venerdì 31 marzo 2017

Fuoco nel fuoco

       

"Mai sazio, come la fiamma mi ardo e mi consumo. 
Luce diviene tutto ciò che afferro, carbone ciò che lascio: sono sicuramente fiamma."

 Friedrich Nietzsche



     Ho sempre cercato di vivere così. Ora sono in (breve) pausa, per riprendere energie, curare ferite, lenire cicatrici. Poi si ricomincia. Ormai mi è chiaro che sono debole sul versante sociale, ergo devo accentuare la ricerca di anticonformismo. Non vorrei dovermi preoccupare di cosa pensano i vicini, i colleghi, i compaesani, l'INPS e il genere umano.

                      Piero Visani





Dimmelo tu cos'è

       Ogni volta che avvengono sconvolgimenti tanto grandi, ogni volta che tutto va in fumo, mi piacerebbe sapere come mai sono riuscito, una volta di più, a distruggere ciò cui tenevo. Cerco spiegazioni, ma ne trovo solo di parziali e limitate. Mi aspettavo qualcosa di meglio, di molto meglio, tanto più che pensavo di avere la coscienza assolutamente pulita.
       La tristezza è tanta e davvero fatico a capire. L'avvilimento è notevole. Le situazioni più difficili da discernere sono quelle in cui la ratio sembra veramente molto poco convincente e ore ed ore di discorsi fatti appaiono come se si fossero svolti in una clinica per audiolesi gravi.
      Mi sento talvolta come un cane bastonato. Vorrei rinunciare a capire, ma il problema ormai sono diventato io. Accetto le decisioni che mi riguardano, so di valere pochissimo per gli altri, ma mi fa molto dolore pensare di aver parlato e agito a vuoto per così tanto tempo. Il mio livello di inettitudine e di mancanza di capacità persuasiva deve essere elevatissimo. Siccome mi accade sempre così, è probabile che sia realmente così. Me ne dolgo: più che mettere tutto me stesso, non saprei che fare. E' per questo che ho deciso di non fare più nulla. Non servirebbe, anzi sarebbe anche peggio. Forse sono io un disastro, forse mi caccio in situazioni disastrose. A me, per la verità, parevano molto semplici, ma ormai ho capito che le mie valutazioni sono difformi. Ergo meglio che lasci perdere.

                    Piero Visani






Piazza Vittorio Veneto, Torino

       E' bello ritrovarsi, in una delle più grandi piazze d'Italia, con amici di una vita che sono rimasti stupendamente simili a quando erano giovani e che, di tutti i mestieri possibili, hanno schifato soprattutto quello di "pompieri"...
      L'età che avanza, la tristezza che mi pervade in questo periodo e l'emozione che mi assale in momenti come questi, mi commuovono un po', trasmettendomi sensazioni che una volta forse avrei provato più superficialmente (e con maggiore sdegno per la mia "debolezza"). Ma è troppo bella questa fedeltà a se stessi, espressa per di più con la massima sobrietà e naturalezza, come se altri comportamenti e scelte di vita non solo non fossero possibili, ma neppure esistessero.
      Ci penso su, mentre torno a piedi a recuperarmi l'auto, e mi dico che, di tutte le sensazioni che si possono provare in vita, quella del cameratismo è davvero una tra le più belle. Senza essere costretti a doversi incontrare a Montecarlo o nel Caribe, senza dover fare scelte politiche grazie a John Wayne (!!) ma magari ricorrendo a qualche maestro un po' più nobile...
       Abbiamo i capelli ormai più o meno grigi o bianchi, ma siamo stati esattamente quello che volevamo essere da ragazzi. Quale favoloso privilegio!! Grazie Augusto, grazie Giorgio, grazie Marco, per avermelo fatto provare. Non sono ricchezze facili da ottenere. Sono molto di più.

                             Piero Visani






                                  

Motivazioni

       Come ho cercato di spiegare agli amici - e a costo di ripetermi - non ho inteso rimanere in forma attiva su Facebook per una ragione ad un tempo etica ed estetica: non mi va di frequentare come se niente fosse un luogo virtuale dove sono stato pesantemente e cinicamente buggerato. E' una questione mia.
       Ciò premesso, un sessanta per cento di quel che facevo rimarrà assai simile a prima, ma come proiezione del mio blog "Sympathy for the Devil". Anche l'interazione con gli amici, se a loro gradita, rimarrà possibile. E' chiaro che gli amici restano tali anche dopo che ho fatto pulizia, anche perché non c'entrano alcunché, ovviamente.
        Grazie.

                 Piero Visani



Ringraziamento

      Ringrazio tutti gli amici che - pubblicamente e anche parecchio privatamente - hanno salutato con rincrescimento il mio allontanamento da Facebook. Vorrei precisare nuovamente che non di vero e proprio allontanamento si tratta, ma di cambio di utilizzo dello strumento, da impiegare solo tramite il blog. Dunque non sparirò, ma mi metterò solo al riparo da chi ricorre ai social per USARE LE PERSONE. Non volevo più correre quel rischio. Sono una persona seria e vera, io, non un soggetto virtuale.
       Mi farò sentire ancora, pure spesso. Grazie.

                    Piero Visani






giovedì 30 marzo 2017

Presenza in Facebook - Fase 2

       Come ho scrittto ieri, per una questione di decoro, dignità e lontananza da soggetti che usano i social per prendere in giro la gente, da oggi la mia presenza su Facebook sarà caratterizzata da due scelte precise:


  1. promuovere solo i post di questo mio blog, "Sympathy for the Devil";
  2. limitare al minimo l'interfaccia con gli amici.
       Mi scuso con tutti, dato che non sono minimamente animato da intenti polemici. Desidero solo mantenermi lontano da una certa filosofia dell'"usa e getta" che impera in quel social. Sono già stato "usato", sono già stato "gettato". Ne ho preso atto e ora intendo muovermi in un'area ristrettissima e a me nota.
        Da oggi lascio aperta l'area dei commenti sul blog, per interloquire eventualmente con i lettori. Su FB interloquirò con tutti quelli che avranno eventualmente il desiderio di parlarmi.
       Non farò altro e limiterò anche le promozioni personali e familiari, così come l'apposizione di "mi piace". Devo mettermi al riparo dalle persone che utilizzano FB per l'affermazione del loro debordante ego o per darsi conferma delle loro (anagraficamente declinanti) capacità seduttive.
          Grazie per la comprensione.

                    Piero Visani


P.S.: nessun intento polemico - ribadisco - solo difesa della mia personale dignità.





mercoledì 29 marzo 2017

Giorgio Ballario, "Vita spericolata di Albert Spaggiari" - Recensione

      Ci sono persone la cui vita scorre tangenzialmente alla nostra, prossima, anche se non necessariamente vicina. Ci sono persone con cui ci si sarebbe potuti dire di più ma in fondo anche quel che si è detto è bastato: è bastato per capirsi, per condividere scelte di vita, per fissare fuggevolmente sguardi e ritrovarseli invece scolpiti nell'anima, per decenni, per un'esistenza intera.
       Conobbi Giorgio Ballario, se ricordo bene, quando era ancora studente del mio stesso Liceo classico, il "Massimo d'Azeglio" di Torino, anche se io ne ero già uscito da parecchio. Era da poco partita l'avventura della Nuova Destra e Giorgio fu uno dei non tantissimi che a Torino, nella Torino pateticamente missina delle sezioni catacombali e dei saluti romani, ebbe il coraggio di credervi. Da allora, insieme ad Augusto Grandi, fu mio compagno di esperienze per un lungo periodo, almeno fino alla genesi di Alleanza Nazionale e poi alla mia fuoriuscita (1996) da quel partito.
       Credo di avere sempre avuto una sottile analogia caratteriale con Giorgio, specialmente per quanto concerne l'indole apparentemente riflessiva. Con il tempo, i nostri contatti si sono parzialmente diradati, ma siamo rimasti "fratelli nella notte", fratelli nella notte nera di questa orribile esistenza che ci è toccato vivere.
        Ho seguito la sua crescita come scrittore, dalla trilogia del Maggiore Morosini in avanti e, sebbene io non sia un grande lettore di romanzi e tanto meno di "noir", ho subito intuito le sue indubbie qualità autoriali, le stesse che ho ritrovato - direi addirittura cresciute - in questa sua Vita spericolata di Albert Spaggiari, Idrovolante Edizioni, 2016, 306 pp, 15 Euro.
            Preceduto da una brillante prefazione di Stenio Solinas, il libro mi è parso un felice esperimento di giornalismo d'inchiesta, dal quale emerge tutta la lunga esperienza lavorativa di Giorgio come cronista del quotidiano torinese "La Stampa". Con stile asciutto ma non arido, attento a una molteplicità di particolari, l'Autore segue la complessa bibliografia di Albert Spaggiari, dai tempi del servizio militare alla militanza nell'OAS, dal colpo del secolo a Nizza alla ardimentosa evasione, delineandone la figura come quella di un soggetto veramente a metà tra Arsenio Lupin e Rocambole, senza mai innamorarsi del personaggio - come capita sovente ai biografi - ma cercando di carpire i segreti di un uomo assai amante, a modo suo, del lato ludico dell'esistenza, capace di non prendersi mai troppo sul serio ma, al tempo stesso, narcisisticamente attaccato alla costruzione di un proprio mito esistenziale.
       Discreto conoscitore della Costa Azzura, quale sono, ho visto uscire vividamente i luoghi dalla penna puntuale di Giorgio, mentre Albert Spaggiari portava a termine le sue imprese "senza odio, senza violenza e senza armi". Immerso come sono nella crudele alba di questo nuovo millennio, confesso che questo è il lato caratteriale e comportamentale di Spaggiari che mi sono sentito di condividere di meno. Al suo posto, probabilmente mi sarei comportato molto diversamente, ma forse quella era ancora un'epoca dove era possibile comportarsi con maggiore stile ed eleganza, con animo ilare e burlone, animo che purtroppo io temo di aver perduto da tempo, e per sempre.
       In definitiva, una lettura davvero appassionante, che ho fatto mia nel giro di poche serate, vagamente scettico all'inizio (come ho detto, il genere non mi appassiona più di tanto), ma poi trascinato da una capacità di scrittura assolutamente ragguardevole. Ho pensato a Giorgio, leggendo le pagine del suo libro, e me lo sono visto descriverle a voce esattamente come ha fatto per iscritto. Mi piacciono gli autori, e gli amici, che sanno avere questa capacità di fascinazione scrittoriale e individuale. Giorgio le ha sempre avute, entrambe.

                          Piero Visani




        

Self-Obituary


      Non penso proprio che, al momento della mia dipartita (presto o tardi che sia, non è che la cosa mi condizioni moltissimo), si sprecheranno i necrologi, tanto meno quelli benevoli. Mi piacerebbe solo che di me si ricordasse:
1) cercò di essere sempre se stesso, pur essendo consapevole del fatto che questo atteggiamento per un po' affascinava, poi schifava;
2) visse sempre nell'isolamento e sulla difensiva. Se attaccato, specie se proditoriamente, si difese, ma per il resto della sua vita non attaccò mai;
3) cercò di farsi capire, senza alcun successo. Ma ci provò.
4) si beccò molte contestazioni, ma solo perché non amava fare il bersaglio statico, bensì quello mobile.
5) Sputategli pure addosso: uno più o uno meno... E poi farlo sulla sua tomba sarà sicuramente meno rischioso che farlo quando era ancora vivo.
Requiescat in bello!!

                    Piero Visani



Sereno è...


       Sono molto tranquillo e sereno, stasera. Cerco sempre di rimanere duttile, flessibile, perennemente in movimento. Non intendo rimproverarmi nulla, pur se procedo per la mia strada.
       Non voglio avere retropensieri, in alcun senso. Vado là dove mi porta il cuore e, se mi porta nel posto sbagliato, me ne dolgo ma non l'ho compresso.
       Cerco di essere dialettico. Tante cose mi agitano l'animo, ma procedo. Del resto, mi sono sempre considerato un "pathfinder" e tale rimango.            

                    Piero Visani

               

Il valore dell'amicizia


       Rispetto a qualsiasi altra forma di rapporto umano, il valore dell'amicizia maschile tocca vertici altissimi. In grado talvolta di evolvere verso il cameratismo e la fratellanza, molto raramente - almeno per quanto è capitato a me, nel corso di tutta la mia vita - tende a degenerare in schifezze varie, come è tipico di altri rapporti umani. Tutto è in genere molto rettilineo, chiaro, franco.
       Certo, anche le amicizie maschili possono rompersi, ma mediamente è molto difficile, anche perché non sono sottoposte - Deo gratias - ai venti di tutte le forme di volubilità.
       Ho amici di una vita che, in qualche caso, sono autentici fratelli, fortemente percepiti come tali anche quando non li vedo per lunghi anni. Altri - più recenti - che, proprio come mi è accaduto stamane, hanno la squisita cortesia di farsi avanti con una proposta, un'opportunità, un attestato di stima.
       Se dovessi portare con me qualcosa in un'altra vita, beh, l'amicizia virile la porterei molto volentieri. Tra certe persone di valore, assume i connotati di una splendida convergenza etica, che allieta l'anima.                                             
                    Piero Visani




 

Tutto il resto è noia

       Dal momento che ho sempre una certa fretta e che sono esposto alle insidie della noia, mi pare giusto non rimanere troppo a lungo su temi stantii e passare oltre. Un'ora di lettura notturna di Ecce Homo, di Friedrich Nietzsche, mi ha convinto che stavo perdendo troppo tempo su questioni importanti, ma non decisive, nel senso che, se una persona perde clamorosamente di valore agli occhi di un'altra, non può fare altro che farsene una ragione. Se un soggetto come chi scrive viene pesantemente devalorizzato, non farà di certo salti di gioia, ma, a parte il controllo delle sue reazioni, non deve fare altro che cercare nuovi motivi d'interesse e nuovi stimoli.
       Con grande celerità ho concluso le disamine che desideravo concludere ed ora sono decisamente più tranquillo. Non sono certamente contento del crollo di valore e di immagine cui sono stato sottoposto, ma non sono decisioni mie. Io proseguo per la mia strada, in compagnia del mio universo di valori e delle mie buone abitudini. Per piegarmi ad una politica di rinunce, ho ancora tempo.

                          Piero Visani


martedì 28 marzo 2017

Il posizionamento relazionale

       Non si può stare, in una relazione, con le idee altrui. E' come se uno andasse al governo, con le idee altrui: sappiamo bene quali disastri ne scaturirebbero.
       Non si può nemmeno mediare oltre un ragionevole limite, altrimenti ciò che dovrebbe essere bello e gioioso diventa il trionfo della mestizia compromissoria.
       Una relazione interpersonale è un fatto di magia. Se tale magia viene a mancare o diventa oggetto di divieti, meglio chiuderla. Potrebbe rinascere? Non credo e, in ogni caso, io ho più di 65 anni e la penso esattamente come Jepp Gambardella ne "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino... E i divieti, i divieti, poi, quelli sono da repressi.

                  Piero Visani



La morte simbolica

       Sono quasi certo che non tutti i post da me scritti in questi ultimi due giorni siano stati correttamente interpretati dagli amici lettori. Sono infatti entrato in un periodo di morte simbolica che riguarda me in rapporto a una vicenda che mi ha coinvolto, non in assoluto.
       A quella vicenda io voglio in effetti morire e, per tale ragione, mi sono imposto una rigida consegna del silenzio, evitando di fare qualsiasi polemica. In quanto defunto, taccio e, poiché tacere talvolta mi costa, anche parecchio, esercito una forte costrizione su di me.
       Non sono invece morto a tutto il resto, anzi sono ben vivo, ma devo liberarmi rapidamente dalle energie negative che ancora albergano in me e, per di più, devo liberarmi da costrizioni, proibizioni, divieti, concessioni di libertà limitata. Sono tutte cose che mi fanno orrore e fanno scattare in me forti moti di ribellione. Tuttavia, voglio e devo mantenere un basso profilo, per non offendere sensibilità altrui, ed ergo scarico tutte le mie tensioni a livello privato, tra me e me, senza più lasciar uscire una parola.
       Per il resto, però, sono ben vivo e di morte simbolica proprio non intendo parlarne. Desidero solo liberarmi di un tentativo di mettermi un guinzaglio e/o di limitare la mia libertà. A ben guardare, non mi dispiacciono affatto le "Veneri in pelliccia", a condizione che pratichino con sapienza e stile la dimensione ludico-metaforica. I proibizionismi veri, per contro, non fanno per me.

                                Piero Visani



La quarantena


       Il mio obiettivo attuale consiste solo nel mettere una distanza di sicurezza tra ciò che mi è stato chiesto di fare e CIO' CHE NON FARO' MAI. Voglio essere sicuro, nel prendere tale distanza formale, di non trascendere dialetticamente o ferire sensibilità che sono diversissime dalle mie. Come ho scritto ieri, ho capito tardi che devo tenermi lontanissimo da ogni forma di visione giudeocristiana, perché è troppo lontana dalla mia. Io ho un terribile appetito di tutto, digiuni non ne faccio e non voglio farne. Quindi taccio anche se vorrei parlare e intanto rinsaldo i miei portati ideologico-comportamentali. Ma voglio farlo tranquillo, da solo, senza attizzare inutili polemiche. La mia visione del mondo è mia e solo mia, NON INTENDO IMPORLA AD ALTRI COME SI è VOLUTO IMPORNE ALTRE A ME. Non commetterò quell'errore. Resto legato alla mia concezione dell'"Oltreuomo", da vivere, da gustare quotidianamente.
           
                            Piero Visani

                          

Essere e dover essere


       Non ho mai avuto un reale contrasto, a livello interiore, tra essere e dover essere. Nel senso che il "dover essere" non ha mai rappresentato alcunché, per me. Ho sempre supplito con la mia volontà di potenza. Quest'ultima mi ha creato non pochi guai - è vero - ma mi ha sempre consentito di vivere e non di vegetare, di marciare e non di marcire.
       Ho commesso grossi errori, questo è certo, ma per "vivere di più", non di meno. Non sono pentito di nulla, ho pagato sulla mia pelle, ma mi è sempre andato bene così.

       Ora mi sento come una belva in gabbia non per chissà quali motivi, ma per l'impossibilità a "vivere di più". Sono dunque assai sveglio e percettivo, perché è vero che voglio isolarmi, e lo sto facendo, ma solo per precludermi errori di iracondia in una determinata direzione. Tutte le altre sono libere, aperte e percorribili. Un incidente di percorso deve essere analizzato, onde evitare di ripeterlo, ma questo deve accendere nuova gioia di vivere, nessuna repressione, proibizionismo, mortificazione della carne o scempiaggini siffatte. La "belva bionda" rimane attenta. Non vuole commettere errori vecchi, ma è prontissima a commetterne nuovi. Devo essere sempre pronto a "diventare ciò che sono".

                           Piero Visani



Tabula rasa


       Sono in fase di straniamento totale e questo mi aiuta molto a fare tabula rasa intorno a me. Vorrei aprire un capitolo nuovo e diverso, e spiegarmi con me stesso. Evito contatti che non siano quelli indispensabili di lavoro o di amici fidati di una vita, come accadrà giovedì. Per il resto, sono in immersione totale e, se non dovessi uscire dal mio U-Boat, anche meglio così. Non intendo affondare - sia chiaro - ma prendermi una lunga quarantena. Non ho nemmeno bisogno di sbollire la collera, già fatto, ma di chiedermi come mai io sia così idiota.
       Unica compensazione: scrivo parecchio, ma assolutamente solo per me. Mi sto autoprocessando e sono un p.m. implacabile.      

                      Piero Visani

 

Viaggio in un universo parallelo


       Pomeriggio di grande lavoro e di assoluto silenzio. Lungo viaggio in un universo parallelo dove la solitudine più totale è la componente più consolatrice e non è rotta da strepiti, squittii o lamentazioni.
       Ho rotto la consegna dell'isolamento più totale, praticata per anni, e (molto) mal me ne incolse. Ora mi limito "a parlare con me". Sono un ottimo interlocutore, per me stesso, e non ho nemmeno bisogno di polemizzare. Peraltro, non voglio più farlo. Tacerò e basta.
       Le cose che ho da dire me le racconto da solo e sto per diventare un ottimo (auto)storyteller, affrancato perfino dall'obbligo della persuasione del pubblico, in quanto il mio pubblico sono io.
       Il valore della dialettica relazionale ho da poco finito di apprezzarlo a fondo e ora per me c'è spazio solo per il silenzio e la scrittura.
       Sono tornato sul mio eremo, per rimanervi a lungo.

                     Piero Visani



La grande fuga - 2


       La "reductio ad unum", cioè a se stesso, di tutto, favorisce la capacità di estraniarsi ed evita di entrare in collisione con altri, di litigare, di non capirsi. Uno si chiude in sé, accetta di addossarsi qualsiasi tipo di responsabilità e di colpa, ed evita di incorrere ancora una volta nel fatale errore dell'interazione (compresa quella "a sovranità limitata", che lo scrivente non giudica solo insopportabile, ma deliberatamente provocatoria).
       Diventa una sorta di rapporto del tipo "Io e lui", ma non moraviano (ovviamente). E' una fuga, un salire in montagna, un darsi alla macchia, un' "andata nel bosco" di tipo juengeriano. E' una spirale di solitudine che si spera possa durare a lungo, il più a lungo possibile.
       La ratio che le sta dietro è chiara: là dove non ci sono rapporti relazionali, NON ci possono essere ferite, deliberate o gratuite che possano essere. Non si sa se si è vivi o meno, ma non si soffre per decisioni altrui. Si vive senza sole e senza azzurro (di quelli che - chissà come mai? - arrivano sempre a posteriori), protetti solo da un impermeabile, capace di farsi piovere bene sopra, "ma non sull'anima".

                             Piero Visani



La grande fuga


       Sto facendo un'esperienza molto bella e molto rigenerante: ho capito che mi sono inventato tutto e che, per smontare il meccanismo, non devo fare altro che ripercorrere, giorno per giorno, il cammino delle mie invenzioni. Così, come negli "Strawberry Fields" (non propriamente "forever"...), comprendo infine che "nothing [was] real" e che la mia colpa, se di colpa si tratta, è di essere stato un pazzo mitomane, alle prese con i miei "stati di allucinazione" (abbastanza affini a quelli del celebre film di Ken Russell).
       Mi sento meglio: ne sto progressivamente prendendo atto.            

                    Piero Visani




             

L'equilibrio interiore


       Sono bastati pochissimi giorni di autoanalisi basata sull'autobiografia del Sé per restituirmi un ottimo equilibrio interiore. Seguendo tale metodo, infatti, mi sono reso conto di essermi immerso da tempo in una dimensione onirica nella quale è andato perso ogni mio contatto con la realtà. Ho iniziato un viaggio che io credevo esteriore e che invece era interiore, alla scoperta di me.
       Non ho conosciuto alcuno - persona, luogo, eventi, momenti - MA MI SONO INVENTATO TUTTO, nel bene come nel male.
       Ho condotto un lungo viaggio attraverso me stesso in cui io supponevo di essere in relazione con qualcuno, di vero, di concreto, in carne ed ossa, mentre stavo solo sognando. Proprio la natura onirica della mia esperienza mi ha fatto provare molta felicità e pure molto dolore, ma NON ERA VERO NIENTE. Entrambe le condizioni erano mere proiezioni di me. Non esistevano né angeli né santi. Sono io che ho sognato, passando dal sogno all'incubo. NON HO AVUTO RELAZIONI CON ALCUNO, SOLO CON ME STESSO. Chi credevo di avere visto o conosciuto, semplicemente non è mai esistito.
      Questa constatazione mi ha molto confortato, devo dire, perché l'aspetto che più mi faceva male è che io potessi essere davvero incorso in esperienze devastanti. Comprendere che invece me le sono inventate mi ha fatto molto bene, perché così non ci sono colpevoli, recriminazioni, ricordi, accuse e controaccuse.
       Ho sperimentato una sospensione spazio-temporale, e ora sto cominciando ad uscirne. Tutto ciò che ho sperimentato durante la medesima non è stato frutto di incontri reali ma di assurde proiezioni della mia mente.
       Sono contento: non aver provato nulla di bello, ma neppure nulla di abominevole, mi conforta molto. Forse ho lanciato qualche accusa di troppo, ma era rivolta a persone inesistenti, ergo è come se non l'avessi mai lanciata.          
                   
                       Piero Visani




 
 

lunedì 27 marzo 2017

Emozioni


       Ho passato un'ora, questa sera, a fissare su supporto elettronico alcune riflessioni personali. Un lavoro di sistematizzazione legato a impressioni, emozioni, spunti. Tutte cose fatte di buon animo, con serena consapevolezza, alla ricerca di quelle forme di "razionalizzazione dell'irrazionale" che mi sono molto care.
       E' uno scavo psicologico che mi piace, il quale - sulla scia degli studi di Duccio Demetrio - usa l'autobiografia di taglio diaristico come forma di cura del Sé.
       Si tratta di un lavoro minuzioso, molto approfondito, che conduce lungo un percorso dove chi scrive cerca di non farsi sfuggire niente, di fotografare tutto, di individuare quei momenti che - erroneamente interpretati - hanno scavato fossati là dove al massimo c'erano buchette.
       Come ho già scritto varie volte, non sono affatto acritico e/o autoassolutorio nei miei riguardi, anzi, ripercorro tutto per ritrovare cause, tracce e sedimenti dei miei errori. So bene, infatti, che se larghe parti della mia esistenza finiscono sempre in malora, ci devono essere sicuramente responsabilità mie. Sto cercando di individuarle, ad una ad una.
      Sono ancora più analitico di prima perché pensavo che una vicenda precedente mi avesse insegnato cose utili, e invece non pare proprio che sia così. E allora studio, analizzo, rifletto, perché amo gli approfondimenti e le disamine condotte con cura scientifica dei particolari.
       Si tratta - lo ammetto - di un lavoro mosso anche da intenti egoistici o, più correttamente, preventivi: non vorrei infatti dover sempre vivere situazioni dove mi precipitano addosso fulmini a ciel sereno e mazzate impreviste.
       Ho individuato un certo numero di potenziali aporie e rifletto tra me e me, in forma privatissima. Cerco di capire, mi auguro di prevenire, in futuro, evitando soprattutto un dispendio esistenziale ed emotivo enorme. Ma è un dialogo con me stesso, privo di coinvolgimenti altrui. Si apre e si chiude in me. E' una fase in cui mi interessa solo parlare con me.

                                 Piero Visani





Esplorazioni


       Nel corso di una vita inquieta, ho condotto varie esplorazioni, molte delle quali circoscritte - più o meno latamente - all'interno della temperie etica ed ideologica nella quale sono cresciuto.
       Ad un certo punto, però, la mia inquetudine curiosa mi ha condotto "in partibus infidelium" e ho incontrato, praticamente in successione, un'ebrea e una cristiana. La prima - per molteplici ragioni che non starò qui a specificare - era più che una sfida e mi ritrovai con un enorme pugnale piantato nella schiena.
     Della seconda ho già detto a sufficienza. Nei due casi, ho semplicemente compreso che un determinato ambito religioso si chiama - molto correttamente - giudeocristianesimo perché lo stile di aggressione è il medesimo e la falsità condivisa.
       Tornerò alle mie basi di partenza, con la schiena molto vulnerata, ma contento di aver vissuto. E' sempre bello fare nuove esperienze, si imparano molte cose. E se poi ne esci con i tuoi convincimenti di una vita confermati, sai che puoi anche averlo pagato caro, ma di certo ti eri scelto il NEMICO giusto. E la definizione del nemico è la prima cosa che deve fare un guerriero.


                           Piero Visani

Il seme della violenza

      Vittime come siamo di iniquità ogni giorno più evidenti e pazzesche; con una vita ridotta a pagare tasse e gabelle varie; costretti a lavorare come cani per poter dare da mangiare (e nulla più) a noi stessi e alle nostre famiglie; ben consapevoli del fatto che chi ci fa quotidianamente la morale non fa altro che rubare a man salva, stiamo giorno dopo giorno immagazzinando una carica di violenza che attende solo di esplodere.
      Com'è ovvio, esplode per prima nelle anime più semplici e primitive, ma ha già raggiunto una parte considerevole di noi e - se devo dire - la cosa non mi turba per niente: anzi, aspetto solo che venga il mio turno. Nella più totale assenza di giustizia e verità, le mani e le armi sono quello che ci resta. Lo sappiamo bene e lo scopriamo giorno dopo giorno, nel mentre un'orda di pasciuti "buonisti", al riparo di scorte, privilegi e chiese, ci dice che cosa dovremmo fare.
      Le persone più semplici hanno già capito che cosa dovremmo fare, e lo fanno, per ora scatenandosi come belve in venti contro uno, e tra loro. Ma si tratta solo di attendere che questa deriva compia il suo corso, poi sarà la volta della mattanza collettiva. Capita sempre così, quando le civiltà finiscono. Occorre il bagno di sangue purificatore (e pedagogico) per dare vita a qualcosa di migliore, che non durerà ad infinito, ma ci consentirà almeno di divertirci (o anche solo di sfogarci) un po'.
      I periodi di iniquità assoluta, quelli in cui stiamo vivendo, richiedono lavacri assoluti, quelli che vivremo. Probabilmente privi di qualsiasi ragione, ma intrinsecamente razionali in quanto totalmente irrazionali. Nessuno potrà dire di non essersene accorto o di non averlo sentito arrivare. Sale, giorno dopo giorno. Non c'è da ridere né da piangere, è puramente liberatorio, è una sorta - se mi si passa la volgarità - di inevitabile evacuazione sociale, una dovuta purga collettiva.

                     Piero Visani




Ritorno alla normalità


       Dopo il nervosismo e la tristezza provati per le sanzioni prese a mio carico e per la fine di un'esperienza da me (e solo da me, ora comprendo...) ritenuta importante, ora sono tornato alla mia dimensione abituale consapevole del fatto che, se qualcuno preferisce i "Bepi di zona" al Sublime, ovviamente ha tutto il diritto di cercarseli, così come il Sublime ha diritto di andare per la sua strada, con la semplice precisazione che il Sublime vomitato non sarà mai più rimangiabile, in quanto altamente indigesto.

                        Piero Visani




Il proibizionismo sessuale


      Come molti maschi della mia generazione (della altre non so, ma da quello che sento da mio figlio la situazione non pare così diversa...), sono stato vittima di varie forme di proibizionismo sessuale, che di fatto ho subito fino ai 33-34 anni di età, dovendomi adattare ai ruoli di "amico eunuco", "cicisbeo di corte", "ufficiale pagatore", etc. etc.
      Nel 1983-84, dopo un'esperienza particolarmente sgradevole, ho giurato a me stesso che NON avrei mai più avuto amicizie femminili e - da allora - mi sono attenuto strettamente a quel giuramento.

      Quando ho avuto relazioni, o hanno superato rapidamente la soglia sessuale o le ho lasciate cadere, mentre - a livello di amicizie femminili - ho avuto superficiali rapporti di lavoro o conoscenze formali, di quelle da "buongiorno/buonasera".
       Nel caso in cui una relazione, dopo aver superato la soglia sessuale, fosse stata fatta oggetto di forme di proibizionismo, variamente motivate, l'ho chiusa pressoché immediatamente e ritengo addirittura che questo tipo di causale sia stato usato non infrequentemente per liberarsi di me (il che è ovviamente legittimo).
      Non mi interessano le amicizie femminili e infatti non ne ho e non ne coltivo. In quasi tutte le cose, se non proprio in tutte, io sono favorevole al "o tutto o niente" e - se il "tutto" è irraggiungibile o ad un certo punto viene escluso per ragioni che neppure mi interessa sapere - io scompaio. Detesto vivere come una "moneta svalutata", essere considerato come tale e passare dalla qualifica di "amante" a quella - a mio parere abominevole - di "amico" ("amico eunuco", ça va sans dire...).
      Ho rotto un discreto numero di rapporti per tale ragione e non ne sono affatto pentito: ho una concezione olistica dell'esistenza e, se devo essere considerato "a quarti", come un bue (non mi risulta che si tratti di valutazione applicata ai tori), mi ritiro in buon ordine. Provo meno noia da solo che in compagnia di represse, o di "furbette".

                               Piero Visani



domenica 26 marzo 2017

Al Colle della Maddalena, Torino

       Da qualche ora non pioveva più e il cielo si stava progressivamente aprendo ad un timido sole. Fabrizio non correva da qualche tempo, ma quella domenica decise che il Parco della Rimembranza, al Colle della Maddalena, non troppo lontano da casa sua, era il posto migliore dove andare a correre un po'.
       Parcheggiò l'auto nei pressi della Nike di Samotracia, che domina il Colle e guarda su Torino, e iniziò a correre. In una giornata solatia, per di più domenicale, il Parco sarebbe stato pieno di gente. Per contro, dopo quasi 24 ore di pioggia, non c'era praticamente nessuno, salvo qualche jogger abituale.
     Fabrizio cominciò a correre a basso ritmo, scendendo verso la città per acquisire più facilmente una sua andatura, poi, quando l'ebbe trovata, girò su se stesso e cominciò a correre in salita.
      Varie considerazioni passavano nel suo animo, nessuna particolarmente gradevole. Si sentiva fortemente defraudato, come se avesse passato parte della sua vita oggetto di menzogne. Non era abituato a mentire e, di norma, era estremamente sincero nei suoi comportamenti. Aveva vissuto momenti che aveva considerato molto belli e scoprire che erano stati una finzione non gli aveva fatto granché piacere. Non era facile al dialogo, ma, le rare volte in cui gli accadeva, vi si abbandonava in forma molto sincera. Si sentiva quindi tradito, tradito nel modo in cui aveva dato fiducia a chi evidentemente l'aveva invece considerato poco meno di un giocattolino.
      La sensazione gli faceva male, ma non sapeva proprio come porvi rimedio. Era il suo modo di vivere, quello di dare fiducia, e non era certo la prima volta che se la vedeva derubata, distrutta, presa in giro, derisa.
       Accelerò il ritmo della sua corsa, sperando che lo sforzo gli liberasse la mente da neri pensieri, ma ce la fece solo in parte. Si era ripromesso più volte, nel corso della sua vita, di essere più cauto, ma la cautela poco o nulla aveva a che fare con la generosità dei comportamenti, dei sentimenti, delle emozioni.
      Si riaffacciò sul piazzale della Nike di Samotracia e pensò a quanto fosse sciocco, nei suoi slanci, alle prese con persone costantemente intente a calcoli e calcoletti. Si disse che, in definitiva, aveva fatto un'ulteriore esperienza e che, in futuro, avrebbe dovuto essere molto più attento, attento a darsi, perché quella sua generosità gli costava molto, troppo. Insopportabile gli era l'idea di essere fatto diventare, con la stessa assoluta nonchalance, protagonista e, dopo un po', vittima di giochi tra adulti assurdamente superficiali. La sua concezione dei rapporti umani era diversa, diversissima.
       Sorrise un po' amaro: le ingenuità si pagano e la sua era stata davvero grossa. Ma non era pentito: aveva vissuto, non aveva giocato. Quella era la differenza fondamentale. Forse era un topo, certo non un gatto. Un topo preda di giochi crudeli, ma capace anche di trasformarsi in pantegana.

                                      Piero Visani



L'eremita


       Dopo lunghe esperienze condominiali da incubo, vivo da 13 anni in una casa singola relativamente isolata. Lavoro, esco il meno possibile e sono profondamente misantropo.
       Mi faccio i fatti miei, non ho cittadinanza, Paese, partito, religione. Nulla di nulla. Non ho esigenze sociali. Lavoro e, ovviamente per lavoro, mi interfaccio con gli altri; in caso contrario potrei anche farne a meno.
       Non ho mai aggredito nessuno, in nessun modo, tanto meno fisicamente. Me ne sto sempre sulla difensiva. Ho solo e sempre avvertito tutti: "Non aprite quella porta!". Di norma il consiglio è cortesemente rispettato. Quando non lo è, può capitare di scoprire che cosa ci sia, dietro quella porta...

                          Piero Visani

Spinnaker


      Ci fu un tempo in cui mi interessavo di vela e, siccome ero già allora solito pormi alcune domande un po' strane, mi chiedevo come mai lo spinnaker avesse spesso un'aria che a me pareva fortemente adirata. Poi, dopo altre esperienze di vita e qualche scorpacciata eccessiva di una nota marca di cioccolato del basso Piemonte, ho capito e anche condiviso...

                                    Piero Visani




Definizioni


       Che la vita possa essere un "gioco" è un concetto che piace molto ai bari (ergo un gioco dove si può barare, e molto...), ai fedifraghi (cioè un gioco dove si possa violare le regole), ai cinici, ai crudeli e ai vili. Per gli altri - specie se ci sono di mezzo altre persone - è cosa parecchio seria, da gestire con cautela e rispetto.
       Se poi fosse gioco davvero, come mai - quando si ritengono le regole violate a proprio danno - si fanno noiosi tentativi di telefonate serotine di protesta?
      Suvvia, un po' di serietà. Servirebbe...

                                Piero Visani







Il valore dell'onore


       7 marzo 1815, Laffrey (Regione dell'Isère). Il piccolo esercito napoleonico, da meno di una settimana sbarcato in Francia a Golfe Juan proveniente dall'isola d'Elba, incontra le truppe mandategli contro da Luigi XVIII.
       Nell'ampio spiazzo erboso che si apre nei pressi del paese, Napoleone trova di fronte a sè il 5° Reggimento di fanteria di linea. Onde evitare uno scontro fratricida, l'Imperatore si fa personalmente incontro ai soldati che dovrebbero bloccarne la marcia e dice loro: "Soldati del 5° di Linea, mi riconoscete voi? Riconoscete il vostro Imperatore?". Vedendo l'emozione e lo sconcerto negli occhi dei suoi vecchi soldati, impietriti davanti all'uomo che li ha condotti alla vittoria in decine di battaglie e che essi considerano un dio in terra, Napoleone si fa avanti, fin quasi a toccare la punta delle canne dei loro fucili puntati, apre la sua celebre redingote grigia ed esclama: "Se tra voi c'è un soldato che voglia uccidere il vostro Imperatore, eccomi!". A quel punto, gli uomini del 5° abbassano le armi e si gettano ai piedi dell'Imperatore, piangendo di emozione e di gioia.
       L'Aquila è tornata! La via di Parigi è aperta!

                     Piero Visani



Motti d'antan


       Un tempo si diceva: "Chi di spada ferisce, di spada perisce". Oggi si usano le spade molto maldestramente, e pure per aggressioni alle spalle, e si ricordano poco i motti nella loro interezza. E' un vero peccato, per noi spadaccini di Toledo.

                             Piero Visani



La verità è sempre rivoluzionaria


       E basta dirla per provocare di quelle reazioni... Ottima ragione per dirla.

                                Piero Visani

sabato 25 marzo 2017

La coscienza e la colpa


       Alla fine della deplorevole vicenda di cui sono stato vittima, credo che i miei migliori alleati saranno la coscienza e la colpa, senza bisogno di cercare altro.
       Uno non frequenta una persona per parecchi anni senza conoscerne pregi e difetti, senza comprenderne l'ipersensibilità, l'insicurezza, la facilità al panico, tutte motivazioni che l'hanno indotta a scatenare un'offensiva che mai avrebbe dovuto scatenare. Lo ha fatto perché si è sentita braccata, in particolare dall'incedere degli anni, e ha agito come sempre d'impulso, distruggendo e rovinando tutto.
        La persona, tuttavia, non è sciocca e ha una spiccata coscienza, che non riesce a guidare solo per insicurezza totale. Dunque già da tempo ella è in preda a rimorsi di coscienza e a sensi di colpa, cui non può porre rimedio perché comunque la sua paura del futuro è molto superiore alle certezze del presente.
       Da più di un mese, infatti, la coscienza le rimorde e i sensi di colpa la scaveranno vieppiù, procurandole notti insonni e soprattutto il senso di aver fatto qualcosa di male e di profondamente sbagliato, qualcosa che il suo amore per il "Bene", per quanto assai confuso, avrebbe dovuto impedirLe comunque.
       Si roderà quindi, e parecchio, anche se non lo darà a vedere e magari si fingerà più ilare del solito, ma quella coscienza e quella colpa peseranno ancora a lungo, anche perché, per cercare un'improbabile felicità futura, ha distrutto non sgradevoli situazioni presenti.
       Per come la conosco, in ogni momento di quella sofferenza io ci sarò. Non voglio dire che gliela auguro, però so che la scaverà nel profondo e so che lei sarà chiamata a confrontarsi, giorno dopo giorno, con l'assassinio metaforico che ha deliberatamente compiuto, senza nemmeno valutarne bene le terribili conseguenze. Sarebbe stato meglio l'avesse fatto.

                       Piero Visani



La perfezione

       Dicono che il meglio sia nemico del bene. E la perfezione, di cosa è nemica...?

                         Piero Visani


Save me, save me, save me


       La mia prossima vita sarà ispirata al più totale risparmio, a una formidabile politica della lesina: risparmio di impegno, risparmio di studi, risparmio di partecipazione, risparmio di coinvolgimenti, risparmio di passioni. In una parola, risparmio di tutto. Ed esasperata ricerca di "ordinary people", cioè della più vomitevole banalità, quella che ti fa vomitare sempre, non solo quando fa comodo agli altri. Come dicono a Genova, con i pazzi "ho già dato".

                        Piero Visani

Saggezza paterna


       Mio padre me lo diceva sempre: "per come sei, finirai male, figlio mio!". Mai dato retta, a lui come ad alcun altro. Finito in tutte le discariche, esistenziali e no. Ma a me andava così e non sono affatto pentito. Penso anzi di aver contribuito all'(auto) lavaggio di molte coscienze, perché ero sempre il bersaglio più facile a tiro, quello su cui non potevi non sparare, tanto era facile colpirlo.
      Oggi mi ritrovo con un carico di deplorazione molto elevato, cui supplisco con un carico d'odio non minore. Ma almeno ho vissuto e, quando mi è stata indicata la "via della virtù", ho fatto un sorriso mefistofelico e ho imboccato la porta, constatando con un sogghigno come la "via della felicità" altrui si identifichi molto spesso con la soppressione mia.

       Va beh, dai, me ne farò una ragione. Sono sempre stato parecchio sottovalutato e quello - devo dire - è sempre stato un terribile errore, nei miei confronti. Nelle lunghe sere passate a parlare di semina di fiorellini in giardino, la mia assenza sicuramente non si noterà. E meno male!!

                            Piero Visani

Thriller

       Ho in mente una trama banale (mi scuso, ma non è del tutto colpa mia): un assassino decide di uccidere una persona che lo considerava amico, e lo fa nel peggiore dei modi possibile, colpendolo alle spalle nel momento in cui la vittima gli manifestava la maggiore fiducia.
       Passano gli anni e l'assassino neppure pare ricordarsi di quel che ha fatto. Ma un giorno, trovandosi per caso in un luogo preciso, dalla memoria scaturisce - come per incanto o per un complesso non fortuito di circostanze - un insieme di ricordi che lo inchioda alle sue gravissime responsabilità. Cerca di scacciare il pensiero, di toglierselo in tutti i modi dalla mente, ma nulla da fare. La sua coscienza, sopita per anni e forse per decenni, è come colta da questi virus e gli rimorde in maniera ogni giorno più forte.
       Sono ancora incerto sul finale: suicidio liberatorio, da parte di chi ha infine riconosciuto la propria colpevolezza, o danza macabra sulle spoglie del morto, per ricordargli quanto chi l'ha ucciso fosse bravo, come criminale? "Devo pensarci su, pensarci su".

                           Piero Visani



Dinamiche


       A volte andare avanti può essere più difficile che stare fermi e attendere che una ferita molto grave, lasciata copiosamente sanguinare, determini gli esiti più prevedibili e scontati. Tuttavia, è una soluzione che un "guerriero esistenziale" non può accettare, perché sarebbe in piena antitesi con la sua etica e allora, ripulendo cuore e mente da immagini evidentemente molto mal interpretate, vale sempre come guida l'aurea frase nietzscheana: "Tutto ciò che non mi uccide mi rafforza".
      Il problema è che a volte mi sento più debole di un morto...

                                  Piero Visani

Morte del Maresciallo Lannes


       Il 22 maggio 1809, durante la campagna d'Austria e in particolare la battaglia di Essling, il Maresciallo Lannes, uno dei migliori comandanti di Napoleone e amico fraterno dell'imperatore, vede morire un suo antico compagno d'armi e - affranto - si siede un attimo su una collinetta. Una piccola palla di cannone lo colpisce alle gambe, dalle ginocchia in giù, apportandogli lesioni molto gravi.
       Dopo un febbrile consulto tra i migliori chirurghi militari della Grande Armée, e in una situazione ancora molto esposta alle offensive austriache, gli viene amputata una gamba e successivamente viene trasportato nella località di Ebersdorf. Qui, per qualche giorno, appare in ripresa e pensa già a come farsi costruire un arto artificiale. Poi la situazione precipita e il 31 maggio il Maresciallo Lannes muore per lo sviluppo di una gravissima cancrena.
       Sollecitato a salutare un ultima volta l'amico, Napoleone accorre al letto di morte del suo maresciallo e si apparta per una mezz'ora con lui, fino al trapasso. Successivamente si dimostra alquanto turbato e scosso.

                       Piero Visani



venerdì 24 marzo 2017

Similitudini storiche


       Le "celebrazioni" per i 60 anni di quell'aborto storicamente riuscito che è l'Unione Europea somigliano sorprendentemente molto a certe cerimonie dell'"Ancien Régime" intorno al 1786-88. Sono state mobilitare anche migliaia di "Guardie svizzere", senza andare a prenderle in Vaticano e senza turbare il loro ingiudicabile mestiere con una dotta lezione sul monumento dei "Leoni morti" a Lucerna (per quella lezione c'è ancora tempo qualche annetto, ma arriverà, oh se arriverà...).
       I vari Luigi XVI della nuova monarchia assoluta sono pronti, con il loro codazzo di cortigiani e cortigiane, a celebrare quello che, per loro, è innegabilmente l'"affare del secolo". Quanto a noi, ci limitiamo a sognare i Robespierre e i Saint-Just, che arriveranno, con il loro carico di "piacevolezze indotte" (eh, sì, perché dare la colpa ai secondi dimenticando decenni di orrori provocati dai primi appare la solita analisi di stile "democratico", basata sulla totale irresponsabilità di quanto fatto in nome di un "Bene Supremo" autodefinito a proprio uso e consumo). Se poi dopo non arriveranno i Buonaparte, arriveranno certamente i Toussaint-Louverture e così, nel caso qualcuno volesse capire qualcosa di questo post, vada a leggersi qualche buon libro di storia. Gli gioverà...

                                           Piero Visani