martedì 31 maggio 2016

La selezione delle élites - 2


       In apertura del libro testé citato sulle "Guerre future", Virgilio Ilari, grande storico militare ma anche uomo arguto e che conosce bene il suo Paese, scrive quanto segue, esibendo il relativo documento:
"Un mese dopo la capitolazione della Francia [per la precisione il 21 luglio 1940], il maresciallo d'Italia Pietro Badoglio, capo di Stato Maggiore Generale, rimanda al mittente un rapporto sulla tattica della "Panzerwaffe" [appena utilizzata, con strepitoso successo, dai tedeschi nella campagna di Francia], annotando 'lo studieremo a guerra finita'. Il documento è ovviamente falso, ma, se non è vero" - commenta perfidissimo Ilari - "è ben trovato"...
       Si può notare tutto l'impegno profuso dall'Eccellenza Badoglio nel cercare di capire i meccanismi della guerra in corso. Si studierà il documento - esauriti i "ponti", le frequentazioni di corridoio e i piccoli e grandi tradimenti - a guerra finita... e perduta.
       Agli italiani piace così. Selezionano i dirigenti a loro immagine e somiglianza. Oppure, peggio ancora, funziona la cooptazione, la quale - notoriamente - si esercita tra soggetti affini... L'importante non è cambiare o migliorare, ma non muovere le acque, affinché restino sempre morte gore.

                                         Piero Visani

La selezione delle élites


       Dai telegiornali di questa sera: la Consob non controllava, il vertice della Banca d'Italia neppure, quello della Marina Militare men che meno e, una volta chiamati a prendere decisioni nei rispettivi ambiti di competenza, le hanno prese tutte, ma proprio tutte, rigorosamente sbagliate.
       Non che servissero conferme, ma ormai è chiaro che in Italia, se fai carriera, non è proprio che la cosa rappresenti un attestato; non di intelligenza, quanto meno...

                                Piero Visani

Gastrodemocrazie

       Luoghi di ristoro (per i cuochi, non certo per il pubblico...) dove un menu a prezzo fisso di infima qualità viene contrabbandato come un esempio di splendida cucina à la carte. Come in molti locali della medesima tipologia, un'abile regia del tutto induce gli sprovveduti commensali a cantare le lodi di preparazioni che stanno all'alta cucina come la bontà al buonismo.
       Alla fine di codesta "messa laica", tutti gli ospiti sono contenti e con gli stomaci rigorosamente vuoti, ma i cuochi si sono saziati l'appetito e soprattutto riempiti le tasche.
       Il senso di insoddisfazione medio, uscendo da questi autentici "borghi putridi", è assai elevato e non infrequente la ricerca di una pizzeria (forse "sovranista" o "populista"?), nelle vicinanze, ma nessuno - salvo un manipolo di coraggiosi - si azzarda a criticare i maestri della cottura, i geni del fumo, attenti (solo ed esclusivamente per sé) all'arrosto. Gli altri - dopo tutto - hanno vissuto e stanno vivendo, proprio come noi miseri europei, un'"esperienza indimenticabile". Temo che possa essere proprio così...

                       Piero Visani




Apporti bibliografici


       Dopo avermi quasi sfondato la cassetta delle lettere, è approdato oggi sulla mia scrivania il monumentale Quaderno 2016 della Società Italiana di Storia Militare (SISM), di cui mi onoro di essere membro.
       Curato personalmente dal presidente della medesima, l'amico Virgilio Ilari, esso reca il titolo assai promettente di "Future Wars. Storia della distopia militare" e lo sviluppa in quasi 800 pagine, con il contributo di ben 46 studiosi di diversa estrazione.
       Certamente lo recensirò sul mio blog, non appena sarò riuscito a leggerlo, ma mi permetto - per una volta - di fare un "marchettone" all'amico Virgilio, consigliando a tutti i cultori di storia militare di iscriversi alla SISM. La quota annuale di adesione è risibile (25 euro) e in cambio si riceve un libro delle dimensioni di quello citato, dove non tutto potrà piacere allo stesso modo (o piacere "tout court"...) ma dove alcuni contributi sono concettualmente molto stimolanti.
       La mia inclinazione alla "reductio ad bellum" di tutto ciò che faccio, anche le cose più semplici e (apparentemente) "pacifiche", trova in testi come questo uno stimolo formidabile.

                               Piero Visani



lunedì 30 maggio 2016

Tra teoria e pratica


       La differenza tra bontà, "buonismo" e senso civico ce la racconterà Sara Di Pietrantonio, in un'altra vita, ovviamente. O dal "regno dei Cieli", dove tutti sono immensamente felici...

                          Piero Visani

Postfascisti


       "Scusate: la libertà di pensiero adesso la abbiamo [Nulla di cui sorprendersi, in genere tendono a scusarsi del passato...]. Ora vorremmo un pensiero" [la vedo dura, durissima...]. La citazione è di Giovanni Mosca.

                               Piero Visani

Frequentazioni che non supponevo


       Mi telefona mia madre, quasi 95 anni, alquanto scandalizzata: "sono andata al supermercato (fa tutto da sola, la mia famiglia è incline all'autosufficienza, per questo in Italia ci consideriamo - e ci considerano... - alieni) e una signora mi ha chiesto se sapevo come si scrivesse la parola 'Guatemala'. Ovvio che lo sapevo e l'ho aiutata a scriverla. Certo che oggi sono tutti molto ignoranti, altro che la 'buona scuola renziana'!".
        "Ma era bionda, con i capelli corti, non proprio giovanissima?" - chiedo io.
       "Sì, ma come fai a saperlo?" - risponde Lei sorpresa.
      Io taccio, sogghigno e le dico: "non sapevo che avessi frequentazioni così altolocate..."
       Non capisce, ma fa lo stesso...

                                   Piero Visani






"Genio" pontieri


       E' vero, sta crollando tutto, compreso il PIL, ma c'è il sole e da giovedì anche il "ponte". Nelle mie lunghe frequentazioni da "turista per caso" di questo Paese dove sono niente e (giustamente) conto niente, non ho mai visto moltissimi soggetti interessati altro che a questo. Per tale ragione, vivo in solitudine. Fra l'altro, il sole mi annoia, è così "cheap"... Quanto al lavoro, io non lavoro, ma faccio una professione che mi piace e non devo "staccare" da niente, a parte - ovviamente - dal genere umano, i seguaci del dio Elio (senza le storie tese...)
       Vivo e lascio morire. Sarei molto triste se mi accusassero di buonismo. Non accadrà.

                                            Piero Visani

domenica 29 maggio 2016

Blog "Sympathy for the Devil": Classifica dei post più letti (21 Aprile - 20 Maggio 2016)

       Il mese di cui ci occupiamo è stato decisamente positivo, con post molto visti e il superamento delle 73.800 visualizzazioni complessive.
       L'evento più rilevante di questi trenta giorni è stato che il post Non sarà il canto delle sirene ha confermato di slancio la sua posizione di primato assoluto, salendo a oltre 700 visualizzazioni, con un tasso di crescita mensile che ha superato le 50 unità. Si è così consolidato il suo vantaggio sul secondo in classifica, il post It's just like starting over.
       Per il resto, è continuata l'ascesa di Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, che ha consolidato la sua terza posizione in classifica, superando le 300 visualizzazioni.
     Le posizioni dalla quarta alla nona della classifica generale non hanno invece subito mutamenti di sorta, pur se hanno fatto segnare una generale progressione di visualizzazioni, mentre il post L'amore bugiardo - "Gone Girl" è passato in un colpo solo dalla quindicesima all'undicesima posizione in classifica. A sua volta, il post Le donne accoglienti ha visto incrementare un po' le sue visualizzazioni, proseguendo in una crescita costante che lo ha portato a superare in classifica il post Isbuschenskij. Non si sono infine registrati nuovi ingressi nelle quindici posizioni di vertice.
  1. Non sarà il canto delle sirene, 707 (+52) - 06/08/2014
  2. It's just like starting over, 579 (+7) - 11/12/2012
  3. Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 304 (+23) - 19/10/2013
  4. Non, je ne regrette rien, 278 (+11) - 29/12/2012
  5. Carlo Fecia di Cossato, 258 (+27) - 25/08/2015
  6. Un'evidente discrasia (in margine ai fatti di Parigi), 209 (+9) - 8/1/2015
  7. Quantum mutatus ab illo!, 181 (+9) - 20/05/2013
  8. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 163 (+11) - 29/01/2014
  9. JFK e lo "zio Adolf", 153 (+13) - 17.05.2013
  10. L'amore bugiardo - "Gone Girl", 151 (+25) - 28/12/2015
  11. Le donne accoglienti, 147 (+10) - 15/03/2013
  12. Isbuschenskij, 147 (+7) - 23/08/2013
  13. Umberto Visani, "Ubique", 141 (+8) - 19/04/2013
  14. Storia della guerra - 19: L'ascesa dell'impero napoleonico 138 (+6) - 31/10/2013
  15. Tamburi lontani, 137 (+11) - 9/1/2015
N.B.: I titoli in colore blu indicano che il post è progredito nella classifica generale; i titoli in colore rosso che il post è una new entry ai vertici della classifica (prime 15 posizioni), dove prima non era presente.
     
        Per quanto concerne invece i post che sono emersi - per numero di visualizzazioni - nel corso del solo mese in esame, i primi tre sono risultati, nell'ordine: Il numero è potenza (con ben 118 visualizzazioni, un numero decisamente superiore alla media), Vive l'Empereur! (con 51 visualizzazioni) e Il perdono (con 46 visualizzazioni)

       Per finire, le visualizzazioni sono salite in totale a circa 73.800 e i post a 2.372, il che ha fatto salire a 31,2 il numero medio di visualizzazioni per post, una cifra che eguaglia il record del blog.

       Nel complesso, un altro mese sicuramente positivo, con alcuni post che hanno destato un forte interesse da parte dei lettori.

                                  Piero Visani






The Comedy of Errors


      Tutto il dramma di un versante politico nel ricordo di Giorgio Albertazzi: è morto un grande attore e un soggetto alquanto particolare, giustamente anarchico come deve essere chi pensa ovviamente solo con la propria testa. Siccome il "caro estinto" ha commesso un errore, non propriamente di saggezza, quello di "abortire [la Destra] e poi guardarla con dolcezza" (o forse no), in taluni necrologi pare che sia morto Luca Barbareschi (al quale auguro ovviamente lunghissima vita).
       In questa antitesi c'è tutto il dramma di un universo che di arte come di politica, di identità come di metapolitica, ha sempre capito molto poco, finendo per fare dell'anarchismo di destra il ricettacolo delle proprie pulsioni piccolo borghesi, conservatrici e reazionarie, mandando brillantemente in vacca tutto ciò che di positivo si poteva estrarre dal medesimo. L'ennesimo "miracolo italiano": un afflato globale trasformato in un'ideologia per famiglie "timorate" (di dio e di quant'altro). Chapeau!

                                             Piero Visani

sabato 28 maggio 2016

Una questione di stile: Giorgio Albertazzi


Non ho mai seguito più di tanto Giorgio Albertazzi come attore, semplicemente perché non me ne intendo. Nei lavori in cui lo vidi - teatrali, cinematografici o televisivi - mi parve un professionista eccellente.
Neppure mi piacquero granché le sue prese di posizione, a volte un po' confuse, in campo politico. Quello che mi è sempre piaciuto di lui è che ha sempre fatto della sua scelta in favore della RSI una questione di stile, più che ideologica. Nelle orribili giornate dell'8-9 settembre 1943, di fronte a una fuoriuscita dal conflitto che NON ERA INCONCEPIBILE in sé, viste le condizioni generali dell'Italia, ma che lo era nella ORRIBILE FORMA scelta da Vittorio Emanuele III, tutti gli italiani furono costretti a ricordarsi, in modo anche confuso e tragico, che l'estetica è una forma di etica e che l'etica, a sua volta, è una forma di estetica.
La guerra era palesemente perduta e non intendo rimproverare alla monarchia di averne preso atto (ben più grave, volendo essere chiari e netti, fu che il fascismo non si fosse sbarazzato della palla al piede monarchica e non avesse mai affrontato seriamente la questione dell'altra - e più terribile - palla al piede, quella cristiano-vaticana...), ma la strada scelta per uscirne fu un'AUTENTICA VERGOGNA. Non pochi italiani furono sacrificati freddamente: tra essi, uno zio di mia moglie, ucciso mentre tentava di non consegnare le radio del suo reparto di alpini in Jugoslavia ai tedeschi.
Quella via d'uscita non ha nulla a che vedere con la ormai insopportabile polemica tra fascismo e antifascismo. Era una questione principalmente estetica: bisognava uscirne meglio, molto meglio, evitando l'ennesimo "giro di valzer" savoiardo, lo squagliamento dell'Esercito, l'intollerabile "tutti a casa", la vergognosa resa della Marina a Malta, i tradimenti e le complicità di una guerra mai davvero combattuta in tutto e per tutto dalla parte dell'Asse (come forse avrebbe dovuto, o no?).
A posteriori, abbiamo appreso che la RESA vergognosa è un concetto ben radicato nel Dna nazionale, ma quanto ha contribuito, al formarsi di questo mito collettivo, la vergogna dell'8 settembre?
Su questo sfondo, un giovane italiano quale era all'epoca Giorgio Albertazzi (aveva vent'anni, nel 1943), fece una scelta che avrebbe semplicemente potuto essere estetica, prima che politica, come la fecero centinaia di migliaia di giovani come lui. Non era necessario essere fascisti, era solo necessario provare vergogna per un atto inaudito, che pesa ancora oggi sulla storia nazionale (ammesso e non concesso che ne abbiamo ancora una...). Chiunque, come chi scrive, abbia frequentato un certo numero di ambienti e consessi internazionali di tipo politico e militare, sa bene che, ogni qual volta occorre lamentare qualcosa delle nostre Forze Armate, sulle bocche degli stranieri, e in particolare degli angloamericani, compare l'epiteto di "Italian Army...", accompagnato da un sorrisetto sprezzante.
Come molti altri - penso ad esempio ai prigionieri di guerra "non cooperatori" - Giorgio Albertazzi aveva il senso dell'onore. Lo difese per come credeva giusto lo si dovesse fare. Nel frattempo, le classi dirigenti italiche si coprirono di vergogna, come sono abituate a fare da sempre. Ci sono Stati senza popoli e popoli senza Stato e senza élites. Le nostre classi dirigenti hanno come sport preferito la fuga, sempre e comunque. Quanto al popolo, che se la cavi da solo, se ci riesce. Di fronte a orrori di tale portata, a vent'anni, nel 1943, un giovane italiano come Albertazzi, e tanti altri come lui, ebbero un moto di ribellione, condivisibile o meno che fosse. Oggi nemmeno più un moto del genere è pensabile.

Piero Visani





venerdì 27 maggio 2016

Populismi


        Bell'editoriale di Angelo Panebianco sul "Corriere della Sera" di oggi. L'approccio non è certamente il mio, ma le cose dette escono da una testa pensante, non da qualche idiota di ritorno (o anche di sola andata...).
       La mia sensazione è che il professore scriva parlando a nuora, ma essenzialmente perché suocera intenda. Da navigato scienziato della politica, sa che con i diktat, i brogli, le liste nere e la più totale passività politica, spesa per di più semplicemente a godere i lauti frutti della propria condizione elitaria, senza preoccuparsi di null'altro, le classi dirigenti europee vanno sorridenti verso il disastro. Se non lo provocheranno i sudditi, ormai vecchi e senza speranze, lo provocheranno i "nuovi europei" di colore e sarà il più bel regalo che potranno farmi. La distruzione dell'esistente è sempre qualcosa che può danneggiare tutti, ma più di tutti danneggia moderati e conservatori. Non mi resta che sorridere...

                         Piero Visani

giovedì 26 maggio 2016

Strategia mediatica


       Tempo pochi anni, forse meno, e l'appellativo di "populista" sostituirà - come epiteto inteso a fungere da condensato di tutti gli "orrori" possibili immaginabili - quello di "fascista", ormai "superato dalla Storia".
       La Sinistra radicale, quella vera, è avvertita: prepararsi a sperimentare cosa vuol dire quando i democratici scelgono di gettarti nella "pattumiera della Storia"; peraltro molto migliore - occorre sottolinearlo - della "cloaca della vita", quella in cui loro sono immersi da sempre.

                                     Piero Visani

Black List


      E così c'è finalmente una "lista dei cattivi", con tanto di nomi e cognomi. Il popolo DEVE sapere chi sono i "populisti" ingannatori, quelli che hanno provocato la marea di guano in cui esso, da circa un decennio, sta nuotando con sempre più fatica, prossimo al definitivo annegamento.
       Il popolo deve sapere chi prende stipendi da favola, naturalmente esentasse, per fare niente, mentre un'intera generazione di "buoni" si danna l'anima per garantire "le magnifiche sorti e progressive" assicurate dalla UE.
       Il popolo deve capire chi sia il suo VERO NEMICO, quello che vuole togliergli i diritti sociali, le pensioni, l'assistenza sanitaria, l'agiatezza estrema di cui tutti (o quasi...) coloro che abitano entro il filo spinato della Unione Europea possono godere.
     Il lavoro - come recitava una celebre frase - non ha reso alcuno più libero. Chissà come lo renderanno la disoccupazione, il precariato, l'insicurezza, la concorrenza degli immigrati, la fiscalità oscena, le leggi liberticide, etc. etc.
      Di tutto questo sono responsabili quegli esseri osceni dei populisti, di cui ora c'è pure la lista nera, con tanto di nomi e cognomi. Potrebbe essere che il G7 dell'anno prossimo ne debba ospitare alcuni. Inaccettabile orrore! Per scamparvi, l'UE ha deciso che le prossime elezioni, negli Stati membri, saranno solo per posta... L'elettore farà molto meno fatica nell'esprimere "liberamente" il "suo" pensiero e Mario Draghi, oltre a tonnellate di euro, non avrà altro che da far stampare tonnellate di schede, ovviamente precompilate, come la carta moneta... Tutto fasullo, esattamente come l'UE.

                         Piero Visani

Vecchie abitudini


       Assemblea condominiale (in casa di mia madre) in salsa austriaca, si potrebbe dire: votanti 30; lievissima maggioranza in favore dell'amministratore uscente. Millesimi 1.315 su 1.000. Pare che 315 millesimi siano pervenuti "per posta". Sto indagando...

                           Piero Visani

L'importanza della partecipazione democratica


       Gli scozzesi secessionisti hanno perso; i catalani non li faranno votare; gli irlandesi hanno diritto soprattutto a morire; la piccola "distrazione" del referendum greco è stata fatta rientrare prontamente, con qualche "acquisto" di primo ministro; nel prossimo Brexit vinceranno quelli che vogliono rimanere nell'UE; in Austria le Poste hanno fatto miracoli (va detto che quasi tutte sono più efficienti di quelle italiane...).
       Mi assale un dubbio: ma se oggi Giorgio Gaber dovesse riscrivere la sua celeberrima canzone "La libertà", siamo sicuri che si prenderebbe in giro da solo scrivendo "libertà è partecipazione"...?

     "Si parva licet componere magnis", mi permetterei si suggerirgli: "Libertà è manipolazione"
       Mia nonna materna Baptistine Cerise (leggere alla francese, grazie...), valdostana con non poche ascendenze elvetiche, votò per il referendum monarchia/repubblica in un seggio di Aosta dove erano tutti convinti che la monarchia avrebbe stravinto. E invece...
       Mi raccontava queste cose da bambino, invitandomi a diffidare di quella che lei chiamava "la République" (e una smorfia di disprezzo le si disegnava sul volto). Sono rimasto convintamente repubblicano, fino a che non sono diventato totalmente anarchico, ma della democrazia, come di tutto ciò che fanno i "buoni", non sopporto l'esasperato e direi ostentato gusto per la presa per i fondelli del prossimo. Non essendo ingenuo, ho fatto la mia scelta di campo: con voi mai! Piuttosto con Al Capone o con i narcos. Sono delinquenti originali, non fotocopie. E quasi sempre hanno un senso dell'onore, loro...

                        Piero Visani

La superiorità "morale"


       Se facessi politica, sulla "superiorità morale" dei democratici mi farei risate grassissime e campagne politiche e metapolitiche quotidiane. Non molto a lungo, ovviamente, perché poi avrei un "incidente": "Lunga e diritta correva la strada, l'auto veloce correva"...
       Come sanno tutti coloro che li conoscono e li evitano, non esiste al mondo carogna più autenticamente carogna di un "buono" che si autodefinisce tale. E' la prima categoria metapolitica da smontare. Tutto comincia da lì.

                              Piero Visani

mercoledì 25 maggio 2016

Dubbio amletico


       Dopo le "illuminanti" dichiarazioni del ministro Boschi sui partigiani "veri" e su quelli "falsi", stanotte "I had a dream" e mi sono chiesto a quale categoria debba essere ascritto il soggetto qui ritratto. 
       Concordo sul fatto che, se non lo è la rivoluzione, figurarsi se una guerra civile sia un pranzo di gala, e non sono così ingenuo da pensare che tutti i "buoni" stessero da una parte e tutti "i cattivi" dall'altra, però l'interrogativo è interessante...
       Tra l'altro, fu uno dei primi ad operare - direi "manu militari" - la distinzione tra partigiani "veri" e partigiani "falsi". Li individuava lui e provvedeva di conseguenza... Forse è questo l'auspicio boschiano...?


P.S.: per i più distratti, il soggetto ritratto non è Bottazzi sindaco Giuseppe (più noto come Peppone)...

                               Piero Visani




martedì 24 maggio 2016

I bulgari


       L'esaminatore: "Mi ridefinisca il concetto di elezioni bulgare".
       Il candidato comunista: "quelle dove il partito di maggioranza vince con il 99,9% dei voti".
       Il candidato democratico: "quelle dove il partito che DEVE vincere, vince - suprema raffinatezza - con il 50,1%."

       Spostamenti progressivi della sodomia...

                            Piero Visani

Tu chiamale, se vuoi, precauzioni...


       Donald Trump, onde evitare problemi a novembre, ha chiesto l'abolizione della U.S. Mail...

                             Piero Visani

Austria (in)felix


       L'ecologia è nata da nobilissimi lombi (devo ricordarli qui...?). Strada facendo, come capita spesso, è diventata l'usbergo sotto il quale amano nascondersi coloro che CONDIVIDONO TUTTO, MA PROPRIO TUTTO, DELLE METAPOLITICHE DOMINANTI, e che vengono in genere presentati come "alternativi", quando lo sono un po' meno di un qualsiasi banchiere. Si tratta di "call (old) boys" che, esattamente come le "call girls", esercitano a richiesta e per mercede (in genere non propriamente bassa...) la nobile arte del peripato. Di loro si dice che sono persone "per bene" e, quando sento fare siffatte affermazioni, tendo a solidarizzare con qualsiasi tipo di delinquente, non solo il più efferato, ma anche il più meschino, in quanto il criminale, almeno, ha il coraggio delle proprie azioni; il venduto ecologista, manco quello...

                           Piero Visani

lunedì 23 maggio 2016

Pentole e...coperchi


       Non c'è da provare alcun rammarico per l'esito delle elezioni austriache. Le pentole devono bollire a puntino, per poter esplodere meglio...
      Tra l'altro, anche una piccola indicazione rivolta a chi pensa che la situazione attuale europea si possa cambiare con il voto. Suvvia, qualche tesi più consistente, meno "imbustabile"...
       A quanto pare, gli ultimi fautori della democrazia sono rimasti a destra. D'accordo che è sempre in ritardo su tutto, ma non esageriamo...

                              Piero Visani

sabato 21 maggio 2016

Il paradiso (non) può attendere


       Ritengo che la "santificazione laica" di Marco Pannella - al di là dei pregi e dei difetti del personaggio, e ancor più al di là del fatto che "le grandi cerimonie dei media" sono una potentissima arma di distrazione di massa, i nuovi "giochi olimpici" del XXI secolo, quelli in cui ogni attività (anche cerebrale...) si interrompe per un periodo preciso - derivi dal fatto che il medesimo fosse il classico "uomo per tutte le stagioni", vicinissimo all'anima italica nel suo sforzo di cercare di piacere sempre a tutti e di non dispiacere mai ad alcuno, di gettare ponti sulla cui natura di vera congiunzione tra idee diverse si potrebbero scrivere - invano... - trattati. Semplicemente perché sono esercizi che lasciano il tempo che trovano.
       Era un uomo che amava mostrare di avere nemici tanto potenti che, alla fine, gli risultavano quasi amici...; che cercava di coniugare - chiedo scusa per il ricorso a una per me molto fastidiosa metafora cristiana - "il diavolo e l'acqua santa". C'è riuscito perfettamente, magari anche "with a little help of his friends" della CIA e dintorni, amici su cui è stato autorevolmente scritto da illustri storici e sui quali non occorre aggiungere alcunché.
       Riposi in pace, ovviamente, ma senza dimenticare che qualunque umano, visto da vicino, è sempre "troppo umano"...

                                     Piero Visani

venerdì 20 maggio 2016

Il voto "utile"


       Il candidato del Centrodestra al comune di Torino, tale Osvaldo Napoli, ha dichiarato soddisfatto che, siccome al ballottaggio andranno il sindaco uscente Piero Fassino e la candidata dei 5 Stelle Chiara Appendino, il Centrodestra voterà per il candidato "più esperto". Escluso che quest'ultimo possa essere la Appendino, poco più che trentenne, i centrodestristi torinesi sono avvertiti: già arruolati a forza nel PD...
        In effetti, da sempre, quello che manca al Centrodestra italico, e invero anche ai suoi elettori, è un modesto, modestissimo senso della vergogna: inveire per decenni contro i "comunisti" e ritrovarsi a votare Fassino. Un po' come protestare per decenni contro la tassazione eccessiva e adorare il fondatore di Equitalia, tale SB... Suvvia, fatevi del male, che di natura siete profondamente masochisti!

                              Piero Visani

giovedì 19 maggio 2016

Promesse, promesse

       Se il buon presidente del Consiglio Renzi manterrà la promessa di abolire Equitalia (ipotesi meramente di scuola, ma da lui ventilata proprio ieri), avremo il caso più unico che raro di un soggetto del PD che abolisce la creatura prediletta di Silvio Berlusconi, vale a dire di un soggetto che in Italia passa per "liberale" (ahahahahahahah!!!) e ostile alla fiscalità (sì, ma solo a quella che colpisce lui e le sue aziende...). 
       Ennesima dimostrazione - se ancora servisse a qualcuno - che, sulla scala del cialtronismo, il centrodestra è sempre stato molto più avanti e migliore del centrosinistra, raggiungendo vertici apparentemente inarrivabili. E poi uno dovrebbe cambiare con il voto: a chi, a se stesso? O ai partiti che tuonano contro Equitalia dopo averla fondata? Che pena!
[La riforma della riscossione è avvenuta con l'entrata in vigore dell'art. 3 del D.L. 30 settembre 2005, n. 203 deliberato dal Governo Berlusconi III, convertito con modificazioni nella L. 2 dicembre 2005, n. 248, con la costituzione di Riscossione S.p.A., che nel 2007 ha preso come nome Equitalia S.p.A.]

                                                        Piero Visani

lunedì 16 maggio 2016

Vicini, animali, e vicini animali...

       Il buon vicinato è un dramma, un dramma esistenziale nel quale, se si incorre, è difficilissimo porre rimedio.
       A 28 anni, appena sposato, andai ad abitare in un piccolo e grazioso condominio della collina torinese, dove mia moglie ed io avevamo acquistato - con il decisivo aiuto delle rispettive famiglie - un piccolo appartamento. Ci vollero pochi mesi per capire che eravamo finiti in uno stabile che era una via di mezzo tra uno zoo a cielo aperto (non so quanti fossero, infatti, i cani e i gatti che popolavano quell'infelice palazzina) e una discoteca collinare, animata da musiche e schiamazzi a tutte le ore della notte. Dormire era un optional e, a fronte delle nostre rimostranze nei riguardi di un andazzo ben consolidato, dopo qualche invito a tacere per il nostro bene e qualche "lezione" (tipo lasciarci un cane ad abbaiare tutta la notte al piano di sopra), ci fu il salto di qualità: circa 3 chili di zucchero introdotti casualmente nel serbatoio della mia auto, da me scoperti prima di accendere il motore solo perché, in tema di guerra rivoluzionaria, non ho da imparare nulla da un vicino...
       Ebbe così inizio un conflitto durato esattamente 24 anni, con alti e bassi, notti insonni, azioni e reazioni, attacchi e rappresaglie. Una bella scuola di vita, devo dire. La vittima designata ero io, ma sfortuna volle, per i miei vicini, che fossi un esperto di guerra asimmetrica ante litteram, un attento lettore dei più diffusi manuali di guerriglia urbana dell'epoca e un convinto assertore del fatto che, in un'epoca di conflittualità totale, la neutralizzazione dello scontro primario - che talvolta dava origine ad armistizi più o meno lunghi o si svolgeva nelle aule dei tribunali - non impediva minimamente lo svolgimento di uno o più scontri secondari, una vera e propria war by proxies, dove si potevano verificare notevoli atti di violenza, ovviamente non riconducibili ad alcuno dei contendenti...
       Ho imparato molto in quei lunghissimi anni di guerriglia condominiale, sono stati la mia personale Irlanda del Nord, i miei interminabili Troubles. Ma una cosa hanno imparato anche i miei cari vicini e cioè che, se scendi in guerra, devi ricordarti che non necessariamente il tuo nemico combatterà alle regole che cercherai di imporgli. E che potrebbe anche non essere un dilettante, ma un professionista del conflitto...
       Non sono uscito vincitore da quella guerra, non avrei potuto pretendere tanto, vista la sproporzione di forze, ma ho reso la vita dei miei vicini un inferno, esattamente come loro - con estrema disinvoltura - avevano reso tale la mia. Se non ho fatto la fine di Olindo Romano e Rosa Bazzi, è solo perché sono stato più accorto di loro, attento a fare danno, molto danno, ma a non compiere mai atti che potessero ritorcersi contro di me e pormi dalla parte del torto. Ho solo evitato di subire passivamente e ho elevato potentemente i livelli di conflittualità, così che chi pensava di poter solo attaccare, stante la sua schiacciante superiorità, ha dovuto anche pensare a difendersi ed a leccarsi un discreto numero di ferite. La mia guerra l'ho fatta bene e, nel momento in cui ho cominciato ad essere temuto, sono stato più odiato, ma meno vulnerato.
       La situazione si era già stabilizzata accettabilmente quando mi è capitata l'opportunità di vendere quell'appartamento che ricordo come un incubo e così ho potuto fare una scelta di vita che attendevo da tempo: andare a vivere da solo, in una casa relativamente isolata, dove nessun vicino viene a rompere le scatole. Al suo interno, posso applicare la regola che a me piace, quel "vivi e lascia morire" che sembra crudele, a prima vista, ma che lo è molto di meno di quel "vivi e cerca di far morire" che i miei buoni vicini hanno, per un quasi un quarto di secolo, cercato di applicare a me.
       Per essere molto franco e venire alla recente frase papale, se a me nelle mie notti bianche fosse capitato di sentire urla raccapriccianti provenire dagli appartamenti dei miei vicini, mi sarei girato dall'altra parte, le avrei lasciate cessare e con i miei familiari avrei goduto la mia prima notte di quiete. E, se avessi avuto un gatto, come ho ora, lo avrei accarezzato e apprezzato, lui, sempre così silente...

                   Piero Visani

domenica 15 maggio 2016

Gli "opposti estremismi"

       So benissimo che, quando si è oggetto di un'aggressione, è molto difficile mantenersi lucidi e rinunciare al legittimo e comprensibile desiderio di rappresaglia. Tuttavia, nella situazione italiana di oggi, la cosa peggiore che qualunque formazione politica potrebbe fare sarebbe quella di offrire al governo l'opportunità per rilanciare alla grande la tematica degli "opposti estremismi", quella che porta alla gravitazione al centro degli elettori, sulla base della constatazione - che ai moderati piace moltissimo, dato che vellica la loro naturale viltà - che "si possono benissimo tollerare i ladri, dato che questi ultimi fanno assai meno paura dei violenti".
       Ecco allora che, una volta preparato il terreno con alcuni non casuali richiami all'importanza di una nuova lotta al "fascismo", non meno casualmente si mettono in movimento gruppuscoli di estrema sinistra che paiono (e in realtà sono...) usciti dallo scorso millennio e che, invece che lottare contro il capitale, si scagliano a mano armata contro un banchetto di CasaPound, presidiato anche da un disabile.
       Delle due l'una: o sono proprio del tutto scemi e non riescono nemmeno a capire quale sia il loro "nemico principale", per cui reagiscono come isterici "cani di Pavlov", oppure - più facilmente - sono provocatori prezzolati al soldo del potere e si attivano per rimettere in movimento la macchina, invero alquanto logora, degli "opposti estremismi" e lo fanno non a caso, ma perché qualcuno ha suggerito loro di farlo...
       Personalmente, ho un certo numero di amicizie di Sinistra radicale e, tra queste, non vedo nessuno che sarebbe così ingenuo da fare regali di tale entità ai gruppi di potere. Al tempo stesso, però, so bene che in tutti gli ambienti del radicalismo politico sono presenti "teste calde" che sono tanto più calde quanto più sono politicamente sprovvedute e/o al servizio di centrali di disinformazione e di inquinamento e sviamento della lotta politica.
       A mio parere, ciò che occorre assolutamente evitare di fare oggi è lasciarsi trascinare in una spirale "azione-reazione" che può giovare solo a chi è ben consapevole che, se le forze di opposizione sbagliano nemico, l'unico che può trarne reale vantaggio è il potere centrale, cui viene fatto il grandissimo regalo di consentirgli di presentarsi come un fattore e una garanzia di stabilità.
       Quando c'è un nemico comune, combattere guerre che avevano un senso nel Novecento è comprensibile, se si tratta di autodifesa, ma è ridicolo, se si tratta di azione politica, a meno che non si sia agenti provocatori manovrati dai servizi segreti. Questo vale anche per chi è chiamato a difendersi e/o reagire: tanto più tale difesa sarà misurata e prudente, tanto meno lo stracco giochetto degli "opposti estremismi" riuscirà a raggiungere il suo scoperto obiettivo, che è quello di sempre: delegittimare chi si oppone agli assetti di potere esistenti e presentarlo come il violento che minaccia la pace sociale. Perché - nell'Italia della disoccupazione, del Pil che non cresce, del debito pubblico che galoppa, della fiscalità folle, dei tagli ai diritti sociali e delle macroscopiche ruberie dei partiti - la minaccia più grave è rappresentata dagli "opposti estremismi", vero...? Ci sarebbe da ridere a pensare che certe penose fole possano trovare ancora un seguito, se non ci fosse da piangere, di fronte a casi così eclatanti di insipienza politica.

                                            Piero Visani

sabato 14 maggio 2016

Al Salone del Libro di Torino


       Le categorie che paiono dominare queste prime giornate del Salone del Libro di Torino sono la censura, la repressione e le "ideologie scomode".
       Centurie di pennivendoli, locali e no, sono quotidianamente impegnati a difendere i loro stipendi e le loro pensioni (in bilico), con continue e penose genuflessioni ai poteri dominanti. Nulla di strano: vi ricordate cospicue esibizioni di antifascismo durante il fascismo...?
       Il fatto - che tutti tendono a far scivolare in secondo piano - è che l'attuale sistema politico HA PERDUTO QUALSIASI LEGITTIMITA', a causa dei suoi tragici insuccessi (in tempo di pace, sia detto "en passant"...) e dunque può mantenersi a galla solo con le minacce e la repressione del dissenso, quale che sia.
       Mi attendo molte adesioni a questa mia tesi, ovviamente dopo il 25 luglio e l'8 settembre di questa "Repubblica". Ringrazio anticipatamente per la coraggiosa solidarietà...

                            Piero Visani

venerdì 13 maggio 2016

INPS


       Tutti i tipi di tassazione sono in aumento, aperto od occulto: del resto, come potrebbe il governo comportarsi diversamente? Deve finanziare il debito pubblico, che continua imperterrito a crescere, e deve cercare di pagare le pensioni, fin che può (e non sarà per molto...).
       Ma dichiarare fallimento subito non sarebbe meglio? Penso che le ricchezze private dei responsabili dello splendido "successo" politico nazionale siano già tutte al riparo, ergo...
       Mi viene da ridere a pensare che, negli anni Settanta, quando cominciò questa deriva iperstatalista e "penzionistica", ne preconizzai - senza particolare intuito, ma solo facendo i conti della serva - il disastroso esito finale. Cominciò a mio carico una serie di insulti che è proseguita fino a qualche anno fa, ogni volta che mi lasciavo irretire in qualche diatriba sul tema. Ora tutti (o quasi) scelgono il silenzio e la cosa mi fa molto ridere: anche ai ciechi, dunque, è evidente il disastro in arrivo... Bene!! Scoprire che "mamma Stato" è "buonadonna" e matrigna, è cosa utile. Come diceva il celeberrimo (tanto tempo fa) maestro Manzi, "non è mai troppo tardi"... Per capire, forse; per bloccare le bancarotte, purtroppo no.

                 Piero Visani

martedì 10 maggio 2016

Della guerra

       Rileggo spesso Carl von Clausewitz, di cui adoro la capacità - tipicamente germanica - di dare ai concetti la forma di espressività astratta, ma al tempo stesso assai concreta, che il tedesco consente ai madrelingua. Un esempio:
Il fatto che un massacro sia uno spettacolo orrendo deve farci prendere con maggior serietà la guerra, ma questo non fornisce una scusa per lasciar arrugginire le nostre spade nel nome dell'umanità. Presto o tardi qualcuno verrà con una spada affilata e ci staccherà le braccia.
       E' dannatamente bello, come passo, trasuda di "umanesimo buonista", di quello che ritiene che il prossimo ti voglia bene a prescindere, e non perché sa che potresti fargli più male di quello che esso potrebbe fare a te.
       Adoro la mia biblioteca e i libri in esso contenuti. Difficilmente piacerebbero a Fabio Fazio, ma me ne farò una ragione.


                                   Piero Visani


lunedì 9 maggio 2016

Identitaria


       La percentuale raggiunta da Casa Pound a Bolzano dimostra che fare politica in base alla proprie idee è molto più pagante di quella fatta in base (o in compromesso con) le idee altrui. La seconda è solo prostituzione, talvolta di alto bordo, talaltra neppure quello...
       Soffiano sulla Vecchia Europa venti tremendi e terribili, cui occorre opporre vele forti (non importa che chi scrive le condivida o meno).
      Quello che è certo è che nessuna soluzione moderata servirà a nulla, tanto meno a salvare il continente.
     Da CP e sodali non mi aspetto nulla in particolare: a me personalmente basterebbe non vederli partecipare a gite di "legittimazione politica" negli USA, a Tel Aviv o nella City di Londra. Per quanto mi riguarda, se per andare al potere in Europa devo diventare "occidentale", preferisco di gran lunga stare all'opposizione o interessarmi di politica dal mio studio: in effetti, una volta ottenuto il "bollino di legittimazione", in che cosa differirei dai miei nemici? Dopo aver adottato le loro politiche, dovrei anche adottare le loro metapolitiche? Suvvia, darsi all'ippica rende di meno, ma è più dignitoso (ovviamente per quei due o tre politici italiani cui è chiaro il concetto di metapolitica, mentre gli altri potranno nel caso farselo spiegare da Antonio Razzi...).

                              Piero Visani

Dignità


       La dignità è molto importante per chiunque, vincente o perdente che sia. Nel calcio professionistico, dopo aver assistito a una penosa esibizione serale, direi che la dignità conta nulla e che il cialtronismo regna sovrano. Non mi accontenterò mai delle vittorie, tanto più se solo nazionali. La dignità vale molto di più e certi pedatori (e relativi allenatori) ne sono totalmente privi.
       Mi chiedo solo se, dovendo tornare negli spogliatoi e incontrarvi - che so? - Antonio Conte o il "Cholo" Simeone - certe squadre torinesi si comporterebbero così, con il rischio che la lista degli infortuni (e degli infortunati) si allunghi...

                         Piero Visani

sabato 7 maggio 2016

Il numero è potenza

       Al di là di come si voglia valutare la vittoria di Sadiq Khan alle elezioni per il ruolo di sindaco di Londra (e chi scrive la giudica molto positivamente, considerato chi era il suo principale avversario...), questa tornata elettorale evidenzia plasticamente una dato fondamentale: la crisi terminale della demografia europea. Ci sono sempre meno europei di razza bianca, e sempre meno ce ne saranno in futuro; è dunque normale che gli esponenti di altre etnie, tra l'altro già fortemente inseriti nella società locale, prendano il loro posto.
       Non mi strapperei i capelli, non ne farei una vittoria dell'Islam imperante: è solo che i popoli e le civiltà che non fanno figli sono destinati inevitabilmente a perire.
       Molto utile sarebbe riflettere sulle ragioni che hanno causato tutto questo, che si stanno sviluppando da decenni e che hanno modificato dal profondo la società europea, le sue politiche, le sue metapolitiche, il suo universo di valori: un welfare assurdo nella sua capillarità e generalità, tale da essere in grado di portare, più o meno in una generazione, Paesi come l'Italia e la Grecia al fallimento più completo; una spesa sanitaria non meno assurda, nella sua consistenza, tale anch'essa da affossare in breve le casse di uno Stato. A ciò si aggiungano gli interventi delle classi politiche e di quelle burocratiche, le quali, onde evitare il fallimento di un sistema tanto folle (peraltro edificato sotto il loro impulso e con la loro scoperta complicità), dopo aver facilitato in una prima fase ogni tipo di abuso da Welfare, hanno necessariamente dovuto provvedere a ridurlo drasticamente e ad aumentare pazzescamente l'imposizione fiscale, per sperare di dare qualche anno in più di vita a un sistema scopertamente insostenibile. Così, se prima gli europei non facevano figli perché stavano troppo bene, ora non ne fanno più perché i giovani, privi di lavoro e di prospettive per il futuro, semplicemente non possono permetterselo.
       In mezzo a questo dramma, i popoli giovani emigrati in Europa, pur profittando delle politiche di sostegno sociale loro concesse, non hanno smesso di figliare e oggi fanno valere l'unica ragione che stabilisce i rapporti tra persone e cose: la ragione della forza, la ragione del numero.
       L'Europa, questa Europa, è già morta e non tornerà a vivere. Su questo sfondo, non servirà a nulla l'erezione di muri, che verranno tutti puntualmente travolti. Servirebbe, semmai, una politica di potenza europea atta a inserire i nuovi nati o i nuovi venuti all'interno di un rinnovato sistema imperiale, non necessariamente animato da politiche di espansione, ma certamente attento al varo di strategie di autoconservazione e sopravvivenza. Fare riferimento a questo, nell'attuale clima politico europeo, è come abbandonarsi al "sogno di una notte di mezza estate". Le civiltà muoiono e quella europea è al suo atto finale, sfiduciata, sfibrata, vecchia, animata dalla cupa incapacità di darsi un futuro che è tipica di tutti gli anziani non illuminati, attenta a quattro soldi, alla "piccola politica", non alla grande progettualità. Del resto, quale progettualità potrebbe avere un morituro, se non già un "caro estinto"?
       Occorre ripensare tutto il nostro futuro di abitanti del Vecchio Continente e ricordare che, se sono di più e più forti, avranno sempre successo gli "altri da noi" (non ho scritto nemici perché non li sento tali; sento come tali molto di più certi europei...). Che senso ha, dunque, lasciarsi coinvolgere in patetiche battaglie di retroguardia per l'erezione di muri, quando occorre molto di più, molto di meglio, come progettualità, strategie, liberare energie, intelligenze e capitali per proiettarci nel mondo a trasferire il nostro tuttora potente know how, senza dover impiegare tutto - come stiamo purtroppo facendo - per mantenere classi politiche asservite e burocrazie misoneiste ed autoreferenziali, gli unici soggetti rimasti in Europa fermamente decisi a fare di tutto per non dover rinunciare ai propri privilegi?
      E' del tutto chiaro che - se non possiamo "armare la prora e salpare verso il mondo" in quanto costretti a consumare ogni nostra energia ed ogni nostro modestissimo capitale per mantenere le carogne che ci sono salite sulla schiena per affamarci - siamo morti. Lo sono anche loro - le carogne - che per tanti denari credono di poter gestire un'emergenza e una trasformazione epocali senza essere travolte. Lo saranno anche loro, invece: quando i disperati del mondo sono tanti e quando vedono davanti a sé solo più o meno occulte ricchezze, per un po' abbozzeranno, poi anche loro si ricorderanno che "il numero è potenza" e si riprenderanno manu militari ciò che spetta ai più forti. Condannarli per questo? Dio li benedica, almeno loro hanno compreso che cosa è corretto fare: non vivere da schiavi, ma da uomini. Qui da noi ancora nessuno si è accorto che i poveri sono molti di più dei ricchi e che occorre rischiare tutto per non morire.

                                                 Piero Visani




venerdì 6 maggio 2016

La ripresa


       Tutti in cassa integrazione, anche nell'azienda dove lavora mio figlio, per calo verticale delle vendite. Come "ripresa ancora incerta", secondo le fonti ufficiali, non è male.
       Mio figlio non è minimamente preoccupato della "penzione", tanto sa già che non l'avrà mai. Il problema (peraltro risolvibile facendo infine le valigie, in via definitiva) è che presto non avrà neppure più un lavoro.
       Tutto questo eclatante successo in tempo di pace. In futuro, defunti gli attuali ignorantelli servili e/o collusi, gli storici che scriveranno la storia di questo periodo si divertiranno un mondo. Certo, il titolo del loro saggio non potrà essere "Cronaca di una morte annunciata", ma qualche alternativa credibile la troveranno.
       Non sono minimamente preoccupato, anzi: si avvicinano quei periodi, fantasticamente eccitanti, in cui "tutto ciò che è fatto per amore è al di là del bene e del male". E l'odio - si sa - è una forma contorta di amore. Tutti resteranno disoccupati, i polemologi non è assolutamente detto, anzi...

                                       Piero Visani

SNP


       Lo Scottish Nationalist Party si avvia a diventare, in Scozia, una specie di partito unico, il che non è necessariamente un vantaggio, visto che sono pateticamente statalisti e desiderosi di rimanere all'interno dell'UE (da cui, come statalisti, sperano di ricevere prebende varie). Tuttavia, sono pure autonomisti e, se qualcuno è nemico del tuo nemico, può anche esserti relativamente amico...
       La Scozia sognata dallo SNP è qualcosa di pateticamente vetusto, ma vogliono togliersi i "Brits" dalle scatole, e questo mi basta.
     Anche gli irlandesi sono cattolici, e questo mi basterebbe a rendermeli assai antipatici, ma vogliono mandare anche loro i "Brits" a casa, dunque convergenze contingenti...

                      Piero Visani

Strategie


       La pressione fiscale e giuridica che viene esercitata in misura crescente a carico di coloro che conservano un lavoro autonomo, uno spirito di impresa, una qualche forma di libertà intellettuale, è la pressione più subdola, perché essi sono già sudditi, ma, se dovessero cedere alla pressione statalista e accettare di essere in qualche forma depredati (e al tempo stesso stipendiati...) dallo Stato, la loro naturale transizione a schiavi si compirebbe in via definitiva. In effetti, se un ex-cittadino dipende - come accade in Italia per milioni di persone - dallo stipendio o dalla pensione statali, la sua libertà di manovra si riduce a zero, perché reagire allo schiavismo di Stato equivarrebbe a privarsi di ogni cespite economico. Questa la ragione principale dell'offensiva a fondo che viene condotta contro ogni forma di lavoro autonomo o d'impresa. Il sogno orwelliano è fare di tutti dei dipendenti dello Stato gente che può solo ubbidire e tacere, perché il resto sarebbe un puro esercizio di autolesionismo. In questo senso, lo statalismo conferma e ribadisce la sua natura assolutamente totalitaria.

                           Piero Visani

giovedì 5 maggio 2016

Vive l'Empereur!

       Ho amato Napoleone Buonaparte fin da bambino. Il primo libro che lessi su di lui fu la biografia romanzata di Emil Ludwig, che ancora oggi fa bella mostra nella mia assai ampia biblioteca.
       Quale la ragione di questo antico amore? Da bambino e adolescente, la fedeltà che milioni di uomini mostrarono nei riguardi suoi e del suo mito. Gli uomini hanno bisogno di eroi, di eroi da imitare, di persone grazie alle quali riuscire a trascendere se stessi e i propri limiti.
       Ancora oggi ritengo che sia così e, anche se sono passati molti decenni, la figura del capo carismatico rimane per me fondamentale. Al libro di Ludwig se ne sono aggiunti almeno altri 200, sull'imperatore e le sue campagne, di quella che per me resta un'esperienza storica che ha saputo fondere un'etica guerriera con una non meno splendida estetica guerriera. Non a caso, in campo uniformologico il periodo napoleonico è universalmente ritenuto quello in cui le divise militari furono le più belle, le più eleganti, quelle maggiormente in grado di colpire l'occhio e la fantasia.
      Sono molto affezionato anche politicamente al mio bonapartismo, poiché vedo in esso il motore che seppe spingere la Rivoluzione Francese nella giusta direzione, in direzione cioè dell'unità europea sotto un unico grande potere e della trasmissione di certi valori di nazionalizzazione delle masse che intendevano affrancarle dalla micidiale pressione dell'Ancien Régime.
       Il personaggio Napoleone è oggetto di molte controversie e - come emerge chiaramente dal racconto "I duellanti" di Joseph Conrad, edito nel 1908 - ancora dopo un secolo egli era considerato, quanto meno in Inghilterra, una sorta di "genio del Male" neppur troppo vagamente accostabile ad un moderno Adolf Hitler. L'intento di questo articolo, tuttavia, non è politico né metapolitico, ma puramente emotivo: Napoleone è la figura storica che ha fatto battere il mio cuore di bambino e mi ha fatto interessare a tutto ciò che c'è di militare. Lo adoro per questo. Ho letto di uomini che si sacrificavano e morivano per lui, così come ho letto di altri che congiurarono contro di lui e lo tradirono. A me è sempre piaciuto perché ho pensato che, se non ci fosse stato lui, non avrei mai potuto leggere, scritto da un suo nemico, un passo di una sconvolgente bellezza come quello che segue, opera di un ufficiale cosacco il 17 novembre 1812, all'uscita della località russa di Krasnoje:

"La Vecchia Guardia, con Napoleone tra le sue file, si avvicinò. Balzammo a cavallo e guadagnammo di nuovo la strada... Il nemico, avvistato il nostro chiassoso contingente,armò i fucili e continuò a marciare fieramente senza accelerare il passo. Per quanti sforzi facessimo per separare anche un solo soldato da quelle colonne serrate, esse rimanevano intatte, granitiche, incuranti dei nostri tentativi. Non dimenticherò mai l'andatura sicura e il portamento solenne di quei guerrieri abituati a tutti i generi di morte. Nei loro alti berretti, nelle uniformi blu con le bandoliere bianche, i pennacchi e le spalline rosse sembravano papaveri in quel campo di neve. Disponendo solo di cosacchi, ci demmo da fare intorno alle colonne nemiche catturando carri e cannoni che erano rimasti indietro, disperdendo talvolta qualche plotone isolato, ma le colonne vere e proprie rimasero illese. Colonnelli, ufficiali, sergenti e soldati semplici si lanciarono contro il nemico, ma tutto fu vano. Le colonne procedettero, una dopo l'altra, costringendoci a ritirarci col fuoco dei loro fucili e deridendo i nostri vani tentativi... La Guardia con Napoleone passò attraverso i nostri cosacchi come una nave da cento cannoni attraverso una flottiglia di battelli da pesca".

       Ho letto queste righe da bambino e ho deciso allora che sarei rimasto per sempre così e, visto che è passato più di mezzo secolo, credo di esservi riuscito. E' la mia più grande gioia, è una enorme gioia: restare puro fino alla morte. Vive l'Empereur!!!

                                             Piero Visani














       

lunedì 2 maggio 2016

Mission...possible!


       Senza alcuna intenzione di paragonare lo sport, e più in particolare il calcio, alla vita, e dopo aver premesso che Ranieri, come allenatore, mi piace meno di Allegri (il quale, peraltro, dopo la svolta che gli ho visto fare nel trattamento dei calciatori, mi piace un miliardesimo di millimetro di più), sono lieto di riconoscere che l'impresa che l'allenatore romano ha compiuto portando il Leicester a vincere la Premier League è un assoluto capolavoro, del quale farà bene ad andare orgoglioso per il resto della sua vita, visto che si iscrive di diritto negli annali del calcio.
       Se poi penso a chi è arrivato secondo e alla sua tifoseria, sono ancora più lieto, poiché è una doppia dimostrazione che, nel calcio come nella vita, nessuna missione è impossibile, perfino senza "un piccolo aiuto dagli amici" e clamorosamente soli, e che i soldi sono importanti, importantissimi, ma non sempre decisivi.
      In un mondo come quello attuale, la vittoria di una squadra di "underdog" rappresenta un fortissimo viatico esistenziale per chiunque. Una volta di più, "là ove c'è una volontà, là c'è una via!".
      Anche se Nietzsche non avrebbe certo amato essere coinvolto in vicende così plebee come quelle calcistiche, il suo volontarismo superomistico resta il più formidabile degli insegnamenti: in un mondo di pecore e iene, il lupo può fare sempre molto. In 99 casi su 100 perirà, senza particolari problemi, visto che l'aveva messo in conto fin dall'inizio. Nel centesimo, scriverà la Storia, l'unica cosa che serve fare davvero...

                    Piero Visani