sabato 22 luglio 2017

Le Grenadier Guards a Inkerman, 5 novembre 1854 (Guerra di Crimea)

       Il 5 novembre 1854, durante l'assedio di Sebastopoli, una forte colonna di fanteria russa esce d'improvviso dalla città della Crimea e si avventa sulle truppe inglesi che la cingono d'assedio. La sorpresa è pressoché totale e il 3° Battaglione delle Grenadier Guards, facente parte della Brigata della Guardia, si trova non solo isolato dal resto delle truppe britanniche, ma pure frammentato in vari piccoli gruppi, di cui uno - composto da circa 100 uomini - si stringe intorno alla bandiera nazionale e a quella reggimentale, contro le quali si accaniscono i russi, dal momento che, all'epoca, la conquista di un trofeo del genere era il vanto di qualsiasi esercito.
      Per il piccolo nucleo delle Grenadier Guards la situazione si fa quasi subito disperata. I due vessilli passano di continuo di mano in mano, visto che i Granatieri che li impugnano vengono quasi subito feriti o uccisi dai russi, bramosi di impadronirsi ad ogni costo soprattutto della bandiera reggimentale, la più ambita.
       Alcuni ufficiali inferiori del battaglione, capitani e tenenti, organizzano a quel punto una disperata offensiva alla baionetta, al prezzo di non poche vite ma anche con il risultato di ricacciare per un po' di tempo i russi e consentire al resto del battaglione ed a reparti francesi di venire in loro soccorso, salvando le due preziosissime insegne.
       Il dipinto mostra il momento in cui le Grenadier Guards fanno rientro nello schieramento inglese da cui erano rimaste isolate, innalzando orgogliosamente le loro bandiere e ricevendo in cambio il tripudio di tutti i reparti britannici presenti in loco.

                        Piero Visani



2017, prima e dopo

       Dopo un semestre di mostruosi inganni, sono sicuro che tornerò a guardare a certi temi con la giusta dose di leggerezza, in ciò facilitato - di questo sono più che certo - dalla pubblicazione del mio primo romanzo, che costituisce comunque una forte esortazione a "vivere di più", che certo non mancherà di essere raccolta.

                             Piero Visani





Un anziano impostore

       Animato da un forte senso dello spettacolo, buon battutista, davanti alle telecamere dà il meglio di sé, specie quando ha due "spalle" come Parenzo e Telese, decisamente inferiori a lui sotto questi punti di vista.
       E' piuttosto abile nel presentarsi come contenitore di tutte le rabbie e le insoddisfazioni degli italiani, e si appressa a ripetere l'ennesimo giochetto: fare il pieno di voti promettendo una "rivoluzione liberale" che mai ci sarà e allestire un governicchio che avrà come ministri tutti i transfughi del suo partito passati a suo tempo con Renzi e ora, per timore di perdere la poltrona, sulla strada del ritorno (ma pronti altresì a ripetere l'operazione inversa, se e quando si renderà necessaria).
       Una delle componenti che ritengo più ributtanti di una religione che già detesto come quella cristiana è la favola del "figliol prodigo", colui che, dopo essersi fatto in vita tutti i cavoli propri, in articulo mortis si pente e cerca il perdono, venendo per di più privilegiato rispetto a tutti quelli che hanno fatto il proprio dovere. 
       E' quanto succederà anche questa volta con alfaniani e compagnia cantante, e il risultato sarà quello di sempre: una compagine magari in grado di vincere le elezioni, visto come ha ridotto l'Italia il PD, ma poi incapace di fare qualsiasi cosa di utile o di propositivo per l'assenza totale di una metapolitica che non si identifichi con quella dell'avversario e ovviamente di un personale politico che non abbia solo la consistenza di un Alfano...
     Nel corso del programma televisivo di ieri sera su La7, il buon Silvio Berlusconi ha cantato le lodi dei suoi governi; ha elogiato l'amicizia stretta con Gheddafi a fini di protezione delle frontiere dai migranti e, quando gli è stato giustamente rinfacciato COME sia finita quell'amicizia (vale a dire con Gheddafi sepolto dalle bombe lanciategli contro dalla NATO e dunque anche dall'Aeronautica Militare italiana), come sempre ha fatto appello a una condizione obbligata, impostagli dall'esterno, senza minimamente soffermarsi sul fatto - in verità fondamentale - che tale condizione potrebbe essere ricreata (artatamente o meno) ancora migliaia di volte e lui, ogni volta, chinerebbe ovviamente il capo...
       In ogni caso, uno spettacolino divertente, gestito con la solita abilità da entertainer, e saturo di promesse di ogni genere, compresa l'adozione della flat tax. E' mancata la promessa più attesa da molti italiani, la mitica "più pilu per tutti", e tuttavia, trattandosi di Berlusconi, è chiaro che i telespettatori erano ovviamente sollecitati a darla per implicita...
       Che dire? Questo è il centrodestra italiano, ovvero "Sopra e sotto il vestito, niente...!". Viene in mente il celebre commento del Duca di Wellington al suo Stato Maggiore la sera prima di Waterloo, nel mentre conduceva un'accurata ispezione dello schieramento francese. Un subaltermo gli chiese un parere su quello che sarebbe potuto accadere il giorno successivo e il Duca fu facile profeta, forte di quello che era accaduto nei lunghi anni (1807-1814) delle sue campagne contro i francesi in Spagna e Portogallo: "Verranno avanti alla solita vecchia maniera, e noi li batteremo alla solita vecchia maniera!"
       "En avant, Centre-Droite, en avant...!"

                       Piero Visani





venerdì 21 luglio 2017

Un uomo

        "Ma a me piace il tuo carattere, e pure il tuo modo di comportarti!", mi dice il mio sempiterno amico Fabrizio Rossettini con un ghigno sardonico.
       "Mi ami pure alla follia, talmente forte da buttarmi nel cesso?", ribatto io per stare al gioco e alla metafora.
      "No" - obietta lui - "non sono gay, non ancora, anche se, conoscendo le donne...".
      "Dici che la 'gaiezza' ci salverebbe?", sghignazzo io.
       "Assolutamente no" - obietta lui - "sarebbe quasi tutto uguale".
       "E allora come la chiudiamo, questa faccenda?", rilancia Fabrizio.
       "L'unica è che io muoia, magari in circostanze poco chiare. Questo farà di me una leggenda. Pensa a quanti fiori e a quante frasi strazianti sulla mia tomba, ricordi di ciò che non abbiamo potuto fare in vita..." ironizzo io.
       "Hai ragione!" - conviene Fabrizio - "Hai sempre avuto un bel senso del melodramma, che è una forma finta di dramma, un dramma inventato, costruito da menti in costante fibrillazione, bisognose di quiete, ma incapaci di trovarla".

                                       Piero Visani








Cala la tela ma non il Kalashnikov

       E' boom di vendite (+123% rispetto al 2015, toccando i 319 milioni di dollari) e profitti (40 milioni di dollari) per l'azienda che produce questa arma notissima, rustica, affidabile, potente.
       Il quotidiano torinese "La Stampa" le dedica oggi una pagina intera, nell'evidente intento di mettere a confronto l'Occidente "illuminato" con la Russia impegnata solo a produrre e vendere armi da guerra.
      In realtà, per chi non abbia gli occhi foderati di prosciutto, la diffusione delle armi individuali e - al tempo stesso - l'impegno dei governi di determinati Paesi a contenerne al massimo il proliferare saranno due temi dominanti del futuro, un futuro che si avvia a qualificarsi o come "una guerra di tutti contro tutti" (il bellum omnium contra omnes di hobbesiana memoria) o come la spasmodica ricerca - da parte degli underdog di tutto il mondo - di armi affidabili per sottrarsi alla schiavitù dei grandi potentati finanziari e politici, e delle loro schiere di eserciti in apparenza pubblici, ma in realtà sempre più privati, in quanto non al servizio dello Stato, ma delle consorterie che lo gestiscono e lo utilizzano per propri fini.
       Si approssima un futuro di orrore e di conflitti (più che di guerre vere e proprie) degno dei sogni (o degli incubi...) dei migliori scrittori di fantascienza. Non è un caso, ma è pure la proiezione del livello di autentico orrore che hanno raggiunto i rapporti umani, in tutti i campi: "Mors tua, vita mea". A me sta bene. A voi...?

                   Piero Visani



La curiosità uccise il gatto

       Un amico che mi conosceva (e mi conosce) bene mi profetizzò un giorno (era la primavera del 2012) che un soggetto altamente ideologizzato come il sottoscritto avrebbe avuto notevoli difficoltà ad inserirsi in partibus infidelium.
       Ero certo che avesse ragione, ma avevo voglia di smentirlo e di dimostrare a lui, ed anche a me stesso, che avrei potuto farcela. Dopo sei anni di esperienze nel mondo giudeocristiano, debbo riconoscere che aveva assolutamente ragione lui. Le religioni e le ideologie di morte hanno largamente prevalso sulle mie aspirazioni di vita.
       Avrei voluto dimostrargli che ci sapevo fare anche al di fuori da lidi conosciuti, che potevo diffondere la mia visione di vita anche in mezzo agli apologeti della morte, della rinuncia, della mortificazione della carne. Avrei voluto, e invece...
       E' il classico caso in cui la curiosità ha ucciso il gatto. Mi sono sentito forte al punto da riuscire a piegare tutto al mio prometeismo, alla mia volontà di potenza. E' stato un disastro totale ed è bene che io lo ammetta, perché si è forti solo se si è in grado di ammettere le sconfitte. Ripartirò da zero. L'ho fatto un'infinità di volte, lo rifarò ancora. Magari avrò maggiore fortuna, o cercherò meglio di procurarmela.

                     Piero Visani



Sofferenze

       Sto vivendo un periodo di inutili e molto dolorose sofferenze. C'è poco di nuovo, in verità, per me. Ergo meglio prenderne atto.

                  Piero Visani



L'Hidalgo

       Come ogni hidalgo, non amo le lesioni inferte al mio onore. Non sono a costo zero. Mi immagino mi siano state inferte deliberatamente, per liberarsi di me. Obiettivo raggiunto. 

                             Piero Visani



giovedì 20 luglio 2017

L'onanismo esistenziale

       Dicesi "onanismo esistenziale" quella modalità di vita in cui, invece che vivere, ci si dedica alle più diverse forme di masturbazione, a cominciare da quella intellettuale. Non ho problemi con questo tipo di pratica, ma non mi interessa né mi riguarda.
       Sto dove sono e dove sono stato messo con decisione non mia. Ho conosciuto quel sistema e non mi piace. Ringrazio e saluto. A me piace "vivere di più", non di meno.

                         Piero Visani



Da 66 a 67

       Tra pochi giorni, per la precisione il 25 luglio, compirò 67 anni.
        Quest'anno è stato durissimo e tale rimane. Non ho particolari commenti da fare e mi astengo deliberatamente dal farli, perché verrebbero - come spesso mi capita - alquanto fraintesi.
       Avrei miliardi di cose da dire, ma ho capito che non serve ed è per questo che nel corso dell'anno ho scritto ben due romanzi. Non riuscendo granché bene ad interloquire con gran parte del mio prossimo, ho parlato soprattutto con me stesso, scrivendo. Non come esercizio di scrittura terapeutica, ma per dare forma definitiva a dei bei ricordi. Forma definitiva soggettiva, ovviamente. 
       Sono incappato in gravi problemi, nel corso dell'anno, ma non desidero parlarne più. Voglio dedicare questa ultima parte della mia vita, oltre che al lavoro, al tentativo di raggiungere la massima serenità possibile e di ricercare la mia personale felicità.
       Sono consapevole di essere un soggetto parecchio difficile, ma sono alla ricerca di una complessa semplicità. Quest'ultimo non è - come potrebbe a prima vista sembrare - un ossimoro, ma un desiderio di fare cose piacevoli dovunque e comunque ciò sia possibile, ovviamente con soggetti non banali e semplicistici, ma adatti a me, in tutti i campi.
       Dovessi trarre un bilancio di questa annata, sarebbe ai limiti (o forse oltre) del catastrofico, ma sono qui per annullarne gli effetti e invertire la tendenza.

                     Piero Visani



Paradossi

       A volte si trovano motivi di soddisfazione e di vita più in un necrologio che in tante altre cose. Un bel paradosso...

                         Piero Visani



Filosofie


       Come spero di aver dimostrato a me stesso - e a breve anche ai lettori - scrivendo i miei due romanzi, ho sempre cercato di preferire la vita alla morte, il soddisfacimento alla rinuncia, lo sperimentare al rifiutare, ampliando i miei orizzonti e le mie esperienze.
       Ho raccontato tutto questo e ne sono molto lieto. Ho compiuto un atto di coraggio verso me stesso e verso le vite che ho avuto. Non mi sono fatto bloccare o paralizzare da alcunché. Ho guardato al divenire perché, nel divenire, continuavo ad essere. Non ho rinunciato a niente. Ho colto un'infinità di attimi fuggenti e vi ho costruito frammenti di autentica felicità.

                        Piero Visani




"Navi di ferro, teste di legno"


       Mi ero dimenticato che oggi è l'anniversario della battaglia navale di Lissa (1866). Come allora, molto meglio armati e con navi più potenti, ma guidati dal nostro classico sistema di selezione alla rovescia: più sei "testa di legno", più vai avanti. E qualche povero meritevole a morire per salvaguardare l'onore. Ma l'onore di chi, di un Paese che fa fare carriera alle teste di cazzo?
       In reverente ricordo del comandante Alfredo Cappellini, deceduto a Lissa con tutto il suo equipaggio.

                   Piero Visani



Facile indovino


       Avevi indovinato fino all'ultimo frammento di che si trattasse, lo sapevi e speravi che non fosse assolutamente così. Invece lo era, lo è, ed è devastante, perché è più che pazzesco. Purtroppo, non è raro per chi ama sempre stare al di fuori dei binari della normalità. E' anche questa "coazione a ripetere", ed è mia, tutta mia.

                    Piero Visani



Aurea levitas


       Le cose della vita si gestiscono - a mio giudizio - con levitas, cercando di trarre il massimo da ciascuna situazione e ricordandosi - da bravi tattici - che la duttilità operativa è ciò che consente di ottenere i massimi risultati.
       Ovvio che tutti abbiamo ambizioni e voglia di assoluto, ma la flessibilità tattica non impedisce di puntare in alto, induce solo a farlo gustando ogni singolo momento, ogni attimo fuggente.
       Altrimenti sono solo recriminazioni, in attesa di un assoluto che potrebbe anche non venire mai. In ogni caso, nella di lui attesa, è preferibile dire "ho vissuto", piuttosto che "ho aspettato". O no?
       La flessibilità tattica mi ha consentito di scrivere due romanzi, che mi è piaciuto scrivere e che mi hanno ricordato situazioni ed esperienze molto piacevoli.

                      Piero Visani



La "Grande Muette"


       Se vorrà farsi sentire, la "Grande Muette" dovrà cominciare a parlare, per atti. Se per caso pensasse di poter combattere i "cultori di grannies" della grande finanza con le parole o i gesti sdegnosi, prenderà l'ennesima cantonata.
       L'Europa muore anche per la totale mancanza di virilità dei suoi militari, molto soldati e poco o punto guerrieri.
       Anche De Gaulle, a suo modo, fu un contestatore del legittimo governo francese.
       Nelle società liberal-capitalistiche, i militari dovrebbero sapere che le classi dirigenti politiche ed economiche hanno clienti - reali e/o potenziali - non nemici. Ergo il loro ruolo è necessariamente svalutato. Di conseguenza, o ne tengono conto, o finiranno a fare da "body guards" dei padroni, cosa che già fanno, peraltro...

                         Piero Visani

Rivelazioni


       A volte ti accorgi che era tutto esattamente come avevi pensato che fosse e ti chiedi che cosa possa essere ad averti procurato una maledizione di tale entità. Non sai dare risposte, ma sei contento del tuo sempiterno amore per il "carpe diem". In mancanza dell'assoluto, il relativo ti ha dato sempre le uniche felicità che hai conosciuto. E che ti sono e restano incredibilmente care.

                          Piero Visani



OK


       Credo di aver compreso, ma le situazioni si gestiscono, non si devastano. E' meglio. E' più saggio. E' più intelligente. Non è emotivo, è creativo... Si fanno tante cose belle comunque. Si usa il proprio tempo a fini costruttivi, non distruttivi.

                           Piero Visani



mercoledì 19 luglio 2017

Uomini e merci


       Il 10 luglio 2013, quando mi iscrissi a Facebook, non avevo minimamente sentore che sarei entrato all'interno di un supermercato. E nemmeno me ne accorsi per un bel pezzo successivamente.
      Nella mia ingenuità, pensavo di esservi entrato come uomo e invece vi ero entrato come merce. Una merce esibita sulle scansie di questo grande supermercato virtuale e pronta ad essere acquistata e portata via dal primo o dal migliore offerente.
      Non che ci arrivassi da giovinetto, su questo social, ma ci arrivavo - e lo ripeto - come uomo, cioè come persona con i suoi valori, la sua mente, la sua cultura, i suoi piccoli e grandi interessi.
      Mi accadde abbastanza in fretta, in meno di un mese (il 6 agosto 2013), di essere ricercato come merce, ma a quel tipo di ricerca non ero davvero abituato. Ho sempre più creduto alla causalità, all'empatia, all'idem sentire.
       Ho passato almeno due anni e mezzo senza pensare mai di essere nato come merce, senza neppure sospettarlo, probabilmente perché sono anziano e ho una visione del mondo diversa e ormai superata. Ho cominciato a capirlo quando è bastato un solo fuggevole incontro a far preferire una merce nuova ad una merce vecchia.
       La cosa non mi mise particolarmente in allarme. Conosco la natura delle curiosità, anche di quelle sentimental-sessuali, per cui penso che il fruire di mercé nuova non ti debba necessariamente portare a disprezzare la vecchia.
       Inoltre - e qui ho commesso un errore enorme - non ho fatto i conti con la volubilità, la voglia di cambiare, la paura dell'invecchiamento e dell'isolamento sociale, il perbenismo, etc.
       Così, anche in questo caso percependolo solo in parte, sono divenuto dapprima merce deperibile (da consumare "prima del..."), poi merce deperita e infine merce di cui sbarazzarsi, se possibile molto rapidamente.
       Non ho nulla di che lamentarmi o di che recriminare. Capisco e accetto tutto. Avrei puntato un euro per scommessa su una minima prestazione di attenzione alla mia singolarità e alla grande quantità di tempo spesa nell'esercizio di funzioni di sostegno. Avrei malamente perso. Sono stato e sono merce, ormai da inceneritore. Infine l'ho capito. Colpa mia, ovviamente. E non sto affatto ironizzando: davvero colpa mia.
       E' per questo che ho scritto il mio primo romanzo: per sentirmi un po' meno merce.

                               Piero Visani



Il mio primo romanzo


       Racconta una bella storia. Non è per nulla crudele o polemico. La accompagna dall'inizio alla fine. Non si chiede nemmeno perché, e avrebbe potuto farlo...
       Non lancia accuse, non recrimina. Prende atto. Fa quello che l'amico Massimo Coppo ha splendidamente sintetizzato nel post precedente a questo e da me condiviso:

"E' dono dei creativi, dei fantasiosi, degli estroversi, dei passionali, degli amanti e dei poeti ... la conoscenza ed il segreto per...
affidare al vento le loro emozioni ... affinché sopravvivano alla loro vita ... e creino la giusta eco...".

       E' quello che ho cercato di fare, nulla negando, nessuno rimproverando, limitandomi a dire di non aver capito e prendendo atto, dopo averlo scritto, che non c'è niente da capire.
       Sono stato rispettosissimo e - l'ho già scritto cento volte - non ho parlato di una persona vera, ma di una mia produzione intellettuale. Ho sognato una donna e una storia così, e le ho raccontate. Non erano vere, e ora lo so, ma non rinnego niente. Ho un indole sognatrice e ho sognato, lasciando correre la fantasia. La realtà era (è) più banale e prosaica, ma per me non è raro inventarmi persone e situazioni che non esistono. E RIVENDICO ORGOGLIOSAMENTE CIO' CHE HO FATTO. Non liquido nessuno per comodità e/o volubilità.
       Questa è la ragione per cui ho scritto: ho raccontato una bella esperienza onirica, mia. Nessuno si senta coinvolto, perché sbaglierebbe. La donna che ho sognato non esiste e non è mai esistita.

                           Piero Visani



Nordest


       Ma ovviamente nel Nordest tornerò, pur essendo troppo tardi, se qualcuno mi inviterà a presentare il mio romanzo. E' una storia che in parte si svolge in quelle zone, per cui potrò piacevolmente confrontarmi con il pubblico, che mi auguro molto selezionato.
      Non avendo alcunché da nascondere, io mi confronterò volentieri con gli eventuali lettori.

                             Piero Visani

                              

L'Alf-ternativa


       Si prepara, per le prossime elezioni, un Centrodestra alternativo, agguerrito, molto incisivo e diversissimo dalle posizioni incerte e a basso profilo degli altri partiti. Alfano mira - molto correttamente, dal suo punto di vista - ad essere riconfermato agli Esteri, mentre Tremonti si prepara a rimettere all'onor del mondo la macchina del fiscalismo più esasperato, come peraltro aveva già fatto nella sue precedenti esperienze di governo, salvo poi venire alla "Gabbia" a dire, una volta che queste si erano concluse, che era stato obbligato a farlo. 
       Tutti soggetti liberi e autonomi: il ritorno dei morti viventi...

                                   Piero Visani

Viaggi di lavoro


       Un amico ha insistito moltissimo perché domani lo accompagnassi in un città del Nordest a chiudere un affare. Ho declinato. Per noi è troppo tardi.

                    Piero Visani


    

I proscritti


       E' una condizione che esiste. La conosco da oltre mezzo secolo, ergo la conosco bene. Non posso dire che mi preoccupi. Sono talmente saturo di disgusto e rifiuto esistenziali che non mi preoccupa più nulla. Lavoro e vomito. Vomito e lavoro.

                       Piero Visani

Sempre pensando a Philippe Leroy-Beaulieu


       Un aristocratico - per sua intrinseca natura - non subisce affronti: se può, li lava; se non può, scompare.

                        Piero Visani



martedì 18 luglio 2017

Combattimento di Reichenbach (22 maggio 1813)


       Dopo la disastrosa campagna di Russia, conclusa nei primi giorni di gennaio del 1813, Napoleone è costretto a fare fronte all'offensiva congiunta di tutti i suoi nemici coalizzati: Russia, Austria e Prussia.
       La "Grande Armée" ha bisogno di essere ricostruita in tutta fretta, arruolando le classi più giovani, spostando truppe francesi dalla penisola iberica, dove sono impegnate contro Wellington, e facendo ricorso ad ogni risorsa disponibile.
       La "Grande Armée" della primavera 1813, schierata in Germania, è una forza numericamente poderosa, ma formata da truppe giovani e inesperte, e soprattutto prive di un'adeguato contingente di cavalleria, in quanto la campagna di Russia ha provocato una drammatica moria di animali e le forniture di cavalli sono sempre più difficili da garantire, anche sostenendo spese elevatissime.
       Dopo le vittorie francesi di Lutzen e Bautzen, ottenute - oltre al genio strategico e tattico di Napoleone - anche grazie al formidabile slancio dei giovanissimi soldati francesi (detti "Marie-Louise" dal nome di Maria Luisa d'Austria, seconda moglie dell'Imperatore), ogni successo sul campo non riesce mai ad essere sfruttato fino in fondo a causa della grave carenza di cavalleria.
       A Reichenbach (22 maggio 1813), disponendo di un'ottima occasione per colpite pesantemente i russi, Napoleone è costretto ad impiegare più volte la Cavalleria della Guardia, composta da veterani e che può ancora disporre di buone monte.
       Le ripetute cariche dei Lancieri polacchi (qui ritratti) e olandesi della Guardia Imperiale garantiscono il successo francese nello scontro.
       Nel corso della battaglia viene colpito a morte il generale francese Géraud Duroc, Gran Maresciallo di Palazzo dell'Imperatore, fraterno amico del medesimo e titolare del delicatissimo incarico di procurargli pressoché quotidianamente compagnia femminile "generosa". Il rimbalzo di una palla di cannone (il cosiddetto "ricochet") gli sfonda praticamente lo stomaco, senza lasciargli scampo, ma a prezzo di un'agonia di dodici ore. Napoleone rimane molto scosso dalla perdita di quel fedele subordinato.

                             Piero Visani



Sfaceli

       Questa prima metà del 2017 è stato un periodo di autentici sfaceli: personali, relazionali, lavorativi, sociali. Dovunque ho potuto raccogliere calci nelle terga, me ne sono arrivati a bizzeffe, alcuni accompagnati da sadiche affermazioni di gioia, altri da non meno sadiche (ma più scaltre...) neutralizzazioni.
      Avrei dovuto toccare il fondo ma - come diceva "Freak" Antoni - poi ho cominciato a scavare...
       In ogni caso, io non mi perdo mai d'animo, perché:
  • vivendo in questo mondo e in questa società, non ho mai pensato, nemmero per un attimo, di essere vivo: ergo, cosa avrei da perdere...?
  • avendo conosciuto le persone che ho conosciuto e che mi hanno consapevolmente buttato via, di che cosa dovrei essere preoccupato: del loro "amore" perduto...?
  • avendo lavorato con certi soggetti e avendoli necessariamente abbandonati per strada, di cosa avrei dovuto inquietarmi? Della cessazione della collaborazione?
       Sono in crisi, anche grave: è vero. Ma sono in piena serenità d'animo: non sono vivo e, di conseguenza, la morte non mi può fare paura. Vengo da un tour di conoscenze che hanno aggiunto molto al mio già totale disprezzo per il genere umano. Me ne sto da solo. Lavoro (fortunatamente non da solo ma con nuovi, ottimi partner). Non ho niente da perdere, se non che le catene continuamente postemi addosso degli adoratori delle vite a credito. Ho perso tante battaglie - è indubbio - ma non ho ancora perso la guerra. E' vero che vomito praticamente da mane a sera, pensando al mio "bel" 2017, ma mi sto curando. Non farò nulla di ciò che mi è stato riservato ed ho pure scritto due romanzi, che saranno altamente rivelatori.

                      Piero Visani






lunedì 17 luglio 2017

Un'altra dimensione

       Avendo compiuto un viaggio piuttosto lungo (oltre sei anni) in un'altra dimensione, o comunque in una dimensione che non era la mia, sto facendo parecchia fatica a rientrare nella mia dimensione, ammesso e per nulla concesso che io ne abbia mai avuta una.
       Sono piuttosto perplesso: mi era stato suggerito di uscire dalla mia dimensione per evitare di incorrere nel mio terribile problema della "coazione a ripetere" e vi sono purtroppo incorso all'inverso, nel senso che di tale coazione non sono stato più io il soggetto, ma ne sono diventato l'oggetto.
       Ora il cruciale quesito che mi pongo è, ovviamente: "Back to Normalcy?" e la risposta non la so nemmeno io, anche se propenderei per evitare a tutti i costi tale ritorno alla normalità. Sono chiuso in me stesso, questo sì, perché le esperienze fatte mi hanno quanto meno insegnato che, più mi chiudo in me, meno soffro. Tuttavia, non credo che prenderò questa decisione così negativa. Rifletterò, vedrò, valuterò. Sono quasi certo che la pubblicazione del mio primo romanzo sarà un fattore di accelerazione esistenziale.

                          Piero Visani



domenica 16 luglio 2017

L'effetto domino


      Bastano piccole cose, piccoli eventi per svoltare certi angoli. Sono profondamente immerso nel lavoro, nella speranza di riuscire ad aprire una fase esistenziale nuova, gettandomi un orribile passato alle spalle. Con un po' di fortuna, per settembre-ottobre potrebbero esserci importanti novità. Certo, qualche complicazione l'uscita del mio primo romanzo la provocherà, ma sarà nel campo del coraggio personale, non in quello delle svolte lavorative. Non desidero più rimanere ingabbiato nella normalità, è tempo di audacia, in ogni campo.

                    Piero Visani



In vino veritas


       Il mio ormai prossimo compleanno si preannuncia latore di un profluvio di vini di elevata qualità. Non sono un grande bevitore, ma farò loro onore. Come canta Umberto Tozzi: "Dimentica, dimentica, che il dispiacere scivola..."

                    Piero Visani



Il povero Hidalgo



       Se ne stava triste e solo ai margini di una vita che non gli piaceva. Venne raccolto quando aveva toccato abissi di tristezza, e ne fu immensamente grato. Venne buttato via quando era diventato ingombrante, e un po' si risentì. Dopo tutto, era (è) un povero hidalgo. Sarebbe bastato pensare un attimo di più alla sua natura di hidalgo.

                         Piero Visani

                                     

Tra videogiochi e giochi


       I primi sono sostanzialmente innocui, genere "shoot them up" (in italiano "spara spara") e la loro natura è totalmente virtuale.
       I secondi si fanno con le persone e possono essere anche molto superficiali e /o crudeli, a seconda di chi lucidamente li pratica, fingendo di non praticarli.
       L'importante è che si possa giocare, soddisfacendo varie forme di natura simpaticamente ludica.
       "La vita è gioco": io l'ho imparato molto bene.

                      Piero Visani

Piano piano, pacatamente


      Emerge che quella dei migranti è una tratta - come lo fu a suo tempo la schiavitù - e che in essa sono profondamente coinvolti tutti coloro che si sciacquano la chiostra dentale con qualche geremiade buonista, buona ovviamente per gli stolti, ma dietro la quale si nascondono interessi enormi e tutti molto ma molto "cattivi".
      Intanto, qua e là si levano "squilli di rivolta", poiché una polveriera sociale di queste dimensioni è destinata ad esplodere quanto prima, mentre i "volonterosi carnefici" di Stato, in uniforme e no, fanno come hanno sempre fatto anche nei lager o nei gulag: "obbediscono agli ordini", ergo pestano e reprimono chi gli è stato ordinato di pestare.
       Piano piano, pacatamente, "l'accoglienza" svela il suo vero volto... Non c'è un euro per gli italiani, ma ce ne sono - e parecchi! - per coloro i quali, ancora più disgraziati di noi, sono tuttora in grado di farne guadagnare ai loro sfruttatori.
       Si è aperta una fase storica interessantissima, alla fine della quale ci attendono scenari non meno interessanti.

                    Piero Visani



Una domenica produttiva


       Come libero professionista, ho orrore dei fine settimana e della ripartizione eterodiretta tra tempo libero e tempo di lavoro. Me li decido entrambe io. Punto.
       Non mi vedo in giro con le masse popolari. Le detesto.
       Ergo sto nel mio eremo e studio, dal momento che lo studio non fa mai male ad alcuno.
      E' da un po' di tempo che sto approfondendo il tema della guerra psicologica, non solo perché mi serve per scrivere il relativo capitolo del mio libro "Storia della guerra dall'antichità ad oggi", ma perché suppongo che - dovendo raccogliere il cortese invito a guardare soprattutto a me stesso - è bene che io rinsaldi il mio patrimonio di conoscenze, in modo da non affrontare la realtà grossolanamente impreparato come sono soliti fare altri, o scambiando lucciole per lanterne (e anche viceversa, che forse come esempio è più pertinente...).
       Così, nel pomeriggio di oggi, ho analizzato i seguenti testi:

MEGRET, Maurice, "La guerre psychologique", Paris 1956.
IDEM,"L'action psychologique", Paris 1960.
McLAURIN, R., "Military Propaganda: Psychological Warfare and Operations", Praeger, New York 1982.
CHALIAND, Gérard, "La persuasion de masse, guerre psychologique, guerre médiatique", Robert Laffont, Paris 1992.
GERE', François, "La guerre psychologique", Economica, Paris 1997.

       Così, oltre a guardare soprattutto a me stesso, potrò specializzarmi in una disciplina che serve a fare molto male agli altri. A volte si ricevono anche buoni consigli. Ciascuno ricerca le proprie armonie.
             
                                Piero Visani


Il mio secondo romanzo


       Ho completato anche l'ultima revisione. Lo terrò nel cassetto fino a dopo la pubblicazione del primo, poi lo tirerò fuori.
       Intanto mi sto dedicando ad affinare trama e personaggi del mio terzo romanzo, che sarà essenzialmente una approfondita riflessione su alcune mie esperienze di vita nel corso degli ultimi sei anni. Il titolo provvisorio, dopo approfondita riflessione su natura e caratteristiche delle medesime, è "Vomito".

                            Piero Visani




Federer


       Vedere giocare a tennis Roger Federer ti fa ricordare l'importanza dell'estetica e dello stile. In un mondo che non sa assolutamente più che cosa siano, è una boccata di ossigeno.

                             Piero Visani



Questito (semi)-ontologico domenicale


       Ma è possibile "essere selvaggi in guerra" senza ESSERE? Magari sì, ma è una bella diatriba ontologica. E chi scrive propenderebbe per il no: difficile "essere selvaggi", se proprio "non si è".

                      Piero Visani



Anniversari


       Tra nove giorni sarà il mio compleanno. Non ho mai attribuito alcun valore agli anniversari, quali che siano, e non ho mai temuto i compleanni, poiché significavano che avevo vissuto.
       Quest'anno sono addirittura contento di compiere gli anni: esco da un periodo di vita estremamente brutto, direi orribile, e mi fa molto piacere sapere di avere un anno in più, poiché vuol dire che il periodo che dovrò ancora trascorrere in mezzo a questo schifo "umano" sarà comunque un po' più breve.
       Ho raschiato davvero il fondo del barile delle miserie "umane" e mi auguro sinceramente di essere in sia pur lenta risalita, ma la sensazione di disgusto è profondissima. Ho appreso fin da giovane età che la vita e i rapporti "umani" per me hanno il valore prevalente di un emetico, ma speravo che tale funzione potesse estinguersi, infine. E invece...

                          Piero Visani



Soundtrack and Titletrack


       Mi auguro vivamente che "Rimini", di Fabrizio De André e Massimo Bubola, possa essere la colonna sonora e anche la canzone del titolo del mio primo romanzo. Ci sono alcune significative affinità. Riascoltandola dopo la lettura del romanzo, i lettori capiranno ancora meglio che cosa ho inteso significare. E saranno solidali, o mi spareranno addosso...

                              Piero Visani



sabato 15 luglio 2017

Destini


       Si dice spesso, di qualcuno: "ha seguito il suo destino".
       A me capita spesso di pensare invece che "ho anticipato il mio destino" e credo di averlo brillantemente fatto in questi ultimi sei-sette anni, al punto da parlarne apertamente con quante poi decisero di aiutarmi in tal senso...
       La cosa mi fa sorridere: io lo avevo detto al fine di evitarmelo, quel destino, e invece probabilmente l'ho evocato. Tuttavia, nessun rimpianto: sarebbe arrivato egualmente. Su questo non ho dubbi.

                      Piero Visani



Interazioni profonde


       Non credo che il peana che mi è stato tributato giorni fa, a voce e per iscritto, da un potenziale partner di lavoro, possa essere considerato semplicemente frutto del caso. A mio avviso, è invece frutto delle interazioni profonde che si determinano tra persone che condividono la medesima visione del mondo e che, anche se non ne sono pienamente consapevoli, la vedono venir fuori nei momenti importanti.
       E' bastato un dialogo a distanza con una terza persona, di evidente valore, per far scattare in noi una sincronia e una sinergia che magari non si dimostreranno di utilità pratica immediata, ma che risultano fondamentali per far nascere empatia, quell'empatia che è cruciale per collaborare bene.

      Sono un terribile disilluso, in questo campo - lo ammetto - e vengo da oltre sei anni di menzogne una peggiore dell'altra, ma non ho perso la fiducia e a mia volta la concedo a chi mi pare degno di meritarla. Ho poi una particolare propensione per chi dà prova di credere nell'importanza dell'approfondimento psicologico, perché è dallo scavo che nasce l'uomo. Oltre i "six feet under", entro i quali si può posizionare senza difficoltà alcuno, perché quella in genere è la sua misura, poi ci sono coloro che amano approfondire e tenere conto di se stessi e degli altri.
       Sono stato fortunato, spero. Riuscire a riempire un vuoto poco dopo che se ne è determinato un altro, anche se i campi sono molto diversi, è pur sempre una fortuna. Si continua a scavare...
       Sotto le tombe (metaforiche), di cui la mia vita è piena, si può sempre trovare altro.

                                  Piero Visani



Conti


       So già che la cosa non piacerà a molti juventini, ma, quando ti sei accorto che l'"allenatore" non è propriamente un genio e vi siete presi a male parole, che fai: resti? No, prima ti becchi la punizione, poi ti prepari la vendetta, che è una di quelle pochissime cose per cui valga la pena di vivere. E quando arriva il momento - che il piatto sia freddo o caldo poco importa, lo si consuma... - te la godi fino in fondo. Dopo tutto, la società fa le sue scelte demenziali e tu fai le tue. Magari ugualmente demenziali, ma tue...
       C'è anche un'estetica del calcio e, se per caso la ami, non giochi in squadre "allenate" da un certo signore.

                       Piero Visani



La fine della singolarità


       Quando la singolarità deve essere costretta, in qualche modo, all'interno di regole precise, essa perde la sua anomia, vale a dire il suo essere al di fuori delle leggi, e diventa "nomos". Come tale, non dura più di un attimo, per evidente perdita (ma sarebbe più corretto dire sottrazione) della sua stessa ragion d'essere.
       A quel punto, tutto ciò che poteva risultare in qualche modo extra-ordinario riacquista ordinarietà e, nel farlo, perde semplicemente se stesso.
       E' la fine di tante storie, che hanno un senso se sono immerse nell'anomia. Nella nomos non possono neppure essere immaginate, prima ancora che esistere. E con esse muoiono (metaforicamente) i loro protagonisti. E questo, a ben guardare, è forse l'unico, tangibile vantaggio.

                            Piero Visani



John Singleton Mosby: il "Fantasma grigio" della Confederazione sudista

       Da parecchi anni si è accesa, in ambito storico, la disputa sul fatto di quali avrebbero potuto essere gli esiti della Guerra Civile americana nell'aventualità in cui la Confederazione sudista avesse deciso non di condurre la lotta come un conflitto regolare, ma come una forma di guerra rivoluzionaria. La ragione del sorgere di tale interrogativo non è casuale: tanto in terra quanto per mare, infatti, ogni volta che i sudisti fecero ricorso a forme di guerra irregolare i loro successi furono nettamente superiori e inflissero al nemico danni molto più gravi di quelli che riuscirono ad infliggergli con forme di guerra regolare.
       Tra le numerose figure che si distinsero, nel Sud, nel campo della guerra irregolare, spicca la personalità di John Singleton Mosby, un uomo che seppe trasformare la parte settentrionale della Virginia in un territorio dove la guerra partigiana da lui condotta inflisse notevolissimi danni materiali e perdite umane agli unionisti, riuscendo a mantenerla sotto il proprio controllo fino al termine del conflitto.
       Nato nella contea di Powhatan, in Virginia, nel dicembre del 1833, allo scoppio della Guerra Civile (1861) Mosby non aveva ancora 28 anni. Minuto e di bassa statura, fu spesso oggetto di forme di "bullismo" da parte dei compagni di scuola, alle quali rispose sempre con vigoria, dando prova di una forza d'animo notevole.
       Nell'ottobre del 1850 si iscrisse all'Università della Virginia, dove si distinse subito per essere uno studente abbondamente al di sopra della media nel campo delle lettere classiche, compresi latino e greco. Nel marzo 1853, venne nuovamente coinvolto in una rissa, a seguito della quale fu condannato ad un anno di carcere, che scontò fino al successivo mese di dicembre, quando venne scarcerato per un condono natalizio. Successivamente si laureò in legge e cominciò ad esercitare la professione legale.
        Allo scoppio della Guerra Civile, Mosby - sebbene ostile alla secessione e anche alla schiavitù - si arruolò tra le forze della Virginia, essenzialmente per fedeltà al suo Stato natale. Nell'aprile 1862, il Congresso confederato approvò il Partisan Rangers Act, che faceva di tutte le forze irregolari che combattessero sotto le insegne della Confederazione dei combattenti con piena dignità di soldati regolari.
       Dopo aver operato per tutto il 1862 come scout di cavalleria delle forze regolari sudiste, nel dicembre di quell'anno egli raccolse intorno a sé un nutrito gruppo di combattenti irregolari della Virginia e, nel gennaio successivo, venne autorizzato a costituire ed a prendere il comando del 43° Virginia Battalion, un'unità piuttosto corposa (arrivò a toccare i 1.900 uomini), autorizzata a vivere dispersa tra la popolazione civile, a riunirsi dietro convocazione, a combattere in uniforme ma senza obblighi tradizionali di servizio, nonché autorizzata a dividere tra i suoi membri tutto il bottino che essi fossero in grado di fare nel corso delle loro azioni.
       Le operazioni del 43° Virginia Battalion si dimostrarono subito particolarmente efficaci nel disturbare le forze unioniste, ciò che procurò a Mosby continue promozioni di grado (fino a quello di colonnello), ma anche parecchie incomprensioni da parte dei membri delle forze regolari, che vedevano di cattivo occhio l'attività di quel reparto così singolare, i cui membri tornavano a sera a dormire nelle loro case, magari portando con sé una buona dose di bottino. Mosby fu dunque costretto a controllare attentamente il comportamente dei suoi uomini ed a filtrare le richieste di quanti erano interessati ad entrare nel suo reparto.
       La guerra partigiana condotta con estrema efficacia dai Mosby's Raiders (al punto da valere al loro comandante l'appellativo di "The Gray Ghost", ovvero "il Fantasma grigio") indusse il comando unionista ad ipotizzare di prendere misure draconiane contro di loro e le loro famiglie, al punto che il generale Grant, comandante di tutte le forze militari unioniste, autorizzò i suoi subordinati ad impiccare immediatamente e senza processo eventuali membri del reparto che venissero catturati mentre non indossavano uniformi confederate e addirittura a sequestrare in qualche prigione militare tutti i membri delle loro famiglie, dato che in Virginia era ben noto di quali famiglie si trattasse.
      La prima disposizione venne immediatamente praticata (la seconda fortunatamente no) e ciò provocò analoghe rappresaglie da parte degli uomini di Mosby, che giustiziarono un certo numero di prigionieri unionisti. Tuttavia, nel novembre 1864, Mosby chiese e ottenne dal comando unionista che queste deplorevoli pratiche venissero immediatamente abbandonate, in cambio del ritorno alle tradizionali regole belliche.
      Nell'aprile 1865, dopo la resa delle forze sudiste al comando del generale Lee, Mosby sciolse il suo reparto, che pure aveva continuato fino alla fine a costituire una notevole spina nel fianco per i nordisti, ma si diresse verso il North Carolina, nella speranza di poter continuare la lotta a fianco di altre forze confederate. Avendo successivamente appreso che anche queste si erano arrese, ritornò in Virginia, dove si arrese in via definitiva solo il 17 giugno 1865 (e fu uno degli ultimi ufficiali superiori sudisti a farlo).
       Nei durissimi anni successivi alla conclusione del conflitto intestino, Mosby si schierò dalla parte del presidente Grant ed entrò addirittura nel partito repubblicano (cosa che all'epoca era un atto di assoluto coraggio, per un virginiano, dal momento che si trattava del partito dell'odiato Abramo Lincoln). A quel punto, nel suo Stato egli cominciò ad essere considerato un voltagabbana e questo lo rese oggetto di una formidabile ostilità, tradottasi spesso in atti di violenza a carico suo e dei suoi familiari.
     La sua carriera successiva non è di interesse qui per noi. Morì il 30 maggio 1916, per complicazioni insorte successivamente a un'operazione alla gola.
       Molti sono i ricordi e le memorie di John Mosby sparse per la Virginia settentrionale, un'area ancora oggi molto bella e che vale il viaggio. Ci si può immergere in qualche foresta, ai limiti di qualche spianata, e immaginare un'orda di cavalieri che avanzano verso i margini della foresta stessa sollevando nugoli di polvere per fare artatamente credere di essere molti di più di quanto realmente siano. Si può immaginare di vederseli arrivare addosso in un baleno, esplodere da cavallo fucilate e pistolettate ben dirette, frutto di una grande dimestichezza nel gestire l'animale, e poi vederli svanire altrettanto rapidamente, all'interno di quella stessa grande nuvola di polvere, intenti alla loro ben nota pratica dello skedaddle (letteralmente "fuga precipitosa"), vale a dire una fuga condotta in tutte le direzioni, senza alcuna connessione logica, se non quella del ritrovarsi successivamente in un punto di ricongiungimento prestabilito, in modo da rendere impossibile l'inseguimento da parte del nemico.
       Se si viaggia per la Virginia settentrionale, con la sua modernità e i suoi sfacciati anacronismi, difficile che non si riesca a pensare almeno un attimo a tutto questo e a non amarla di un amore intenso, profondo.

                        Piero Visani