venerdì 28 aprile 2017

Una giornata proficua


       Per me è raro poter vantare giornate in cui tutto, a livello professionale, personale, relazionale e psicologico, è andato bene, per il verso giusto; in cui ho potuto dimostrare - a varie tipologie di interlocutori - di poter soddisfare le loro aspettative.
       Ne sono lieto.

                       Piero Visani

Personalità


       Alla base della personalità ci sono qualità non diverse da quelle militari citate nel post precedente: mai lasciarsi incasellare in un quadro di prevedibilità, ma giocare a tutto campo e ad ampio spettro; mai essere dove si prevede che potresti essere. Accettare perdite, se necessario, ma mantenersi di continuo straordinariamente flessibile. Fare guerra di movimento, non statica.

                                 Piero Visani

giovedì 27 aprile 2017

"Verlorene Siege"

     "Verlorene Siege" (in italiano "Vittorie perdute") è forse il titolo che meglio si attaglierebbe a tante mie vicende esistenziali. Peccato che sia già stato utilizzato, per le sue memorie, dal Feldmaresciallo Erich von Manstein (1887-1973), probabilmente il più brillante stratega tedesco della Seconda Guerra Mondiale. Di origine ebraica, poi adottato, alla morte dei genitori, dallo zio, noto esponente dell'aristocrazia prussiana.
       Mi dispiace davvero, perché ho una rara e consolidata esperienza in "vittorie perdute".

                      Piero Visani





Militaria


       Alla base della strategia, non meno che della tattica, c'è la capacità di impegnarsi costantemente in nuove sfide, in non lasciarsi incasellare in contesti di prevedibilità, in muoversi a tutto campo. Niente dovrebbe mai essere come è già stato, poiché la flessibilità operativa è uno dei segreti dell'arte bellica.
       Come diceva il grande Napoleone, "on s'engage, puis on voit"...

                               Piero Visani

martedì 25 aprile 2017

Tradizioni


       Con la delicatezza d'animo che gli è propria e di fatto rispettando una nostra tradizione familiare non scritta, mio figlio conclude la sua "toccata e fuga" in Scozia arricchendo ulteriormente la mia già enorme biblioteca di storia militare con un titolo che non avevo:
Terry BRIGHTON, "Hell Riders. The Truth about the Charge of the Light Brigade", Penguin Books, London 2004.
       Si tratta di un libro che analizza in dettaglio tutti gli aspetti, più o meno noti, della carica della Brigata Leggera a Balaclava, in Crimea (25 ottobre 1854), in Italia meglio nota come "la Carica dei Seicento", mettendo in rilievo parecchi aspetti poco conosciuti.
       Grazie Umberto!

                          Piero Visani




La lotta di classe

       Alla fine, è sempre e soltanto lotta di classe. La guerra del sangue contro l'oro. Lo scontro tra una vita fatta di sacrifici e di rinunce (spacciate per medicine che farebbero bene...) e i privilegi dei figli dell'alta borghesia, con le loro buone scuole, le loro "amorevoli professoresse", i giochi consentiti e quelli proibiti, purché a numero chiuso; le vacanze in località esclusive e quelle a macinare merda e inquinamento in posti sovraffollati.
       I protagonisti di questa nuova lotta di classe sono soggetti che hanno vissuto vite in discesa, sempre cooptati da qualcosa e da qualcuno, mentre Marine Le Pen a circa 8 anni vide la sua casa distrutta da una bomba e i vicini che commentavano amorevoli: "ma chi glielo ha fatto fare, a suo padre, di mettersi in politica con quelle idee...?".
       Sono esperienze che bisogna fare. Ai tempi del mio liceo, c'erano le compagne che non te la davano perché eri "fascista". Crescendo, avresti compreso che era solo una scusa aggiuntiva a mille altre e che bastava varcare i patri confini per trovare visioni del mondo decisamente meno proibizionistiche , ma da giovanissimo non lo sapevi, e ti sentivi escluso, e talvolta di escludevano pure da feste e altre iniziative consimili.
       Per me, è stata un'esperienza fondamentale, di cui sono grato agli dei: ho cominciato ad odiare la borghesia, e non ho mai più smesso. Sono un suo figlio degenere, e mentre la definizione di "figlio" mi dà molto fastidio, quella di "degenere" è conforme al massimo delle mie ambizioni. Se uno è figlio - socialmente parlando - "di puttana", prendere le distanze da quella madre di nessuna virtù è, per come la vedo io, un gesto d'onore.
       Quanto al resto, ovviamente vincerà Macron, con la sua aria da simpatico imbecille altoborghese; più correttamente, come tutta la gente come lui, crederà di vincere, andando al potere per conto terzi, ma pretendere che lo capisca è un po' troppo. Tutta la sua vita è frutto di cooptazioni, dovrebbe forse rendersene conto adesso? Chiunque abbia frequentato quegli ambienti, e a me è purtroppo capitato, li conosce benissimo: stabilità, conservazione del patrimonio familiare, incapacità di formulare un concetto - uno solo - di senso relativamente compiuto, grandissima attenzione a fare in modo che nulla, mai nulla cambi, e che la famiglia di provenienza rimanga ricca e potente. Forte noia esistenziale perché tanto con i soldi si può comprare tutto... E ovviamente, in caso di pericolo, immediata apertura di trattative con il nemico, perché il capitalista borghese ha solo clienti, null'altro, e può sempre sperare di comprare anche quelli.
       I tempi della Storia sono lunghi e non è certo ancora questo il momento perché le cose cambino davvero, in Europa. A quel cambiamento ci penseranno i migranti e sarà assai divertente vedere come lo gestiranno i Macron: sono già pronti i gessetti e i pianoforti per l'ennesima versione di "Imagine". O avrà ragione Houellebecq?

                       Piero Visani






domenica 23 aprile 2017

Ora e sempre Resistenza!


       Non credo che l'appello "gollista" della Le Pen sia poi così sbagliato. Più si fa guerra di movimento, più si riesce a vincere. La situazione dei sovranisti, nell'Europa del 2017, non è così diversa da quella di De Gaulle nella Francia del giugno 1940. Recuperare certe parole d'ordine assai diffuse nell'immaginario collettivo e volgerle in un senso che può apparire eterotelico, ma in realtà non lo è affatto, è segno di conoscenza dei principi della guerra mediatica. Si perde qualcosa, ma poco, sul versante dell'identità, e ci si inserisce sulla metapolitica del nemico. "Cum grano salis", e a piccole dosi, si può fare, perché impedisce di essere sospinti là ove il nemico vuole che tu ti faccia trovare: il versante della "lunatic fringe", quella di coloro che "sono, come tu mi vuoi"... Troppo facile, poco tattico, meno ancora strategico... Mai presentarsi al nemico come lui ci vorrebbe: avrebbe già vinto. E il nemico è interno - lo ripeterò fino alla noia - è l'"inimicus" schmittiano, non l'"hostis". Con il secondo si può trattare, avendone la forza, con il primo mai.

                             Piero Visani

Etichette


       Premesso che non ho mai avuto dubbi che Macron sia il candidato vincente, leggere il suo nome abbinato all'etichetta di "centrista indipendente" mi provoca una sconvolgente ilarità: ma avete mai conosciuto un centrista che fosse "indipendente"?
       "Indipendente" da che? Dal centrismo? Dal servilismo? Dai grandi potentati finanziari? 
      Io ne ho conosciuti soprattutto di "indipendenti dall'indipendenza", cioè molto ma molto "dipendenti". Ammesso e per nulla concesso che esistano ancora le tradizionali categorie politiche, un "centrista" (il luogo politico del Nulla) e per di più "indipendente" è una definizione che mi piace molto.
"Burattino senza fili" (o anche con) è accettabile come definizione alternativa...?
       Ah, e ricordatevi tutti il celeberrimo principio: "un uomo, un voto" (ma completate la frase: "moltiplicato per il suo reddito, il suo patrimonio e la sua credibilità davanti alle oligarchie"). Io, che non devo fare politica e che non me ne interesso, ogni volta che assisto al film comico chiamato "democrazia", mi diverto un mondo. Pare che ci sia qualcuno che ancora ci crede. Del resto, esistono ancora pure le religioni e quanti ci credono: ergo, di che stupirsi...?

                            Piero Visani

Ensign Ewart


       Ne ho mostrato ieri, su Facebook, l'immagine della tomba, a Edimburgo.
      Il 18 giugno 1815, a Waterloo, durante la celeberrima carica degli Scots Greys contro la fanteria francese (quella che illustra il mio profilo FB), accompagnata dal 92° Reggimento fanteria (i Gordon Highlanders), l'alfiere Ewart catturò l'aquila del 45° Reggimento di fanteria della Grande Armée, come illustrato nel dipinto sottostante. All'epoca, lasciar cadere il vessillo reggimentale nelle mani del nemico equivaleva, per qualsiasi reparto militare, a perdere l'onore.

                          Piero Visani




sabato 22 aprile 2017

Finis Europae

       Non penso che Madame Le Pen possa vincere le elezioni francesi. Nel caso le capitasse, avrà di fronte a sé due fondamentali problemi.
       Il primo è che, nel mondo attuale, la politica conta sempre meno e occorre fare i conti con fattori molto specifici, come gli orientamenti dei grandi potentati finanziari, che alla Signora Le Pen non sono certo favorevoli.
       Il secondo è che, per rifare la Francia e l'Europa, occorrerebbe avere una metapolitica e nessuna delle forze cosiddette sovraniste ne ha una, per il fatto che non dispone delle risorse finanziarie per darsene veramente una e raramente pensa a crearsela (anche se il Front National è decisamente più avanti di altre formazioni, al riguardo). Trasformare la Francia in una fortezza assediata sarebbe una politica credibile se ci fosse una metapolitica di resistenza, prima, e di controffensiva poi, alle peggiori dinamiche del periodo attuale. La prima, per quanto faticosamente, comincia a delinearsi, ma chi la interpreterà, chi la farà propria? I figli di un Paese in invecchiamento rapido, che vorrebbe avere i migranti fuori dai confini, le Forze Armate operative in Nordafrica e in Medio Oriente, e lo Stato sociale, possibilmente potenziato, a casa propria? Con un ordine di priorità, per queste acquisizioni, o tutto insieme?
       In realtà, la Francia - come tutta l'Europa - è morta da tempo. E' morta quando le teorie demosocialiste hanno convinto la sua popolazione, a qualunque livello sociale essa si collocasse, del fatto che nella vita ci si possa sempre appoggiare a qualcuno: lo "Stato-mamma", le forme di assistenza che privilegiano un po' i beneficiari e INFINITAMENTE DI PIU' coloro che le erogano, nella totale indifferenza dei destinatari, contenti di mettere sotto i denti qualcosa di concreto.
       Ma soprattutto l'Europa ha smarrito il senso della vita perché ha smarrito il senso della morte. Tutto ciò che un tempo era conquista, da sopportare virilmente anche con gravi perdite, ora è solo affannosa preoccupazione di non cambiare il nostro stile di vita, quasi che ne avessimo uno. La declinazione vera di questa frase orribile sarebbe in realtà: non vogliamo cambiare il nostro stile di morte, la nostra lentissima agonia, il nostro pensare/sperare che tutto si possa risolvere senza sangue (ero stato tentato di scrivere "senza sangue e merda", ma di merda siamo coperti fin oltre la cima dei capelli, per cui non mi è parso il caso).
       Non accadrà niente di tutto questo, l'atterraggio sarà durissimo e il Vecchio Continente, imbelle e contento di esserlo, sparirà dalla Storia senza lasciare alcun rimpianto, come capita alle pecore divorate dai lupi. Aveva avuto tutto il tempo per comprendere che cosa gli stava succedendo, ma ha preferito fare finta di niente, perché era più comodo, perché non comportava rinunce, perché consentiva di vivere alle spalle degli altri, SENZA AFFRONTARE LA NATURA CRUDELISSIMA E SELVAGGIA DELLA VITA, di qualsiasi forma di vita. Ha preferito mettere la testa sotto la sabbia, per fingere di non vedere. E, a partire da un certo punto, davvero non ha più visto, tanto la testa gli era scivolata in profondità. Ma il corpo (e le terga) sono rimaste fuori e ora, dopo gli abbondanti pasti che si sono fatti i politici autoctoni, in tanti, anche e soprattutto non autoctoni, si apprestano a farne strame, quasi certamente non limitandosi a pasteggiare. Come dicevano i padri Latini: "Quos perdere vult, deus dementat". E, in effetti, di dementi ne vedo in giro parecchi. Per mia fortuna, sono favorevolissimo alla "dolce morte", e anche a quella non dolce. Le vite inutili e senza scopo se non quello di ingrassare qualche potentato, come le nostre, più presto finiscono più presto cessano di ingrassarlo. E non è depressione, è la gioia fantastica e irrefrenabile del "cupio dissolvi". Finis Europae.

                                        Piero Visani



venerdì 21 aprile 2017

Sepolture

       Sono curioso di vedere come sarà festeggiato, quest'anno, il 25 aprile. Non che la festa in sé mi interessi, ma il suo progressivo esaurirsi è frutto della crescente consapevolezza - da parte degli italiani - che ci sono regimi che affondano nel sangue; altri che riescono a tramandarsi più o meno felicemente, puntando sulla continuità delle loro tradizioni; altri che sono vittime di profondi mutamenti politici e altri ancora - come il nostro - che sprofondano nel guano.
       Dire che l'Italia esista ancora, come forma politica e coscienza nazionale, non è oggi nemmeno il "sogno di una notte di mezza estate". E' mera invenzione. E' un vuoto totale dove una spallata leggera, nemmeno particolarmente convinta, farebbe crollare tutto. Il deficit di legittimità dello Stato è totale, quello della Repubblica è anche superiore, se c'è qualcosa di superiore alla totalità. Per parafrasare una famosa frase di Alain de Benoist e Giorgio Locchi riferita agli Stati Uniti, oggi l'Italia è "un cadavere in cattiva salute". Esiste non in quanto abbia una residua funzione, ma perché è una finzione in cui tutti fingono per l'appunto di credere, in quanto fa ancora comodo. Dovesse non farlo più...
       E, proprio perché non esiste più, qualsiasi celebrazione di uno Stato e di una Repubblica che sono morti e sepolti nella coscienza collettiva, sotto un carico di ruberie, privilegi, inefficienze, insipienze che ha devastato e UCCISO una Nazione e uno Stato in tempo di pace, anno dopo anno le ricorrenze che dovrebbero ricordarne i momenti "topici" diventano null'altro che stracca liturgia, celebrata da pessimi officianti. L'Italia è morta da tempo, qualcuno farebbe bene a ricordaglielo.

                            Piero Visani



Le frasi che sono state fondamentali per la mia formazione - 1


Abashed the devil stood and felt how awful goodness is..." ("Sbalordito rimase il diavolo quando comprese quanto osceno fosse il bene...", John Milton, "Paradise Lost", 1667).
Lessi questa frase intorno ai quattordici anni e mi indusse alla riflessione (già allora ero un soggetto speculativo, per mia assoluta e totale sfortuna).
Mi chiesi infatti se quella fosse la ragione per cui non amavo e non riuscivo a sopportare coloro che si spacciavano per "buoni".
In verità, detesto l'immaginario cristiano in cui la frase si colloca, ma lo uso perché rende il concetto comprensibile anche a chi di immaginari non ne possiede altri...
Può darsi che già allora io stessi dalla parte del diavolo, ma credo che semplicemente il mio fosse lo stesso rifiuto dell'ipocrisia che mi è rimasto addosso fino ad oggi. Da quel giorno, simpatizzai sempre - ma consapevolmente - per i "cattivi". Fino al giorno prima, lo avevo fatto inconsapevolmente. Quella frase mi segnò per la vita.

Piero Visani




Blog "Sympathy for the Devil": Classifica dei post più letti (21 Marzo - 20 Aprile 2017)

       Il mese in esame non ha più fatto segnare, come il precedente, un numero record di visualizzazioni (erano state 9.000), ma si è mantenuto comunque appena al di sopra delle 7.000, dato che non può certo essere considerato negativo per un piccolo blog personale come questo.
       L'elenco delle prime 15 posizioni della classifica generale evidenzia, da un lato, la sostanziale stabilità di taluni post, ma, dall'altro, qualche incremento significativo di post vecchi e la comparsa di un "nuovo ingresso". Si conferma, inoltre, un dato emerso già il mese scorso, vale a dire che molti degli oltre 3.200 post del blog vengono quotidianamente letti da un vasto numero di persone:
  1. "Preparatevi alla guerra!", 1.341 (=) - 02/07/2016;
  2. Salvatore Santangelo, "Gerussia" - Recensione, 995 (+3) - 17/12/2016;
  3. Non sarà il canto delle sirene, 908 (+8) - 06/08/2014;
  4. Carlo Fecia di Cossato, 832 (+2) - 25/08/2015;
  5. It's just like starting over, 588 (+1) - 11/12/2012;
  6. Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 471 (+4) - 19/10/2013; 
  7. Non, je ne regrette rien, 363 (+5) - 29/12/2012;
  8. L'islamizzazione del radicalismo, 331 (=) - 03/07/2016;
  9. Umberto Visani, "Mai stati sulla Luna?" - Recensione, 284 (+1) - 16/12/2016;
  10. Una questione di stile: Giorgio Albertazzi, 251 (=) - 28/05/2016;
  11. Augusto Grandi, "Italia allo sbando" - Recensione, 241 (+9) - 18/01/2017; 
  12. Giorgio Ballario, "Vita spericolata di Albert Spaggiari" - Recensione, 240 (+240) - 29/03/2017;
  13. Quantum mutatus ab illo!, 239 (+35) - 20/05/2013;
  14. El Capitan Alatriste, 235 (+8) - 03/03/2017; 
  15. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 225 (+24) - 29/01/2014.

       Al dodicesimo posto della classifica generale, si segnala il nuovo ingresso del post Giorgio Ballario, "Vita spericolata di Albert Spaggiari" - Recensione (con 240 visualizzazioni), mentre i post Non, je ne regrette rien e Quantum mutatus ab illo! guadagnano entrambi una posizione in classifica. Si conferma inoltre il fatto che, per poter risultare entro i primi 15 posti della classifica generale, occorrono ormai non meno di 225 visualizzazioni.
       Per quanto riguarda invece i post che sono comparsi nel corso del mese oggetto della nostra disamina, a parte la già citata recensione del libro di Ballario, ricordiamo Piazza Vittorio Veneto, Torino (con 87 visualizzazioni), MOAB (con 83) e Dimmelo tu cos'è (con 81).
       Per concludere, si deve osservare che le visualizzazioni totali del blog sono salite a 118.008, mentre i post a 3.205, il che implica che il numero medio di visualizzazioni per ogni singolo post è passato da 36,4 a 36,8, realizzando ancora una volta un nuovo recor nel numero medio delle visualizzazioni per post.

                         Piero Visani



mercoledì 19 aprile 2017

La battaglia del "grano"


       Imperdibile - per spessore e capacità "politica" - la battaglia tra quanti vorrebbero portare subito l'IVA al 24% (tanto il Paese è morto, noi il vitalizio e le pensioni le abbiamo, e degli altri chi se ne frega, al limite ci penseranno le bande di immigrati...) e quanti preferirebbero attendere dopo le prossime elezioni politiche, se e quando ci saranno (genere: tanto gli italiani sono coglioni e, se facciamo l'aumento DOPO l'appuntamento elettorale, PRIMA il voto ce lo daranno comunque).
       Queste situazioni sono quelle che fanno parlare i politologi di "ampiezza e profondità dell'offerta politica"...
       Per fortuna - perché è una fortuna, credetemi - ogni giorno sbarcano sulle nostre coste parecchie migliaia di migranti, dai quali si attende il miracolo che possano far finire (o cambiare, ma non ci credo granché) questa gigantesca fogna.

                  Piero Visani

L'Italia dei ponti


       Poco prima del crollo del viadotto di Fossano, a una cinquantina di chilometri più a nord, a Moncalieri, giusto all'ingresso di Torino, un contadino che lavorava in un suo campo ha segnalato che anche lì un viadotto sull'autostrada presentava crepe e inquietanti scricchiolii. Sbeffeggiato per procurato allarme dalle "autorità" preposte, è diventato quasi un santo quando un pur distratto sopraluogo ha fatto constatare che l'uomo NON era un visionario. Ergo transenne, iniezioni di cemento armato, etc. etc., mentre l'Italia dei vacanzieri si preoccupava - per citare il titolo di un celebre libro sulla battaglia di Arnhem (1944) - solo di "quell'ultimo ponte", cioè il successivo...
       Ogni popolo ha le sue priorità, i suoi governanti e i suoi ponti. Con e senza virgolette. O entrambi, per come stanno in piedi, con le virgolette...

                            Piero Visani

martedì 18 aprile 2017

Il ballo di Natale (24 dicembre 1862)

      La notte di Natale del 1862, il generale "Jeb" Stuart, comandante della Cavalleria dell'Armata della Virginia settentrionale, organizzò presso l'accampamento del suo reparto, nei pressi di Moss Neck, in Virginia, una festa da ballo in onore di sua moglie, Flora Cooke Stuart, e delle consorti di molti ufficiali dei suoi reggimenti.
      La festa, preceduta da un lauto banchetto natalizio, si svolse in allegria fino a notte fonda, allietata dalle musiche di un'improvvisata orchestrina reggimentale. Tutti gli ufficiali di grado più elevato partecipanti ad essa, tuttavia, sapevano che alle prime luci dell'alba sarebbe suonata l'adunata e che 1.800 uomini della brigata di Cavalleria avrebbero dovuto montare a cavallo per condurre un'incursione in profondità dietro le linee unioniste, che il comandante dell'Armata, generale Robert Edward Lee, aveva organizzato per la mattina di Natale proprio per cogliere le forze nordiste con la guardia abbassata.
      Questa consapevolezza non impedì al generale Stuart - uomo molto festaiolo e noto womanizer (ma costretto a limitarsi, nella circostanza, dalla presenza della moglie) - di organizzare un party assolutamente divertente, reso forse più eccitante dal fatto che la componente maschile del medesimo era consapevole che la festa di quella notte, per ciascuno di essi, avrebbe anche potuto essere l'ultima. Il dipinto di John Paul Strain coglie il momento culminante della festa, la danza celtica (reel) conclusiva tra il generale Stuart e la moglie.

                                                   Piero Visani



domenica 16 aprile 2017

Blog "Sympathy for the Devil"


       La media di visualizzazioni quotidiane del mio blog non è mai inferiore alle 300, in queste ultimissime settimane, cosa che mi fa molto piacere e di cui ringrazio i lettori.

                       Piero Visani




Le Feu Follet


       Lettura parziale del grande romanzo di Pierre Drieu La Rochelle, edito nel 1931. Già letto in passato, ma riletto oggi in parte in lingua originale per coglierne meglio le atmosfere. Mi riguarderò anche il film di Louis Malle (realizzato nel 1963), con un grandissimo Maurice Ronet.
       Evidenti alcuni miei parallelismi mentali e psicologici con il protagonista di quel libro, dal senso di morte alla dipendenza dal sesso. Nella mia mente scorrono immagini e sensazioni che da quel libro portano direttamente a un film come "Le Jeu avec le Feu" (1975), di Alain Robbe-Grillet.
      Incamero tutto, per scrivere meglio il mio romanzo. Non sono a quei livelli, ovviamente, ma mi piace avere dei riferimenti in cui credere.

                     Piero Visani

 

Das Boot


       Il migliore dei ritorni, per noi sommergibilisti, per di più in compagnia delle allegre note della Erzherzog Albrecht Marsch. Perché, quando uno è stanco, l'importante è solo finire. Se si chiude la vita tua, non sarai più ostaggio delle vite degli altri. Una benedizione, dunque.

                          Piero Visani








sabato 15 aprile 2017

Robert Brasillach, "Comme le temps passe"

« Ce que j'ai voulu écrire, disait Brasillach, c'est le roman de la jeunesse qui fuit et qui renaît tour à tour, en même temps que celui de deux êtres qui peuvent se chercher, se perdre, se retrouver, sans jamais cesser d'être faits l'un pour l'autre. » Roman de l'enfance et de l'aventure, de la volupté et de la tentation, de la séparation et du retour, Comme le temps passe est sans doute l'oeuvre la plus riche et la plus complexe de Robert Brasillach. Dominés et reliés entre eux par la présence constante des deux héros - Florence et René - les six épisodes de ce récit mystérieux et captivant reflètent toutes les émottons de la vie. Dans le halo lumineux du souvenir resurgissent aussi les figures pittoresques d'un autre temps : c'est le monde cocasse du cinéma de 1900, la bohème ou la bourgeoisie provinciale de la Belle Epoque, la découverte des Flandres ou de l'Espagne lorsque le voyage était encore une aventure. « Plus encore qu'à peindre mes amis je me suis attaché à peindre ces ombres, ces personnages passagers compagnons de. leur destin », conclut Robert Brasillach. Et dans ce miroir tendu au « visage immense du Temps » on découvrira aussi l'expression d'une haute sagesse car « l'important est de ne faire qu'un avec sa propre course, même si l'on n'en aperçoit pas tout de suite l'aboutissement lumineux ».







L'incomunicabilità


       Poiché è utile documentarsi sui temi esistenziali che ci assillano, ieri sera sul tardi mi sono guardato "L'avventura" (1960), il primo film della cosiddetta "Trilogia dell'incomunicabilità" di Michelangelo Antonioni.
       Resto immerso nell'incomunicabilità, ma più colto...

                             Piero Visani




La trilogia dell'incomunicabilità - 2


       Il mio studio sull'incomunicabilità, questo bel problema che mi affligge, non poteva certo fermarsi a "L'Avventura", di Michelangelo Antonioni. Sono così passato al secondo film della trilogia, "La Notte" (1961). Grande film anche questo. Ho cercato di apprendere, è il massimo che posso fare.

                       Piero Visani



Storytelling


       Nel corso di non più di tre giornate di lavoro, ho scritto una bella "storia aziendale" per un'impresa di medie dimensioni, di cui non posso ovviamente dire nulla, da nessun punto di vista.
       E' stato particolarmente divertente in quanto si è trattato di dare forma di narrazione alla descrizione e promozione di alcuni valori aziendali, nei quali sono riuscito a far incarnare il protagonista della storia.
       Non capita spesso, ma talvolta qualche soddisfazione professionale la si riesce a prendere. Ho puntato tutto su una scrittura empatica, per vedere di convincere il pubblico attraverso una sentita condivisione di valori.
       Mi sembra che sia una bella storia, sono soddisfatto.

                         Piero Visani


venerdì 14 aprile 2017

La battaglia di New Market (15 maggio 1864)


       Nella primavera del 1864, le sorti del conflitto volgevano costantemente al peggio per la Confederazione sudista. Sotto l'abile guida del generale Ulysses Simpson Grant, la pressione unionista in Virginia aveva iniziato a farsi formidabile. Il peso principale della difesa era affidato all'Armata della Virginia Settentrionale, guidata con maestria da Robert Edward Lee, ma da altre parti di quello Stato nuove forze unioniste stavano scendendo a sud. A metà maggio, una piccola armata unionista, al comando del generale Franz Sigel, sboccò dalla Valle dello Shenandoah, aprendo un nuovo fronte di combattimento.
       Disperatamente a corto di uomini, il comandante confederato di quel settore, generale John Breckinridge, fu costretto a sollecitare la mobilitazione dei 258 cadetti del Virginia Military Institute (VMI), una delle più prestigiose istituzioni militari non del solo Sud, ma dell'intera America, benché compiere un atto del genere fosse altamente inusuale, per le abitudini dell'epoca.
       I cadetti, portati in linea, vennero tenuti di riserva fino a quando possibile, onde non metterne a repentaglio le giovanissime vite, ma il 15 maggio 1864, durante la battaglia di New Market, località posta poco lontano dallo sbocco della Valle dello Shenandoah, si rese indispensabile il loro impiego in combattimento, a causa di una falla apertasi nella linea confederata.
       Con giovanile baldanza, i 258 cadetti entrarono in linea, la tennero bravamente e, nel momento culminante dello scontro, condussero una travolgente carica, che mise in rotta gli unionisti, pur largamente superiori di numero. Il tutto al costo di 10 morti e 47 feriti, dunque oltre il 20 per cento degli effettivi.
     Lo spezzone di film che accompagna questo post ricorda quella brillantissima impresa, davvero un punto culminante della storia del VMI e della Confederazione, ricordata ogni anno dagli attuali allievi con una carica simulata, nello stesso luogo dove si svolse quella originale. Un momento di onore e di gloria nella già gloriosissima storia militare del Sud.
       Sono personalmente stato a New Market, dopo un bellissimo giro in auto nella Virginia Settentrionale, ma non ho potuto fermarmi al sito della battaglia. Lo farò in una prossima vita e comunque, quel 15 maggio 1864, in qualche modo c'ero anch'io, con quei giovani eroi.

                              Piero Visani




MOAB

       Tra le tante considerazioni che sono state fatte sul recentissimo impiego, da parte statunitense, della MOAB (Massive Ordnance Air Blast bomb), quella che a mio avviso è la più importante è risultata probabilmente una delle più trascurate: il crescente ricorso ad ordigni di tipo convenzionale sempre più potenti sta ad indicare una sola cosa, l'evidente intento - da parte degli USA - di elevare sempre più la soglia di accettabilità di un conflitto elevando, al tempo stesso, il livello di potenza degli ordigni di tipo convenzionale.
     L'utilizzo della Moab, sperimentata in un teatro operativo come quello afghano e per di più contro l'ISIS (cioè contro un nemico ideale, le cui ramificazioni in Afghanistan sono in realtà tutte da dimostrare), è chiaramente un messaggio trasversale mandato a destinatari ben diversi dai seguaci del Califfato o dai talebani: nel contesto operativo in cui è stata impiegata, infatti, il suo utilizzo equivale a quello di dare la caccia ad un calabrone entrato in casa con una Beretta calibro 9. Come minimo, c'è un potente rischio di overkilling e per di più a carico della popolazione civile. Tuttavia, non potendo sperimentare un'arma del genere sulla Russia o sulla Cina, si è preferito verificare "sul campo" che essa funzionasse come richiesto, e pare che gli esiti siano stati soddisfacenti.
       Nel mondo occidentale, quello che conta è non varcare mai la soglia nucleare. Se ciò non accade, che si tratti di armi scalari, di MOAB o di altri sistemi d'arma più o meno segreti che la DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) sta sviluppando negli USA a ritmi elevati e grazie a finanziamenti massicci, tutti si sentono più tranquilli: il tabù non è infranto. Ma non è assolutamente così, perché ogni passo che viene fatto in direzione di un crescente livello di letalità e di facilità di impiego delle armi convenzionali ci avvicina alla possibilità di una guerra, in quanto chi le dovesse utilizzare potrà sempre dire di "non aver varcato la soglia nucleare" e dunque di essere rimasto, per così dire, "dalla parte della ragione e del diritto internazionale".
       Siamo entrati da tempo in una fase di anteguerra, nella quale ci immergiamo ogni giorno di più e alla quale la sempre più straordinaria potenza e letalità degli ordigni convenzionali non fa che ulteriormente avvicinarci. Credo sia utile saperlo, perché morire non per un'esplosione nucleare ma perché trasformati in poltiglia dalle armi scalari o letteralmente annientati dagli effetti di una bomba come la MOAB non credo che ci faccia sentire più sicuri, al massimo più "politicamente corretti"...

                       Piero Visani





giovedì 13 aprile 2017

Napoleonica - 102


       Come ho avuto modo di sottolineare in varie occasioni, il controllo ravvicinato delle abluzioni (e anche del soddisfacimento delle esigenze fisiologiche) di Napoleone era affidato a un plotone speciale dello squadrone di servizio dei Cacciatori a Cavallo della Guardia Imperiale, il suo Reggimento prediletto, perennemente distaccato presso l'Imperatore in campagna e nel corso dei suoi viaggi.
       Questi soldati non dovevano avere occhi per vedere od orecchie per sentire, così come non dovevano averne quando il Gran Maresciallo di Palazzo, generale Duroc, portava all'Imperatore la "pollastra" di giornata... (mi scuso con le signore, ma mi limito - da storico - a riferire di una pratica ben nota al generale Duroc). Molto amante della vita in tutti i suoi aspetti, Napoleone I tendeva a negarsene il meno possibile...
       Il dipinto di un celebre illustratore militare come Patrice Courcelle mostra alcuni Cacciatori a cavallo della Guardia Imperiale in servizio ravvicinato alla persona dell'Imperatore. Queste abluzioni si svolgevano, per quanto possibile, lontano da occhi indiscreti, ma sempre in presenza di almeno quattro Cacciatori, i quali, nel caso di assolvimento di esigenze fisiologiche, si stringevano più fittamente intorno a Napoleone.

                    Piero Visani


Gli apprendisti stregoni


       Volendo distruggere 70 e salvare 30, hanno distrutto 110. Questo si chiama saperci fare...! E capire il prossimo...

                     Piero Visani

Minima personalia


       Ogni tanto, a quanto pare, riesco a scrivere qualcosa di buono. Ringrazio gli amici per gli apprezzamenti. Sarei incredibilmente contento se, oltre a SCRIVERE qualcosa di buono, ogni qualche secolo riuscissi anche a FARE qualcosa di buono, che mi tenesse lontano dalle pattumiere esistenziali, le mie naturali destinazioni. Dovrò impegnarmi di più...

                          Piero Visani

mercoledì 12 aprile 2017

Letters from Iwo Jima


       Un film che ho terribilmente amato: nessuna cosa si fa in relazione ai risultati che può o NON può dare, ma alla quantità di onore che ci consente di salvaguardare, possibilmente alla totalità del medesimo. Nulla può essere legato ai risultati, tutto all'imperativo categorico di "diventare ciò che siamo". E' difficile da far comprendere, ma è il senso ultimo di una vita vissuta con onore.
       Dentro tutto questo, la morte ci sta benissimo, è semplicemente una forma di "iper-vita", satura di onore.
       La carica finale del film - senza alcuna speranza ma atto etico ed estetico per eccellenza - è un momento cinematografico e culturale altissimo, per di più frutto di un regista americano come Clint Eastwood: certe cose si fanno perché si DEVONO fare. Punto. L'onore non è commerciabile, infatti è odiatissimo dai mercanti e dai capitalisti... L'onore non ha clienti... Ha amici e nemici.
       Si scrive storia, con il sangue. Si crea memoria. Con la memoria, si ri-crea VITA. L'eterno ritorno dei valori.

                       Piero Visani




lunedì 10 aprile 2017

Minima militaria


       La vita, come la guerra, è fatta di lunghissimi periodi di noia, abbinati a brevi sequenze di adrenalina pura. Ho sempre cercato di vivere le seconde, più che i primi. So che la mia non è una passione diffusa, ma è l'unica che mi abbia dato quel poco di felicità che ho conosciuto, e che continuo a cercare.

                      Piero Visani

venerdì 7 aprile 2017

Un atto di garanzia


       La ridicola "missilata" scatenata dalla presidenza Trump contro la Siria è un atto di garanzia sul piano interno e come tale deve essere a mio giudizio interpretata. Militarmente non servirà a niente, se non a ridare fiducia al radicalismo islamico. Un'operazione in puro stile clintoniano. In politica, gli interessi profondi hanno sempre la meglio su quelli transeunti.

                        Piero Visani

mercoledì 5 aprile 2017

Gli "arcana imperii"


       A chi pensa (deve essere incredibilmente ingenuo...) che nel mondo politico - in qualunque mondo politico - ci si preoccupi di innocenti morti, anche se si versano lacrime di coccodrillo per i medesimi (magari preparandosi a farne altri, in luoghi meno mediaticamente esposti), consiglierei un'esperienza - breve o lunga, a seconda delle inclinazioni personali - là ove si decidono e determinano gli "arcana imperii". Uno ne ritorna raccontando cose che le persone "normali" si rifiuteranno ovviamente di credere, dandogli per di più del matto. E' il bello della politica: vivere in mezzo al sangue e alla merda, e raccontare alla gente che sono succo di fragola e gelato al cioccolato. E vedere che ti credono, e magari pure ti applaudono, sperando che tu possa presto cambiare il mondo in loro favore... Un mestiere fantastico, uno dei migliori... E, se lo racconti, molti ti sbeffeggiano. E va beh, ce ne faremo una ragione.

                Piero Visani

La guerra mediatica


       L'ennesimo episodio - quello siriano - di guerra mediatica non merita particolari commenti. Il governo siriano (che certamente non è fatto di santi, come qualsiasi altro governo di questo mondo...) dovrebbe essere davvero in preda a sindrome di follia per risolvere un problema militare piuttosto secondario lanciando gas sulla popolazione, con tutte le conseguenze negative che sono derivate per esso sul piano dell'immagine internazionale.
       Ne consegue che altri sono i piani in cui si combatte la guerra e OCCORRE SOTTOLINEARE UN FATTO DECISIVO: AI TEMPI DEL VIETNAM E DELLE GUERRE SUCCESSIVE, IL CONFLITTO MEDIATICO ERA PER IL CONTROLLO "DELLE MENTI E DEI CUORI" DELLE OPINIONI PUBBLICHE. ORA DELLE MENTI NON SI OCCUPA PIù NESSUNO, PERCHé TANTO SI SONO LIQUEFATTE. I CUORI, PER CONTRO, CONTINUANO A CONQUISTARSI PER VIA EMPATICA. COME? CON TANTE BELLE IMMAGINI DI INNOCENTI MORTI. Ci vuole così poco per destare pena...

                               Piero Visani

domenica 2 aprile 2017

La carica dei 151 - Classifica di Marzo 2017

       Il mese di marzo ha segnato un poderoso balzo in avanti di questo blog, con le visualizzazioni ormai salite a più di 113.000. Il suo crescente successo mi obbliga a ridurre il numero dei post segnalati non più a quelli che hanno superato le 100 visualizzazioni, ma a quelli che hanno superato le 150, altrimenti l'elenco diventerebbe troppo lungo e ingestibile.
       Dei post con le visualizzazioni più numerose, uno ha superato le 1.300, un altro è prossimo alle mille, due ne hanno più di 800, uno più di 500, uno più di 400, due più di 300, sette più di 200 e gli altri più di 150.
       Qui di seguito l'elenco dei post più letti (in blu sono indicati quelli che hanno scalato posizioni nella classifica generale, in rosso i nuovi ingressi):

  1. "Preparatevi alla guerra!", 1.341 (=) - 02/07/2016;
  2. Salvatore Santangelo, "Gerussia" - Recensione, 994 (+3) - 17/12/2016;
  3. Non sarà il canto delle sirene, 895 (+4) - 06/08/2014;
  4. Carlo Fecia di Cossato, 832 (+2) - 25/08/2015;
  5. It's just lile starting over, 587 (=) - 11/12/2012;
  6. Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 469 (+9) - 19/10/2013;
  7. Non, je ne regrette rien!, 359 (+47) - 29/12/2012;
  8. L'islamizzazione del radicalismo, 331 (+1) - 03/07/2016;
  9. Umberto Visani, "Mai stati sulla Luna?" - Recensione, 284 (+3) - 16/12/2016;
  10. Una questione di stile: Giorgio Albertazzi, 251 (=) - 28/05/2016;
  11. Augusto Grandi, "Italia allo sbando" - Recensione, 238 (+16) - 18/01/2017; 
  12. El capitan Alatriste, 231 (+231) - 03/03/2017;
  13. Giorgio Ballario, "Vita spericolata di Albert Spaggiari" - Recensione, 228 (+228) - 29/03/2017;
  14. Un'evidente discrasia (in margine ai fatti di Parigi), 224 (=) - 08/01/2015;
  15. Quantum mutatus ab illo!, 204 (+19) - 20/05/2013; 
  16. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 202 (+1), 20/01/2014;
  17. Formal Dinner, 197 (=) - 12/11/2106;
  18. JFK e lo "zio Adolf", 188 (+2) - 17/05/2013;
  19. Le donne accoglienti, 184 (+9) - 15/03/2013; 
  20. Roma e Bisanzio, 172 (+172) - 16/03/2017; 
  21. Tamburi lontani, 164 (=) - 09/01/2015;
  22. Storia della guerra - 16: La guerra franco-indiana, 163 (=) - 23/10/2013;
  23. Isbuschenskij, 162 (=) - 23/08/2013;
  24. L'amore bugiardo - "Gone Girl", 161 (=) - 28/12/2015;
  25. Storia della guerra - 25: La Terza Guerra d'Indipendenza, 157 (=) - 29/10/2016;
  26. Spezzeremo le reni all'UE!, 156 (+1) - 30/01/2017;
  27. Il coraggio, 154 (=) - 11/11/2016;
  28. Storia della guerra - 19: L'ascesa dell'impero napoleonico, 153 (+1) - 31/10/2013.
       Il migliore risultato del mese è stato quello conseguito da un post nuovo, El Capitan Alatriste, con 231 visualizzazioni, davanti a Giorgio Ballario, "Vita spericolata di Albert Spaggiari" - Recensione (con 228 visualizzazioni) e al post Roma e Bisanzio (con 172 visualizzazioni).
       Tra i post già in classifica, notevole la crescita di Non, je ne regrette rien, con +47 visualizzazioni.

               Piero Visani

sabato 1 aprile 2017

Piccolo progetto librario

       Mi sono messo a selezionare su base annua (giorno dopo giorno, mese dopo mese) i miei quattro anni e più di post sul mio blog "Sympathy for the Devil". Voglio vedere se sia possibile farne un piccolo progetto librario, ancora non so se in forma di contributi quotidiani o di ripartizione per temi.
       Ci sto riflettendo su, ma mi sembra che vi siano vari post degni di interesse e meritevoli di pubblicazione. Al limite anche integrabili, assimilabili per tematiche affini o sviluppabili lungo una direttrice precisa.
      Nel caso ci fosse qualcuno interessato alla pubblicazione di questo testo, è pregato di contattarmi privatamente (info@gruppoorbis.it), per decidere come strutturarlo. Grazie.

                      Piero Visani






Io e... Mao

       Come manna dal cielo, in queste settimane devo scrivere una prefazione a una nuova edizione degli "Scritti militari" di Mao. Sorrido, leggendo la letteratura sul tema, poiché penso che le problematiche militari - e in particolare quelle legate alla guerriglia, alla guerra rivoluzionaria, a quella asimmetrica e a molte altre forme di guerra irregolare - hanno segnato in profondità la mia vita. Ogni volta che mi riaccosto ad esse, è una gioia, come visitare vecchi luoghi dove ci si è sempre trovati bene senza al tempo stesso riscontrare differenze significative con quello che furono parecchi anni prima, ergo senza provare tristezza o nostalgia.
       Lo studio di queste tematiche è un viatico per l'anima, per me. C'è chi le troverebbe sicuramente aride, ma tali non sono; anzi talvolta possono essere utilizzate come preciso supporto comportamentale.
       Sono alcuni giorni che le leggo e le studio, e sono molto lieto di averlo fatto. Il problema fondamentale di tutti i conflitti consiste nel portarli a conclusione, una conclusione che sia auspicabilmente vittoriosa. Non aspiro a tanto, ma sono giunto ad una conclusione: pur con tutti i miei limiti, anche gravi, non posso e non devo rimanere fermo là ove sono persona non grata. Accusato da più parti di essere soverchiamente orgoglioso, ho compiuto anche atti di umiltà e di disponibilità. Non sono bastati. Non saprei che altro fare. E' evidente che si sono determinate situazioni irreparabili. Ne prendo atto, che altro dovrei fare?
       Leggendo Mao, ho riscoperto il valore e l'importanza di compiere una "Lunga Marcia". Ne ho compiute tante, in vita mia, così come ho compiuto e sto tuttora compiendo un céliniano "Lungo viaggio attraverso la notte". E allora non mi resta che ripartire. Avrò più fortuna altrove.

                      Piero Visani