domenica 30 aprile 2017

Il mio romanzo - 16


       Seconda rilettura a buon punto, con un numero di significative aggiunte. Poi l'ultima rilettura ed è fatta: "a horrible beauty is born..."

                         Piero Visani




Give peace a chance


       Oltre a godere (forzatamente ma certo non indefinitamente) della pace dei sensi, ho pensato - in un soprassalto di "buonismo" (ne ho anch'io, per quanto possa apparire impossibile) - che potevo "dare una possibilità alla pace" e giungere ad una composizione con tutte le persone che, in tempi remoti o recenti, io avevo "bannato" dal mio profilo, venendo spesso "bannato" a mia volta.
       Detto, fatto! Tuttavia, per non vendermi per due euro, ho pensato che, nel mentre toglievo i mei ban, ovviamente - visto che spesso ero stato oggetto di sanzioni che andavano ben al di là dei medesimi - a mia volta potevo comminare qualche piccola sanzione anche io. Per cui ho riaperto i canali di comunicazione in una logica a mia volta sanzionatoria, nel senso che mi rendevo disponibile, sì, ma impiegando un miliardesimo delle mie facoltà intellettuali, dunque disponibilissimo a parlare di gatti o di cani, dei fiori che pianto in giardino (ahimè, ho un giardiniere e dei fiori non mi può fregar di meno) e di qualche altra banalità da Facebook (che viaggio ho fatto di recente, foto con amici/amiche, etc. etc. etc.), che poi credo sia il massimo che viene richiesto (e non certo solo a me).
       Ora mi sento più buono, almeno più buono come nel monologo finale di "Trainspotting", che sintetizzo in due righe, visto che non ho alcun bisogno di rendermi simpatico, io: "sarò un pezzo di m..., sarò come voi!".            
 
                         Piero Visani





 

sabato 29 aprile 2017

Maiali


       Dei maiali non si butta via niente, dicono. Io invece sono il classico maiale privilegiato, di cui si vorrebbe buttare via molto, ma non tutto...

                            Piero Visani

Democracy


     Le sanzioni a mio carico hanno avuto effetto immediato e non patteggiabile. La mia richiesta di "par condicio", espressa per di più in forma simpaticamente ironica, ha suscitato alti lai.
       Mah...

                       Piero Visani

La fiducia


       Se rinasco, dovrò essere molto più diffidente, anche nei riguardi di chi avrei giurato che potesse meritare la mia piena fiducia. Ne terrò necessariamente conto, in una prossima vita.

                         Piero Visani

venerdì 28 aprile 2017

Daniele Luttazzi e...me

       Ho deciso di elaborare questa mia personale parafrasi di una celebre frase di Daniele Luttazzi:

"Questa edizione esce in forma ridotta per venire incontro alle vostre capacità...relazionali".

       Come ho già detto e scritto ieri, mi atterrò a questa linea editoriale. Purtroppo, in tutti i campi, siamo in un periodo di tagli...

                      Piero Visani







Opinioni


       "Per noi è troppo presto" - mi dicono.
       No, è troppo tardi, disperatamente tardi.

                        Piero Visani


L'insostenibile cattiveria dei "buoni"


       Sede a Malta (saranno evasori?), navi registrate nel Belize (meglio che a Panama?), sostegno economico da parte di George Soros (ai beneficiati - dicono - sconosciuto). Basta poco, che ce vo'?, per essere "buoni". Non manca neppure la foto con papa Francesco. E dire che io non riesco nemmeno ad essere credibile come amico. Sarà perché dico la verità, io...?

                       Piero Visani

Una giornata proficua


       Per me è raro poter vantare giornate in cui tutto, a livello professionale, personale, relazionale e psicologico, è andato bene, per il verso giusto; in cui ho potuto dimostrare - a varie tipologie di interlocutori - di poter soddisfare le loro aspettative.
       Ne sono lieto.

                       Piero Visani

Personalità


       Alla base della personalità ci sono qualità non diverse da quelle militari citate nel post precedente: mai lasciarsi incasellare in un quadro di prevedibilità, ma giocare a tutto campo e ad ampio spettro; mai essere dove si prevede che potresti essere. Accettare perdite, se necessario, ma mantenersi di continuo straordinariamente flessibile. Fare guerra di movimento, non statica.

                                 Piero Visani

La decrescita "felice"...

       Uno degli innegabili vantaggi di qualsiasi forma di ridimensionamento è che, nel momento in cui ti viene tolto qualcosa, non è che tu sei obbligato a rimanere quello di prima. Ad esempio, puoi (per non dire devi...) autoridimensionarti. I rapporti formali sono salvi e magari anche piacevoli, solo che tu non sei più tu, ma una tua versione ridotta, nel senso di intellettualmente e culturalmente ridotta. In una parola, non sei più l'unico che ha perso... Libidine!!

                      Piero Visani



giovedì 27 aprile 2017

Il richiamo della foresta

       Oggi mi sono ritrovato, in maniera quasi inattesa, a prendere una serie di decisioni importanti, legate a ciò che avrei voluto e non voluto fare. Nel giro di meno di un'ora, come mi è abituale, ho valutato tutto e ho deciso. La prima decisione era ancora piena di perplessità, carica di orgoglio ferito. Poi mi sono ricordato che dovevo evitare come il fuoco la "coazione a ripetere", quell'atteggiamento mentale che, in un modo o nell'altro, mi ha sempre fatto tanto male, o per colpa mia o come frutto delle circostanze. E, siccome di mentalità sono un giocatore, ho deciso di giocare, con estrema determinazione. Poco importa se possa essere un gioco a somma zero o l'ennesimo caso di una lista di fallimenti relativamente lunga. Ho deciso che dovevo essere dialettico, non prevedibile, pronto a una guerra di movimento.
       Credo che, anche se non mi vengono mai riconosciute, d'abitudine, la creatività e l'improvvisazione siano alcune mie peculiarità innegabili e così, facendo notevolmente forza a me stesso, ho deciso di improvvisare. Non vorrei essere ricordato come soggetto eccessivamente prevedibile, quindi ho deciso di sottopormi a nuove prove. Il mio rapporto con me stesso è così, molto dialettico. Mi parlo di continuo e mi sono detto: "prova!".
       L'inquietudine è alla base di tutti i miei comportamenti e nell'inquietudine io mi sento compiutamente me stesso. Non so se sarà un'inquietudine creativa o distruttiva, ma è inquietudine e - questo lo so benissimo - io non ho mai cercato quiete.

                                Piero Visani



La tempesta perfetta

       Una terribile collera mi divora, accompagnata da un flusso di sensazioni che potrebbe riempire alcuni oceani. Faccio sforzi terribili per controllarmi, e ovviamente ci riesco, ma mi prenderei a pugni da solo. Mi sto inoltrando in un terreno inesplorato ed è questa la sola, unica e vera motivazione che mi spinge. Sono un pathfinder, dopo tutto, e questa volta il sentiero lo devo trovare dentro di me. Facile a dirsi, molto meno a farsi. E tuttavia ho raccolto la sfida e non ho alcuna intenzione di perderla. La natura poderosa del mio carattere viene fuori qui, tra fulmini e tempeste, ma la sofferenza è terribile, è come tagliarsi le viscere. Tuttavia, mi sono dato una missione e devo portarla a termine. Ma i marosi che mi sovrastano per metri sono decisamente più calmi di me. Se Bonnie Tyler avesse voglia di cantare "Total Eclipse of the Heart" capirebbe che, nel caso di specie e per ragioni tutt'altro che sentimentali, la "powder keg" sono io, dannatamente io.

                 Piero Visani



"Verlorene Siege"

     "Verlorene Siege" (in italiano "Vittorie perdute") è forse il titolo che meglio si attaglierebbe a tante mie vicende esistenziali. Peccato che sia già stato utilizzato, per le sue memorie, dal Feldmaresciallo Erich von Manstein (1887-1973), probabilmente il più brillante stratega tedesco della Seconda Guerra Mondiale. Di origine ebraica, poi adottato, alla morte dei genitori, dallo zio, noto esponente dell'aristocrazia prussiana.
       Mi dispiace davvero, perché ho una rara e consolidata esperienza in "vittorie perdute".

                      Piero Visani





Militaria


       Alla base della strategia, non meno che della tattica, c'è la capacità di impegnarsi costantemente in nuove sfide, in non lasciarsi incasellare in contesti di prevedibilità, in muoversi a tutto campo. Niente dovrebbe mai essere come è già stato, poiché la flessibilità operativa è uno dei segreti dell'arte bellica.
       Come diceva il grande Napoleone, "on s'engage, puis on voit"...

                               Piero Visani

Nella prossima vita

      Nella prossima vita, se mai dovessi rinascere (ma mi auguro vivamente di no), farò quanto segue:

- non leggerò mai un libro, uno solo, tanto meno lo scriverò;
- non mi occuperò di cultura, di musica, di arte o quant'altro;
- meno che mai mi interesserò di psicologia e personalità complesse;
- vivrò in un isolamento ben più assoluto di quello attuale, non mi sposerò, non avrò figli e alcun tipo di relazione cosiddetta sentimentale;
- mi dedicherò all'eremitaggio;
- non profonderò un solo minuto della mia esistenza a cercare di essere d'aiuto a qualcuno od a relazionarmi con esso;
- mi vestirò da fare schifo;
- mangerò solo in fast food, bevendo soft drinks, schifando visibilmente la buona cucina e i buoni vini;
- non risponderò ad alcuna sollecitazione di alcun genere, da chiunque possa provenire;
- non mi occuperò di politica, anzi mi occuperò di niente;
- vivrò come se fossi già morto, così eviterò ogni forma di delusioni;
- al massimo farò il puttaniere, che potrebbe anche essere una mia vocazione non soddisfatta;
- darò prova della massima superficialità, quella da analfabeta di andata (che da analfabeta di ritorno sarebbe già troppo);
- eviterò attentissimamente di portare la mia grande sensibilità in territori dove essa non viene compresa, condivisa, soddisfatta, ma considerata solo uno stupido lusso o magari una forma di crudeltà mentale.
- nella prossima vita mi suiciderò, per affermare la mia totale libertà dalla sozza crudeltà del mondo.

       E sarà l'unico gesto degno di me che potrò fare. In questa, ho giurato a me stesso - da adolescente - di combattere e manterrò fede al giuramento.

                         Piero Visani




Se rinasco

          Se mai dovessi rinascere, mi piacerebbe capire che cosa sia successo ad un certo punto della mia vita, diciamo un po' prima dei sessant'anni, quando ho cominciato a non andare più bene a nulla e a nessuno. Non in famiglia (non sto parlando di mio figlio...), dove il drastico calo dei miei introiti non è stato salutato con grandi festeggiamenti. Non al di fuori della famiglia, dove i miei vari tentativi di trovare un po' di umana comprensione e non una caserma prussiana, si sono risolti in disastri epocali.
       Ero deciso a cambiare, ad uscire fuori dai miei percorsi abituali, ed avevo anche ricevuto delle sollecitazioni in tal senso da chi mi stava dando un supporto psicologico, ma ne ho tratto solo delusioni enormi. In tutti i casi, ho dovuto prendere atto che non vado mai bene a niente e a nessuno. Non è stato facile fare i conti con tale realtà, ma ho dovuto farli. Relazioni promettenti, durate più o meno a lungo, sfociate in disastri, che solo la mia natura dura e coriacea è riuscita in qualche maniera ad assorbire, quanto meno parzialmente.
       Dopo periodi più o meno lunghi, infatti, si è deciso che io non andavo bene e che dovevo in qualche modo essere allontanato. Motivazioni poche, decisioni drastiche a mio carico, molte.
       E' un peso che si sta facendo sempre più difficile da sostenere, per me, perché in genere non ricevo critiche particolarmente dure, a priori. Ma dovunque, se c'è da ricercare un colpevole (o un capro espiatorio...) quello sono sempre io. E ormai comincio a pensare davvero che sia così.
       Credo di avere una formidabile voglia di solitudine e di avere scritto in fretta un romanzo proprio per scaricare - a mezzo di scrittura terapeutica - anche una parte di quelle tensioni. Non credo di essere superficiale, neppure crudele, né invadente o maleducato o quant'altro, ma in molte situazioni sono il ricettacolo delle sanzioni peggiori, delle discriminazioni più forti, delle cacciate manu militari.
       Dire che non ne soffra sarebbe mentire, mentire in primo luogo a me stesso. Ne soffro, sempre di più, ma credo ormai che sia il mio destino e lo accetto virilmente. Credo di fare schifo, individualmente, umanamente, complessivamente. Ancora non ho capito bene perché, e dunque dovrò cercare di scoprirlo. Questo il mio prossimo obiettivo.

                             Piero Visani
































martedì 25 aprile 2017

Serate


       Ci sono serate in cui leggi cose che ti sorprendono molto, in cui vedi vini "ribollire" per ragioni a te ben note, in cui vedi scrivere cose che sapevi già, che avevi detto e scritto, evidenziando una singolarità rara. Ti chiedi se tu ti debba attribuire le "colpe" di tutto questo, e a te non pare.
       Eri dialettico prima, lo sei ora, lo sarai in futuro, ma ovviamente attento a rispetto e onore.

                        Piero Visani

Tradizioni


       Con la delicatezza d'animo che gli è propria e di fatto rispettando una nostra tradizione familiare non scritta, mio figlio conclude la sua "toccata e fuga" in Scozia arricchendo ulteriormente la mia già enorme biblioteca di storia militare con un titolo che non avevo:
Terry BRIGHTON, "Hell Riders. The Truth about the Charge of the Light Brigade", Penguin Books, London 2004.
       Si tratta di un libro che analizza in dettaglio tutti gli aspetti, più o meno noti, della carica della Brigata Leggera a Balaclava, in Crimea (25 ottobre 1854), in Italia meglio nota come "la Carica dei Seicento", mettendo in rilievo parecchi aspetti poco conosciuti.
       Grazie Umberto!

                          Piero Visani




La lotta di classe

       Alla fine, è sempre e soltanto lotta di classe. La guerra del sangue contro l'oro. Lo scontro tra una vita fatta di sacrifici e di rinunce (spacciate per medicine che farebbero bene...) e i privilegi dei figli dell'alta borghesia, con le loro buone scuole, le loro "amorevoli professoresse", i giochi consentiti e quelli proibiti, purché a numero chiuso; le vacanze in località esclusive e quelle a macinare merda e inquinamento in posti sovraffollati.
       I protagonisti di questa nuova lotta di classe sono soggetti che hanno vissuto vite in discesa, sempre cooptati da qualcosa e da qualcuno, mentre Marine Le Pen a circa 8 anni vide la sua casa distrutta da una bomba e i vicini che commentavano amorevoli: "ma chi glielo ha fatto fare, a suo padre, di mettersi in politica con quelle idee...?".
       Sono esperienze che bisogna fare. Ai tempi del mio liceo, c'erano le compagne che non te la davano perché eri "fascista". Crescendo, avresti compreso che era solo una scusa aggiuntiva a mille altre e che bastava varcare i patri confini per trovare visioni del mondo decisamente meno proibizionistiche , ma da giovanissimo non lo sapevi, e ti sentivi escluso, e talvolta di escludevano pure da feste e altre iniziative consimili.
       Per me, è stata un'esperienza fondamentale, di cui sono grato agli dei: ho cominciato ad odiare la borghesia, e non ho mai più smesso. Sono un suo figlio degenere, e mentre la definizione di "figlio" mi dà molto fastidio, quella di "degenere" è conforme al massimo delle mie ambizioni. Se uno è figlio - socialmente parlando - "di puttana", prendere le distanze da quella madre di nessuna virtù è, per come la vedo io, un gesto d'onore.
       Quanto al resto, ovviamente vincerà Macron, con la sua aria da simpatico imbecille altoborghese; più correttamente, come tutta la gente come lui, crederà di vincere, andando al potere per conto terzi, ma pretendere che lo capisca è un po' troppo. Tutta la sua vita è frutto di cooptazioni, dovrebbe forse rendersene conto adesso? Chiunque abbia frequentato quegli ambienti, e a me è purtroppo capitato, li conosce benissimo: stabilità, conservazione del patrimonio familiare, incapacità di formulare un concetto - uno solo - di senso relativamente compiuto, grandissima attenzione a fare in modo che nulla, mai nulla cambi, e che la famiglia di provenienza rimanga ricca e potente. Forte noia esistenziale perché tanto con i soldi si può comprare tutto... E ovviamente, in caso di pericolo, immediata apertura di trattative con il nemico, perché il capitalista borghese ha solo clienti, null'altro, e può sempre sperare di comprare anche quelli.
       I tempi della Storia sono lunghi e non è certo ancora questo il momento perché le cose cambino davvero, in Europa. A quel cambiamento ci penseranno i migranti e sarà assai divertente vedere come lo gestiranno i Macron: sono già pronti i gessetti e i pianoforti per l'ennesima versione di "Imagine". O avrà ragione Houellebecq?

                       Piero Visani






lunedì 24 aprile 2017

Il mio romanzo - 14


       Ho concluso la prima stesura del mio romanzo. Ora si tratterà di sottoporlo ad attente riletture, affinamenti, ampliamenti, di modo che possa risultare il più aderente possibile a ciò che volevo che fosse. Sarà probabilmente una parziale sorpresa, ma - nella vita - le persone con il mio carattere hanno l'obbligo di cercare di risultare il più possibile imprevedibili. Non gioverà alla mia "immagine borghese" e penso che sia proprio per tale ragione che ho deciso di scriverlo.

                       Piero Visani




domenica 23 aprile 2017

Ora e sempre Resistenza!


       Non credo che l'appello "gollista" della Le Pen sia poi così sbagliato. Più si fa guerra di movimento, più si riesce a vincere. La situazione dei sovranisti, nell'Europa del 2017, non è così diversa da quella di De Gaulle nella Francia del giugno 1940. Recuperare certe parole d'ordine assai diffuse nell'immaginario collettivo e volgerle in un senso che può apparire eterotelico, ma in realtà non lo è affatto, è segno di conoscenza dei principi della guerra mediatica. Si perde qualcosa, ma poco, sul versante dell'identità, e ci si inserisce sulla metapolitica del nemico. "Cum grano salis", e a piccole dosi, si può fare, perché impedisce di essere sospinti là ove il nemico vuole che tu ti faccia trovare: il versante della "lunatic fringe", quella di coloro che "sono, come tu mi vuoi"... Troppo facile, poco tattico, meno ancora strategico... Mai presentarsi al nemico come lui ci vorrebbe: avrebbe già vinto. E il nemico è interno - lo ripeterò fino alla noia - è l'"inimicus" schmittiano, non l'"hostis". Con il secondo si può trattare, avendone la forza, con il primo mai.

                             Piero Visani

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       Premesso che non ho mai avuto dubbi che Macron sia il candidato vincente, leggere il suo nome abbinato all'etichetta di "centrista indipendente" mi provoca una sconvolgente ilarità: ma avete mai conosciuto un centrista che fosse "indipendente"?
       "Indipendente" da che? Dal centrismo? Dal servilismo? Dai grandi potentati finanziari? 
      Io ne ho conosciuti soprattutto di "indipendenti dall'indipendenza", cioè molto ma molto "dipendenti". Ammesso e per nulla concesso che esistano ancora le tradizionali categorie politiche, un "centrista" (il luogo politico del Nulla) e per di più "indipendente" è una definizione che mi piace molto.
"Burattino senza fili" (o anche con) è accettabile come definizione alternativa...?
       Ah, e ricordatevi tutti il celeberrimo principio: "un uomo, un voto" (ma completate la frase: "moltiplicato per il suo reddito, il suo patrimonio e la sua credibilità davanti alle oligarchie"). Io, che non devo fare politica e che non me ne interesso, ogni volta che assisto al film comico chiamato "democrazia", mi diverto un mondo. Pare che ci sia qualcuno che ancora ci crede. Del resto, esistono ancora pure le religioni e quanti ci credono: ergo, di che stupirsi...?

                            Piero Visani

Il mio romanzo - 13


       Finito il capitolo 9 e iniziato il capitolo 10. Siccome ormai mi è chiaro che i capitoli saranno in tutto 12, è evidente che sono a un passo dal completamento della prima stesura. Poi ci sarà tutto il lavoro di finitura e cesello, ma direi che ho scritto questo romanzo in tempi davvero rapidi. Sono soddisfatto.

                     Piero Visani

Ensign Ewart


       Ne ho mostrato ieri, su Facebook, l'immagine della tomba, a Edimburgo.
      Il 18 giugno 1815, a Waterloo, durante la celeberrima carica degli Scots Greys contro la fanteria francese (quella che illustra il mio profilo FB), accompagnata dal 92° Reggimento fanteria (i Gordon Highlanders), l'alfiere Ewart catturò l'aquila del 45° Reggimento di fanteria della Grande Armée, come illustrato nel dipinto sottostante. All'epoca, lasciar cadere il vessillo reggimentale nelle mani del nemico equivaleva, per qualsiasi reparto militare, a perdere l'onore.

                          Piero Visani




sabato 22 aprile 2017

Finis Europae

       Non penso che Madame Le Pen possa vincere le elezioni francesi. Nel caso le capitasse, avrà di fronte a sé due fondamentali problemi.
       Il primo è che, nel mondo attuale, la politica conta sempre meno e occorre fare i conti con fattori molto specifici, come gli orientamenti dei grandi potentati finanziari, che alla Signora Le Pen non sono certo favorevoli.
       Il secondo è che, per rifare la Francia e l'Europa, occorrerebbe avere una metapolitica e nessuna delle forze cosiddette sovraniste ne ha una, per il fatto che non dispone delle risorse finanziarie per darsene veramente una e raramente pensa a crearsela (anche se il Front National è decisamente più avanti di altre formazioni, al riguardo). Trasformare la Francia in una fortezza assediata sarebbe una politica credibile se ci fosse una metapolitica di resistenza, prima, e di controffensiva poi, alle peggiori dinamiche del periodo attuale. La prima, per quanto faticosamente, comincia a delinearsi, ma chi la interpreterà, chi la farà propria? I figli di un Paese in invecchiamento rapido, che vorrebbe avere i migranti fuori dai confini, le Forze Armate operative in Nordafrica e in Medio Oriente, e lo Stato sociale, possibilmente potenziato, a casa propria? Con un ordine di priorità, per queste acquisizioni, o tutto insieme?
       In realtà, la Francia - come tutta l'Europa - è morta da tempo. E' morta quando le teorie demosocialiste hanno convinto la sua popolazione, a qualunque livello sociale essa si collocasse, del fatto che nella vita ci si possa sempre appoggiare a qualcuno: lo "Stato-mamma", le forme di assistenza che privilegiano un po' i beneficiari e INFINITAMENTE DI PIU' coloro che le erogano, nella totale indifferenza dei destinatari, contenti di mettere sotto i denti qualcosa di concreto.
       Ma soprattutto l'Europa ha smarrito il senso della vita perché ha smarrito il senso della morte. Tutto ciò che un tempo era conquista, da sopportare virilmente anche con gravi perdite, ora è solo affannosa preoccupazione di non cambiare il nostro stile di vita, quasi che ne avessimo uno. La declinazione vera di questa frase orribile sarebbe in realtà: non vogliamo cambiare il nostro stile di morte, la nostra lentissima agonia, il nostro pensare/sperare che tutto si possa risolvere senza sangue (ero stato tentato di scrivere "senza sangue e merda", ma di merda siamo coperti fin oltre la cima dei capelli, per cui non mi è parso il caso).
       Non accadrà niente di tutto questo, l'atterraggio sarà durissimo e il Vecchio Continente, imbelle e contento di esserlo, sparirà dalla Storia senza lasciare alcun rimpianto, come capita alle pecore divorate dai lupi. Aveva avuto tutto il tempo per comprendere che cosa gli stava succedendo, ma ha preferito fare finta di niente, perché era più comodo, perché non comportava rinunce, perché consentiva di vivere alle spalle degli altri, SENZA AFFRONTARE LA NATURA CRUDELISSIMA E SELVAGGIA DELLA VITA, di qualsiasi forma di vita. Ha preferito mettere la testa sotto la sabbia, per fingere di non vedere. E, a partire da un certo punto, davvero non ha più visto, tanto la testa gli era scivolata in profondità. Ma il corpo (e le terga) sono rimaste fuori e ora, dopo gli abbondanti pasti che si sono fatti i politici autoctoni, in tanti, anche e soprattutto non autoctoni, si apprestano a farne strame, quasi certamente non limitandosi a pasteggiare. Come dicevano i padri Latini: "Quos perdere vult, deus dementat". E, in effetti, di dementi ne vedo in giro parecchi. Per mia fortuna, sono favorevolissimo alla "dolce morte", e anche a quella non dolce. Le vite inutili e senza scopo se non quello di ingrassare qualche potentato, come le nostre, più presto finiscono più presto cessano di ingrassarlo. E non è depressione, è la gioia fantastica e irrefrenabile del "cupio dissolvi". Finis Europae.

                                        Piero Visani



venerdì 21 aprile 2017

Sepolture

       Sono curioso di vedere come sarà festeggiato, quest'anno, il 25 aprile. Non che la festa in sé mi interessi, ma il suo progressivo esaurirsi è frutto della crescente consapevolezza - da parte degli italiani - che ci sono regimi che affondano nel sangue; altri che riescono a tramandarsi più o meno felicemente, puntando sulla continuità delle loro tradizioni; altri che sono vittime di profondi mutamenti politici e altri ancora - come il nostro - che sprofondano nel guano.
       Dire che l'Italia esista ancora, come forma politica e coscienza nazionale, non è oggi nemmeno il "sogno di una notte di mezza estate". E' mera invenzione. E' un vuoto totale dove una spallata leggera, nemmeno particolarmente convinta, farebbe crollare tutto. Il deficit di legittimità dello Stato è totale, quello della Repubblica è anche superiore, se c'è qualcosa di superiore alla totalità. Per parafrasare una famosa frase di Alain de Benoist e Giorgio Locchi riferita agli Stati Uniti, oggi l'Italia è "un cadavere in cattiva salute". Esiste non in quanto abbia una residua funzione, ma perché è una finzione in cui tutti fingono per l'appunto di credere, in quanto fa ancora comodo. Dovesse non farlo più...
       E, proprio perché non esiste più, qualsiasi celebrazione di uno Stato e di una Repubblica che sono morti e sepolti nella coscienza collettiva, sotto un carico di ruberie, privilegi, inefficienze, insipienze che ha devastato e UCCISO una Nazione e uno Stato in tempo di pace, anno dopo anno le ricorrenze che dovrebbero ricordarne i momenti "topici" diventano null'altro che stracca liturgia, celebrata da pessimi officianti. L'Italia è morta da tempo, qualcuno farebbe bene a ricordaglielo.

                            Piero Visani



Le frasi che sono state fondamentali per la mia formazione - 1


Abashed the devil stood and felt how awful goodness is..." ("Sbalordito rimase il diavolo quando comprese quanto osceno fosse il bene...", John Milton, "Paradise Lost", 1667).
Lessi questa frase intorno ai quattordici anni e mi indusse alla riflessione (già allora ero un soggetto speculativo, per mia assoluta e totale sfortuna).
Mi chiesi infatti se quella fosse la ragione per cui non amavo e non riuscivo a sopportare coloro che si spacciavano per "buoni".
In verità, detesto l'immaginario cristiano in cui la frase si colloca, ma lo uso perché rende il concetto comprensibile anche a chi di immaginari non ne possiede altri...
Può darsi che già allora io stessi dalla parte del diavolo, ma credo che semplicemente il mio fosse lo stesso rifiuto dell'ipocrisia che mi è rimasto addosso fino ad oggi. Da quel giorno, simpatizzai sempre - ma consapevolmente - per i "cattivi". Fino al giorno prima, lo avevo fatto inconsapevolmente. Quella frase mi segnò per la vita.

Piero Visani




Blog "Sympathy for the Devil": Classifica dei post più letti (21 Marzo - 20 Aprile 2017)

       Il mese in esame non ha più fatto segnare, come il precedente, un numero record di visualizzazioni (erano state 9.000), ma si è mantenuto comunque appena al di sopra delle 7.000, dato che non può certo essere considerato negativo per un piccolo blog personale come questo.
       L'elenco delle prime 15 posizioni della classifica generale evidenzia, da un lato, la sostanziale stabilità di taluni post, ma, dall'altro, qualche incremento significativo di post vecchi e la comparsa di un "nuovo ingresso". Si conferma, inoltre, un dato emerso già il mese scorso, vale a dire che molti degli oltre 3.200 post del blog vengono quotidianamente letti da un vasto numero di persone:
  1. "Preparatevi alla guerra!", 1.341 (=) - 02/07/2016;
  2. Salvatore Santangelo, "Gerussia" - Recensione, 995 (+3) - 17/12/2016;
  3. Non sarà il canto delle sirene, 908 (+8) - 06/08/2014;
  4. Carlo Fecia di Cossato, 832 (+2) - 25/08/2015;
  5. It's just like starting over, 588 (+1) - 11/12/2012;
  6. Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 471 (+4) - 19/10/2013; 
  7. Non, je ne regrette rien, 363 (+5) - 29/12/2012;
  8. L'islamizzazione del radicalismo, 331 (=) - 03/07/2016;
  9. Umberto Visani, "Mai stati sulla Luna?" - Recensione, 284 (+1) - 16/12/2016;
  10. Una questione di stile: Giorgio Albertazzi, 251 (=) - 28/05/2016;
  11. Augusto Grandi, "Italia allo sbando" - Recensione, 241 (+9) - 18/01/2017; 
  12. Giorgio Ballario, "Vita spericolata di Albert Spaggiari" - Recensione, 240 (+240) - 29/03/2017;
  13. Quantum mutatus ab illo!, 239 (+35) - 20/05/2013;
  14. El Capitan Alatriste, 235 (+8) - 03/03/2017; 
  15. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 225 (+24) - 29/01/2014.

       Al dodicesimo posto della classifica generale, si segnala il nuovo ingresso del post Giorgio Ballario, "Vita spericolata di Albert Spaggiari" - Recensione (con 240 visualizzazioni), mentre i post Non, je ne regrette rien e Quantum mutatus ab illo! guadagnano entrambi una posizione in classifica. Si conferma inoltre il fatto che, per poter risultare entro i primi 15 posti della classifica generale, occorrono ormai non meno di 225 visualizzazioni.
       Per quanto riguarda invece i post che sono comparsi nel corso del mese oggetto della nostra disamina, a parte la già citata recensione del libro di Ballario, ricordiamo Piazza Vittorio Veneto, Torino (con 87 visualizzazioni), MOAB (con 83) e Dimmelo tu cos'è (con 81).
       Per concludere, si deve osservare che le visualizzazioni totali del blog sono salite a 118.008, mentre i post a 3.205, il che implica che il numero medio di visualizzazioni per ogni singolo post è passato da 36,4 a 36,8, realizzando ancora una volta un nuovo recor nel numero medio delle visualizzazioni per post.

                         Piero Visani



Il mio romanzo - 12

       Sono già ben dentro il capitolo 8 e penso che, a seguito di inevitabili accorpamenti di tematiche, saranno circa una dozzina i capitoli, in totale.
       Mi sembra che tutto proceda per il meglio, anche se non voglio anticipare niente sulla natura della storia e sui suoi ampi risvolti per non togliere una qualche forma di attesa ai lettori.
          Mi auguro di essere, come scrittore, decisamente migliore che come uomo. Questo è l'augurio che sento di farmi. Molto caldamente.

                              Piero Visani



Teatranza

       E' vero, sono qui da solo, a lavorare. Ma ho seguito piste che mi piacevano. Mantengo le mie idee. Altri - legittimamente - le cambiano. Non ho nulla di cui sentirmi pentito. Gioco le mie partite, in genere le perdo, però dopo aver provato a vincerle o a continuare a giocarle.
       La mia perdurante fede nel divenire mi ha comunque portato a scrivere un romanzo, di cui nemmeno ipotizzavo che sarei potuto diventare autore. E questo è certamente un dato positivo, così come è positivo avere vissuto e voler continuare a vivere. Altri possono avere fatto altre scelte, giuste per loro. Io ho fatto la scelta giusta per me. Non ho né la personalità, né lo stile di vita, né le qualità umane e intellettuali per fare il deuteragonista: o mattatore o ricerca di nuove scritture. E' il destino di chi porta sempre con sé la valigia dell'attore.

                          Piero Visani



giovedì 20 aprile 2017

Il mio romanzo - 11


       Non ho mai scritto libri miei molto in fretta, anche perché erano tutti saggi e richiedevano una notevole preparazione, teorica e bibliografica. Né ho scritto libri in fretta per committenti (altrimenti avrebbero ulteriormente deprezzato un lavoro già di per sé deprezzato come quello di ghostwriter). Scrivere un romanzo, però, è molto diverso (il che non equivale a dire che sia più semplice) e sto procedendo molto più in fretta, anche perché il coinvolgimento personale è maggiore e la voglia di finire in fretta la narrazione della storia è tanta.

                      Piero Visani



La (mia) teoria dello scambio (sociale ed economico)

      E' molto semplice e può essere espressa nei classici termini del "tu dai una cosa a me, e io do una cosa a te", e viceversa. Al di fuori di questo scambio primordiale, vi sono molte concezioni economiche e sociali che saranno sicuramente utilissime e importantissime, ma che a me proprio non interessano. Non parliamo poi della condizione - sicuramente peggiore - dell'avvento di teorie protezionistiche, la cui unica conseguenza è quella di escludermi da mercati sui quali ero in precedenza ben presente. Essendo io un libero scambista e contrario ad ogni forma di controllo, temo di più il divieto di commercio che la moltiplicazione degli scambi.
       E mi auguro di essere stato chiaro, anche se non necessariamente elegante...

                             Piero Visani



Il mio romanzo - 10

       Superata la metà del romanzo. Per il momento, la scrittura è incentrata intorno alla narrazione. Per affinare il testo ci sarà tempo non appena la stesura della narrazione sarà terminata.
       Come ho già avuto modo di scrivere, sono soddisfatto di me stesso. Sto cercando di riprodurre nei dettagli lo spirito della vicenda, così come è stata vissuta dal protagonista. E' ovvio che si tratterà di una visione unilaterale, ma quale visione non lo è?
       Inoltre - come ho già scritto in reiterate occasioni - non ho altri intendimenti se non quelli di raccontare la vicenda così come è stata vissuta dal suo protagonista maschile e di significare ciò che essa ha rappresentato per lui. Null'altro che questo.
       Volendo, infine, si può tranquillamente iscrivere l'intera trama in una dimensione onirica.

                        Piero Visani


               


Divertissement

       Tutte le volte in cui ho voglia di divertirmi, vado a scorrere un po' di documentazione - attribuibile a fonti diverse - che ho raccolto con cura in questi anni di turbolenze e noto che, oltre che essere passato da santo a diavolo in tempi molto brevi, oltre ad essere fatto volare fuori un po' da tutte le vite e da tutti i social disponibili, ho subito anche numerosi processi alle intenzioni.
       Scrivo deliberatamente "processi alle intenzioni" perché di semplici intenzioni a me attribuite si tratta, e di null'altro, in particolare di nulla di concreto. A mia volta, avrei potuto fare - molto più fondatamente - processi agli atti di cui sono stato oggetto, ma oggi ho voglia di sorridere, e non solo per commiserazione delle bassesse umane di cui sono stato oggetto.
       Una ricerca è un processo infinito: si è fallito ieri e si fallisce oggi, magari si riuscirà domani. Certo occorrerà fare più attenzione. Per questo sto andando avanti spedito con il mio romanzo: per prestare maggiore attenzione...

                    Piero Visani






Il mio romanzo - 9

     Sono quasi a metà. Non mi dispiace affatto, per come sta venendo. E' una storia con un forte tasso di partecipazione personale, senza per questo essere totalmente autobiografica. C'è un mix di componenti. Con un po' di fortuna, spero di riuscire a finirlo presto.

                                        Piero Visani




mercoledì 19 aprile 2017

Una certa idea di sé

       Nelle tempeste della vita, avere una certa idea di sé ritengo sia molto importante. Una sorta di guiding light che ispiri sul da farsi, a rispettare se stesso, la propria coscienza, il proprio universo di valori. Ci sono situazioni in cui una persona vorrebbe tradirsi mille volte, ma, se riesce a fare riferimento ai principi che hanno sempre ispirato la sua condotta, può trovare utile ispirazione.
       Per quanto io possa avere una personalità molto complessa, ci sono alcune cose su cui non transigo, come l'immagine di me, il rispetto di me stesso, il mio spiccato senso dell'onore. Sono stato oggetto di molte reprimende, per tutto questo, nel corso della mia vita, ma è davvero l'unico, piccolo patrimonio che io possa vantare. Alcuni dicono che io sia intransigente, ma non è così. Mi limito a difendere l'idea che ho di me, cercando di onorarla e rispettarla.

                                  Piero Visani




"Giugno '73"


       A volte, quando la nebbia cala fitta su di noi, servono i commenti di un poeta per rovesciarci addosso un barlume di luce:

"Poi il resto viene sempre da sé
i tuoi "Aiuto" saranno ancora salvati
io mi dico è stato meglio lasciarci
che non esserci mai incontrati."
                                                                (Fabrizio de André, "Giugno '73")


Piero Visani




La battaglia del "grano"


       Imperdibile - per spessore e capacità "politica" - la battaglia tra quanti vorrebbero portare subito l'IVA al 24% (tanto il Paese è morto, noi il vitalizio e le pensioni le abbiamo, e degli altri chi se ne frega, al limite ci penseranno le bande di immigrati...) e quanti preferirebbero attendere dopo le prossime elezioni politiche, se e quando ci saranno (genere: tanto gli italiani sono coglioni e, se facciamo l'aumento DOPO l'appuntamento elettorale, PRIMA il voto ce lo daranno comunque).
       Queste situazioni sono quelle che fanno parlare i politologi di "ampiezza e profondità dell'offerta politica"...
       Per fortuna - perché è una fortuna, credetemi - ogni giorno sbarcano sulle nostre coste parecchie migliaia di migranti, dai quali si attende il miracolo che possano far finire (o cambiare, ma non ci credo granché) questa gigantesca fogna.

                  Piero Visani

L'Italia dei ponti


       Poco prima del crollo del viadotto di Fossano, a una cinquantina di chilometri più a nord, a Moncalieri, giusto all'ingresso di Torino, un contadino che lavorava in un suo campo ha segnalato che anche lì un viadotto sull'autostrada presentava crepe e inquietanti scricchiolii. Sbeffeggiato per procurato allarme dalle "autorità" preposte, è diventato quasi un santo quando un pur distratto sopraluogo ha fatto constatare che l'uomo NON era un visionario. Ergo transenne, iniezioni di cemento armato, etc. etc., mentre l'Italia dei vacanzieri si preoccupava - per citare il titolo di un celebre libro sulla battaglia di Arnhem (1944) - solo di "quell'ultimo ponte", cioè il successivo...
       Ogni popolo ha le sue priorità, i suoi governanti e i suoi ponti. Con e senza virgolette. O entrambi, per come stanno in piedi, con le virgolette...

                            Piero Visani

martedì 18 aprile 2017

Il mio romanzo - 8

       Ho già iniziato il sesto capitolo e, man mano che procedo, la narrazione si concentra su alcuni temi cruciali, che costituiranno gran parte del libro. Al momento, prevedo che i capitoli saranno 15, tutti non troppo lunghi, ma la situazione potrebbe comunque cambiare strada facendo.
       Se ci riuscirò, vorrei finire questo romanzo il più presto possibile, in modo da averlo pronto quando ancora tutta la vicenda sia ben fissa nella mia mente. Ho urgenza di raccontare, come suppongo capiti in casi del genere, ma non ho accuse da lanciare, capri espiatori da creare, o quant'altro. Racconterò una storia, verosimile e al tempo stesso inverosimile come tutte le storie.

                    Piero Visani




Una storia crudele


       Era la prima ipotesi di titolo per il mio romanzo, ma vedo che è già il titolo di un romanzo di una scrittrice giapponese. Allora penserò ad altro. Ho mille idee in mente, ma in qualche maniera vorrei che ci entrassero la crudeltà mentale o il rifiuto della vita, o entrambe. Oppure potrebbero entrarci anche il perbenismo o la ricerca di una "sistemazione". Però non vorrei innescare inutili polemiche: il romanzo è mio e riguarda solo me, e la vicenda narrata, pur con qualche tratto autobiografico, è ovviamente una vicenda di fantasia.
       Sto vagliando varie ipotesi. La migliore, al momento, può essere spiegata solo con un lungo giro di parole, che però annienterebbe l'effetto sorpresa, e ho scritto appena circa 5-6 capitoli. Vedrò di fare venire fuori il titolo definitivo poco alla volta, e dovrà adattarsi a una storia molto singolare, ai limiti della più assoluta follia.

                      Piero Visani

Il mio romanzo - 7

     Ho finito anche il quarto capitolo del mio romanzo, e sto iniziando il quinto. Inutile dire che sono capitoli sovente brevi, anche se, man mano che mi addentrerò nella storia, lo diverranno sempre meno.
      Sono in preda a una sorta di demonia di scrittura, perché ritengo che, più scrivo e scriverò, più riuscirò a stabilire una sorta di distacco tra la vicenda e me. La vicenda stessa, per quanto possibile, è raccontata oggettivamente, cercando di descrivere e comprendere la ratio dei comportamenti dei due protagonisti. Su di me, la vicenda esercita una forte fascinazione, perché allo stesso modo del protagonista, mai e poi mai avrei pensato che avrebbe potuto avere determinati sviluppi. Ma il bello della vita - dicono - è l'imprevedibilità ed io, alla stessa stregua del protagonista del mio romanzo, da tale imprevedibilità sono stato davvero colpito. Ma non precorriamo gli eventi.

                            Piero Visani



Il mio romanzo - 6

       Ben dentro alla stesura del capitolo 4, mi si è sviluppata un'intuizione che potrebbe conferire al romanzo stesso uno sviluppo imprevisto, che in sede di preparazione del piano di lavoro non avevo minimamente preso in considerazione. L'intera vicenda, nei suoi sviluppi e nei suoi esiti, lo rende più che plausibile, per cui ci sto attentamente pensando su. Occorrerà vedere se, procedendo nella stesura, la formulazione di un'ipotesi del genere sia credibile. Al momento attuale lo è, sotto vari punti di vista. Vedremo.

                         Piero Visani




Il ballo di Natale (24 dicembre 1862)

      La notte di Natale del 1862, il generale "Jeb" Stuart, comandante della Cavalleria dell'Armata della Virginia settentrionale, organizzò presso l'accampamento del suo reparto, nei pressi di Moss Neck, in Virginia, una festa da ballo in onore di sua moglie, Flora Cooke Stuart, e delle consorti di molti ufficiali dei suoi reggimenti.
      La festa, preceduta da un lauto banchetto natalizio, si svolse in allegria fino a notte fonda, allietata dalle musiche di un'improvvisata orchestrina reggimentale. Tutti gli ufficiali di grado più elevato partecipanti ad essa, tuttavia, sapevano che alle prime luci dell'alba sarebbe suonata l'adunata e che 1.800 uomini della brigata di Cavalleria avrebbero dovuto montare a cavallo per condurre un'incursione in profondità dietro le linee unioniste, che il comandante dell'Armata, generale Robert Edward Lee, aveva organizzato per la mattina di Natale proprio per cogliere le forze nordiste con la guardia abbassata.
      Questa consapevolezza non impedì al generale Stuart - uomo molto festaiolo e noto womanizer (ma costretto a limitarsi, nella circostanza, dalla presenza della moglie) - di organizzare un party assolutamente divertente, reso forse più eccitante dal fatto che la componente maschile del medesimo era consapevole che la festa di quella notte, per ciascuno di essi, avrebbe anche potuto essere l'ultima. Il dipinto di John Paul Strain coglie il momento culminante della festa, la danza celtica (reel) conclusiva tra il generale Stuart e la moglie.

                                                   Piero Visani



Dimenticavo


       Volendo, potrei sempre fare il suggeritore di ricette, di itinerari turistici nazionali ed esteri, di concerti, concertini e teatranze varie, e godere di consenso e decoroso prestigio. Oltre che di tanta simpatia e di quei sorrisi di solidarietà che - come dicono certi piemontesi doc - "non impegnano". In effetti, è possibile "impegnarsi" con il Nulla più assoluto...? No, ma è così "bella" la società dove tutti si scambiano sorrisi falsi, consigli fasulli, ricette che si spera servano soprattutto a schiattare di iperalimentazione.
       "Scusate non mi lego a questa schiera, morrò pecora nera"...

                               Piero Visani

Idee, ideologie, ideologismi

    Mi è capitato spesso, nel corso della mia vita, di essere oggetto di contestazioni varie, in genere assai garbate, relative al fatto che la mia visione del mondo e i miei comportamenti sarebbero stati caratterizzati da condizionamenti ideologici eccessivamente forti.
       Ho sempre preso molto sul serio queste critiche, cercando di mantenere un basso profilo ovunque non fossero in gioco la mia dignità e il mio onore. Ritengo soltanto un pochino eufemistico sostenere che io sarei condizionato, nei miei comportamenti, da ideologie e ideologismi, e quanti me lo rimproverano, no.
       Se mi si dice: "devi vivere in conformità alla virtù", varrebbe la pena ricordare che ci sono molte forme di virtù e che quella che piace a B non necessariamente piace ad A, e viceversa. Personalmente, sono più favorevole al vizio, al limite, e - quel che più conta - non mi si può accusare di voler imporre agli altri la mia visione del mondo quando poi, in alternativa, si cerca di imporre la propria a me. Personalmente, credo molto al carpe diem. Se in alternativa mi si propone l'autoflagellazione in attesa che qualcuno cui ho tenuto o tengo molto debba essere salvato perché è scoppiata la Terza Guerra Mondiale o debba essere assistito perché è afflitto da un terribile cancro, visto che quello è l'unico modo di manifestare effettiva vicinanza, beh, non ho difficoltà ad affermare che la mia visione del mondo è profondamente diversa e che non ho alcuna intenzione di rinunciare a godere i frutti dell'oggi per prepararmi a "gustare" i frutti di un domani fatto di sangue, disperazione e salmi funerari.
      Sapere che saremo sempre a fianco, in particolar modo in articulo mortis, è una cosa che davvero mi scuote di emozione intensa nel profondo, ai limiti della libidine...

                             Piero Visani