venerdì 31 marzo 2017

Dimmelo tu cos'è

       Ogni volta che avvengono sconvolgimenti tanto grandi, ogni volta che tutto va in fumo, mi piacerebbe sapere come mai sono riuscito, una volta di più, a distruggere ciò cui tenevo. Cerco spiegazioni, ma ne trovo solo di parziali e limitate. Mi aspettavo qualcosa di meglio, di molto meglio, tanto più che pensavo di avere la coscienza assolutamente pulita.
       La tristezza è tanta e davvero fatico a capire. L'avvilimento è notevole. Le situazioni più difficili da discernere sono quelle in cui la ratio sembra veramente molto poco convincente e ore ed ore di discorsi fatti appaiono come se si fossero svolti in una clinica per audiolesi gravi.
      Mi sento talvolta come un cane bastonato. Vorrei rinunciare a capire, ma il problema ormai sono diventato io. Accetto le decisioni che mi riguardano, so di valere pochissimo per gli altri, ma mi fa molto dolore pensare di aver parlato e agito a vuoto per così tanto tempo. Il mio livello di inettitudine e di mancanza di capacità persuasiva deve essere elevatissimo. Siccome mi accade sempre così, è probabile che sia realmente così. Me ne dolgo: più che mettere tutto me stesso, non saprei che fare. E' per questo che ho deciso di non fare più nulla. Non servirebbe, anzi sarebbe anche peggio. Forse sono io un disastro, forse mi caccio in situazioni disastrose. A me, per la verità, parevano molto semplici, ma ormai ho capito che le mie valutazioni sono difformi. Ergo meglio che lasci perdere.

                    Piero Visani






Piazza Vittorio Veneto, Torino

       E' bello ritrovarsi, in una delle più grandi piazze d'Italia, con amici di una vita che sono rimasti stupendamente simili a quando erano giovani e che, di tutti i mestieri possibili, hanno schifato soprattutto quello di "pompieri"...
      L'età che avanza, la tristezza che mi pervade in questo periodo e l'emozione che mi assale in momenti come questi, mi commuovono un po', trasmettendomi sensazioni che una volta forse avrei provato più superficialmente (e con maggiore sdegno per la mia "debolezza"). Ma è troppo bella questa fedeltà a se stessi, espressa per di più con la massima sobrietà e naturalezza, come se altri comportamenti e scelte di vita non solo non fossero possibili, ma neppure esistessero.
      Ci penso su, mentre torno a piedi a recuperarmi l'auto, e mi dico che, di tutte le sensazioni che si possono provare in vita, quella del cameratismo è davvero una tra le più belle. Senza essere costretti a doversi incontrare a Montecarlo o nel Caribe, senza dover fare scelte politiche grazie a John Wayne (!!) ma magari ricorrendo a qualche maestro un po' più nobile...
       Abbiamo i capelli ormai più o meno grigi o bianchi, ma siamo stati esattamente quello che volevamo essere da ragazzi. Quale favoloso privilegio!! Grazie Augusto, grazie Giorgio, grazie Marco, per avermelo fatto provare. Non sono ricchezze facili da ottenere. Sono molto di più.

                             Piero Visani






                                  

Motivazioni

       Come ho cercato di spiegare agli amici - e a costo di ripetermi - non ho inteso rimanere in forma attiva su Facebook per una ragione ad un tempo etica ed estetica: non mi va di frequentare come se niente fosse un luogo virtuale dove sono stato pesantemente e cinicamente buggerato. E' una questione mia.
       Ciò premesso, un sessanta per cento di quel che facevo rimarrà assai simile a prima, ma come proiezione del mio blog "Sympathy for the Devil". Anche l'interazione con gli amici, se a loro gradita, rimarrà possibile. E' chiaro che gli amici restano tali anche dopo che ho fatto pulizia, anche perché non c'entrano alcunché, ovviamente.
        Grazie.

                 Piero Visani



Ringraziamento

      Ringrazio tutti gli amici che - pubblicamente e anche parecchio privatamente - hanno salutato con rincrescimento il mio allontanamento da Facebook. Vorrei precisare nuovamente che non di vero e proprio allontanamento si tratta, ma di cambio di utilizzo dello strumento, da impiegare solo tramite il blog. Dunque non sparirò, ma mi metterò solo al riparo da chi ricorre ai social per USARE LE PERSONE. Non volevo più correre quel rischio. Sono una persona seria e vera, io, non un soggetto virtuale.
       Mi farò sentire ancora, pure spesso. Grazie.

                    Piero Visani






giovedì 30 marzo 2017

Presenza in Facebook - Fase 2

       Come ho scrittto ieri, per una questione di decoro, dignità e lontananza da soggetti che usano i social per prendere in giro la gente, da oggi la mia presenza su Facebook sarà caratterizzata da due scelte precise:


  1. promuovere solo i post di questo mio blog, "Sympathy for the Devil";
  2. limitare al minimo l'interfaccia con gli amici.
       Mi scuso con tutti, dato che non sono minimamente animato da intenti polemici. Desidero solo mantenermi lontano da una certa filosofia dell'"usa e getta" che impera in quel social. Sono già stato "usato", sono già stato "gettato". Ne ho preso atto e ora intendo muovermi in un'area ristrettissima e a me nota.
        Da oggi lascio aperta l'area dei commenti sul blog, per interloquire eventualmente con i lettori. Su FB interloquirò con tutti quelli che avranno eventualmente il desiderio di parlarmi.
       Non farò altro e limiterò anche le promozioni personali e familiari, così come l'apposizione di "mi piace". Devo mettermi al riparo dalle persone che utilizzano FB per l'affermazione del loro debordante ego o per darsi conferma delle loro (anagraficamente declinanti) capacità seduttive.
          Grazie per la comprensione.

                    Piero Visani


P.S.: nessun intento polemico - ribadisco - solo difesa della mia personale dignità.





mercoledì 29 marzo 2017

Giorgio Ballario, "Vita spericolata di Albert Spaggiari" - Recensione

      Ci sono persone la cui vita scorre tangenzialmente alla nostra, prossima, anche se non necessariamente vicina. Ci sono persone con cui ci si sarebbe potuti dire di più ma in fondo anche quel che si è detto è bastato: è bastato per capirsi, per condividere scelte di vita, per fissare fuggevolmente sguardi e ritrovarseli invece scolpiti nell'anima, per decenni, per un'esistenza intera.
       Conobbi Giorgio Ballario, se ricordo bene, quando era ancora studente del mio stesso Liceo classico, il "Massimo d'Azeglio" di Torino, anche se io ne ero già uscito da parecchio. Era da poco partita l'avventura della Nuova Destra e Giorgio fu uno dei non tantissimi che a Torino, nella Torino pateticamente missina delle sezioni catacombali e dei saluti romani, ebbe il coraggio di credervi. Da allora, insieme ad Augusto Grandi, fu mio compagno di esperienze per un lungo periodo, almeno fino alla genesi di Alleanza Nazionale e poi alla mia fuoriuscita (1996) da quel partito.
       Credo di avere sempre avuto una sottile analogia caratteriale con Giorgio, specialmente per quanto concerne l'indole apparentemente riflessiva. Con il tempo, i nostri contatti si sono parzialmente diradati, ma siamo rimasti "fratelli nella notte", fratelli nella notte nera di questa orribile esistenza che ci è toccato vivere.
        Ho seguito la sua crescita come scrittore, dalla trilogia del Maggiore Morosini in avanti e, sebbene io non sia un grande lettore di romanzi e tanto meno di "noir", ho subito intuito le sue indubbie qualità autoriali, le stesse che ho ritrovato - direi addirittura cresciute - in questa sua Vita spericolata di Albert Spaggiari, Idrovolante Edizioni, 2016, 306 pp, 15 Euro.
            Preceduto da una brillante prefazione di Stenio Solinas, il libro mi è parso un felice esperimento di giornalismo d'inchiesta, dal quale emerge tutta la lunga esperienza lavorativa di Giorgio come cronista del quotidiano torinese "La Stampa". Con stile asciutto ma non arido, attento a una molteplicità di particolari, l'Autore segue la complessa bibliografia di Albert Spaggiari, dai tempi del servizio militare alla militanza nell'OAS, dal colpo del secolo a Nizza alla ardimentosa evasione, delineandone la figura come quella di un soggetto veramente a metà tra Arsenio Lupin e Rocambole, senza mai innamorarsi del personaggio - come capita sovente ai biografi - ma cercando di carpire i segreti di un uomo assai amante, a modo suo, del lato ludico dell'esistenza, capace di non prendersi mai troppo sul serio ma, al tempo stesso, narcisisticamente attaccato alla costruzione di un proprio mito esistenziale.
       Discreto conoscitore della Costa Azzura, quale sono, ho visto uscire vividamente i luoghi dalla penna puntuale di Giorgio, mentre Albert Spaggiari portava a termine le sue imprese "senza odio, senza violenza e senza armi". Immerso come sono nella crudele alba di questo nuovo millennio, confesso che questo è il lato caratteriale e comportamentale di Spaggiari che mi sono sentito di condividere di meno. Al suo posto, probabilmente mi sarei comportato molto diversamente, ma forse quella era ancora un'epoca dove era possibile comportarsi con maggiore stile ed eleganza, con animo ilare e burlone, animo che purtroppo io temo di aver perduto da tempo, e per sempre.
       In definitiva, una lettura davvero appassionante, che ho fatto mia nel giro di poche serate, vagamente scettico all'inizio (come ho detto, il genere non mi appassiona più di tanto), ma poi trascinato da una capacità di scrittura assolutamente ragguardevole. Ho pensato a Giorgio, leggendo le pagine del suo libro, e me lo sono visto descriverle a voce esattamente come ha fatto per iscritto. Mi piacciono gli autori, e gli amici, che sanno avere questa capacità di fascinazione scrittoriale e individuale. Giorgio le ha sempre avute, entrambe.

                          Piero Visani




        

Self-Obituary


      Non penso proprio che, al momento della mia dipartita (presto o tardi che sia, non è che la cosa mi condizioni moltissimo), si sprecheranno i necrologi, tanto meno quelli benevoli. Mi piacerebbe solo che di me si ricordasse:
1) cercò di essere sempre se stesso, pur essendo consapevole del fatto che questo atteggiamento per un po' affascinava, poi schifava;
2) visse sempre nell'isolamento e sulla difensiva. Se attaccato, specie se proditoriamente, si difese, ma per il resto della sua vita non attaccò mai;
3) cercò di farsi capire, senza alcun successo. Ma ci provò.
4) si beccò molte contestazioni, ma solo perché non amava fare il bersaglio statico, bensì quello mobile.
5) Sputategli pure addosso: uno più o uno meno... E poi farlo sulla sua tomba sarà sicuramente meno rischioso che farlo quando era ancora vivo.
Requiescat in bello!!

                    Piero Visani



Sereno è...


       Sono molto tranquillo e sereno, stasera. Cerco sempre di rimanere duttile, flessibile, perennemente in movimento. Non intendo rimproverarmi nulla, pur se procedo per la mia strada.
       Non voglio avere retropensieri, in alcun senso. Vado là dove mi porta il cuore e, se mi porta nel posto sbagliato, me ne dolgo ma non l'ho compresso.
       Cerco di essere dialettico. Tante cose mi agitano l'animo, ma procedo. Del resto, mi sono sempre considerato un "pathfinder" e tale rimango.            

                    Piero Visani

               

Il valore dell'amicizia


       Rispetto a qualsiasi altra forma di rapporto umano, il valore dell'amicizia maschile tocca vertici altissimi. In grado talvolta di evolvere verso il cameratismo e la fratellanza, molto raramente - almeno per quanto è capitato a me, nel corso di tutta la mia vita - tende a degenerare in schifezze varie, come è tipico di altri rapporti umani. Tutto è in genere molto rettilineo, chiaro, franco.
       Certo, anche le amicizie maschili possono rompersi, ma mediamente è molto difficile, anche perché non sono sottoposte - Deo gratias - ai venti di tutte le forme di volubilità.
       Ho amici di una vita che, in qualche caso, sono autentici fratelli, fortemente percepiti come tali anche quando non li vedo per lunghi anni. Altri - più recenti - che, proprio come mi è accaduto stamane, hanno la squisita cortesia di farsi avanti con una proposta, un'opportunità, un attestato di stima.
       Se dovessi portare con me qualcosa in un'altra vita, beh, l'amicizia virile la porterei molto volentieri. Tra certe persone di valore, assume i connotati di una splendida convergenza etica, che allieta l'anima.                                             
                    Piero Visani




 

Tutto il resto è noia

       Dal momento che ho sempre una certa fretta e che sono esposto alle insidie della noia, mi pare giusto non rimanere troppo a lungo su temi stantii e passare oltre. Un'ora di lettura notturna di Ecce Homo, di Friedrich Nietzsche, mi ha convinto che stavo perdendo troppo tempo su questioni importanti, ma non decisive, nel senso che, se una persona perde clamorosamente di valore agli occhi di un'altra, non può fare altro che farsene una ragione. Se un soggetto come chi scrive viene pesantemente devalorizzato, non farà di certo salti di gioia, ma, a parte il controllo delle sue reazioni, non deve fare altro che cercare nuovi motivi d'interesse e nuovi stimoli.
       Con grande celerità ho concluso le disamine che desideravo concludere ed ora sono decisamente più tranquillo. Non sono certamente contento del crollo di valore e di immagine cui sono stato sottoposto, ma non sono decisioni mie. Io proseguo per la mia strada, in compagnia del mio universo di valori e delle mie buone abitudini. Per piegarmi ad una politica di rinunce, ho ancora tempo.

                          Piero Visani


martedì 28 marzo 2017

Il posizionamento relazionale

       Non si può stare, in una relazione, con le idee altrui. E' come se uno andasse al governo, con le idee altrui: sappiamo bene quali disastri ne scaturirebbero.
       Non si può nemmeno mediare oltre un ragionevole limite, altrimenti ciò che dovrebbe essere bello e gioioso diventa il trionfo della mestizia compromissoria.
       Una relazione interpersonale è un fatto di magia. Se tale magia viene a mancare o diventa oggetto di divieti, meglio chiuderla. Potrebbe rinascere? Non credo e, in ogni caso, io ho più di 65 anni e la penso esattamente come Jepp Gambardella ne "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino... E i divieti, i divieti, poi, quelli sono da repressi.

                  Piero Visani



La morte simbolica

       Sono quasi certo che non tutti i post da me scritti in questi ultimi due giorni siano stati correttamente interpretati dagli amici lettori. Sono infatti entrato in un periodo di morte simbolica che riguarda me in rapporto a una vicenda che mi ha coinvolto, non in assoluto.
       A quella vicenda io voglio in effetti morire e, per tale ragione, mi sono imposto una rigida consegna del silenzio, evitando di fare qualsiasi polemica. In quanto defunto, taccio e, poiché tacere talvolta mi costa, anche parecchio, esercito una forte costrizione su di me.
       Non sono invece morto a tutto il resto, anzi sono ben vivo, ma devo liberarmi rapidamente dalle energie negative che ancora albergano in me e, per di più, devo liberarmi da costrizioni, proibizioni, divieti, concessioni di libertà limitata. Sono tutte cose che mi fanno orrore e fanno scattare in me forti moti di ribellione. Tuttavia, voglio e devo mantenere un basso profilo, per non offendere sensibilità altrui, ed ergo scarico tutte le mie tensioni a livello privato, tra me e me, senza più lasciar uscire una parola.
       Per il resto, però, sono ben vivo e di morte simbolica proprio non intendo parlarne. Desidero solo liberarmi di un tentativo di mettermi un guinzaglio e/o di limitare la mia libertà. A ben guardare, non mi dispiacciono affatto le "Veneri in pelliccia", a condizione che pratichino con sapienza e stile la dimensione ludico-metaforica. I proibizionismi veri, per contro, non fanno per me.

                                Piero Visani



La quarantena


       Il mio obiettivo attuale consiste solo nel mettere una distanza di sicurezza tra ciò che mi è stato chiesto di fare e CIO' CHE NON FARO' MAI. Voglio essere sicuro, nel prendere tale distanza formale, di non trascendere dialetticamente o ferire sensibilità che sono diversissime dalle mie. Come ho scritto ieri, ho capito tardi che devo tenermi lontanissimo da ogni forma di visione giudeocristiana, perché è troppo lontana dalla mia. Io ho un terribile appetito di tutto, digiuni non ne faccio e non voglio farne. Quindi taccio anche se vorrei parlare e intanto rinsaldo i miei portati ideologico-comportamentali. Ma voglio farlo tranquillo, da solo, senza attizzare inutili polemiche. La mia visione del mondo è mia e solo mia, NON INTENDO IMPORLA AD ALTRI COME SI è VOLUTO IMPORNE ALTRE A ME. Non commetterò quell'errore. Resto legato alla mia concezione dell'"Oltreuomo", da vivere, da gustare quotidianamente.
           
                            Piero Visani

                          

Essere e dover essere


       Non ho mai avuto un reale contrasto, a livello interiore, tra essere e dover essere. Nel senso che il "dover essere" non ha mai rappresentato alcunché, per me. Ho sempre supplito con la mia volontà di potenza. Quest'ultima mi ha creato non pochi guai - è vero - ma mi ha sempre consentito di vivere e non di vegetare, di marciare e non di marcire.
       Ho commesso grossi errori, questo è certo, ma per "vivere di più", non di meno. Non sono pentito di nulla, ho pagato sulla mia pelle, ma mi è sempre andato bene così.

       Ora mi sento come una belva in gabbia non per chissà quali motivi, ma per l'impossibilità a "vivere di più". Sono dunque assai sveglio e percettivo, perché è vero che voglio isolarmi, e lo sto facendo, ma solo per precludermi errori di iracondia in una determinata direzione. Tutte le altre sono libere, aperte e percorribili. Un incidente di percorso deve essere analizzato, onde evitare di ripeterlo, ma questo deve accendere nuova gioia di vivere, nessuna repressione, proibizionismo, mortificazione della carne o scempiaggini siffatte. La "belva bionda" rimane attenta. Non vuole commettere errori vecchi, ma è prontissima a commetterne nuovi. Devo essere sempre pronto a "diventare ciò che sono".

                           Piero Visani



La grande fuga


       Sto facendo un'esperienza molto bella e molto rigenerante: ho capito che mi sono inventato tutto e che, per smontare il meccanismo, non devo fare altro che ripercorrere, giorno per giorno, il cammino delle mie invenzioni. Così, come negli "Strawberry Fields" (non propriamente "forever"...), comprendo infine che "nothing [was] real" e che la mia colpa, se di colpa si tratta, è di essere stato un pazzo mitomane, alle prese con i miei "stati di allucinazione" (abbastanza affini a quelli del celebre film di Ken Russell).
       Mi sento meglio: ne sto progressivamente prendendo atto.            

                    Piero Visani




             

L'equilibrio interiore


       Sono bastati pochissimi giorni di autoanalisi basata sull'autobiografia del Sé per restituirmi un ottimo equilibrio interiore. Seguendo tale metodo, infatti, mi sono reso conto di essermi immerso da tempo in una dimensione onirica nella quale è andato perso ogni mio contatto con la realtà. Ho iniziato un viaggio che io credevo esteriore e che invece era interiore, alla scoperta di me.
       Non ho conosciuto alcuno - persona, luogo, eventi, momenti - MA MI SONO INVENTATO TUTTO, nel bene come nel male.
       Ho condotto un lungo viaggio attraverso me stesso in cui io supponevo di essere in relazione con qualcuno, di vero, di concreto, in carne ed ossa, mentre stavo solo sognando. Proprio la natura onirica della mia esperienza mi ha fatto provare molta felicità e pure molto dolore, ma NON ERA VERO NIENTE. Entrambe le condizioni erano mere proiezioni di me. Non esistevano né angeli né santi. Sono io che ho sognato, passando dal sogno all'incubo. NON HO AVUTO RELAZIONI CON ALCUNO, SOLO CON ME STESSO. Chi credevo di avere visto o conosciuto, semplicemente non è mai esistito.
      Questa constatazione mi ha molto confortato, devo dire, perché l'aspetto che più mi faceva male è che io potessi essere davvero incorso in esperienze devastanti. Comprendere che invece me le sono inventate mi ha fatto molto bene, perché così non ci sono colpevoli, recriminazioni, ricordi, accuse e controaccuse.
       Ho sperimentato una sospensione spazio-temporale, e ora sto cominciando ad uscirne. Tutto ciò che ho sperimentato durante la medesima non è stato frutto di incontri reali ma di assurde proiezioni della mia mente.
       Sono contento: non aver provato nulla di bello, ma neppure nulla di abominevole, mi conforta molto. Forse ho lanciato qualche accusa di troppo, ma era rivolta a persone inesistenti, ergo è come se non l'avessi mai lanciata.          
                   
                       Piero Visani




 
 

lunedì 27 marzo 2017

Il seme della violenza

      Vittime come siamo di iniquità ogni giorno più evidenti e pazzesche; con una vita ridotta a pagare tasse e gabelle varie; costretti a lavorare come cani per poter dare da mangiare (e nulla più) a noi stessi e alle nostre famiglie; ben consapevoli del fatto che chi ci fa quotidianamente la morale non fa altro che rubare a man salva, stiamo giorno dopo giorno immagazzinando una carica di violenza che attende solo di esplodere.
      Com'è ovvio, esplode per prima nelle anime più semplici e primitive, ma ha già raggiunto una parte considerevole di noi e - se devo dire - la cosa non mi turba per niente: anzi, aspetto solo che venga il mio turno. Nella più totale assenza di giustizia e verità, le mani e le armi sono quello che ci resta. Lo sappiamo bene e lo scopriamo giorno dopo giorno, nel mentre un'orda di pasciuti "buonisti", al riparo di scorte, privilegi e chiese, ci dice che cosa dovremmo fare.
      Le persone più semplici hanno già capito che cosa dovremmo fare, e lo fanno, per ora scatenandosi come belve in venti contro uno, e tra loro. Ma si tratta solo di attendere che questa deriva compia il suo corso, poi sarà la volta della mattanza collettiva. Capita sempre così, quando le civiltà finiscono. Occorre il bagno di sangue purificatore (e pedagogico) per dare vita a qualcosa di migliore, che non durerà ad infinito, ma ci consentirà almeno di divertirci (o anche solo di sfogarci) un po'.
      I periodi di iniquità assoluta, quelli in cui stiamo vivendo, richiedono lavacri assoluti, quelli che vivremo. Probabilmente privi di qualsiasi ragione, ma intrinsecamente razionali in quanto totalmente irrazionali. Nessuno potrà dire di non essersene accorto o di non averlo sentito arrivare. Sale, giorno dopo giorno. Non c'è da ridere né da piangere, è puramente liberatorio, è una sorta - se mi si passa la volgarità - di inevitabile evacuazione sociale, una dovuta purga collettiva.

                     Piero Visani




domenica 26 marzo 2017

L'eremita


       Dopo lunghe esperienze condominiali da incubo, vivo da 13 anni in una casa singola relativamente isolata. Lavoro, esco il meno possibile e sono profondamente misantropo.
       Mi faccio i fatti miei, non ho cittadinanza, Paese, partito, religione. Nulla di nulla. Non ho esigenze sociali. Lavoro e, ovviamente per lavoro, mi interfaccio con gli altri; in caso contrario potrei anche farne a meno.
       Non ho mai aggredito nessuno, in nessun modo, tanto meno fisicamente. Me ne sto sempre sulla difensiva. Ho solo e sempre avvertito tutti: "Non aprite quella porta!". Di norma il consiglio è cortesemente rispettato. Quando non lo è, può capitare di scoprire che cosa ci sia, dietro quella porta...

                          Piero Visani

Il valore dell'onore


       7 marzo 1815, Laffrey (Regione dell'Isère). Il piccolo esercito napoleonico, da meno di una settimana sbarcato in Francia a Golfe Juan proveniente dall'isola d'Elba, incontra le truppe mandategli contro da Luigi XVIII.
       Nell'ampio spiazzo erboso che si apre nei pressi del paese, Napoleone trova di fronte a sè il 5° Reggimento di fanteria di linea. Onde evitare uno scontro fratricida, l'Imperatore si fa personalmente incontro ai soldati che dovrebbero bloccarne la marcia e dice loro: "Soldati del 5° di Linea, mi riconoscete voi? Riconoscete il vostro Imperatore?". Vedendo l'emozione e lo sconcerto negli occhi dei suoi vecchi soldati, impietriti davanti all'uomo che li ha condotti alla vittoria in decine di battaglie e che essi considerano un dio in terra, Napoleone si fa avanti, fin quasi a toccare la punta delle canne dei loro fucili puntati, apre la sua celebre redingote grigia ed esclama: "Se tra voi c'è un soldato che voglia uccidere il vostro Imperatore, eccomi!". A quel punto, gli uomini del 5° abbassano le armi e si gettano ai piedi dell'Imperatore, piangendo di emozione e di gioia.
       L'Aquila è tornata! La via di Parigi è aperta!

                     Piero Visani



Motti d'antan


       Un tempo si diceva: "Chi di spada ferisce, di spada perisce". Oggi si usano le spade molto maldestramente, e pure per aggressioni alle spalle, e si ricordano poco i motti nella loro interezza. E' un vero peccato, per noi spadaccini di Toledo.

                             Piero Visani



La verità è sempre rivoluzionaria


       E basta dirla per provocare di quelle reazioni... Ottima ragione per dirla.

                                Piero Visani

sabato 25 marzo 2017

La perfezione

       Dicono che il meglio sia nemico del bene. E la perfezione, di cosa è nemica...?

                         Piero Visani


Save me, save me, save me


       La mia prossima vita sarà ispirata al più totale risparmio, a una formidabile politica della lesina: risparmio di impegno, risparmio di studi, risparmio di partecipazione, risparmio di coinvolgimenti, risparmio di passioni. In una parola, risparmio di tutto. Ed esasperata ricerca di "ordinary people", cioè della più vomitevole banalità, quella che ti fa vomitare sempre, non solo quando fa comodo agli altri. Come dicono a Genova, con i pazzi "ho già dato".

                        Piero Visani

Morte del Maresciallo Lannes


       Il 22 maggio 1809, durante la campagna d'Austria e in particolare la battaglia di Essling, il Maresciallo Lannes, uno dei migliori comandanti di Napoleone e amico fraterno dell'imperatore, vede morire un suo antico compagno d'armi e - affranto - si siede un attimo su una collinetta. Una piccola palla di cannone lo colpisce alle gambe, dalle ginocchia in giù, apportandogli lesioni molto gravi.
       Dopo un febbrile consulto tra i migliori chirurghi militari della Grande Armée, e in una situazione ancora molto esposta alle offensive austriache, gli viene amputata una gamba e successivamente viene trasportato nella località di Ebersdorf. Qui, per qualche giorno, appare in ripresa e pensa già a come farsi costruire un arto artificiale. Poi la situazione precipita e il 31 maggio il Maresciallo Lannes muore per lo sviluppo di una gravissima cancrena.
       Sollecitato a salutare un ultima volta l'amico, Napoleone accorre al letto di morte del suo maresciallo e si apparta per una mezz'ora con lui, fino al trapasso. Successivamente si dimostra alquanto turbato e scosso.

                       Piero Visani



venerdì 24 marzo 2017

Similitudini storiche


       Le "celebrazioni" per i 60 anni di quell'aborto storicamente riuscito che è l'Unione Europea somigliano sorprendentemente molto a certe cerimonie dell'"Ancien Régime" intorno al 1786-88. Sono state mobilitare anche migliaia di "Guardie svizzere", senza andare a prenderle in Vaticano e senza turbare il loro ingiudicabile mestiere con una dotta lezione sul monumento dei "Leoni morti" a Lucerna (per quella lezione c'è ancora tempo qualche annetto, ma arriverà, oh se arriverà...).
       I vari Luigi XVI della nuova monarchia assoluta sono pronti, con il loro codazzo di cortigiani e cortigiane, a celebrare quello che, per loro, è innegabilmente l'"affare del secolo". Quanto a noi, ci limitiamo a sognare i Robespierre e i Saint-Just, che arriveranno, con il loro carico di "piacevolezze indotte" (eh, sì, perché dare la colpa ai secondi dimenticando decenni di orrori provocati dai primi appare la solita analisi di stile "democratico", basata sulla totale irresponsabilità di quanto fatto in nome di un "Bene Supremo" autodefinito a proprio uso e consumo). Se poi dopo non arriveranno i Buonaparte, arriveranno certamente i Toussaint-Louverture e così, nel caso qualcuno volesse capire qualcosa di questo post, vada a leggersi qualche buon libro di storia. Gli gioverà...

                                           Piero Visani




giovedì 23 marzo 2017

23 marzo 1919


       Comunque lo si voglia giudicare, il programma dei "Fasci di combattimento" era qualcosa di radicalmente diverso e distante da quello che sarà il "Fascismo regime". Nella mia personale valutazione, il "fascismo movimento" era l'aspirazione di una minoranza di speranzosi, che poi incontrò...gli italiani. E allora vennero i compromessi con la borghesia, quello verminoso con il Vaticano, quello mortale con la monarchia. Insomma, l'ennesima occasione mancata. Anche allora, si rese necessario "governare al centro": sì, al centro della palude, al centro della cloaca, al centro della mercatura, al centro dello schifo. La sempiterna storia d'Italia.
       Quella che avrebbe potuto essere un'ideologia innovativa e trasversale, si ridusse a una pantomima in cui non credevano nemmeno i protagonisti.
        Questo suggerisce però una direttrice di studio molto interessante: qual è il rapporto tra politica, antropologia, carattere nazionale, e come si risolve, se si risolve...?
       Per introdurre una spero tollerabile nota di carattere personale, dopo le mie modeste esperienze politiche ho deciso che non farò mai più politica per ragioni antropologiche, così come in fondo - per le stesse ragioni - ritengo che non vivrò mai più un'esistenza relazionale. Infatti, dover fare continuamente i conti con soggetti che cambiano idea ogni 4 nanosecondi, è faticoso. Meglio vivere da eremiti, in tutti i campi. Perché sarà pur vero che la politica è mediazione, ma per mediare occorre avere un intelocutore che abbia delle idee e che non sia una banderuola.

                      Piero Visani

mercoledì 22 marzo 2017

Apologo


       Un mondo di "buoni", ostili ad ogni forma di sopraffazione, violenza e ogni altra cosa che fosse contraria al diritto, era solito - nella pratica - mostrarsi un po' diverso che nella teoria. Non "stava bene", non si sentiva a proprio agio, aveva esigenze particolari da soddisfare, e allora andava in giro, rubacchiava qualcosa, rovinava vite altrui, consumava ricchezze altrui. In una parola, faceva sempre e solamente quello che voleva e - siccome era il più forte - non ne pagava mai il fio. La coscienza non gli rimordeva mai, perché diceva di averne una, ma non ne aveva alcuna. Vestiva con il "diritto" le sue peggiori porcherie. Le sue vittime, colpite abitualmente alle spalle, obiettavano: "ma perché mi fai questo? Cosa ho fatto per meritarmelo?" E la risposta era invariabilmente una sola: "non stavo bene, non ero in pace con me stesso".
       Per molto tempo, questa immane nequizie andò avanti, fino a che le vittime di questo comportamento osceno cominciarono a pensare che fosse giunta l'ora di reagire. Lo fecero malamente e con iniziative improvvide, e cominciarono ad essere ferocemente stroncati: "Questo è terrorismo! Non si reagisce così, è inurbano! Dovete combattere secondo le regole!". In tutto questo era implicito che, se avessero fatto così, sarebbero stati sicuramente sconfitti...
       Le vittime della folle ipocrisia occidentale, però, cominciarono ad interrogarsi sull'utilità - per loro - di combattere secondo le regole e si chiesero: "Ma dobbiamo combattere per perdere o per vincere?" E ancora: "se il mondo occidentale NON gradisce la nostra reazione, allora quella che non gradisce è di certo la reazione migliore!".
       Furono invitati a tacere, ma ormai era tardi, la macchina della riscossa e della vendetta si era messa in moto.
       Figli di culture guerriere, gli uomini non occidentali avrebbero potuto accettare qualsiasi tipo di guerra e di violenza, se portata loro di fronte. Quello che ripugnava loro in suprema misura, perché non era da uomini, era la sommatoria di ipocrisia più sodomia, le guerre trasformate in "operazioni di polizia internazionale", i combattenti nemici diventati sempre e comunque "terroristi", anche quando terroristi non lo erano affatto, ma erano solo patrioti.
      Ora si avvicina a grandi passi il tempo della legge del contrappasso: chi viveva tranquillo, nelle proprie povere case, senza che il mondo occidentale venisse a disturbarlo ed a rovinargli la vita, ha capito che, su scala planetaria, è tempo di una formidabile guerra asimmetrica, per prendersi l'inevitabile vendetta, giusta o meno che possa essere considerata.
       La loro coscienza è tranquilla, non hanno innescato il meccanismo. Nessuno intende dare loro ragione, ma hanno le loro ragioni, che sono le ragioni di tutti coloro che vengono fatti oggetto di atti di terribile ostilità, che tuttavia vengono negati nel momento stesso in cui si manifestano, mentre SOLO LE LORO LEGITTIME REAZIONI sono considerare violente, dimentichi che - come si diceva da bambini - "chi la fa l'aspetti!".
       Guardo a tutto questo con estremo distacco, succede ogni giorno con abominevole frequenza, e la colpa è sempre di chi reagisce, mai di chi colpisce. A breve, il problema delle colpe neppure si porrà più, ci saranno solo azioni e reazioni. Non a caso - credo - si legge da varie parti che molti privilegiati stanno pensando soprattutto a garantire la loro sicurezza personale, cercando lidi nascosti e sicuri. Fanno bene, se ci riusciranno.
       Nessuno però pensa che un mondo in cui è lecito colpire, ma non essere colpiti, è il più POLEMOGENO di tutti e conterrà solo infinito orrore, il naturale frutto delle giustizie a senso unico, del pensare di avere solo e sempre ragione, di considerare gli altri come oggetti.
       Auguri!

                       Piero Visani

Blog "Sympathy for the Devil": Classifica dei post più letti (21 Febbraio - 20 Marzo 2017)

       Questo mese ha fatto segnare un numero record di visualizzazioni, prossimo alle 9.000, il che ha ovviamente voluto dire un forte incremento delle visualizzazioni quotidiane.
       L'elenco delle prime 15 posizioni nella classifica generale evidenzia, da un lato, la sostanziale stabilità di certi post ma, dall'altro, alcuni incrementi davvero significativi di post vecchi e nuovi. Il dato più significativo, in ogni caso, rimane quello che tutti gli oltre 3.000 post del blog vengono letti quotidianamente da un numero crescente di persone, al punto che il dato più rilevante è proprio quello della vastità dimensionale del numero di post letti:

  1. "Preparatevi alla guerra!", 1.341 (=) - 02/07/2016;
  2. Salvatore Santangelo, "Gerussia" - Recensione, 992 (+2) - 17/12/2016;
  3. Non sarà il canto delle sirene, 894 (+3) - 06/08/2014;
  4. Carlo Fecia di Cossato, 830 (=) - 25/08/2015;
  5. It's just like starting over, 587 (=) - 11/12/2012;
  6. Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 467 (+11) - 19/10/2013;
  7. L'islamizzazione del radicalismo, 331 (+1) - 03/07/2016;
  8. Non, je ne regrette rien, 358 (+49) - 29/12/2012;
  9. Umberto Visani, "Mai stati sulla Luna?" - Recensione, 283 (+2) - 16/12/2016;
  10. Una questione di stile: Giorgio Albertazzi, 251 (=) - 28/05/2016;
  11. Augusto Grandi, "Italia allo sbando" - Recensione, 232 (+33)- 18/01/2017;
  12. El Capitan Alatriste, 227 (+227) - 03/03/2017;
  13. Quantum mutatus ab illo!, 204 (+19) - 20/05/2013;
  14. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 201 (+1) - 29/01/2014;
  15. Formal Dinner, 197 (+1) - 12/11/2016.
       Nei primi posti della classifica generale si segnala la new entry del post El Capitan Alatriste (+227 visualizzazioni) e il ritorno ai vertici della classifica del post Quantum mutatus ab illo! (+19 visualizzazioni), mentre evidenzia una forte progressione il post Non, je ne regrette rien (+49 visualizzazioni) e prosegue la sua scalata verso l'alto il post Augusto Grandi, "Italia allo sbando" - Recensione (+33 visualizzazioni).
       Un ulteriore dato significativo è che, per poter assurgere ai massimi vertici della classifica, occorrono ormai circa 200 visualizzazioni.
       Per quanto concerne invece i post che sono apparsi nel mese oggetto della nostra disamina, a parte il già citato El Capitan Alatriste, segnaliamo Roma e Bisanzio (172 visualizzazioni), La buona educazione (145 visualizzazioni) e Grande Guerra e Vittoria nella memoria nazionale, Milano 22 febbraio 2017 - Il video (129 visualizzazioni).
       Per concludere, le visualizzazioni sono salite a circa 111.000 e i post a circa 3.045, il che sta a significare che il numero medio di visualizzazioni per ogni singolo post è passato da 35,3 a 36,4, totalizzando un ulteriore nuovo record nel numero medio delle visualizzazioni per post.

                      Piero Visani




Martin McGuinness - In mortem


      Di fronte alla morte, è giusto fare un passo indietro, ma non è obbligatorio fare un commento apologetico: un grande "venditore" (nel senso di liquidatore) della causa dell'unità irlandese, insieme al suo degno sodale Gerry Adams. Non il primo, ovviamente, né l'unico, né l'ultimo. Una di quelle persone "moderate e di buon senso" grazie alle quali la situazione irlandese è oggi più o meno come è sempre stata, se non ci fosse stata la "Rivolta di Pasqua" del 1916 e lo scontro successivo (anche civile).
"Chi si accontenta gode, così così...": "parte prete e ritorna "curato"...
       In tutti i Paesi africani l'indipendenza nazionale è stata ottenuta. Per "i figli di un dio minore" è ambizione eccessiva. Tocca infatti gli interessi dei "figli di un dio maggiore", molto maggiore...

               Piero Visani




martedì 21 marzo 2017

Durezza


      A volte vengo accusato di soverchia durezza, sul piano caratteriale, ma la ritengo un'accusa veramente infondata. Direi di essere esattamente il contrario, vale a dire molto dolce e disponibile.
       Mi dispiace - questo sì - di essere trattato male, specialmente se mi pare di non meritarlo e di aver potuto anche godere - semmai - di qualche delicatezza in più. Tuttavia, quando si manifestano le situazioni di conflittualità, mi ritrovo pienamente a mio agio, non perché io le ami in quanto tali, ma perché le ho frequentate a lungo e so sempre che cosa devo fare.
       In casi del genere, di norma sono molto tranchant, cioè non tendo a togliere spazi di agibilità all'avversario, ma di fargli semplicemente presente che, se vi rinuncia, non li avrà mai più indietro. Ad esempio, non è in alcun modo vietato fare delle scelte, a condizione che se ne accettino le conseguenze. Non è vero che non discuto, visto che sono molto favorevole al dialogo. Per contro, però, non sono in alcun modo favorevole al dialogo che sia stato fatto precedere da un'aggressione. A quel punto, in un primo tempo mi limito a respingerla; in un secondo tempo, tronco ogni possibile rapporto con gli aggressori. Sono quelle cose che succedono, nei conflitti come nella vita di tutti i giorni. Tuttavia, se mi colpisci, per di più a tradimento, con me hai chiuso. Definitivamente.

                     Piero Visani

The River of No Return

      E' un fiume terribile. Varcarlo è un'alea ma al tempo stesso anche una splendida prova. Non si può tornare indietro, infatti. Se si decide di varcarlo, si potrà solo andare verso l'altra riva, e il fiume è largo e pieno di correnti infide.
      Chi rimane su questa riva, guarda chi ha fatto la scelta di varcarlo e assiste impassibile: non potrà e non vorrà porgere il proprio aiuto. Se ci saranno difficoltà di nuotare, o rapide troppo impetuose o correnti fortissime o gorghi imprevisti, chi lo ha traversato non potrà mai più tornare indietro. Se decidesse di farlo, coloro che ora siedono assorti sull'altra riva non potranno che assistere - con voluta passività - a quella sorta di suicidio rituale. Loro certo non alzeranno un dito per porgere un aiuto.
      Del resto, ogni volta che alea iacta est, si può vincere oppure si può perdere. Che estrarre il dado possa anche consentire di contare sulla altrui pietà, appare alquanto illusorio. E' come quando vedi salpare una barca verso il mare aperto: può arrivare ovunque, e buon per lei. Può affondare subito, e buon per te, che non dovrai nemmeno affaticarti a soccorrerla.

                     Piero Visani



From Russia with love


       Tra il 1993 e il 1996 ho fatto un'esperienza di lavoro in Russia, a Mosca, con ampi intervalli. Della trasmissione della signora Perego nulla mi importa. Per esperienza personale, posso dire che il rapporto (non necessariamente sessuale) con donne russe di diversa estrazione sociale, ma di buon livello culturale, è più facile che in Italia - fermo restando che le esperienze individuali sono sempre limitate ed è dunque impossibile generalizzare - perché mediamente la loro modalità di relazionarsi con gli uomini, in particolare con gli occidentali, è più diretto.
       Non sto scrivendo cose insultanti o indelicate. Parto da un presupposto per me innegabile, che a molti/e farà orrore: in ogni rapporto uomo/donna c'è sempre una componente di mercatura (talvolta anche di mercanteggiamento, e pure in questo caso si è pregati di non generalizzare o involgarire). Smentita drasticamente nel "Bel Paese", pur essendo presente (per non dire immanente) in ogni attimo della nostra vita di italiani, lo è molto meno colà, dove - sempre ripeto per quel che ho potuto constatare io - l'atteggiamento femminile nei riguardi del sesso è alquanto più rilassato, quanto meno con gli occidentali. Si vive tutti meglio, quindi.
       Sto riportando impressioni personali, non facendo filosofia, ma ho avuto a che fare con parecchie donne russe vere, del mondo della ricerca e del giornalismo; non con escort.

                            Piero Visani

lunedì 20 marzo 2017

Un amico fidato


       Sono sempre stato molto orgoglioso, per non dire orgogliosissimo. Molte persone mi dicono che sia un grave difetto, ma io non lo credo. In tutti gli alti e bassi della vita, me lo sono sempre trovato a fianco: utile a vincere, le rare volte che ho vinto; fondamentale per accettare le sconfitte senza vendersi l'anima, le terga, etc. etc., le molte volte che ho perso.
       Mi è stato sempre vicino e mi sembra che la sua vicinanza aumenti, non che diminuisca con l'età. Sono anche dialettico, quando lo ritengo opportuno, ma su alcune cose non defletto, perché mi piace essere conforme a una certa idea che ho di me.
       Pare che io sia molto duro e rigoroso - dicono - ma non devo fare il deputato al Parlamento in alcun partito e, tra le pochissime ricchezze che ho, il mio orgoglio è una delle più preziose. Se lo sento calpestato, posso avere delle reazioni molto dure e anche molto nette. Ma vorrei che il mio comportamento fosse compreso: non ho molto altro e non vorrei davvero perderlo. Senza orgoglio, quel poco che ho diventerebbe il nulla più assoluto. Ecco perché lo difendo con le unghie e con i denti. In genere, la cosa non è molto compresa, ma è compresa da me, e mi basta. Senza di lui, senza questo amico fedele, di me rimarrebbe davvero poca cosa. Così, invece, rimango io.
      "La tragedia di un uomo ridicolo" - cioè la mia - con l'orgoglio diventa un po' meno tale.

                         Piero Visani

domenica 19 marzo 2017

Clausewitziana


       Scrive Carl von Clausewitz, il celeberrimo autore prussiano del capolavoro "Della Guerra" ("Vom Kriege"), che "l'offensiva si esaurisce progredendo", dal che si deducono due insegnamenti fondamentali:
  1. a offensiva esaurita, può cominciare la controffensiva;
  2. la difensiva è una scelta strategica comunque assai più prudente e ponderata dell'offensiva, specie di quella ad oltranza e avviata senza conoscere adeguatamente il nemico e per il solo gusto di colpire. Ergo...

                       Piero Visani

Storytelling


       In tutta sincerità non ricordavo che il mio libro "Lo stratega mediatico" (Roma 1998) fosse citato nella bibliografia del celeberrimo "Manuale di Storytelling" di Andrea Fontana (Rizzoli ETAS, Milano 2009).
       Se i dilettanti si documentassero, sarebbero più cauti nell'aggressione ai professionisti. Si sa dove comincia, ma non dove finisce, e come...

                      Piero Visani

La verità è sempre rivoluzionaria


      Se il criterio di base delle "piccole morali" borghesi consiste essenzialmente nell'allestire non meno piccoli giochini per coprire le proprie malefatte (genere: "si fa ma non si dice"), che poi sono malefatte non in quanto tali (ché anzi le trasgressioni sono "benefatte" e "benedette") ma solo per l'angusto orizzonte mentale dei borghesucci, la "volontà di potenza" dell'"Oltre-uomo" si manifesta nell'esibirle, senza problemi, smaccatamente, con facili forme di individuazione, perché egli NULLA ha da nascondere, e tanto meno - per sua fortuna - è borghese o piccolo borghese. Essendo privo di doppie morali, anzi essendo proprio privo di morale, non ha paura delle proprie azioni, quali che siano, e non colpisce mai alle spalle, ma sempre e solo di fronte, godendo nel farlo.

                  Piero Visani




sabato 18 marzo 2017

Scozia - Italia: la partita delle Patrie


       E' solo un incontro di rugby, lo so, ma mette in campo tutta una vita: da un lato l'Italia, Patria a lungo amatissima, al cui ossequio in fondo ho sacrificato una parte della mia vita, ma oggi odiata, detestatissima, madre traditrice, amante fedifraga, meretrice di bassa lega. Dall'altro la Scozia, Patria d'adozione, Patria immaginata, più ancora che reale, ricettacolo di speranze, emozioni e di "voler essere". Patria come proiezione del Sé, con poche debolezze in quanto in larga misura irreale, ma dolcissima e cara proprio perché irreale. Ho giurato a me stesso che non mi occuperò mai più di realtà e di persone reali. Di vomito nella "cloaca maxima" del reale ne ho profuso abbastanza. D'ora in avanti solo estraneità totale a tutto.
P.S.: per mera informazione, tiferò ovviamente Italia. Ho senso della tradizione e delle radici. Non tradisco, mai.

                   Piero Visani

Il diritto di cittadinanza

       Personalmente, mi considero apolide da più di un decennio, quindi non mi interessa granché discettare su temi come questo. Mi chiedo però se possa esistere un diritto di cittadinanza passiva che non sia corredato, a sua volta, da ampi diritti di cittadinanza attiva.
       Quando mia moglie, anni fa, venne perseguitata per settimana davanti al supermercato dove si serviva da una banda di neri "non per caso", ebbe la cattiva idea di rivolgersi ai carabinieri del luogo e per tutta risposta si sentì dire - con fastidio, se non proprio con scherno - che gli extracomunitari di cui sopra stavano esercitando il loro diritto alla sopravvivenza.
       Quando, sempre mia moglie, almeno una quindicina di anni prima, venne sbattura dapprima violentemente contro un muro e poi a terra da un suo alunno, poi diventato un delinquente locale e infine trovatosi ad un fatale incontro, non molti anni dopo, con la pallottola ben mirata di un benzinaio, che pose fine all'istante alla sua peraltro promettente carriera, lo sforzo della preside di quella scuola fu solo ed esclusivamente quello di occultare tutto e ci volle l'intervento di un benemerito senatore amico del sottoscritto, con un interrogazione parlamentare al ministro della Pubblica Istruzione dell'epoca, per ottenere l'invio di commissari ministeriali, la cui inchiesta si concluse ovviamente con una totale minimizzazione dell'incidente e la tesi - invero ricorrente - che la professoressa (mia moglie) si era trovata sfortunatamente sulla strada di questo alunno (particolarmente robusto) impegnato in una giocosa rincorsa di compagni al momento del suono della campanella dell'intervallo e la di lei fragilità strutturale aveva favorito il verificarsi dell'incidente, ovviamente del tutto casuale e involontario, stante la differenza di massa corporea tra i due soggetti coinvolti.
     E su questo tono si potrebbe continuare ad infinito, debordando nella società civile: se ho un vicino rumoroso che suona musica a volume da discoteca alle tre del mattino, la colpa è mia che ho quel vicino, mica può la polizia intervenire per riportare un po' di ordine. Hanno altro da fare, magari alla caserma Diaz...
      Se mi tagliano un mio albero dal giardino, per un eccesso di zelo dei giardinieri del vicino, non è mica colpa loro, sono io che abito lì che non avrei dovuto esserci. Eh che diamine, come faccio a non capirlo?
      E si può andare anche nel privato: se ti ho fatto comodo per un certo numero di anni, ma ora mi sei venuto a noia e ti sbatto via a calci nelle terga, non provare a reagire, perché il tuo è un crimine... Ho diritto ad annoiarmi ed a scalciare, anche in malo modo. Tu a reagire no! Subisci la tua sorte e allarga le terga...!
       Come ho scritto in un articolo precedente, tutto ruota intorno al tema del rapporto tra azione e reazione. Se la prima è ammessa in ogni caso, e la seconda no in alcun caso, la risposta - a ben guardare - è semplicissima: passare sempre e costantemente all'azione, così sarà chi reagirà a mettersi dalla parte del torto. Ma farlo tutti, farlo sempre e comunque, e lasciare che giuristi e politici si dedichino alla pratica a loro più nota e meglio amata: quella dell'onanismo, possibilmente NON con i genitali altrui, però, e neppure al riparo da robuste scorte H-24. Altrimenti, da sudditi quali siamo attualmente (perché parlare degli italiani come cittadini fa semplicemente sorridere), arriveremo al definitivo completamento della situazione che ormai ci coinvolge tutti: quella di schiavi. Per fortuna e per notoria considerazione polemologica, grandi ingiustizie creano le basi per grandi violenze. Occorre solo far maturare i tempi storici, poi arriveranno, fatte da noi o da gente che viene da molto lontano e che ha un senso di giustizia di gran lunga superiore al nostro, che sa ancora bene che, se i tuoi diritti NON ti vengono riconosciuti, TE LI DEVI SEMPLICEMENTE ANDARE A PRENDERE, IN QUALSIASI MODO. Che la legge funga da semplice usbergo al potere, anche il più iniquo, non l'ho certo scritto io per primo.

                                        Piero Visani



venerdì 17 marzo 2017

La prima notte di quiete

      Arriverà infine, come nel verso di Goethe, "la prima notte di quiete", con il suo dolcissimo carico di liberazione. Sarà bello aspettarla, sarà bello provarla, e liberarsi infine di tutte le nefandezze del mondo.
       L'età mi aiuta, non dovrò attendere molto.

                     Piero Visani




Blog "Sympathy for the Devil" - 110.000 visualizzazioni!!


       Nel giro di un solo mesetto, il mio blog ha avuto circa diecimila visualizzazioni, passando da centomila a centodiecimila in totale. Ringrazio molto sentitamente i lettori, perché è piacevole sapere che, almeno in un campo, non si fa proprio orrore. Restano tutti gli altri, ovviamente, ma almeno uno è discreto...

                     Piero Visani




I miei tempi

       L'essenza della modernità è la velocità. Una delle componenti del mio personale futurismo è la velocità. Ho sempre amato la velocità, anche in auto, nonché quando sciavo, dove mi piaceva solo la discesa libera.
       Rispetto i tempi altrui. Chiedo un minimo di rispetto per i miei. Probabilmente sarò altrove, dove suppongo si spera vivamente che io sia. Complicare la semplicità non fa per me: "Marciare, non marcire"!

                     Piero Visani



Due o tre cose che so di lui...


       E' spuntata fuori da un vecchio ricordo di anni fa e mi è piaciuta come sempre molto: la prima definizione è formale, ma frutto di normale educazione. La seconda è incompleta, visto che pratico la filosofia (malamente) anche di giorno. La terza è l'unica in cui mi riconosca veramente per intero, è come una seconda identità. Sulla quarta sono in dubbio tra un frutto del destino e una scelta mia personale, ma il tutto mi piace parecchio.

                       Piero Visani