sabato 31 dicembre 2016

Post-verità: un esempio


       "Oggi è Capodanno": siamo in pura iconoclastia, bisognosa di una normativa repressiva specifica, altrimenti la democrazia è in pericolo...
       Peraltro, Il fatto che la medesima ci racconti che siamo "liberi liberi" non pare preoccuparla granché, né in termini di verità né di post-verità. Anche perché, se declinassimo l'attuale "democrazia" in termini di post-verità, cosa verrebbe fuori? Forse qualche pre-verità di tipo assolutamente, rigorosamente e rigidamente TOTALITARIO?   

                           Piero Visani



 

Esperienze


       Sono stato cresciuto da due genitori che mi avevano inculcato un forte senso dello Stato. Ad onta della mia natura terribilmente ribelle, avevo prestato ossequio agli ammaestramenti ricevuti. A cavallo tra la trentina e la quarantina, ho iniziato alcune esperienze sul versante istituzionale, poi durate circa un ventennio, che mi hanno aperto completamente e definitivamente gli occhi. Non a caso, da allora, "quando sento parlare di Stato...etc. etc."
       Il tutto non so quanto abbia inciso sulla mia visione del mondo, che mi era già molto peculiare, ma ha molto influito sulla mia visione degli uomini. Prima di tali esperienze ero già molto misantropo, dopo sono diventato deliberatamente e consapevolmente un alieno. Avevo infatti imparato - e non era un film di Janksò - quale sia il reale significato dell'affermazione "Vizi privati e pubbliche virtù". Certi corsi di formazione "sul campo" valgono quasi quanto la partecipazione a una guerra... Da allora, non riesco a sentir parlare un politico o un burocrate senza che, tra me e me, non mi venga da ridere (o da piangere...).

                       Piero Visani

Finesse de soirée



       Ma un "predicozzo del cazzo" (scusate il francesismo ma l'ora s'avvicina...) può essere definito un "predicazzo"?

                        Piero Visani

Quel che resta del giorno


       Non essendo riusciti a vincere, occorrerà saper morire.
       2° Reggimento Granatieri, Guardia Imperiale.
       Waterloo, 18 giugno 1815, domenica, ore 20.30.

                             Piero Visani



                                 


L'ascesa agli estremi


       L'ascesa agli estremi in atto è molto interessante, direi confortante. Non parlo ovviamente di ascesa agli estremi politici, ma l'ascesa agli estremi di furore popolare dovuto alla catena inarrestabile di porcate che ogni giorno emergono e vedono coinvolti soggetti che, per soprammercato, ci fanno pure la morale un giorno sì e l'altro anche.
       Avendone conosciuto un certo numero da vicino, in anni lontani, non sono stupito per niente. Sono sicurissimo che, scavando, verrebbe fuori di ben peggio.
       Mi beccherò la classica accusa di "antipolitica". Me la attacco alla giacca come una medaglia. Meglio "antipolitico" che complice (chi sta dalla loro parte è a tutti gli effetti COMPLICE).
       Poi si vedrà quello che succederà. Intanto il furore lievita e non sempre si continuerà a pensare che i veri nemici siano gli Amri. Quella, nella peggiore delle ipotesi, è manovalanza eterodiretta. E scrivo eterodiretta con piena cognizione di causa. Si sa che reati più evidenti ne coprono egregiamente altri appena un poco meno tali.

                              Piero Visani


 

giovedì 29 dicembre 2016

What a difference a word makes...!

       Ho già scritto, in questa stessa sede, della follia che fecero gli americani durante la guerra del Vietnam, quando l'Esercito, i Marines e l'Aeronautica erano soliti infierire pesantemente sui villaggi dove era stata rilevata una presenza vietcong. In tutti i casi del genere, la distruzione del villaggio veniva motivata, presso la popolazione civile, con la folle motivazione: "we have to destroy it in order to save you" ("dobbiamo distruggere il villaggio per salvarvi", sottinteso "dal comunismo").
       Per anni, i "berretti verdi" delle Forze Speciali cercarono di spiegare ai comandi delle altre Armi che un comportamento del genere era semplicemente folle e che avrebbe del tutto alienato le simpatie della popolazione nei riguardi degli americani, lasciando che le loro menti e i loro cuori si spostassero verso i vietcong. Non ci fu nulla da fare: evidentemente si trattava di un ragionamento troppo complesso... Sappiamo bene come andò a finire...

       Oggi trovo divertentissimo leggere "dotti, medici e sapienti" che propongono medicine a base di sacrifici e rinunce, specie quando ci sono da tappare le falle enormi da essi aperte in tutto il sistema, e trovo ancora più divertente che nugoli di "beati possidentes" borghesi, tra una sciata e l'altra, lancino appelli alla "razionalità", a "non fare di ogni erba un fascio", a considerare gli avversari politici come semplici avversari e non come mortali nemici.
       Comprendo bene la ratio che sta dietro a tutto questo: come sottoprodotto del capitale, il borghese non ha e non vuole avere nemici. A lui servono solo clienti, possibilmente disposti ad acquistare la sua merce, sovente molto avariata. Ergo deve tenere tutti buoni onde potere continuare indisturbato i propri (mediamente loschi) traffici.
       Il problema italiano, tuttavia, è un po' più grave: c'è un Paese che è stato letteralmente distrutto da una classe politica di ladri (e non solo...). E' vero che potremmo discettare a lungo su chi, come e perché tale classe politica l'abbia eletta, ma resta il fatto che oggi il problema principale che si pone ai milioni di poveracci e di underdog che questa classe politica è riuscita a creare in quest'Italia un tempo mediamente benestante consiste appunto nel rovesciare radicalmente un andazzo che - se dovesse perdurare - significherebbe per i più lo scivolamente verso una condizione di disoccupazione e di povertà assoluta.
       Questa è la ragione per cui nessuna tesi "perdonista" è accettabile. Questa è una battaglia per la vita, per la vita o la morte. E' la classica situazione da "mors tua, vita mea". Ne deriva che il vecchio principio citato all'inizio di questo articolo ("we have to destroy it in order to save you") deve essere semplicemente rovesciato e deve diventare il salvifico "we have to destroy it [cioè il sistema politico-economico esistente] in order to save us". In una parola, "dobbiamo distruggerlo per salvarci".
       Chiaro, no? Poi "dotti, medici e sapienti" possono raccontarci le loro "verità rivelate" (e lautamente finanziate...). Ma, come in tutte le situazioni estreme, la soluzione è semplice, direi semplicissima. Non servono logomachie, serve un "atto di sovranità".
               
                                  Piero Visani








mercoledì 28 dicembre 2016

Partono i bastimenti...


"...per terre assai luntane". Partito amico/sodale/partner - via aerea, in nave sarebbe stato un viaggio troppo lento - verso una meta dove condurre una missione esplorativa per vedere se sia possibile dare vita a una nuova iniziativa imprenditoriale. Non ci spero granché, ma l'importante è dare movimento al "rigor mortis" italico.
       Io poi nutro una curiosità del tutto personale: visto che tutto ciò che faccio qui è inutile, oppure troppo costoso, oppure fatto meglio da altri, più bravi di me, oppure del genere "non si capisce bene che cosa sia oppure preferiamo far finta di non capirlo", sarei molto curioso di comprendere se la mia sia una dannazione tipicamente italica o se posso sperare ancora in qualcosa, in giro per il mondo. Così, tanto per toccare con mano. Si accettano smentite, anche clamorose, ma "spes ultima dea"...

                                 Piero Visani

 

              

 

martedì 27 dicembre 2016

Se ti pretendi "buono", ti tiriamo le pietre...


       30 agosto 1862, Manassas, Virginia. In una dei momenti topici di quella battaglia tra Unionisti e Confederati, la 2a Brigata della Louisiana, rimasta momentaneamente senza munizioni e sottoposta a fortissima pressione nordista, non si perde d'animo e - prendendo esempio da un capitano che ricorda un'esperienza analoga vissuta durante la sua partecipazione all'assedio di Sebastopoli (Guerra di Crimea) - supplisce alla temporanea indisponibilità ricorrendo ad ogni tipo di pietra a portata di mano delle truppe sudiste. La sassaiola di massa, per quanto improvvisata, si rileva efficace, in quanto i reparti unionisti sono costretti ad attaccare dal basso verso l'alto.

       Vista la difficilissima circostanza, il comandante della brigata, colonnello Stafford, incita i suoi uomini con un'esortazione che si ritrova spesso nei momenti più difficili della tradizione militare di lingua inglese: "Die hard, my men, die hard!!", da cui Don Troiani ha tratto un bel dipinto.         

                                       Piero Visani






      




La sfida


       Credo che, per la mia "Storia della guerra dall'antichità ad oggi", la vera sfida consista nel trovare un equilibrio tra un testo volutamente per non specialisti e una bibliografia fatta apposta per stimolare nuove letture e per tacitare (ma ovviamente non ci riuscirò, lo so già) le critiche dell'accademia su un lavoro che inevitabilmente sarà "di taglio giornalistico". Ho avuto per pochissimo la tessera dell'Ordine dei Giornalisti, poi prontamente lasciata decadere per non mantenere a mie spese alcuni nullafacenti e pure analfabeti. Suggerirei la definizione "di taglio amatoriale", che tanto, in effetti, non sono "professionista" di niente e me ne vanto... Così si potrà andare sul sicuro. 

                        Piero Visani



 

Storia della guerra dall'antichità ad oggi

       Grande lavoro natalizio di costruzione di una solidissima base bibliografica del libro, che sarà di agevole lettura per il pubblico, ma documentatissimo per chi, partendo dagli agili capitoletti in cui esso sarà ripartito, volesse approfondire le varie tematiche.
      Oltre tutto, lavorare sul tema "guerra" nel giorno di Natale soddisfa il mio animo poco o punto incline alle banalità "buoniste".



                                      Piero Visani





25 Dicembre


       Per lunghi anni infantil-adolescenziali, il mio Natale, rigorosamente ad Aosta, si identificava con i regali delle mitiche scatole rosse di soldatini Britains.
       Il principale donatore era mio zio Emilio Chantel, figura di un certo rilievo della Resistenza in Val d'Aosta (sono ribelle di indole, non lo ricordate...?), il quale, forse perché ex-capitano degli Alpini, me ne regalava parecchie ed istigava anche gli altri parenti a farlo.
        La mia adorazione per lui, tuttavia, derivava dal fatto che, terribile mangiapreti com'era, mi inventava sempre scuse e pretesti per evitarmi la messa di mezzanotte del 24, che io già allora "adoravo" (ho sempre odiato il cristianesimo "di pelle", molto prima che ideologicamente. Mi ha sempre dato un terribile fastidio fisico).
       Sono sempiternamente grato alla sua memoria. Lo guardavo, lo ammiravo, lo adoravo. Morì dannatamente giovane ed è una delle poche morti di cui mi dispiacque davvero. Era palesemente un maestro, per me. Sentivo la sua raffinata intelligenza e il suo anticonformismo, li toccavo con mano. Li sento ancora oggi. Ma non mi hanno plasmato, era un naturale "idem sentire". Io vivo di "idem sentire". Il resto non mi interessa granché.

                         Piero Visani




domenica 25 dicembre 2016

Valori


       Il 2° Reggimento Cavalleggeri-Lancieri della Guardia Imperiale napoleonica (noto anche come "Lancieri Olandesi" o "Lancieri Rossi") alla battaglia di Hanau, 30 ottobre 1813: "La via della Francia è riaperta, Maestà!".
       Dopo la sconfitta di Lipsia (16-19 ottobre 1813), i resti della Grande Armée si ritirano verso la Francia, ma si trovano la strada sbarrata dalle truppe bavaresi. Napoleone è costretto a far intervenire la cavalleria della Guardia Imperiale, tanto modeste sono le forze che gli sono rimaste a disposizione.

       Con impeto estremo, sollecitato ulteriormente dal fatto che la Baviera era stata a lungo alleata della Francia ed è considerata traditrice, Granatieri a Cavallo, Dragoni dell'Imperatrice e Cavalleggeri-Lancieri si scagliano contro le truppe bavaresi, facendole letteralmente a pezzi, poi tornano indietro a riferire all'Imperatore dell'esito positivo della loro fantastica carica.      

                                    Piero Visani








     



Pro aris et focis


       "Tutto ciò che è fatto per amore, è al di là del Bene e del Male" (F. Nietzsche). Sempre saputo, sempre ricordato, sempre ottemperato.
       Winchester, Virginia (deliziosa cittadina, sia detto en passant), 24 dicembre 1862. Dipinto di John Paul Strain, uno dei migliori illustratori dello spirito del Sud e delle sue delizie estetiche ed etiche, passate e presenti.    

                     Piero Visani







 

sabato 24 dicembre 2016

Le feste "comandate"


       Non ho mai avuto alcuna particolare inclinazione per le feste "comandate", né per quelle dell'immaginario collettivo cristiano, che mi è del tutto estraneo e assai fastidioso, né per le altre, che mi coinvolgono poco. Credo che, nella maggior parte dei casi, le feste servano solo a "pascere subiectos", a inserirli all'interno di una cornice eterodiretta. Ergo preferisco le feste che potrei "comandare" io. E non sono mai riuscito a farlo, perché in realtà adoro la "ferialità". Non lavoro, svolgo una professione per passione. Non conosco e non ho mai conosciuto la distinzione tra tempo libero e tempo di lavoro.
       Il tempo di lavoro è il più libero e appassionatamente creativo dei tempi a mia disposizione. Ho conquistato questa libertà a caro prezzo, me la tengo stretta.    

                         Piero Visani




Mercato Juventus di gennaio


       Un allenatore. Preciso: non un "nuovo" allenatore; mi accontenterei di un allenatore... Vero.
       Qualcuno dei supporter juventini segue per caso la Premier League e il Chelsea di Antonio Conte? Vede come si fa a far giocare una squadra nel mondo dell'esasperazione delle prestazioni?
       Perché - ammesso e PER NULLA concesso che "l'unica cosa importante sia vincere" - se poi pure si perde per colpa di qualche incompetente in libertà, uno che sostiene che "il calcio è divertimento", omettendo la seconda e fondamentale parte della sua patetica dichiarazione d'antan: degli altri...          

                          Piero Visani

        
                                            


venerdì 23 dicembre 2016

La narrazione "terroristica"

Fase odierna: la soppressione.
Con una minore dose di criminale sciatteria, oggi ci sarebbero 12-13 europei (di cui una italiana) vivi in più e molti altri non menomati nel fisico. Il classico caso di una stalla (l'esempio non è per nulla casuale, ma accuratamente scelto) che viene chiusa quando i buoi sono scappati. Poi se ne ammazza uno per tacitarlo in fretta e per far vedere che si è "severi ma giusti" e repressivi quando è il caso.
Ma per piacere...

                      Piero Visani

giovedì 22 dicembre 2016

Strategia mediatica: la narrazione "terroristica"

L'evento
       La giornata volge verso la sera. Tutti contenti, migliaia di europei si avviano verso qualche forma di distrazione. Avessero un minimo di senso critico residuo, potrebbero pensare di essere immersi in qualche gestione dell'esistente mediante il ricorso ai classici panem et circenses. Ma sarebbere chiedere troppo... Così, felici della vita che conducono, immemori del fatto che mediamente lavorano 185 giorni su 365 per mantenere i loro affamatori e il "sistema di garanzie" che quegli stessi ingrassa, affollano gioiosi le "celebrazioni della Repubblica" o i mercatini di Natale, alla ricerca di qualche cianfrusaglia che li farà sentire "liberi, liberi" e appartenenti al "ricco Occidente".
       Il loro livello di attenzione al pericolo è zero. Che cos'è il pericolo? Che cos'è il senso del tragico? Se mai si fossero posti queste domande, non avrebbero eletto - per quanto eterodiretti e manipolati - i governi che hanno eletto. Ergo affollano i "luoghi di distrazione" e si può ben comprenderli: occorre dimenticare l'inferno luccicante e pieno di finti divertimenti in cui sono immersi ormai da decenni.

L'attacco
       Mercati, manifestazioni pubbliche, comizi, concerti, sono da tempo al centro dell'attenzione di chi intende portare "attacchi terroristici". Sulla reale natura di costoro non intendiamo soffermarci qui, perché dovremmo aprire una digressione troppo lunga. Diciamo che c'è qualcuno pronto all'attacco. Che sia un terrorista vero, uno fasullo, uno manovrato, un pazzo squilibrato o un manovale di vari servizi, segreti o meno, non lo sapremo mai.
       Sta di fatto che il livello di attenzione dell'europeo medio è prossimo allo zero, ma allo zero assoluto. Non conosce il conflitto; gli è stato detto, fin dalla scuola, che non ci saranno più guerre perché nel mondo ha ormai vinto il Bene Assoluto. Lui ci ha creduto, perché è bello credere al mondo delle fate, anche se è popolato da mostri e anche se i veri mostri sono quelli che lo comandano, non quelli che lo attaccano. Ergo si abbandona compiaciuto alle piccole soddisfazioni che ancora gli rimangono, come una passeggiatina o qualche acquisto, prima di tornare all'assolvimento dei molti doveri e dei molti adempimenti cui deve accingersi per mantenere ricca e potente la casta che lo domina. Alla disoccupazione, alla fiscalità da rapina, alla mancanza assoluta di futuro e a tante altre cose penserà poi, o forse mai.   
       E l'attacco arriva: imprevisto ma prevedibile, retto da modalità sempre alquanto simili, tendente al bersaglio grosso e indifferenziato, a colpire indiscriminatamente, facendo il maggior numero di vittime possibili, dato che - a tutt'oggi - la reazione dei più è semplicemente lo stupore. Del resto, nulla di sorprendente: chi è stato cresciuto nella fasulla cultura dell'amore assoluto e indifferenziato, dell'impossibilità di avere nemici, mai potrà pensare che ne esistano e, nel caso in cui dovessero manifestarsi, sarà già morto, ferito o psicologicamente vulnerato in maniera irrimediabile prima che si renda conto di quanto sta accadendo.

Il terrorismo mediatico
       Non appena l'attacco "terroristico" ha avuto luogo, prende forma il suo contraltare mediatico. Tutte le emittenti televisive (e non solo) interrompono i loro programmi abituali e avviano una serie di "dirette" che, in mancanza di qualcosa che vada al di là delle prime informazioni frammentarie, altro non sono che una iterazione ossessiva di notizie già note, dove il ritmo di aggiornamento delle medesime è infinitamente inferiore all'allucinante incalzare dell'iteratività.
       Qui siamo realmente al centro della dinamica terroristica, ma del terrorismo mediatico, non di quello fattuale. Lo scopo è evidente: seminare terrore nella popolazione ampliando a dismisura un evento, grande o piccolo che sia. Se è stato piccolo, tale evento diventerà grande; se è stato grande, diventerà enorme, il preannuncio dell'Armageddon.
       Passano molte ore, tutte immerse nella più feroce ripetitività, prima che si cerchi di dare una forma di interpretazione a quanto è accaduto. Cominciano così "le tavole rotonde" di "esperti" (spesso molto ma molto presunti...), il cui unico compito non consiste nell'intepretare i fatti, ma nell'inserirli come tessere di un mosaico all'interno di una metanarrazione già pronta.
       Vediamone rapidamente le principali componenti:
  • l'esperto politico-giornalistico: non dispone di alcuna competenza specifica sul tema e, se ce l'ha, la tiene accuratamente nascosta. Svolge però con diligenza il compito per il quale è lautamente stipendiato, che consiste nell'inserire ogni tessera del mosaico all'interno della creazione di un disegno preciso, quello per cui "l'evento è inspiegabile" e comunque "stanno attaccando il nostro sistema di valori". Da notare che scarsa o nulla è la preoccupazione di costruire un preciso identikit del "terrorista" (che pure sarebbe prezioso e che, le rare volte in cui viene soddisfatta, risulta deliberatamente fuorviante);
  • l'esperto di sicurezza: in genere proveniente dall'ambiente stesso della sicurezza, provoca un effetto raggelante su chi ascolta, specie se con un minimo di competenza specifica, perché o si trastulla con banalità dozzinali (genere: "se sentite sparare buttatevi a terra, naturalmente stando attenti a non farlo sotto un Tir...") oppure assume una dimensione "da crociato" francamente risibile, in quanto finisce per emarginarsi da solo, con il suo apparente desiderio di "menare le mani" contro il "nemico islamico", in un contesto incline solo a una visione totalmente pacifista;
  • il candido: il soggetto che è fermamente convinto di vivere nel migliore dei mondi possibile e che insiste che tutto deve continuare come prima, "perché solo così si potrà battere il terrorismo" (che si guarda bene dal definire come fenomeno, così come si guarda bene dallo spiegare come si potrà riuscire a battere il "terrorismo" continuando a fare assolutamente nulla).
Le interviste ai soggetti coinvolti nell'attacco
       Accuratamente sottoposte a "filtro" ideologico preventivo da parte dei media, esse si preoccupano esclusivamente di presentare al grande pubblico soggetti smarriti, magari contenti di essere sopravvissuti al fatto terroristico in sé, ma non animati da alcun spirito di reazione o vendetta. Anche se hanno perduto un figlio o una figlia nell'attacco, la loro visione politica "illuminata" non viene mai meno. Non cercano rivincite. Paiono contenti di aver sacrificato addirittura un figlio al mantenimento dei valori esistenti e per nulla preoccupati che, per la sopravvivenza di tale "encomiabile" sistema di valori, sia morto un loro figlio, non quello di un politico o di un rappresentante delle istituzioni (così, giusto per eguaglianza di opportunità...).
       Non uno, nemmeno a cercarlo, pare animato da istinti di vendetta o bellicosi. Tutti perfettamente calmi e controllati.

Le reazioni 
       Le reazioni politiche al fatto paiono ispirate al più perfetto gioco delle parti: i politici mainstream si appennano alla loro cultura, quelli populisti amano in genere lasciarsi inserire all'interno della cornice già preparata dai primi, con reazioni isteriche e sopra le righe, animate dal puro e semplice desiderio di raccattere qualche consenso elettorale in più. Nessuna analisi, nessuna recriminazione, nessuna ricerca di approfondimento. Solo reazioni isteriche, da neo-crociati, ispirate alla logica dei cani di Pavlov (molto adatta, per altro, al livello medio dei loro cervellini). Idem dicasi per la reazione della gente comune, che appartiene solo a due categorie: i benpensanti pacifisti (i più), i reattivi populisti e sovranisti (in genere scelti in modo che NON fuoriescano mai dall'immagine caricaturale di coloro che vorrebbero menare le mani per il semplice gusto di menarle e che guardano ad una rappresentazione caricaturale dell'Islam come i tori guardano a un drappo rosso).

Le indagini di polizia
       Il più delle volte, nonostante la crescente frequenza di questi eventi, le forze di sicurezza paiono non solo brancolare nel buio, ma neppure disporre di una rete di informazioni di base sulle galassie e le organizzazioni terroristiche esistenti all'interno di un Paese o a livello internazionale. Non poche delle persone che paiono avere partecipato attivamente a vari attentati sono arrivate in Europa con i flussi migratori, sono tutt'altro che prive di precedenti penali, sono state oggetto di provvedimenti di espulsione MAI eseguiti e, di fatto, hanno continuato ad agire del tutto indisturbate, fino al momento in cui non hanno organizzato un attacco terroristico.
       Dopo il medesimo (nel corso del quale hanno sempre dimenticato i loro documenti di identità sul luogo degli eventi, fatto la cui credibilità è pari a quella di vedere un asino che vola), spesso questi soggetti vengono uccisi sul posto, oppure dopo una breve caccia all'uomo da parte delle forze di sicurezza, oppure scompaiono nel nulla, insalutati ospiti. Rarissimi gli arresti, ancora più rari i processi pubblici, quasi del tutto inesistenti le informazioni su dove siano stati rinchiusi eventuali individui catturati, quali colpe stiano scontando, se e quando usciranno di galera.

Conclusioni
       A parere di chi scrive, tanto questa narrazione quanto la metanarrazione che la inquadra e la sostiene non reggono più, a meno che non si sia complici di chi l'ha organizzata o si sia totalmente stolti. Appare infatti del tutto evidente che, con premesse di questo genere, ogni attentato non è che l'anticipazione e il preannuncio di quello successivo e che, continuando a fare nulla esattamente come si sta facendo, ce ne saranno molti altri, anzi sempre di più. Potrebbe essere una manifestazione di impotenza, ma in realtà è molto di più: è una manifestazione di insipienza che evolve verso l'alto e diventa qualcosa di estremamente più sofisticato e complesso, un autentico messaggio sub-liminale che si articola come segue: "è vero che siamo classi dirigenti pessime, ma in fondo siamo solo ladri e grassatori, non assassini (e in verità anche questo non è così vero, anzi...). Dateci fiducia, almeno vivrete. Ed è proprio questo "almeno vivrete" la più gigantesca e folle menzogna che possa essere detta oggi agli europei: stretti tra ladri, grassatori e percettori, da una parte, e terroristi non si sa quanto autonomi e quanto eterodiretti (dall'esterno del Vecchio Continente o dall'interno...), si annuncia per loro un futuro pieno di soddisfazioni, di felicità e di... cortei funebri. Auguri!!

                                    Piero Visani










  

mercoledì 21 dicembre 2016

Urge un aggiornamento della narrazione


       So, per aver insegnato a lungo comunicazione e strategia mediatica in determinati ambiti istituzionali, che non si tratta di contesti in cui certe tematiche siano minimamente apprezzate, poiché raramente, per non dire quasi mai, se ne coglie l'enorme valenza. Tuttavia, un consiglio alle istituzioni europee e nazionali preposte alla sicurezza mi sentirei proprio di darlo: URGE un aggiornamento della narrazione di questi "attentati terroristici" perché - così com'è strutturata attualmente - rischia di diventare un colossale autogol, cui possono credere solo soggetti molto distratti o palesemente ipodotati. A tutti gli altri (anche se pochi...) può far sorgere (e lievitare...) certi piccolissimi pensieri...
        Del resto, in tutte le vicende di questo mondo, prevale in genere (o quanto meno dovrebbe prevalere) il divenire sulla conservazione più ottusa...

                  Piero Visani

One Way Terrorism


       Colpire solo così, alla cieca, contraddice anche parecchie valutazioni polemologiche, a cominciare dal fatto che non ha senso alcuno suscitare terrore solo nei cittadini comuni. E le cosiddette classi dirigenti? Per loro "zona franca"? Davvero un terrorismo a senso unico, malamente diretto o - chissà - accuratamente eterodiretto (genere: non fare danni a chi non ne deve subire).
       Certo è che, dopo anni che i terroristi sono in azione, si penserebbe a una qualche evoluzione delle loro direttrici operative e invece, sempre al punto di partenza.
       Mah...!

                         Piero Visani

L'insostenibile pesantezza della stupidità


       A quanto pare, una poveretta con parecchie lauree e master (certo in numero superiore a quelle di un ministro italiano medio), ha trovato la morte nell'attentato di Berlino. Il ministro Poletti potrà gioire: a questo punto, davvero non se la troverà più tra i piedi, perché neppure potrà decidere di tornare (ammesso e non concesso che avesse mai inteso scegliere di farlo).
       Per nostra assoluta fortuna, questo posto che chiamano Paese per motivi a me ignoti, sta finendo. Non credo che ci sarà uno, a parte chi ne trae quotidianamente profitto, che lo rimpiangerà.        

                     Piero Visani



Blog "Sympathy for the Devil": Classifica dei post più letti (21 Novembre - 20 Dicembre 2016)

      Un mese alquanto vivace, con un gran numero di visualizzazioni, in parte concentrate su alcuni post che sono assai piaciuti, ma in parte anche diffuse a massa su tutto lo spettro dei post, sia nuovi sia meno nuovi.
       L'elenco delle prime 15 posizioni nella classifica generale delle visualizzazioni evidenzia quanto segue:

  1. "Preparatevi alla guerra!", 1.337 (+1) - 02/07/2016;
  2. Non sarà il canto delle sirene, 878 (+3) - 06/08/2014;
  3. Carlo Fecia di Cossato, 830 (+1) - 25/08/2015;
  4. It's just like starting over, 585 (=) - 11/12/2012;
  5. Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 427 (+16) - 19/10/2013;
  6. L'islamizzazione del radicalismo, 328 (+1) - 03/07/2016;
  7. Non, je ne regrette rien, 300 (+1) - 29/12/2012;
  8. Una questione di stile: Giorgio Albertazzi, 250 (=), 28/05/2016;
  9. Umberto Visani, "Mai stati sulla Luna?" - Recensione, 224 (+224) - 16/12/2016;
  10. Un'evidente discrasia (in margine ai fatti di Parigi), 209 (=) - 08/01/2015;
  11. Salvatore Santangelo, "Gerussia" - Recensione, 207 (+207) - 17/12/2016;
  12. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 194 (+1) - 29/01/2014; 
  13. Formal Dinner, 188 (+27) - 12/11/2016;
  14. Quantum mutatus ab illo!, 184 (=) - 20/05/2013;
  15. JFK e lo "zio Adolf", 183 (=) - 17/05/2013.
       Nel complesso, le primissime posizioni della classifica delle visualizzazioni dei post del blog sono rimaste assolutamente stabili, con l'unica eccezione della crescita di Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande (+16). Notevole, per contro, l'irruzione di due nuovi ingressi: Umberto Visani, "Mai stati sulla Luna?" - Recensione (con 224 visualizzazioni, tutte nuove) e Salvatore Santangelo, "Gerussia" - Recensione (con 207 visualizzazioni, anch'esse tutte nuove). Questi due post sono anche quelli che sono emersi con maggior rilievo nel corso del mese in esame, mentre ha guadagnato due posizioni - dalla quindicesima alla tredicesima - il post Formal Dinner (+27 visualizzazioni), che era entrato nei Top 15 solo lo scorso mese.
       In ultimo, le visualizzazioni sono salite in totale a circa 95.600 e i post a 2.768, il che ha fatto nuovamente crescere il numero delle visualizzazioni per singolo post, che sono passate da una media di 34,1 a una di 34,5, ancora una volta nuovo record del blog.

                                   Piero Visani





martedì 20 dicembre 2016

Stile - 2


       Va detto che, se uno comincia in IV Ginnasio ad essere additato (anche dai professori) come un rappresentante dell'"Asse del Male", poi ci fa il callo e si diverte a vedere quanto amino strisciare i servi... Non si arrabbia più, sogghigna. Se dovessi tenere conto delle reprimende che mi sono preso in vita per colpe che non avevo commesso, non mi basterebbero tre ergastoli. Ma è il semplice destino di chi non piega la schiena e non si fa servo dei padroni del momento. Sono certissimo che tra gli "antifascistissimi" docenti dei miei anni liceali al d'Azeglio ci fossero alcuni solidi ex-fascisti. Li compiango.

                  Piero Visani

Stile


       Si accusano spesso le persone come me di essere cariche di livore per non aver avuto successo nella vita e per invidia nei riguardi di chi lo avrebbe avuto. Legittima contestazione. Tuttavia, poiché è giusto non limitarsi a guardare le pagliuzze negli occhi altrui e non vedere le travi (e i "travoni"...) nei propri, posso dire di non aver mai contribuito ad eleggere, come ministri della Repubblica, i Poletti, i Gasparri, i Calderoli e via lievitando verso le sommità del sapere.
       Ho sempre e solo scritto che questa repubblica, questa democrazia e i loro rappresentanti mi facevano ribrezzo. Se volete, non è una distinzione da poco...     

                                  Piero Visani     


lunedì 19 dicembre 2016

Tu chiamale se vuoi, omissioni...


       Siamo assolutamente sicuri che in questo Paese un movimento di cittadini, animato dalle migliori intenzioni (e non mi riferisco in alcun modo ai 5 Stelle, ma li utilizzo come spunto argomentativo), potrebbe davvero mescolarsi con la politica senza finire impantanato nelle paludi dei faccendieri, dei maneggioni, di quelli che sanno come "ungere la macchina", etc. etc.? Di quelli che hanno incarichi di responsabilità a Roma ma residenza a Malta (sic), che sono passati attraverso corpi dello Stato che non sai quanto vivano di vita autonoma e quanto sappiano distinguere il pubblico dal privato.
       In una parola, è ancora possibile - o lo è mai stato - fare politica in Italia senza "sporcarsi le mani" oppure ridursi a fare niente, perché la macchina della politica e della burocrazia funziona solo nelle mani di soggetti che definire inappuntabili è un risibile eufemismo?
       Mi piacerebbe sentire qualcuno, molto più autorevole di me, che evidenzi questa macroscopica degenerazione, perché siamo stretti nell'ambito di una dicotomia che è anche terribilmente contraddittoria e che si articola più o meno così:
1) occorre saper governare per poter gestire la cosa pubblica;
2) ma in che cosa consiste questo "know how": solo nel gestire con metodi tutt'altro che irreprensibili una macchina che PARE NON POTER FUNZIONARE ALTRIMENTI?
      E' come se, volendo commettere un reato, ci si affidasse ad una persona irreprensibile. Difficilmente otterremmo l'obiettivo iniziale, quello trasgressivo-criminale.
       Qui siamo all'esatto contrario: si vorrebbe governare onestamente, ma dove li trovi, in questo sistema politico-burocratico, soggetti che non abbiano la rogna? Come minimo, ci vorrebbe molta fortuna.
       Dal mio punto di vista, clamoroso è il "silenzio dei colpevoli" su tale straordinaria degenerazione: un sistema talmente inquinato e malato da poter funzionare solo se si ricorre agli agenti patogeni e se ne fa abbondante uso. Tutto il resto è mero placebo, con effetti analoghi a un placebo, ovviamente, cioè zero. La "più bella democrazia del mondo", quella di Gomorra!

                                 Piero Visani

sabato 17 dicembre 2016

Salvatore Santangelo, "Gerussia" - Recensione

      La mia amicizia con Salvatore Santangelo risale a parecchi anni fa, quando entrambi, a scadenze alterne, curavamo due rubriche di problematiche storico-militari, strategiche e geopolitiche sulle pagine del Secolo d'Italia. Tale amicizia si rinsaldò quando Salvatore mi chiese di scrivere la prefazione del suo libro Le lance spezzate (Nuove Idee, Roma 2007), prefazione alla quale sono molto legato perché la considero uno dei momenti più convincenti (almeno per me, ovvio...) della mia formulazione di pensiero in materia militare.
       Ci conoscemmo di persona solo dopo, nel 2008 (se ricordo bene), e scoprimmo pure di avere altre affinità, come "un terribile amore per..." i wargames, al punto che io fui stupito che ci fosse chi potesse amarli più di me e anche saperne più di me in materia. Negli anni successivi, la mia vita ha preso un solido e deciso andamento verso il basso, ma qualche mia vicissitudine non ha minimamente incrinato la nostra amicizia, che ormai è solida e consolidata.
       E' con grande gioia, dunque, che mi accingo a recensire l'ultimo prodotto della fertile penna di Santangelo, vale a dire Gerussia. L'orizzonte infranto della geopolitica europea (Castelvecchi, Roma 2016, 192 pp., 18,50 Euro), un saggio nel quale egli analizza in profondità le relazioni tra la Germania e la Russia, vale a dire tra le due potenze più importanti della Vecchia Europa, le quali - nel corso del tempo - hanno avuto un rapporto difficile e controverso, che è passato dalle fasi di distensione a quelle di conflitto portato agli estremi (come nel 1941-45), ma che di fatto non hanno mai smarrito del tutto il sottile legame che le ha unite nel corso del tempo e che, oggi più che mai, ancora le unisce, facendone il potenziale asse portante di una ricostituita (e solidissima) struttura euroasiatica.
       Di questa realtà, l'Autore esamina in profondità le dinamiche, avvalendosi di un imponente apparato bibliografico, al quale fa continuamente e giustamente riferimento, per corroborare le sue tesi con il sostegno delle migliore produzione scientifica sul tema.
       Il libro si divide in cinque capitoli, di cui i primi due sono dedicati a una valutazione del ruolo della Germania, in particolare di quella uscita distrutta e divisa dalle rovine del secondo conflitto mondiale e poi approdata ad una in fondo insperata riunificazione a seguito del crollo del comunismo sovietico e dell'URSS. Il terzo capitolo consiste invece in un'attenta analisi dell'evoluzione della Federazione Russa dopo la fine del comunismo e delle modalità con cui essa, dopo un periodo di tensioni interne e di smarrimento, abbia saputo trovare una propria nuova identità e un proprio nuovo ruolo sotto la guida energica e astuta di Vladimir Putin, l'uomo che sta cercando con impegno diuturno di riportare il suo Paese all'antico splendore, per farne nuovamente un protagonista della politica mondiale.
       Santangelo disegna con maestria le tappe di un'evoluzione che ha mutato nel profondo la natura della Russia, trasformandola nel giro di due soli decenni da una sorta di bersaglio privilegiato dell'egemonismo di marca statunitense a una potenza militarmente forte, rispettata e sempre più in grado - grazie soprattutto all'autonomo sviluppo di una propria cultura di potere - a svolgere sulla scena globale un ruolo che non è solo meramente politico-strategico, ma anche culturale, visto che essa sta pian piano riportando all'onor del mondo valori e tradizioni che l'Occidente di cultura americana ha sempre più cercato di rigettare.
       A fondamento del ritorno della Russia a protagonista di un mondo multipolare non vi è soltanto la ristrutturazione della sua classe dirigente e l'articolazione della medesima intorno a una visione ostile al liberismo e all'economia di mercato, ma anche una componente geopolitica e geoeconomica fondamentale come quella rappresentata dalle sue enormi ricchezze energetiche (petrolio e gas naturale), oggetto del capitolo quarto.
       Su questo sfondo, la storia d'Europa conserva ovviamente un notevole peso, anche solo per il carico di ricordi poco piacevoli che essa evoca (ne tratta il capitolo quinto), ma non c'è dubbio che un notevole coacervo di interessi spinge oggi la Germania e la Russia ad un incontro che potrebbe benissimo non essere un abbraccio mortale per entrambi, ma risultare tale semmai per gli Stati Uniti e la loro rigida visione imperiale, fondata sul controllo dei mari e delle grandi linee commerciali internazionali, e comprensibilmente ostile al formarsi di una solida massa euroasiatica di cui Germania e Russia risulterebbero le inevitabili protagoniste.
        E' ancora presto per dire quali saranno gli sviluppi futuri di queste linee evolutive. Quel che è certo è che la presidenza Trump pare volersi inaugurare con una condivisibile attenzione a non ricercare uno scontro frontale con la Russia, ma ad aprire forme di dialogo che possano garantire gli USA da una potenziale convergenza tra Berlino e Mosca, che per loro potrebbe risultare certamente esiziale.
        Lungo queste direttrici, Santangelo si muove con competenza e maestria, riuscendo da un lato a non rimanere intrappolato all'interno di una visione scopertamente ideologica ma, dall'altro, a non restare prigioniero di quell'ortodossia occidentalocentrica che, in un Paese a sovranità limitata come il nostro, è una garanzia di commesse e carriere (meno di scientificità...). Da studioso serio, l'Autore antepone il suo amore per l'indagine scientifica alla declinazione di stracche e banali "verità rivelate", e questo accresce ulteriormente il valore già elevato del suo saggio, che - e la considerazione certo non guasta - è anche di piacevole lettura pure per i non specialisti.

                                             Piero Visani







venerdì 16 dicembre 2016

Umberto Visani, "Mai stati sulla Luna?" - Recensione

       Una delle cose più divertenti che possano capitare a chi si avventuri nei difficili sentieri della revisione storica consiste, da una ventina d'anni a questa parte, nell'essere fatto oggetto della pesante accusa di "complottismo". Accusa pesante non in sé, ma perché, una volta formulata, essa intende mettere in moto un meccanismo di demonizzazione a carico del malcapitato che è riuscito ad attirarla sulla sua persona.
       Dal momento che oggi si (s)ragiona per paradigmi mentali sempre più schematici ed elementari, è facile che, se un Autore viene accusato di "complottismo", l'opinione pubblica venga a sua volta deliberatamente orientata in quella direzione, vera o (soprattutto) falsa che sia.
       In verità, nessuno intende "complottare" alcunché, ma semplicemente cercare di spingere l'indagine scientifica e storica un po' oltre rispetto a dove era arrivata fino a ieri. Ne consegue che, accusare chi si sforza di allargare, per quanto di un minimo, i confini della conoscenza, equivale più che altro a cercare di bloccare i suoi tentativi sul nascere, dando per scontato - a priori - che essi siano erronei, falsi e infondati. Ma è davvero così? Davvero storia e scolastica sono la stessa cosa? Davvero ripetere come un mantra una serie di "verità rivelate" equivale a un metodo scientifico? E come mai certe "verità", per risultare tali, hanno solo bisogno di essere ripetute ad infinito, accolte a scatola chiusa, mai sottoposte ad una disamina approfondita?
       Partendo da questo presupposto, mio figlio Umberto, giunto ormai al suo terzo libro, dopo Mondi alieni e Ubique, ha deciso di indagare - in questa sua nuova fatica di saggista: "Mai stati sulla Luna? Misteri e anomalie delle missioni Apollo", Revoluzione Edizioni, Torino 2016, 211 pp., 12,90 euro - sui numerosi aspetti, tutt'altro che chiari, che sono connessi alle missioni spaziali Apollo.
         Il punto da cui egli prende le mosse è che, a quasi cinquant'anni dallo storico allunaggio del 21 luglio 1969, sono ancora numerosi i dubbi che aleggiano in relazione all'effettivo sbarco dell'uomo sul nostro satellite, alimentati da una serie di fotografie ufficiali della Nasa piene di incongruenze tecniche. Non ho competenze specifiche sul tema, ma, da persona che scrive per professione, posso dire che il libro è costruito come un'indagine serrata, organizzata secondo un filone principale e una serie di variabili che su questo si innestano, aprendo opzioni e scenari tutti egualmente interessanti.
       Ne scaturisce una narrazione che non è per nulla "complottista", ma esamina una dopo l'altra una serie di problemi e aporie, evidenziando come molte siano a tutt'oggi le incognite che gravano su una vicenda che è assai meno chiara di come la si vorrebbe far apparire. Come spesso accade, siamo in presenza di eventi in cui il peso della narrazione è frutto in parte di accadimenti e in parte (forse anche in parte molto maggiore) di manipolazioni aventi evidenti intenti politici e propagandistici.
        L'Autore ci accompagna con competenza e maestria in questo percorso, senza avere la pretesa di fornire risposte apodittiche e tanto meno definitive, ma cercando di sollecitare il lettore alla riflessione e all'approfondimento, e ponendo in rilievo come certe affermazioni siano state fatte, e sovrarappresentate, anche nell'intento di sottorappresentarne altre. In una parola, nulla vieta alle missioni Apollo di aver portato degli esseri umani sulla Luna, ma che cosa è accaduto davvero nel corso delle medesime, cosa è stato incontrato, quali misteri sono emersi e - interrogativo cruciale - come mai sulla Luna, da allora, non ci è andato più alcuno?
       Un libro incalzante, in definitiva, che si legge d'un fiato, anche in una sola serata, e che ha il pregio di far comprendere pure al lettore più maldisposto una questione fondamentale: dove ci sono "verità rivelate" è probabile che spesso ci siano anche "bugie sedimentate". Capire questi meccanismi, e come vengano fatti funzionare, risulta assai più importante - in definitiva - che la vicenda in sé, perché essi vengono applicati, da tempo immemorabile, a tutto il nostro vivere associato, nella beata indifferenza di chi ama ancora credere alle favole, e si pregia di illudersi che siano pure mitopoietiche. La verità è un po' diversa, ma non è nelle mani di questo o di quell'autore, bensì di uno sforzo comune che l'umanità dovrebbe fare per cercare di analizzare e comprendere tutte le questioni che le si pongono di fronte, piuttosto che accettare passivamente di essere depistata e/o fuorviata. Se non altro perché, con il tempo, le "verità rivelate" tendono a diventare "verità inconfutabili", e allora sono dolori... E chi le contesta viene assegnato d'ufficio a una lunatic fringe. Il che - come minimo - è da considerarsi paradossale...

                                      Piero Visani







Scambi culturali


       Pare che alcune università di lingua germanica, dopo aver ritirato la laurea a "personaggetti" di minuscolo spessore culturale come tali Martin Heidegger e Konrad Lorenz (per di più pesantemente compromessi con l'orribile regime nazista), abbiano ritenuto di rendere disponibili questi titoli di studio per valenti personaggi italiani che purtroppo - a seguito di un destino cinico e baro, di sicure vicissitudini esistenziali e di un impegno politico diuturno, tale da non consentire distrazioni di altro genere - non hanno potuto a tutt'oggi fregiarsene, come il ministro (non scrivo "ministra", non esercito la nobile arte del leccare le terga...) della Salute Beatrice Lorenzin e la sua collega Valeria Fedeli, titolare del dicastero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.
       La presidenza del Consiglio dei ministri ha accolto di buon grado la proposta e ora si tratta semplicemente di stabilire data e luogo del conferimento di queste due lauree "honoris causa".
       Per aumentare il valore culturale del tutto, si ritiene che l'ambito riconoscimento verrà conferito alle due valenti studiose in una di quelle università del Sud (chiedo scusa, ma non ricordo quale) in cui tutti i docenti di un medesimo Dipartimento sono anche componenti della stessa famiglia (non ricordo se la parola deve essere scritta minuscolo o maiuscolo...).
       Grande soddisfazione è stata espressa dai governi dei due Paesi per una scelta basata su correttezza politica, innegabile valentia accademica e - visto il luogo scelto per il conferimento delle due lauree - anche sicura deontologia professionale...

                          Piero Visani



Hybrid Warfare


       Prendi un Paese, su cui hai messo gli occhi. Destabilizzalo dal profondo grazie a un gruppo terroristico (l'ISIS) da te foraggiato e pagato. E fai centinaia di migliaia di vittime.
        Poi, dal momento che ogni azione comporta una reazione, ti ritrovi addosso le Forze Armate russe (non propriamente una mammoletta) e il rinvigorito esercito del Paese destabilizzato, la Siria.
       Riconquisti "manu militari" (e come, se no, con gli appelli alla pace nel mondo?) i territori che ti avevano brutalmente sottratto per creare lo Stato islamico e, nel farlo, ci va di mezzo una città, Aleppo.
       Una città che - secondo le migliori tradizioni della numerologia occidentale... - è composta da "sei milioni" di qualcosa: sei milioni di abitanti, sei milioni di bambini, sei milioni di profughi, sei milioni di ospedali, etc. Cifra che - a pensare andreottianamente male - ha un forte valore evocativo...
      Riconquisti quella città che faceva parte del tuo territorio, e naturalmente succedono varie cose, non tutte da collegio di educande. A quel punto, esattamente come in certe corti "di giustizia" occidentali, scatta il meccanismo per cui, se qualcuno viene a casa tua con intenzioni ostili, la colpa è tua, che forse sei troppo ricco, troppo esposto, troppo arrogante, troppo ad alto profilo. Chi ti ha invaso, per contro, è necessariamente un bravo ragazzo, anche se si avvale di esperti tagliagole.
       Dopo le coperture sul campo di battaglia, scattano quelle mediatiche e tu, che ti eri limitato a riprendere il controllo di casa tua, inevitabilmente "con un po' di aiuto degli amici", visto che i nemici sono tanti e potenti, ti ritrovi ad essere il colpevole e l'atto di accusa che ti viene rivolto è: COLPEVOLEZZA DI ESISTERE. NON DOVEVI STARE QUI, A CONTROLLARE LA SPONDA MERIDIONALE DEL MEDITERRANEO E MAGARI DARE DELLA BASI ALLA RUSSIA. QUI CI DOBBIAMO STARE NOI, CHE SIAMO I "BUONI". Ne abbiamo diritto "per grazia ricevuta"!
       A quel punto ti calmi, capisci l'antifona e ti rendi conto che, ogni volta che ti accusano di "crimini contro l'umanità", sono i tuoi nemici che li hanno commessi, ma a loro dà fastidio ammetterlo, non fa fine, e dunque preferiscono accusare te. Fino a che non hai reagito - e vinto - bambini sotto i loro colpi e le loro bombe NON ne morivano, e neppure crollavano case od ospedali. Bastava che ti piegassi e tutto si sarebbe risolto senza un solo crimine umanitario. MA COME HAI FATTO A NON CAPIRLO, CARO AMICO SIRIANO?

                                    Piero Visani

giovedì 15 dicembre 2016

Asimmetrie


       Nella "democrazia" italiana ci sono quelli che sono uguali e quelli che no.
       Quelli che hanno diritto di parola e quelli che no.
       Quelli che sono la politica e quelli che - giudicati dai primi (fantastico esempio di terzietà!!!) - sono "l'antipolitica".
    Quelli che hanno la maggioranza in un parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale, e quelli che sono in minoranza e non hanno diritto a protestare, perché sono "l'antipolitica".
      E situazioni del genere se ne potrebbero citare a bizzeffe, in molti campi, dai quali emerge con forza che "l'italiano vive nel migliore dei mondi possibili" e che gli unici pericoli vengono dalle forze antisistema, cioè - in una parola - a chi si oppone, quali che ne siano le ragioni - a un sistema che, per chi non abbia gli occhi foderati di prosciutto o forti interessi economico-finanziari all'interno del sistema stesso, è assai affine a quello della Corea del Nord.
       Su questo sfondo - certamente assai ameno per la "profondità" di certe analisi - l'unica teoria che sarebbe ancora assolutamente credibile, per gli apologeti dell'esistente, è quella del marchese del Grillo: "Io so' io e voi non siete un cazzo!". Volgarotta, ma chiara, innegabilmente esplicativa ma soprattutto coraggiosa. E' ora infatti che i "democrats" la smettano di citare fascismi, nazionalsocialismi, comunismi e quant'altro, E PARLINO DELL'UNICO TOTALITARISMO RIMASTO BEN VIVO E VEGETO, QUELLO DEMOCRATICO! Comodo e francamente squallido fare riferimento alle storture del Novecento. Siamo nel 2016, quasi 2017... E' ora di AGGIORNARE LA NARRAZIONE DELLE STORTURE DI QUESTO MONDO, altrimenti si sarà legittimati a citare l'impero romano, Attila o i Visigoti. E a far credere alla gente che le responsabilità di costoro siano attuali o - perché no? - la loro minaccia: Attila è alle porte e ha il volto spiritato di Beppe Grillo. Suvvia...!

                                                    Piero Visani

Album di famiglia


       Sono cresciuto in un ambiente dove, se non facevi attacchinaggio non eri un uomo e, se ti preoccupavi di pensare, eri un intellettuale, inutile e magari anche "frocio".
       Stupito da tale concentrato di genialità, mi sono messo a farmi i fatti miei e ho visto che, in quell'ambiente fantasticamente "machista", praticamente i capi hanno tradito tutti, con gente che è passata - spesso senza nemmeno fasi di transizione/compensazione - dall'esaltazione di Himmler all'indossare la kippah. Molto spesso non facendo neppure gridare alcuno al tradimento, visto che per un po' hanno avuto posti, posticini, merende e merendine da spartire, talvolta anche con generosità... E dunque molti occhi si chiudevano, ovviamente.

       Credo quindi di potermi permettere di citare, senza rimproverare alcunché ad alcuno, una vecchia canzone dei Nomadi: "Come potete giudicar?". Oltre tutto, per i più attenti esegeti dei testi, ho ancora i capelli lunghi e nessuna intenzione di tagliarmeli.
       Claro, no...?

                                 Piero Visani

mercoledì 14 dicembre 2016

Il valore della vita


       Ad onta delle non poche cose discutibili che il M5S ha fatto, fa e farà, credo che sia ormai giunto il momento - constatata la natura assolutamente imbelle e parolaia della parte meno castrata e castrante del centrodestra italiano - di fare qualche nuovo ragionamento e qualche nuova riflessione sul Movimento stesso e i suoi obiettivi.
       L'ora è grave - si dice - ed è vero, ma i "grillini" hanno rimesso in movimento energie che in questo Paese parevano scomparse, sepolte sotto un universo di furti, ruberie, privilegi, esenzioni e "cerchi magici".
       A tutt'oggi, penso che si tratti di un movimento eterodiretto e con le idee tutt'altro che chiare, a parte l'obiettivo di incanalare la protesta in una direzione ancora gestibile, ma poiché oggi la "governabilità" è garantita da uno dei più solidi nuclei di personaggi discutibili (uso volutamente un formidabile eufemismo) che siano mai comparsi nella già disgraziatissima storia di questa Repubblica, ritengo che sia giunto il momento di lasciar cadere ogni pregiudiziale e di muovere risolutamente nella direzione del cambiamento, con TUTTI coloro che siano disponibili ad accettarlo e favorirlo.
       La storia d'Italia e quella d'Europa oggi non si scrivono certo con l'immobilismo, anche perché l'unico frutto di quest'ultimo non può essere che il "rigor mortis". Non servono la governabilità, la stabilità o qualche altra cosa adatta ai fautori (consapevoli o meno) dell'Italia dei privilegiati e dei ladri. Servono idee nuove, in movimento. Per parafrasare un noto detto, di un celeberrimo personaggio che in vita sua fece cose egregie, occorre "andare verso la vita".
       Davanti al disastro, ci si deve alzare in piedi. Sarà peggio di quello in cui siamo immersi? Lo scopriremo solo vivendo. L'altro, invece, lo scopriremo solo morendo (e siamo già assai vicini all'evento ferale).
       E' tempo di una "union sacrée", il "partito dell'antifurto", che metta insieme tutti coloro che ancora credono che l'Italia NON debba essere quella immonda cloaca cui l'ha ridotta la partitocrazia.

                                          Piero Visani

Il valore dell'eguaglianza nelle democrazie


       Ho sempre avuto stima infinita in un sistema dove, se cerco di prelevare 5.000 euro in banca mi fanno storie, mentre vicende come quella Laboccetta-Corallo-Tulliani portano alla luce situazioni leggermente diverse, dove anche gli spostamenti di centinaia di milioni di euro, per di più tra "paradisi fiscali" e società di comodo, non interessano a nessuno e TANTO MENO all'Agenzia delle Entrate o alla Guardia di Finanza.
       Perché siamo cittadini, mica sudditi o schiavi, nevvero? E siamo tutti uguali di fronte alla legge, no?
      Iniziare un pomeriggio ridendo a crepapelle su queste cose e su quelli che affermano - spero per loro non seriamente - di credere alla "naturale bontà" del sistema, mi diverte assai.

                                  Piero Visani

martedì 13 dicembre 2016

Divertissement


       Trovo molto divertente additare come reale una minaccia che, nella sua modestia, non è ancora nemmeno definibile come potenziale, e tacere - per ragioni magari indicibili - su una realtà talmente incombente da suscitare forti preoccupazioni in tutti coloro che, anche su sponde molto distanti, sono seriamente in ansia sul futuro di questo Paese.
       Trovo ancora più divertente attribuire responsabilità ai presunti "mostri" evocati dalle colossali magagne del sistema politico-sociale esistente. Se anche tali "mostri" davvero esistessero (e personalmente non li vedo, ma potrei avere una visione unilaterale, ovviamente), mi piacerebbe che venissero spese due paroline - giusto per "par condicio" - su chi, con i suoi terribili errori, li ha evocati. Anche perché pretendere che i propri nemici (non userò mai la farsa semantica di "avversari", perché non si addice a certi soggetti ed a questa fase storica) muoiano suicidi è certamente legittimo (e, stando alle statistiche più recenti, frutta al sistema politico esistente qualche migliaio di vittime l'anno), ma è pure - ovviamente - uno dei più fantastici "wishful thinking" che possano esistere. Errori sì, regali nessuno... E l'"hostis" schmittiano è infinitamente meno pericoloso dell'"inimicus".

                                    Piero Visani