giovedì 29 settembre 2016

Five Star Mayor


        Prima si sale e scende da panfili "britannici", poi si va su e giù per le antiche scale di studi legali un po' chiacchierati, poi ci si ritrova a usare le tecniche del CANVAS (Centre for Applied NonViolent Action and Strategies) e infine ci si dà agli sfratti di poveri disgraziati italiani.
       "Una storia importante", direbbe Eros Ramazzotti. Commenti di più elevato livello non è il caso di farne. Partirono rivoluzionari (da operetta) e tornarono reazionari (da opera buffa).

                               Piero Visani

Soirées



E' la serata adatta per rileggere certe auree pagine manzoniane sul Griso, sui "bravi" e sui "birri". Passano i secoli, ma le categorie antropologiche (oddio, forse è un termine troppo impegnativo e inopportuno, nel caso di specie...) non mutano.

Piero Visani

Alti e bassi

       Ho vissuto pochi alti e moltissimi bassi, nel corso della mia vita, anche se - a mia parziale consolazione - potrei dire che qualcuno di quei pochi alti era probabilmente altissimo, più che alto.
       Oggi però la situazione si sta facendo ogni giorno peggiore e non è - a grandi linee - una questione di lavoro. Certo, il lavoro va male; si lavora male, se non malissimo, ma a questo ero abituato e non penso proprio che sia una tendenza che possa essere invertita: andrà sempre peggio, fino allo sprofondamento finale. Lo sapevo già, non ci vedo alcuna novità. E' come essere condannati a morte non conoscendo la data dell'esecuzione: sai che non ci sarà un "se", ma semplicemente un "quando". Niente di nuovo anche su quel versante: la colpa è in larga misura mia. Non ho ancora tratto completo vantaggio dall'unica evasione possibile in Italia: non quella fiscale, ma quella individuale; il dissenso espresso con le gambe, marciando, come la fanteria napoleonica. L'unica forma di dissenso rimasta agli schiavi italici, e chissà ancora per quanto...
       Tuttavia, questo è poca cosa di fronte ad un'esistenza che è una sommatoria di schifezze, una peggiore dell'altra: soddisfazioni zero; piacere zero; speranze zero. Una classica vita da zombie, cioè da morto vivente, dove le uniche cose che esistano sono tasse e bollette da pagare, e noiosaggini di un innumerevole esercito di rompiscatole, pubblici e privati, gente che vuole solo qualcosa da te, probabilmente - e non credo che la notazione vada sottovalutata - perché, esattamente come te, non sa più "a che santo avvitarsi" (direbbe Nino Frassica)...
       Mai condotta una vita così. Nulla che possa preoccupare un nichilista come me, ma un insieme di "stati di allucinazione" e di orrore che non credo di essere solo io a vedere. Una vita che si fa sempre più difficile da sopportare e dove il combattimento, sebbene inevitabile, è più che altro un impegno testimoniale; cioè, etimologicamente parlando, una sorta di martirio.
     
                                               Piero Visani



Oggi, 29 settembre


       Nemmeno oggi, seduto in quel caffè, riuscivo a non pensare a me. Ho alcune radicate virtù.

                              Piero Visani

mercoledì 28 settembre 2016

Dubbio neanche tanto amletico


       Ma vuoi vedere che il referendum del 4 dicembre prossimo sarà risolto dal voto degli italiani all'estero, un po' come quello austriaco, poi annullato? Solo che qui non ci sarà alcun annullamento:
          "On a day like today / We pass the time away / Writing YES letters in the sand"...
          Già partiti ("Arma la prora, e salpa verso il mondo!") i "missi dominici" di Poste (D)italiane. In sigla: PD.

                      Piero Visani

Gli "arcitaliani"


       Dalla notte dei tempi, il politico "più amato dagli italiani" è colui che le spara più grosse. Ci è costato guerre perdute, figuracce di fronte al mondo, una considerazione planetaria che ci rappresenta per quei cialtroni che siamo, ma niente di tutto questo è servito ad alcunché: è rimasta sempre una questione di chi le spara più grosse o "ce l'ha più lungo". Mai formulata - dal colto e dall'inclita - la domanda successiva: "ma ogni tanto lo fai, e non solo con mercenarie...?"

                            Piero Visani

Emulazione


       Stamane mi sono alzato e, interpellato da mio figlio Umberto sulle nostre prospettive familiar-aziendali, gli ho detto che, con un po' di fiducia nel futuro e un bel "sì" al referendum istituzionale, entro Natale ci compreremo tutti una Ferrari (una a testa, ovviamente).
       Lui mi ha guardato come se fossi un demente e mi ha detto: "ma chi vuoi prendere in giro?" (versione edulcorata).
       Già, chi...?

                      Piero Visani

martedì 27 settembre 2016

Catene di...comando


       Uno dei problemi più gravi di una struttura organizzata è quando si diventa "generali" per cooptazione e "colonnelli" quando in realtà non si potrebbe legittimamente aspirare nemmeno a diventare "caporali".
       Anche se ci sono non poche similitudini e assonanze, casuali e no, non sto parlando della Gendarmeria del Principato di Monaco...

                           Piero Visani

lunedì 26 settembre 2016

La tonnara


       E' bello leggere le tirate politicamente corrette dei "beati possidentes", quelli che ti spiegano che con la ragionevolezza - e i vitalizi... - si arriva dappertutto, anche se l'attesa potrebbe essere lunga (ma pure i vitalizi, però...).
       A me invece, che ho sempre fretta e sono roso dall'impazienza, basterebbe una semplicissima "tonnara" (metaforica, per non urtare gli animalisti). Una, una sola, dove poter esercitare la nobile arte del perdono, tenendo ovviamente conto che in vita mia non ho mai solidarizzato con il pensiero cristiano.

                     Piero Visani

Tra il dire e il fare...


       Ma com'è che, nell'epoca della massima attenzione alla "qualità della vita", conduciamo un'esistenza di guano che suscita solo vomito? Come al solito, qualcuno ha barato o l'ha sparata un po' grossa, confondendo la sua "qualità della vita" con quella di tutti gli altri.

                     Piero Visani

domenica 25 settembre 2016

La classe


       Qualunque esistenza, reale o residuale che sia, in fin dei conti è salvata solo dalla classe, che non è mai acqua...

                          Piero Visani




giovedì 22 settembre 2016

Contrordine, compagni!

       Non passa giorno che, a livello di lavoro, una persona che il giorno prima ti aveva detto A, ti dica B. Non è per niente facile comprendere tale orientamento di pensiero. Credo sia una delle principali ragioni per cui all'estero, al di là degli incensamenti autoconsolatori in cui eccelliamo, ci vogliono tanto bene... Oggi, infatti, siamo mediamente affidabili quanto una peripatetica che sia impegnata a trovarsi un cliente con un'asta.
       Pare che sia il carattere nazionale. Fortunatamente, pare che io sia apolide. Tuttavia, vivere è divenuta una assurda fatica, visto che si devono sopportare non solo le paturnie di quell'organizzazione a pretendere che chiamano Stato, ma anche quelle dei privati. Per mia fortuna, sono avanti con gli anni. E' una sofferenza inutile destinata a finire relativamente presto.

                         Piero Visani

Certi piccolissimi pensieri



       A poco più di trent'anni, sono stato per alcuni anni assistente/factotum dell'ambasciatore Edgardo Sogno, medaglia d'oro della Resistenza, poi rimasto coinvolto nella nota questione del "golpe bianco".

       L'uomo - di grande classe e assai gradevole - era solito raccontarmi che, quando l'aviazione alleata, durante il secondo conflitto mondiale, si affacciava sul cielo di Torino, lui era molto contento e sperava che i bombardamenti fossero decisamente più precisi che nella realtà, "perché in tal modo sarebbe finito prima il conflitto", per rifiuto della popolazione di sopportare ancora il fascismo.
       Io ascoltavo - io di norma ascolto sempre molto - e non commentavo, non ne avevo l'età né tanto meno l'autorevolezza. Nel mio cuore giovanile, a me quello pareva un atteggiamento altamente disfattista.
       Sono lieto, da allora, di essermi beccato più volte l'accusa di disfattismo, perché così posso dire di aver imitato una medaglia d'oro della Resistenza...
       I "padri della Patria" ci aiutano sempre a capire tante cose e non mi è chiaro, invece, come mai io - nell'imitarli oggi ed auspicando la stessa fine per il regime attuale - possa essere solo un reprobo. Devo sicuramente appartenere a una razza inferiore, ma non so se i "democrats", così squisitamente antirazzisti, avranno mai il coraggio di dirmelo... Io son qui, comunque. Attendo fidente...

                                              Piero Visani


"Io sono nato in un grande Paese..."

       Il celeberrimo incipit di una vecchia canzone di Sergio Endrigo e Gianni Musy mi serve a sottolineare solo una cosa: chi scrive non è contrario a grandi opere, grandi iniziative, etc. etc.
       Il piccolo problema - non tanto piccolo, per la verità - è quanto queste siano fattibili in una cleptocrazia, che su esse (e molte altre) ha vissuto e prosperato.
        Considerare questo Paese come normale, o democratico o non mafioso è assolutamente legittimo, ma appartiene a una logica totalmente conservatrice, in cui la FINZIONE propria di tale atteggiamento si spinge fino a occultare la FUNZIONE che esso cerca di coprire. In parole povere, è possibile che i Giochi Olimpici siano anche una bella cosa, ma al tempo stesso è notorio e studiato che NON sono un volano per l'economia e, al massimo, lo sono in termini di immagine per un Paese e/o una città.
       Il problema - e dovrebbe essere chiarissimo, per chi non stia dalla parte della cleptocrazia attuale - non è tanto fare o non fare le Olimpiadi, ma non farle fare a Malagò e compagnia cantante, e a tutti quelli come loro. Gli esempi di Italia Novanta, dei Giochi Olimpici invernali di Torino o dei Mondiali di nuoto a Roma, evidentemente non sono sufficienti. Se non lo sono - il che è assolutamente legittimo - è sufficiente che gli apologeti dei medesimi ci dicano che cosa hanno guadagnato da essi, o eventualmente quanto ci hanno perso. Un atteggiamento del genere non è per nulla vietato, anzi, è da incoraggiare. Tuttavia, se la distruzione dell'esistente viene bollata come atteggiamento non costruttivo, credo che nulla vieti a chi ambisce SOLO alla distruzione dell'esistente, inteso come smantellamento delle congreghe dei "furbetti del quartierino" e della cleptocrazia su cui prosperano da decenni, di poter a sua volta deprecare un atteggiamento di oggettivo sostegno alle medesime. Non è vietato, per nulla, stare dalla parte dei Casamonica, magari quelli in versione lusso. Basta avere il coraggio di ammetterlo. Non è richiesto altro.

                                 Piero Visani



mercoledì 21 settembre 2016

Basta intendersi


      A mio modesto parere, l'"eletta schiera" di illuminati, raccomandati e figli di..., solita occultare (malamente) la propria mai smentita vocazione per l'appropriazione indebita sotto il modestissimo usbergo dello "sport" (con frasi decoubertiniane del tipo: "l'unica cosa che conta è la vittoria..."), sta alla promozione dell'economia nazionale come Dracula sta a quella dell'Avis.
       Certo che, se alla frase "promozione dell'economia nazionale" si sostituisce quella di "promozione della propria economia personale", allora tutto cambia, e radicalmente.
       Dopo la recente morte di un "padre della Patria", ho scritto che volevo essere apolide e orfano.
       A fronte di certi "esaltatori dello sport a un tanto a tangente", potrebbe venirmi anche una vocazione alla vita sedentaria, che pure non ho mai praticato. Gli è che, davanti a certi tentatori, le tentazioni si fanno irresistibili: se piace lo sport a loro, mi siedo per sempre...
       Quanto alla volontà che hanno di promuovere l'economia nazionale, la confermano: 1) il nostro infernale debito pubblico; 2) i loro casualmente cospicui patrimoni personali... E neppure tutti sono figli o figliastri di Johnny Lambs...
       Mitici!!

                   Piero Visani

Good mood


       Vedere la faccia di Malagò dopo aver appreso la ferale notizia che un bis delle "splendide" costruzioni per i Mondiali di nuoto non pare possibile, a giudizio della Raggi, mi ha fatto tornare il buon umore.
       Ovvio che con decisioni più "puntute" mi tornerebbe maggiormente, ma meglio di niente...
       Sottrarre la merenda ai compagni di merende è sempre qualcosa che li irrita. E tutto ciò che li irrita a me piace molto, lo adoro.

                                           Piero Visani

Disgusto

       Quando il disgusto pervade l'anima e la mente, meglio rinchiudersi in un annoiato silenzio, del tutto conforme alla residualità esistenziale a cui un individuo - libero com'è "nel migliore dei mondi possibili" - è costretto a soggiacere. Che senso ha parlare o scrivere? Meglio vomitare, sarebbe un gesto di commento decisamente più adeguato.

                          Piero Visani




martedì 20 settembre 2016

Blog "Sympathy for the Devil": Classifica dei post più letti (21 Agosto - 20 Settembre 2016)

       Un mese tranquillo, caratterizzato da non troppi post (poco il tempo per scriverli...) e da qualche buon record in termini di visualizzazioni quotidiane, ormai arrivate a 87.000.
       L'elenco delle prime 15 posizioni in classifica generale evidenzia quanto segue:

  1. Preparatevi alla guerra, 1.333 (+1) - 02/07/2016;
  2. Non sarà il canto delle sirene, 861 (+35) - 06/08/2014;
  3. Carlo Fecia di Cossato, 823 (+561) - 25/08/2015;
  4. It's just like starting over, 585 (=) - 11/12/2012;
  5. Storia della guerra - 14: L'Esercito di Federico il Grande, 367 (+26) - 19/10/2013;
  6. L'islamizzazione del radicalismo, 324 (+4) - 03/07/2016;
  7. Non, je ne regrette rien, 289 (+2) - 29/12/2012;
  8. Una questione di stile: Giorgio Albertazzi, 250 (=) - 28/05/2016;
  9. Un'evidente discrasia (in margine ai fatti di Parigi, 209 (=) - 08/01/2015;
  10. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 192 (+25) - 29/01/2014;
  11. Quantum mutatus ab illo!, 184 (=) - 20/05/2013;
  12. JFK e lo "zio Adolf", 181 (+23) - 17/05/2013; 
  13. Isbuschenskij, 162 (+15) - 23/08/2013;
  14. Le donne accoglienti, 160 (+3) - 15/05/2013;
  15. L'amore bugiardo - "Gone Girl", 151 (=) - 28/12/2015.
N.B.: i titoli in colore blu evidenziano i post che hanno scalato posizioni nelle prime 15 della classifica generale; quelli in colore rosso indicano i "nuovi ingressi".

       Questo mese ha visto l'exploit del post dedicato a Carlo Fecia di Cossato, che era già ai vertici della classifica, ma è tornato all'attenzione del pubblico al momento dell'anniversario della sua morte, il che ha determinato ben 561 nuove visualizzazioni e l'ascesa al terzo posto assoluto della classifica generale.
       Buone anche le progressioni di Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande (+26 visualizzazioni), Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz (+25) e  JFK e lo "zio Adolf" (+23)
       Per quanto concerne invece i titoli che sono emersi, per numero di visualizzazioni, nel corso del solo mese in esame, segnaliamo: La cultura del bidet e Comunicazione istituzionale - Una testimonianza (a pari merito con 71 visualizzazioni), e Nei secoli...fedele... (con 68 visualizzazioni).
       Infine, le visualizzazioni sono salite a circa 87.000 e i post a 2.615, il che ha fatto ulteriormente crescere il numero di visualizzazioni per singolo post, portandolo da 32,7 a 33,3, cifra che costituisce un nuovo record e che conferma come il numero di visualizzazioni per post sia in costante incremento.
                                 
                                   Piero Visani



"Fuori dal mondo"

       Ci sono frasi o frasette che ci accompagnano per la vita. La mia, quella che mi riguarda, è "fuori dal mondo". Me lo disse per la prima volta, in terza media, la preside della mia scuola, dopo che un compagno di "provata fede" cattolica mi aveva "denunciato" perché non avevo partecipato alla messa pasquale e non avevo fatto la comunione. La preside mi convocò per avere spiegazioni e io le dissi che, in uno Stato laico e in una scuola media pubblica, io non ero tenuto ad assolvere pratiche di una religione che non condividevo. La preside insistette un po' per farmi fare abiura e, siccome non ero già allora uso a farle, mi liquidò con uno scocciato "tu sei fuori dal mondo!".
       Presi quella frase come una medaglia al valore, ma mi accorsi che poteva anche non essere così quando, poco più di un anno dopo, al ginnasio, una compagna di scuola di cui ero parecchio innamorato mi chiese di abiurare la mia fede politica (ero iscritto alla "Giovane Italia", organizzazione giovanile missina) se volevo essere oggetto delle sue attenzioni. Risposi picche e siccome la giovinetta aveva alta stima di sé e della sua innegabile bellezza (oltre che dei "valori democratici", suppongo), mi fece notare che "ero fuori dal mondo".
       Da allora, passando per il liceo, l'università, i primi approcci con il mondo del lavoro, io sono sempre stato giudicato "fuori dal mondo", essenzialmente per la mia scarsissima inclinazione alla mediazione, mediazione che il più delle volte consisteva nel chinare passivamente il capo di fronte ai desiderata altrui.
       Lasciai l'università, dove pure mi si prospettava una qualche carriera, per aderire alla Nuova Destra e, con quella scelta, feci anche andare in fumo un contratto con la Feltrinelli per scrivere un libro sulla storia dell'esercito italiano tra il 1887 e il 1896. Anche a casa, io divenni un "fuori dal mondo", protetto solo dalla grande fiducia che mio padre aveva in me.
       Tuttavia "fuori dal mondo" rimasi, anche nel periodo successivo, perché, malgrado le notevoli esperienze fatte, a vari livelli, continuai sempre a "segnare il territorio", a distinguere gli spazi miei da quelli altrui, a non partecipare a cordate di yesmen. Ce n'erano già tante, che c'entravo io? E poi, che cosa avrei potuto apportare, di mio? Di leccatori di terga l'Italia è strapiena e, nell'esercizio di quella "nobile" attività, tutti mi avrebbero superato, lasciandomi inevitabilmente buon ultimo, posizione che potevo ottenere ugualmente difendendo a spada tratta la mia identità, con un minimo di guadagno etico, quanto meno...
       E' quello che ho fatto e ricordo con un sorriso il giorno in cui, raccontando parte della mia vita a una "passante" (in senso brassensiano/de andreiano...) irlandese, lei commentò ironica: "You are really outworldly!".
       Forte del fatto che potevo risultare "fuori dal mondo" non solo in patria, ma anche all'estero, da allora del mio titolo non mi sono preoccupato più, ma lui si è preoccupato di me - eccome! - tant'è vero che spesso mi rincorre, per appiccicarsi ai miei abiti come un distintivo o forse - visto che siamo in clima di internazionalizzazione - come una human stain.
       Oggi il problema ovviamente non si pone più, nel senso che ho i miei anni e tra non moltissimo sarò "fuori dal mondo" non più in senso figurato, ma reale. Tuttavia devo ammettere che quel giudizio non mi pesa più addosso come un marchio, ma come una decorazione, una sorta di Pour le mérite non guadagnata sul campo, ma ottenuta per semplice inclinazione caratteriale. Più ci ripenso, più mi convinco che sono sempre stato "fuori dal mondo" semplicemente perché, in quel mondo, io non ci sono mai voluto entrare. Essendo naturalmente dotato di un elevato senso estetico, con quel mondo, con quella olezzante fogna a cielo aperto, io c'entravo e c'entro nulla, e ce lo siamo sempre detti, reciprocamente. Centinaia di persone, nel saperlo, hanno scosso la testa con commiserazione (per me, ça va sans dire...). Io ho sorriso, con infinito orgoglio. E' l'unico lascito che mi resti e ne vado fiero.

                                         Piero Visani





lunedì 19 settembre 2016

Tacitiana


      Fecero il deserto e lo chiamarono...patria. Di cui si autoproclamarono padri. Tutti contenti, loro. Noi, un po' meno.

                         Piero Visani

domenica 18 settembre 2016

Ottimo e abbondante!

       "Dimmi, caro cittadino del migliore dei sistemi possibili, com'è il sistema in cui vivi? Esprimiti pure liberamente e ricordati che lotterò fino alla [tua] morte per consentirti di manifestare apertamente le tue idee".
       "Ottimo e abbondante, signor Inquisitore della Santa Fede Democratica".
       "Bravo! Mi piace questo tuo convinto e manifesto esercizio della grande libertà che ti è concessa. Avanti il prossimo e ricordate: 'Siate spontanei!'".

                                  Piero Visani









Salvatori


        Ma se abbiamo avuto tanti "salvatori", nella nostra storia recente, come mai siamo nel guano ben oltre la punta dei capelli? Si diventa "salvatori" per grazia ricevuta e tale grazia è dispensata dal sistema vigente? Oppure "dicesi salvatore colui che affossa il proprio Paese ma, nel farlo, ne ritrae ottimi vantaggi per sé e per i propri numi tutelari finanziari e politici"? Se tale seconda definizione è - come temo - tuttora vigente, allora siamo un Paese che di "salvatori" abbonda, ma al tempo stesso affonda. Sotto il loro peso, suppongo...

                                             Piero Visani


sabato 17 settembre 2016

Il rispetto di fronte alla morte

       E' certo importante, ma deve essere accompagnato da un valore fondamentale: IL RISPETTO DI FRONTE ALLA VITA. Se io - come cittadino - sono un numero, un accidente della Storia, una nullità che potrà essere agevolmente scavalcata dagli interessi dell'alta finanza, non ci sarà alcun rispetto di fronte alla mia VITA, che sarà trasformata in un'esperienza di morte da vivo, di cui nessuno mi chiederà mai le scuse.
       Se la democrazia totalitaria non riuscirà a trovare - e in fretta - dei bilanciamenti su questo versante, se coloro che mi fanno la morale guadagnano, in un mese, quello che io (e tanti altri come me) fatturo in un anno, dopo di che quel poco mi sarà decurtato di tutte le tasse possibili immaginabili, perché certi vitalizi devono essere ovviamente finanziati, NESSUNO AVRA' AVUTO IL BENCHE' MINIMO RISPETTO PER ME, E IO NON NE AVRO' PER LORO. Per ora - molto marxianamente - il confronto è limitato alle "armi della critica", ma è vagamente eufemistico pensare che ciò potrà durare in eterno.
      Se poi le ineguaglianze e le repressioni da Medioevo piacciono - e nulla vieta che sia così - occorrerebbe almeno avere il coraggio civile di dire che, sì, piacciono, non vantare che questo sia il migliore dei mondi possibili: perché non lo è, fa orrore ed è già un totalitarismo compiuto, a meno che qualcuno non creda che votare forze politiche perfettamente uguali, nei programmi e nelle condotte, a scadenze sempre più rarefatte nel tempo, sia un esercizio di democrazia.
       Chi scrive NON esalta totalitarismi che furono: denuncia quelli che vede in fieri, molto avanti - per la verità - nel loro processo di formazione. Non auspico il ritorno ai totalitarismi del Novecento, ho terrore di quello del XXI secolo.

                             Piero Visani

venerdì 16 settembre 2016

La zia Pina


       Ascoltando la stucchevolissima retorica dei telegiornali di prima serata, autenticamente degna di un regime nordcoreano, si sentono commenti tra il lacrimevole e il banalissimo, come se fosse deceduta la zia Pina. Anch'io ne ho avuta una, di zia Pina. Rispetto ad altre, lei aveva abitudini gradevolissime: i soldi me li regalava, non me li sottraeva con operazioni come minimo molto discutibili. Mi ha dato un po' di QUALITA' DELLA VITA, quella che i patrigni della Patria sono riusciti a procurare solo a se stessi e ai loro accoliti, non certo alla maggioranza degli italiani, costretti dalle loro scelte a una gustosa esistenza di guano.
       Grazie zia (non assomigliava a Lisa Gastoni, però, ahimè...!).

                        Piero Visani





                                  

Vaterland

Quando decedono certi "Padri della Patria", capisco perché con il tempo ho sviluppato un forte desiderio di essere apolide (oltre che orfano).

                          Piero Visani

Brexit e Pierexit

       Le dichiarazioni di vari esponenti di governo del Regno Unito sul futuro regime fiscale britannico sono di estremo interesse per chi - come me - non abbia alcuna intenzione di morire nell'Eurolager. Sto valutando varie opzioni, anche verso altri lidi, non perché io disponga di capitali, ma per un fatto etico: i molti che nei regimi statalisti intendono vivere sulle mie spalle non dovranno contare più su di me. Io sono per l'immersione nella giungla armato di un solo machete. La vita la intendo così. L'assistenza dalla culla alla tomba non fa per me: meglio solo che schifosamente accompagnato. Meglio morto in combattimento che fintamente vivo alle prese con virulente sodomie del corpo. Chiaro, no?

                Piero Visani

Parolai, tasse e guai...

      Dopo vent'anni e più di una tassazione fiscale ridicola, nella sua radicalità, dopo campagne mediatiche e di costume contro l'evasione, il debito pubblico italiano è sempre più elevato e aumenta inesorabilmente mese dopo mese.
       In un Paese normale, i cittadini si chiederebbero perché ciò continui ad avvenire e ne chiederebbero conto ai vari partiti politici che ci hanno governato e ci governano. In Italia no, perché la maggior parte del popolo italiano vive e mangia grazie allo Stato, che ormai ha in mano più della metà del Pil. Nessuno è incline a fare del male a chi gli dà da mangiare, e questo - qui da noi - spiega molte cose.
       Tuttavia, resta innegabile il fatto che una montagna enorme di tasse, che ha stroncato vari settori produttivi e indotto molte imprese alla fuga all'estero, che cosa ha prodotto, in termini concreti? Teoricamente, avrebbe dovuto provocare un gigantesco spostamento di ricchezza, che avrebbe dovuto consentire di avere più sanità, più istruzione, più pensioni. Niente di tutto questo, ma solo tagli alla spesa pubblica e naturalmente nessuna spending review, anzi una sequela di commissari dimissionari (o dimissionati).
       Nessun sistema è incline a riformare se stesso, questo è ovvio, e il nostro sistema politico-burocratico consiste in una colossale macchina mangiasoldi, che ha ingollato tutto. Non un solo accenno di inversione di tendenza, neppure per sbaglio. Si vuole continuare a divorare tutto, con mai sazia ingordigia, fino a che non sarà stata sacrificata l'ultima risorsa.
       Ogni anno che passa, tuttavia, il collasso si avvicina, come è ampiamente testimoniato dalle inquietudini del presidente dell'INPS Boeri di fronte al tentativo del governo Renzi di creare ancora qualche ulteriore voce di spesa per il suo istituto, che è già follemente indebitato.
       La teoria andreottiana de "Alla fine tutto si aggiusta", tanto amata dagli italiani, questa volta però non sarà applicabile. Il crollo sarà duro e segnerà il ritorno di questo Paese a livelli economici di estrema arretratezza. Non perché l'Italia non abbia risorse, umane e materiali, non perché non abbia ingegni, know how e quant'altro, ma perché da decenni ha accettato di vivere tenendosi sulla schiena una sanguisuga che è cresciuta e che è sempre più affamata, anzi ormai insaziabile. Il disastro è qui, davanti a noi, con noi, ed è una crisi terminale. Certo fa comodo fingere di non vederlo, ma c'è e ancor più ci sarà. Ce lo siamo assolutamente meritato, con il nostro totale conservatorismo. Saranno i fatti a farci cambiare, e non è neppure detto. Scivoleremo sereni verso la fine, come certi pluricentenari che sono morti da tempo, ma a cui nessuno ancora lo ha detto.

                                   Piero Visani 

giovedì 15 settembre 2016

E'... stato


       I brillantissimi dati economici odierni sanciscono un dato di fatto ormai indiscutibile, che scopriremo sempre più presto sulla nostra pelle: un Paese dove tutto (o quasi) è stato sempre Stato, ormai è...stato. Amen.
       Se dovessi dire che mi sento in lutto, mentirei spudoratamente: è l'esito finale di una mentalità ridicolmente assistenzialista. Poi verrà il tempo dei lupi, ma non di quelli che mangiano le greggi, quelli già abbondano, bensì il tempo in cui ci si dovrà mangiare a vicenda, cercando di essere almeno lupi di complemento, se non proprio in servizio permanente effettivo: "mors tua, vita mea". La vita, la vita vera, l'unica possibile: terribilmente crudele e per nulla sodomitica. Pas mal.

                                  Piero Visani

Corsi e ricorsi storici

       Il grottesco episodio della rottura del rapporto tra Sky Sport e l'ex-calciatore e ora commentatore Paolo Di Canio, "reo" di essere andato in trasmissione con un evidente tatuaggio di ispirazione fascista, mi fa sorgere alcune domande:
1) stanti i precedenti del medesimo, a Sky Sport pensavano che Di Canio avesse di recente aderito all'ANPI?
2) Ma se un'emittente è democratico-liberale, che le importa, in definitiva, di quel tatuaggio alquanto sciocco, che solo un soggetto con un notevole gusto per la provocazione esibirebbe in quella maniera?
       Il problema della tutela del dissenso sta diventando sempre più grave nella odierna democrazia totalitaria, o totalitarismo democratico che dir si voglia: se un individuo ha delle idee, per quanto discutibili (ma tutte le idee sono discutibili, comprese quelle democratiche, perché NESSUNO è depositario della verità), per quale ragione non consentirgli di manifestarle, per di più nella forma assolutamente passiva di un tatuaggio?
       Le censure sono sempre risibili, anche perché fanno paura ai deboli, ma non agli altri. Chi semina questo tipo di vento, è destinato a raccogliere terribili tempeste, perché lo fa animato dal concetto che la storia sia finita e sia segnata dalla vittoria del totalitarismo democratico di marca occidentale. Non è così, molte altre ideologie verranno dopo di questa e fa sorridere pensare che qualcuno potrà essere discriminato perché ha aderito alla cultura dominante attuale. Molto probabilmente ciò accadrà e svelerà in un solo attimo tutta la follia delle censure, che sono una forma, pure patetica, di totalitarismo, e anche di terrorismo, perché la logica che le ispira è esattamente quella terroristica di "colpirne uno per educarne cento".
       D'accordo, saremo educati a non fare tatuaggi con scritto "Dux". Poi a non farne altri con la faccia di Che Guevara, poi altri ancora con tutte le facce che verranno in mente alla cultura dominante. Se la libertà consiste nell'adeguarsi alla cultura dominante, questa NON è affatto libertà. Spaventa i pavidi e accende gli animi di tutti coloro che odiano il totalitarismo democratico. Perché la battaglia politico-culturale, oggi, non è certo contro il fascismo, il comunismo o altri totalitarismi morti e sepolti, ma contro l'unica forma di totalitarismo viva e straordinariamente vegeta, quella democratica. Il resto sono patetiche chiacchiere. Chi scrive, come milioni di ascoltatori, sapeva benissimo che Paolo Di Canio ha sempre nutrito un certo tipo di idee, e non gliene poteva fregare di meno. Sky Sport forse non lo sapeva, oppure ha cercato l'incidente "censorio".
       Quel che è certo è che, se io in democrazia posso dirmi solo democratico, perché altrimenti mi cacciano da tutto, mi chiedo in che cosa questo sistema politico differisca dai totalitarismi storicamente incarnati o dall'attuale regime nordcoreano.

                                Piero Visani





mercoledì 14 settembre 2016

"Lapsus calami"


      Voglio farmi notare, fare autogol!!: Il presidente cileno Hugo Chavez, morto misteriosamente di cancro nel 2013, molto meno brutalmente del suo predecessore venezuelano Salvador Allende nel 1973 (gli interventi "chirurgici" si sono di gran lunga perfezionati. Ah, i progressi della "medicina d'urgenza"...!).
       Come dire, invertendo l'ordine degli addendi, il RISULTATO NON CAMBIA...


                             Piero Visani



Fase autunnale: mancano tot miliardi...


       Ma cambiare un po' il copione è chiedere troppo? Perché scrivere la sceneggiatura (o la sceneggiata...?) dell'"anno italico" è diventato un'autentica sinecura. Non serve nemmeno copiare. E' già tutto una fotocopia, solo che il toner si sta consumando e tutto impallidisce, a cominciare dai volti degli italiani, che dovranno sopportare la solita stangata autunnale, quella per "rimettere i conti a posto e ripartire nel 2017" (manca solo il quarto uomo arbitrale, con il tabellone luminoso, a cambiare la data degli anni, perché quelli buoni non esistono più e gli altri sono tutti in panchina e si avvicendano in progressione, non appena avviene il momento del cambio...). E siamo già in piena deflazione. Venderà solo il settore lusso, ai "beati possidentes". Per tutti gli altri, resterà solo una sempre più approfondita esplorazione dei cassonetti.
       Tuttavia, state tranquilli!! Votate sì: ce lo chiedono l'Europa, gli USA, la Germania e poi chi ancora? E le sorti dell'Italia, con una sola incursione nel segreto dell'urna, si rialzeranno di colpo. Lo garantiscono gli ottimati di tutto il mondo occidentale. Sono gli stessi che ci hanno portato nello sterco in cui siamo, ma loro sono il nostro "confetto Falqui" d'antan: "Basta la parola!".

                               Piero Visani

Eterogenesi dei fini


       La neppure troppo occulta minaccia del Gauleiter USA in Italia, John Phillips, ha mancato di precisare un particolare importante: in quale direzione, in caso di vittoria del Sì, si compirebbe il ventilato "passo in avanti"? Verso la situazione libica, o quella siriana, o quella irachena o quella afghana? Questo è il modello di sviluppo che gli Stati Uniti hanno promosso in giro per il mondo in questi ultimi anni. Chiaramente un modello di stabilità e benessere per le popolazioni locali...

                               Piero Visani

Polemology for Dummies


       Man mano che le situazioni si avvicinano ad esplosione, i livelli di conflittualità si elevano...
       Avviso ai naviganti: esplosione non significa minimamente conflitto, può anche solo significare collasso totale. Ne siamo davvero molto lontani...?

                              Piero Visani

martedì 13 settembre 2016

Instant Karma

       Sono accompagnato da una tale dose di sfavillante fortuna, in questa vita, da consentirmi di ipotizzare che, in quelle precedenti, io mi sia realmente macchiato di gravissime colpe. Il pensiero talvolta mi assale e ne traggo sempre la conclusione che, se è stato così, perché poi dovrei dolermene? Una vita può essere residuale, ma magari chissà quante soddisfazioni uno si è tolto in altre. Peccato non averne adeguata memoria. Sympathy for the (D)Evil...

                            Piero Visani




                                  

lunedì 12 settembre 2016

Par condicio


       Pensate che cosa sarebbe successo se un qualunque rappresentante del M5S si fosse augurato la morte dei suoi avversari politici, come ha fatto il governatore della Campania De Luca: saremmo ancora qui, sepolti dagli strepiti dei media di ogni tipo e struttura. E invece, silenzio; talvolta qualche risolino destinato ai "personaggetti" di cui ci si è augurata la celere estinzione.
       E' l'uguaglianza, bellezza!!! Forse che esista un'anomalia italiana, sul tema...?

                             Piero Visani

Sovrano è colui che decide sullo stato di eccezione


       Va bene, ho deciso, completerò "Storia della guerra", concentrandomi sulla parte finale, dalla Guerra di Crimea (1854-1855) fino ai conflitti futuri. Non lo pubblicherò né qui né sul mio blog, per non comprometterne le già modestissime sorti editoriali.
       Ho avuto uno stimolo forte a farlo, ma non dirò quale. Ma mi diverte molto l'idea delle recensioni accademiche, che ovviamente lo definiranno un "modesto lavoro amatoriale". E' vero: non sono un professionista della caccia alla cattedra... Salut!

                                   Piero Visani

sabato 10 settembre 2016

De gustibus...

      "Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e 'l salir per l'altrui scale" (Dante Alighieri, Paradiso, Canto XVII).  
      Sono anni che lo so e che lo provo, e tuttavia - impegnato come sono nel cercare di fuggire dal "migliore dei sistemi possibile, o comunque dal meno peggio..." - mi adeguo a mangiarlo, "lo pane altrui", anche perché sono abbondantemente sazio di mangiare, volente o nolente, "lo guano nostro"...     
      Non è una vita facile, quella delle persone desiderose di non arrendersi, di non diventare un dipendente dello Stato, di non avere un socio occulto che pretende l'87% dei tuoi proventi. Anche la nostra immagine è a rischio, tra gli estimatori del "socialismo in più Paesi", vale a dire almeno il 95% (e forse più) degli italiani, sempre ansiosi - per invidia sociale - di avere la garanzia che nessuno possa guadagnare più di 1.200-1.300 euro al mese, ciò che li renderebbe infinitamente felici e maggiormente capaci di accettare la loro condizione naturalmente miserabile.      
       Così, se viaggio per fare business, come minimo sono assimilato a un Flavio Briatore, mentre, se mi dedico all'importazione, come minimo sono uno sfruttatore di minori del Terzo e del Quarto Mondo, meritevole - se capita - di essere ucciso da qualche banda di fanatici islamisti.       
       Se la stesso ostilità venisse rivolta ai politici nostrani, alle loro imprese, alle loro clientele e alle loro collusioni con la criminalità organizzata, saremmo già in piena rivolta, ma per costoro - che dopo tutto sono attivi dispensatori di posti di lavoro, consulenze e prebende - esiste una notevole benevolenza. Per noi, no. Siamo sporchi seguaci del capitalismo più affamatore, gente disposta a qualsiasi turpitudine pur di togliere il pane di bocca ai bambini di Paesi lontani. Nella più parte dei casi, non siamo per nulla coinvolti in questi loschi traffici, siamo soltanto degli italiani in fuga dai lager e dai gulag che, ovviamente in nome della democrazia, sono stati costituiti in tutta Europa.    
       Una volta, questo tipo di atteggiamento mi infastidiva; ora non ci penso neanche più. Sono solo un uomo libero alla ricerca della possibilità di vivere da uomo e non da schiavo. Non ho alcuna intenzione di rimanere prigioniero a vita in un campo di concentramento che, per una sorta di "Sindrome di Stoccolma", mi appaia ogni giorno più bello. A me, appare ogni giorno più brutto. Lo so che è "il migliore dei sistemi possibile e comunque il meno peggio". Il fatto è che io - da sempre - cerco il meglio, in tutti i campi. Sono un bon vivant. I "Mac Donald" della politica mi fanno francamente schifo e, visto che li conosco fin troppo bene, se posso mi sforzo di evitarli. Cerco il mio "passaggio al bosco" e prometto che nessuno mi vedrà più.


                                        Piero Visani




martedì 6 settembre 2016

"Non ne potevo più...!"

       Uno dei lavoranti del mio gommista di fiducia è un giovane di circa trent'anni, di coinvolgente allegria, con il quale, anche se si arriva da lui con un pneumatico spappolato da una foratura, è molto piacevole conversare.
       E' assai allegro, pieno di entusiasmo. Gliene chiedo il motivo. "Ho trovato un posto di lavoro a Richmond, vicino Londra. Parto tra due settimane, il tempo di sistemare gli ultimi documenti".
        "La vedo molto soddisfatta" - commento.
       "Guardi, soddisfatissimo"- risponde.
       "Come mai se ne va?" - chiedo più che altro per non far morire la conversazione.
       "Non ne potevo più, mi creda. Non ne potevo più!"
       Mi scruta con i suoi occhi profondi, da giovane intelligente e in fondo acculturato, a modo suo, e mi dice: "Ma lei riesce a vedere come si sta riducendo questa città, come si sta riducendo questo Paese, o è cieco come tutti gli altri?".
       "No", rispondo, "non credo proprio di essere cieco. Anzi, sa che le dico. Se il Regno Unito diventa un posto fiscalmente accettabile, dopo la Brexit, è molto probabile che la raggiungerò. E Richmond è una cittadina così gradevole, proprio affacciata sul Tamigi".
       Sorride: "allora ci conto!", e mi dà l'indirizzo del suo nuovo posto di lavoro. Sorrido anch'io.: "Magari ci ritroveremo!". Ancora non ho scelto di preciso il posto, ma non vorrei proprio morire (anche fisicamente) in Italia, dove civilmente ed economicamente sono morto già da tempo. So che la cosa non interessa ad alcuno, ma a me un po' sì...

                       Piero Visani






Ab Urbe condita

       Vedere soggetti che rimproverano a Virginia Raggi i suoi errori e le sue sconfitte, fa venire in mente, a uno storico militare come lo scrivente, ormai del tutto alieno da qualsiasi forma di interesse politico (e tanto meno di simpatie grilline), situazioni assolutamente grottesche, come se, nel 9 d.C., a rimproverare a Varo di rendere le legioni perse nella selva di Teutoburgo contro i Germani, non fosse stato l'imperatore Augusto, ma i consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone, cioè proprio quelli che a Canne (216 a.C.) avevano subito una totale disfatta da parte di Annibale e dei cartaginesi...
       Sicuramente Virginia Raggi, come sindaco, sta sbagliando molto, ma che i giudizi su di lei vengano profferiti da chi, in politica, ha sbagliato tutto, è francamente divertente, anche perché non essendo (ancora) Roma il "paradiso delle Urì", io nel mondo politico della Capitale di "verginelle" (e non è certo una notazione di genere, la mia) non ne vedo alcuna.
       L'elettorato prova a tentoni, per disperazione, ma mi riesce difficilissimo pensare che abbia commesso un errore nel NON concedere fiducia al Centrodestra o al Centrosinistra. Errori ne ha commessi molti altri, a cominciare dal fatto di essere un elettorato straordinariamente benevolo nei confronti dei delinquenti, ma questa è un'altra storia.

                           Piero Visani 



lunedì 5 settembre 2016

La coazione a ripetere


       Una ventina di anni fa, in condizioni economiche per me profondamente diverse dalle attuali, avevo un giardiniere che dava prova di una peculiarità: era un grandioso millantatore. Prometteva mari e monti, per quanto concerneva la cura del giardino e del frutteto che avevo all'epoca, e, alla fine dell'annata, negava che i disastri che si erano abbattuti sul mio terreno fossero in qualche modo colpa sua.
       Era sempre colpa del "destino cinico e baro", delle condizioni climatiche sfavorevoli, del fatto che il budget a sua disposizione era insufficiente e via discorrendo. Tuttavia, a fine anno, sul viso gli si disegnava un radioso sorriso, improntato al più fantastico degli ottimismi: "vedrà, dottore, l'anno prossimo sarà diverso, andrà tutto per il meglio. La ripresa è dietro l'angolo...".
       In realtà, l'anno successivo era anche peggio del precedente. Al terzo anniversario di questa "piccola storia ignobile", mia moglie - che ha un carattere anche più decisionista del mio - mi fece notare che l'ASSOLUTA INCOMPETENZA del soggetto in questione ne imponeva l'immediata sostituzione, pena la fine dei nostri spazi verdi. Procedemmo al "rimpasto" e salvammo il giardino.
       Questo piccolo apologo (se vogliamo definirlo così) mi torna sempre in mente ogni volta che penso alle condizioni della politica italiana, dove il giardiniere testé citato è un modesto cacciaballe rispetto ai professionisti di lungo corso che ci promettono, da oltre 20 anni, che la ripresa è dietro l'angolo, senza peraltro citare il fatto che il muro di cui stiamo cercando l'angolo di svolta deve essere come minimo assai più lungo della Grande Muraglia Cinese...
       Per la verità, non mi stupisco dei millantatori di professione (che altro è oggi, la politichina che essi svolgono, profferendo grandi bugie "ad usum cretini"?), ma mi STUPISCO MOLTISSIMO della inossidabile pazienza del popolo italiano, che si è letteralmente scavato la fossa, grazie a questa classe politica (nessuno escluso, da sinistra a destra e viceversa), ma non continua ad immaginare altro che la CONSERVAZIONE DELL'ESISTENTE, senza pensare a cambiare e senza neppure alcuno che gli dica francamente: "ma non ti accorgi che sei già morto e sepolto? E' forse per questo che hai rinunciato a dare qualsiasi segno di vita?".


                   Piero Visani

                          

domenica 4 settembre 2016

Collezione autunno-inverno


       La moda politica, in Italia, è di una prevedibilità totale, un infinito "déjà vu": dopo la collezione primavera-estate, improntata alla speranza e soprattutto alla vacanza, nel significato etimologico di assenza più totale, ora è tempo della collezione autunno-inverno, da alcuni decenni improntata al binomio sobrietà/disgrazie: crescita zero, altre tasse in arrivo, e "sicuro" miglioramento nel 2017. Sono circa vent'anni che ripetono questa solfa, ma - essendo un Paese di credenti - tutti ancora ci credono. "Quos perdere vult, Deus dementat". E infatti...

                          Piero Visani

  
                                       


sabato 3 settembre 2016

It's a hard life

       Non sempre fare del proprio meglio è sufficiente. Non per cattiva volontà o per qualsiasi altro genere di motivazioni. E' che proprio non basta. Si scontrano filosofie di vita, esistenze pregresse, e chissà quanti altri fattori. Uno impegna tutto se stesso, ma si accorge che probabilmente quel tutto vale meno di altre componenti, per complesse questioni di scale di valori individuali.
       Una volta di più, uno è costretto a notare quanto sia vero che "Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa, e il cuore di simboli pieno" (da "Incontro", di Francesco Guccini). Ma qui simboli sono altamente individuali e difficilmente possono essere trasmessi ad altri e, se la tua filosofia di vita - forse per mere ragioni anagrafiche - è sempre più quella del carpe diem, non è detto che ciò vada bene anche per altri, più giovani, più progettuali, più olistici, ai quali in fondo appari dannatamente incompleto, o troppo completo, dunque - il più delle volte - in-utile.
       Tuttavia, per ragioni che sarebbe troppo lungo enumerare qui, le fatiche di Sisifo hanno sempre fatto e probabilmente sempre faranno parte della mia vita. Dunque si riparte, come sempre, più di sempre. Del resto, nulla basta mai davvero. Questo lo si impara strada facendo, che si trovino o no "ganci in mezzo al cielo". Non è una constatazione totalmente allegra, ma è così: non vali per quel che sei, ma per quello che riesci a dare, se riesci a darlo.

                                      Piero Visani



La cultura del bidet

       Ogni qual volta qualcuno, dall'estero, ha l'ardire di far notare a noi italiani alcune delle macroscopiche magagne del nostro vivere associato, non trovando di meglio a cui appigliarsi, i nostri "patrioti" replicano - con grande orgoglio - che siamo uno dei pochissimi Paesi al mondo, o forse l'unico, che fa un uso indifferenziato del bidet. Sanitario sicuramente utilissimo, ma che vedo con difficoltà al centro di una battaglia culturale di grande ampiezza, a meno che non si tratti - come a me purtroppo pare - di una battaglia cul-turale.
        Per vicende di vita, ho avuto parecchie esperienze lavorative e turistiche all'estero, alcune delle quali anche piuttosto lunghe e in Paesi dove il bidet era un oggetto assolutamente sconosciuto (in Russia, a un mio caro amico, operai evidentemente poco a conoscenza dell'uso di questo prezioso oggetto insistevano per sistemarlo in corridoio...).
       Devo dire che, da soggetto molto attento alla igiene personale, là dove tale prezioso strumento non c'era ho sempre trovato il modo di sopperire egregiamente alla sua assenza, e devo confessare altresì che non ho mai pensato di misurare le culture dei Paesi in cui mi trovavo sulla semplice base di questo tipo di cul-tura. Amavo la puntualità della gente, l'onestà dei più, le rigide regole comportamentali, il fatto che dopo una certa ora NON si potesse fare chiasso negli appartamenti privati, altrimenti bastava chiamare la polizia e questa arrivava in fretta a farli cessare. Mi piaceva che, se una fattura doveva essere pagata entro una certa data, nel 99,9% dei casi il denaro arrivava davvero, e via discorrendo.
       Ho sempre pensato che la mancanza del bidet nei bagni di quei Paesi fosse una carenza grave, ma non una discriminante decisiva, altrimenti avrei potuto pensare che la mancanza totale di legge nel mio, di Paese, fosse una carenza decisamente più grave; che la corruzione folle esistente a livello di sistema politico-burocratico fosse una carenza ancora più grave; che il ruolo di uno Stato predatore e depredatore fosse qualcosa di terribile.
      A quanto pare, non è così: quelle culture ci sono estranee, anzi nemiche; a noi importa piuttosto la cul-tura e che certe parti (basse) del nostro corpo siano costantemente pulite (ma lo sono, poi...? Da certe esperienze estive in autobus o nella metro si direbbe di no...). Quanto alla nostra anima latina, quella che "nessun  detersivo, per quanto potente, può render pulita", quella che ci fa conoscere e ri-conoscere in tutto il mondo, non sempre benevolmente, quella è un dato di fatto, amato e amabile. E allora teniamoci i bidet! Visto che la nostra anima è posizionata più o meno colà, magari questi indipensabili sanitari serviranno a lavarcela...!

                        Piero Visani




venerdì 2 settembre 2016

Comunicazione istituzionale - Una testimonianza

       Non scrivo certo per difendere il ministro Lorenzin: non mi interessa e non è il mio ruolo. Vorrei però portare una testimonianza su quasi vent'anni passati a occuparmi di comunicazione istituzionale per conto dell'istituzione militare.
       La prima cosa da sottolineare è come si arriva in certe posizioni: per cooptazione, solo ed esclusivamente per cooptazione. Nel 1988 arrivò a dirigere il neonato CEMISS (Centro Militare di Studi Strategici) il generale Carlo Jean, che lo aveva fortemente voluto, e portò con sé un gruppetto di "giovani turchi", tra cui il sottoscritto.
       Sulla scorta di sollecitazioni varie e delle mie personali inclinazioni, cominciai ad occuparmi di comunicazione dell'istituzione militare e, dopo qualche anno, nel quale avevo raccolto una notevole stima, cominciai ad avere a che fare con i "creativi", cioè con coloro che erano chiamati a tradurre in pratica la comunicazione dell'istituzione militare.
       A quel punto, cominciai ad accorgermi di varie cose: la prima fu che molti dei vertici delle Forze Armate dell'epoca all'interno dell'ambiente dicevano una cosa, e magari sulla base di quella cosa raccoglievano consensi, poi si dovevano confrontare con il ministro della Difesa e con il mondo politico e, nel 99 per cento dei casi, quella cosa diventava tutta un'altra, spesso addirittura l'opposto: "ma bisognava, sopra ogni cosa, salvaguardare... [il posto] (in verità, la versione originale di Robert Brasillach parlava di onore, ma qui non è proprio il caso di ricordarlo...).
       La seconda fu che, essendo raramente autorizzato a partecipare ai briefing con i "creativi", non ero sicurissimo di che cosa accadesse realmente all'interno dei medesimi. Io fornivo delle direttive comunicative di massima a taluni vertici delle Forze Armate e costoro, con il supporto dei rispettivi uffici di pubblica informazione di Forza armata, avrebbero dovuto farle tradurre in campagne comunicative vere e proprie.
       Dopo alcuni casi di autentica eterogenesi dei fini, cioè in cui la comunicazione istituzionale avrebbe dovuto - nelle intenzioni di partenza - progressivamente tendere a riprendere una natura militare ed era invece sfociata nelle sempiterne melensaggini sui "soldati di pace", chiesi e ottenni di poter parlare con chi di dovere per avere delle spiegazioni. Il colloquio lo ebbi, le spiegazioni no: o meglio ne ebbi una, molto credibile peraltro: "Sa, dottor Visani, noi possiamo anche sostenere certe tesi [e di questo, per la verità, io non mi sentivo per nulla sicuro...] ma poi, quando il progetto si concreta in un contratto, ne perdiamo il controllo...". Per nulla scoraggiato, feci presente che un contratto si paga se i beni o i servizi che vengono forniti in base ad esso sono conformi ai contenuti stabiliti nel medesimo e, a quel punto, mi venne fatto notare - invero con un certo imbarazzo - che alcuni dei più importanti contratti in quel campo erano gestiti da società che ruotavano intorno a un noto personaggio delle comunicazione televisiva (di allora e di ora...), per cui, se alla fine la comunicazione militare risultava l'esatto contrario di quella che avrebbe dovuto essere negli intenti originari, non ci si poteva mica fare nemico un "pezzo da novanta" come quello...
      L'unico soggetto che mi concesse il suo appoggio incondizionato fu il generale Goffredo Canino, capo di Stato Maggiore dell'Esercito nel periodo 1990-1993. Grazie a lui, con il quale l'intesa fu immediata (essenzialmente, credo, per ragioni caratteriali, in quanto egli era un lone rider esattamente come me), fu possibile varare qualche campagna istituzionale meno insipida, ma - guarda caso - il generale Canino venne travolto dallo scandalo della cosiddetta "Lady Golpe" (Donatella Di Rosa), che non riguardava direttamente lui, ma che colpiva l'onorabilità di alcuni sottoposti, a tutela della quale egli preferì dare le dimissioni dall'incarico.
       Uscito di scena Canino, si tornò alle vecchie e "buone" abitudini: ottimi intenti iniziali ed esiti pacifistici come da copione, al costo di centinaia di milioni delle vecchie lire per il contribuente. Continuai a sostenere le mie tesi, vieppiù guardato come un "soggetto incapace di adeguarsi", che in Italia è un'accusa professionalmente mortale. Posso peraltro dire di non aver mai parlato bene dell'ossimoro "soldati di pace". Mi basta. Ho una dignità, io...

                                 Piero Visani