura cristiana, e nemmeno di altre culture religiose, di norma non sono incline al perdono. Sono attentissimo a non entrare nelle esistenze altrui e, le rare volte in cui accade, è perché proprio dagli altri sono sollecitato a farlo. Tuttavia, non sopporto la dinamica borghese abituale, che consiste in:

sollecitazione all' ingresso nella propria vita/lavoro > valutazione (o "pesatura") dell'entrante > sfruttamento del medesimo  (fino a che serve) > congedo con disonore.

       Confesso che, in circostanze del genere, non solo non penso al perdono, ma neppure so che cosa sia. Penso solo alla vendetta e, nel caso non ci riuscissi, al disprezzo accompagnato da un attento monitoraggio delle occasioni di vendetta possibili.
      Non sono un bravo cristiano? Bene, evviva, è da una vita che mi voglio così! Non sono un bravo membro di altre religioni? Fa niente, sono palesemente un "senza Dio"! Violo le regole più tipiche della psicologia, dello stare bene con se stessi, di come mi vorrebbe certa filosofia New Age? Meglio ancora e vi spiego perché: tutti coloro che fanno riferimento a quanto in precedenza citato, paiono sorprendentemente preoccuparsi solo di me e dei miei comportamenti. Non una parola su quelli di coloro che, in un modo o nell'altro, mi hanno indotto alla reazione.

    A voi non sembra strano? A me sì! Sono davvero io, solo io, quello da riportare sulla retta via? Suvvia, i "maestri di vita" monocoli o del tutto ciechi davvero non li sopporto...

                                Piero Visani






  

La pillola avvelenata

       Pensare che l'articolo Noi e i migranti, comparso ieri in quinta pagina del "Corriere della Sera" a firma dell'inviato Federico Fubini, equivalga a "la scoperta dell'acqua calda" (come ho letto da qualche parte), a me appare come una sorprendente forma di superficialità nell'analisi mediatica.
       In un articolo del più importante quotidiano italiano, non si parla a caso di "vitto e alloggio senza lavorare né studiare: è l'assistenzialismo dei centri di accoglienza". Tanto meno si descrive con deliberata minuzie la vita da nullafacenti che i migranti conducono, riempiendola di accenni palesemente intesi a squalificarli agli occhi dei lettori (possesso di tablet, di smartphone, residenza in un hotel sul mare, presentazione di domande d'asilo respinte perché infondate, etc.). Meno ancora si scrive un passo fondamentale, che vale la pena riportare per intero: "...questo Paese, per inerzia, sta riproducendo con i migranti le peggiori tare dell'assistenzialismo degli anni 70 e 80 del secolo scorso. (...) Questo è il welfare che dà qualcosa in cambio di niente. (...) Non deve per forza finire così, neanche nei Paesi più aperti agli stranieri. Perché il problema non è se accogliere o no, ma come farlo. (...) Non è scritto nelle leggi che debba continuare a riprodursi con gli stranieri l'assistenzialismo responsabile del debito pubblico".
       Ora, ritenere che il "Corriere della Sera" abbia scoperto questa situazione il 26 aprile 2016 e che, al contempo, abbia pure scoperto come siano esistite "le peggiori tare dell'assistenzialismo degli anni 70 e 80 del secolo scorso", è fare gravemente torto all'intelligenza di chi ne è proprietario, di chi lo dirige e di chi ci lavora (che può aver sostenuto a lungo, anche pubblicamente, tutto questo, ma certo non vi ha mai creduto). Semmai, ci si dovrebbe chiedere per quale ragione, di colpo e in quinta pagina, venga confezionata una pillola avvelenata di tali dimensioni nei riguardi del governo Renzi e del modello di assistenza che sta realizzando, ovviamente a spese degli italiani. Questo è l'interrogativo vero cui trovare una risposta, che autorizza ad ipotizzare l'esistenza di grandi manovre dietro le quinte, magari già in preparazione del referendum istituzionale del prossimo autunno...

                         Piero Visani






martedì 26 aprile 2016

La Dottrina di "Mu(n)roe"


       I muri non servono in Europa. Servono solo ai confini con il Messico e con la Palestina...

                             Piero Visani

lunedì 25 aprile 2016

Reds


       L'aspetto più divertente della giornata odierna è la notevole esibizione di bandiere rosse. Qui occorre essere aperti e comprensivi: quando può capitare di farlo, agli italiani di estrema sinistra, con uno come Renzi alla Presidenza del Consiglio?
       Lo sfogo, specie quello di palese natura onanistica, va consentito, visto che "semen retentum perniciosum est"...

                         Piero Visani

domenica 24 aprile 2016

Dalle politiche alle metapolitiche, e non viceversa...


       Leggo commenti entusiastici sull'esito delle elezioni austriache. Nulla da dire. Poi però vedo il Tg5 delle 20 e lo vedo impegnato a tirare la volata a Giachetti nelle elezioni romane, ad illustrare la gita dei grillini alle Fosse Ardeatine e a dedicare circa mezzo telegiornale alla celebrazione acritica del 25 Aprile 1945.
      Qui qualche cosa da dire l'avrei, perché, se le elezioni austriache - come alcune elezioni italiane del passato - danno gli esiti che danno e poi le metapolitiche che ne scaturiscono sono quelle del TG5, il problema non è palesemente quello di portare gli elettori a VOTARE in un certo modo, ma di portarli a PENSARE in un certo modo e di mantenerli saldi in quell'orizzonte di pensiero.
       Se non si fa così, si fa un po' di reazione-conservazione stimolata dalla paura dell' "altro da sé", poi ci si adegua prontamente ai dettami del pensiero unico, per vivere felici, contenti e soprattutto saldamente assisi su qualche comoda poltrona.
       La mia modestissima opinione è che, lavorando solo sul versante politico, ci si può anche ritrovare (in Italia è già successo...) con maggioranze parlamentari schiaccianti e poi fare tutta ma proprio tutta la metapolitica degli avversari, con evidente soddisfazione dei medesimi. Grande risultato! La storia del Centrodestra italiano, e non solo italiano... 
       Ernest Hemingway, parafrasando il titolo di un suo celebre libro, la definirebbe una "farsa mobile"...

                  Piero Visani

venerdì 22 aprile 2016

Memoria corta


       Assisto divertito a un certo starnazzare su varie candidature nel Centrodestra romano. Ma, con almeno un precedente "esemplare" che c'è stato, che cosa autorizza a pensare che questa volta potrebbe essere diverso? D'accordo la memoria corta, però senza eccedere...            
                        
                             Piero Visani               

       

                  


 

Blog "Sympathy for the Devil": Classifica dei post più letti (21 Marzo - 20 Aprile 2016)

       Quest'ultimo mese è stato decisamente positivo, con post molto visti e il superamento delle 72.000 visualizzazioni complessive.
       L'evento più rilevante di questi trenta giorni è stato che il post Non sarà il canto delle sirene ha confermato di slancio la sua posizione di primato assoluto, salendo a 655 visualizzazioni, con un tasso di crescita mensile sempre intorno alle 50 unità. Si è così consolidato il suo vantaggio sul secondo in classifica, il post It's just like starting over.
       Per il resto, è continuata l'ascesa di Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, che è infine salito al terzo posto della classifica, scavalcando Non, je ne regrette rien.
             Le posizioni dalla quinta alla decima della classifica generale non hanno invece subito mutamenti di sorta, mentre il post Le donne accoglienti ha visto incrementare un po' le sue visualizzazioni, proseguendo in una crescita costante che lo ha portato a insediarsi all'undicesimo posto, scavalcando Umberto Visani, "Ubique".
      In fondo alle prime quindici posizioni, il post Tamburi lontani ha scavalcato L'amore bugiardo - "Gone Girl", mentre al 16° posto è salito Storia della guerra - 16: La guerra franco-indiana, con 125 visualizzazioni. Non si sono invece registrati nuovi ingressi nelle posizioni di vertice.
  1. Non sarà il canto delle sirene, 655 (+47) - 06/08/2014
  2. It's just like starting over, 572 (+2) - 11/12/2012
  3. Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 281 (+18) - 19/10/2013
  4. Non, je ne regrette rien, 267 (+1) - 29/12/2012
  5. Carlo Fecia di Cossato, 231 (+1) - 25/08/2015
  6. Un'evidente discrasia (in margine ai fatti di Parigi), 200 (=) - 8/1/2015
  7. Quantum mutatus ab illo!, 172 (=) - 20/05/2013
  8. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 152 (+2) - 29/01/2014
  9. JFK e lo "zio Adolf", 142 (+1) - 17.05.2013
  10. Isbuschenskij, 140 (=) - 23/08/2013
  11. Le donne accoglienti, 137 (+6) - 15/03/2013
  12. Umberto Visani, "Ubique", 133 (=) - 19/04/2013
  13. Storia della guerra - 19: L'ascesa dell'impero napoleonico 132 (+4) - 31/10/2013
  14. Tamburi lontani, 126 (+1) - 9/1/2015.
  15. L'amore bugiardo - "Gone Girl", 126 (=) - 28/12/2015
N.B.: I titoli in colore blu indicano che il post è progredito nella classifica generale; i titoli in colore rosso che il post è una new entry ai vertici della classifica (prime 15 posizioni), dove prima non era presente.
     
        Per quanto concerne invece i post che sono emersi - per numero di visualizzazioni - nel corso del solo mese in esame, i primi tre sono risultati, nell'ordine: Five Star General (con ben 108 visualizzazioni, un numero decisamente superiore alla media), Le due Marine (con 53 visualizzazioni) e Il referendum e "l'imagination à l'opposition" (con 51).

       Per finire, le visualizzazioni sono salite in totale a circa 72.050 e i post a 2.332, il che ha fatto salire a 30,9 il numero medio di visualizzazioni per post.

       Nel complesso, un mese sicuramente positivo, con alcuni post che hanno destato un forte interesse da parte dei lettori.

                                  Piero Visani



                                                   

mercoledì 20 aprile 2016

"Naissance du Renzisme", par Angelo Tasca (et P. V.)

"Torino, 20 aprile 1925.

       Sono molto preoccupato per quello cui sto assistendo. La città è percorsa da scalmanati che urlano "cha cha chaone", che pare destinato a diventare il nuovo slogan del nascente regime.
       Naturalmente non ci sarà alcuna celebrazione della prossima ricorrenza del 1° Maggio. E, del resto, ci sarebbe da stupirsi del contrario. Il nascente regime è molto ostile ai lavoratori, i cui diritti ha colpito in ogni modo e, con l'attuale situazione del mercato del lavoro e dei livelli di disoccupazione, farà ogni sforzo per sottorappresentare la Festa del Lavoro, onde evitare di farsi del male da sé.
       Prima di arrivare a quella data, tuttavia, mi chiedo come si possa fare, sui giornali del regime, tutto questo gran parlare di libertà, quando ormai sono tre anni che non si vota e a livello costituzionale è stato palesemente bocciato il sistema elettorale vigente. Mi chiedo quale tipo di sistema politico sia uno dove non si vota, dove la legge elettorale è stata dichiarata incostituzionale, dove tutti i grandi giornali cantano le lodi dell' "Uomo della Provvidenza" e dove i suoi seguaci più accesi non fanno che ripetere lo slogan demenziale testé citato.
        Sono preoccupato per il futuro di questo Paese e mi sa che presto dovrò riparare in Francia. Trovo grottesco che tutti i sostenitori del nuovo regime si riempiano la bocca di parole come "liberazione" da quelli precedenti e non si rendano conto (o cerchino di occultare) che, in quanto a libertà, siamo messi davvero male: in effetti, si parla insistentemente della creazione di un "partito della Nazione" all'interno del quale convergeranno tutti quanti hanno interesse, anche da posizioni diverse, che il nuovo regime si consolidi.
       Ma anche il clima generale non mi piace: proprio ieri, in fondo a via Po, mentre ero in compagnia di un mio vecchio professore del liceo "Gioberti", un gruppo di scalmanati sostenitori del governo ha cercato di obbligarci a urlare con loro "cha cha chaone". Non lo abbiamo fatto, ma ce la siamo vista brutta.
      Più che mai mi preoccupa l'atteggiamento dei miei compatrioti: non pare importargli nulla di nulla; fanno qualsiasi cosa venga loro chiesto, per cinismo, per 8 lire in più di salario, per servilismo, per non essere disturbati nella loro routine quotidiana, fatta come al solito di niente. Non capisco questa Italia, sempre così uguale a se stessa: ieri con la monarchia costituzionale, oggi con questo regime, domani con chissà quanti altri, di regimi. Sono disgustato."

                                                              Piero Visani






lunedì 18 aprile 2016

Il referendum e "l'imagination à l'opposition"

       Leggo reazioni assai stizzite all'esito del referendum sulle trivellazioni e debbo confessare che mi sorprendo della sorpresa. Qualcuno pensava/sperava in un esito diverso?
      Da tempo immemorabile, queste occasioni referendarie sono - salvo rarissime eccezioni - un caso esemplare di eterogenesi dei fini; anzi, direi di più, un caso esemplare di tattica asimmetrica intesa a rappresentare non - come prevede la teoria in materia - la "sconfitta del vincitore", ma a moltiplicarne il successo.
      Mi è dunque difficile - al di là delle solite tiritere sulla partecipazione o meno, di cui non mi interesso - comprendere le ragioni per cui viene reiteratamente scelta una modalità di scontro politico che è sicuramente perdente e che giova all'avversario. Di natura sono molto sospettoso e dunque mi chiedo come mai vengano costruite a cadenza ricorrente occasioni affinché il potere possa farsi beffe (più di quanto già non se ne faccia) dei sudditi (mi rifiuto di utilizzare la parola "cittadini" in Italia).
      Era del tutto evidente - a mio sommesso parere - che questo referendum avrebbe rappresentato un'ennesima sconfitta e dunque sarei (sono) stato assai cauto nel prendere una posizione, sia perché era un referendum sull'assoluto nulla, sia perché il sistema vigente in questo Paese non ha davvero bisogno di così macroscopici regali.
       Appare del tutto evidente che la multiforme galassia degli oppositori al sistema, per quanto non necessariamente così minoritaria come potrebbe apparire, avrebbe bisogno di un po' più di accortezza nel muoversi, perché la strategia asimmetrica consiste nel creare situazioni in cui il più debole, mettendo insieme una notevolissima superiorità locale, possa avere ragione del più forte. Così non è, praticamente mai, e si raccolgono sconfitte a ritmi da collezionisti di figurine Panini.
       Non c'è immaginazione, all'opposizione. Nella migliore delle ipotesi, c'è iterazione di tattiche sbagliate e perdenti, oltre che errata individuazione del "nemico principale"; nella peggiore, c'è consociativismo, perché in Italia nessuno ama stare all'opposizione, e tanto meno starci troppo a lungo. Che tutto questo dipenda da voti, politici e/o referendari, è una pia illusione. Vorrei permettermi una considerazione volutamente crudele: qualcuno ricorda il voto politico del 1994, le grandi speranze suscitate e come sono andate a finire?
1) rapida emarginazione di quei pochi che avevano creduto in un progetto veramente alternativo;
2) riciclaggio di tutti i peggiori residui della Prima Repubblica (magari con la scusa che avevano esperienza di [mal]governo...);
3) completa e convinta adozione delle metapolitiche e delle pratiche del sistema precedente, per cui il nuovo governo NON si capiva in che cosa differisse dai vecchi. E poi in effetti si è capito che non differiva in nulla.

       Da vecchio storico, so che la Storia è tutto meno che magistra vitae, però, se qui non si cambia tutto, ma proprio tutto, a cominciare dall'approccio a questi problemi, siamo soltanto - e più che mai - al sempiterno "Facciamoci del male" di morettiana memoria.

                              Piero Visani





domenica 17 aprile 2016

Una vita difficile

       Sarebbe interessante sapere che cosa ha sottoposto la mia vita, fin dall'adolescenza, a così notevoli complicazioni. Sarò stato un criminale nelle vite precedenti? Avrò vinto a qualche lotteria e ora devo scontare la fortuna avuta?
       Per qualche decennio, questi interrogativi mi hanno tormentato, anche a seguito di vicende personali non sempre divertenti. Poi, intorno ai 60 anni e a seguito di altre vicende non propriamente simpatiche, ho deciso che non mi sarei arrabbiato più per nulla e che non avrei mai più accettato la farsa di considerarmi vivo. Ora mi considero, nella peggiore delle ipotesi, una voix d'outretombe e, nella migliore, un soggetto postumo. Formalmente, sono immerso nella realtà; in sostanza, chissà dove sono. Tutto ciò che ho visto e che vedo mi fa orrore, ma non è un orrore politico, è un orrore umano: è un sentimento di estraneità a tutto, che vivo con una certa serenità, perché ho rinunciato da tempo a ritenermi vivo.
       Potrei scrivere molte pagine su questo tema, ma sarebbero noiosissime e totalmente autoreferenziali. Dunque vivo chiuso in me stesso e mi attengo al principio del never complain, never explain, che non dovrebbe annoiare alcuno. Il resto è silenzio e lento scivolamento verso la morte, o verso la vita (non quella eterna, non ho fedi).

                              Piero Visani




Gli anni che verranno


       "Scontro di culture" a non troppa distanza da casa mia. Da "entomologo umano", lo osservo con divertita attenzione. E' bello veder lievitare, giorno dopo giorno, le situazioni polemogene. Ti restituiscono fiducia nella vita. Quella negli uomini non l'ho mai avuta, ergo non possono restituirmela.
       Mi confermo nel fatto che le uniche pensioni che saranno pagate dai "nuovi italiani" ai "vecchi italiani" potranno essere, al più, quelle di reversibilità allevedove (se nel frattempo non saranno state abolite: a scelta, le pensioni o proprio le vedove...).
       La cronaca che diventa "storia in fieri" è un divertentissimo esercizio da "onlooker". Tra l'altro, mi conferma nel fatto che la stupidità umana fa molte più vittime della cattiveria. Il "cattivo" è sostenuto da un lucido disegno, lo stupido è solo stupido. Registro tuttavia con soddisfazione che persino tra gli italioti sopravvivono componenti culturali primordiali, per cui, quando c'è da farsi le proprie ragioni con le mani aut similia (il modo più solido e duraturo per affermare il diritto), i più rispondono all'appello. Perfino qualche politico può destarsi dal letargo; giuristi invece non ne vedo, ma sarebbe chiedere troppo... Interverranno a posteriori, per sanzionare chi aveva ragione...

                                      Piero Visani

sabato 16 aprile 2016

Sogni mostruosamente proibiti


       Come in tutte le cose italiche, si spendono fiumi di parole su macroscopiche e fuorvianti sciocchezze, senza occuparsi mai, nemmeno per un attimo, della vera sostanza delle cose.
Esempio 1: il referendum sulle trivellazioni: non una sola parola su quale politica energetica dovrebbe (e vorrebbe...) avere questa concentrazione di dementi chiamata per convenzione Italia. Dunque: carbone no, petrolio e derivati no, gas vari no, nucleare nooooo, rinnovabili sì (anche se per ora non è che proprio siano energie potenti e affidabilissime). Risultato: una decrescita "felice", da moltiplicazione dei suicidi: inverni freddi, grandi circolazioni in bicicletta e una serie di straordinarie scempiaggini fatte di "discussioni di principio" sull'assoluto Nulla. La natura pressoché farsesca del referendum di domani è nota quasi a nessuno, ma è un'occasione per far casino, e questo piace. E' conforme all'anima italica di vuoti parolai, ma conformisti e servili.
Esempio 2: Nel mentre si scagliano accuse veementi contro il governo egiziano e i suoi apparati, accusati certo non infondatamente di aver "coperto" la vicenda Regeni, giovane peraltro meno (o forse molto più...?) ingenuo di quanto ci si vorrebbe far ritenere, un tribunale italico manda tutti assolti sulla abietta vicenda Uva. Nessuna considerazione collettiva - e mi sarebbe piaciuta assai - su come gli "arcana imperii" e le protezioni degli apparati di Stato NON valgano solo in Egitto...
       Per fortuna, con grande compiacimento - dalla tomba - di Clemente di Metternich (cui mi permetto di aggiungermi anch'io, pur ideologicamente tanto distante da lui), questo posto nel Sud Europa non credo arriverà integro al 2061 (anno del suo secondo centenario come "Stato" unitario) e concluderà la sua infelice esistenza tornando ad essere quello che è sempre stato, "un'espressione geografica", nel 2061 quasi del tutto privo - e sarà il motore della sua rinascita - di italiani. In questo, mi sento favorevolissimo all'immigrazione: arrivano masse di soggetti diversi; se non si "italianizzano" e non perdono le loro fantastiche culture primordiali, ci libereranno in un colpo solo della nostra "identità italiana". Una sorta di "bomba al neutrone" umana, che uccide le persone ma non le cose. Una liberazione, la vera, unica, possibile, auspicata e auspicabile "Liberazione": la liberazione dagli italiani.

                                                    Piero Visani

giovedì 14 aprile 2016

Consigli di lettura


       Per chi voglia farsi delle sane risate (e anche qualche solida riflessione aggiuntiva...) sui movimenti "spontaneisti e libertari" degli ultimi 15 anni, mi permetto di consigliare una rivista certo non rivoluzionaria o "complottista" come "Limes - Rivista italiana di geopolitica", diretta da uno studioso serio come Lucio Caracciolo di Feroleto, e di partire in particolare da un articolo di Emanuela C. Del Re, intitolato "Il gelsomino nel pugno: il modello Otpor nelle rivolte arabe" (n. 3/2011, pp. 247-254).
       Da lì, lavorando sulle note e i rimandi bibliografici, si potrà risalire alle radici di tutti i movimenti "spontanei e libertari" del primo scorcio di millennio e ai loro padri (ig)nobili.
       Si scopriranno così "certi piccolissimi peccati" e affinità più o meno elettive, e si capirà che, nel mondo della comunicazione contemporanea, di spontaneo e non fasullo c'è assolutamente NULLA, a meno di non essere tragicamente ipodotati intellettualmente e molto, ma molto, ma molto creduloni.
      Il premio per le "talpe" più dotate di capacità d'indagine sarà quello di scoprire che in Rete vengono venduti molti manuali (anche di lombi insospettabilmente [ig]nobili) che insegnano come si organizza una rivoluzione libertaria e fatta "per il popolo". Se si riesce a leggere quest'ultima affermazione senza contorcersi dalle risa, si potrà capire che, come questi manuali li ho letti io, potrebbero averli letti in molti altri, organizzando movimenti a più stelle (da 1 = pessimo, a 5 = ottimo), le cui finalità sono essenzialmente due:
1) non toccare in alcun modo le metapolitiche su cui si fonda il mondo occidentale, ma semmai confermarle, talvolta ex-inverso (modalità più raffinata - concettualmente - di quella diretta...);
2) svuotare dall'interno qualsiasi forma di rinnovamento reale di una società e di una politica, per cui si parte "preti" e si arriva "curati", oppure si parte "rivoluzionari" e si finisce impotenti (come a Parma e/o Livorno) o collusi (come in una nota località del Meridione), o magari a farsi comprare (non tutti, ovvio) dal PD (del quale peraltro si continuano a condividere le metapolitiche).
       Colonna sonora, per gli amanti della musica d'autore, il Fabrizio de André di "Rimini": "non regalate terre promesse a chi, non le mantiene"...

                                 Piero Visani

mercoledì 13 aprile 2016

Five Star General

      Con tutti i meriti che indiscutibilmente gli devono essere riconosciuti, sotto il profilo teorico e professionale, non ritengo che Gianroberto Casaleggio possa essere interpretato per qualcosa di diverso da quello che è realmente stato: una persona di indubbie qualità che in Italia ha avuto il compito, insieme a Beppe Grillo, di organizzare qualcosa di estremamente simile a una "primavera araba", vale a dire un movimento popolare che, avvalendosi di tecniche operative alquanto innovative (per il contesto in cui era chiamato ad operare), non facesse altro che realizzare il compito che gli era stato affidato: quello di canalizzare la protesta di un Paese che non ne poteva più di livelli folli di malgoverno, e che - come tale - sarebbe potuto esplodere in diverse direzioni, all'interno delle istituzioni, dove ha progressivamente perduto il suo slancio, si è imborghesito, normalizzato ed è diventato un movimento politico come gli altri.
       Un'operazione praticamente perfetta, che ha trasformato il Movimento 5 Stelle in un wishful thinking, in un qualcosa che avrebbe potuto essere e non è stato, e non sarà mai.
       La storia del mondo occidentale dopo il 1945 è piena di operazioni di questo tipo, talvolta eterodirette anche molto accortamente, e il dato che le accomuna tutte è che non portano mai da nessuna parte, se non alla progressiva omologazione degli pseudo-rivoluzionari, che da incendiari diventano molto rapidamente pompieri.
       Non ritengo di poter fare considerazioni moralistiche a carico dei "grillini". Ho vissuto sufficientemente a lungo in ambiti istituzionali anche molto elevati per sapere che, per una persona che viene da una vita quotidiana fatta di pochi soldi e tante rinunce, le quantità alluvionali di denaro che circolano in certi ambienti possano far perdere completamente la testa. Del resto, quando racconto ciò che ho visto con i miei occhi, quasi nessuno, tra la gente "comune", mi crede. E fa male, malissimo...
       A discarico di Casaleggio, occorre dire che ha sempre agito come soggetto privato, più che politico, per cui, come tale, ha fatto bene ad accettare le proposte che certamente, a suo tempo, gli saranno state fatte da chi sa bene come investire i propri denari a fini di stabilizzazione, mascherata da finta destabilizzazione. Tuttavia, l'operazione che il M5S ha condotto e sta conducendo somiglia ormai a troppe altre che l'hanno preceduta, e la seguiranno, per avere un minimo di credibilità. Per non parlare del fatto che i suoi membri condividono le metapolitiche dominanti ancor più che le politiche, il che li rende assurdamente omologati a quel sistema che - a parole e prima di conoscere i fiumi di denaro della politica - avrebbero voluto cambiare. E' una storia vista tante volte. Non è il primo caso, non sarà l'ultimo. Serve a pascere subiectos con il minimo sforzo e appena un po' di fantasia.

                          Piero Visani



martedì 12 aprile 2016

Le due Marine

       Come ho scritto più volte, anche in questo blog, tutta la storia italica può essere letta alla luce di due principi: la finzione e la funzione. La prima, ampiamente utilizzata, è sempre stata deliberatamente sovrapposta alla seconda, con risultati facilmente immaginabili.
       Prendiamo - non casualmente - ad esempio la storia della Marina Militare italiana. A Lissa (1866), un ammiraglio incapace, Carlo Pellion di Persano, conduce la flotta del neonato Regno alla sconfitta contro gli austriaci. Assolve alla finzione di essere un marinaio. Ad assolvere la funzione ci pensa Carlo Faà di Bruno, che muore rifiutando di abbandonare la nave al suo comando.
       Nella Grande Guerra, la Marina Militare nel suo complesso non fa molto. Ad assolvere la funzione militare ci pensano i Mas di Luigi Rizzo.
       Nella Seconda Guerra Mondiale, stesso discorso: mentre una parte non trascurabile della Forza Armata dialoga con il nemico, quando non tradisce tout court (come mai, in effetti, l'ammiraglio Maugeri venne gratificato di un'altissima decorazione USA a conflitto appena terminato...?), trasformando la funzione istituzionale in finzione, gli incursori della Marina riportano tutto in parità e compiono meraviglie, come il forzamento del porto di Alessandria d'Egitto (1941), e non minori prove di valore arrivano dai sommergibilisti come Carlo Fecia di Cossato o Salvatore Todaro.
       Oggi, in un periodo decisamente più triste, notizie recentissime - ancora da accertare ma certo sgradevoli - parlano di scandali e scandaletti, tutti ispirati a una logica dove la finzione è quella di essere marinai e la funzione è quella di essere nani, ballerine o qualcos'altro...
       Sic transit gloria mundi, d'accordo, però quando penso a Carlo Faà di Bruno, a Luigi Rizzo, a Junio Valerio Borghese, a Teseo Tesei, a Carlo Fecia di Cossato, traditi da vivi e da morti, penso che siamo un Paese che non può (e direi non deve) avere uno Stato, perché non è giusto e non è accettabile che figure di tale eccelsa grandezza debbano essere offuscate e tradite dalle troppe miserie di ieri, di oggi, di sempre, dai navigatori di corridoi e dai ricercatori di commesse (lato sensu, a quel che si legge...).

                                        Piero Visani



La risposta classica dell' "italo idiota"


       Ogni volta che spazi di libertà vengono ristretti con provvedimenti autoritari o si denunciano con clamore sospetto normali fenomeni di elusione fiscale (assai diversi dall'evasione vera e propria), l'"italo idiota", figura assai diffusa e che tende naturalmente a sovrapporsi perfettamente a quella dell'"utile idiota", attiva con molto sforzo e lungo periodo di riscaldamento l'unico neurone di cui (in percentuale minima) è dotato e se ne esce con (s)ragionamenti di questo tipo:
a) "sono ottimi i provvedimenti contro il terrorismo, molta sicurezza in più. E' vero, meno libertà, ma mica sono un terrorista io, cosa ho da temere, mica organizzo attentati!". Qui la stupidità è già nel manico, alla fonte, ed equivale a pensare che i governi LOTTINO contro il terrorismo e non lo gestiscano, in varie forme, connesse alle esigenze dei singoli momenti politici.
b) "Ottimi i provvedimenti contro gli evasori. Io non ho nulla da nascondere al fisco, pago già tutto fino all'ultimo centesimo!". Bravo scemo, sarebbe il commento più diretto, e corretto, visto da CHI sono composti gli elenchi come quello di Panama (dove i politici abbondano...). Tuttavia, dovrebbe essere chiaro che la costruzione di un sistema di CONTROLLO TOTALE aiuta soprattutto i controllori e rimanda al fatidico interrogativo dell'antichità romana - "Quis custodiet custodes?" - che non richiede grandi studi di "latinorum" né la disponibilità di un QI superiore a 180 per essere compreso. In effetti, "utile italo idiota", ti sei mai chiesto chi custodisce i custodi che stupidamente eleggi, per mettere gli ultimi chiodi alla bara delle tue defunte libertà personali?
c) "Ottimi i provvedimenti contro i negatori dell'Olocausto. Lo sanno tutti che i nazisti hanno ucciso sei milioni di ebrei. Cosa vogliono negare?" Negare nulla, approfondire tutto, capire ogni cosa, spingere le indagini storiche più in profondità sempre, poiché la storia è revisione, solo la religione è DOGMA. Tra l'altro, a qualcuno potrebbe magari venire in mente che, riducendo tutta la conoscenza a un tweet di 140 caratteri, le conseguenze sulla cultura collettiva potrebbero essere di tipo catechistico, genere:
nazismo = olocausto
comunismo = sistema discutibile
democrazia = il migliore dei mondi possibili (casualmente, è quello in cui vivete voi e vi è fonte di tante sofferenze e insoddisfazioni..., ma fatevene una ragione, oppure ve la faremo a forza noi, a colpi di provvedimenti liberticidi).

       Per fortuna, non sento solo odore di un nuovo totalitarismo, ma anche di tutti gli orrori cui darà consapevolmente origine, naturalmente dopo essere stato lasciato instaurarsi dalle solite pecore distratte... Negli orrori, matura di tutto.

                                   Piero Visani

Reato d'opinione


       Dunque è tornato il reato d'opinione, una peculiarità giuridica tipica dei sistemi autoritari e totalitari. Ne discende che, molto poco voltairianamente, "non solo non condivideranno le tue idee" [e passi...] "ma si batteranno fino alla morte affinché tu NON possa esprimerle"... New Democracy...
       In alternativa, tempo qualche anno, "ti condanneranno a morte se provi ad esprimerle".
       Tutto ciò deriva dal fatto che la maggior parte delle "anime belle" ritiene che i sistemi totalitari nascano in una notte, con la fondazione del partito unico del momento. Tutta gente che, quando vide comparire le scritte "Questo negozio NON vende a non ariani", pensò: "vabbè, dai, andranno a comprare da un'altra parte, se ne faranno una ragione. Dopo tutto, una legge è una legge, e le leggi vanno rispettate!".
       La viltà, la madre sempre gravida di tutte le ingiustizie.

                                       Piero Visani

Domandina facile facile


       Ma la "totaldemocrazia" è democrazia o totalitarismo? Tutto vietato. W la libertà!! Sta per arrivare il "lato oscuro dell'accertamento" ideologico...
       Come in tutti i Paesi di grande libertà, ci sono solo "accertamenti", in ogni campo...

                                  Piero Visani

giovedì 7 aprile 2016

Strategia mediatica


      Di fronte al moltiplicarsi, direi quotidiano e forse più, delle operazioni di guerra mediatica, mi è venuta voglia di riprendere e aggiornare il mio libro "Strategia mediatica", che risale al 1998.
      Esso credo possa vantare un record assoluto: quello di essere stato recensito, sia pur brevemente, dal settimanale "L'Espresso" e di essere stato attribuito, come paternità, non al sottoscritto (il cui nominativo appariva in copertina...), ma al generale Carlo Jean (peraltro mio illustre e stimatissimo maestro). Un divertente scambio di autore, probabilmente frutto della mia nulla rilevanza mediatica e dell'esigenza del recensore di "dare lustro" all'articolo.
       Dato a Piero quel che è di Piero e a Carlo quel che è di Carlo, sarei tentato di riprendere e ampliare il tutto in uno studio organico che tenga conto dell'avvento di Internet e delle grandi novità che ha apportato.
       Fortunatamente (non ho dimenticato la "s"...), devo lavorare per vivere, perché ho rifiutato fin da giovane il modello "penzioni" (à la Floris e all'italiana) e devo dire che non ne sono per nulla pentito, perché un modello socio-culturale lo si contesta credibilmente solo scegliendo una strada "altra" rispetto a quella dominante.
       Ovviamente non mi si prospetta un grande futuro, ma ho un'etica da ribelle e ne pagherò consapevolmente il prezzo. Continuerò le mie attività professionali in puro stile alimentare e il libro di strategia mediatica lo scriverà qualcun altro. 
      Non essendo un "infame", non sono per nulla pentito di ciò che ho fatto, anzi ne sono orgogliosissimo. Io non ho mai promesso "domani che cantano", ho grande ritegno, dunque non godo di grandi simpatie tra i miei connazionali. Amo il "miles", ma non quello "gloriosus". Sarebbe bello se, un giorno, essi facessero altrettanto.

                                  Piero Visani

Programmi


       Lessi le frasi del mitico Al da bambino, e mi piacquero assai, ma non riuscii a trasformarle in un programma di vita, perché un po' di politica ahimè l'ho fatta. Poi però mi sono spostato verso la metapolitica e dunque - sempre stando alle parole di Al - verso la metacriminalità. Sempre fedele alla logica del "Vivi e lascia morire", che in politica è assai diffusa, anche se l'intento di nuocere pesantemente alla collettività viene vestito con il concetto - assai gradito agli illusi e alle "anime belle" - di "Bene comune". Non c'è nessuno più amico dei delinquenti politici (quelli comuni hanno in genere un'etica...) dei fessi...

                              Piero Visani



martedì 5 aprile 2016

Liste di pr(e)scrizione


       Nelle liste che stanno emergendo nello scandalo panamense ce ne sono alcune di soggetti, anche di area torinese, che hanno sempre amato farci la morale nelle seguenti circostanze:
a) se per caso non diamo prova di sano godimento nel pagare le tasse;
b) se non abbiamo un successo imprenditoriale pari al loro.

     L'area torinese non è priva di soggetti che, per nascita più o meno legittima, per affinità elettiva o sessuale, per amicizie legate alla neve che abbonda nelle località sciistiche a un'ottantina di chilometri dalla città, si sono visti paracadutare al vertice di società di vario tipo o hanno avuto "incentivi di partenza", per la loro "start up", pari a non meno di qualche milione di euro.
       In epoche meno invereconde della attuale, costoro avrebbero tratto legittimamente vantaggio dalla loro condizione di favore, che nessuno si perita di contestare, e ne avrebbero goduto con giusta soddisfazione, astenendosi dal rovesciarci addosso considerazioni moralistiche.
       Sfortunatamente, educazione, buon gusto e senso dell'opportunità sono andati del tutto perduti, e coloro che un tempo avrebbero fatto salti di gioia per la loro condizione di "cretini di successo" hanno voluto trasformarsi anche in "maitres à penser", e notoriamente (alcuni anche lombrosianamente...) non lo sono. Scatta così la più classica delle eterogenesi dei fini, quella per cui, atteso che filosofi tra le loro file non ve ne sono e "imprenditori venuti dal nulla" nemmeno (ma ve ne sono alcuni che hanno fatto finire nel nulla le aziende o gli incarichi loro affidati), ora si apprende che anche il ruolo di moralisti, per quanto da strapazzo, non gli si attaglia granché: le fiduciarie e i prestanome li sapevano usare (non sempre benissimo...) anche loro.
       In un Paese normale e non di servi, non ci sarebbe solo Crozza a prenderli sovranamente per i fondelli, come meritano (anche se a volte c'è il rischio che ne godano...).

                                                   Piero Visani

lunedì 4 aprile 2016

Mi stupisco dello stupore


       Il mondo è pieno di "paradisi fiscali". E come potrebbe essere diversamente, visto che è pure pieno di "inferni fiscali" (vivete in Italia o dove...?).
       Quello che ancora più mi diverte è che ci possa essere qualcuno, tanto ingenuo quanto scemo, che possa avere la fregola, dovunque sia nato o risieda, di pagare le tasse. Tutti le pagherebbero, ovviamente, se fossero stabili a una percentuale ragionevole, ma, dove cominciano a "stroppiare", i primi a non volerle pagare sono ovviamente quelli che le impongono. Sono fiscalisti e tassatori, non fessi...
       Non c'è niente di peggio che sognare gli "umani" per quello che dovrebbero essere, secondo note teorie moralistiche, e non concepirli e percepirli per quello che sono in realtà, piccoli uomini, interessati solo a ciò che ha un prezzo, mai a ciò che ha un valore.
       Chi, avendo potere, relazioni, avvocati e fiscalisti al suo servizio avrebbe voglia di pagare la percentuale di tasse che paghiamo noi? Al più, Leopold von Sacher-Masoch, per trarne un sano e legittimo godimento.
       Il potere serve ad essere diseguali, non eguali. A che cosa pasteggiava Fidel Castro, dopo che conquistò Cuba? Con il cibo dei campesinos...? Suvvia, siamo seri...
       Inoltre si può essere ottimi governanti non ragionando come il più fesso degli sprovveduti, quelli che pensano di essere gli unici onesti al mondo, mentre sono soltanto soggetti che non sono mai stati indotti a tentazione, quasi certamente perché troppo stupidi di natura... Gli "umani" non hanno un indole ideale, ma "umana, troppo umana". Che bello sarebbe tenerne infine conto.                   
                           
                              Piero Visani

        

domenica 3 aprile 2016

Una giornata particolare

       Dicembre 1971, penso il 13 o il 14. Mia sorella mi invita a vedere la casa che ha appena acquistato, dalle parti di Courmayeur. Ho giusto concluso di dare i miei esami universitari di dicembre, per cui accetto. Devono venire operai a fare dei lavori nell'appartamento e la giornata è splendida e solatia.
       Si parte di buon mattino, con la Mini Minor blu di lei. Viaggio tranquillo e, poco dopo metà mattina, siamo a Pré Saint-Didier.
       Arrivano gli operai e fanno alcuni lavoretti. Poi sopraggiungono gli addetti di un'azienda a portarle la cucina. Non sono cose che mi interessino particolarmente, ma assisto all'installazione.
       Tutti questi lavori finiscono nel primo pomeriggio. Ci ritagliamo un po' di tempo per prendere un toast in un bar e inizia il viaggio di ritorno verso Torino. La giornata è splendida, non c'è una nuvola in cielo.
      Superiamo Aosta e scendiamo verso la parte bassa della Valle. A Verrés, da poco entrati in autostrada, ci attende una spiacevole sorpresa: una nebbia fittissima, come mai ne avevo vista e mai più ne vedrò nei 45 anni successivi della mia vita. Un mare lattiginoso, dove è difficile anche solo distinguere le altre auto, e non ce ne sono molte, sull'autostrada, a quell'ora del pomeriggio.
       Mia sorella dapprima si inquieta, poi si spaventa di brutto. Procediamo a bassa velocità (meno di 50 km all'ora), ma, effettivamente, in quel mare di nebbia mancano totalmente i punti di riferimento.
       Decidiamo di provare ad abbassare un finestrino, di modo che io, guardando da fuori, possa interagire con lei e contribuire a guidarla.
       All'altezza di Ivrea, la situazione si fa particolarmente difficile: si vede davvero pochissimo. Mia sorella ha una crisi di nervi: si mette a urlare, a piangere, a dire che non ce la fa più a guidare e ad andare avanti.
       Se c'è una cosa che, già a 21 anni non sopportavo, sono le piazzate, quelle manifestazioni penose di energia malriposta con cui quelli che all'epoca consideravo ancora i miei compatrioti evidenziano tutta la loro incapacità di gestire le crisi. Dunque per un po' la lascio sfogare, poi, convinto come sono che - in tutte le cose - per "uscire fuori" devi prima "andare dentro", applico quella che già allora era - ed è rimasta -la mia ricetta comportamentale preferita: la persuasione affidata alle mani. A fronte di questa irritante crisi di nervi, le affibbio uno schiaffone sulla guancia. Mia sorella ha otto anni più di me, dunque all'epoca ne aveva 29, ma non sono femminista e non ho mai visto molte femmine davvero lucide, fredde e capaci nella gestione delle crisi. Molte si fanno prendere dall'emotività e mia sorella, quel giorno, non è da meno. Del resto - penso sogghignando - è una che al cinema piange e la considerazione mi riempie di disprezzo.
       La super-alapa che le rifilo, ben affibiata, ottiene l'effetto voluto e mia sorella mi guarda tra lo stupito e il sollevato, ma smette di frignare. "Lascia che guidi io!", dico con un tono che non ammette repliche. "Accosta e lasciami prendere il volante". Ubbidisce prontamente.
       Prendo la guida. Non vedo granché, per non parlare del fatto che io già all'epoca ero molto miope (per quanto corretto) e lei no. Ma non mi va di darla vinta a nessuno, tanto meno alla nebbia, per non parlare del fatto che, ogni volta che c'è un ostacolo che si frappone sulla mia strada, tendo a spazzarlo via e che, durante i temporali, non sono uno di quelli che si fermano sotto i cavalcavia. Io vado sempre dentro, sempre avanti, che piaccia o no. La mia "volontà di potenza" deve trionfare su qualsiasi cosa, altrimenti mi farei schifo. E mi prende un'allegria adrenalinica molto particolare. Ho paura, come tutti, ma non la do vinta a chi mi vorrebbe sconfiggere. Io vado fino in fondo. E' una sfida e penso che la vincerò; ma, se non dovessi, nessuno potrà dire che non ho raccolto il guanto che mi veniva lanciato.
       Ci sobbarchiamo una ventina di chilometri nella nebbia più totale. Guido sporgendo spesso la testa dal finestrino, per vedere meglio. Ma questo superomistico "trionfo della volontà" ha su di me un effetto tra l'eccitante e l'orgasmico, che diventa orgiastico man mano che mi accorgo che, avvicinandomi a Torino, la nebbia comincia lentamente a sollevarsi, a darmi la possibilità di vedere qualcosa di più.
       Quando arriviamo alla periferia di Torino, la gioia che mi prende è rara. Sono convinto di aver vissuto un'esperienza importante e che segnerà la mia esistenza successiva: sempre andare fino in fondo, anche a costo di andare a fondo. Sono stato subissato di critiche, per questo; molte persone si sono allontanate da me, ma io ricordo quella giornata di nebbia del dicembre 1971 come una giornata particolare, una giornata in cui l'idea di me, la concezione teorica che avevo della mia identità e del mio stare al mondo, è diventata una pratica precisa. Per questo, la ricordo con molto amore, come la classica giornata del "diventa ciò che sei".

                                 Piero Visani



sabato 2 aprile 2016

Siti

       Pomeriggio passata ad analizzare e migliorare il SEO (Search Enzine Optimization) di un mio sito. Esperienza interessante e per certi versi formativa. Estrema attenzione rivolta a dettagli del linguaggio, a formule e ricorrenze del medesimo, ad aspetti che in genere sarebbero passati sotto silenzio.
       Non è un lavoro che mi sia piaciuto, in quanto tale, ma mi ha interessato e mi ha consentito di approfondire aspetti interessanti, ai quali da oggi dedicherò maggiore attenzione. Ho concentrato i miei sforzi sul miglioramento dell'ottimizzazione e, stando ai miei sistemi di verifica, ho compiuto notevoli progressi.
       Non sono particolarmente convinto che tutto ciò serva, ma dovevo farlo e l'ho fatto, seguendo la mia curiosità, il mio desiderio di imparare, la mia volontà di migliorare. Dopo tutto, ora ne so un po' di più su questa problematica, e questo è positivo.

                  Piero Visani



I libri

       E' bello avere tantissimi libri. Ti guardano silenti, ma ciascuno di essi racchiude un piccolo o grande tesoro. Così, quando ritorni a loro, senti il loro sguardo vagamente protettivo e il vuoto della notte diventa meno buio.
      A volte sono una compagnia, a volte sono una scorta, ma, nell'accostarti a loro, puoi farti guidare dagli stati d'animo: se più allegri, puoi scegliere qualche titolo più adatto al tuo umore del momento; se più tristi, puoi riorientare le tue scelte di conseguenza.
       L'età mi ha portato non saggezza, ma consapevolezza, nel senso che mi ha confermato quello che sapevo già: sono nato e morirò da solo. La prospettiva non è esaltante, ma quella è ed occorre avere coraggio, guardare in faccia la realtà. Il mio cammino su questa Terra è stato quel che è stato, ma ormai lo so e mi viene da sorridere. Scatta l'ultimo terzo o quarto di questa sfida e non intendo minimamente tirarmi indietro. Ne ho perse tante, forse tutte, ma ho un'indole combattiva e non intendo in alcun modo rinunciarvi.
       L'adrenalina sale e sono autentiche vampate di vita, vampate che salgono da dentro, da me stesso, da un individuo che dubita sempre di tutto, ma che non ha mai, nemmeno per un attimo, dubitato di sé. Dunque è tutto dannatamente facile e tanto più lo è nel momento in cui il mondo, vedendoti muovere e agitare, ti considera vivo. Magari fosse vero, ma guai ad affrontare queste fasi senza una incrollabile sicurezza. Si va!

                                             Piero Visani







Compleanni


       L'amico Stefano Munaron mi ricorda provvidamente il compleanno di Arrigo Sacchi, profeta di un calcio totale basato sul bel gioco e l'applicazione diuturna di una serie di precipui principi atletici, tattici ed etici.
       Ostile come sono al calcio speculativo all'italiana e costretto a vedermi anche due volte la settimana la Juventus di Massimiliano Allegri..., non posso che fare agli auguri a Sacchi e alla sua concezione del calcio, che ha sempre saputo privilegiare il bel gioco e che gli ha sempre evitato di fare le figure barbine in cui incappano a scadenza assai ravvicinata i sostenitori del calcio speculativo, quelli che sperano sempre di vincere per 1-0 e non ci riescono quasi mai, o ci riescono con le squadrette...

                             Piero Visani

Transporters


       A volte, quando allestisci grandi operazioni di trasporto per "leccaterghismo" politico (e, invero, non solo politico...), può accadere che, nella grande massa delle cose che ti vengono portate a bordo, oltre alla riedizione dei "Village People", a quelli che - per essere "cool" - devono parlare solo in inglese, a qualche migrante, molti scafisti, imprecisati terroristi etc. etc., ci può scappare anche qualcosa di non proprio adamantino, ma è solo una questione di disattenzione, un momento di distrazione nel mentre si lavora indefessamente affinché - secondo certe migliori "tradizioni" - sia costante soprattutto l'intesa con il nemico, all'uopo ribattezzato "il vero traditore" (questa mi è venuta proprio bene...).

              Piero Visani

Minima "Militaria"


       Un tempo, quella militare era una professione regolata da severe norme etiche, e non "ripudiava la guerra". Poi si è adeguata alle prescrizioni della Costituzione repubblicana e - come si vede da diversi eventi recenti - è diventata la "longa manus" di varie organizzazioni di "carità" interessata e a pagamento...
       Naturalmente, della Repubblica ha assunto l'etica, per cui ne sono derivati e ne stanno derivando scandali, scandaloni e scandaletti, che vedono implicati soggetti il cui "coté" civile è sempre più marcato, direi addirittura prevalente...
       I più furbi - avendo ovviamente "ripudiato la guerra" (dato che sanno bene che "la guerra è bella però fa male...") - navigano per i corridoi dei palazzi del potere, alla ricerca di qualche buon affaruzzo; i più ingenui per le procellose acque dell'Oceano Indiano. Per i primi sono pronti "salvagenti" efficacissimi, in puro stile consociativistico; i secondi "se ne faranno una ragione" e dovranno cercare di "stare sereni": se hanno dovuto mangiare tanto guano su questa Terra, potranno sempre rifarsi nel regno dei cieli, magari con l'ausilio della Comunità di Sant'Egidio (e chi sa davvero di cose militari italiane mi capisce, vero...?).

                              Piero Visani

Sia serio: novità e conferme


       Da domani CONTROLLO TOTALE su tutti gli averi degli italiani, dovunque situati.
       Da domani, OMISSIONE TOTALE su tutte le porcate della casta.
       La novità è la prima, ovviamente...
     Mi scuso con i miei 2,5 lettori: ci provo, ma non riesco a stare serio. E' il Paese che lo è troppo e tale serietà di livello siderale a me provoca una sconvolgente ilarità.
      Da oggi, a tutti quelli che avranno la compiacenza di dirmi "sia serio!", replicherò con un "non sia servo!".
     Circa dieci anni fa, a seguito di una pesante ironia, ricevetti un invito del genere in un paludato consesso istituzionale. Al che replicai, con tutta l'eleganza e il distacco di cui ero (e sono) capace che "vestire da parata una porcata non ne mutava l'intima essenza".
       Vedere le facce dei perbenisti borghesi, moderati, conservatori e "uomini d'ordine" (sapete "l'ordine dei cimiteri"...) quando sentono queste cose è una cosa che ti ripaga di qualche sofferenza di troppo. La smorfia che si disegna sulle loro facce, a cavallo fra il disprezzo e il ribrezzo, vale una vita. Vederle torcersi così è gioia pura.

                             Piero Visani

Proprietà transitiva


       Va detto che, se la colpa di tutti i mali è il musulmano, se è l'invasore, se è questo e se è quello, alla fine inevitabilmente ti ritroverai con ovvi "compagni di letto". E' una deriva cui non si può sfuggire: se sbagli il nemico, ti ritroverai con strani amici e magari scoprirai pure che ti piacciono e che, nell'uso delle ruspe (e non solo...) sono degli artisti. Non parliamo poi dell'uso del "soft power", dove sono degli inarrivabili maestri...

                  Piero Visani

venerdì 1 aprile 2016

La tragedia di un uomo ridicolo

       L'atmosfera dell'elegante ristorante milanese è tranquilla, ovattata. All'ora di pranzo i clienti non sono molti. Fuori pioviggina appena.
      Seduti in un angolo appartato, il mio amico ed io affrontiamo normali questioni di lavoro.
       Ad un tratto, il suo viso di persona sincera e vera si illumina, come colpito da uno stimolo interiore, e mi chiede: "ogni tanto mi sorprendo a pensare dove saremo tutti tra 8-10 anni. Tu dove pensi che sarai?".
       Rimango vagamente interdetto. Non sono temi che io tratti (o ami trattare) abitualmente.
       "Lavorerò", rispondo.
       "Non andrai in pensione?, mi chiede quasi stupito.
       "Mai pensato a un'eventualità del genere e, nel caso, non potrei".
       "In che senso?", ribatté lui.
       "Non mi sono mai preoccupato della cosa", gli chiarisco. "E' la maggiore preoccupazione degli abitanti di questo Paese. Non volevo condividerla con loro, non voglio condividere nulla, con loro".
      "Io pensavo che volessi smettere", obietta lui spalancando i suoi occhioni ingenui e sinceri. "Pensavo che volessi ritirarti in qualche posticino tranquillo, a goderti la vita".
       "Non potrei, nemmeno se volessi, e non voglio. La prospettiva mi terrorizza. E poi, non potrei permettermelo".
       L'amico tace, come sovrappensiero, poi mi guarda nel profondo degli occhi e mi dice: "da quando ti conosco, mi sono sempre chiesto come mai un uomo delle tue capacità non abbia avuto un grande successo".
        Sorrido ironicamente: "le cause sono molte, ma non è il caso di parlarne qui".
       Lui insiste: "dovresti dirmi la verità, prima o poi".
       "Preferirei di no, se non ti spiace. La so bene la verità, potrei declinartela per filo e per segno, ma a che servirebbe? Me le porto dietro, tutte queste cose. Le conosco bene, ma non ho pentimenti o rimpianti. Ho fatto quello che ritenevo giusto. Ho percorso piani inclinati, spesso in salita. Ho seguito il mio istinto. Quello che avevo mi bastava o me lo facevo bastare. Per il resto, non sono tipo da proskunesis e ho un carattere difficile. E tutto quello che poteva andare male - se vogliamo aggiungere un piccolo particolare - è andato male..."
       "Altri avrebbero smesso o si sarebbero adeguati", dice lui, per rincuorarmi.
       "Combatto non per dare soddisfazione ai nemici", sogghigno, "e poi combattere mantiene giovani!".
       A questa mia battuta lui sorride convinto: "obiettivo raggiunto quest'ultimo, obiettivo raggiunto!".
           Ho pensato parecchio a questo scambio di battute nelle 24 ore successive, ma non ho più molto da dire. Come molti vecchi guerrieri, ho solo ferite e cicatrici, tuttavia non solo non ho perso il gusto per il combattimento, ma è forse una delle pochissime cose che ancora mi eccita. Non finirò bene, ma me lo sarò scelto io. Già a meno di dieci anni di età, del resto, ero soffocato dal mio gusto per il tragico. Mi spezzava il fiato, la voce, la vita. Sapevo che per moltissime persone l'esistenza era totalmente diversa da come la vivevo e percepivo io, ma la mia era così e tale rimaneva. E tale è rimasta. L'ho sempre guardata in faccia, come una necessaria sfida. Non mi ritirerò adesso.

                                 Piero Visani