mercoledì 31 maggio 2017

Marengo, 14 giugno 1800


       Ieri ero ad Alessandria per lavoro. Con un po' più di tempo a disposizione, sarei tornato volentieri a visitare il bel museo della battaglia. Tuttavia, sotto un sole infernale e 34 gradi di temperatura, un bel giro in auto tra Castelceriolo, Torre Garofoli e altri luoghi della memoria, non me lo sono fatto mancare.
       La storia militare si vive nei luoghi in cui le battaglie sono state combattute. Qualcosa delle stesse si riesce in qualche modo a respirare, a percepire. Il tempo, dopo tutto, è una convenzione dai vari significati...

                      Piero Visani



Facili entusiasmi


       Non mi sono granché chiari entusiasmo ed interesse per la nuova tornata elettorale, per il "Gauleiter" germanico che siederà a Palazzo Chigi e per il governo fantoccio - voluto dal Quarto Reich - che lo appoggerà.
       Il programma churchilliano di "sangue, fatica, sudore e lacrime" (nostre - ovviamente - non della casta) basta come scenario post-estivo, dopo "aver fatto il bagno a Cenesatico" ed essersi ricordati che "i furbi, come sempre, non affogano"?
      Ma dai, che abbiamo in sequenza la festa delle Banane (Republic of) e la finale di Champions League! La realtà può attendere...

                         Piero Visani




Le lettrici di "Harmony"


       Non c'è nulla di meglio che leggere i sospirosi tormenti amorosi di soggetti vagamente "agés", che avevano tutte le possibilità di fare e scelsero di non fare. Mi ricorda quella parodia del "Demetrio Pianelli" di Emilio De Marchi, fatta in anni lontani, di televisione ancora in bianco e nero, da parte del comico Paolo Panelli a carico del protagonista, Paolo Stoppa. Quest'ultimo, nello sceneggiato televisivo, aveva sempre freddo e Panelli ci faceva capire perché: perché dimenticava sempre le finestre aperte, soprattutto d'inverno...
       Va riconosciuto però che esistono vari tipi di logiche, pure quelle suicide.

                          Piero Visani



martedì 30 maggio 2017

La grande coalizione

       Su precise direttive di Berlino (ormai scrivere Bruxelles non ha senso...), sta per essere approvato e messo in atto un sistema elettorale (detto non a caso "alla tedesca...") che garantirà la formazione di un governo di "grande coalizione" nel quale, in un modo o nell'altro, saranno coinvolti i principali partiti, quelli fintamente di governo e quelli fintamente d'opposizione.
       Tutti saranno contenti, in particolare quegli italiani che li avranno votati, e così potrà essere approvata l'ennesima manovra "lacrime e sangue", la quale - a parte mandare definitivamente il Paese in fallimento - risulterà totalmente inutile, per non dire perniciosa - come tutte quelle che l'hanno preceduta da un decennio a questa parte. Non riformando nulla di nulla, il sistema dei partiti continuerà a produrre debito pubblico, facendolo ulteriormente crescere, e la crescita del debito imporrà nuove "politiche di sacrifici" e il fallimento definitivo dell'Italia, in una spirale perversa di cui paiono tutti rendersi conto, eccezion fatta - ovviamente - per gli italiani...
       Unica possibilità per il futuro: il continuo aumento delle "risorse" dall'estero, le quali, resesi infine conto di essere maggioranza numerica nel Paese, ne assumano in prima persona la gestione, non per pagarci le pensioni, ma i funerali, vale a dire la fine che meritiamo. Che non è una fine molto diversa da quella che ci sta imponendo il Quarto Reich, per vendicarsi tardivamente - ma la vendetta è un piatto che si consuma notoriamente freddo - del nostro "regalino" dell'8 settembre 1943. Sarebbe bello poter sfuggire dalla Storia, ma lei ti insegue sempre e ti raggiunge...
       Viva la Muerte!: questo è lo slogan migliore per le prossime elezioni politiche del dopo estate. E' bene preparare gli elettori al "futuro radioso" che li attende.

                     Piero Visani



La protervia


       Non pochi anni fa, mia cognata Cinzia, con l'eleganza e la classe che le sono proprie (e non sto ironizzando, sono davvero sue eccellenti peculiarità), fece un larvato accenno al fatto che - a suo modo di vedere - il termine che più si attagliava a me e al mio carattere era "protervo". Lo presi come un grande complimento, del quale le sono sempre stato grato. Bella definizione, icastica e sapida: "protervo". I like it.

                         Piero Visani




Prima stesura


       Sono in dirittura d'arrivo anche con la prima stesura del mio secondo romanzo. La vicenda è ben delineata, ora occorre "limare" alcune cose, approfondirne altre, chiarirne altre ancora, ma sono andato velocissimo anche in questo caso. La collera, per me, è come la caffeina...

                              Piero Visani



Alessandria...della paglia


       Mi guardo in una vetrina del centro di Alessandria (è un mio sport abituale: io non guardo le vetrine; guardo ME nelle vetrine per vedere se mi piaccio e in genere l'esito dell'esame è MOLTO positivo. Nel farlo, mi immagino con profonda soddisfazione le mamme che insegnano alle figlie a diffidare dei maschi NARCISI, mantenendo un comprensibile silenzio sulle femmine FALSE e BUGIARDE: solidarietà di genere...).
       Anche in questa circostanza il voto che mi do è molto alto, ma non è il passato o il presente che mi preoccupano, bensì il futuro. E su quest'ultimo, a dire la verità, mi sento molto soddisfatto. Per una volta nella vita, mi pare di aver trovato delle persone giuste, come partner).

                            Piero Visani



Odd Job


       Non c'è niente di meglio, sul piano lavorativo, che essere divorati da una feroce aggressività. Si fa tutto meglio, con maggiore letizia. E si scoprono di continuo obiettivi da colpire, il che è pur sempre una forma di sfogo. Se innocenti, anche meglio...

                      Piero Visani




Eyes of...


       Mi hanno sempre colpito questi occhi. C'è un fantastico concentrato di odio e disprezzo, che è quanto di meglio viene in genere offerto a un uomo da una donna.
       Nessuna signora si offenda. Ciascuno di noi parla in base alle proprie esperienze di vita. E poi le "dark ladies" sono le donne migliori, dopo tutto: "Eros e Thanatos" ben bilanciati...

                          Piero Visani



Orgoglio e pregiudizio


       Una delle mie peculiarità migliori è che sono una persona molto orgogliosa, direi orgogliosissima. Colpirmi nell'orgoglio è ferale. Con me si chiude. Per sempre.

                                  Piero Visani


Son morto che ero grandino...


       Nessun problema, l'ho voluto io. Niente di peggio che vivere immerso in un perenne 2 novembre, circondato da necrologi falsamente elogiativi. Sono un morto da fossa comune. A me va bene così. Nessuna piaggeria, la nuda realtà. E - ovviamente - la consapevolezza che "ci vuole un'altra vita"...

                        Piero Visani



lunedì 29 maggio 2017

Il mio secondo romanzo


       Nella giornata odierna, gli ho dato una "botta" pazzesca e ho superato la metà della stesura.
       E' come se fossi in preda ad una certa urgenza, come se volessi per così dire liberarmi - tramite una forma di scrittura terapeutica - di ricordi ad un tempo sgradevolissimi ma pure meritevoli di essere in qualche maniera "fermati" nelle pagine di un libro, e riportati.
       I due personaggi femminili al centro di questi due romanzi, per quanto molto diversi, erano (sono) due persone di valore e di livello. Non ci siamo minimamente compresi con entrambe, ad onta di tutti gli sforzi da me fatti, ma è ovviamente possibile pure che io sia un soggetto totalmente incomprensibile e dunque meritevole di essere ostracizzato, prima o poi.
       Non ho minimamente superato - con entrambe - la fase della più radicale ostilità, perché questa è la mia natura, ma ho scelto di tenerla fuori da entrambi i romanzi, perché le narrazioni non sono incentrate sugli esiti, ma sulla passione che io vi ho profuso.

                         Piero Visani



Eterogenesi dei fini


       Trovo vagamente squallido questo fuoco ad alzo zero su Gianfranco Fini. Nella mia brevissima esperienza in AN (circa un annetto), mi ricordo un analogo fuoco ad alzo zero su chi - come me - osava contestare una certa gestione del partito.
      Tutti antifascisti a fascismo morto? Vecchia abitudine italica...

                          Piero Visani


Il peso delle ideologie


       Quando, nei rapporti personali, fanno il loro ingresso - con fanfare in testa - le ideologie, quello è il momento della fine dei rapporti stessi. Come singolo individuo potevi aver superato, magari a fatica, tutti gli "esami finestra" di questo mondo, ma sotto il profilo ideologico non andavi e NON potevi andare bene.
       E allora la sfida diventava: o tu o l'ideologia, e ne uscivi sempre perdente.
      Il quesito, tuttavia, è mal posto perché - a ben guardare - se non riuscivi a superare nemmeno l'esame "ideologico", è perché facevi ribrezzo tu personalmente, prima che le tue idee. Eri diventato un saldo di fine stagione. Meglio prenderne atto.

                    Piero Visani


Krisis


       Il completamento del mio secondo romanzo segnerà il passaggio da una fase di introversione e riflessione a una di ritorno all'estroversione, onde non lasciare chiuso il mio vitalismo all'interno di mortificazioni, repressioni e concezioni residuali di scoperta derivazione cristiana.
       Non devo fare fioretti, mi accingo a una nuova e stimolante fase professionale, e i ruoli residuali - che peraltro mai ho accettato - non fanno per me.
       Messi in cassaforte ricordi personali preziosi, si tornerà ovviamente a vivere, come sempre nel nome di Dioniso.

                               Piero Visani



domenica 28 maggio 2017

Impotentia vivendi


       Le vite più noiose e incomprensibili sono quelle in cui la voglia di assoluto uccide le mille possibilità del relativo.
       Sono le vite di Onan.

                     Piero Visani


Io confesso


       Va beh, del resto lo hanno capito anche i muri: sto scrivendo libri perché almeno da quello che scrivo non mi può buttare fuori alcuno. Una forma di garanzia.

                Piero Visani



Il mio secondo romanzo


        Grande botta pomeridiana alla stesura anche del mio secondo romanzo. Vado a tutta velocità perché ricordare e sistematizzare i ricordi di storie di vita non sempre esaltanti non solo ha valore terapeutico, ma serve a salvarle per quello che hanno rappresentato per l'autore.
       E' un mio personale omaggio alla memoria degli eventi, è la messa in archivio (ma non in forma definitiva, per me non c'è mai nulla di definitivo) di cose che voglio ricordare. Ovvio che le voglio ricordare da solo, ma semplicemente per il fatto che per me hanno avuto un valore assolutamente diverso e superiore a quello delle mie controparti del momento. Nulla di male, so di valere poco, ma me ne sono sempre fatto una ragione.

                     Piero Visani



La tempesta del dubbio


       Non ho mai avuto particolari certezze, ho sempre dubitato. Sono stato oggetto di molte certezze, e sono sopravvissuto egualmente. Non mi sono mai conformato a canoni, e pazienza. Magari ne forgerò di nuovi. Ho sempre fatto tutto tendenzialmente da solo, o in compagnia di chi gradiva stare con me. Non mi sono mai venduto per pochi euro, non ho mai accettato ruoli residuali. Sono imperfettissimo, ma dignitoso.

                      Piero Visani

Pomeriggio di scrittura


       Inizio a scrivere, per portare parecchio avanti il mio secondo romanzo. Sono in una fase di a-relazionalità totale e mi trovo molto bene. Lo scrivere, infatti, fotografa momenti e sensazioni, dando loro una forma compiuta. L'a-relazionalità tiene lontano da tutto e tutti, ed è esattamente questo di cui al momento ho bisogno. Sul versante delle prese in giro ho già dato parecchio. Ora è tempo che pensi solo a me stesso. Poi magari cambierò idea, ma con molta esperienza di prese in giro in più.
       Ora mi interessa scrivere.

                      Piero Visani



I moderati


       Gravitano al centro, là dove ci sono affari da fare, patrimoni da salvaguardare, mazzette da riscuotere. E' tutta gente seria, moderata, che ha a cuore il bene del Paese...
       Alla fine si incontrano sempre, quali che siano le rispettive provenienze "ideologiche" (scrivo così, ma mi dispiace offendere le ideologie), perché "pecunia non olet". In realtà "olet", eccome se "olet"...
Per chiarezza, potrebbero confluire tutti ASAP (As Soon As Possible), nel "Partito degli Animali", che è innegabilmente il loro, per vocazione...

                     Piero Visani



Gran Premio di F1 di Monaco


       E' l'unico Gran Premio di Formula 1 che mi piace guardare per intero. Mi ricorda anni di lavoro e consulenze nel Principato, un posto dove si sta benissimo e dove nessuno ti rompe l'anima con puttanate fiscali, utili solo a mantenere una classe di politici e burocrati nullafacenti.

                       Piero Visani



Gente di rispetto

       Di natura sono molto rispettoso. Tratto le persone bene, con cortesia e - mi auguro - educazione. Sono molto dialettico, accetto i pareri e le opinioni altrui, con i quali amo confrontarmi.
     Faccio regali, pago ristoranti ed alberghi, cerco di dare prove tangibili della mia disponibilità, di animo e di mente.
       Non compio mai atti di ostilità, mai, perché trovo che sia preferibile gestire in altri modi i rapporti umani.
       Tendo a sottolineare la mia assoluta alterità rispetto a varie tipologie di persone, alterità che può piacere o meno, ma che per me è innegabile. Chiedo sommessamente che tale alterità sia rispettata, perché è parte fondamentale della mia identità.
       Quando sono oggetto di atti di ostilità aperta, o di riduzionismo, tendo a reagire molto duramente, perché è evidente che chi mi riserva tali trattamenti NULLA ha compreso di me. Tale constatazione è spesso molto dolorosa, ma mi ha accompagnato per tutto il corso della mia vita, fino a pochi mesi fa. A quel punto, ho preso delle decisioni: salvaguardare due tra le esperienze più belle da me compiute e parafrasarle all'interno di altrettanti romanzi, avendo cura di essere estremamente sincero, di mettere in gioco tutto me stesso.
       Il primo di questi romanzi l'ho scritto in meno di tre settimane e ora ha già trovato un editore (Idrovolante Edizioni) ed uscirà in settembre. L'altro lo sto scrivendo e sarà pronto tra qualche mese, compatibilmente con i miei impegni di lavoro.
       Ho fatto una scelta molto netta: sottrarmi alle dinamiche relazionali, spesso molto piccine e di bassa lega, e fare di questi due romanzi due piccoli monumenti miei personali a vicende che, per quanto talvolta molto tormentate, mi avevano visto particolarmente coinvolto e, pur essendo state fonti di dolore, erano state anche esperienze piacevoli.
       Mi sono invece sottratto a qualsiasi altra dinamica, mi sono per così dire (ma l'espressione è volgare...) "ritirato dal mercato", per cessare di essere vittima di giochi, giochini, giochetti, pulsioni da climaterio, che di fatto avevano avuto un'unica conseguenza: fare molto danno a me. Ho pensato che fosse inutile continuare a rimanere alla mercè di chi di me non voleva e forse non aveva nemmeno interesse a capire qualcosa. Così mi sono costruito in breve una dimensione autoreferenziale, dove mi sono messo al riparo dalle offese altrui.
       E' probabile che gli eventuali lettori del primo e poi - auspicabilmente! - del secondo romanzo potranno risultare sorpresi da ciò che ho scritto e scriverò, ma ero stanco di fare la vittima sacrificale, ergo mi sono raccontato in toto e così sia. Non spero di trovare più comprensione; sono solo lieto di aver potuto sperimentare un mio personale storytelling, che potrà piacere o meno. Il mio intento - per chi ancora non l'avesse compreso - è del tutto evidente: onde evitare di essere oggetto di sgradevolissimi giochini, pensamenti, ripensamenti e pentimenti, ho deciso di rovesciare il tavolo, raccontando me stesso. Non sono un personaggio facile e, con tutta probabilità, farò più orrore di prima, ma avrò compiuto un atto di coraggio. A me piace molto, il coraggio.

                    Piero Visani



I problemi


       I problemi sono sempre gli stessi: egalitarismo e riduzionismo. Se tutte le persone sono UGUALI, Piero non può interessare e non può servire. Se tutti meritano lo stesso trattamento, Piero non lo accetterà.
       Fine della storia.
       "Ciao, [non] ci sentiamo"...

                          Piero Visani



Pietre miliari


       E' vero, ci sono eventi che rimangono nella vita e nella memoria delle persone. Ci ho appena scritto un libro, che sarà pubblicato a settembre da Idrovolante Edizioni e un altro ne sto scrivendo.
       Li ho scritti e li sto scrivendo per salvaguardare delle memorie. Non mi sono accorto "ex post" del valore di tali memorie, lo conoscevo fin da subito. Avrei persino auspicato che non diventasse memoria, e invece...

                     Piero Visani



sabato 27 maggio 2017

Fiducia


      Quando, il 4 dicembre 2010, è iniziata una nuova fase delle mia vita, il mio livello di fiducia nel prossimo era pari a 1 su 1.000.
       Ora, dopo che - il 24 febbraio 2017 - quella fase, articolata in due sottofasi, si è definitivamente conclusa, non posso nemmeno dire che il mio livello di fiducia nel prossimo sia allo zero assoluto. Semplicemente, NON ESISTE PIU'. Mi limito a scrivere e a lavorare. Quello che ho visto e provato mi basta.

                   Piero Visani



Errare humanum est, perseverare diabolicum


       Parleranno per me i miei libri. Io non ho più niente da dire, al di fuori di essi. Giochini e giochetti, basta.

                   Piero Visani



I giochi e gli uomini


       Con alcuni uomini si gioca "per allegria", con altri può essere pericolosa la semplice idea di giocarvi. Il riduzionismo, la "reductio ad unum" del genere maschile è sport da non praticare, con me. Grazie.

                       Piero Visani

Esigenze



         Mia moglie mi racconta di aver composto una vecchia e aspre controversia con un vicino di casa. Me lo racconta in termini tali per cui si capisce che ella si attende che la componga anch'io.
       Le sorrido e le dico: "non coinvolgermi nella vicenda, per favore. Io adoro e comprendo solo le faide millenarie".
       Lei mi guarda vagamente stupita e mi chiede: "nessuna possibilità di composizione?".
       "Se il verme si presenta e viene a leccarmi i piedi, deciderò se colpirlo al capo mentre è impegnato nel farlo, se non mi verrà qualche idea più brillante..."
       Il perdono è da cristiani. Io non c'entro.

                    Piero Visani



Lo stile è l'uomo

       In questi giorni, sto leggendo "L'Italia di Salò 1943-1945", di Mario Avagliano e Marco Palmieri (il Mulino, Bologna 2017) e, a p. 179, là dove si parla del campo di concentramento per prigionieri italiani "non cooperatori" di Hereford (Texas), leggo la testimonianza di Mario Tavella, piemontese, catturato dagli americani sul fronte di Anzio, mentre combatteva contro di loro nelle file di un reparto della Rsi. Questo il suo racconto del suo arrivo al campo, tra i primissimi combattenti della Repubblica Sociale ad essere inviati ad unirsi ai loro compatrioti già prigionieri di guerra magari da parecchi anni, quando ancora esisteva solo il Regno d'Italia:

"All'ingresso, in fila per cinque, c'è la conta. Segue il 'rompete le righe'. Nessuno si muove. Il sergente Anselmi prende il comando del reparto. Si marcia verso il reticolato del campo degli ufficiali. Il passo è cadenzato. Anselmi urla: 'Una canzone'. Tutti rispondono con un urlo: 'Una canzone'. Si intona l'inno della X Mas

             Navi d'Italia che ci foste tolte non in battaglia ma col tradimento
             Nostri fratelli prigionieri o morti noi vi facciamo questo giuramento [...]
             Noi vi giuriamo che combatteremo fin quando avremo pace con onore.

Al di là del reticolato una siepe umana di ufficiali. La canzone è nuova, post 8 settembre, sconosciuta ai vecchi prigionieri. E' un trionfo: applausi, grida di gioia, commozione. Le parole "nostri fratelli prigionieri..." hanno colto nel segno. Non essere stati dimenticati. Padri e figli si sono ritrovati, si sono riconosciuti. I ragazzi di Anzio, della difesa di Roma, sono idealmente fra le braccia di padri e fratelli maggiori, i mitici soldati di Giarabub e Bir el Gobi, di Tobruk ed El Alamein. Una comunanza di spiriti e di ideali".

       Lo so che molti penseranno che emozionarmi e commuovermi di fronte a questi racconti è frutto del mio rimbambimento senile. Non è così. Fin da giovane, ogni volta che mi chiedevano di tradire i miei ideali, fosse anche per denaro, io ho sempre pensato al valore dell'onore, ai racconti di mio zio, paracadutista della "Folgore" ad El Alamein, e mi sono sempre chiesto come potessi essere a mia volta all'altezza di certi uomini, per non tradirli e per non tradire me stesso. Così ho seguito una mia personale via dell'onore, schernito da molti, tradito dai più, beffato da molti altri ancora. Eppure non penso di avere sbagliato, nemmeno un po'. Ho cercato di essere all'altezza, e forse non tutti coloro che ho conosciuto lo sono stati, ma alcuni certamente sì.
       Oggi sono qui, più isolato che mai, più disprezzato che mai, più tradito che mai, ma senza particolari problemi. Non pretendo di essere capito. Mi basta insegnare e far capire a mio figlio. E lui - e non c'è soddisfazione maggiore di questa, per un padre - ha capito, ha capito benissimo: "Se anche tutti, noi no!".

                              Piero Visani



venerdì 26 maggio 2017

Lo scrigno della memoria


       Con i miei due romanzi, il primo già scritto e di prevista pubblicazione per settembre con Idrovolante Edizioni, e il secondo la cui stesura è già giunta al terzo capitolo, mi sono deliberatamente costruito un mio personalissimo "scrigno della memoria".
       Ho raccontato e sto cercando di raccontare due esperienze di vita molto particolari e, per farlo nel migliore dei modi, ho deciso di farlo come non mi ero bene accorto di stare facendolo quando le ho vissute: DA SOLO.
       Così, in perfetta solitudine, un cerchio di solitudine si chiude e acquista una sua ferrea logica. Forse le ho vissute (od ho semplicemente creduto di viverle...?) proprio come ora le sto scrivendo, DA SOLO, ma - per mia colpevole distrazione - non me ne ero accorto. A me capita. E' la premessa per la successiva accusa di soverchia autoreferenzialità, già ricevuta...

                         Piero Visani



Il mio primo romanzo


       Il mio primo romanzo ha un titolo, estremamente esplicativo ma inevitabilmente provvisorio, perché i titoli spesso poi si possono mutare d'intesa con l'editore.
       Non lo intendo rivelare qui, ma voglio solo dire che lo ritengo felicemente allusivo della natura del romanzo stesso e dei suoi contenuti. Ci pensavo da tempo, insieme ad altre opzioni di titolo, ma è sempre quello che, in relazione ai contenuti del romanzo, mi ha convinto di più.
       Mi auguro di poterlo confermare. A libro letto, molti lettori capiranno il perché di tale scelta.

                 Piero Visani



"Disturbato"


        Una (quasi) gentile Signora mi gratifica, in privato, della qualifica di "disturbato".
       Non mi risento minimamente: oltre alla legittimità del giudizio, pur espresso in forma non troppo cortese, a me piace considerarmi "un disturbato che non disturba". Per mia sfortuna, invece, ho conosciuto molti "sani (e sane)", che purtroppo DISTURBANO, e parecchio.
       Come scrissi tanto tempo fa in un articolo sulla mia militanza politico-culturale, "mi tengo stretta la mia vita sbagliata". Lascio agli altri quella giusta. Io purtroppo sono distante dalla perfezione e mi ostino a commettere errori. Perdonatemi.

                           Piero Visani



Blog "Sympathy for the Devil": 125.000 visualizzazioni!


       Un ritmo di crescita delle visualizzazioni sempre più intenso. Grazie ai lettori! Speriamo che anche il mio primo romanzo possa piacere al pubblico, quando uscirà in settembre.

                   Piero Visani



Garanzie


       Le giornate in cui posso stare tutto il giorno a scrivere, senza vedere un volto "umano" o sentirne la voce, sono le mie preferite.
       Se poi ho pure la certezza di non vedere volti o sentire voci femminili, ho una certezza accessoria: che non sarò preso per i fondelli. Essendo io una persona fondamentalmente onesta, ho bisogno di garanzie. Come dice Melanie Griffith in "Donne in carriera", "non ho alcuna intenzione di partecipare a giochi di cui non ho contribuito a scrivere le regole". E invece mi ci hanno fatto partecipare, oh se mi ci hanno fatto partecipare...!
       Per fortuna ora non è "troppo presto" - come si illudeva qualcuno - ma è "troppo tardi". I giochi da eunuco, poi, sono i più tristi, quelli in cui la repressione esercitata dalle regole sui presunti giocatori è massima. E io sono un "Johnny Reb": abbasso le regole!!!

                     Piero Visani



Tra genio e follia: Orde Wingate e i "Chindits"

       Il generale Orde Wingate è una delle figura più eccentriche della storia militare inglese, il che lo rende particolarmente interessante, dal momento che, in quanto ad eccentricità, i britannici non sono secondi a nessuno.
       Nato nel febbraio 1903, in India, da una famiglia di militari, trascorse la maggior parte della sua infanzia e giovinezza in Inghilterra, dove i genitori si sforzarono di coltivarne lo spirito indipendente.
       Nel 1921, egli venne accettato all'Accademia militare di Woolwich, dove venivano formati i futuri ufficiali della Royal Artillery. Qui si distinse soprattutto per lo spirito di sfida con cui lottava contro i fenomeni di "nonnismo" e i riti di iniziazione tipici di una scuola militare.
       Esperto cavallerizzo, venne promosso tenente alla fine di agosto del 1925 e si distinse soprattutto per la sua scarsa propensione a pagare i numerosi debiti che contraeva un po' ovunque, essendo assai amante della bella vita, e per il fatto che, ritenendosi un campione di equitazione, era costantemente in polemica sia con gli istruttori sia con gli ufficiali di cavalleria, che lo ritenevano insopportabile.
      Apparentato con Sir Reginald Wingate, che era stato governatore generale del Sudan dal 1899 al 1916 e alto commissario in Egitto dal 1917 al 1919, il giovane Orde godé di qualche protezione  di carriera dall'illustre parente e ne approfittò per organizzare una spedizione nel deserto libico, dove sperimentò le sue idee sulla capacità di resistenza degli uomini (a cominciare da se stesso, cui non praticava sconti) in ambiti geografici e climatici estremi.
       Nel settembre 1936, ottenne un incarico nel Mandato britannico della Palestina, come ufficiale addetto all'intelligence, e qui manifestò subito la sua totale consonanza con il progetto della creazione di uno Stato sionista in Palestina e strinse solidi legami di amicizia con molti leader sionisti, aiutandoli ad organizzare speciali squadre di assalto, metà britanniche e metà ebraiche, con cui attaccare gli arabi, spesso con tecniche assai brutali.
       Questo diretto coinvolgimento di un ufficiale britannico in un conflitto locale non piacque ai suoi superiori, che lo rimandarono in Inghilterra, dove divenne un eroe della comunità ebraica locale. Moshe Dayan, in particolare, ricordò sempre con riconoscenza il fatto di essere stato addestrato al combattimento clandestino da Wingate e di aver appreso da lui tutto quello che sapeva sul conflitto non convenzionale.
       Dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale, Wingate venne inviato in Etiopia, dove gli venne assegnato il comando della "Gideon Force", incaricata di operare sulle linee di rifornimento italiane, per disturbarne le comunicazioni. La sua attività fu un successo e tuttavia, al termine della campagna, egli venne rimpatriato, anche perché aveva ripreso a dare prova di essere un soggetto altamente intemperante e piantagrane.
        Ritornato in Inghilterra, venne colto da una profonda depressione, che lo spinse addirittura a tentare il suicidio, da cui venne salvato per miracolo grazie al pronto intervento di un collega; poi, grazie alle protezioni di cui godeva a livello familiare, a fine febbraio del 1942 venne inviato in Birmania, dove venne nominato colonnello e incaricato di organizzare unità guerrigliere incaricate di combattere oltre le linee giapponesi. Questa idea piacque al comandante in capo delle forze britanniche in India, il generale Wavell, il quale gli assegnò il comando di una brigata (la 77ma Brigata di fanteria indiana), con l'incarico di farne una forza di penetrazione in profondità oltre le linee nemiche, cui venne conferito il nome di Chindits, dalla corruzione del nome di un mitico leone birmano, il chinthe.
       Nell'addestramento del nuovo reparto, Wingate ebbe subito modo di distinguersi per le sue personali eccentricità: spesso era solito accogliere i visitatori, all'interno della sua tenda, completamente nudo, senza nemmeno una parola per giustificare tale inusuale abitudine; non era solito lavarsi, ma strofinarsi con una spazzola, in quanto la riteneva un'abitudine più igienica del ricorso all'acqua; masticava continuamente aglio e cipolla, in quanto riteneva non solo che facessero bene alla salute, ma che creassero una sorta di barriera contro gli insetti che infestavano la giungla al confine tra India e Birmania (ma pare che ciò creasse anche una barriera con i suoi colleghi ufficiali...).
       Il 12 febbraio 1943, prese il via l'offensiva dei Chindits nella profondità delle linee giapponesi. Ad onta di alcuni successi iniziali e di una penetrazione molto profonda in territorio nemico, alla fine i Chindits si trovarono isolati e furono costretti a tornare alle loro linee, cosa che fecero dividendosi in piccoli e piccolissimi gruppi, e seguendo gli itinerari più diversi. L'intera operazione costò al reparto la perdita di ben un terzo degli effettivi.
       Il primo ministro britannico Winston Churchill, sempre molto favorevole alle operazioni militari non convenzionali, volle conoscere direttamente da Wingate le ragioni tanto dell'insuccesso della sua prima missione quanto della perdurante fede che quest'ultimo continuava a manifestare nelle penetrazioni a grande profondità in territorio nemico, per cui lo convocò a Londra per farsi spiegare meglio le sue idee. Quando ciò accadde, Churchill si rese nitidamente conto che Wingate era troppo pazzo e caratterialmente instabile per poter meritare un elevato livello di fiducia, mentre il suo medico personale lo descrisse come "una personalità gravemente borderline". Tuttavia, il primo ministro britannico versava al momento in una condizione d'animo tale che lo induceva ad utilizzare chiunque, e in qualsiasi modo, pur di fare sì che il Regno Unito potesse sconfiggere i suoi nemici, per cui non esitò a dare corda anche alle idee di Wingate.
       Durante il viaggio di ritorno in India, Wingate compì forse il "capolavoro" di una vita contrassegnata dalle eccentricità più marcate e, mentre era ospite di un albergo del Cairo, colto da un improvviso soprassalto di sete, bevve tutta l'acqua depositata al fondo di una fioriera..., contraendo immediatamente il tifo. I medici militari furono strabiliati da un comportamento del genere in un ufficiale superiore, e non c'è dubbio che, da quel momento, la carriera di Wingate ne fu condizionata negativamente, in quanto egli non fu più in grado, per ragioni di salute, di guidare direttamente sul campo i suoi Chindits. Le successive offensive in profondità dei reparti rimasti comunque al suo comando (in quanto a lui fu affidata una funzione di coordinamento superiore delle loro attività), tuttavia, furono coronate da successo e a questi successi è legata la fama imperitura dei Chindits e dello stesso Wingate, il quale, ad onta delle sue soverchianti eccentricità, si è certamente ritagliato un ruolo di primo piano tra le figure più brillanti e innovative della storia militare britannica. Egli morì il 24 marzo 1944, vittima di un incidente aereo in India.
       Ancora oggi, la valutazione della sua persona e del suo effettivo ruolo a livello militare sono oggetto di vivaci controversie. E' probabile che molte sue discutibili peculiarità caratteriali abbiano finito per mettere in ombra il fatto che le sue capacità di corretta valutazione e interpretazione delle potenzialità insite nelle operazioni militari a carattere non convenzionale furono innegabilmente eccellenti. Genio e sregolatezza - si sa - procedono spesso di pari passo, e non a caso di Wingate si è spesso detto: "A mad of genius...".

                                Piero Visani




I giochi e gli uomini - 2


       Dopo essere stati oggetto dei soliti giochetti in maschera, gli intellettuali hanno la possibilità di restituirli in forma di vertigine - duratura e millenaria - nonché, per consistenza, più durevole dei giochetti stessi. "Giocati" nell'immediato, possono pensare a vendette molto più perenni, le migliori.
       Potrebbe essere un'ipotesi interpretativa della furia con cui sto scrivendo.

                        Piero Visani





Cent'anni di solitudine


       C'è chi (legittimamente) aspira a viverli. Renderne edotto il prossimo, lasciandolo in pace, forse è chiedere troppo...

                          Piero Visani



I giochi e gli uomini


       Non ho mai giocato con le vite altrui, tanto meno l'ho fatto per allegria, per rimedio alla solitudine, per curiosità o per altre cause che non cito per non risultare volgare e/o misogino.
       Ho giocato con la mia vita, questo sì, ma per l'appunto era la mia. E non mi considero perfetto...

                       Piero Visani



giovedì 25 maggio 2017

Il proprio meglio


       Si cerca sempre di fare del proprio meglio, o almeno io ci provo. Il tragico è quando ti accorgi che davvero non basta. Allora non ti resta che scrivere, ed è quello che sto facendo.

               Piero Visani



Stranezze


       Non sottovaluterei il fatto che informazioni molto riservate passate da MI5 e MI6 all'intelligence statunitense siano finite sui media di tutto il mondo. In casi del genere, pensare che si tratti di "dilettanti allo sbaraglio" è il peggiore degli errori che si potrebbero commettere. La domanda corretta è: perché è avvenuto? Quali ne sono le finalità vere? Sono in corso partite divergenti, persino tra USA e UK?
      La reazione britannica, peraltro, è quella tipica di soggetti punti sul vivo. Chi sta giocando sporchissimo, e perché?

                      Piero Visani

I sette pilastri della saggezza


       "Seven Pillars of Wisdom" (1922), un manuale di guerriglia dalle elevate ambizioni letterarie. Una lettura profonda, scritta da un ribelle che fu anche un ufficiale al servizio di Sua Maestà britannica.
       Dove possono arrivare le capacità del singolo, quando si connettono con quelle di un popolo.
      Un libro che ho sempre amato, dove teoria e pratica si fondono felicemente, ed esaltano l'enorme valore dell'individualità.

                       Piero Visani




Il mio secondo romanzo


       Approfittando di alcuni tempi morti in campo business, lungo pomeriggio di lavoro dedicato alla stesura del mio secondo romanzo.
       Ne ho affinato la trama, nel senso che dovrà innestarsi alla perfezione - come prequel - nel primo, quello che uscirà a settembre per i tipi delle Idrovolante Edizioni.
       Poi ne ho ridefinito i capitoli, che ormai a livello di schema sono in buona misura strutturati.
       Infine sto cercando di conferirgli una natura di "romanzo di crisi" (ergo di trasformazione) e, al tempo stesso, di "romanzo di formazione" ("Bildungsroman"), nel senso che la "trasformazione" del protagonista, capitolo dopo capitolo, diventa "formazione" di una sua nuova identità, diversa ma non scissa o disgiunta dalla precedente, bensì più complessa e compiuta.
       Come nel caso del primo, anche nel secondo romanzo tale processo evolutivo è innescato da una figura femminile, molto diversa da quella della protagonista del primo romanzo, ma con alcune peculiarità analoghe sul versante dell'arte maieutica, di quella capacità di fare nascere, in un modo o nell'altro, un uomo nuovo, non necessariamente migliore, ma più consapevole di sé e delle proprie potenzialità.
       Il ritmo della narrazione è probabilmente più lento che nel primo romanzo, ma questo è dovuto al fatto che la vicenda è più complessa, molto più introiettata che esplicata, e che le variabili da prendere in considerazione aumentano, specie - ma non solo... - a livello psicologico.

                            Piero Visani



Silenzi


       Un amico mi rimprovera bonariamente perché starei scrivendo poco su Facebook. A parte il fatto che, visti i vantaggi personali che mi ha portato, io FB lo dovrei lasciare subito, sto scrivendo poco perché tutto ciò che scrivo viene spesso frainteso e, quando non viene frainteso, non viene ritenuto sincero.
       Allora perché dovrei scrivere?
       Lascerò parlare i miei due prossimi romanzi. Loro sì che diranno molto, moltissimo.

                        Piero Visani



mercoledì 24 maggio 2017

Storia della guerra dall'antichità ad oggi


       Mi sa che questo mio saggio, sommerso com'è da due romanzi, dovrà aspettare. Ma le ragioni della vita, anche quando finisce per tingersi di repressione e di morte, per me vengono prima di quelle della dottrina. Del resto, se sono stato apologeticamente definito un "maschio ape" da una solerte estimatrice, si capisce che ho molto da fare, in genere...

                         Piero Visani


                  

Il mio secondo romanzo


       Visto che il primo, grazie agli amici di Idrovolante Edizioni, è ormai in pista per la preparazione al decollo, mi sto concentrando sul secondo, che sarà una storia diversa, più complessa, tormentata, inespressa. Una storia svoltasi prima di quella che è al centro del primo romanzo, ma che - senza che io all'epoca lo sapessi e tanto meno lo potessi immaginare - getta le basi della medesima.
       Sembra un'operazione di marketing, ma così non è e solo leggendo anche il secondo romanzo si capiranno determinati esiti del primo, dal momento che il protagonista maschile sarà il medesimo, ma quelle femminili no.

                       Piero Visani



Il mio primo romanzo


       Dopo la decisione delle Edizioni Idrovolante (che ringrazio) di mettere sotto contratto il mio romanzo, me lo sono riletto tutto di un fiato, non solo per trovare eventuali sviste di editing, ma per averne una visione il più possibile complessiva.
       Mi è piaciuto - e questo appare ovviamente scontato - e sono lieto di averlo scritto nei termini precisi in cui l'ho scritto.
       Avrei potuto scriverlo in maniera molto diversa, pur rispettandone l'impianto di fondo, ma non ho voluto farlo, perché ero sicuro che una soluzione diversa non mi avrebbe soddisfatto.
       A mio giudizio, occorreva salvaguardare l'estrema peculiarità dell'intera vicenda, e di tale salvaguardia mi sono massimamente preoccupato. Ho voluto deliberatamente evitare il rischio della banalità e scrivere una storia "on the borderline", quale di fatto è stata.

                          Piero Visani




Friends will be Friends


       Lungo incontro con un amico che non vedevo da tempo. Confidenze varie. Progetti da varare insieme. Qualche buon suggerimento - da parte sua - per promuovere il mio romanzo non appena (in settembre) sarà stato edito.
       Vani tentativi (di lui) per conoscerne la trama, ma alcune esatte supposizioni sui contenuti.
       Mi chiede perché non ho scritto un romanzo anche su una vicenda precedente che lui conosceva molto bene e io lo tranquillizzo subito: "lo sto scrivendo!!". Grande risata.
      "Voglio ridere" - dice lui e io so bene perché, ma celio: "è un accenno alla canzone dei Nomadi?"
       "Tu la canteresti?" - mi chiede lui sarcastico.
       "Io sì, io sempre...".

                          Piero Visani