martedì 28 febbraio 2017

Il proscritto

       Un'intrapresa lunga, oltre tre anni e mezzo. Non una guerra, ma una campagna all'estero, tutta giocata su quella che oggi si chiamerebbe una hearts and minds policy, vale a dire basata sulla conquista delle "menti e dei cuori" della popolazione. Un impegno diuturno, che cominciava la mattina presto e finiva la sera tardi.
       I successi, le incursioni, i raids, le tecniche di infiltrazione. Alcune grandi vittorie, questo sì, ma la conquista delle menti e dei cuori della popolazione, quella davvero non è avvenuta mai. Diffidenze, prevenzioni, gelosie. Poi i primi scricchiolii, la stanchezza di tutti e la voglia di farla finita, di chiudere l'esperienza il prima possibile.
       L'ordine di evacuazione forzata è arrivato così, non inatteso nella sostanza ma alquanto inatteso nella forma. Gli sguardi diffidenti della gente, in taluni casi diventati anche di simpatia, si sono trasformati in occhiate torve e ostili. Diamo fastidio, siamo di disturbo, non ci vogliono più.
       Grande la situazione di scoramento che mi ha pervaso: 42, quasi 43 mesi di impegno formidabile, gigantesco, senza sosta, con un investimento di energie da fiaccare i soggetti più robusti, tutto per la conquista della vittoria. E ora il nuovo governo non ci riconosce più e dobbiamo solo sloggiare. Forse la popolazione della nostra patria ci accoglierà con ghirlande e fiori, ma i locali attendono solo che ce ne andiamo e i loro volti lo dicono esplicitamente.
       Come mi sento? Come uno che è stato eroe e ora è un proscritto. Se uno ha letto - come io ho fatto - il capolavoro di Ernst von Salomon, sa che cosa provo. E' molto più che rabbia, è autentico furore; è molto più che vuoto, è un abisso; è molto più che delusione, sono conati di vomito nervoso, di collera sorda che lacera stomaco, fegato, psiche. Tuttavia, nessuno di noi, io per primo, ha mai fatto quel che ha fatto perché obbligato. Non è un militare, non è un soldato, è un guerriero. Nessun tipo di esiti lo può fiaccare, perché la guerra è la sua naturale condizione esistenziale. E allora si prosegue così, da proscritto in mezzo ai proscritti, senza terra, avendo come patria al più un'idea e come futuro un'estetica di sé, da sacrificare con onore. Nessuno ci ha mai capito, nessuno ci capisce, nessuno ci capirà mai. Ma questo che vuol dire? Conosciamo la dura realtà della nostra condizione di proscritti e sappiamo che, più facciamo e faremo il nostro dovere, più saremo proscritti. Se per caso avremo successo, i meriti saranno altrui; se - come è assai più probabile - saremo sconfitti, tutte le colpe saranno nostre. Lo sappiamo, ma siamo abituati ad essere considerati e trattati come cani rabbiosi. La nostra "rabbia", però, non è una malattia, è la naturale condizione d'animo di chi non accetta il destino che gli è stato preparato e pretende ancora di costruirselo da sé. Siamo proscritti dopo aver compiuto, molto più che fino in fondo, il nostro dovere, e lo siamo perché abbiamo capito, una volta di più, che per noi guerrieri il nemico non sta davanti, dove è facile scovarlo, ma dietro, dentro le nostre stesse linee. Siamo proscritti perché conosciamo la verità e sappiamo che c'è chi le guerre finge di combatterle per perderle e neppure ci pensa, a vincerle.
       Un sorriso stentato ma orgoglioso ci illumina i volti: non c'è privilegio più raro ed assoluto che quello di seguire il proprio destino. Lo faremo con dignità, accettando serenamente il fatto che ci sputeranno addosso da morti alla stessa stregua in cui lo facevano da vivi. Valiamo molto, moltissimo, ma questo non conta nulla, per gli altri. E' il nostro destino atroce.

                                 Piero Visani



Pavesiana

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

     Cesare Pavese.


(La donna ritratta nell'immagine è, ovviamente, Constance Dowling, l'attrice americana di cui lo scrittore piemontese si innamorò profondamente e per la quale si suicidò).

                                                 Piero Visani



Poundiana


       Bene o male, ad onta di enormi "scherzi" esistenziali, penso che sia davvero così:


Quello che veramente ami non ti sarà strappato. | 
Quello che veramente ami è la tua vera eredità. 
(da Ezra Pound, Canti PisaniCanto LXXXI, Garzanti)

                                                 Piero Visani




Compagni di scuola, compagni di niente...

       Settembre 2011. In un celebre circolo di Torino viene organizzato un pranzo tra compagni di scuola di circa 45 anni prima. La nostra classe di IV e V Ginnasio presso il liceo classico "Massimo d'Azeglio" di Torino festeggia il centesimo genetliaco della sua professoressa di lettere. Siamo presenti quasi tutti.
       L'atmosfera, nelle eleganti sale di quel circolo, è assai affine a quella descritta da Carlo Verdone nel suo celebre film del 1988, Compagni di scuola. L'unico problema è che sulle nostre compagne di allora la scure del tempo ha falcidiato assai più che su noi maschi. La cosa mi diverte. Quella assurda compagnia di "Non te la do nemmeno se mi paghi" ridotta a pietire un po' di attenzione da noi che potremmo ancora "rimorchiare" bene senza troppo sforzo. Come sempre, la vendetta è un piatto che si consuma freddo...
       Niente di tutto questo, però, mi interessa. La compagna che ho amato non è venuta e quella che mi piaceva fisicamente è una specie di barile a due zampe, che cerca di destare attenzione e non vi riesce davvero più. Fa la simpatica, ma ci riusciva solo quando era una silfide, un'altezzosissima silfide.
      Sorrido: il mio vecchio compagno di banco, un noto avvocato del foro torinese, ed io sembriamo i fratelli minori dell'eletta schiera. Ce lo diciamo quasi subito, visto che a tavola siamo seduti vicini, con non poca, perfida soddisfazione.
      La mia attenzione, tuttavia, è puntata su altro, sulla comparsa, per la prima volta in penose celebrazioni come codeste, di un ex-compagno (compagno nel senso di sinistroide, oltre che di scuola), al quale devo un vecchio favore, nel senso che non sono mai riuscito a vendicarmi di un suo antico sopruso nei miei riguardi.
       Com'è conforme alla mia natura, quello diventa allora il mio pensiero dominante: la vendetta, il regolamento di conti. Ne parlo all'amico avvocato e anche lui ricorda il fatterello, anche se di natura è molto più bonario di me. Gli chiedo se potrebbe garantirmi una copertura tattica e lui - dopo avermi chiesto: "Ma davvero vuoi vendicartene adesso?" - si dice disponibile a darmela.
       La giornata di inizio settembre è molto calda e i saloni del circolo mal areati e mal climatizzati. Tutti i maschi si tolgono la giacca; io no, perché non lo faccio mai, detesto i comportamenti cheap. Le conversazioni si infittiscono, arrivano doni per la nostra docente e lei ricambia con i suoi; c'è una specie di appello scolastico, per lo svolgimento di questo rito e, quando arriva il turno di questo ex-compagno (che in ordine alfabetico stava prima di me), parte l'attacco: ben mirato, preciso, chirurgico e dunque privo di danni collaterali. Il noto avvocato mi copre il lato destro, a quello sinistro penso direttamente io. Quello che ho fatto preferisco non ancora dirlo pubblicamente: è presto. Ma l'ho fatto e il godimento che provo per la vendetta riuscita è pari ad almeno due orgasmi. E cammino un metro sopra il selciato per non meno di una settimana. 
       Il pomeriggio, al tennis (era un sabato), fornisco un'ottima prestazione. I conti sono in pari, che cosa posso pretendere di più dalla vita? Certo, ho aspettato quasi mezzo secolo, ma ne valeva la pena.

                        Piero Visani




                           

L'insostenibile leggerezza dell'essere

       E' forse uno dei peggiori aspetti della modernità. Te ne stai per i fatti tuoi, esplorando per la prima volta in vita tua FB, ricercando vecchi amici di battaglie lontane e riscoprendo il piacere di ritrovarli, di scambiarsi quattro chiacchiere, di fare un po' di legittimo reducismo, ed ecco saltarti addosso la dragueuse della Rete.
       Di FB sai nulla, hai il morale a pezzi per fatti tuoi e intavoli un'amicizia e una conversazione che pensi finirà di lì a breve. E invece non finisce. Ti pare una cosa interessante, sei solito fare solo ciò che ti pare degno di fare, e non sospetti in alcun modo di essere l'ennesimo toy (old) boy.
       Colpa tua, certo, ma a volte, uscendo da un massacro deliberato e mirato, sei un po' meno provveduto del solito, più oppresso dalla solitudine esistenziale. Vai avanti e per parecchio tempo non ti accorgi di non essere altro che un giocattolino. Ovviamente non pretendi nulla e di nulla in particolare ti illudi, ma tutto ti sembra così talmente vero che ti piace, forse ti piace perfino illuderti.
       Poi il clima progressivamente cambia e ti accorgi nitidamente che stai arrivando a scadenza. E' ovvio, "un bel gioco dura poco" e questo è già durato anche troppo.
       Cominciano gli "avvisi ai naviganti" e tutti gli annessi e connessi dei medesimi. Tu li cogli, ma, più che cercare di resistere (sei sufficientemente esperto per sapere che non puoi), ti lasci cogliere dalla grande illusione - quella sì tipicamente senile - che potesse essere qualcosa di vero, di interessante, di stimolante, di duraturo, di psicologicamente creativo, e non di un gioco banale, infinite volte ripetuto e ormai vicino a conclusione.
       Attendi il benservito, che non arriva perché le dragueuses abbondano di varie qualità, ma non di coraggio. Il licenziamento avviene freddamente, via telefono. Le motivazioni - richieste come tra persone civili - ti vengono negate perché "suscettibili di letture diverse". Non una parola in più, a parte l'inevitabile attestato di "elevata stima" nei tuoi riguardi.
       Colpa tua, certo, però devo dire che pur essendo stato accusato varie volte, in vita mia, di crudeltà mentale, a livelli del genere non ero mai arrivato. Un trattamento siffatto oggi le persone civili non lo riservano nemmeno a un animale particolarmente ributtante, e meno che mai agli animali da compagnia (che poi quello ero, o no...?).
       Quello che un po' mi irrita è che, in questa società dei "diritti umani", il singolo individuo di diritti non ne ha alcuno, se non quello di essere preso, usato e buttato via a scadenza. E che tutto questo venga fatto non solo con estrema disinvoltura e farisaico cinismo, ma addirittura pretendendo di stare provando un terribile dolore. Se così fosse, nessuno lo farebbe. Intendiamoci, fa tutto parte del gioco, però mi permetterei di suggerire un affinamento delle motivazioni. Un calcio nelle terga, anche vestito da parata, resta tale e fa male, ma quel cercare di conferirgli un minimo di veste presentabile consente almeno di pensare (sperare) che gli esseri umani siano UOMINI, non solo modestissimi figuranti di una rappresentazione scadente, intesa solo a riempire i propri vuoti esistenziali. Questa è crudeltà pura, fredda, ponderata, mirata. Accettabilissima, perché tutto si può fare, a cominciare dallo stancarsi. Tuttavia, chiamarlo "passaggio evolutivo" è davvero una fantastica presa in giro autoassolutoria, un modo per NON fare i conti con il proprio elevato livello di abiezione.
       Comunque largo alla mantide religiosa, e auguri. Ne avrà molto bisogno.

                                     Piero Visani




Fantozziana

       Come tutti i maschi (etero) italiani sanno, specie se sono un po' avanti con gli anni, quando a loro precisa domanda la risposta femminile è un certo qual silenzio, un lungo sospiro e la fatidica frase "Caro, io ti stimo moltissimo", eccoli di fronte all'equivalente cinematografico e umano (ma esiste una distinzione tra vita e rappresentazione filmica o - senza andare a scomodare Erving Goffman - non sono forse la stessa cosa?) di quello che, a livello musicale, è la mitica frase di Mogol-Battisti in Mi ritorni in mente:

"un sorriso, e ho visto la mia fine sul tuo viso 
il nostro amor dissolversi nel vento 
ricordo, sono morto in un momento"

      Come dire, un avviso, del genere: "A buon intenditor, prepara le valigie!". L'esperienza serve e uno le prepara per tempo. Io poi dei "ti stimo moltissimo" credo che potrei prendere l'Oscar alla carriera. 

                                      Piero Visani



L'anticristiano

       Ci sono religioni il cui unico scopo pare quello di infliggere dolore. Inutile stare a specificare quali siano. In Italia, basta alzare la testa in qualunque borgo e vedrete incombere su di voi la sua fallica espressione. Espressione che non è intesa alla soddisfazione di eventuali esigenze femminili, ma alla sodomia di tutto un popolo, da quando è in età giovanile (tu chiamala, se vuoi, pedofilia), a quando diventa adulto (tu chiamala, se vuoi, sodomia), ed a forme di persuasione per nulla occulta.
       Le mie opinioni sulla medesima sono quelle di Friedrich Nietzsche e della tradizione pagana, e non starò qui a ripeterle. Posso solo dire - sarà pure per mia sfortuna, per carità -  che non ho mai conosciuto persone tanto sgradevoli, false e con una doppia morale quanto taluni appartenenti alla medesima. Con grande rincrescimento e in nome del (loro) benessere, hanno inflitto a me  (ma non solo a me, da quanto leggo, vedo e sento) varie forme di dolore, con tale gusto e impegno da farmi ritenere che la componente sadica non sia, in quella religione, tanto marginale.
       Per di più, nel mentre mi torturavano e mi massacravano, si preoccupavano di chiarire che non lo facevano per farmi del male, ma per farmi stare bene. Perché nella sofferenza altrui (non nella loro, ovviamente) risiede l'essenza profonda della loro assoluta e totale disumanità, che costoro - con apprezzabile inversione semantica - preferiscono chiamare "umanità".
       Li ho sempre odiati, dal profondo del cuore, anche se in genere mi astengo dal fare polemiche con chi per me rappresenta l'assoluto Nulla (si polemizza con il Nulla? Ovviamente no). Da qualche giorno credo di stare odiandoli ancora di più. Ma non ho problemi, ritengo infatti che l'odio sia uno dei sentimenti più positivi che possano esistere e lo coltivo come un fiore.

                             Piero Visani




Instant Karma

       Benché non abbia mai troppo tempo, mi sono messo a studiare attivamente le dottrine e le teorie relative al karma, perché mi sono dato un obiettivo che travalica largamente i limiti di una sola vita.
       Nel mentre studio, in sottofondo ascolto "Instant Karma" di John Lennon, e leggo un testo che mi sembra assolutamente adeguato al mio approfondimento teorico:

"Instant Karma's gonna get you
Gonna knock you right on the head
You better get yourself together
Pretty soon you're gonna be dead
What in the world you thinking of
Laughing in the face of love
What on earth you tryin' to do
It's up to you, yeah you".

       Dopo tutto, sono uno studioso ed è bene che non lo dimentichi mai. Mi servirà parecchio, anche in futuro.

                                          Piero Visani










Porsi un obiettivo

       A volte, immersi come siamo in una quotidianita molto stracca e banale, oltre tutto resa ancora più mediocre dal fatto che quella odierna è una "società dell'infinito presente", ci dimentichiamo che la vita è fatta di obiettivi da realizzare, e dall'impegno che consegue nel riuscire a farlo.
       Io stesso credo di essermene dimenticato, in questi ultimi tempi, ma poi c'è stato chi mi ha fatto la grande cortesia di ricordarmelo, anche con una certa severità, e oggi sono qui a pensare che è vero, non si può vivere senza obiettivi. Così ho deciso di pormene - a breve, media e lunga scadenza. Il fatto che io mi sia formato professionalmente e culturalmente come storico accresce e dilata il mio senso del tempo, che può rendere accettabile anche che gli obiettivi vengano colti nel lungo o nel lunghissimo periodo, a condizione che vengano ricordati nitidamente. E in questo mi soccorrono il mio senso della storia e la mia memoria d'elefante.
       Non c'è dubbio che avere uno o più obiettivi da realizzare, oppure uno primario e altri secondari, rende la vita decisamente più gradevole e propositiva. E allora si va!

                                         Piero Visani




Nuove guerre

       Ho sempre studiato - sicuramente per limiti miei - la dimensione polemologica del reale. Non ho mai approfondito, per contro, altre dimensioni, non solo del genere "L'uomo che fissa le capre", ma anche a livello alchemico, di riti vudù, di possibilità di colpire e fare mentalmente male a distanza. Mi sto procurando un'adeguata bibliografia in tal senso. Si tratta di conoscenze nuove che potrebbero sempre risultare utili.

                     Piero Visani



lunedì 27 febbraio 2017

Attenzione e disponibilità

       Sono due peculiarità del mio carattere che ho sempre pagato carissime e con interessi come minimo decennali, ma non ne sono pentito. Ho cercato di vivere e di trovare dialoghi. Prima o poi, ho sempre visto innalzarsi muri di indifferenza, di chiusura al dialogo, di indisponibilità. Però ho vissuto e ho cercato di creare relazioni interessanti. 
       Di norma, poi, il mio destino è variato tra la "Cloaca Maxima" e il semplice cassonetto della raccolta indifferenziata, ma in fondo, a partire da una certa età, fin dall'inizio sapevo già quello che mi attendeva, per cui è stato il prezzo che hanno voluto far pagare alla mia natura di homo ludens. Non cambierò per così poco. Come dice un mio carissimo amico, giurista d'impresa in un'azienda dell'hinterland milanese, io sono "un best of..." e ogni volta mi applica ironicamente addosso una data di scadenza. A volte ci prende alla lettera, a volte si sbaglia di grosso, ma che io sia "a scadenza", beh, su quello non ha mai sbagliato. Volendo riderci su, potrei dire che anche questa è una garanzia di qualità del prodotto/servizio...

                        Piero Visani





                    

Bontà e dintorni

       Una delle "migliori" peculiarità dei "buoni" è che, quando hanno deciso freddamente di pugnalarti alle spalle, tengono a sottolineare con forza che non lo hanno fatto con animo ostile, tanto meno nei tuoi riguardi, ma per crescere, per evolvere, per migliorarsi, per stare meglio con loro stessi. E allora tu, che sei naturalmente "cattivo" e che con te stesso stai benissimo da una vita, hai davanti a te varie opzioni. Una - la più gradita e ambita - la tieni tutta per te, sapendo che comunque il tempo è galantuomo. E puoi sempre consolarti con il fatto che, a simili infimi livelli di abiezione "buonista", per tua fortuna non scenderai mai. Quello che dovevi fare l'hai fatto. Hai raccolto più lodi tu della Madonna di Fatima, specie se e quando pagavi i loro conti, ma ora è tempo di laicità...
        Potresti sempre rimanere "amico", se ti accontenti. E' vero, ma io ho un profondo terrore dell'amicizia dei "buoni". Meglio Don Raffaé, lui si sa cos'è e chi è.

                    Piero Visani









Schmittiana

      L'essenza del politico è la contrapposizione amico/nemico. Non c'è peggior nemico di chi ha finto di esserti amico, perché è il nemico interno, l'inimicus, quello che ha approfittato di te e ti ha usato. Un soggetto infinitamente peggiore dell'hostis, il nemico esterno, quello che ti è quasi naturalmente nemico, per cause storiche, ideologiche o geopolitiche.
       E' sufficiente ricordarsene, in eterno.

                        Piero Visani




Il suicidio assistito

       Non è per nulla vero che in Italia non esiste il suicidio assistito: esiste da anni, fa parecchie migliaia di vittime l'anno e, pur se non legalizzato, è attivamente gestito da Agenzia delle Entrate ed Equitalia, nel pressoche totale silenzio dei sudditi e con parecchi soggetti al soldo del potere che bollano dei poveretti con l'accusa di essere "di psiche debole" (sulla "tasca debole" e sul perché essa sia tale, invece, si preferisce glissare...).
         Come sempre in tutti gli "Stati sociali", dalla culla alla tomba hai qualcuno che ti rompe l'anima e - siccome gli rendi parecchio - auspicherebbe, anche con il supporto di quanti credono alla vita eterna, che tu vivessi per sempre, almeno fino a che di te non rimanesse solo lo scheletro...

                       Piero Visani




Due o tre cose che so di me

     L'offesa, qualsiasi forma di offesa, è per me intollerabile.
       Il rifiuto, qualsiasi forma di rifiuto, è per me intollerabile.
       Il ridimensionamento di ruolo, quello non lo prendo nemmeno in considerazione. Se me lo si ventila (nemmeno propone...), io ho chiuso.
       Se non mi si riconosce la mia assoluta unicità, io ho chiuso. Se la si usa per ridimensionarmi, arrivo a chiedermi perché mai ho aperto...
       Se si cerca ordinary people for ordinary lives, lo capisco benissimo, ma io non c'entro alcunché. Io sono un "oltre-Uomo", dalla personalità che spacca i muri.
       Il resto è silenzio, tombale.

                        Piero Visani

La buona educazione

       La buona educazione comporta che, quando ti chiedono una cortesia che tu sei in grado di fare, tu la faccia, immediatamente e con buona creanza.
       Ti chiedono con grazia di sparire e tu lo fai.
       La classe non è acqua e i desideri che possono essere soddisfatti sono un ordine, per una persona di stile.

                     Piero Visani




"Impegnati, impegnati!!"

       Mio padre - che era un uomo buono, dal cuore generoso, ma anche un'anima semplice - mi spronava sempre, da ragazzo: "Impegnati, impegnati! Hai buone qualità. Impegnati e vedrai che ce la farai!".
          Mi sono impegnato, anche moltissimo, ma non ce l'ho quasi mai fatta, né sul lavoro né in tutto il resto. Sto facendo un pensierino al disimpegno. Poi è ovvio che la mia indole prenderà nuovamente il sopravvento, però devo dire che - come mestiere e come già aveva intelligentemente notato Francesco Guccini ne "L'Avvelenata" - il "raccoglitore di sputi", detto anche "sputacchiera umana", è un'attività oggettivamente difficile, un po' in tutti i campi. 
       Non meno difficile è anche un altro mestiere, in cui eccello: "Le sue proposte sono bellissime e interessantissime, ma sono troppo per noi". Nemmeno il coraggio di dirmi che fanno schifo; no, pure la sublime iprocrisia del "sono troppo per noi"...
       Non mi resta che fare domanda, a vari livelli e in vari ambiti, per ottenere un sussidio di disoccupazione, perché per me l'impegno è un fantastico viatico ad ottenere calci nelle terga assai ben mirati. Va beh, dai, me ne farò una ragione. Come diceva il mio amato Filippo Tommaso Marinetti, "Marciare, non marcire!!".

                     Piero Visani



domenica 26 febbraio 2017

Minestre o finestre

       Fin da giovanissimo scolaro delle elementari, non sono mai riuscito a tollerare l'alternativa "O mangi la minestra o salti dalla finestra": fughe dal catechismo (consideravo già allora penosi i principi della religione cattolica), tentativo di sottrarmi alla prima comunione (e, non essendovi riuscito, relativa finta caduta sulle rive del fiume Po per infangarmi a fondo l'abito da cretino che mi avevano fatto indossare), falsificazione di firme genitoriali - alle superiori - per avere la dispensa dall'ora di religione, etc. etc.
       Da allora, l'alternativa testé citata ("minestra/finestra") viene da me ritenuta totalmente inaccettabile e risolta in un solo modo: meno di un nanosecondo dopo che mi è stata formulata, sono già in volo, poco importa che si tratti del piano terra di una casa di campagna, del terzo piano di un condominio o della cima di un grattacielo.
       Potete immaginare le mie condizioni: pieno di ammaccature, nel migliore dei casi; morto più volte, nel peggiore. Trattandosi di una condizione metaforica, non reale, posso dire di essere morto più volte; morto a persone e situazioni che mi avevano posto di fronte a quella prospettiva, che ritengo totalmente inaccettabile. Sono addirittura certo che, per chi mi conosce bene, mettermi di fronte a quell'alternativa sia il modo più indolore (per lui/lei) di sbarazzarsi di me. Per introdurre un fattore di non prevedibilità, cerco sempre di essere un po' più tranchant, nelle mie scelte, di quanto si era previsto che potessi essere, ma non sempre ci riesco, ovviamente.
       Questa alternativa mi ha accompagnato in molte situazioni di lavoro e in non poche relazioni personali, ma di fronte al deliberato deprezzamento della mia persona, di fronte a richieste che privilegiavano il trionfo della morte rispetto al trionfo della volontà, ho sempre preferito il rispetto della mia volontà di potenza. Volevo e voglio vivere, non rinunciare. Volevo gestire situazioni nel migliore dei modi, non buttarle via. Mi sarebbe piaciuto che, in caso di proposizione di tale alternativa, si fosse tenuto anche marginalmente conto del punto di vista mio, oltre che di quello altrui.
       Se e quando ciò non accade, cerco la finestra più vicina, quale che sia il piano in cui si situa, e mi soccorre l'ideologia: "Meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora!" e "Viva i salti nel vuoto!", perché c'è molta più vita in certe morti che nel sottoporsi ai condizionamenti altrui.

                            Piero Visani



La danza delle ore

       Dopo anni di novità che si erano consolidate al punto da diventare piccole ma gradevoli abitudini, fa un certo effetto cambiare ritmi e adottarne di nuovi e diversi. Si notano ovviamente le differenze, e non è detto che siano piacevoli. Ma sono quelle scelte che occorre necessariamente fare per salvaguardare se stessi e la propria dignità. Come tali, ritengo che meritino comprensione: ognuno salvaguarda se stesso come meglio crede e, se sono una Ferrari e mi hanno detto che dovrei vivere da Panda, credo sia legittimo che non accetti di cambiare categoria e marchio, e che preferisca andare a correre altrove, con il massimo rispetto per valutazioni diverse dalle mie. Ognuno nella categoria che preferisce e vive la différence!

                              Piero Visani




Blog "Sympathy for the Devil"


       Al termine di una "tre giorni" che ha visto il mio blog accumulare circa mille visualizzazioni, ringrazio i lettori per la loro attenzione, che mi inorgoglisce molto.
       Mi permetto di ricordare, a chi fosse interessato, che è possibile anche - andando sul blog - diventare lettori fissi del medesimo, semplicemente inserendo il proprio profilo Google nell'apposito elenco.
       Grazie ancora.

                              Piero Visani




Egosintonico

       Sono molto egosintonico, nel senso che, qualunque cosa io faccia, vado sempre molto d'accordo con me stesso e faccio sempre in modo che essa corrisponda all'immagine che ho (e coltivo) di me. Ne consegue che, se del caso, potrei essere senza difficoltà sia buono come un San Francesco d'Assisi sia meno buono come un Hannibal Lecter. Perché quello che conta, per me, è ciò che decido e che quel che decido risulti in sintonia con quello che desidero fare e con l'immagine che ho di me. Alcuni amici si sono talvolta stupiti dell'apparente contrasto che esiste tra alcuni atti di estrema generosità e altri di raffinata e deliberata crudeltà. Ma questa è la mia natura e davvero non vorrei mai cambiarla. Mi piaccio così.
       Di norma, visto che vivo in un notevole isolamento, non ho particolare necessità di fare riferimento a questi aspetti del mio carattere, ma non amo che vengano lese o vulnerate la mia personalità, le aperture fiduciarie che posso aver fatto con il mio prossimo, la disponibilità di cui posso aver dato prova. In casi del genere, mi irrito alquanto e posso diventare anche molto sgradevole, ma sono semplici posture difensive, intese a difendere alcuni valori essenziali in cui credo. Poi è ovvio che la mia fiducia può essere tradita, e lo è stato molto spesso, ma in casi del genere non succede alcunché, mi limito a sparire. So bene, infatti, che devo aver sbagliato soprattutto io, nelle mie valutazioni, per cui preferisco scomparire. Ritorno nel mio piccolo mondo, fatto di valori e principi cui tengo molto, per continuare ad essere loro fedele. Non ho bisogno di avere un posto nel mondo, sto bene anche nella raccolta indifferenziata. Ho molte  cose da fare anche lì.

                       Piero Visani




                                           

La coazione a ripetere

       Una mia amica, valente psicologa, dopo una serie di colloqui informali con lei, si disse convinta che io fossi affetto da una non trascurabile forma di coazione a ripetere, vale a dire - come spiega il Dizionario di Medicina Treccani - da una "Tendenza incoercibile, del tutto inconscia, a porsi in situazioni penose o dolorose, senza rendersi conto di averle attivamente determinate, né del fatto che si tratta della ripetizione di vecchie esperienze".
        Questa cosa mi venne detta almeno quattro anni fa e, da allora, ho deciso di sottrarmi ad essa e di seguire tutti quei comportamenti che potessero evitare di svilupparla nuovamente. Ho seguito linee comportamentali che mi parevano del tutto opposte a quelle che avevo sempre adottato e credevo davvero di aver avuto successo, di essermi infine affrancato da tale coazione. Invece non è così, ci sono caduto per l'ennesima volta, con i risultati catastrofici di sempre. A questo punto, sono davvero parecchio sconcertato. Mi supporta la durezza estrema del mio carattere, ma non è una grande soddisfazione.

                                    Piero Visani




Soli si muore

       Nella mia pressoché perpetua colonna sonora, oggi mi ronza in testa un celebre brano di Patrick Samson, che risale al lontano 1969 e che era una cover italiana di "Crimson and Clover", di Tommy James and the Shondelles. All'epoca, Patrick Samson viveva o comunque si vedeva spesso a Torino, per cui ebbi modo di sentirlo anche dal vivo.
       Il testo, scritto nella versione italiana da Mogol e Cristiano Minellono, conteneva i seguenti versi:

Tu o un'altra è lo stesso
aspettare non posso
soli si muore
senza un'amore


       All'epoca, le mie compagne di scuola protofemministe odiavano (a parole) questa canzone, dicendo che "Tu o un'altra è lo stesso" era un verso profondamente maschilista. Giovane e ingenuo, io non sapevo tanto cosa ribattere. Poi - lungo i tortuosi sentieri della mia vita - ho imparato a mie spese che si potevano anche declinare al femminile come "Tu o un ALTRO è lo stesso". E siccome mi sono sempre visto preferire camionisti, neri per caso e anche no (ma lì sapevo di non essere totalmente competitivo...), e soprattutto fior di decerebrati, ho capito che sul tema circolano tante fole e ho proseguito per la mia strada, salvo riscoprire, ogni volta che si accendeva una competizione con qualcuno, che il perdente ero sempre io. Con estrema gentilezza, però, le donzelle in questione avevano sempre il buon gusto di dire che "io ero troppo per loro" e che quindi preferivano ripiegare su un cretino qualunque, con cui c'erano molte più affinità individuali, caratteriali e culturali, nonché spunti di conversazione. Mi è rimasta la curiosità di sapere in che cosa consistessero tali conversazioni e, in proposito, siccome amo documentarmi sui miei problemi, mi sono letto tutti i libri dell'etologa inglese Jane Goodall sulla vita familiare e sociale degli scimpanzè. Ora so molto su questi simpatici animali e ho capito che tutto deriva dal fatto che, in quella specie - alla quale palesemente io NON appartengo - i rapporti con gli esseri umani non sono praticati (in sostanza, non esiste quel tipo di relazione un po' particolare che noi chiameremmo "zoofilia" o, più tecnicamente, "zooerastia). Al che mi sono definitivamente messo il cuore in pace (ma solo il cuore, non altro...).

                                   Piero Visani



                                      

Una sconfitta onorevole


       Io, che passo da una "sconfitta onorevole" all'altra in pressoché tutti i campi, ho apprezzato la sconfitta odierna dell'Ital-Rugby a Twickenham. Quando andavo in vacanza di studio nella ridente cittadina del Middlesex, avendo espresso la volontà di apprendere quel bellissimo sport, me ne insegnarono i rudimenti come li si potrebbe insegnare a un "kafir" (che tali del resto consideravano noi italiani). Venni adottato rugbisticamente da scozzesi e gallesi, decisamente più simpatici - in quanto Celti - dei loro dominatori Anglo-Sassoni, e mi tolsi pure qualche piccola soddisfazione.
       Nella sua fantastica carica di violenza rituale, dove L'UNICA COSA CHE NON è AMMESSA è IL DOLO (e questo spiega perché non si tratti di un gioco democratico e tanto meno liberista...), il rugby io lo adoro.

                      Piero Visani

La valigia dell'attore

       Capita anche nei migliori teatri stabili che il protagonista (ma più che protagonista, direi mattatore...) entri in urto con la direzione del teatro stesso per un non del tutto imprevisto cambio di orientamenti, scelte, programmazioni. Nuovi attori (ma che dico "attori", al massimo figuranti e guitti...) paiono essere entrati nelle grazie della direzione e quest'ultima - espressione a livello locale della consolidata ipocrisia cattolica - pare un po' riluttante ad un licenziamento in tronco e ipotizza per il mattatore, tanto per prepararsi il terreno, un futuro da deuteragonista, per i primi mesi, e poi da comparsa/figurante per il resto della carriera.
       La tattica è subdola, com'è conforme ad una certa cultura: non appena il mattatore lo saprà in via definitiva, al di là delle voci che la Direzione stessa ha sparso in giro ad arte, avrà una reazione istintiva, prenderà la sua valigia ed emigrerà immediatamente verso altri lidi. Ed è quanto puntualmente accade.
       Il comunicato ufficiale della Direzione del teatro stabile che sancisce la separazione "consensuale" afferma che, a fronte di "alcuni semplicemente ventilati progetti di riorganizzazione interna della compagnia, ancora tutti da verificare in concreto, l'attuale primattore ha avuto una reazione eccessivamente istintiva e ha deciso - di sua spontanea volontà [il corsivo è della Direzione stessa] - di dare immediatamente le dimissioni. La Direzione si rammarica per tale decisione, così poco ponderata, ed augura al primattore ogni bene per il proseguimento della sua carriera".
       Il primattore si allontana, sapendo bene di aver facilitato, con la sua dura reazione, il proprio licenziamento, ma contento di aver tutelato il proprio orgoglio e la propria immagine professionale. Se sei del livello di Carmelo Bene, non puoi accettare di cedere il posto a qualche figurante di origini tartare o a qualche discendente del Ruzante. Meglio andarsene, alla ricerca di nuove scritture, le quali, vista la sua classe, certo non mancheranno.

                                        Piero Visani





sabato 25 febbraio 2017

Provando e riprovando

       E' vero che gli anni passano, è vero che sto diventando vecchio, è vero che le delusioni si sommano alle delusioni, le pugnalate alla schiena a quelle inferte di fronte, però l'entusiasmo del tentare l'impresa non viene mai meno. Oltre tutto - ed è ciò che mi conforta di più - non ho quasi mai fallito per limiti intrinseci miei, ma per interazioni che non sono riuscite; per incomprensioni che da marginali sono lievitate a totali; per il fatto che non ero come avrei dovuto essere (che è il massimo dell'attestazione di disponibilità relazionale...).
       La volontà di continuare nei miei sforzi dialettici, tuttavia, non mi manca e, ancora una volta, mi trovo a citare il motto di Guglielmo d'Orange, detto il Taciturno (1533-1584), a me da sempre straordinariamente caro: "Non occorre sperare per intraprendere, né riuscire per perseverare". 
       Mi accingo a continuare ad intraprendere, senza particolari speranze ma con una voglia matta di riuscire, provando e riprovando. Del resto, se guardo all'andamento di questi ultimi anni, mi sono sempre più avvicinato all'obiettivo, ergo perché desistere proprio ora...?

                            Piero Visani




Precauzioni

       Lo scopo di determinate decisioni, purtroppo spiacevoli, consiste semplicemente - oltre a rappresentare una attentamente ponderata reazione ad atti arbitrari - nel mettersi al riparo da "mi piace" o commenti irridenti, che si erano purtroppo manifestati fin da subito. Al danno, infatti, è facile rispondere provocando immediatamente altro danno, chirurgicamente inferto, mentre alle beffe occorre fare fronte con interventi di prevenzione, perché la repressione può rivelarsi in molti casi assolutamente tardiva.

                       Piero Visani




L'energia dispersa

       Mentre ero impegnato nel mio solito tennis pomeridiano del sabato, forse l'accumulo di fatica fisica, e il conseguente bisogno di energia, mi hanno fatto venire in mente quanta energia nervosa, emotiva e psicologica io abbia disperso nel corso della mia ormai lunga vita. Energia dispersa nel lavoro, energia dispersa in politica e in qualche associazione culturale, energia dispersa nelle relazioni interpersonali. Mi si è parato addosso un tale quantitativo di dispersione energetica che mi è venuto freddo, come se fossi stato in una stanza piena di spifferi. E dire che ho sempre sentito l'esigenza di profondere energie in ciò cui tenevo, dunque l'ho fatto spontaneamente, con tutta la partecipazione possibile, con un formidabile impulso interiore che è consustanzialmente mio.
       Mi è anche venuto in mente che, meno di due mesi fa, spiegai tutto questo a una persona, cercando di farle capire da che cosa nascesse questo mio travolgente impegno. La sua risposta mi lasciò perplesso, perché mi fece notare che era una cosa che volevo io, lasciando neppure troppo implicitamente sottintendere che non era affatto detto che tale impegno fosse necessario, gradito, richiesto, e che comunque era mio, solo mio. Ricordo che tale risposta mi colpì molto, perché la trovai desolantemente vuota e sconfortante, tipica di una persona ormai mille miglia lontana e probabilmente solo ansiosa di allontanarsi ancora. Ecco perché, non appena ne ho avuto l'occasione, alla morte lenta riservata a coloro che diventano residuali in qualsiasi cosa e che, non avendo il coraggio di bastonarli direttamente, si cerca di far capire loro che è ora che alzino le tende o si adeguino al ruolo che è stato scelto per loro, ho preferito il duro ma chiarificatore impatto della sudden death. Colpito duramente, ho risposto con una reazione molto tranchant, com'è nel mio stile, nella logica per cui ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria (possibilmente anche un po' più forte, perché non ho alcun bisogno di salvare la faccia, io, non sono figlio dell'ipocrisia cattolica).
       Nella mia natura di "guerriero esistenziale", io non attacco praticamente mai, ma mi difendo sempre. Sono allibito per le tonnellate di energia disperse anche questa volta, ma - come mi è stato elegantemente sottolineato - questo è un problema mio, e di nessun altro. E questo è tristemente vero, perché io mi impegno a fondo nelle cose in cui credo. Tuttavia, come ho scritto poche settimane fa, quando finisce un conflitto, per un guerriero l'ideale è che ne cominci subito un altro. Se poi il precedente è stato vinto o perso, conta poco o nulla, l'importante è che si riprenda a combattere e che si possa requiescere in bello. Altro - a quanto pare - non ci è dato, ma è il frutto perverso della nostra "anormalità". Orsù, godiamocelo!

                                    Piero Visani





    

I consigli del mio maestro di tennis

       Me lo diceva sempre il mio maestro di tennis (credo che fosse intorno al 1969), con i toni estremamente severi che gli erano propri: "Visani, smettila di aprire sul dritto e il rovescio in quella maniera! Hai in mano una racchetta da tennis, non un ventaglio per fare aria a un faraone!".
       Colpito dalla natura tanto bislacca di quell'esempio, gli chiesi a che cosa volesse alludere in concreto, che cosa si celasse dietro una frase del genere. Lui smise di colpo i suoi toni abitualmente burberi e mi disse, guardandomi nel fondo degli occhi: "Visani, io ti ho capito, sai? Fai il freddo e distaccato, ma sei generoso e molto passionale. Stai attento, perché sono due qualità che ti procureranno non pochi danni!" 
       Non gli ho mai dato retta, perché sono testardo e ostinato, e mal me ne incolse. Ma non sono pentito. Non mi sono mai pentito di niente, nel bene come nel male. Ho fatto sempre quello che ritenevo giusto fare.

                            Piero Visani 




Carpe diem

       Come figlio di culture pagane e volontaristiche, ho sempre creduto molto al carpe diem, al "qui e subito", privilegiando le piccole e grandi gioie immediate, e i benefici che ne derivano, ad aspirazioni metafisiche che non mi sono proprie. Ho cercato di costruire un domani giorno dopo giorno, e anche se ogni giorno poteva essere peggiore del precedente, a quella linea di pensiero e azione mi sono ispirato.
       Non ho nutrito altre particolari ambizioni, specie quando l'incedere dell'età mi ha fatto capire che sarebbe stato difficile soddisfarle. Ho goduto dell'oggi, cercando di costruire il domani con grande impegno, ma anche con la delicatezza propria della necessità di considerare situazioni diverse. Non ho ambito al perseguimento di assoluti, ma mi sono cercato di godere il mio relativismo, sulla base di una serena accettazione di quello che mi era possibile avere.
       Ho sviluppato un ristretto numero di percorsi di questo tipo, talvolta molto lieto di viverli, talaltra assai meno. Quando ne ho visto mutare la natura - che era chiara fin dall'inizio - ho preferito lasciar perdere, al limite accelerando situazioni in dissesto e mai accettando un ruolo residuale. Quello non fa per me, va bene per chi è privo di personalità, e io ne ho molta. Ho qualche rimpianto, complessivamente parlando, ma i "neri pensieri" mi passano quando mi vedo oggetto di downgrading: "Nemo me impune lacessit", dopo tutto, è da sempre il mio motto.

                            Piero Visani





                           

Scissioni

       Quando, in qualunque consesso umano - da un partito politico ad un'associazione culturale, da un sodalizio di lavoro ad altre forme consociative - un soggetto diventa persona non grata e gliene vengono dati vaghi avvertimenti, di cui però egli riesce ad avere preventivamente sentore, logica e classe vogliono che il soggetto in questione tolga immediatamente il disturbo, in via definitiva. E' vero che il soggetto poteva avere investito parecchio, in varie forme, in quella intrapresa, ma è ovvio che i compagni di partito o i soci possono non risultare d'accordo. Capita molto spesso, nella vita. Non si è per nulla contenti, pensando a quanto si è profuso, in termini di impegno, per il raggiungimento di un obiettivo comune, ma poi si scopre che tale obiettivo non è (più) condiviso e allora si taglia di netto.
       La morale nietzscheana prevede di andare oltre e ciò vale doppiamente quando il suo impulso dionisiaco si scontra con le logiche piccolo borghesi e moralistiche dell'apollineo.

                            Piero Visani





venerdì 24 febbraio 2017

Sensazioni e decisioni

       Quando le sensazioni si fanno molte, la regola aurea da rispettare è quella del silenzio. Poi si prenderanno le decisioni, frutto di un'attenta ponderazione.

                         Piero Visani

Piazza pulita


       Bel servizio, ieri sera nella trasmissione "Piazza pulita" di La7, sullo sciopero dei tassisti e ambulanti romani. Era da tempo che non assistevo a un così incoraggiante insieme di dichiarazioni animate da collera, esasperazione, odio, desiderio di vendetta. Mi ha illuminato la serata. Manca ancora la pentola (o le pentole...), ma gli ingredienti per il pastone si stanno mettendo lentamente insieme tutti.
       Non so se la classe politica italiana guardi abitualmente la televisione, non credo, però ieri mi erano più chiare le ragioni di fondo di certi viaggi di "aggiornamento politico-sociale" in California e dintorni, che Federico Rampini ha brillantemente bollato come attestazione di "sommo provincialismo", ma che potrebbero avere come pendant anche la curatela di interessi vari, da "piano B", per intenderci. Come le case a Montecarlo, a Dubai o nel Caribe. Perché ovviamente, quando nelle condizioni emotive di chi ho visto ieri sera ci sarà una parte significativa del popolo, qualche residenza "a loro insaputa" in giro per il mondo, possibilmente in paradisi fiscali, potrà sempre venire utile.
       Non lo scrivo come auspicio, ma come constatazione da entomologo "umano", il ruolo che preferisco da quando, a casa mia, sono riuscito a liberarmi totalmente dall'invasione delle cimici.

                               Piero Visani

Adempimenti


       La vita "nel migliore dei mondi possibili" è una schifosa sequela di adempimenti intesi a mantenere a mie (nostre) spese tali soggetti pleonastici. Qualunque discorso che faccia astrazione da tale fondamentale constatazione mi annoia, e infatti tendo a non farne.         

                                                   Piero Visani


giovedì 23 febbraio 2017

Blog "Sympathy for the Devil": Classifica dei post più letti (21 Gennaio - 20 Febbraio 2017)

      Questo mese ha visto il superamento di slancio delle centomila visualizzazioni e la crescita delle medesime fino a 103.000. Il numero di visualizzazioni quotidiane è stato raramente inferiore alle 120 e, in una occasione, ha toccato le 500.
       L'elenco delle prime 15 posizioni nella classifica generale delle visualizzazioni evidenzia quanto segue:
  1. "Preparatevi alla guerra!", 1.341 (+3) - 02/07/2016;
  2. Salvatore Santangelo, "Gerussia" - Recensione, 990 (+8) - 17/12/2016;
  3. Non sarà il canto delle sirene, 891 (+3) - 06/08/2014;
  4. Carlo Fecia di Cossato, 830 (=) - 25/08/2015;
  5. It's just like starting over, 587 (+2) - 11/12/2012;
  6. Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 456 (+18) - 19/10/2013;
  7. L'islamizzazione del radicalismo, 330 (+1) - 03/07/2016;
  8. Non, je ne regrette rien, 309 (+5) - 29/12/2012;
  9. Umberto Visani, "Mai stati sulla Luna?" - Recensione, 281 (+16) - 16/12/2016;
  10. Una questione di stile: Giorgio Albertazzi, 251 (+1) - 28/05/2016;
  11. Un'evidente discrasia (in margine ai fatti di Parigi), 224 (=) - 08/01/2015;
  12. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 200 (+4) - 29/01/2014;
  13. Augusto Grandi, "Italia allo sbando" - Recensione, 199 (+65);
  14. Formal Dinner, 196 (+2) - 12/11/2016;
  15. JFK e lo "zio Adolf", 186 (+2) - 17/05/2013.
       Di fatto, il protagonista di questo mese è stato il post Augusto Grandi, "Italia allo sbando" - Recensione, che è entrato ai massimi vertici della classifica, totalizzando 65 nuove visualizzazioni. Tutte le altre posizioni di punta sono rimaste invece invariate, anche se Salvatore Santangelo, "Gerussia" - Recensione, è ormai a un soffio dalle mille visualizzazioni.
       Un ulteriore dato significativo è che, per poter essere inseriti ai massimi vertici della classifica generale ormai occorrono poco meno di 190 visualizzazioni, il che alza sempre più l'alticella per i post che ambiscano ad avere molto pubblico.
       Per quanto concerne invece i post che sono apparsi nel mese in oggetto, i tre risultati migliori sono stati raggiunti da Spezzeremo le reni all'UE! (154 visualizzazioni), La tragedia degli equivoci e L'ombra del diavolo (entrambi con 102 visualizzazioni).
       Per concludere, le visualizzazioni sono salite a 103.000 circa e i post a circa 2.900, il che sta a significare che il numero medio di visualizzazioni per singolo post è passato da 35,0 a 35,5, realizzando - per l'ennesimo mese consecutivo - un nuovo record del numero medio di visualizzazioni per post.

                           Piero Visani


                                  

mercoledì 22 febbraio 2017

Conferenza 22 Febbraio 2017


     Bella serata nella sala della Vittoria Alata del Comando della Prima Regione Aerea di Piazza Novelli, a Milano. Grazie alla sapiente regia degli organizzatori - tra cui, oltre al Comando stesso, occorre ovviamente annoverare la sezione milanese dell'Unuci, e ad entrambi va il mio sentito ringraziamento - la partecipazione è stata nutrita (circa un centinaio di persone, calcolate dalla Questura, non dal sottoscritto...) e molto interessata.
       Maurizio Cabona ed io siamo andati relativamente a ruota libera, partendo dallo spunto tematico iniziale per poi muovere in varie direzioni, come è tipico dei "pathfinders"...
       Mi dicono che l'intera registrazione della conferenza sarà disponibile tra pochi giorni su Youtube e ovviamente renderò noto quale sia il link.
       Qualche amica che tuttora dubita della mia esistenza reale, potrà dunque ricredersi, il che non necessariamente implica pentirsi, anzi...

                         Piero Visani

martedì 21 febbraio 2017

Grande Guerra e Vittoria nella memoria nazionale

       Ne tratterò domani a Milano alle 18, in una sala del Comando della Prima Regione Aerea, insieme all'amico Maurizio Cabona. Ho sviluppato nel corso degli anni alcune ideuzze sul tema e le presenterò senza pretese di esaustività, ma come teorie personali, anche e soprattutto grazie ai robusti stimoli che, in una conversazione del genere, l'amico Maurizio è sempre in grado di fornirmi.
       Ci terremo accuratamente lontani dalla retorica, ma cercheremo di inquadrare il tema in una luce fondamentale, sovente disattesa: il ruolo del mito nella formazione e nella perpetuazione della memoria di un popolo. E lo faremo in forma non accademica (ahinoi, non apparteniamo all'eccelsa corporazione), ma dialettica, guardando a come il passato continui a condizionare il presente, spesso a nostra totale insaputa (e questo è grave...).

                       Piero Visani

lunedì 20 febbraio 2017

Automazione, robotica e lavoro


       Tra le tante cause addotte per giustificare la "grande stagnazione", ormai destinata a trasformarsi in "stagnazione secolare", una delle più divertenti è quella riferita al ruolo dell'automazione, che sottrarrebbe e annullerebbe posti di lavoro, ciò che più o meno equivale a sostenere che, siccome un'auto non ha benzina, è guasta...
       Finanza tossica, furti privati e soprattutto di Stato, economie a pezzi, etc. etc., tutto questo conta poco: la colpa è dell'automazione e della robotica, i nuovi capri espiatori.
       C'è però un settore dove robotica e automazione vanno alla grande, ed è quello mediatico: infatti, in esso, più che sopprimere posti esse sono riuscite in un insperato miracolo, la trasformazione dell'essere "umano" (non voglio esagerare...) in una macchina. Il Minculpop (Ministero della Cultura Popolare) del "pensiero unico" emette più volte al giorno i suoi "distillati di saggezza" e l'"uomo macchina" di giornali e televisioni li riproduce pedissequamente, senza capire che diavolo scrive e tanto meno perché lo scrive (a parte uno stipendio non sempre lauto).
       Qualcuno ancora, nel mainstream mediatico, si attiene al "copia e incolla"; i più, per contro, riproducono e basta, e si sentono pure terribilmente intelligenti, nonché alquanto "à la page": non si lavora più, non si pensa più (e al riguardo occorrerebbe chiedersi se lo si è mai fatto, anche solo per errore...) e si riproducono solo le "veline" del Minculpop planetario, le quali - ahivoi! - neppure somigliano alle "olgettine" ben note...
       Niente più lavoro: solo automazione che ha prodotto robot consenzienti e soddisfatti di esserlo, ovviamente "nel migliore dei mondi possibili", quello del totalitarismo sodomita, quello grazie al quale te lo ritrovi nelle terga e ti piace pure (a molti, quanto meno...).

                                 Piero Visani