mercoledì 20 settembre 2017

Forza Catalogna!

       Gli Stati nazionali sono un tragico inganno. Se ne stanno accorgendo - ovviamente a loro spese - anche i Catalani. Centralismo, tasse, burocrazia, etc. Immigrazione indiscriminata ammessa, secessione suffragata da vasto consenso popolare, no. La base del più democratico dei principi...
       Le comunità nazionali possono sforzarsi di garantire un governo maggiormente gestito dal basso e più rispettoso delle identità. Con prospettive di crescita in varie direzioni...

                     Piero Visani



Minima immoralia

       E' bello sentirsi fare la morale da soggetti individualmente e anche familisticamente parecchio chiacchierati. E' bello sapere che verranno a dare la caccia ai tuoi contanti, nel caso - in fondo abbastanza improbabile, nell'Italia attuale - che tu ne abbia ancora nascosti da qualche parte e non siano 30 o 40 euro.
       E' bello sapere che chi è riuscito a svuotare di contanti e anche di altri valori un discreto numero di banche non sia sazio, ma ora punti anche ai patrimoni privati. Ovviamente per "contrasto anti-evasione". E per cosa, se no?
       E' tuttavia altamente lodevole che, dopo aver occultato per anni i propri progetti dietro infingimenti di comodo, ora la caccia al denaro altrui si faccia dichiarata ed esplicita. E' un atto di coraggio. Manifestarsi per quello che si è, è sempre un atto di coraggio. Chapeau!

                           Piero Visani


P.S.: l'immagine ritrae dei boschi. 



lunedì 18 settembre 2017

Ritorni

       Ogni singola pietra di quel paesino mi ricorda qualcosa, perché ci passai le mie vacanze estive dal 1956 fino al 1964 almeno. Non ho ricordi particolari, in positivo o in negativo, ma ho molti ricordi in assoluto e la mia natura speculativa mi induce sempre a chiedermi per quale ragione si ritorna in un luogo e non in un altro. Uno dei miei quesiti costanti è quello sui percorsi esistenziali, su cosa stia loro dietro e a quali (eventuali) vite precedenti ciò afferisca.

                        Piero Visani



Riletture - "Fight Club"

       Per esigenze di lavoro, mi sono riletto Fight Club, di Chuck Palahniuk (Oscar Mondadori, Milano 2013). Scritto nel personalissimo stile dell'Autore, è comunque un'autentica miniera di spunti di contestazione nei riguardi della società capitalistica e del suo inesistente substrato etico.
       Resta abbastanza singolare, per me, notare come certi libri (da cui, per di più, come in questo caso è stato tratto un film celeberrimo) passino sul pubblico senza lasciare particolarmente tracce, nel senso che paiono determinare uno stimolo di coscienza pari - come entità - a quella che potrebbe dare uno spazzolino da denti azionato a pile. Poi tutto torna come prima. Forza dell'abitudine, conformismo, rassegnazione? Mah...

               Piero Visani




Battaglia di Antietam, 17 settembre 1862

      La prima invasione confederata del Nord, che negli intendimenti del governo sudista avrebbe dovuto indurre Gran Bretagna e Francia a prendere in maniera più decisa le parti della Confederazione e magari addirittura intervenire nel conflitto a fianco ad essa, venne bloccata ad Antietam, nel Maryland, il 17 settembre 1862, e si risolse di fatto in uno stallo, che tuttavia impedì al generale Lee di procedere ulteriormente nella sua avanzata verso Nord e lo costrinse a ritirarsi in Virginia, da dove aveva lanciato la sua offensiva.
       La battaglia è passata alla storia della Guerra Civile americana come "the bloodiest single day", vale a dire come lo scontro armato - combattuto nell'arco di un solo giorno - in cui si registrarono le perdite più gravi.
       In effetti, gli unionisti ebbero un totale di 12.410 perdite, di cui 2.108 morti, pari al 25% del totale degli effettivi.
       I confederati ebbero 10.316 perdite, di cui 1.546 morti, pari a ben il 31% del totale degli effettivi.
       A ciò si deve aggiungere che, nelle settimane immediatamente successive allo scontro, altri 1.910 unionisti e 1.550 confederati morirono a seguito delle ferite riportate in combattimento, mentre 225 unionisti e 306 confederati, inizialmente considerati "dispersi", vennero ufficialmente accertati come morti.
       Di fatto, la battaglia di Antietam (che nel Sud in genere è nota come battaglia di Sharpsburg) vide la morte di ben 7.650 soldati americani, il che equivale a dire che essa rappresenta lo scontro più sanguinoso, in termini di mortalità dei combattenti in esso impegnati, di tutta la storia militare americana. Ovviamente vi sono state battaglie più sanguinose di Antietam - nell'ordine Gettysburg, Chickamauga, Chancellorsville e Spotsylvania Courthouse - ma tutte durarono più di un giorno, mentre Antietam fu un autentico massacro esauritosi in meno di 24 ore.
       Per letture ulteriori sulla battaglia, mi permetto di consigliare, oltre al fondamentale saggio di Raimondo LURAGHI, Storia della guerra civile americana, Einaudi, Torino 1966, che dedica ad Antietam tutto l'XI Capitolo, Norman S. STEVENS, Antietam 1862. Il giorno più sanguinoso della Guerra Civile, traduzione italiana, Edizioni del Prado, Madrid 1999; e il fondamentale Stephen W. SEARS, Landscape Turned Red. The Battle of Antietam, Popular Library, New York 1985, che ne esamina ogni possibile dettaglio.

                              Piero Visani










venerdì 15 settembre 2017

Gli anni che verranno

       Ogni volta che, in questa "espressione geografica", si parla di provvedimenti liberticidi, il borghese nostrano - moderato e demente (è una tautologia...) - sorride, sghignazza, lancia anatemi a carico di chi si avventa in previsioni varie. Esperto di politica internazionale grazie a "Risiko" e di economia grazie a "Monopoli", nutre solide certezze, tutte smentite dai fatti, ma di cui non si è accorto (per la precisione, né delle certezze né tanto meno dei fatti...).
       Un tempo, la sola idea del sequestro dei conti bancari anche per motivazioni debolissime e non confortate da una sentenza della magistratura, era ipotesi assolutamente impensabile. Ora è pratica quotidiana.
       Un tempo, passare alla difesa l'onere della prova era cosa assolutamente impensabile, su questioni fiscali aut similia. Ora è pratica quotidiana.
       Un tempo, i controlli su tutto e tutti - meno i "migranti", ovviamente - erano opzione da Stato totalitario, ora sono prassi quotidiana.
       Un tempo, la sola ipotesi di sequestrare case private e alloggi sfitti per ospitare "risorse" avrebbe provocato una levata di scudi. Ora accadrà a breve.
        Quindi sentirsi ridere in faccia quando si sostiene - come fa chi scrive - che in futuro sarà vietato l'espatrio dei giovani, in particolare di quelli acculturati, può essere accettabile (dopo tutto risus abundat in ore stultorum...), ma non cambia il fatto che questo divieto sarà applicato, come quello all'uso di contanti e come tanti altri. La democrazia totalitaria, infatti, si basa esclusivamente su DIVIETI, tutti imposti per il nostro bene...
       La deriva totalitaria di questa democrazia-farsa è pienamente in atto e si accentuerà giorno dopo giorno. Per ora siamo ai reati d'opinione e a quelli fiscali, ma il resto sta arrivando pian piano. Sotto il profilo della democrazia totalitaria, del resto, l'Italia è ormai considerata un Paese laboratorio e anche Mutti Merkel - che sicuramente sente fremiti profondi quando può occuparsi delle "vite degli altri", come faceva con profitto quando era saldamente radicata nelle strutture della DDR, noto fenomeno di liberalismo politico... - ritengo che guardi con interesse a un Paese dove gli sviluppi futuri dell'Eurolager (vale a dire la trasformazione del medesimo in un lager tout court, secondo le note inclinazioni del popolo ispiratore...) vengono svolti con un certo anticipo rispetto al resto dell'universo concentrazionario europeo.
       Non ho altri commenti da fare, per ora. Per rimanere in metafora potrei dire: "Io mi sto preparando, è questa la novità", ma mi ci sto preparando da una vita, per cui...

                                Piero Visani


giovedì 14 settembre 2017

I diritti di sudditanza

       Vado a denunciare un furtarello subito da mia madre. Mi guardano come dire: "ma perché vieni a romperci?". Mi indicano, con aria scocciata, un modulo da compilare. Lo compilo in fretta, so ancora scrivere. Mi guardano come un alieno (un alieno alfabeta...). Mi strappano quasi il modulo di mano e lo gettano in un contenitore dove ce ne saranno altri cento. Non una parola, un segno, un'indicazione. Chiedo: "è tutto?". Non c'è risposta, solo uno sguardo eloquente che mi invita a togliermi rapidamente dai piedi. Eseguo, dopo tutto è un Paese libero e democratico, e lo Stato è amico...
      Ricordo, parecchio tempo fa, reduce da un'esperienza in Svizzera dove la polizia mi aveva suonato al campanello e invitato - neppure troppo gentilmente - a non fare docce dopo le 22.30 perché i vicini avevano protestato, una mia visita analoga presso i vigili urbani di un Comune del Torinese per protestare contro un cane che abbaiava ininterrottamente tutta la notte. Mi risero in faccia e mi dissero che avevano cose molto più importanti di cui occuparsi. Siccome poi la giunta di quel Comune venne sciolta per mafia, mi immagino che stessero indagando... O almeno lo spero.
      Ricordo poi che, a seguito di un'aggressione subita da mia moglie davanti a un supermercato da parte di alcune "risorse", mi venne detto dalle forze dell'ordine (perdonate l'eufemismo...) che i poveretti stavano solo esercitando il loro "diritto alla sopravvivenza" e che io dunque evitassi di rompere le scatole (testuale...).
      Non mi sorprendo, quindi, che le denunce della madre della ragazza uccisa nel Salento, siano cadute nel vuoto più assoluto. Allo Stato italiano interessa qualcosa di noi sudditi/schiavi? Nulla di nulla. Ovvio, interessiamo se si tratta di multe, ammende, imposizioni fiscali, balzelli vari e cose da pagare, per il resto siamo quantité négligeable. Manco ci vede e sa chi siamo. Poveri cristi da spremere. Gente che deve pagare e tacere. Se abbiamo diritti di sudditanza (non mi faccio più fregare a chiamarli di cittadinanza...), essi consistono nel tacere, pagare e subire sodomie, per ora metaforiche, ma non è detto che in futuro...
       Tempo fa, insieme ad un'amica amante di zingarate, avrei voluto che lei andasse in un posto di polizia a dichiarare di aver "perso due figli". La scommessa era che - come in "Amico fragile", di Fabrizio De Andrè - i baldi tutori dell'ordine le avrebbero risposto: "Signora, lei è una donna molto distratta"... Poi, pensandoci su, abbiamo preferito evitare di incorrere in guai e siamo tornati a goderci i nostri diritti di sudditanza/schiavitù: tacere, pagare, subire e ringraziare per le varie sodomie subite. Quanto è bello vivere nel "migliore dei mondi possibili". Viva l'Italia!!

                     Piero Visani


mercoledì 13 settembre 2017

Memento per le "anime belle"

       Passare da un governo ad un regime non richiede né fiaccolate notturne delle SA, né "guardie rosse" operanti in "un vento a trenta gradi sotto zero", ma - per rimanere in metafora - è sufficiente che "gli orinali" della politica si riempiano di leggi liberticide, leggi contro i reati di opinione, leggi che vietano tutto a tutti: l'uso del contante, la possibilità di girare liberamente la domenica nelle grandi città, la necessità di doversi dotare di 3.500 documenti per fare qualsiasi piccola cosa, e via farneticando.
       Un Paese siffatto non è più una democrazia. Se poi ha un parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale, è proprio una dittatura, oppure una struttura di potere extra legem. Puoi ancora uscirne liberamente, per ora, ma fino a quando?
       Tuttavia, meglio non preoccuparsi: il campionato di calcio prosegue, il Festival di Sanremo pure, i programmi televisivi che fanno audience anche. Dunque tutto a posto. "Liberi...liberi", direbbe Vasco Rossi.
       Dunque, via con "il migliore dei mondi possibili": se poi ci sarà un'alluvione, un terremoto, una "risorsa", un "criminale stradale" o uno spacciatore a portare via noi, le nostre famiglie o qualche altro nostro affetto, il nostro patrimonio mobiliare o immobiliare, non preoccupatevi, sarà il prezzo che avremo pagato al progresso. Qualcuno doveva pur pagarlo, no, affinché i democrats potessero stare bene e farci costantemente la morale? Siamo finiti nel lato sbagliato della Storia. Capita. Loro sono in quello giusto. "Liberi...liberi". Loro sì. E noi...?

                 Piero Visani



martedì 12 settembre 2017

Governanti e governati

       Sarò strano io ma, in un Paese in cui si rimane costantemente sepolti sotto mari di melma, acqua, guano, burocrazia, fiscalismo, stupidaggini, geremiadi e idiozie, che il parlamento possa occuparsi - nella tranquillità generale - della legge Fiano e di quella sullo Ius soli, e di null'altro, rende evidentissimo che ci sarà forse un problema di governanti, ma il problema vero, gravissimo e insolubile è quello dei governati, molti dei quali, in definitiva, sono molto ma molto più stolidi di chi li governa, e solo una minima parte di essi ne ricava benefici diretti. Tutti gli altri ne ricavano solo danni.
       Un esempio eloquente: nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943, mentre gli Alleati erano già sbarcati da due settimane in Sicilia, le loro bombe fioccavano dal cielo su tutta Italia e la guerra era palesemente perduta, ci volle un colpo di Stato della monarchia per abbattere il regime fascista. Si dirà che era un regime totalitario, ma neppure lo era, al massimo era autoritario. E tuttavia non era certo una democrazia, seppure con voto centellinato come l'attuale. Sarebbe interessante sapere, se si fosse votato, quanti consensi avrebbe raccolto il PNF. In ogni caso, è sufficiente guardare a quanti ne raccoglierebbero oggi PD, M5S e Centrodestra, dopo tutte le nefandezze che hanno commesso, per capire che il questo Paese il consenso non è un problema: i problemi sono il conformismo, il misoneismo e l'idiozia.

                             Piero Visani



Militaria

       Qualche volta sono bonariamente accusato da amici di parlare troppo spesso di questioni militari straniere. E' vero, ma, pur avendo avuto una forte identità nazionale, da giovane, da tempo l'ho persa del tutto. E' molto probabile che, sentendola risuonare con le dovute note, sarei in grado di recuperarla in fretta o addirittura in immediato (un po' come Marcello Mastroianni in Allosanfan: "Ma allora è vero, Allosanfan!!), ma da tempo preferisco vivere in una mia dimensione personale, da vagabondo dell'esistenza e perfetto apolide (e anarchico).
       Tuttavia, per rimediare almeno in parte a questa mia presunta carenza, sopperisco oggi con la foto del generale Enrico Frattini (1891-1890), napoletano di origine, comandante della Divisione "Folgore" a El Alamein. Proveniente dall'Arma del Genio, qua e là si legge che sarebbe stato l'unico ufficiale generale del Regio Esercito ad accettare il comando di una divisione ritenuta "di non chiara utilità di impiego" (sic) ed eccessivamente "politicizzata" (come dire: poco o punto monarchica e più orientata come simpatie verso il regime. Anche questa, un'affermazione tutta da discutere...). Il che va ad onore del suo coraggio e del suo anticonformismo (peculiarità, quest'ultima, assai rara nel nostro Paese...), e chiarisce la modernità, la lungimiranza e l'aggiornamento tecnico-tattico e strategico della nostra classe militare dell'epoca...
       Il resto è Storia e non sarò certo io a volerla/poterla riscrivere, ma è storia di quella non enorme quantità di imprese militari italiane della Seconda Guerra Mondiale di cui non solo NON ci dobbiamo vergognare, ma possiamo pure esaltarci.

                        Piero Visani



Guerre e rifugiati

       Molti dei rifugiati nella nostra "espressione geografica" provengono da Paesi dove non scoppia una guerra da decenni e dove, al più, si manifesta qualche forma di ribellismo antigovernativo.
       La vulgata polemica attribuisce questo atteggiamento a scelte "buoniste", e sicuramente c'è del vero. Aggiungerei però anche un'altra forma di notazione: quanti italiani - nella burocrazia e non solo in essa - sanno davvero DOVE ci siano guerre, per quale ragione (nel caso) siano scoppiate e chi combatta contro chi.
       Le mie piccole indagini in materia mi parlano di un'ignoranza formidabile e diffusa, di livelli ormai statunitensi, per cui oggi uno potrebbe arrivare dal Lichtenstein (Paese dal nome impronunciabile per la maggior parte dei connazionali) e sostenere a buon diritto che è in corso una guerra (magari senza precisare che è contro la fiscalità vessatoria...) e vedersi assegnata la qualifica di rifugiato. Ovviamente si tratterebbe di un caso macroscopico di eterotelìa (o eterogenesi dei fini) venirsi a rifugiare in Italia dal Lichtenstein per finire nelle fauci del fisco italiano, ma uno potrebbe pensare che - dopo tutto - mai sentito che ad un rifugiato si facciano controlli fiscali, ergo l'idea non sarebbe poi così peregrina: passare da una fiscalità molto bassa a una tassazione zero...
       Per non parlare di esigenze di distinguere tra Iran e Iraq, Nigeria e Niger, Congo e Zaire, e via farneticando.
       Perché la formazione scolastica - sapete - non serve a nulla: è sufficiente studiare economia e inglese...

                     Piero Visani



lunedì 11 settembre 2017

Tempo di vivere, tempo di morire

       Livorno, 2017 (ma potrebbero essere mille altri luoghi).
       Quando il tempo di vivere è fatto di omissioni,
trionfo della cementificazione;
omissione di qualsiasi controllo;
Paese legale che si limita a vessare fiscalmente quello reale, e non fa assolutamente nulla di altro da questo;
interventi ex post invece che prevenzione ex ante.
       E quando tutto ciò accade nella complicità generale, poiché immaginarsi qualcosa di diverso dall'esistente richiede troppa fatica e troppo rischio, ecco che il trapasso tra il tempo di vivere (che poi è tutto meno che vivere) e il tempo di morire è rapido. Basta un'alluvione. Così si passa da una dimensione all'altra, nemmeno accorgendosi che era la stessa e che credevamo di essere vivi e invece, in questa cloaca maxima, davvero tali non eravamo...

                               Piero Visani



Gli 11 Settembre

       Sono sempre giornate piuttosto faticose, dove alle tirate complottiste si mescolano le geremiadi ufficiali. Personalmente, su questi temi a me piace una terza posizione, fatta di revisionismo attivo, che non parla di complotti e non chiude nemmeno deliberatamente gli occhi di fronte a realtà e indizi talvolta assolutamente inquietanti. Detesto l'atteggiamento di coloro che, avendo un buon posto di lavoro o un'ottima professione, negano che esista una crisi economica o che sia grave: forse non girano per le città, o solo per certi quartieri. O quella di coloro che - fiscalmente previdenti e scaltriti - hanno il conto alle Cayman e dicono che in Europa la fiscalità è assolutamente equilibrata e non vessatoria...
       Nel caso dell'11 settembre, come in non pochi altri, le "verità rivelate" fanno acqua da molte parti, il che non significa assolutamente affermare che i fatti non siano andati come raccontato, ma soltanto sforzarsi di sottoporre le affermazioni in merito ad essi a un processo di revisione continua, che è quello tipico di ogni dinamica storica, a meno che di storia non si tratti, ma di catechismo dei vincitori.
       La polemica contro il complottismo e contro le lunatic fringes è in effetti assolutamente legittima, specie quando evidenzia certi sfrondoni che sono stati presi dalle medesime, in quanto dimostra concretamente che la verità è un'altra. Lo è molto meno, per contro, quando si preoccupa di IMPORRE una "verità" che molte attestazioni rendono quanto meno discutibile, contrapponendo a una ricerca di approfondimento UN ATTO DI FEDE. Questo è francamente inaccettabile. Niente è andato in un certo modo perché la verità ufficiale pretende che sia andato in quel certo modo. Quello non è un atteggiamento serio, è solo un atteggiamento politico, politicamente di parte. Nulla vieta di assumerlo, ovviamente, ma dire che si tratti di "verità rivelata" in quanto "verità ufficiale" fa davvero sorridere.
       Questa è la ragione per cui chi scrive ritiene che sia meglio mettere in discussione tutto, sia i "complottismi" sia le "verità rivelate": i primi sono sicuramente pieni di cospicue fole. LE SECONDE ANCHE... E si tratta di capire allora se i falsi che scelgo io, in quanto "falsi d'autore", siano migliori di quelli che cerchi di individuare tu, povero monatto...
       Se queste sono posizioni serie, allora viva la cialtroneria (che poi non sempre è tale...).

                        Piero Visani



domenica 10 settembre 2017

La carica dei 200 - Classifica di Luglio e Agosto

       I mesi di luglio e agosto sono stati caratterizzati da una crescita costante delle visualizzazioni del blog, ora arrivate a 145.000, e questo nonostante il fatto che, per ragioni di lavoro, io non abbia potuto dedicare al blog stesso l'attenzione che avrei voluto e che ero riuscito a dedicargli nel corso degli ultimi anni.
       Tra i post con le visualizzazioni più numerose, due sono oltre le mille e altri due più prossimi alle mille che alle 900; uno ne ha più di 750; uno più di 600, tre più di 500, quattro più di 300, undici più di 200 e un ultimo, infine, che si ferma a 198.
       Sotto il profilo cronologico, i post più visualizzati sono del 2017 (8 su 25), seguiti da quelli del 2016 (6 su 25) e da quelli del 2013 (4 su 25).       
       Qui di seguito sono indicati i post più letti (in blu sono segnalati quelli che erano già presenti ai vertici della classifica e hanno scalato posizioni; in rosso i nuovi ingressi):

1. "Preparatevi alla guerra!", 1.356 (+15) - 02/07/2016;
2. Carlo Fecia di Cossato, 1.008 (+176) - 25/08/2015;
3. Salvatore Santangelo, "Gerussia" - Recensione, 998 (+3) - 17/12/2016;
4. Non sarà il canto delle sirene, 967 (+14) - 06/08/2014;
5. Massacri, 757 (+757) - 10/07/2017;
6. Dietro i fatti di Charlottesville, 633 (+633) - 13/08/2017;
7. It's just like starting over, 588 (=) - 11/12/2012;
8. Il pericolo (non) scampato, 537 (+8) - 07/05/2017;
9. Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 502 (+21) - 19/10/2013;
10. Non, je ne regrette rien!, 385 (+14) - 29/12/2012;
11. L'islamizzazione del radicalismo, 344 (+12) - 03/07/2016; 
12. "71" - Il film, 318 (+188) - 10/07/2015; 
13. Umberto Visani, "Mai stati sulla Luna?" - Recensione, 312 (+3) - 16/12/2016; 
14. Una questione di stile: Giorgio Albertazzi, 293 (=) - 28/05/2016;
15. Siamo sempre all'8 Settembre, 275 (+275) - 27/07/2017; 
16. El capitan Alatriste, 249 (+3) - 03/03/2017;
17. Augusto Grandi, "Italia allo sbando" - Recensione, 244 (+1) - 18/01/2017;
18. Giorgio Ballario, "Vita spericolata di Albert Spaggiari" - Recensione, 243 (+1) - 29/03/2017;
19. Quantum mutatus ab illo!, 241 (+1) - 20/05/2013;
20. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 239 (+12) - 20/01/2014;
21. Un'evidente discrasia (in margine ai fatti di Parigi), 225 (=) - 08/01/2015;
22. Grande Guerra e Vittoria nella memoria nazionale, Milano 22 febbraio 2017 - Il video, 216 (+41) - 01/03/2017; 
23. Isbuschenskij, 213 (+58) - 28/08/2013;
24. Le donne accoglienti, 207 (+11) - 15/03/2013; 
25. Formal Dinner, 198 (=) - 12/11/2016.

       Il miglior risultato del bimestre è stato ottenuto da un post nuovo, Massacri (con 757 visualizzazioni), seguito da un altro post nuovo, Dietro i fatti di Charlottesville (con 633 visualizzazioni) e da un terzo post nuovo, Siamo sempre all'8 Settembre (con 275 visualizzazioni).
       Da segnalare, tra i post già in classifica, la forte progressione di "71" - Il film (+188 visualizzazioni) e di Carlo Fecia di Cossato (+176 visualizzazioni), che, grazie ad esse, è diventato il secondo post in assoluto ad avere varcato la soglia delle mille visualizzazioni.

                       Piero Visani

P.S.: Tutti questi post - e tutti gli altri 3.800 circa scritti da me e da alcuni amici in questi anni - sono ovviamente reperibili nel blog.



       

venerdì 8 settembre 2017

Blog "Sympathy for the Devil" - 145.000 visualizzazioni

       Sebbene non abbia potuto seguirlo granché, né in luglio né in agosto, causa soverchianti impegni di lavoro, il mio blog ha raggiunto tranquillamente le 145.000 visualizzazioni. Grazie a tutti i lettori, saltuari o fissi (anche questi ultimi in aumento).
       Mi auguro, senza averne per il momento la certezza, di riuscire a seguirlo un po' di più, a breve, questo piccolo blog.

               Piero Visani



Riflessioni di settembre

       "Non è assurdo supporre che lo sterminio dell'uomo cominci con lo sterminio dei suoi germi. Si deve solo considerare l'uomo in se stesso, con le sue emozioni, le sue passioni, le sue risa, il suo sesso, le sue secrezioni, per concludere che l'uomo stesso non è altro che un piccolo sporco germe - un virus irrazionale che guasta un universo di trasparenza. Una volta che egli è stato bonificato, una volta che ogni cosa è stata ripulita e ogni infezione - tanto di natura sociale quanto causata da bacilli - è stata eliminata, allora soltanto il virus della tristezza rimarrà, in un mondo mortalmente pulito e mortalmente sofisticato" (Jean Baudrillard, The Transparency of Evil: Essays on Extreme Phenomena, traduzione in inglese dall'originale francese, London-New York, Verso, 1993, p. 61; la libera traduzione in italiano che qui compare è mia).
       Per uno come me, cresciuto nel convincimento che l'anima migliore è quella che "nessun detersivo, per quanto potente, può render pulita", la società descritta così compiutamente da Baudrillard la vedo pararmisi di fronte ogni giorno, sempre più ossessivamente totalitaria, e sempre più ignara di esserlo. Tristezza.

                      Piero Visani




Stefano Baudino - "Sogni di cemento"

       Sono lieto di allegare una breve presentazione di Sogni di Cemento, l'ultimo romanzo dell'amico Stefano Baudino.

       Il libro, edito da Absolutely Free Editore, è disponibile in tutte le librerie, a scaffale o su ordinazione, e in tutti gli store on line sia in formato cartaceo che ebook.

                                 Piero Visani



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Stefano Baudino
Sogni di cemento 
Absolutely Free Editore - Roma 2017



Un nonno, due ragazzi, cugini e amici, e uno
sport, il ciclismo su pista.

Tutto dovrebbe andare per il meglio, con Junior,
più esperto, che aiuta Adriano, alla sua prima
esperienza sul cemento di un velodromo.

Gli equilibri però si rompono con l’entrata in
scena di Vittorio, un uomo solo, con la vita
distrutta e una grande esperienza di pista.

Il suo arrivo riaccende un’antica rivalità e avvia
una serie di eventi che trascinano le famiglie dei
due giovani e tutti coloro che stanno loro vicino
in una faida senza esclusione di colpi.

Amicizia, amore, rabbia, invidia, odio, gioia,
dolore e paura sono alcuni dei sentimenti che
Adriano dovrà affrontare sia nella vita che nello
sport sotto la guida scaltra e fuori dagli schemi
di Vittorio.

Sogni di Cemento è un romanzo.

Le vicende umane della famiglia Parente, una
famiglia assolutamente inventata ma come
tante, nella vita e nello sport, mi aiutano a
raccontare la mia esperienza di olimpionico e il
mio amore per il questo sport.

In formato cartaceo e ebook in libreria e on line.



Note biografiche 

Stefano Baudino, dal 1980 al 1986 è stato membro della Nazionale Dilettanti di ciclismo su pista e nel 1984. 
Ha partecipato alle XXIII Olimpiadi di Los Angeles chiudendo al nono posto. 
Campione Italiano nel Chilometro da fermo juniores 1981 si è ripetuto tra i dilettanti nel 1982 e nel 1983. 
Nella stessa specialità è stato bronzo ai mondiali Juniores di Lipsia 1981, argento alle Universiadi di Edmonton e oro ai Giochi del Mediterraneo di Casablanca 1983 ottenendo, sempre nel corso dello stesso anno, il record italiano sul livello del mare. 





Per Absolutely Free ha scritto:

“Cortemilia”, la magia di una corsa che attraversa il tempo e regala una nuova vita.





giovedì 7 settembre 2017

8 Settembre 2017

       Questa data di infamità assoluta dovrebbe costituire il pretesto, per ogni abitante di questa espressione geografica, per una riflessione su quale sia il rapporto tra lui e coloro che lo governano, che è espresso plasticamente - e icasticamente - dalle celebri parole de "Il marchese del Grillo": "Io sono io e voi non siete un cazzo!". Uno zio di mia moglie lo apprese a sue spese in Jugoslavia proprio il 9 settembre 1943: mentre il sovrano, Badoglio e compagnia cantante scappavano allegri, lui si oppose al sequestro delle radio del suo battaglione di alpini da parte tedesca. Venne immediatamente abbattuto e ora gli è dedicata una caserma, dedica che mio suocero si oppose accanitamente che gli venisse fatta, senza successo. Una volta di più, funzione e finzione si incontrarono all'italiana, sotto forma di pallottole di fucile mitragliatore, nel petto di un ufficiale con la schiena diritta. Non in quello di una classe dirigente di osceni traditori (traditori - tengo a precisarlo - non per avere cercato di uscire dal conflitto, ma per esservi usciti in quel modo).
        La riflessione suddetta chiarirebbe tutto ed escluderebbe qualsiasi ulteriore analisi.

                          Piero Visani




Il futuro è un'ipotesi... ma neanche poi tanto...

       Violenze, stupri, aggressioni.
       Diffondersi di malattie che non paiono proprio venire dalla Groenlandia, anche volendo essere di mentalità molto aperta...
       Requisizioni di alloggi sfitti, di conti bancari, di tutto ciò che è e sarà possibile requisire.
       Tasse in continua lievitazione.
       Etc., etc.
       Non vorrei essere minimamente un uccello di malaugurio, ma se voi in tutto questo vedete dei fattori positivi e di speranza, vi chiedo scusa o meglio vi dico che li vedo anch'io, ma all'inverso: si sta seminando vento e si raccoglierà tempesta.
       Aggiungo - e la precisazione non è affatto secondaria - che qualcuno sta lavorando attivamente per la creazione di un nemico legale, che è la soluzione migliore per non farci comprendere chi sia il nemico reale, che non è nero, non è migrante, non è islamico, ma è italianissimo, è politicante, è religioso e sparge a piene mani cultura "buonista", e punta tutte le sue carte sullo scontro intestino che sta deliberatamente preparando, affinché gli "opposti estremismi" gli consentano di presentarsi come il campione della moderazione, dell'equilibrio, del benessere e della "ripresa". E mantenerlo al potere per parecchi altri decenni.

                          Piero Visani



mercoledì 6 settembre 2017

Aosta, 9 settembre 1943

       Ieri nel tardo pomeriggio, assistendo alla proiezione del film Dunkirk, di Christopher Nolan, sono stato molto colpito da un passaggio, nel finale, in cui alcuni giovani soldati appena scampati dal disastro e sbarcati sulle spiagge del Dorset, si interrogano su come saranno accolti dalla popolazione civile e se verrà rinfacciato loro di essere stati dei vigliacchi. E scoprono, con non poca sorpresa, che tutti li acclamano al loro ritorno, come se tornassero da una vittoria, non da una disfatta.
       La mia mente procede sempre per associazioni, per cui, pur ipotizzando che la situazione fosse stata sovrarappresentata dal regista per evidenti finalità filmiche, intese ad accentuare il già marcato contenuto patriottico della sua pellicola, mi è tornato in mente un evento vero, più volte raccontatomi da mio nonno materno, Pietro Rosset, quando ero ancora bambino.
       In quegli anni, fra il 1956 e il 1963, ero solito, finita la scuola, trascorrere il mese di luglio al mare, a Varigotti, in Liguria, mentre il mese di agosto e anche buona parte di quello di settembre (all'epoca si tornava infatti a scuola ai primi di ottobre) lo passavo ad Aosta, nella casa dei miei nonni, da cui quasi ogni giorno si partiva per escursioni un po' in tutta la Valle, da Courmayeur a Verrés.
       Il mio unico divertimento serale, in un'epoca in cui la televisione era ancora relativamente poco diffusa nelle case degli italiani, era ascoltare i racconti di guerra di mio nonno. Lui aveva ben compreso il "terribile amore per la guerra" che mi aveva colto fin da bambino e allora, con grande benevolenza, mi raccontava le sue esperienze nella Grande Guerra, contento che quel suo nipote così strano lo stesse ad ascoltare.
       Arruolato in fanteria (e stranamente non negli Alpini) già nel 1915, era stato preso prigioniero dagli austriaci nel corso della Strafexpedition del maggio-giugno 1916, e da lì trasferito in un campo di prigionia in Ungheria, dove aveva trascorso più di due anni, alle prese con crescenti problemi di sostentamento, dal momento che il blocco navale imposto dalle potenze dell'Intesa a quelle degli Imperi Centrali aveva ridotto le popolazioni civili alla fame. E mio nonno, che non amava gli austriaci, era sempre prodigo di qualche buona parola per la gente ungherese la quale, pure in condizioni di terribili ristrettezze, trovava quasi sempre qualcosa da dare anche ai prigionieri italiani.
       La sera del 9 settembre 1960 (ricordo bene la data), mio nonno variò i suoi racconti e si spostò alla seconda guerra mondiale, a quei terribili giorni del settembre 1943 e alle vicende verminose che sono loro proprie.
       La casa aostana dei miei nonni era situata in stretta prossimità con le principali caserme del capoluogo valdostano e fu così che, già la mattina del 9 settembre, fu oggetto di un'ininterrotta processione di soldati che chiedevano abiti civili in cambio delle loro uniformi, con un'insistenza degna di miglior causa. Animo mite, mio nonno aveva dato qualcosa, qualche abito che non usava più, ma poi era intervenuta mia nonna, il cui valdostanesimo si sposava a una forte componente rigorista elvetica, di matrice credo calvinista, e aveva cominciato ad inveire in francese contro quei "soldati" così insistenti. Molti di loro non credo che avessero compreso il suo francese stretto e sibilante, che per essi poteva essere pure ostrogoto, ma avevano invece pienamente inteso l'invito a sloggiare, visto che comunque qualche capo d'abbigliamento maschile l'avevano rimediato, e se ne erano andati sbuffando.
       Fu in quella occasione che mio nonno, in genere molto chiuso e riservato, si lasciò scappare alcune lacrime. Sorpreso e preoccupato, gli chiesi la ragione di quella forte emozione, nei termini semplici propri di un bambino di dieci anni. Lui mi guardò a lungo, senza riuscire a recuperare neppure il controllo della sua voce; poi, quando ci riuscì, mi disse con voce strozzata: "Ma secondo te, Piero, era un esercito quello, erano soldati, quelli? Non mi sono mai sentito così umiliato in vita mia! E io, a suo tempo, la mia parte l'ho fatta!".
       Per ragioni anagrafiche, non avevo strumenti o conoscenze per interloquire in qualche maniera con lui. Gli dissi solo che no, non mi parevano soldati. E lui aggiunse: "E tutto questo, tutte queste scene vergognose, di fronte a un padre che non sapeva niente di suo figlio Augusto, disperso della 'Folgore' a El Alamein. Si pensava che fosse stato preso prigioniero, ma nessuno di noi sapeva dove fosse e se fosse realmente ancora vivo".
       Un'ondata di vergogna mi colse, fu come una svolta nella mia vita: mi ripromisi - sul momento - che non avrei mai pianto di fronte ad un nipote e che non avrei mai accettato comportamenti come quelli del "tutti a casa!". Del resto all'epoca, privo di conoscenze storiche adeguate, non sapevo e non potevo sapere che l'esempio vergognoso veniva dall'alto, da una monarchia vile e da una classe dirigente cialtrona.
      E ieri sera, pensando all'accoglienza riservata alle truppe britanniche dopo Dunquerque e alle parole di mio nonno, sono stato contento di aver trascorso tanto tempo della mia vita in un Paese dove il "Tutti a casa!" non è mai stato uno sport nazionale, praticato per di più con soddisfazione e senza preoccuparsi dell'accoglienza della gente (in genere più che positiva, del resto...). E ho capito perché, le rare volte in cui ho incontrato qualcuno che tenesse le posizioni, quali che fossero, mi sono sempre sentito solidale con lui, almeno fino al momento in cui ho deciso di non avere più una Patria e un mondo, perché li detestavo entrambi, dal profondo del cuore.

                                 Piero Visani




martedì 5 settembre 2017

"Dunkirk" - Recensione

       Smarrimento e vuoto. Questa è la sensazione che oggi pomeriggio mi ha accompagnato, dopo la visione del film Dunkirk, di Christopher Nolan. La pellicola è certamente bella, molto coinvolgente ed empatica, con un ritmo molto serrato, ma a me ha lasciato una sensazione di assoluta incompiutezza.
        Personalmente, detesto la visione empatica e quel tentativo di coinvolgimento a tutti i costi dello spettatore che cerca di colpire la sua pancia e/o la sua emotività, più che il suo cervello, così come non mi ha per nulla convinto la costruzione "a stanze": la spiaggia, il battello civile di soccorso partito dall'Inghilterra, il volo degli Spitfire.
       Più volte mi sono chiesto che cosa possa capirci, considerati i livelli odierni di cultura storica (non parliamo poi di cultura militare...), uno spettatore immerso in uno spettacolo di cui sa poco, forse pochissimo, e capisce meno. Così, se anche io in certi momenti mi sono fatto rapire dal ritmo e dal susseguirsi degli eventi, alla fine la perplessità mi ha invaso in misura sempre maggiore. E sono giunto all'unica conclusione per me possibile: un film patriottico e direi molto di più, nazionalista. La rivendicazione di una peculiarità insulare che il mio amico Maurizio Cabona, recensendo questo stesso film sulle pagine de "La verità", ha inteso interpretare come un atto profondamente politico e, per certi versi, pure polemico, contro i nuovi padroni dell'Eurolager, gli stessi di allora. Gli stessi - se mi è concesso - super-ottusi di allora...
      Se questa, con gli opportuni correttivi, può essere considerata la pars destruens, c'è tuttavia - e qui il film dà il meglio di sé - la pars construens, la deliberata e marcata rivendicazione nazionale, la sensazione di un popolo che sa mobilitarsi, se richiesto di farlo, perché è perfettamente consapevole che la fede nei comuni ideali è il perfetto punto di incontro tra pubblico e privato, e che, quando le classi dirigenti lanciano l'appello ad una lotta condotta senza possibilità di resa sulle spiagge, sulle colline, addirittura nei territori dell'impero, se la madrepatria dovesse essere occupata, non lo dicono per dire, ma perché ci credono.
       La mia mente è corsa - inevitabilmente - a quello stesso periodo storico, alle fughe a Pescara e a Brindisi di una classe dirigente indegna e vile, ai soldati abbandonati a loro stessi e al loro destino, al "si salvi chi può" lanciato quando la nave era affondata ma i comandanti si erano già messi in salvo.
        E la mia mente è corsa anche alla cinematografia perché, per un Christopher Nolan che riesce a realizzare "Dunkirk" ancora nel 2017, noi siamo riusciti a produrre al più "Mediterraneo" (1991) di Gabriele Salvatores, vale a dire uno dei film più infami mai prodotti sulla partecipazione italiana al secondo conflitto mondiale, un film che ha vinto l'Oscar perché ha saputo rappresentare alla perfezione, se non proprio come siamo, come il mondo esterno ci vede, ovvero come "i cialtroni di Cialtronia", quelli che "giocano una partita di calcio come una guerra e combattono una guerra come una partita di calcio". Quelli che "mancò la fortuna, non il valore", perché ad El Alamein presero palo... Quelli che si sarebbero fatti venire a soccorrere - che so io, in Tunisia nel maggio 1943 - da una flotta militare pronta ad inalberare il pennello di resa... Quanto alle imbarcazioni private, poi, è talmente spiccato il senso di identità e appartenenza nazionali che non se ne sarebbe mossa una, per venire in soccorso delle truppe in ritirata.
       E' innegabile che spesso "Dunkirk" non si sottrae alle trappole della retorica, ma io non sono uno di quelli che pensa che siano "beati i popoli che non hanno bisogno di eroi", per la semplice quanto logica ragione che, là ove i popoli non avranno eroi da imitare, imiteranno cialtroni, delinquenti, ladri e mafiosi. A me un Paese molto specifico dove questo processo è andato inarrestabilmente avanti e si prepara ormai agli ultimi, decisivi passi, è venuto in mente. E a voi...?

             Piero Visani 



"Le magnifiche sorti e progressive"

       Qualunque cosa uno oggi non riesca a fare, è colpa del basso reddito: non ti riesci a laureare, è perché non hai abbastanza soldi, pontifica il ministro (non scriverò MAI "la ministra", ora e sempre Resistenza!!) dell'Istruzione Fedeli. Non riesci a mangiare perché non hai abbastanza soldi. Non riesci a lavorare perché non riesci a comprarti un lavoro (come nell'Esercito britannico, Paese notoriamente egalitario, fino a dopo la metà dell'Ottocento i gradi di ufficiale si compravano, se la tua famiglia aveva la possibilità di farlo). Oppure non riesci a mangiare, pur lavorando, perché il lavoro ti "rende" tre euro l'ora... Evviva!
       "Il migliore dei mondi possibili" sta rivelando il suo vero volto ed è un volto davvero incoraggiante e confortante: senza un becco di un quattrino non sei nessuno! E' passata - si dirà - l'intera storia umana, il progresso si è fatto strada in mezzo a tutti gli ostacoli della reazione e del conservatorismo in agguato, la schiavitù è stata abolita e i lavoratori hanno visto riconosciuti i loro sacrosanti diritti. E oggi scoprono quello che forse avrebbero fatto meglio a scoprire prima, molto prima: "Sorridi, sei su 'Scherzi a parte!!'".
       E, a parte gli scherzi, è un bene che sia così, perché questa era palesemente la deriva storica del genere umano e, non essersene accorti, è un errore che gli "umani" stanno pagando a loro carissime spese. Libidine!! Credere a chi promette la felicità ha sempre portato e sempre porterà al disastro. Auguriamoci che il prossimo sia davvero l'ultimo e che non ci sia - tra tutti gli "eterni ritorni" - anche "l'eterno ritorno del coglione". Sat est...

               Piero Visani



lunedì 4 settembre 2017

Much Ado About Nothing


       Dunque non è successo niente. "Giulio Regeni è vivo e lotta con noi!".
       Come capita nel beneamato Paese di Cialtronia, si richiamano gli ambasciatori per far fare loro un giretto a casa, poi - a volte - ritornano...
       Là dove la decenza avrebbe ancora un senso - estetico prima ancora che etico - un ambasciatore non lo si richiamerebbe per poi farlo ritornare con le pive nel sacco e i sorrisetti sarcastici degli egiziani. Non lo si richiamerebbe proprio. Ma questo è pretendere troppo dai cialtroni di Cialtronia.
       Sarebbe tuttavia utile che la gioventù italiana, anche quella che si diletta di politica internazionale, non andasse a studiarla nelle sedi distaccate dell'MI6 e del Mossad, ma cercasse di apprendere, magari limitandosi a studiare in profondità la politica interna, da quali cialtroni è governata Cialtronia. Non servirebbe a molto, ma forse a sopravvivere sì. Perché il mondo è infinitamente diverso da come ve lo raccontano a Cialtronia, ragazzi miei, idealisti immaginari...
       "Non regalate terre promesse a chi...non le mantiene..." (F. De André - Massimo Bubola, "Rimini").


                       Piero Visani



domenica 3 settembre 2017

Accadimenti

       Tutto ciò che sta accadendo in Italia, a livello di ordine pubblico e di situazione sociale, non fa altro che elevare i livelli di conflittualità interna di un Paese che ha già un carico abnorme di problemi. Personalmente, guardo e prendo atto. Non penso affatto che finirà bene, anzi ritengo che finirà malissimo, ma non posso che guardare con soddisfazione al lievitare della conflittualità e dei fenomeni degenerativi che ad essa si accompagnano. Comporteranno costi e reazioni, il tutto sotto gli occhi di chi non ha nemmeno ancora ben inteso il tipo di mostro che ha evocato. Ma il mostro c'è, è lì, si pasce di tante cose e di tante stupidaggini, e si ingigantisce, giorno dopo giorno. I problemi che esso pone sarebbero già molto gravi in un Paese ricco e ben organizzato, pensate che cosa possano essere in uno Stato in pieno sfacelo, dove l'unica reazione consentita è la negazione dell'esistenza del problema.
       La situazione è ormai in pieno movimento e potrà essere forse tamponata, non bloccata, e comunque continuerà a peggiorare. Staremo a vedere. Ma è una situazione che abbiamo voluto, ergo pienamente meritata. Storicamente parlando, lo stupro è un atto di conflittualità per eccellenza, non di criminalità comune. E' una modalità che sancisce la completa conquista di un territorio e di coloro che lo abitano da parte di una forza di invasione. Non a caso, pur se ripudiato da tutte le convenzioni internazionali, ha sempre accompagnato la condotta di molti eserciti, in uniforme e no.

                   Piero Visani





La resistenza

       A volte si leggono, nelle sedi più diverse, manifestazioni di scoramento, talvolta accompagnate da ricettari vari su cosa fare e cosa non fare. Sono tutte affermazioni assolutamente legittime e rispettabili, ma a mio giudizio andrebbero accompagnate dalla constatazione che la prima linea di resistenza passa dentro noi stessi, che non c'è una politica e nemmeno una metapolitica in grado di modificare un carattere e una visione del mondo, e che una visione del mondo può essere costantemente affinata e raffinata grazie ad una continua serie di acquisizioni culturali, perché tutto può crollarci attorno, ma non necessariamente può travolgere anche noi. Le risposte, infatti, vanno trovate dentro di noi. E infatti si trovano sempre, ma nulla può sostituire lo scavo interiore, il continuo rapporto con noi stessi. Il resto sono influenze esterne, assolutamente legittime, ma esterne. 

                       Piero Visani

                       

Coincidenze

       Sobbalzo: "1° Settembre 2017, Venerdì".
       "Come nel 1939", mi dico.
       La constatazione, in larga misura da storico, un po' mi diverte: abbiamo scelto una data non male per questa cena fuori porta.
       Ho consultato tutto il giorno le previsioni meteorologiche, onde non aveve sorprese. La meteorologia, però, non solo non è una scienza esatta, ma deve essere sempre più gestita da fior di dilettanti allo sbaraglio, se nemmeno le previsioni di un'area ristretta come quella fra Torino e Alessandria riescono ad azzeccare. Così, ci mettiamo in movimento convinti che avremo un viaggetto facile e breve, e dopo meno di dieci minuti siamo nel mezzo di un temporale intensissimo, che non ci risparmia nulla, salvo la grandine.
       Poiché sono in autostrada, penso che non ci saranno particolari problemi e invece ecco la sorpresa, ecco la manifestazione de l'intelligence au pouvoir. Non sono ancora arrivato al casello di Villanova, sotto una pioggia molto forte, ma non grandinigena, che ogni riparo offerto dai cavalcavia che traversano l'autostrada stessa diventa il rifugio di un'orda di esseri "umani" in preda a paure varie, a cominciare da quella per la carrozzeria della loro beneamata auto...
       Non ignoro questo tipo di paure, anche se non mi sono proprie. Ovviamente non ho alcun interesse a beccarmi una grandinata, se solo ci fosse. Ma non c'è... Ergo tutto questo rallentare e concentrarsi come pecore sotto i cavalcavia non ha senso alcuno, perché piove forte, e basta.
       Continui rallentamenti dovuti a teschi di cazzo in cerca di un riparo, ma non è nulla rispetto a quanto succede quando ormai al casello di Villafranca d'Asti manca poco più di un chilometro. Non trovando più riparo sulla destra, per eccesso di "rifugiati" (vedete che questo Paese è pieno di rifugiati...), alcuni "buontemponi" con vocazione omicida hanno scelto, per fermarsi, la corsia di sinistra, quella di sorpasso, dove fino a quel momento un residuo di intelligenza aveva impedito agli altri di fermarsi.
       Frenate, stridii di freni, clacson che suonano disperatamente, rischio di un tamponamento di massa, mentre, nei rari momenti di riflessione che il guidare in un manicomio a cielo aperto e piovoso mi concede, mi auguro come minimo un massacro di massa, stile Waco, in modo da liberare questo pianeta infelice da presenze tanto stercorarie, compresa la mia, ovviamente.
        Zigzagando come un pilota da rally in una stradina dell'entroterra ligure, riesco a sottrarmi - più con fortuna che con abilità - alla prevalenza dell'imbecille criminale, mentre mia moglie mi riferisce che da un TIR sta scendendo un camionista parecchio adirato, deciso a farsi ragione con le mani (o con una chiave inglese: gli strumenti per farsi davvero le proprie ragioni si somigliano tutti, e non hanno rapporto alcuno con il diritto, roba da fighetti...).
      Non ho tempo di pensare/guardare a ciò che mi succede dietro. Finalmente libero dalla "prevalenza del cretino", accelero, supero il casello di Villanova d'Asti e punto direttamente verso Asti Ovest. Meno di cinque minuti dopo, il temporale - mai grandinigeno, tengo a sottolineare, e mai con troppa pioggia o vento - è concluso, perché io ho fatto in modo di uscire dalla sua area di pertinenza. E non sono laureato ad Harvard e neppure alla Bocconi...
       Mia moglie si placa dalle paure che l'hanno attanagliata durante quella brutta esperienza. Io mi auguro che il camionista del TIR abbia potuto distribuire un po' di "diritto" (e anche di rovescio...) ai meritevoli delle sue attenzioni, a quelli che si erano fermati - bloccandola - sulla corsia di sinistra. I quotidiani locali del giorno dopo non parlano di nulla, in proposito. Tutto a posto, quindi. Per questa volta, la stupidità non mi ha ucciso. Ma ormai, è solo un terribile percorso ad ostacoli...

                           Piero Visani



      

martedì 29 agosto 2017

Corse e rincorse

       I sostenitori del nostro "come il migliore dei mondi possibili" sono sempre pronti - per qualsiasi critica, anche molto soft e urbanamente formulata contro la loro visione del mondo - a sbatterti in faccia che la "bellezza" di questo mondo è data dalle moltissime opzioni a disposizione di ciascuno. Loro non le vedono restringersi, non sia mai, sono troppo intelligenti e soprattutto troppo equilibrati, e per qualsiasi problema hanno una soluzione assolutamente "saggia".
       Vedremo. E' almeno dal 1989 che tale saggezza non la vedo più, ma resto curioso. Deve essere interessante ragionare mentre alcuni stupratori inseguono tua moglie o tua figlia (e non ho scritto - si prega di notare - "stupratori di colore").
       Uno dei problemi più gravi della ragionevolezza è che comincia come dote dei saggi, poi - strada facendo - diventa dote dei più sciocchi, o dei più ciechi, o dei più collusi, o di tutti e tre.
       Personalmente, non ho alcuna speranza in alcunché, ma - per usare i titoli di alcuni recenti romanzi francesi - attendo con forte curiosità i giorni della "Guerriglia", quelli della "Sottomissione", quelli dei massacri. Le ragionevolezze finiscono sempre in massacri. Attendo fidente. Del mio, nulla mi importa. Nella democrazia totalitaria non mi sento per nulla vivo, ergo attendo una naturale ricomposizione tra morte formale e morte sostanziale.

                             Piero Visani





domenica 27 agosto 2017

Lo stile è l'uomo, anche a Dunkerque (Dunkirk)

       Nelle sue memorie (Le memorie del maresciallo Alexander 1940-1945, traduzione italiana, Garzanti, Milano 1963, p. 98), il futuro maresciallo Harold Alexander scrive, con perfetto stile da ufficiale delle Guardie della Regina (nello specifico delle Irish Guards), rispetto all'evacuazione dei reggimenti della Guardia dalle spiagge di Dunkerque, nel 1940:

"Credo, ma non sono del tutto sicuro che la Marina avesse ordinato o consigliato agli uomini di salire a bordo senza l'ingombro delle armi individuali. Questo potrebbe spiegare, forse, perché tante armi furono abbandonate sulla spiaggia. Ma posso affermate, con l'orgoglio di guardsman, che ogni battaglione delle Foot Guards tornò in Inghilterra con i complementi di armi individuali intatti. E non è una leggenda che tornarono con i calzoni stirati!"

       Lessi questo libro all'età di 13 anni, a Varigotti, sulla spiaggia (in mezzo ai lazzi e ai frizzi dei miei "geniali" coetanei), dopo che un avvocato amico di famiglia e mio mentore personale me lo ebbe comprato in una libreria del centro di Savona.
       Nel leggerlo (nel mentre tutti mi chiedevano che diavolo leggessi...), mi dissi che quello era un gran bell'insegnamento e che l'avrei seguito per sempre: stile, eleganza e portamento anche nelle circostanze più estreme. E' ciò che ho fatto.

                         Piero Visani




                              

sabato 26 agosto 2017

Sci-Fi

       Per lavoro, sto facendo un bel viaggio esperienziale nella Science-Fiction statunitense. Tra utopie e soprattutto distopie, mi accorgo che era una lettura che mi mancava, o che comunque non avevo mai sufficientemente approfondita, perché davvero è stato immaginato di tutto e di più, e, se anche talune letture non sono memorabili dal punto di vista artistico, molte lo sono dal punto di vista della capacità di "pensare l'impensabile" e sotto il profilo della capacità di cogliere le orribili distorsioni del sistema dominante, che è il classico "cadavere in buona salute" (o presunta tale...).
       Mi sto divertendo. Come sempre, lavoro divertendomi.

                          Piero Visani



venerdì 25 agosto 2017

L'accoglienza e la...ripresa

       Passo molto spesso, per lavoro, dalla parti di un centro di assistenza torinese che distribuisce pasti due volte al giorno. Malgrado le vacanze agostane e i ristoranti sempre pieni, la coda dei questuanti si fa ogni giorno più lunga: molte persone provenienti dai Paesi dell'Est, qualche nero (ma pochi) e un numero crescente di italiani, anche famigliole con bambini.
       So di fare del barbaro populismo, ma non ho mai visto un politico, di maggioranza o di minoranza, che sia passato a dare un'occhiata, così, per conoscere meglio la realtà.
            Per non parlare di coloro che rovistano tutti i cassonetti dell'immondizia per trovare qualcosa, qualsiasi cosa, e la fila di pensionati anziani che si affolla nei mercati rionali quando gli ambulanti iniziano ad andarsene via, cercando di rimediare qualche foglia di insalata o frutto marcio da mangiare.
       A livello politico - si sa - nessuno fa niente, ma questo è solo il frutto amarissimo della scelta scellerata degli italiani di votare, sempre e comunque, i più imbecilli e gli yesmen, gente che, dopo che ha cenato al ristorante pluristellato, ha concluso le proprie preoccupazioni sociali.
       Tuttavia, vedere anziani e bambini in fila per un piatto di pasta o di minestra ha una conseguenza fantastica, sull'animo di chi, oltre a guardare lo smartphone, sa guardarsi ancora un po' intorno: la constatazione dolorosa di un disastro assoluto, un disastro in tempo di pace. Complimenti sinceri a chi l'ha provocato. Sale, lievita, si moltiplica, il costo umano della democrazia. Sono vecchio, purtroppo, non vedrò la resa dei conti. Sarà uno dei miei primi rimpianti, da morto.

                         Piero Visani



mercoledì 23 agosto 2017

Dunkirk


       Deliziosa - e piena di dettagli di classe assoluta (ad esempio il riferimento all'elmetto "Fritz"...) - la recensione del film Dunkirk, di Christopher Nolan, da parte del mio carissimo amico Maurizio Cabona su "La Verità" di oggi e degno di riflessione il suo riferimento al giudizio di Winston Churchill su Italia, guerre e calcio. Genere, all'inverso, "mancò la fortuna, non il valore", perché - in quella che appunto era una partita, mica una guerra... - prendemmo palo e l'arbitro ci negò almeno un rigore. Ai carri armati scatole di latta, fatti da un'industria nazionale indietro di decenni rispetto al resto del mondo avanzato, non si deve accennare mai, tanto quelli che c'erano dentro a sacrificare la loro gioventù per una classe dirigente indegna sono morti, e pace all'anima loro. 
       Non potremo andare più ai supplementari e nemmeno ai rigori ma - dopo tutto - era solo una partita.
       O era una guerra...? Mah!

                          Piero Visani



lunedì 21 agosto 2017

Memento

       A tutti quelli che pensano che il ritorno alla leva obbligatoria potrebbe essere un modo per fare acquisire "capacità guerriere" agli italiani, mi corre l'obbligo di ricordare che, in 19 anni di collaborazione come consulente esterno dell'istituzione militare, in qualità di esperto di comunicazione istituzionale, i più grandi problemi che ho dovuto affrontare sono stati due:

1) spiegare ai diretti interessati la differenza fra militare, soldato e guerriero;

2) badare bene a che nessuna iniziativa presa dall'istituzione potesse avere una qualche valenza che andasse contro la metapolitica dominante, quella dei "soldati di pace". Quello era un aspetto fondamentale: o si era "soldati di pace", o non si era. Ricordo sproloqui pazzeschi di esponenti politici di Sinistra, Centro e Destra, tutti egualmente influenzati da tale metapolitica, senza alcuna distinzione. e tutti accolti con applausi "ottimi e abbondanti" dalle loro platee militari... Ricordo che, in occasione del primo governo Berlusconi, chiesi un appuntamento a un sottosegretario alla Difesa di Alleanza Nazionale (partito di cui all'epoca anch'io facevo parte), nella mia qualità di estensore dei rapporti quindicinali del CEMISS (Centro Militare di Studi Strategici) sugli orientamenti della stampa italiana in materia di difesa, che per prima cosa finivano sul tavolo del titolare del Ministero della Difesa, oltre che su quelli di tutti i Capi di Stato Maggiore. Costui non ritenne opportuno ricevermi, benché la mia richiesta fosse stata accompagnata da un' autorevole presentazione del generale Jean. Non gli risultava che potessi servire a qualcosa...

       Oggi, con la perfetta imbecillità tipica dell'ambiente centrodestroide italico, e con la totale insensibilità al fatto che si tratta di un problema metapolitico, e non politico (ma questo sarebbe forse pretendere troppo, visti i proponenti...), viene avanza la richiesta di ripristinare la leva obbligatoria, che è l'equivalente a cambiare il treno di gomme a un'auto cui non funziona il motore...
Non dico niente, non serve. Il primo problema da affrontare, in Italia, potrebbe essere - a mio avviso - come si porta una divisa... Avrei tanto da dire, al riguardo, ma ormai preferisco tacere. Dico solo che è la motivazione l'arma principale dei "terroristi" o presunti tali: hanno un nemico e lo vogliono distruggere, perché hanno una metapolitica e una politica. E noi, l'abbiamo? Vogliamo la leva obbligatoria del Paese dello ius soli? Sì, andate pure avanti voi, con le vostre richieste demenziali, che a me viene da ridere...

                   Piero Visani


sabato 19 agosto 2017

Un indizio è un indizio...

       Nel marzo 1978, un nucleo terroristico armato delle Brigate Rosse (o devo scrivere ancora "sedicenti Brigate Rosse"?) rapì il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro, dopo aver ucciso i cinque membri della sua scorta. L'azione, condotta con estrema efficacia e certamente supportata da sostegni esterni, sui quali è inutile stare adesso a formulare ipotesi, dimostrò che il terrorismo vero è quello che alza progressivamente il tiro verso obiettivi che siano decisamente più elevati e "paganti" di gente normale che passeggia per le vie centrali di una grande città europea.
       Quello che è strano - ma ovviamente potrei essere smentito da un momento all'altro - è il livello per il momento molto basso dell'insidia e la sua assoluta ripetitività, certamente mortifera ma incapace di produrre un'escalation di condotte operative che sarebbe la prima cosa da aspettarsi nel caso di un'offensiva terroristica realmente definibile come tale.
       Certo - si dirà - il terrorismo si prefigge di diffondere terrore, ma - e questo è l'interrogativo fondamentale - per colpire chi, per giovare a chi, con quali obiettivi? Per il momento, pare soltanto che esso intenda innescare risposte securitarie da parte dei governi europei, atte soltanto a ridurre i già ristrettissimi limiti di libertà all'interno dei quali riescono oggi a muoversi le nostre società. Nessun obiettivo di maggiore portata, nel mentre i governi europei ribadiscono la loro piena fiducia nelle politiche di accoglienza, supportati dai mezzi di comunicazione di massa e anche dalla totale passività delle masse. Ma davvero si può credere che atti sempre più uguali e ripetitivi, compiuti con modalità spesso alquanto affini, da manovalanza che riesce sempre a farsi impallinare non da forze o corpi speciali, ma da normali poliziotti di strada, rappresentino un'offensiva terroristica e, nel caso fosse realmente così, a quali obiettivi mirerebbero?
       "L'offensiva si esaurisce progredendo" - scrive Carl von Clausewitz nella sua fondamentale opera "Della guerra" - ma qui come fa ad esaurirsi, visto che è sempre uguale a se stessa e tanto meno progredisce, ma semmai si limita a ripetersi?

                     Piero Visani